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Il Festival della partecipazione a L’Aquila

300 ospiti e oltre 50 eventi dall’11 al 14 ottobre prossimi trasformeranno L’Aquila in un osservatorio dello stato di salute della partecipazione e della democrazia in Italia. Con un programma rinnovato, spettacoli e concerti, e focus dedicato ai giovani torna il “Festival della Partecipazione”, promosso da ActionAid Italia e Cittadinanzattiva in collaborazione con Slow Food Italia.
Inaugurazione giovedì 11 ottobre con Riccardo Fraccaro, Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta e la “La Costituzione dei Cittadini” con il Comitato scientifico e i promotori.

Tra gli eventi: l lavoro nelle ricostruzioni post sisma e il grande con i protagonisti e storie dei territori colpiti dai sismi degli ultimi 40 anni; “Vietato calpestare i sogni”, un workshop dove decine di giovani si confronteranno su esperienze di cittadinanza attiva; “Cittadini attivi per la trasparenza” per promuovere la trasparenza come arma di contrasto alla corruzione. Teatro e musica: lo spettacolo “Un atomo di Verità”con Marco Damilano, e  Ascanio Celestini; la musica con Dente, Colapesce, Cisco e I Dinosauri. Libri e documentari con autori, tra cui Michela Murgia.

Quattro giorni di conferenze, laboratori, dibattiti, concerti e spettacoli. Più di 300 ospiti, oltre 50 eventi daranno nuova vita a sale, teatri, piazze e università nel centro storico che dall’11 al 14 ottobre prossimi trasformeranno L’Aquila in un osservatorio dello stato di salute della partecipazione e della democrazia in Italia. È la terza edizione del “Festival della Partecipazione”, promosso da ActionAid Italia e Cittadinanzattiva in collaborazione con Slow Food Italia e il patrocinio del Comune de L’Aquila. Uno spazio inclusivo e aperto, nato nella città simbolo delle contraddizioni dell’Italia colpita dai terremoti, che vuole contribuire alla trasformazione del paese attraverso il ruolo attivo dei cittadini e la tutela dei loro diritti.

A fare da traccia al Festival, il titolo scelto per il 2018: “Sogni, incubi, realtà. Democrazia e Partecipazione nell’era dell’incertezza”. Incertezza e paura che attraversano il nostro paese senza distinzioni e riguardano la vita presente e il futuro e che investono il lavoro, l’economia, l’ambiente, la qualità della vita, le regole alla base della cittadinanza e la possibilità dell’incontro con il diverso, le condizioni di eguaglianza, lo sviluppo culturale, soprattutto dei giovani. Sarà la comunità aquilana e abruzzese e i tanti cittadini attivi da ogni parte d’Italia e d’Europa a trovare risposte innovative divenendo protagonisti di tavole rotonde, incontri con i produttori del mercato contadino, maratone progettuali, lectio magistralis, proiezioni di documentari e percorsi partecipati. Il Festival è il luogo di incontro dove affrontare e discutere delle sfide come quella della produzione di “politiche pubbliche dei cittadini”, dei rischi come quello della “amministrativizzazione” della partecipazione civica, e delle opportunità come la ridefinizione del rapporto tra cittadini comuni e classi dirigenti.

Si inizia giovedì 11 ottobre alle 17.30 con l’inaugurazione del Festival con un incontro con Riccardo Fraccaro, Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta e la “La Costituzione dei Cittadini” a cura del Comitato Scientifico con Giuseppe Cotturri, il costituzionalista che ha messo a punto un pacchetto di proposte per rafforzare nella Costituzione la dimensione partecipativa della democrazia. Tra gli eventi da segnalare:  quello dedicato al lavoro nelle ricostruzioni post sisma e il grande incontro per una politica pubblica della ricostruzione e dello sviluppo, dove arriveranno i protagonisti dei territori colpiti dai sismi degli ultimi 40 anni; “Vietato calpestare i sogni”, un workshop dove decine di giovani si confronteranno su esperienze di cittadinanza attiva; e inoltre  “Cittadini attivi per la trasparenza” che vedrà cittadini e organizzazioni civiche portare esperienze sull’accesso alle informazioni per promuovere la trasparenza come arma di contrasto alla corruzione. E ancora, documentari, un urban track nel centro città, i ristoranti, gli stand, il Parco del Castello, l’area bambini e relax per grandi e piccoli.

Il programma culturale sarà animato ogni sera da teatro e musica: si parte con lo spettacolo “Un atomo di Verità. Spettacolo in ricordo di Aldo Moro a 40 anni dalla morte” di Marco Damilano, il venerdì ci sarà Ascanio Celestini “Il nostro domani”, con il musicista Gianluca Casadei. Spazio alla musica di qualità con Dente e Colapesce insieme al disegnatore Alessandro Baronciani, Cisco e I Dinosauri, Alberto Cottica e Giovanni Rubbiani, fondatori dei Modena City Ramblers in concerto. Domenica 14 ottobre la presentazione del nuovo libro di Michela Murgia, “L’inferno è una buona memoria”.

“La partecipazione è condizione e risorsa per una democrazia compiuta e di qualità. Con questo obiettivo, il Festival sarà anche quest’anno, come nelle edizioni precedenti, una piattaforma per riunire, far discutere e confrontare tutte le cittadine e i cittadini, le associazioni e i soggetti interessati a costruire un progetto alternativo, inclusivo, per riappropriarsi degli spazi civici. Una sfida che vogliamo raccogliere e rilanciare in un momento in cui la dialettica degli slogan ha oscurato in gran parte il dialogo informato e ragionevole” spiega Marco De Ponte – Segretario generale ActionAid.

