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BORGATE. Il cuore di Roma, quello vero

Le BORGATE non sono solo periferia, sono soprattutto il cuore di Roma

12 periferie di Roma, quartieri sorti alle estremità della città, le cosiddette “borgate”, una volta distanti oggi parte integrante del tessuto urbano della capitale. Questi i soggetti scelti da Pasquale “Pas” Liguori per il suo reportage fotografico in mostra alla Casa della Memoria e della Storia dal titolo BORGATE.

La mostra, a cura di Daniele Zedda, promossa da Roma Capitale- Assessorato alla Crescita culturale- Dipartimento attività Culturali in collaborazione con Zètema Progetto cultura, è aperta al pubblico fino al 31 ottobre 2017.

Sono nata a Roma, vivo a Roma, conosco Roma. Il ragionamento fila. Ne sono più che convinta di conoscere la mia città e in effetti se qualche “outsider” me lo chiede rispondo sempre di sì. So dare ottimi consigli sui luoghi da visitare, i bar e i ristoranti dove mangiare, le stradine e i vicoli nei quali perdersi tra foto e scorci pregni di storia. Roma conta 2.873.494 abitanti per 35 quartieri. Dunque, pensandoci bene, alla domanda “conosci Roma?” dovrei proprio rispondere di no. Io a San Basilio non ci sono mai stata, a Val Melania nemmeno, idem con patate per Gordiani, Primavalle o Quarticciolo e potrei anche continuare.

Questi e altri sette distretti: Acilia, Pietralata, Prenestino, Tiburtino III, Trullo e Tufello costituiscono il cuore dell’indagine fotografica di Pasquale Liguori, detto “Pas”.

 

Ogni domenica mattina, alle prime luci dell’alba Pas si è dedicato alla ripresa fotografica delle dodici borgate storiche istituite in epoca fascista, un viaggio stimolato dal desiderio di esplorare una Roma autentica. Il criterio di ripresa ha seguito condizioni temporali e ambientali omogenee. Pad, tramite le sue fotografie, racconta un silenzio apparente, che coincide con il ristoro collettivo nelle prime ore del mattino del giorno festivo, dopo la frenesia e la routine dei giorni precedenti. In quei momenti sono tutti a casa, mentre piazze e strade sono deserte. La scelta non è stata casuale, da un lato l’autore esplora volumi, spazi e strutture; dall’altro, registra un’umanità che sebbene non visibile rimane l’assoluta protagonista di quei luoghi. L’indagine, fedele ai valori, alla storia e alle trasformazioni delle borgate, si discosta da quel tipo di retorica un po’ pettegola sullo stato di problematiche che non vengono comunque omesse. Quello che Pas privilegia è la percezione del luogo, il rapporto uomo- territorio e la possibilità di sviluppo sociale. L’intento è quello di indurre lo spettatore non solo alla riflessione ma anche all’iniziativa consapevole in aree complesse dove tradurre in pratica i vantaggi che potrebbero derivare dall’integrazione di istanze e culture differenti, contrastando derive urbanistiche e incitando a una vita degna e migliore.

   

È chiaro che per conoscere Roma, in tutte le sue sfumature, una mostra non basta, ma nel mio caso è stato sicuramente un inizio. Spesso crediamo di conoscere la nostra città perché frequentiamo i quartieri centrali, i locali alla moda, perché andiamo a far compere nei negozi di nicchia o sappiamo dare indicazioni ai turisti. Oltre le mura però si snoda il vero cuore della città, quello dove vivono i romani, ben diverso da quello dei bed and breakfast e dagli Hop on Hop off Bus. Realtà da mille sfaccettature, fatta di quotidianità e non di un week end last minute.

 

BORGATE è un progetto articolato che propone, oltre la mostra, anche un programma di appuntamenti sul tema delle borgate, sotto il profilo storico, urbanistico, sociologico e culturale, sempre alla Casa della Memoria e della Storia, dal 5 ottobre al 6 dicembre 2017.

PROGRAMMA APPUNTAMENTI DAL 5 OTTOBRE AL 6 DICEMBRE 2017

 5 ottobre, ore 15.30

Giornata di studi

La giornata di studi introduce il tema delle borgate a Roma, sia attraverso un excursus storico relativo alla loro nascita ed evoluzione, sia attraverso un riferimento alla situazione attuale nel contesto dell’evoluzione della città e delle sue periferie. Le borgate hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della Capitale, sia dal punto di vista urbanistico e sociale, sia dal punto di vista identitario e dell’immaginario collettivo. Anche il termine “borgata” ha avuto diverse declinazioni nel corso della storia. L’introduzione a questi temi viene sviluppata attraverso il contributo degli storici sulla nascita e l’evoluzione delle borgate, dei sociologi (con particolare riferimento ai lavori di Ferrarotti e del suo gruppo di ricerca), degli urbanisti (con particolare riferimento all’evoluzione recente delle borgate e alla situazione della periferia romana), dei politologi (sulle politiche che le diverse giunte capitoline hanno sviluppato negli anni, a partire da quella di Petroselli).

