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Eugenia de Petra inaugura La Stanza, il nuovo spazio creativo a cura di Studio Pivot

La Stanza è il nuovo cuore creativo del rione Monti. A cura di Studio Pivot, ogni settimana accoglierà designer, curatori, artisti, fotografi e realtà indipendenti che svilupperanno al suo interno progetti speciali.

La prima esposizione che inaugura lo spazio è (Ir)regular lines di Eugenia de Petra. Con questo progetto le linee regolari delle immagini dell’artista fondono equilibrio visivo e razionalità prospettica, portando lo sguardo a percorrere una strada che ha un inizio e una fine, appunto regolari. Eugenia de Petra ha voluto concentrarsi sugli angoli che si creano grazie alla struttura architettonica e grazie alla sua inquadratura. Sono presenti linee che tagliano il cielo e accompagnano lo sguardo dell’osservatore a porsi domande sull’immagine in questione e chinando la testa verso destra o sinistra questi potranno lasciarsi trasportare dall’immaginazione. L’artista in questo modo riesce a mischiare realtà e razionalità architettonica con irrealtà data da un punto di vista inusuale. (Ir)regular Lines è frutto di un percorso artistico iniziato con il progetto Isole, “luoghi distanti, conchiusi e visti spesso da lontano” come li definisce l’artista nei quali la stessa si abbandona al fascino delle linee e delle forme della struttura.

La mostra sarà accessibile fino al 13 Giugno, dal 14 Giugno si potrà invece apprezzare Prove Remote di Andrea De Fusco che esporrà ne La stanza di Monti fino al 18 Giugno.

 

8-13 giugno – Eugenia de Petra w/ (Ir)regular Lines
14-18 giugno – Andrea De Fusco | Prove Remote
Info e orari: https://lastanzamonti.tumblr.com/
Per iscriversi alla mailing list: https://goo.gl/EA2wHs
Instagram: https://www.instagram.com/lastanzamonti/
Per avere informazioni sullo spazio: lastanza@studiopivot.it

La Stanza – Via Cimarra 57/a – Rione Monti

Vivian Maier: La fotografa della realtà in bianco e nero

Il Museo di Roma in Trastevere ospiterà dal 17 marzo al 18 giugno una mostra dedicata a Vivian Maier, la grande fotografa statunitense, il cui talento artistico rimase  all’oscuro fino alla sua morte.

La mostra, una sequenza di 120 foto in bianco e nero unite ad alcuni scatti a colori e a una serie di filmati in super8,  propone lo sguardo curioso e attento dell’artista rivolto ad una società in piena trasformazione, quella degli anni ’50 e ’60,  con New York a Chicago a fare da sfondo.

Vivian Maier, newyorchese di nascita, si guadagnava da vivere prendendosi cura dei piccoli rampolli della New York bene, in pratica faceva la “Tata”, proprio come Mary Poppins.

La Maier viveva le sue giornate dividendosi tra la cura dei bambini e la ricerca, quasi ossessiva, dei particolari da fotografare.  Le  bastava avere tra le mani la sua Rolleiflex   per compiere il miracolo.

 

 

Era la vita reale che prendeva forma … dettagli semplici,  istanti di quotidianità narrati con  sensibilità ed eleganza. La Maier era in grado di entrare in sinergia con i suoi soggetti riuscendo a coglierne la profondità, che fosse in uno sguardo, in una mano, in un sorriso, in una lacrima.

Una straordinaria sequenza di immagini di coppie giovani e anziane rappresentate nella loro massima spontaneità; la mutazione dell’infanzia in tutte le sue sfumature.

 

 

Pecursora dei moderni selfie, amava gli autoscatti. Lo specchio del bagno, quello della camera, la vetrina per la strada, lo specchietto da trucco, e perché no, anche la sua stessa ombra. In qualsiasi momento, in qualunque luogo, niente e nessuno le impedivano di scattare.

Capelli corti, sguardo languido, portamento severo……  questa donna così normale celava un grandissimo talento, alimentato da una passione estrema che la vedrà, dopo la sua morte, tra i più grandi street-photography degli anni ’90.

Fatto curioso è che se oggi le sue foto stanno facendo il giro del mondo è per una mera, e aggiungerei straordinaria, coincidenza.