“Il Festival è un luogo di incontro e confronto, promosso e realizzato dai cittadini, con cui vogliamo da un lato sottolineare, ancora una volta, come l’azione civica possa non solo produrre effetti nella vita reale, ma migliorare la stessa qualità della democrazia. Centinaia di persone verranno per raccontare le proprie esperienze, ispirarsi e imparare dalle altre, cercare soluzioni condivise. Un modo diverso di costruire la realtà insieme” dichiara Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva.

“In un’epoca di cambiamenti repentini e di ansia sociale, come quella che stiamo vivendo,
il mantenimento di un livello accettabile di democrazia e di benessere collettivo deve essere la priorità per tutti i cittadini, una priorità che può essere perseguita attraverso un impegno civico capace di restituire il senso di comunità. Al Festival della Partecipazione portiamo i valori della nostra associazione ma anche l’impegno della campagna #FoodForChange, che rappresenta l’invito a partecipare alla costruzione di un mondo migliore, più pulito, più equo, più bello, a partire da un gesto quotidiano come mangiare, azione che ciascuno di noi compie in media tre volte al giorno” aggiunge Silvia de Paulis, Comitato Esecutivo Slow Food Italia.

Il Festival è promosso da ActionAid e Cittadinanzattiva, con il contributo di SlowFood Italia. Main partner dell’evento è Roche Italia. Acqua ufficiale del Festival è Ferrarelle. Partner: Aboca, Novartis, Sanofi, Novamont, Mediaset, Sky, Whirpool.
Main Media Partner: La Repubblica. Media partner: Il Salvagente, Vita.
Con il contributo di: Fondaca, Forum Diseguaglianza Diversità, Gssi, Metis, Uisp.
Si ringraziano: Consulta Giovanile dell’Aquila, Croqqer, Facebook Italia, Festival dei Giovani, Nativa, Urban Center, The Jackal. Con il patrocinio di  Comune dell’Aquila, RAI, Università degli Studi dell’Aquila.

Tutti gli eventi sono gratuiti.

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Per informazioni:
Francesca Mancini – Comunicazione Festival della Partecipazione

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Paola Amicucci, Ufficio Stampa Festival della Partecipazione
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Pomezia Light festival, al via la II edizione

La città come non l’avete mai vista: durante il Pomezia Light festival giochi di luce che interagiscono con il pubblico, palazzi abbandonati che rivivono con nuovi colori, proiezioni che catapultano lo spettatore in dimensioni diverse spingendolo a guardare quello che lo circonda con occhi nuovi.

È Pomezia Light festival, la manifestazione di light art, organizzata da Opificio in collaborazione con il Comune di Pomezia,che torna per la sua seconda edizione dal 21 al 23 settembre.

Un festival fortemente legato al suo territorio che punta sulla necessità di riappropriarsi della relazione con lo spazio cittadino.

“La sollecitazione percettiva martellante e continua ci ha abituato alla convivenza con più schermi, con sovrapposte informazioni, frammentate e generate da diverse fonti, all’oscillazione continua tra elementi di realtà e virtualità. Si manifesta un’esigenza di uscire dallo schermo per forzare i suoi limiti, distribuirsi nello spazio, integrarsi con una teatralità ambientale e performativa”. Balzola, P. Rosa, L’arte fuori di sé

27 artisti di cui 8 internazionali, oltre 15 interventi artistici, 1 chilometro e mezzo di percorso per oltre 1000 metri quadrati di luce,unasezione dedicata agli artisti under 35 finanziata dal bando Siae SILLUMINA, più di 50 universitari e liceali al lavoro:tre giorni in cui Pomezia sarà invasa da opere artistiche multimediali, digitali, luminose, selezionate tra una rosa di artistiche hanno risposto alla Call for Artist indetta lo scorso novembre.

Tema di questa edizione è la Smart City, ovvero la città intelligente e ideale che già gli intellettuali e architetti del Rinascimento immaginavano, ipotizzando un luogo in cui l’armonia e la bellezza dell’architettura si sposassero con la lungimiranza del governo politico e la vita associata della comunità civica, fondendo insieme estetica, funzionalità e ideali. Pomezia Light Festival aspira a tutto questo esplorando l’argomento attraverso l’arte e la cultura.

Le opere del festival ridisegneranno le strade della città, neutralizzando ogni distanza tra artista e fruitore, entrambi attori protagonisti sul terreno comune dello spazio urbano.

L’obiettivo è produrre arte sul territorio, per il territorio, con la cittadinanza, arrivando a generare un intervento di rigenerazione urbana, ovveroazioni di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio preesistente. L’effimero che diventa permanente.

Il Light Festival torna ad illuminare Pomezia– dichiara il Sindaco Adriano ZuccalàDopo il successo dello scorso anno rilanciamo con artisti italiani e internazionali che trasformeranno la Città in un moderno museo a cielo aperto, con opere, performance, installazioni digitali e luminose. Coniugare cultura, arte, turismo e nuove tecnologie è una sfida che Pomezia può vincere: è per questo che siamo orgogliosi di organizzare e ospitare un festival delle luci dal sapore europeo. Un evento che vogliamo diventi un appuntamento annuale per il nostro territorio e che crediamo possa coinvolgere sempre di più cittadini, turisti, attività commerciali e strutture ricettive”.

Oltre 20mila presenze, 4 masterclass, 30 artisti con 14 operazioni artistiche diffuse sul territorio. Questi i numeri della scorsa edizione del festival che quest’anno ha voglia di crescere ancora anche attraverso la conquista di un pubblico internazionale.

Pomezia – è la convinzione degli organizzatori – lo consente: è una città moderna ma con una storia importante; è uno snodo viario fondamentale per gli spostamenti nella Regione; è il polo industriale più importante del Lazio, settimo comune come popolazione; è una sede universitaria e ha strutture urbanistiche che si prestano efficacemente alla realizzazione di interventi estetici luminosi.

