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I look della festa del cinema di Roma 2017

Il parametro per capire quanto ti importa del posto dove vai è quanto sei disposta a toglierti la giacca. Dall’uscita del sabato sera al red carpet, è una discriminante universale. Si sa che i “golfini” ammazzano i vestiti, che le caviglie nude con i pantaloni sono più carine, che i collant sotto gli abiti da sera sono una necessità e non una scelta, ma tutte abbiamo sperimentato il potere del “tanto non mi vede nessuno”. È quello che ci ripetiamo quando mettiamo il doppio golf, quando dormiamo con i calzini d’inverno, quando ci infagottiamo nelle sciarpe, quando ci mettiamo i pantaloni invece del vestitino. Qualunque sia il posto dove stiamo andando o le persone che dobbiamo incontrare, non sono così importanti da meritare che soffriamo il freddo per loro.

Prova del fatto che i cappotti non siano i migliori amici delle serate glamour è il fastidio che si prova quando trovi il vestito perfetto ma “devi avere le spalle coperte” e devi cercare qualche accrocco da metterci su: una sciarpa o un soprabito che verranno abbandonate su una sedia appena possibile.

Sui red carpet spacchi, scolli, trasparenze e volumi non imbrigliabili in uno spolverino sono notoriamente protagonisti. D’estate nessun problema, ma d’inverno? Vale la pena sfidare il freddo in quei venti metri di tappetto rosso, per un totale di massimo trenta minuti (comprese le foto di rito)? La risposta dovrebbe essere indubbiamente si, eppure alla Festa del Cinema di Roma non per tutte le celebrità è così.

Il festival di anno in anno acquista maggior prestigio. Ha assunto una sua identità, con i bei film sono cominciate ad arrivare le star internazionali anche se non ai livelli di Venezia o Cannes. Lì nessuno (complice sicuramente anche il periodo dell’anno più mite in cui si svolgono) si sognerebbe mai di farsi immortalare dai flash dei fotografi con il piumino.

Rosamund Pike in Dior

Lo sa Rosamund Pike, attrice già nominata agli Oscar, che per il red carpet di ‘Hostiles’ si è presentata fasciata in un favoloso Dior antracite con scollatura profonda e gonna ricamata di fiori.

In generale la Festa del Cinema di Roma ha visto una carrellata di look all’insegna della sobrietà e di colori scuri. Fiumi di nero, velluto blu e qualche tocco di colore. Senza risparmiare eccessi di stravaganza, come i capelli bianchi e il cerchietto di piume di Marina Ripa di Meana, decisamente sopra le righe. Anche per le attrici sembra valere la regola “nel dubbio mi metto un abito nero”. L’hanno scelto Eliana Miglio, in abito sottoveste di velluto e affilate décolleté Louboutin, Monica Marangoni, Monica Guerritone (con giacca), Benedetta Porcaroli. Tailleur pantalone della serie “minimo sforzo” per la sindaca Virginia Raggi, Valentina Bellè e Pamela Prati. La grande tendenza sul red carpet di Roma è però il blu notte, in tutte le sue sfumature: ha conquistato Galatea Ranzi, tra le interpreti di ‘La Ragazza nella nebbia’ di Carrisi e Alessia Ventura, mentre Alba Parietti, Irene Ferri e Euridice Axen hanno ceduto al fascino del velluto blu. Enrica Bonaccorti non si leva il cappotto così come Tiziana Rocca con chiodo di pelle.

Red carpet o film sotto casa? I look della Festa del Cinema di Roma

Un po’ festa, un po’ festival, nel dubbio in tanti scrivono “Roma Cinema Fest”. L’indicazione generale vuole che quella in corso dal 13 al 23 ottobre all’Auditorium Parco della Musica sia l’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Un modo per dire che a una competizione con Venezia o Cannes non ci si pensa proprio. Una manifestazione meno esclusiva e più accessibile al pubblico che anche 24 ore prima della proiezione può trovare i biglietti e che può presentarsi anche in jeans. Sulla Croisette sarebbe impensabile, la gente dalle prime ore del mattino si mette in fila con l’abito lungo e il termos del caffè in mano, pronta a estenuanti attese sperando in qualche benefattore che gli ceda un ticket d’ingresso. Le celebrità si portano dietro enormi bauli in cui  mettono anche il truccatore e il parrucchiere personale. A Venezia si sfida la polmonite per non ridurre l’effetto glamour dei vestiti con golfini o cappotti. E a Roma cosa ci si mette sul red carpet?