 

Era il 2007 quando John Maloof, un giovane scrittore e giornalista americano, alla ricerca di materiale fotografico per la stesura di un libro su Chicago si ritrovò a partecipare ad un’asta, una di quelle in cui si mettono in vendita gli oggetti pignorati dal fisco. Per meno di 400 dollari si aggiudicò uno dei più grandi tesori artistici del novecento, confiscato alla Maier per il mancato pagamento dell’affitto del piccolo appartamento dove viveva.

Tata Maier morì per un banale incidente a Chicago, nel 2009, senza veder riconosciuto il suo straordinario talento.

 

INFORMAZIONI UTILI

Dove : Museo di Roma in Trastevere – Piazza Sant’Egidio, 1/B Roma

Orari : da martedì a domenica ore 10-20, chiuso lunedì e 1 maggio La biglietteria chiude alle ore 19.00 Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale, Realizzata da Fondazione FORMA per la Fotografia in collaborazione con Zètema Progetto Cultura

Biglietti : Tariffe non residenti: Intero € 9,50 – Ridotto € 8,50 gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Le foto di Letizia Battaglia al Maxxi. Per Pura Passione

Ci sono modi e modi di raccontare la mafia. Intere carriere ci si sono costruite sopra la speculazione di cosa nostra. E poi c’è lei, Letizia Battaglia che la fotografa “per pura passione”.

Per pura passione è il titolo della mostra in esposizione al Maxxi di Roma inaugurata il 24 Novembre e che terminerà il 17 Aprile 2017.

Le fotografie della Battaglia spesso sono cruente “difficile da accettare” come le descrive la stessa fotografa, eppure l’allestimento della mostra “per Pura Passione” le rende quasi romantiche. La mostra è la storia di un percorso, di un’evoluzione che l’artista ha compiuto durante tutta la sua carriera. La Battaglia, nonostante tutto il successo rimane attaccata alla sua Palermo, della quale ha voluto raccontare tutto, dalla bellezza all’orrore, con l’estrema sincerità che la rappresenta. Una fotografa militante, è così che si è descritta a Paolo Falcone, Margherita Guccione e Bartolomeo Pietromarchi, curatori della sua retrospettiva. “Una persona non una fotografa”.

Paolo Falcone, descrive il rapporto di Letizia Battaglia con Palermo un rapporto ancestrale, e in quegli anni in cui la lotta alla mafia era diventata una vera e propria guerra, la Battaglia riesce a interpretare e rappresentare questa realtà in modo magistrale.

 

Non solo morti ammazzati, Letizia Battaglia ha fotografato anche il bello che circonda Palermo, ha costruito un percorso d’amore e di attenzione che parte con la foto di una prostituta scattata nel 1968.

Un’esposizione, 200 fotografie che testimoniano non solo la storia della mafia, ma anche quaranta anni di vita e società italiana, insieme a documenti inediti, riviste, film, interviste Il testo di Attilio Bolzoni è un estratto dal libro Per Pura Passione che in occasione della mostra correda il volume Anthologia edito da Drago.

 

 

Paradiso Inclinato, big e nuovi talenti dell’arte Contemporanea all’Ex Dogana

Ha inaugurato venerdì 28 Aprile “Il Paradiso Inclinato”, una mostra in cui le opere dei nomi più importanti dell’arte contemporanea italiana sono state esposte insieme ad opere e interventi site specific di alcuni dei giovani artisti più promettenti del panorama.

Alighiero Boetti – Gino De Dominicis – Tano Festa – Jannis Kounellis – Luigi Ontani – Giulio Paolini – Mario Schifano – Michelangelo Pistoletto – Emilio Prini – Cesare Tacchi – Alberto Di Fabio – Pietro Ruffo – Gea Casolaro – Luana Tina Wojaczek Perilli – Alberonero – Andreco – Mariana Ferratto – Borondo – Eracle Dartizio – Daniele “Deca” De Carolis – Alessandro Giannì – Matteo Nasini – Cesare Marchi – Marco Tirelli – Leonardo Petrucci – Luigi Puxeddu – SBAGLIATO – Karine Sutyagina – Edoardo Tresoldi – Veronica Vazquez – Duskmann.

Tutti insieme e gratuitamente all’ex Dogana di San Lorenzo a Roma fino al 15 Maggio curati da Luca Tomìo e presentati da Achille Bonito Oliva.