Pomezia Light Festival si articola in tre sezioni: AroundTheCity, dedicata a interventi sulla città quali digital performance, live media performance, video teatro, video installazioni, installazioni luminose, light art, light design, digital art; EyesUpTower,tesa a raccogliere esclusivamente proposte di video mapping o live mapping sulla Torre Civica, fiore all’occhiello di Pomezia; e FunAtBeach, sezione dedicata alle live performance, con un occhio di riguardo per AV performance, live cinema, VJing.

Tra le novità più attese di questa edizione il musicista e compositore Gabriele Marangoni, direttamente da Ars Electronica, il prestigioso festival e laboratorio di sperimentazione permanente su arte, tecnologia e società con sede a Linz, in Austria, che destabilizzerà il pubblico del Pomezia Light Festival con il live-set elettroacustico “RED NOISE”, sul tema del collasso. La performance è arricchita dai visual dell’artista Ai Di Ti (Angela Di Tommaso): nei suoi lavori ama mixare vari elementi tecnologici in una continua ricerca volta all’abbattimento dei limiti estetici nell’opera d’arte digitale. Nelle sue opere troviamo riferimenti a politica ed attualità, in una chiave estetica fatta di distorsioni e manipolazioni estreme del reale, senza rinunciare alla satira e all’esaltazione propria dell’era digitale.

Sempre sul tema del collasso, inteso come “possibile cedimento” della città ideale, è il progetto “COLLAPSE”realizzato in collaborazione con Alma Artis Academy, l’Accademia della Belle Arti di Pisa. Verrà allestito uno spazio e un laboratorio che elabori questo tema, attraverso gli strumenti performativi audiovisivi, nella convinzione della necessità di formare figure professionali non più riconducibili alla categoria tradizionale dell’artista ma specialisti chiamati a interagire con un nuovo universo tecnologico e scientifico, consapevoli delle conseguenze culturali e sociali del loro agire in quanto progettisti multimediali.

Pronta per stupire è l’installazione “FALLEN CHANDELIER”dell’artista tedesco Tilman Küntzel, un’opera ricca di suoni e immagini che ricreano, tramite un lampadario caduto, un’atmosfera inebriante e molto luminosa. Riprendendo il Kintsugi, usanza giapponese per cui un oggetto rotto viene riparato con l’oro, l’opera è un gioco di luci melodico che, attraverso i suoni, dà vita ad uno spettacolo unico nel suo genere.

Il pubblico sarà poi messo alla prova con “PKK”(Proiezione Kon Kinect), realizzata dall’Associazione HackLab Terni. Grazie all’utilizzo di un doppio sensore a raggi infrarossi, gli spettatori possono partecipare attivamente alla realizzazione di un’opera attraverso i soli movimenti del corpo. Altro progetto interattivo è “I+I=III” del collettivo Crono (Federico Cecchi e Andrea Daly): un “termometro” che registrando la frequenza delle presenze degli spettatori modifica le luci in base ai partecipanti generando un’esplosione di colori.

Per vedere con occhi diversi una città, ecco il tour virtuale della “SCATOLA DEL VENTO” realizzato dal duo FanniDada (Fanni Iseppon e Davide Giaccone): un viaggio a tappe in cui le immagini si modificano grazie a una bicicletta autoalimentata con batterie e pannelli solari.

Luoghi della città come non li avete mai visti grazie a “SPACE DISLOCATION” di Nerd Team,duo estone composto da Jari Matsi e Judith Parts. Insieme ridanno vita a edifici scolastici inanimati e spogli, riempiendo di colore e luce il grigio delle pareti e il vuoto delle finestre, aggiudicandosi il titolo di “Frankenstein del Pomezia Light Festival”.

Vita diversa anche per la Torre civica della città, trasformata dall’abilità di Vj Alis, alias Alice Felloni: suoni sperimentali e colori futuristici si fondono in un viaggio attraverso il tempo, la mente e la prospettiva di “PROSPECTIVA MENTIS”.

Per riflettere sulla percezione del tempo e la continua ricerca di equilibrio, ecco “SHISHI ODOSHI” di MEDIAMASH STUDIO(Luca Mauceri e Jacopo Rachlik); mentre “#intervalli@plf.mov” diFrancesco Elelino e Rakele Tombini esplora attraverso videoproiezioni il mondo del linguaggio televisivo.  “NEUTRO” di Simone Sims Longo affronta il concetto di non appartenenza. Attraverso geometrie che si evolvono nel tempo e nello spazio, l’artista traduce questa la classica riflessione shakespeariana (“Essere o non essere”?) in immagini e suoni utilizzando diverse tecniche video.

Già ospite della prima edizione, Tommaso Rinaldi aka High Filespresenta “FLANEUR”, ovvero un uomo alla ricerca delle bellezze della sua città. Con uno sguardo al futuro, come un eroe decadente dei romanzi del D’Annunzio, Rinaldi si lancia all’incessante ricerca del bello, di strutture e spazi che suscitino emozioni positive.

Ritornano per questa nuova edizione anche Marco Di Napolicon “ART&NEON”, grazie all’ausilio della stampa digitale e di tubi neon sagomati riproduce quadri luminosi e il duo formato da Andrea Mammucari e Biancamaria Centaroli, con “LUMEN-CODE: BIANCO”, ispirati dal tema della Smart City realizzano un’istallazione e uno spazio con lampade led a basso consumo. L’artistaFaber Sorrentinoper la sua opera s’ ispira idealmente al ritratto di Tiziano concependo “TRITTICO”: tre rilievi che raffigurano un vecchio, un uomo adulto e un ragazzo che rappresentano rispettivamente il passato, il presente e il futuro. “L’EVOCAZIONE”dell’artista Carlo Flenghirichiama immagini oniriche non solo per il titolo ma anche per il suo allestimento: tentacoli illuminati, luci mobili, pendenti, spilli da cucito bianchi che creano l’illusione di tante piccole lucciole. L’opera, è ispirata ai capolavori dello scrittore statunitense Howard Philips Lovecraft e pone l’attenzione sul problema critico dell’inquinamento marittimo.