La vera incertezza sulla natura della Festa del cinema di Roma si vede nel look di attori e invitati sul tappeto rosso. Il rischio di essere fuori luogo come Bridget Jones vestita da coniglietta è sempre dietro l’angolo.

  1. Film sotto casa. Jeans, golfone e un grosso barattolo di pop corn al caramello, è la situazione tipica del cinema della domenica, quello sotto casa, quello dove vai anche quando ti chiamano all’ultimo minuto perché tanto non avevi nulla da fare. Trucco niente o quel poco avanzato da quando ti sei messa il rimmel la mattina. Va bene l’idea di manifestazione più popolare, ma è sempre un tappeto rosso.
    Sandra Ceccarelli
    Sandra Ceccarelli
    Chiara Di Giacomo
    Chiara Di Giacomo
    virginia-raggi
    Virginia Raggi
  2. “Mi sa che ha sbagliato posto”. È questo che esprime la faccia della famigliola in fila dietro alla tipa con abito lungo di paillettes in oro. Oltre al danno anche la beffa. Diverso il discorso per le star hollywoodiane, per loro la distinzione tra Festa e Festival oltre che linguisticamente intraducibile è inconcepibile e in fondo gran parte del pubblico viene per vedere loro quindi ben venga un po’ di glamour.
    Grace Van Patten
    Grace Van Patten
    toma-hanks-e-rita-wilson
    Tom Hanks e Rita Wilson
  3. Qualcuno che trova la giusta misura c’è. Eleganti ma non troppo, soprattutto stilosi con o senza abito lungo. È pur sempre un red carpet, e c’è sempre la schiera di fotografi pronta a immortalare ogni piccolo colpo di vento o movimento scomposto che sposta scollature e spacchi. È successo a Milena Mancini alla presentazione del film Sole, Cuore, Amore. L’abito color senape della bionda attrice si è aperto lasciando intravedere il seno. Flash. Anche la festa del cinema di Roma ha avuto il suo piccolo scandalo da tappeto rosso.
    Zofia Wichlacz
    Zofia Wichlacz
    Jovanotti
    Jovanotti
    Alessia Marcuzzi
    Alessia Marcuzzi
    Milena Mancini
    Milena Mancini
    Matilda De Angelis
    Matilda De Angelis

Tutte le feste della Festa del Cinema di Roma

I Fan di Jude Law sono schierati da tempo. PAN – Viaggio sull’isola che non c’è è sold out da settimane. Ieri per Truth, il film di apertura della decima edizione della Festa del Cinema di Roma, ha rischiato di rimanere fuori anche Enrico Vanzina. La più attesa è Ellen Page, protagonista di Freeheld, la grande assente è Cate Blanchett, più volte annunciata nonostante lei non abbia mai dato alcun segno di essere in viaggio per Roma.

FESTA-FESTIVAL-ROMA-RED-CARPET

Ma di tutto questo, dei 37 film in concorso, dell’incontro con Renzo Piano o con Kim Rossi Stuart, della retrospettiva dove verranno proiettati tutti i film della Pixar da Toy Story a Inside Out, ad alcuni importa poco o nulla. Il vero obiettivo del festaiolo da festival, che passa in rassegna Cannes e Toronto, Venezia e Berlino, solo per farsi un selfie con l’hashtag #VanityFairParty, sono gli eventi mondani. Pionieri nell’arte dell’imbucarsi o illustri invitati, per facilitarvi la vita ecco una piccola guida:

Martedì 20, alle ore 22, JTI Japan Tobacco International, che dal 2010 sostiene la Festa del Cinema, organizzerà un esclusivo party con dj-set all’Hotel Mood di via Palermo. Il tema della serata sarà lo “Studio 54”, il club di New York che negli anni Settanta divenne il più famoso al mondo, frequentato da celebrità come Madonna, Andy Warhol, Keith Richards, Robin Williams. Ad animare la serata, uno degli storici dj dello Studio 54, Kenny Carpenter.

Sempre il 20 ottobre, in occasione della proiezione di Swinging Roma di Andrea Bettinetti, in programma alle ore 19 presso il MAXXI, si terrà un cocktail esclusivo organizzato da Sky Arte.