Programma

Interventi:

– Borgate “ufficiali” a Roma: origini, cronologie, tipologie e modelli abitativi

La parola borgata ha acquisito nel tempo una tipicità tutta romana. Essa, tuttavia, rimanda ad una molteplicità di luoghi, forme di insediamento, contesti sociali e culturali non sempre tra loro sovrapponibili. Si pone dunque la necessità di una ricognizione in grado di classificare e distinguere meglio le varie specie di borgate, secondo specificità e caratteristiche che appaiono costitutive alla loro nascita, ma che non mancano di approfondirsi nel corso del secondo dopoguerra.

Intervento di Luciano Villani, Università degli Studi dell’Aquila, Centre d’histoire sociale du XXe siècle (Universitè Paris 1 Panthéon Sorbonne)

– Roma tra fascismo e dopoguerra: la progressiva “zonizzazione” della città capitale

Tra le due guerre mondiali – e in particolare nel corso degli anni Trenta, con la Roma “vetrina del regime” – la città avvia definitivamente un suo processo di “zonizzazione”, poi ripreso e amplificato nei primi decenni del dopoguerra, dividendo in modo esplicito il territorio in crescente espansione secondo aree socialmente connotate. L’intervento ripercorrerà sinteticamente tale dinamica, con attenzione per le condizioni di vita dei quartieri popolari e delle borgate, dai singolari elementi di continuità.

Intervento di Lidia Piccioni, docente di Storia Contemporanea, Dipartimento di Storia Culture Religioni, Sapienza Università di Roma

– Studi su borgate e periferie romane. Ferrarotti e collaboratori

Lo studio delle borgate è stato un momento importante nella formazione della sociologia a Roma e di un gruppo di ricercatori intorno alla figura di Franco Ferrarotti. L’intervento traccia i contenuti e l’evoluzione di queste ricerche a partire dalla prima lettura sociologica alla fine degli anni ’60, con il lavoro di Ferrarotti e le ricerche qualitative su Alessandrino, Acquedotto Felice, Quarticciolo, lo sviluppo successivo con un quadro generale della speculazione edilizia a Roma, e successivamente l’allargamento su Magliana nuova, Valle dell’Inferno/Valle Aurelia, ed infine una ripresa delle vecchie ricerche a decenni di distanza all’interno di un panorama mutato e lo sviluppo di zone borghesi, per concludere con gli studi su Acilia.

Intervento di Maria Immacolata Macioti, docente di Sociologia, Sapienza Università di Roma

– La politica per le borgate, da Petroselli a oggi

Nel corso degli anni il problema della casa e la questione delle borgate e della riqualificazione delle periferie hanno avuto sempre una grande importanza e hanno condizionato le politiche delle diverse amministrazioni capitoline che si sono succedute nel governo della città. Solo alcune hanno affrontato con organicità e decisioni i problemi, a partire da quelle di centro-sinistra (soprattutto col sindaco Petroselli). Le politiche pubbliche sono poi cambiate nel tempo fino a quelle delle amministrazioni più recenti.

Intervento di Walter Tocci, senatore

– Identità e dinamiche attuali delle borgate e della periferia romana

Le borgate ufficiali fasciste hanno subito una profonda evoluzione nel tempo e ora si trovano inglobate all’interno della città consolidata, nell’ambito della quale costituiscono “paradossalmente” un luogo di qualità. L’identità locale e le caratteristiche urbanistiche giocano un ruolo rilevante. D’altronde devono essere lette e interpretate all’interno dell’evoluzione più recente delle diverse “periferie” romane, da quella abusiva a quella delle “centralità”, alla “città del GRA”.

Intervento di Carlo Cellamare, docente di Urbanistica, Sapienza Università di Roma

Coordina Alessandro Portelli, presidente del Circolo Gianni Bosio

 

18 ottobre, ore 15

Giornata seminariale sul tema La lotta per la casa

Programma

– Proiezione del docufilm “Sotto un cielo di piombo. Il movimento di lotta per la casa a Roma 1962-1985” di Massimo Sestili (2017, 65’)

Negli anni ’60 a Roma centomila famiglie vivevano in baracche, tuguri, grotte, in appartamenti fatiscenti, in promiscuità. Si stimavano in tre-quattrocentomila le persone bisognose di un alloggio. La lotta del movimento per la casa iniziò a radicalizzarsi dal 1961 con le prime occupazioni di case popolari in tutta la città. Il docufilm ne ripercorre la storia attraverso le testimonianze dei protagonisti.

Introduzione a cura di Massimo Sestili e Nina Quarenghi

A cura di Irsifar

– Proiezione del documentario “Good-buy Roma” di Margherita Pisano e Gaetano Crivaro (2011, 50′)

Abbandonato da anni, chiuso, protetto e minacciato da un alto muro spinato, ricoperto da tanta polvere, l’edificio di Via del Porto Fluviale 12 era un ex magazzino militare, di proprietà pubblica, uno di quei tanti scheletri che come funghi spuntano nel panorama cittadino. Era, perché oggi è qualcos’altro. Con gli anni e il lavoro la polvere è stata scacciata, il processo di degrado fermato, e la vita ha preso il suo posto.

Dal giugno 2003 abitano, in questo ex scheletro, circa 100 famiglie, provenienti da tre continenti. In 8 anni sono nati circa 40 bambini. Cosi l’ex magazzino è diventata non solo una casa, ma quasi una piccola città.