Non solo arte digitale ma anche pittura tradizionale con il progetto artistico Controllo Remoto. Le opere che verranno presentate sono realizzate con colori e spray acrilici mediante l’uso di stencil e proiezioni e sono il risultato di una fase progettuale in cui le immagini vengono elaborate con programmi informatici. Infine il progetto fotografico “SEVEN MILLIONS”di Fabio Mignogna e l’opera “ALVEUS NC”diVito Marco Morgese, alias Seed, in cui si alternano giochi di ombre e light show glitch.

Un festival che vive di notte ma che non rinuncia alle ore diurne, dedicando ampio spazio a incontri, workshop e masterclass suddivisi in modo da coprire tutte le fasce d’età, con il coinvolgimento di esperti, studiosi e artisti. Fulcro delle attività lo smart village, la struttura che ospita gli incontri e allo stesso tempo una piazza in cui scambiare conoscenze ed esperienze.

I relatori degli incontri sono: Stefano Lentini, affermato musicista impegnato in colonne sonore per cinema e televisione, l’unico compositore italiano insieme ad Ennio Morricone ad essere rappresentato negli Usa da “The Gorfaine/Schwartz Agency”;  Anna Maria Monteverdi,  una delle più grandi esperte di digital performance e video teatro in Italia;  Carlo Infante, changemaker, docente freelance di Performing Media, progettista culturale, fondatore di Urban Experience e scenarista per la resilienza futura;Daniela De Angelis, docente presso il Liceo Artistico Roma 2, svolge attività di ricerca e studio nel settore dell’arte contemporanea, ambito nel quale ha pubblicato scritti e cataloghi, in particolare sul Novecento; Roberto Rennadocente presso l’Istituto di Stato per la cinematografia e la televisione, ha lavorato in Rai occupandosi di repertorio di spettacolo leggero ed è stato è stato redattore della rivista Poliscritture. Ha fondato con altri Opificio.

Gli organizzatori: chi c’è dietro Pomezia Light Festival

Opificio nasce in una scuola. Forse non in una scuola qualunque ma una scuola, l’Istituto di Stato per la cinematografia e la televisione Roberto Rossellini. Tutto è iniziato con un laboratorio sulla creatività dal nome Officina, ancora attivo. La convinzione è stata fin da subito quella di produrre comunicazione al di fuori dei circuiti consueti e con risultati che, già allora, potevano misurarsi col mondo delle professioni.  Opificio è un collettivo che esplora linguaggi, tecniche, teorie, pratiche produttive, con l’avidità di chi vuole conoscere e capire ma con la barra fissa su un punto: non scostarsi mai da un’etica che è condizione indispensabile per la creazione dell’opera d’arte contemporanea. Perché ciò sia possibile due sono le vie: lo studio (Opificio arriva da una scuola) e il lavoro (si va verso il mondo). L’obiettivo è l’indipendenza, artistica, filosofica ed economica.

La II° edizione del Pomezia Light Festival è realizzata grazie al contributo di E.on energia, Floranapoli, Menarini e APA – Associazione Pomezia Albergatori. Partner culturali della manifestazione sono IISS “R. Rossellini” di Roma e Alma Artis Academy. Il Festival aderisce inoltre al network Zoohanna, Urban Experience, Museo Civico Archeologico Lavinium, Sistema Museo, ToBe Srl, Ciù Ciù, Rete d’Impresa Pomezia Centro e Blooming Festival.

 

Ore 21.30 | Accensione delle opere | ingresso gratuito

Per partecipare agli incontri è richiesta la prenotazione gratuita su www.pomezialightfestival.it

 

CONTATTI

www.pomezialightfestival.it

https://www.facebook.com/PomeziaLF/

Coachella 2018: da Beyoncé, al pugno di Justin Bieber per arrivare a Edoardo Tresoldi

Lo scorso weekend è iniziato il festival più glamour del mondo Coachella con l’esibizione di Beyoncè. Neanche iniziato ha fatto parlare di sé per il ritorno sul palco di Beyoncè e per una rissa che ha visto come protagonista Justin Bieber, il quale ha difeso una ragazza da un’aggressione. Il ritorno dell’ex Destiny Child, dopo la gravidanza, era l’evento più atteso del Coachella. Per me lo era l’opera dello scultore italiano Edoardo Tresoldi.

COS’E’ COACHELLA –  Il Coachella Music and Arts Festival (noto semplicemente Coachella Music Festival, o Coachella), è un festival musicale che si svolge annualmente nell’arco di due o tre giorni intorno alla fine di aprile negli Stati Uniti d’America, negli Empire Polo Fields di Indio in California. L’evento è famoso per ospitare molte esibizioni di artisti messicani alternative e di elettronica, come anche esibizioni scultoree.La prima edizione si è tenuta nel 1979, ma con scarsa affluenza di pubblico, per cui l’anno successivo il festival non si è tenuto. La macchina organizzativa è ripartita nel 1981 e da quell’edizione in poi l’evento ha continuato a crescere in popolarità. Ora, grazie anche al management del festival e a Instagram è probabilmente il festival più seguito al mondo. Ma, pur sempre dopo Glastonbury.

Tra le curisosità del festival vi è una specie di consuetudine che in ogni edizione di Coachella ci debba essere una qualche reunion di band sciolte da tempo: cominciata nel 2001 con il ritorno dei Jane’s Addiction (fortemente richiesto dagli organizzatori, incapaci di trovare un grande nome per riempire il cartellone), quasi ogni anno delle band ormai dissolte si sono ritrovate per suonare davanti alle folle di Coachella: nel 2002 i Siouxsie and the Banshees, nel 2003 gli Stooges, nel 2004 i Pixies, nel 2005 i Bauhaus (anche i Cocteau Twins erano previsti, ma il loro show è stato cancellato), nel 2007 Rage Against the Machine e The Jesus and Mary Chain, nel 2008 i The Verve, nel 2011 i Death from Above 1979, nel 2012 At the Drive-In, nel 2016 i Guns N’ Roses dei “tempi d’oro” con il ritorno live insieme del cantante Axl Rose, del chitarrista Slash e del bassista Duff McKagan e nel 2018 le Destiny’s Child con Beyoncé, Kelly Rowland e Michelle Williams.