Mercoledì 21, alle ore 22, Mazda, Sponsor ufficiale della Festa del Cinema, organizza un party alla Lanterna, l’opera in vetro e acciaio creata dall’architetto Massimiliano Fuksas, nell’ex palazzo dell’Unione militare di via Tomacelli a Roma. All’ingresso gli ospiti verranno accolti da un giovane ritrattista che disegnerà i loro profili, lasciando quindi agli invitati un piccolo dono personalizzato, in linea con lo stile Mazda “make it personal”. Tutta la serata sarà a tema “Pure Passion” e “Soul Red”, il colore di punta per le nuove car line. Dal drink di benvenuto “Soul Red Cocktail”, all’hashtag #MazdaPurePassion, fino al video su base musicale live sul rapporto tra MazdaPurePassion e Cinema. Durante l’evento di esibirà il quintetto “Elisabetta Antonini Quintet” con alla voce Elisabetta Antonini – prestigioso premio Top Jazz 2014 della critica come Miglior Nuovo Talento – Marco Guidolotti al sax e Massimiliano De Lucia alla batteria. La band eseguirà il progetto costruito ad hoc “The Passion For Change Goes On”, tra live music jazz e colonne sonore dei più famosi film.

Sempre mercoledì 21, alle ore 20.30, si terrà un Gala Dinner organizzato da Fondazione Telethon con la direzione artistica di Tiziana Rocca, presso l’Open Colonna, all’interno del Palazzo delle Esposizioni di Roma. La cena verrà preparata dal resident chef Antonello Colonna. A presentare la serata, che anche quest’anno vuole sensibilizzare e raccogliere fondi a sostegno della ricerca scientifica sulle malattie genetiche, sarà Francesco Facchinetti, dj, cantante e conduttore televisivo. Al Gala verrà presentato in anteprima il decimo cortometraggio di Rai Cinema per Telethon: Fattore VIII, del regista Mauro Mancini, prodotto da Movimento film con Rai Cinema. L’evento è realizzato con il patrocinio dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, della Regione Lazio, da Roma Capitale in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma.

Giovedì 22, alle ore 20.30, Disaronno celebrerà il restauro della pellicola di Ettore Scola, La Terrazza, con un evento ad hoc presso la Terrazza Caffarelli, all’ultimo piano dell’edificio che ospita i Musei Capitolini, con vista mozzafiato sui Fori Imperiali. Il cocktail party sarà l’occasione per presentare in esclusiva la nuova bottiglia limited edition “Disaronno wears Cavalli”, disegnata dalla famosa casa di moda. Durante la serata verrà servito per la prima volta il cocktail Disaronno Wears Cavalli Sour.

Venerdì 23, alle ore 20.30 a Cinecittà, si terrà l’evento di beneficenza “Insieme per il Nepal”. Il tradizionale appuntamento che coniuga cinema e solidarietà nel mondo, nato per iniziativa di Désirée Colapietro Petrini e reso possibile grazie all’impegno di Cinecittà Studios, ha come obiettivo la raccolta fondi per l’emergenza in Nepal, il progetto è sostenuto dall’Associazione Pietro Taricone Onlus. La serata sarà presentata da Neri Marcorè e anche quest’anno le scenografie del teatro che lo ospita saranno firmate dai premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. La raccolta fondi sarà destinata all’emergenza terremoto in Nepal dello scorso 25 aprile, che ha causato oltre 9.000 vittime e lasciato migliaia di persone senza casa.

Suburra di Stefano Sollima

Avvertenza: sono entrato in sala per vedere Suburra certo di andare incontro ad un film terribile, perfetto esponente dell’italietta cinematografica che ci ritroviamo al giorno d’oggi, e le mie aspettative sono state interamente confermate. Mi si potrebbe obiettare che il povero Suburra non ha mai avuto una chance di piacermi, e che quanto seguirà su questa pagina sarà solo la concretizzazione del mio pregiudizio. Chiaramente non posso essere io il giudice di quanto l’accusa che mi sto autorivolgendo sia fondata (se lo fossi, mi scagionerei), e quindi mi sembrava giusto sollevare la questione per trasparenza e lasciare al lettore l’ultima parola.

Suburra è un affresco della situazione di compenetrazione tra ambienti del malaffare, quando non proprio della criminalità organizzata, e centri del potere politico, e pur essendo tratto da un libro che, mi dicono, è stato scritto prima che le inchieste su mafia capitale venissero alla luce, si può dire che sia una resa romanzata del tipo di vicende che hanno portato ad indagini ed arresti.
L’autore del romanzo e della sceneggiatura è Giancarlo De Cataldo, magistrato/romanziere già notissimo per altri lavori letterario-cinematografici come Romanzo Criminale, di cui in un certo senso Suburra si presenta come un sequel -temporale, ma anche spirituale- tanto che è già stata commissionata una serie TV sull’argomento.