In selezione ufficiale in numerosi festival di cinema  nazionali e internazionali (Bellaria Film Festival,  Ethnographic and Documentary Filmfest Vienna, CineMigrante Film Festival, Ânûû-rû âboro Festival International du Cinéma des Peuples ,etc.) vincitore di numerosi premi tra i quali Premio del pubblico al Docucity – Documentare la Città; Menzione migranti  al Visioni Fuori Raccordo Film Festival; miglior film al Bastimento Film Festival.

Introduzione a cura di Margherita Pisano e Gaetano Crivaro

A cura di Carlo Cellamare, docente di Urbanistica, Sapienza Università di Roma

 

9 novembre, ore 15

Giornata seminariale sul tema La street art

 Programma

– Processi culturali e relazionali legati alla street art

L’intervento fornisce un quadro interpretativo critico e introduttivo al vasto tema della street art, con riferimento soprattutto ai contesti romani. La street art infatti è caratterizzata da processi e pratiche (non solo culturali) molto diversi, che si sviluppano e viceversa attivano insiemi di relazioni (tra le persone e con i territori) differenti. L’intervento intende fornire una griglia di questioni cui rivolgere attenzione quando si trattano tali problemi.

Intervento di Alessandro Simonicca, docente di Antropologia Culturale, direttore della Scuola di specializzazione in beni demoetnoantropologici, Sapienza Università di Roma

A cura di Carlo Cellamare, docente di Urbanistica, Sapienza Università di Roma

– Il Trullo. Quartiere, paese, esempio di accoglienza

Percorso tra storia, arte e memoria nella borgata storica del Trullo a cura degli studenti della classe V F dell’I. I. S. “Via Silvestri, 301” e della professoressa Fiorella Vegni.

Introduzione di Nina Quarenghi, ricercatrice Irsifar

A cura di Irsifar

– Tor Marancia e San Basilio: due esperienze di street art

Due esperienze diverse per modalità realizzative e dimensione d’intervento che si propongono lo stesso obiettivo: affidare all’arte urbana un messaggio che vada oltre l’immagine per rompere quel cordone d’isolamento che ha reso queste borgate a volte ostili, ripiegate su se stesse, sconosciute ai più. Una nuova stagione di ricerca artistica e di partecipazione degli abitanti per una rigenerazione culturale e sociale.

Intervengono Paola Rosati, architetto, e Simone Pallotta (Associazione Walls), e Stefano Santucci Antonelli (Big City Life)

Testimonianze dei rappresentanti delle Associazioni Residenti Tor Marancia e San Basilio

A cura di Istituzione Biblioteche di Roma

 

23 novembre: ore 15 – 19

Giornata seminariale sul tema La produzione culturale del territorio

 Programma

– La presenza delle biblioteche come luoghi di produzione culturale

La biblioteca come centro civico fondamentale che svolge un ruolo che va al di là della propria vocazione culturale: essa infatti è anche luogo di aggregazione e relazione importante per un territorio, nonché presidio che tiene viva una zona e le dona vivacità, aumenta la socialità ed è un servizio per la città che le ruota attorno e che può trovare in essa motivo per una nuova desiderabilità del territorio.

Intervento di Anna Andreozzi di Biblioteche di Roma. Testimonianze di Cataldo Coccia (Biblioteche di Roma) su Primavalle e dei vincitori del Premio Storie a Primavalle.

A cura di Istituzione Biblioteche di Roma

– Dialogo tra recitazione, musica, arte filmica e fotografia “La passione non ottiene mai il perdono – Ripensando Pier Paolo Pasolini”

A poco più di 40 anni dalla sua morte, un omaggio alla modernità di Pier Paolo Pasolini, al suo impegno colto e popolare. Si parte da alcune poesie per poi passare agli articoli raccolti negli “Scritti corsari”, a estratti cinematografici e teatrali, fino alla testimonianza di persone a lui vicine.

Intervento di Maria Letizia Gorga, attrice, con musiche dal vivo di Stefano De Meo.

A cura di Federica Altieri regista e guida dell’associazione culturale “Le Arti si sfogliano”.

– Da Armandino Liberti agli Assalti Frontali

Presentazione del progetto editoriale “Da Armandino Liberti agli Assalti Frontali”. Il cd annesso al volume, prossimamente pubblicato dalle edizioni Squilibri, contiene brani editi e inediti di Armandino Liberti, poeta e musico vissuto a Pietralata e ora non più attivo a Roma, dal cui repertorio Sara Modigliani ha tratto alcune canzoni che delineano con il colore di un romanesco mai volgare, con ironia ma anche con toni di amara denuncia, le condizioni di vita a Pietralata negli anni ’50/’60. Interessante è nel cd la riproposta dei brani di Liberti da parte di gruppi emergenti o consolidati della scena musicale popolare come gli Assalti Frontali.

Presentazione di Omerita Ranalli, antropologa ed etnomusicologa. Intervento musicale di Sara Modigliani.

A cura del Circolo Gianni Bosio

 

29 novembre: ore 16.45

Giornata di proiezioni Cinema e borgate

A cura del Circolo Gianni Bosio

– Proiezione del film “Et in terra pax” di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini (2011, 89 min)

Storia durissima, pasoliniana, ambientata nella periferia romana del serpentone di Corviale. Il film, prodotto e  realizzato da ex studenti del centro sperimentale di cinematografia, parla di solitudine, emblematica in certe periferie. Come lo stesso poeta-regista ha profetizzato, “anche la periferia ha fatto un salto ma, probabilmente, nella direzione sbagliata. Se prima la necessità era sopravvivere giorno per giorno, ora sembra essersi spostato l’asse del bisogno. Se prima la necessità era quella di arrivare al giorno dopo e a quello dopo ancora, ora il bisogno è un qualcosa che va oltre l’istinto della sopravvivenza. La necessità è ciò che viene generato dal consumismo. È molto più importante l’apparenza che l’effettiva propensione alla sopravvivenza. Ma questo non è solo un problema della periferia”.