BEYONCE E IL RITORNO DELLA DESTINY CHILD – Ora un po’ per l’aspetto glamour, un po’ in quanto regina della musica pop, l’esibizione delle Destiny Child era l’evento più atteso della kermesse californiana.

Beyoncé ha impreziosito ulteriormente il suo spettacolare set al Coachella riportando sul palco Michelle Williams e Kelly Rowland per un mini set. Le tre si erano lasciate nel 2006, per poi ritrovarsi sporadicamente, mentre Beyoncé lanciava la sua carriera solista: nel 2007  BET Awards nel 2013 al SuperBowl, nel marzo del 2016  allo Stellar Gospel Music.

Devo esser sincero e dire che i brani proposti da  “Crazy in love” e “Run the world (Girls)” fino a “Single ladies (Put a ring on it)”, oltre che a farmi pensare al mio amico Pietro F. che li innalza a inni, hanno fatto parte di un’esibizione che il New York Times stesso ha definito come una performance che:

«Non ce ne sarà un’altra più significativa, intensa e radicale quest’anno e neanche in quelli a venire» Nyt

 

L’ARTE DI EDOARDO TRESOLDI – Coachella ogni anno propone una parte di installazioni artistiche. Quest’anno ha scelto l’italiano Edoardo Tresoldi.
Forbes un paio di anni fa lo ha inserito nella lista degli artisti Under30 più influenti al mondo e adesso che i 30 anni li ha passati (da pochi mesi) Tresoldi ha committenze da tutto il mondo. Il suo codice è la trasparenza, infatti si è affermato con le sue creazioni con le reti, che compongono disegni nell’aria. Prima figure umane, poi architetture imponenti. Proprio grazie alla sua conoscenza tecnica, Tresoldi riesce a far svettare nell’aria edifici e strutture enormi delle quali si può vedere solo il perimetro.
Ha stupito il Coachella 2018 presentando tre basiliche, che ricordano il recente progetto per il MIBACT del 2016 co il restauro della Basilica paleocristiana Santa Maria di Siponto (FG), una convergenza unica tra arte contemporanea e archeologia.
Sostengo da lungo tempo che quel più apprezzo dello scultore lombardo è l’arte nel creare installazioni uniche e al passo con i tempi innalzando al tempio dell’arte l’italianità. La nostra storia e il suo essere il cammino dell’arte di domani. Un modo di lavorare e una preparazione uniche al mondo.
Ora in attesa delle foto degli angeli di Victoria’s Secret su Instagram non resta che ascoltare i live di Coachella resi gratuiti da YouTube. Una briciola per chi non può permettersi la presenza in loco.

 

Diritto al Corto – serata finale

Diritto al Corto – Festival internazionale del cortometraggio socio-giuridico, giunto alla sua terza edizione, è un Festival di cortometraggi ideato e organizzato del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre, con il patrocinio di MiBACT, Consiglio Regionale del Lazio, Roma Capitale, Accademia Nazionale Premi David di Donatello, Fice. Partner di “Diritto al Corto” sono Accreditati ed Educal. L’iniziativa si avvale del contributo di BCC.
La direzione scientifico-artistica è affidata alla Prof.ssa Antonella Massaro.
Il presidente della giuria della terza edizione è Remo Girone (attore). La giuria è composta da Dino Abbrescia (attore), Daniele Ciprì (direttore della fotografia), Irene Ferri (attrice), Caterina Guzzanti (attrice), Carlotta Natoli (attrice), Virginio Palazzo (avvocato, Associazione Giuseppe De Santis), Massimo Poggio (attore), Emanuele Rauco (critico cinematografico, selezionatore Venezia 73 e Venezia 74), Paolo Sassanelli (attore e regista).
Il premio “30 e lode” sarà attribuito da una giuria composta da studenti ed ex studenti del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università, presieduta per questa terza edizione dall’attrice Elisabetta Gargari.
La premiazione dei cortometraggi vincitori avverrà durante la serata conclusiva del Festival, che si terrà il 7 novembre, dalle ore 19.30, presso il Teatro Palladium di Roma.
Durante la serata si esibiranno l’attrice Sara Ricci e il musicista Andrea Veschini.
Da quest’anno, accanto alla selezione ufficiale, è stata introdotta una selezione Scuole, riservata ai cortometraggi realizzati dagli studenti di istituti scolastici di ogni ordine e grado.
La premiazione sarà affidata a una giuria presieduta dall’attore e regista Gabriele Pignotta e composta da Eugenio Albamonte (presidente ANM), Giulio Baffa (dottorando di ricerca Università “Roma Tre”), Elvira D’Amato (Responsabile Centro nazionale contrasto pedopornografia online Polizia Postale), Samantha Luponio (avvocato, responsabile progetto EDUCAL).
L’intento di “Diritto al Corto” è quello di favorire il dialogo e la riflessione su temi che occupano una posizione centrale nel dibattito pubblico o nell’ordinario svolgersi della vita associata e che implicano necessariamente il confronto con uno strumentario, concettuale e linguistico, di tipo giuridico. Il tutto avvalendosi dello strumento artistico del cortometraggio, prodotto cinematografico troppo spesso relegato ai margini dei tradizionali circuiti distributivi.