Video: Achille Bonito Oliva presenta la mostra Il Paradiso Inclinato all’Ex dogana

Una grandissima quantità di opere, frutto di un lavoro di contatti enorme, ma che si associa a interventi di giovani artisti emergenti di talento come Sbagliato e Alberonero. L’ex Dogana di Roma, fino a pochi mesi fa un ammasso di calcinacci e polvere diventa spazio espositivo, l’arte contemporanea esce da quei “musei consacrati” come li chiama Achille Bonito Oliva per approdare nelle strade, in spazi non convenzionali. In questo caso lo stile post industriale, il grigio e gli ampi spazi sono stati riempiti (forse troppo, ndr) da una moltitudine di opere, ma quello che gli esperti del settore criticano alla mostra è proprio la mancanza di un “filo logico” di un tema, di un ordine, il che ha forse portato un po’ di confusione creando qualche problema di apprezzamento.

L’inaugurazione ha ospitato migliaia di persone segno che l’arte a Roma sta uscendo dalle gallerie e la street art sta smettendo di essere solo “di strada” in un incontro che incuriosisce molti, anche chi, di arte non si è mai occupato.

Fra le opere più di impatto senza dubbio va citata quella di Edoardo Tresoldi con la sua interessantissima installazione fatta di rete metallica, ma anche “Ubiquitas” di Gonzalo Borondo e le “Migrazioni” di Pietro Ruffo.

Tresoldi - Ex dogana
Tresoldi – Ex dogana

Mettere l’arte alla portata di tutti gratuitamente, renderla accessibile anche culturalmente esponendola in spazi non più elitari, non è una sfida nuova, in molti hanno cominciato a portarla avanti e si può dire che l’arte contemporanea ha fatto in questi anni dei passi in avanti in tal senso. Ben vengano le iniziative di questo tipo, con la certezza che ancora molto c’è da fare.

Rame, Joe Victor e Jonny Blitz per Bring Back Those Colours

Nella cornice dell’Atelier Montez la musica d’autore romana incontra l’arte fotografica di Jacopo Brogioni per sostenere il progetto “ Bring Back Those Colours” a favore di Unicef Italia, prodotto da CultRise.

Ad aprire la serata sarà il cantautorato elettronica di RAME. Il gruppo nato dall’incontro con Fabio Grande e Matteo Portelli, RAME è il primo progetto ufficiale del cantautore romano Mattia Brescia a cui nel tempo si è unito Aron Carlocchia, pianista, produttore di musica elettronica e tastierista dei Mary in June e di AndyTrema. Quello di RAME rappresenta una commistione d’autore che dall’elettronica riesce a dar vita ad una voce del tutto originale e potente, che risuona, grazie ai testi di Brescia, tra le liriche dell’Arcadia e la poesia di Majakovsky. Un suono fuori dagli schemi per un pubblico colto e aperto al contemporaneo

A seguire per Bbtc si esibiranno i “Jonny Blizt”. Formatosi ormai sette anni addietro hanno riscosso sin da subito il plauso di critica e pubblico. La loro affiatata complicità diverte e convince il pubblico, sempre numeroso che già nel 2010 li ha visti vincere la seconda edizione del ROMA ROCK Giovani, vincendo il premio del pubblico e il premio della giuria. Colpa del sole è il loro secondo disco ufficiale ed il primo sotto l’egida di Maciste Dischi. Un album, maturo e non annoiato per una formazione che ha già fatto conoscere sé stessa oltre l’ambito romano.

A chiudere il concerto live ci penseranno i “Joe Victor”. I Joe Victor sono uno dei gruppi più luminosi e talentuosi di Roma. Se la trasmissione Gazebo li ha presentati alla nazione, è solo grazie alla tenacia e bravura che ha ottenuto il meritato successo. Le passioni comuni dei membri della band sono il Rock & Roll e il folk americano in tutte le sue forme, il Calypso e il Pop degli anni ’80. Questo mix di suoni viene sintetizzato in un suono mai noioso, capace di riscoprire sonorità del passato, portando un proposta fresca e non banale all’ascoltatore. Premiati dall’uscita del loro nuovo album “Blue Call Pink Riot” hanno risposto fin da subito all’appello per contribuire al futuro dell’infanizia in Nepal. Loro sono: Gabriele Mencacci Amalfitano, chitarra e voce; Valerio Almeida Roscioni, tastiere e voce; Michele Amoruso, basso; Mattia Bocchi, batteria e percussioni.