Sono presenti gli autori.

– Proiezione del documentario “Piazza Tiburtino III” di Riccardo Morri, Marco Maggioli, Paolo Barberi, Riccardo Russo e Paola Spano (2011, 38 min)

Il lavoro trae spunto da una serie di attività di ricerca che si sono svolte nel quartiere di Tiburtino III attraverso la raccolta di 120 interviste a soggetti che abitano il quartiere e su ricerche di archivio (ATER di Roma, Comune di Roma, ATAC, Istituto Luce e AAMOD i più consultati). L’apporto alla ricerca del documentario, oltre alle video interviste realizzate sul campo, sta proprio nell’utilizzo di fonti audiovisive appartenenti a differenti periodi storici, dal Cinegiornale Luce relativo all’inaugurazione dei lotti datato 1937 fino al materiale contemporaneo.

Sono presenti gli autori.

 

6 dicembre: ore 15 – 19

Giornata seminariale sul tema Il focus sulle borgate: Primavalle, Tiburtino III, San Basilio e Gordiani

 Programma

– La borgata di Primavalle. La vita dei “trasferiti” prima e dopo gli sventramenti del Centro Storico.

Narrazione sul tema del trasferimento forzato di una parte della popolazione dal centro storico di Roma alle periferie alla fine degli anni 30 del secolo scorso, in seguito agli sventramenti realizzati dal regime fascista. I curatori hanno raccolto la testimonianza di una famiglia che abitava nei pressi del Colosseo, in particolare quella di una donna oggi ottantaseienne che ricorda il tipo di vita che conduceva all’epoca in quel quartiere, i giochi e la vita in strada, confrontandolo con quello intervenuto dopo il trasferimento della famiglia nel quartiere di Primavalle, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.

Le foto di Ippolita Paolucci accompagnano il racconto e documentano i luoghi, com’erano all’epoca e come sono diventati oggi.

Interventi di Carlo Gnetti, giornalista, Ippolita Paolucci, fotografa, Roberto Morassut, politico e storico, Cataldo Coccia, Biblioteca Franco Basaglia a Primavalle, Carlo Cellamare, docente di Urbanistica, Sapienza Università di Roma.

A cura di Carlo Gnetti e Ippolita Paolucci

– La borgata Tiburtino III

Presentazione dei risultati di 5 anni di lavoro di ricerca sulla storia di 70 anni di vita della borgata, con un’ibridazione di metodi e saperi (geografia storica e urbana, storia orale, geografia e antropologia visuale, ecc..). L’intervento mira essenzialmente a mettere in evidenza la costruzione della relazione comunità-territorio nella considerazione della dimensione co-evolutiva del concetto paesaggio, la cui sintesi trova espressione simbolica nei luoghi della memoria collettiva, nel loro riconoscimento e nella sopraggiunta crisi di riferimenti territoriali di appartenenza, di rappresentazione e di organizzazione.

Paola Spano ha raccolto il materiale di storia orale, su Tiburtino III, conservato nel Fondo a suo nome nell’Archivio Franco Coggiola del Circolo Gianni Bosio.

Partecipano anche gli abitanti storici del quartiere, “testimoni” della sua trasformazione.

Interventi di Riccardo Morri, docente di Geografia, Università La Sapienza di Roma e Paola Spano, ricercatrice del Circolo Gianni Bosio.

A cura del Circolo Gianni Bosio

– La borgata di San Basilio

Verrà presentato il progetto SanBasilioCALLING: laboratori creativi e storytelling in una periferia romana. Premessa sul contesto sociale e motivi della scelta, strumenti e obiettivi, ruolo dei partner, aspettative.

Progetto a cura di AMM, Archivio delle memorie migranti con la collaborazione di AAMOD, Archivio del movimento operaio; Echis, Incroci di suoni; Cro.M.A, Cross Media Action e Circolo Gianni Bosio.

Intervento di Gianluca Gatta, antropologo presso Archivio delle Memorie Migranti.

A cura del Circolo Gianni Bosio

– La borgata Gordiani

Dal libro “Storia di Borgata Gordiani. Dal fascismo agli anni del “boom”. Sono  gli abitanti a raccontare la loro storia, che copre trent’anni decisivi per lo sviluppo italiano e della città: gli anni del fascismo, la lotta di liberazione, così come la cultura della comunità, la vita quotidiana e la lotta per la casa sono i grandi temi in cui si inseriscono i discorsi di chi ha vissuto la borgata. Alle loro voci si contrappuntano alcune voci note, come Rosario Bentivegna e Sergio Citti, o di chi l’ha frequentata per rappresentarla, come Bernardo Bertolucci.

Intervento di Ulrike Viccaro, ricercatrice del Circolo Gianni Bosio.