Roma torna a divertirsi con il Just Music Festival

Dal 20 Giugno al 9 Luglio 2017 torna il Just Music Festival, a trasformare la capitale nel palcoscenico di un nuovo grande evento di musica e cultura contemporanea: otto giorni di DJ set, concerti, performance con i più importanti artisti a livello mondiale. Alla sua terza edizione, il Just Music Festival divide il suo programma artistico in tre location di grande fascino – l’Ex Dogana, il Museo MAXXI e lo Spazio Novecento – attraversando stili, generi e nazioni, per esplorare nuovi contesti e nuovi pubblici.

Dall’avanguardia di Nicholas Jaar, artista newyorkese ma di origine cilena, famoso in tutto il mondo per la sua elettronica in bilico tra suggestioni techno, rnb, jazz e world, fino al nuovo soul-blues ibrido del britannico RagnBone Man, cantautore cresciuto nell’underground inglese, arrivato quest’anno al successo planetario grazie alla famosissima hit Human. Dal poliedrico e carismatico Paul Kalkbrenner, padre indiscusso di quel suono e quell’estetica che portano la firma Berlino-anni-2000, all’intramontabile Fatboyslim, artista dal talento inarrivabile nel mischiare generi e registri, che con le sue produzioni ha segnato una pagina intera di storia dell’elettronica e del pop. Fino ad alcune stelle indiscusse del DJing mondiale: l’inglese Carl Cox, tra i più influenti artisti house e techno in assoluto, il canadese Richie Hawtin, custode incontrastato della techno minimale di prima generazione e artista che da sempre riesce a spostare il confine tra DJ set e performance live, o il bosniaco, ma tedesco d’adozione, Solomun, che del nuovo suono dance minimale è forse l’erede più contemporaneo.

Il Just Music Festival è ovviamente molto altro ancora, con i set visionari di Damian Lazarus, l’eclettismo di Butch o gli ipnotici UK grooves di Daddy G, storico membro fondatore dei Massive Attack. Sempre in consolle, vedremo anche due personaggi che hanno fatto la storia della dance nostrana, DJ Ralf e Cirillo, oltre ad alcune “promesse” che sembrano già ampiamente mantenute, come i britannici Jackmaster e Jasper James o gli italianissimi Howl Ensamble e i romani e apprezzati Dumfound.

Ma, soprattutto, quest’anno è la volta di una grande novità al Just Music Festival: una giornata interamente dedicata ad una delle culture musicali contemporanee più importanti e influenti al mondo. “Roots In The City è un festival nel festival, un nuovo format dedicato ai suoni reggae, dub e dancehall. Il 2 luglio, in un’unica lunga maratona musicale, si esibiranno sullo stesso palco alcuni dei più importanti interpreti legati alla tradizione “roots” e alla musica popolare giamaicana, in tutte le sue varianti e interpretazioni. Primo tra tutti Sizzla, tra i massimi esponenti di quel reggae nato negli anni 90 che ha ritrovato nella radice rastafariana l’orizzonte del contemporaneo e che ha saputo uscire dai confini giamaicani per conquistare il mondo, accompagnato in questa occasione dalla titanica Firehouse Band. O i leggendari Lee Scratch Perry e Mad Professor, due vecchi maestri che, per una notte, si ritroveranno a Roma di nuovo insieme sul palco per ridare vita ad un capitolo intero della storia del reggae e della dub music; ma ci saranno anche interpreti affermati della nuova generazione, provenienti da paesi satellite rispetto al suono giamaicano, come il guyanese Promise No Promises, o l’astro nascente australiano Nattali Rize, con il suo reggae impegnato contaminato dai linguaggi del nuovo hip-hop. Ad essi si aggiungeranno guest, sound system e crew di Roma, per mettere in connessione l’olimpo del reggae con le migliori esperienze locali.

Il Just Music Festival è infatti prima di tutto il tentativo di creare uno spazio nuovo nella città di Roma, in cui diversi generi e diverse tradizioni contemporanee si incontrino. Un festival per un pubblico non più di nicchia, ma misto, trasversale e multietnico: appassionati di elettronica e pop, devoti del roots reggae, fan della techno, amanti dell’house music, adepti del nuovo movimento dancehall e fedeli dellhip hop, tutti insieme sotto uno stesso tetto, non più divisi da barriere di genere e contesto, che in definitiva sono anche barriere culturali e sociali.

La musica è anche loccasione per indagare altri linguaggi: ad accompagnare il festival, alcuni singolari incroci con le arti visive, per gettare ponti tra la musica contemporanea e le più importanti esperienze artistiche internazionali. Come per esempio le opere ambientali di Graziano Locatelli, che interagiscono con il contesto spaziale del festival, o un progetto speciale, senza precedenti, con un misterioso artista inglese noto in tutto il mondo. Un progetto di cui non possiamo dire altro, ma che sveleremo con una comunicazione a sé a ridosso dell’evento.

Tutto questo e altro ancora si andrà ad aggiungere alla storia già raccontata dalle due edizioni passate, che hanno visto tra gli altri sul palco – in location come l’Auditorium e le Terrazze del Palazzo dei Congressi di Roma– artisti internazionali del calibro di Bjork, Massive Attack, Public Enemy, Burt Bacharach, Pet Shop Boys, Jean Michel Jarre, Disclosure, Róisín Murphy, Travis, Thievery Corporation, St. Germain, e James Morrison.

Per il Just Music Festival la musica non è solo musica, ma un linguaggio universale che “da solo” è in grado di reinventare le relazioni umane e creare nuove comunità. Il Just Music Festival 2017 è unesperienza che cancella le differenze e costruisce uno spazio di autentica condivisione:

“…music is the primary essence of human respect.

Il Girogirocorto Film Festival sbarca a Roma

Arriva a Roma il Girogirocorto Film festival dedicato ai cortometraggi internazionali realizzati da giovani registi.