Una serata all’insegna della musica, del divertimento, ma soprattutto di partecipazione presso l’Atelier Montez che ospita dal 6 febbraio la mostra fotografica “Bring Back Those Colours”.

“Ridateci quei colori” è il progetto fotografico realizzato in Nepal da Jacopo Brogioni prima e dopo i devastanti terremoti che hanno colpito il paese nel 2015. Grazie al giovane team dell’Associazione CutlRise, “Bring Back Those Colours” dopo essere stato ospitato a Roma presso il MAXXI, a Milano durante l’Expo negli spazi del padiglione Nepal e Russia e al CRAC di Lamezia Terme arriva alla sua quarta tappa ed espone per un mese intero all’interno degli spazi dell’Atelier romano Montez, ponendosi come obiettivo non solo di sensibilizzare ma anche contribuire concretamente alla ripresa di un paese bisognoso di aiuto. Infatti il ricavato netto della mostra fotografica, della vendita delle opere e delle altre donazioni ricevute spontaneamente sarà interamente devoluto a UNICEF Italia.

Polinice ne è media partner con la consapevolezza di contribuire a una causa di solidarietà mettendo in relazione i talenti romani che vanno dalla fotografia alla scrittura, passando per la musica.

 

SABATO 20 FEBBRAIO

APERTURA AL PUBBLICO: ORE 21.30

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Presso l’Atelier Montez |via di Pietralata, 147/A, Roma
Ingresso consentito fino ad esaurimento posti con una donazione minima di 5 Euro

 

I ritratti mozzafiato di Jill Greenberg

“End Times” , progetto che ritraeva primi piani dei volti dei bambini disperati e carichi di angoscia emotiva. Tuttavia questo lavoro aveva suscitato, alcuni anni fa grandi polemiche. Sto parlando della fotografa canadese Jill Greenberg.

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All’epoca (2006) era stata definita come insensibile, un mostro, e c’era addirittura chi la accusava di abuso sui minori perché, per poter ottenere questi scatti, peraltro molto belli e ben riusciti con una luce frontale il cui effetto era  poi incrementato in post-produzione, la Greenberg aveva dovuto usare un espediente: sottrarre un lecca lecca ai bambini per poter ottenere così una loro reazione.

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Con questa serie di foto voleva esprimere “l’impotenza e la rabbia che si provano di fronte all’attuale situazione politica e sociale”, in riferimento all’amministrazione Bush.

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Il progetto però è molto originale , le sue opere sono caratterizzate da questa particolare luce d effetto che investe i soggetti, bambini, animali o personaggi famosi, su uno sfondo blu-grigio. Il risultato è un effetto molto patinato, ottenuto anche grazie all’utilizzo di colori saturi.

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Jill Greenberg è una fotografa molto apprezzata negli Stati Uniti, specializzata in ritrattistica, ma nota anche per i suoi scatti per celebri campagne pubblicitarie. Canadese di origine, è cresciuta nella periferia di Detroit. Dopo il diploma alla Rhode Island School of Design, con indirizzo in fotografia si è trasferita a New York per esercitare la professione. Dal 2001, invece, vive a Los Angeles dove risiedono molti suoi famosi clienti, tra cui tante star di Hollywood e personaggi del mondo della musica e dello spettacolo.

 

La bellezza negli “States of Decay”

 

States of Decay è il progetto di Daniel Barter e Daniel Marbaix, due giovani fotografi che hanno visitato i grandi edifici in rovina degli stati Uniti.

Daniel Barter and Daniel Marbaix state of decay

 L’idea è nata una sera in un pub di Londra nel luglio del 2011 quando entrambi, nella loro ricerca artistica, si stavano occupando di bellezza e decadenza, soprattutto decadenza urbana. Da quella sera diventano “the Dan duo” e iniziano a viaggiare insieme, come due “esploratori urbani”, inseguendo il sogno di catturare la bellezza nel mezzo della desolazione degli edifici abbandonati.

Si sono immersi nell’archeologia di grandi dimore, di stabilimenti industriali, di prigioni, istituti, chiese e strutture sportive.

Un viaggio attraverso i (non) luoghi degli Stati della Decadenza, gli stessi di cui è fatta l’eccellente fiction apocalittica dei nostri giorni, The Walking Dead:  profondità di campo e di segni, in cui respirare la struggente intensità di un meraviglioso declino.