A cura del Circolo Gianni Bosio

 

 

 

 

La Casa della Memoria e della Storia si trova in via San Francesco di Sales, 5

Lun- ven, ore 09.30- 20.00

Ingresso libero

 

 

 

Roma 3.0 – Il nuovo nella città eterna di Officine Fotografiche

Officine fotografiche è una delle associazioni culturali più ferventi nell’ambito della promozione della fotografia.

Situata nel cuore di Garbatella è una vera incubatrice di talenti fotografici, accompagnando gli artisti fin dalla formazione, con appositi corsi e workshop di vari livelli tenuti da docenti selezionati e con ampia esperienza.

Gli esiti di tali programmi di formazione vengono presentati in esposizioni parallele alle mostre di nomi risonanti ed illustri organizzate periodicamente nella loro sede di via Giuseppe Libetta n.1.

Tra queste una delle più rilevanti è senz’altro “ROMA 3.0 – IL NUOVO NELLA CITTÀ ETERNA”, una mostra realizzata da un gruppo di lavoro con l’obiettivo di mostrare Roma in tutte le sue essenze, indagando la realtà capitolina dal 2000 in poi attraverso un susseguitesi architettonico mostrato dal punto di vista di chi vive la città; non “immagini cartolina” ma strappi di architettura vissuta ed immortalata.

 

I fotografi che hanno partecipato all’esposizione: Pier Luigi Altieri, Lucio Baldelli, Salvatore Belli, Carlo Bertana, Laura Bussotti, Carlo Campobasso, Luca Chiaventi, Andrea Civenzini, Marina Conti, Giovanni Coppi, Luigi Corvisieri, Enrico Cubello, Giuseppe D’arpa, Marta De Cinti, Gabriella Delaimo, Luisa Di Basilio, Rosaria Di Nunzio, Francesca Dini, Simonetta Facioni, Alessandro Fascetti, Lillo Fazzari, Daniele Florenzi, Gian Marco Garutti, Carola Gatta, Silvia Giancola, Alessandra Guerrizio, Giulia Leporatti, Maria Giulia Marini, Angelo Masetti, Angelo Miranda, Vittorio Nera, Simonetta Orsini, Luca Paccusse, Maria Grazia Petruzzelli, Barbara Provinciali, Mauro Raponi, Stefano Regini, Cecilia Ribaldi, Stefania Romano, Julia Ryzhenko, Giovanni Sabato, Antonella Simonelli, Claudia Tombini, Antonino Ulissi, Massimo Valentini, Angela Vicino, Alessandro Zompanti.

Eugenia de Petra inaugura La Stanza, il nuovo spazio creativo a cura di Studio Pivot

La Stanza è il nuovo cuore creativo del rione Monti. A cura di Studio Pivot, ogni settimana accoglierà designer, curatori, artisti, fotografi e realtà indipendenti che svilupperanno al suo interno progetti speciali.

La prima esposizione che inaugura lo spazio è (Ir)regular lines di Eugenia de Petra. Con questo progetto le linee regolari delle immagini dell’artista fondono equilibrio visivo e razionalità prospettica, portando lo sguardo a percorrere una strada che ha un inizio e una fine, appunto regolari. Eugenia de Petra ha voluto concentrarsi sugli angoli che si creano grazie alla struttura architettonica e grazie alla sua inquadratura. Sono presenti linee che tagliano il cielo e accompagnano lo sguardo dell’osservatore a porsi domande sull’immagine in questione e chinando la testa verso destra o sinistra questi potranno lasciarsi trasportare dall’immaginazione. L’artista in questo modo riesce a mischiare realtà e razionalità architettonica con irrealtà data da un punto di vista inusuale. (Ir)regular Lines è frutto di un percorso artistico iniziato con il progetto Isole, “luoghi distanti, conchiusi e visti spesso da lontano” come li definisce l’artista nei quali la stessa si abbandona al fascino delle linee e delle forme della struttura.

La mostra sarà accessibile fino al 13 Giugno, dal 14 Giugno si potrà invece apprezzare Prove Remote di Andrea De Fusco che esporrà ne La stanza di Monti fino al 18 Giugno.

 

8-13 giugno – Eugenia de Petra w/ (Ir)regular Lines
14-18 giugno – Andrea De Fusco | Prove Remote
Info e orari: https://lastanzamonti.tumblr.com/
Per iscriversi alla mailing list: https://goo.gl/EA2wHs
Instagram: https://www.instagram.com/lastanzamonti/
Per avere informazioni sullo spazio: lastanza@studiopivot.it

La Stanza – Via Cimarra 57/a – Rione Monti

Vivian Maier: La fotografa della realtà in bianco e nero

Il Museo di Roma in Trastevere ospiterà dal 17 marzo al 18 giugno una mostra dedicata a Vivian Maier, la grande fotografa statunitense, il cui talento artistico rimase  all’oscuro fino alla sua morte.

La mostra, una sequenza di 120 foto in bianco e nero unite ad alcuni scatti a colori e a una serie di filmati in super8,  propone lo sguardo curioso e attento dell’artista rivolto ad una società in piena trasformazione, quella degli anni ’50 e ’60,  con New York a Chicago a fare da sfondo.

Vivian Maier, newyorchese di nascita, si guadagnava da vivere prendendosi cura dei piccoli rampolli della New York bene, in pratica faceva la “Tata”, proprio come Mary Poppins.

La Maier viveva le sue giornate dividendosi tra la cura dei bambini e la ricerca, quasi ossessiva, dei particolari da fotografare.  Le  bastava avere tra le mani la sua Rolleiflex   per compiere il miracolo.