Il prossimo 27 e 28 ottobre a Roma, presso la Libreria Altroquando, una delle storiche librerie di Roma situata a Via del Governo Vecchio, andrà in scena la prima edizione del Girogirocorto Film Festival, un format nato dall’idea di Matteo Bonanni e del regista Gianlorenzo Lombardi che ha come scopo quello di portare sulla scena capitolina i migliori cortometraggi prodotti dai più meritevoli registi emergenti.

Un festival che vuole dare il giusto risalto ai giovani registi, troppo spesso esclusi dagli ordinari circuiti di diffusione e relegati per anni a ruoli-ombra, avulsi dal proprio meritato ed agognato scenario, rendendo il proprio lavoro accessibile e fruibile al pubblico comune.

Il concorso, aperto a qualsiasi giovane regista, ha visto adesioni da tutto il mondo,

Una riscoperta del Cortometraggio, della sua essenza e della sua autonoma di cui Polinice si fa promotore e portavoce, scegliendo di coadiuvare tale progetto in qualità di media partner.

Una manifestazione cinematografica a 360 gradi rispettosa di una eterogeneità sia di nazionalità d’ordine che di genere cinematografico rappresentato: nelle due giorni di proiezioni si susseguiranno thriller e corti comici; trame leggere e più impegnate e introspettive; pellicole di indagine sociale, romantiche e toccanti così come verrà soddisfatti gli amanti del genere fantastico e del finto documentario irriverente.

Tra le numerosissime adesione giunte da ogni parte del mondo, sono state decretati i cortometraggi finalisti, che verranno valutati da una giuria d’eccellenza: vi faranno parte il celeberrimo attore Luchino Giordana e i registi Michele Picchi, autore di Diario di un maniaco per bene, e Luigi Pane, regista di Black Comedy con cui ha vinto l’ultima edizione del The Valley Film Festival di Los Angeles, una delle più importanti rassegne cinematografiche a livello mondiale.

Di seguito una disamina dei vari cortometraggi in concorso

Les yeux d’Eloïse di Nicolas Lincy

Film realizzato da Nicolas Lincy nel quadro del Master réalisation dell’università di Paris 8 e vincitore del premio Serge Daney come miglior cortometraggio studentesco alla Cinematheque, “Les yeux d’Eloïse – Gli occhi di Eloïse” racconta di Antoine, un fotografo professionista sessantenne diagnosticato con un tumore al cervello che comincia ad alterargli la visione. In questo stato inizia a ricordarsi di un amore di giovinezza sempre tenuto segreto: Eloïse, una ragazza cieca, che incontrò 30 anni fa.
Consigliato specialmente agli appassionati di thriller.

Les Yeux d’Eloïse – Extrait – English subtitles from Nicolas Lincy on Vimeo.

 

La terza riva di Giuliana Fantoni

Remo è un uomo anziano separato dalla moglie, 
che continua a sperare nel suo ritorno, anche a distanza di anni. 
Con il fglio non ha più legami e dei nipoti conosce appena i nomi, nonostante ogni giorno li osservi da lontano giocare e diventare grandi. Ispirato dalla riva di un lago, riesce a trovare un modo tutto suo, 
per entrare a far parte dei loro ricordi e del loro immaginario.

Per spettatori in cerca di poesia.

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Laisse-moi di Tommaso Gorani

“Laisse-moi – Lasciami” è il progetto di diploma di Tommaso Gorani per l’Ecole de la cité di Parigi gestita da Luc Besson. Dopo un tentativo di suicidio fermato all’ultimo minuto, Lucie vive in uno stato di totale apatia. Suo figlio Sam è deciso ad aiutarla a rimettersi in piedi, ma dopotutto questa non è forse la sua lotta.

Per chi è in cerca di drammi a tinte forti.

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Hashtag di Marco Scuderi

Dario, hacker professionale, assieme ad anonimi utenti rintracciati sul web, ha dato vita ad un sistema di assalti mediatici nei confronti di famose personalità del web. Le cose cominciano a peggiorare quando una famosa youtuber romana, incapace di affrontare i pesanti attacchi che la rendono lo zimbello del web, decide di impiccarsi durante un Live su Youtube.

Tra thriller e dramma sociale un cortometraggio utile per capire ancora una volta l’importanza del web nelle nostre vite.

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La panda di Angelo Sateriale

Una commedia a tinte forti ispirata a un monologo teatrale dello stesso regista.
Tutto inizia quando un vecchio padre di famiglia trova la propria automobile, la panda del titolo, imbrattata di verderame: senza dubbio è il macellaio del quartiere, con cui spesso la sua famiglia ha avuto dei problemi. Viene mandato dunque l’imbranato figlio a chiedere spiegazioni. Eppure non è tutto come sembra.

(Per chi vuole ridere in maniera intelligente.)

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Acabo de tener un sueño di Javi Navarro

Girato in lingua spagnola e araba da Javi Navarro, il cortometraggio che ha fatto già il giro dei festival del mondo intero, giunge finalmente a Roma.
 Lo stesso sogno vissuto da due bambine appartenenti a classi sociali opposte puo’ avere un impatto del tutto diverso su entrambe.

Per chi è in cerca di fiabe comunque ben collocate nell’attualità.

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Due giorni d’estate di Luca Dal Canto
Andrea, 16 anni, bocciato a scuola, ragazzo svogliato, ha trascorso tutta l’estate con in genitori

nel casolare di campagna.

Suo padre sta per vendere la casa al cugino, imprenditore che arriva al casolare con la giovane fidanzata, una bella e ormai disillusa ragazza che, secondo Andrea, assomiglia ad una famosa modella di Amedeo Modigliani.

In quegli ultimi due giorni d’estate, insieme, vivranno un’incredibile avventura immersi nella assolata campagna toscana.

Un ‘romance’ inaspettato e tenero, che non mancherà di conquistarvi.