De Cataldo era presente in sala alla proiezione (pubblica) a cui sono andato e, in preda ad un impulso irrefrenabile, ha voluto brevemente introdurre il film vantandosi della prescienza con cui aveva composto la sua opera prima che i giornali fossero tappezzati delle notizie su mafia capitale, e sottolineando quindi che la “stringente attualità” che caratterizzava il film non era nemmeno strettamente ricercata.
Prendiamo dunque spunto da queste affermazioni per cominciare il nostro discorso, precisando che se prendere il manuale degli stereotipi del film di crimine e calarlo in un ambiente che titilla l’attenzione del pubblico vuol dire “essere d’attualità”, i commenti di Enzo Salvi alla vicenda di Marino fanno der Cipolla un novello Senofonte. Suburra non dice assolutamente nulla di coerente sulle vicende giudiziarie, ed è un’ammucchiata di suggestioni di grido e di metafore sottili quanto la vita di Giampiero Galeazzi: la pioggia costante che sommerge la capitale, il clero corrotto, gli zingari mafiosetti, gli ex-NAR, sono tutti elementi narrativi usati con la stessa sofisticazione con cui il videogioco fantasy medio usa nani, elfi e la minaccia dello stregone delle montagne. Di principio la cosa non squalifica Suburra come film, ma per favore non mi si venga a dire che la pellicola riveste una qualsiasi rilevanza extracinematografica.

Quello che squalifica il film, purtroppo, è tutto il resto, ma per sport voglio partire dagli aspetti positivi. Suburra non è noioso, e il personaggio del boss Rom è genuinamente e potentemente sgradevole. Da questa constatazione parte la principale e, per quanto mi riguarda, più grave accusa nei riguardi del film, ossia la sua completa mancanza di impatto. Suburra si sforza moltissimo di dipingere un affresco a tinte forti, e abbondano scene di violenza (fisica e/o psicologica), sesso, grettezza varia ed eventuale. Con l’eccezione di alcuni passaggi col personaggio di cui sopra, tutto questo sforzo si risolve in un nulla di fatto di fotografia simil-espressionista, dialoghi retorici, attori scalmanati e generale mancanza di mordente. Questo è un problema che nel cinema italiano contemporaneo è endemico, vista la completa assenza di registi in grado di prendere a pugni in faccia lo spettatore, ma quando si tratta dell’ennesima cronaca familiare o crisi di mezza età il problema è meno pronunciato. Suburra è un film che vorrebbe disperatamente fare impressione, lasciare il pubblico scioccato, ma raggiunge in più di due ore lo stesso livello di intensità del video di We found love, con una colonna sonora nel complesso inferiore.

In un certo senso è penoso quanto sia evidente lo iato tra le intenzioni del cineasta e il risultato su schermo, così legnoso e artificiale. Probabilmente le aspirazioni, la visione, non sarebbero censurabili, e Suburra è più intensamente mediocre che completamente terribile. Questo “salva” in un certo senso il film che stiamo prendendo in considerazione oggi, ma è un sintomo oltremodo deprimente se realizziamo quanto sia caratteristico di un’industria ormai affogata nell’acqua di rose, che non si rende nemmeno conto di quanto simile a una recita di bambini risulti qualsiasi lavoro che si spinga fuori della comfort zone del dramma familiare.

Altri appunti che potrei fare diventano quasi irrilevanti di fronte a questa constatazione generale: la necessità di buttare nel calderone cose a caso tipo le dimissioni del papa, e la generale incapacità di fare economia dramamatica, le punchline pensate per gli status di Facebook dei quattrodicenni, la fotografia da video musicale uzbeko, le faccette di Germano, Favino che piscia dal balcone. Tutte piccole ingenuità che sarebbero scomparse se avessi trattenuto il respiro mezza volta, se mi fossi beccato un diretto sul diaframma in un qualsiasi momento del film.
L’applauso a fine proiezione dopo che larghe fette di pubblico avevano riso su scene apertamente drammatiche mi ha magnottescamante spinto verso un’iscrizione ai terroristi, e la mia reazione nell’immediato è stata più irosa di quanto un film moscio e deprimente come Suburra si sarebbe meritato, ma resta il fatto che se questo è il fiore all’occhiello del cinema italiano sarebbe meglio attaccare l’intera industria alla canna del gas e premere a fondo l’acceleratore.