 

 

Era la vita reale che prendeva forma … dettagli semplici,  istanti di quotidianità narrati con  sensibilità ed eleganza. La Maier era in grado di entrare in sinergia con i suoi soggetti riuscendo a coglierne la profondità, che fosse in uno sguardo, in una mano, in un sorriso, in una lacrima.

Una straordinaria sequenza di immagini di coppie giovani e anziane rappresentate nella loro massima spontaneità; la mutazione dell’infanzia in tutte le sue sfumature.

 

 

Pecursora dei moderni selfie, amava gli autoscatti. Lo specchio del bagno, quello della camera, la vetrina per la strada, lo specchietto da trucco, e perché no, anche la sua stessa ombra. In qualsiasi momento, in qualunque luogo, niente e nessuno le impedivano di scattare.

Capelli corti, sguardo languido, portamento severo……  questa donna così normale celava un grandissimo talento, alimentato da una passione estrema che la vedrà, dopo la sua morte, tra i più grandi street-photography degli anni ’90.

Fatto curioso è che se oggi le sue foto stanno facendo il giro del mondo è per una mera, e aggiungerei straordinaria, coincidenza.

 

Era il 2007 quando John Maloof, un giovane scrittore e giornalista americano, alla ricerca di materiale fotografico per la stesura di un libro su Chicago si ritrovò a partecipare ad un’asta, una di quelle in cui si mettono in vendita gli oggetti pignorati dal fisco. Per meno di 400 dollari si aggiudicò uno dei più grandi tesori artistici del novecento, confiscato alla Maier per il mancato pagamento dell’affitto del piccolo appartamento dove viveva.

Tata Maier morì per un banale incidente a Chicago, nel 2009, senza veder riconosciuto il suo straordinario talento.

 

INFORMAZIONI UTILI

Dove : Museo di Roma in Trastevere – Piazza Sant’Egidio, 1/B Roma

Orari : da martedì a domenica ore 10-20, chiuso lunedì e 1 maggio La biglietteria chiude alle ore 19.00 Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale, Realizzata da Fondazione FORMA per la Fotografia in collaborazione con Zètema Progetto Cultura

Biglietti : Tariffe non residenti: Intero € 9,50 – Ridotto € 8,50 gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Le foto di Letizia Battaglia al Maxxi. Per Pura Passione

Ci sono modi e modi di raccontare la mafia. Intere carriere ci si sono costruite sopra la speculazione di cosa nostra. E poi c’è lei, Letizia Battaglia che la fotografa “per pura passione”.

Per pura passione è il titolo della mostra in esposizione al Maxxi di Roma inaugurata il 24 Novembre e che terminerà il 17 Aprile 2017.

Le fotografie della Battaglia spesso sono cruente “difficile da accettare” come le descrive la stessa fotografa, eppure l’allestimento della mostra “per Pura Passione” le rende quasi romantiche. La mostra è la storia di un percorso, di un’evoluzione che l’artista ha compiuto durante tutta la sua carriera. La Battaglia, nonostante tutto il successo rimane attaccata alla sua Palermo, della quale ha voluto raccontare tutto, dalla bellezza all’orrore, con l’estrema sincerità che la rappresenta. Una fotografa militante, è così che si è descritta a Paolo Falcone, Margherita Guccione e Bartolomeo Pietromarchi, curatori della sua retrospettiva. “Una persona non una fotografa”.

Paolo Falcone, descrive il rapporto di Letizia Battaglia con Palermo un rapporto ancestrale, e in quegli anni in cui la lotta alla mafia era diventata una vera e propria guerra, la Battaglia riesce a interpretare e rappresentare questa realtà in modo magistrale.

 

Non solo morti ammazzati, Letizia Battaglia ha fotografato anche il bello che circonda Palermo, ha costruito un percorso d’amore e di attenzione che parte con la foto di una prostituta scattata nel 1968.

Un’esposizione, 200 fotografie che testimoniano non solo la storia della mafia, ma anche quaranta anni di vita e società italiana, insieme a documenti inediti, riviste, film, interviste Il testo di Attilio Bolzoni è un estratto dal libro Per Pura Passione che in occasione della mostra correda il volume Anthologia edito da Drago.

 

 

Paradiso Inclinato, big e nuovi talenti dell’arte Contemporanea all’Ex Dogana

Ha inaugurato venerdì 28 Aprile “Il Paradiso Inclinato”, una mostra in cui le opere dei nomi più importanti dell’arte contemporanea italiana sono state esposte insieme ad opere e interventi site specific di alcuni dei giovani artisti più promettenti del panorama.

Alighiero Boetti – Gino De Dominicis – Tano Festa – Jannis Kounellis – Luigi Ontani – Giulio Paolini – Mario Schifano – Michelangelo Pistoletto – Emilio Prini – Cesare Tacchi – Alberto Di Fabio – Pietro Ruffo – Gea Casolaro – Luana Tina Wojaczek Perilli – Alberonero – Andreco – Mariana Ferratto – Borondo – Eracle Dartizio – Daniele “Deca” De Carolis – Alessandro Giannì – Matteo Nasini – Cesare Marchi – Marco Tirelli – Leonardo Petrucci – Luigi Puxeddu – SBAGLIATO – Karine Sutyagina – Edoardo Tresoldi – Veronica Vazquez – Duskmann.