Le loro immagini vanno dal maestoso al misterioso , e mostrano mondi una volta pieni di vita , ma ormai dimenticati .

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Senza specificare la provenienza esatta di ogni singolo scatto, ma cercando la connessione interiore con ogni soggetto, i due Daniel hanno scelto alcuni luoghi una volta collettivi dell’America del NordEst (ad esempio: il Seaview Tubercolosis Sanatorium di Staten Island, lo Steubenville Steel Works in Ohio, il Rockland Psychiatric Hospital e il Buffalo Central Terminal nello Stato di New York, e altre scuole abbandonate, asili, ex fabbriche, depositi in disuso, teatri, fornaci, prigioni e cattedrali tutti diroccati) e ne hanno catturato la caduta, lo svuotamento, il passaggio dal tempo della funzione a quello dell’oblio.

Le loro immagini mostrano grandi complessi urbani industriali, mondi che una volta erano pieni di vita, si mostrano ora come luoghi ormai dimenticati.

Matera , una città senza tempo

I Sassi rappresentano la parte antica della città di Matera. Sviluppatisi intorno alla Civita, costituiscono una intera città scavata nella roccia calcarenitica, chiamata localmente “tufo”, un sistema abitativo articolato, abbarbicato lungo i pendii di un profondo vallone dalle caratteristiche naturali singolari e sorprendenti: la Gravina. Strutture edificate, eleganti ed articolate si alternano a labirinti sotterranei e a meandri cavernosi, creando un unicum paesaggistico di grande effetto.

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Il sovrapporsi di diverse fasi di trasformazioni urbane sull’aspra morfologia murgica originaria, il raffinato dialogo tra rocce ed architettura, canyon e campanili, ha creato nel corso dei secoli uno scenario urbano di incomparabile bellezza e qualità. Un tempo cuore della civiltà contadina, oggi, ristrutturati e rinobilitati, i Sassi rivivono e lasciano senza fiato soprattutto di sera quando le piccole luci di residenze, botteghe di artigiani e ristoratori li rendono come un presepe di cartapesta. I Sassi si compongono di due grandi Rioni: Sasso Barisano e Sasso Caveoso, divisi al centro dal colle della Civita, l’insediamento più antico dell’abitato materano, cuore della urbanizzazione medioevale.

 

Roma d’inverno

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Beatrice Boido

Situations are Red – Maia Fiore

Avete mai pensato al primo significato della parola “situazione”? La fotografa francese Maia Flore si è rifatta alla voce del dizionario che la definisce come “ubicazione” rispetto al mondo per realizzare una serie di scatti emozionanti, sospesi tra realtà e fantasia. Protagonista di “Situazioni” oltre alla natura, è una ragazza vestita di un abito rosso in cammino alla ricerca di se stessa… della sua collocazione, appunto.

Maia Flore è nata nel 1988, in Francia. Nel 2011, entra a far parte dell’ Agenzia VU’. Il suo percorso si inserisce in una ricerca di coincidenze fra la realtà e il suo immaginario. Un mondo creato da numerosi cassetti sotto forma di narrazioni emozionanti e avvincenti, bizzarre, a volte surreali. In Svezia inizia la sua prima serie di « Sleep Elevations », un viaggio sospeso in cui si lascia andare ai ricordi dell’infanzia.

Nell’estate 2012, durante la sua prima residenza in Finlandia, Maia Flore esplora nuovi metodi di rappresentazione e di narrazione. Ricerche che poi continuano al centro delle arti di Berkeley in California. Ne derivano due serie (Situations e Morning Sculptures) che continuano ad esplorare la confusione dei sentimenti in cui la fotografia colloca sia i personaggi che gli spettatori.

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Nelle situazioni , una ragazza attraversa paesaggi variamente intemperie indossando un abito rosso sorprendente . Alla ricerca di una libertà sublime , si reca a trovare momenti fugaci di comunione con la natura . Drappeggiata di rosso , cattura la luce del sole o si seppellisce nella nebbia . Come se stesse cercando di riscoprire questo spazio , si aggira sulle nuvole senza sbocco che evaporano nel paesaggio sul ritorno del sole che scaccia il loro mistero .

maia5Come un gioco tra realtà e fantasia , lo scontro tra chiaroveggenza e un momento di follia , la ragazza è divertita dalla sua confusione emotiva  e ci fa riscoprire gli spazi, le luci e i colori in cui ci muoviamo ogni giorno.

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