La morte del sarago di Alessandro Zizzo

È inverno, tutto tace, siamo lontani anni luce dai rumori della città, si sente soltanto il rumore del mare a Maruggio: qui è nato e cresciuto Mario, così come un sarago, che in mare nasce e vive. Ma può succedere a entrambi, di trovarsi di fronte, un giorno, un pescecane…

Una toccante parabola sul destino di uomini e pesci, di fronte alla bellezza del mare che promette o nega sogni a chi è in procinto di costruirsi un futuro.


Tra le dita di Cristina Ki Casini

“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ma la macchina di Felice riesce a fotografarlo.
Così, in poche parole potrebbe essere riassunto il visionario corto della regista Casini, già passato in numerosi festival. 
Poetico e fiabesco come pochi, si tratta del cortometraggio più romantico del festival che non disdegna uno sguardo al cinema di genere fantastico, con un coraggio che vorremo vedere di più nel cinema italiano.


Bajo el jardin di Eliana Oviedo

Una bambina sognatrice, Rocìo, vive nella provincia di Bogotà, circondata una natura ospitale e lontano dal caos della città. La madre lavora in una fattoria e non ha tanto tempo per occuparsi della figlia. Un giorno la bambina nasconde una bambola nel proprio campo, convinta che il campo che dia vita a decine di fiori e frutti possa dar vita anche a un essere umano…

Scandito da immagini di rara bellezza, come solo il cinema sudamericano sa offrire, una fiaba a contatto con la realtà del territorio da un giovane talento colombiano.

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Vegan Love di Giorgio Amato

Un uomo e una donna si ritrovano per un primo appuntamento.
Cosa succede però se la seconda è vegana e non puo’ ordinare niente di quello che le viene proposto? L’uomo puo’ scendere al compromesso di non mangiare più quello che preferisce per amore di una donna?
Una tagliente commedia dagli equivoci su una delle mode culinarie più eccentriche degli ultimi tempi: e se fosse tutto un capriccio?

VEGAN LOVE – trailer from giorgioamato on Vimeo.

Father Mario di Luca Guaiano

Unico ‘mockumentary’ (finto documentario) del festival.
Padre Mario vista l’incombenza di più e più demoni che ricominciano a possedere uomini e donne indifesi decide di cominciare una serie di tutorial per far capire come funziona un esorcismo.
Tra horror e commedia, un film che saprà farvi saltare sulla sedia… con una risata.

Fuori Concorso

Les mecs n’ont pas de chance di Gianlorenzo Lombardi
 Girato tra Francia e Italia, è il primo cortometraggio semi-professionale del giovane autore. Enrico ha ancora difficoltà a integrarsi all’università di Parigi: un giorno incontra lo snob Jean- Pierre, ma i due cominciano a capirsi… finché tra i due non arriva l’italo-francese Alba a scompigliare tutto.
Una commedia bilingue eccentrica e cinofila.

Tema “L’integrazione in Italia al cinema” Nera è la notte di Saverio Caracciolo

Il talentuoso regista Saverio Caracciolo è stato settimane in un rifugio di immigrati nel Sud-Italia per capire il modo di vita di africani, medio-orientali e altre etnie a contatto per la prima volta col nostro paese, in condizioni estreme. 
Coraggioso e diretto, è il cortometraggio ideale per proseguire le riflessioni fatte in seguito al grande documentario dell’anno “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi.

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Kandia (Voices) di Jean Hamado Tiemtorè

Puo’ la musica facilitare l’integrazione degli stranieri in Italia?
È la domanda che ci pone il regista Jean Hamado Tiemtorè, lui stesso neo immigrato nel nostro paese, che filma in diretta le sessioni di coro in una chiesa di Lecce, dove italiani e persone appartenenti a tutte le nazioni cantano per la messa.
Come dice lo stesso regista “Il desiderio alla base di questo progetto è quello di mostrare un tipo di rapporto tra “migranti” e “autoctoni” diverso da quello proposto dai media, al di là dei luoghi comuni polarizzanti e criminalizzanti”.

 

Festival della filosofia 2012

Da venerdì 14 a domenica 16 settembre si terrà, tra le città di Modena, Carpi e Sassuolo la dodicesima edizione del festivalfilosofia.Il tema è “Le Cose”.

Perché dedicare attenzione alle “cose”? In effetti ci si può trovare facilmente spiazzati. Io stesso non saprei bene come articolare la questione in maniera sistematica. Provo comunque a proporvi due righe. Spero abbiano una loro intelligibiltà (leggi “ci si capisca qualcosa”).

Anzitutto l’etimologia. “Cosa” deriva dal latino causa. Cos’è una causa? Banalmente è la ragione di un evento, la ragione per cui si discute, si parla o si agisce. Insomma: se si parla di “qualcosa” è perché c’è una cosa che causa la discussione. Mettiamola in questi termini: le cose hanno un enorme potere causale sul nostro agire.

Alla luce di questo si capisce bene come l’interazione con le cose sia un elemento centrale dell’esistenza umana. In effetti l’ambiente in cui ci collochiamo è interamente costruito di cose.

Martin Heidegger osservava come l’esistenza avesse il potere di inchiodare l’uomo in un luogo e in un tempo ben preciso. In un qui-ed-ora univocamente determinato. L’uomo, in altri termini è un essere-che-sta-qui-ed-ora, un esser-ci, un Da-sein.

Che senso ha trovarsi qui-ed-ora se non si caratterizza questo qui-ed-ora in qualche modo? Io sono qui-ed-ora in pizzeria per interagire qui-ed-ora con una pizza che, avendo io un sacco di fame qui-ed-ora, ho intenzione di divorare.

Le cose ci circondano. Sono a-portata-di-mano (Vorhandenheit) e, soprattutto, le maneggiamo-nel-quotidiano (Zuhandenheit).

Insomma, caro lettore, il tuo mondo è fatto di altre persone come te e di cose. Tu sei solito interagire con entrambe. Il festivalfilosofiadi quest’anno si sofferma sulle seconde.