Tutti insieme e gratuitamente all’ex Dogana di San Lorenzo a Roma fino al 15 Maggio curati da Luca Tomìo e presentati da Achille Bonito Oliva.

Video: Achille Bonito Oliva presenta la mostra Il Paradiso Inclinato all’Ex dogana

Una grandissima quantità di opere, frutto di un lavoro di contatti enorme, ma che si associa a interventi di giovani artisti emergenti di talento come Sbagliato e Alberonero. L’ex Dogana di Roma, fino a pochi mesi fa un ammasso di calcinacci e polvere diventa spazio espositivo, l’arte contemporanea esce da quei “musei consacrati” come li chiama Achille Bonito Oliva per approdare nelle strade, in spazi non convenzionali. In questo caso lo stile post industriale, il grigio e gli ampi spazi sono stati riempiti (forse troppo, ndr) da una moltitudine di opere, ma quello che gli esperti del settore criticano alla mostra è proprio la mancanza di un “filo logico” di un tema, di un ordine, il che ha forse portato un po’ di confusione creando qualche problema di apprezzamento.

L’inaugurazione ha ospitato migliaia di persone segno che l’arte a Roma sta uscendo dalle gallerie e la street art sta smettendo di essere solo “di strada” in un incontro che incuriosisce molti, anche chi, di arte non si è mai occupato.

Fra le opere più di impatto senza dubbio va citata quella di Edoardo Tresoldi con la sua interessantissima installazione fatta di rete metallica, ma anche “Ubiquitas” di Gonzalo Borondo e le “Migrazioni” di Pietro Ruffo.

Tresoldi - Ex dogana
Tresoldi – Ex dogana

Mettere l’arte alla portata di tutti gratuitamente, renderla accessibile anche culturalmente esponendola in spazi non più elitari, non è una sfida nuova, in molti hanno cominciato a portarla avanti e si può dire che l’arte contemporanea ha fatto in questi anni dei passi in avanti in tal senso. Ben vengano le iniziative di questo tipo, con la certezza che ancora molto c’è da fare.

Rame, Joe Victor e Jonny Blitz per Bring Back Those Colours

Nella cornice dell’Atelier Montez la musica d’autore romana incontra l’arte fotografica di Jacopo Brogioni per sostenere il progetto “ Bring Back Those Colours” a favore di Unicef Italia, prodotto da CultRise.

Ad aprire la serata sarà il cantautorato elettronica di RAME. Il gruppo nato dall’incontro con Fabio Grande e Matteo Portelli, RAME è il primo progetto ufficiale del cantautore romano Mattia Brescia a cui nel tempo si è unito Aron Carlocchia, pianista, produttore di musica elettronica e tastierista dei Mary in June e di AndyTrema. Quello di RAME rappresenta una commistione d’autore che dall’elettronica riesce a dar vita ad una voce del tutto originale e potente, che risuona, grazie ai testi di Brescia, tra le liriche dell’Arcadia e la poesia di Majakovsky. Un suono fuori dagli schemi per un pubblico colto e aperto al contemporaneo

A seguire per Bbtc si esibiranno i “Jonny Blizt”. Formatosi ormai sette anni addietro hanno riscosso sin da subito il plauso di critica e pubblico. La loro affiatata complicità diverte e convince il pubblico, sempre numeroso che già nel 2010 li ha visti vincere la seconda edizione del ROMA ROCK Giovani, vincendo il premio del pubblico e il premio della giuria. Colpa del sole è il loro secondo disco ufficiale ed il primo sotto l’egida di Maciste Dischi. Un album, maturo e non annoiato per una formazione che ha già fatto conoscere sé stessa oltre l’ambito romano.

A chiudere il concerto live ci penseranno i “Joe Victor”. I Joe Victor sono uno dei gruppi più luminosi e talentuosi di Roma. Se la trasmissione Gazebo li ha presentati alla nazione, è solo grazie alla tenacia e bravura che ha ottenuto il meritato successo. Le passioni comuni dei membri della band sono il Rock & Roll e il folk americano in tutte le sue forme, il Calypso e il Pop degli anni ’80. Questo mix di suoni viene sintetizzato in un suono mai noioso, capace di riscoprire sonorità del passato, portando un proposta fresca e non banale all’ascoltatore. Premiati dall’uscita del loro nuovo album “Blue Call Pink Riot” hanno risposto fin da subito all’appello per contribuire al futuro dell’infanizia in Nepal. Loro sono: Gabriele Mencacci Amalfitano, chitarra e voce; Valerio Almeida Roscioni, tastiere e voce; Michele Amoruso, basso; Mattia Bocchi, batteria e percussioni.

Una serata all’insegna della musica, del divertimento, ma soprattutto di partecipazione presso l’Atelier Montez che ospita dal 6 febbraio la mostra fotografica “Bring Back Those Colours”.

“Ridateci quei colori” è il progetto fotografico realizzato in Nepal da Jacopo Brogioni prima e dopo i devastanti terremoti che hanno colpito il paese nel 2015. Grazie al giovane team dell’Associazione CutlRise, “Bring Back Those Colours” dopo essere stato ospitato a Roma presso il MAXXI, a Milano durante l’Expo negli spazi del padiglione Nepal e Russia e al CRAC di Lamezia Terme arriva alla sua quarta tappa ed espone per un mese intero all’interno degli spazi dell’Atelier romano Montez, ponendosi come obiettivo non solo di sensibilizzare ma anche contribuire concretamente alla ripresa di un paese bisognoso di aiuto. Infatti il ricavato netto della mostra fotografica, della vendita delle opere e delle altre donazioni ricevute spontaneamente sarà interamente devoluto a UNICEF Italia.

