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Not Forgotten: per non dimenticarsi di Campo Testaccio

La nuova tappa della seconda edizione di Forgotten Project, il progetto di recupero degli spazi abbandonati, ha coinvolto Campo Testaccio con l’emblematico intervento dal titolo Not Forgotten.

Lo storico campo capitolino, immaginaria culla della prima epoca dell’A.S. Roma, risulta da anni abbandonato a se stesso, derelitto di un’immagine del calcio che fu, visto ancora con nostalgia dai tifosi che ebbero il privilegio di seguire la propria squadra nel luogo della sua nascita (sebbene in realtà non abbia formalmente debuttato nello scenario testaccino), tanto da cantarne ancora le gesta in un famoso coro intonato ad ogni partita.


Un luogo già al centro di molteplici vicende, passato spesso ai (dis)onori della cronaca per le varie proposte, più o meno fantasiose, relative ad un suo utilizzo: sotto la falsa insegna del recupero si sono susseguite ipotesi di riconversione a fini edilizi, in particolare per la creazione di un grande parcheggio, ad illuminati ipotesi di riadibirlo a centro sportivo. Propositi che si sono scontrati, ognuno dal proprio punto di vista, con criticità ed intoppi, secondo una maledizione che, alla luce dei recenti scandali che riguardano la prossima costruzione dello stadio di Tor di Valle, basati sull’inchiesta dall’allegorico nome  “Rinascimento” , sembra aleggiare sulla parte romanista del Tevere, che appare destinata ad un eterno esilio, nomade raminga nella ricerca della propria terra promessa.

Su tali premesse è nata l’idea di portare il Forgotten Project in questo santuario calcistico.

Identificato come emblema dei tanti impianti sportivi realizzati in Italia e poi progressivamente abbandonati a se stessi, Campo testaccio è stato teatro della realizzazione dell’opera dall’artista britannica Lucy McLauchlan dall’emblematico titolo Not Forgotten.

Attraverso il connubio del bianco e del nero, i “vivi” colori dell’epoca che rese famoso il Campo di Via Nicola Zabaglia, tinta nostalgica che mostra l’attenzione per il ricordo, simbolo di un passato sbiadito ed anelato, pensato e rammentato con orgoglio, l’artista ha cinto con la propria arte i confini dell’impianto, di cui si possono continuare ad osservare le strutture architettoniche, visibili tra gli intervalli dell’opera che appare come abbracciare l’impianto, cullarlo nel suo ricordo in attesa di un suo nuovo risveglio.

E proprio immediatamente dopo l’ultimazione di tale rigenerazione artistica l’iter amministrativo di recupero di Campo Testaccio sembra esser sbloccato, mediante un passaggio di competenze, non solo particolarmente emblematico ma altresì essenziale per la futura destinazione dell’impianto, al Dipartimento Sport del Comune.

Ad oggi, le ipotesi circa la sua successiva destinazione, che appare destinata a l’utilizzo dell’impianto per promuovere il calcio a livello giovanile, perseguono lo scopo di ridestinare l’impianto alla sua originaria funzione, facendo sì che Campo Testaccio, patria di dei che furono possa, sebbene sotto un’altra veste, tornare agli antichi usi e lustro. Non più dimenticato anche grazie all’arte e a progetti come quello di Forgotten Project, già descritti precedentemente, in cui l’arte diventa veicolo di denuncia e di riflessione su forme di rigenerazione urbana.