Polinice ne è media partner con la consapevolezza di contribuire a una causa di solidarietà mettendo in relazione i talenti romani che vanno dalla fotografia alla scrittura, passando per la musica.

 

SABATO 20 FEBBRAIO

APERTURA AL PUBBLICO: ORE 21.30

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Presso l’Atelier Montez |via di Pietralata, 147/A, Roma
Ingresso consentito fino ad esaurimento posti con una donazione minima di 5 Euro

 

I ritratti mozzafiato di Jill Greenberg

“End Times” , progetto che ritraeva primi piani dei volti dei bambini disperati e carichi di angoscia emotiva. Tuttavia questo lavoro aveva suscitato, alcuni anni fa grandi polemiche. Sto parlando della fotografa canadese Jill Greenberg.

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All’epoca (2006) era stata definita come insensibile, un mostro, e c’era addirittura chi la accusava di abuso sui minori perché, per poter ottenere questi scatti, peraltro molto belli e ben riusciti con una luce frontale il cui effetto era  poi incrementato in post-produzione, la Greenberg aveva dovuto usare un espediente: sottrarre un lecca lecca ai bambini per poter ottenere così una loro reazione.

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Con questa serie di foto voleva esprimere “l’impotenza e la rabbia che si provano di fronte all’attuale situazione politica e sociale”, in riferimento all’amministrazione Bush.

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Il progetto però è molto originale , le sue opere sono caratterizzate da questa particolare luce d effetto che investe i soggetti, bambini, animali o personaggi famosi, su uno sfondo blu-grigio. Il risultato è un effetto molto patinato, ottenuto anche grazie all’utilizzo di colori saturi.

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Jill Greenberg è una fotografa molto apprezzata negli Stati Uniti, specializzata in ritrattistica, ma nota anche per i suoi scatti per celebri campagne pubblicitarie. Canadese di origine, è cresciuta nella periferia di Detroit. Dopo il diploma alla Rhode Island School of Design, con indirizzo in fotografia si è trasferita a New York per esercitare la professione. Dal 2001, invece, vive a Los Angeles dove risiedono molti suoi famosi clienti, tra cui tante star di Hollywood e personaggi del mondo della musica e dello spettacolo.

 

La bellezza negli “States of Decay”

 

States of Decay è il progetto di Daniel Barter e Daniel Marbaix, due giovani fotografi che hanno visitato i grandi edifici in rovina degli stati Uniti.

Daniel Barter and Daniel Marbaix state of decay

 L’idea è nata una sera in un pub di Londra nel luglio del 2011 quando entrambi, nella loro ricerca artistica, si stavano occupando di bellezza e decadenza, soprattutto decadenza urbana. Da quella sera diventano “the Dan duo” e iniziano a viaggiare insieme, come due “esploratori urbani”, inseguendo il sogno di catturare la bellezza nel mezzo della desolazione degli edifici abbandonati.

Si sono immersi nell’archeologia di grandi dimore, di stabilimenti industriali, di prigioni, istituti, chiese e strutture sportive.

Un viaggio attraverso i (non) luoghi degli Stati della Decadenza, gli stessi di cui è fatta l’eccellente fiction apocalittica dei nostri giorni, The Walking Dead:  profondità di campo e di segni, in cui respirare la struggente intensità di un meraviglioso declino.

Le loro immagini vanno dal maestoso al misterioso , e mostrano mondi una volta pieni di vita , ma ormai dimenticati .

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Senza specificare la provenienza esatta di ogni singolo scatto, ma cercando la connessione interiore con ogni soggetto, i due Daniel hanno scelto alcuni luoghi una volta collettivi dell’America del NordEst (ad esempio: il Seaview Tubercolosis Sanatorium di Staten Island, lo Steubenville Steel Works in Ohio, il Rockland Psychiatric Hospital e il Buffalo Central Terminal nello Stato di New York, e altre scuole abbandonate, asili, ex fabbriche, depositi in disuso, teatri, fornaci, prigioni e cattedrali tutti diroccati) e ne hanno catturato la caduta, lo svuotamento, il passaggio dal tempo della funzione a quello dell’oblio.

Le loro immagini mostrano grandi complessi urbani industriali, mondi che una volta erano pieni di vita, si mostrano ora come luoghi ormai dimenticati.

Matera , una città senza tempo

I Sassi rappresentano la parte antica della città di Matera. Sviluppatisi intorno alla Civita, costituiscono una intera città scavata nella roccia calcarenitica, chiamata localmente “tufo”, un sistema abitativo articolato, abbarbicato lungo i pendii di un profondo vallone dalle caratteristiche naturali singolari e sorprendenti: la Gravina. Strutture edificate, eleganti ed articolate si alternano a labirinti sotterranei e a meandri cavernosi, creando un unicum paesaggistico di grande effetto.

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Il sovrapporsi di diverse fasi di trasformazioni urbane sull’aspra morfologia murgica originaria, il raffinato dialogo tra rocce ed architettura, canyon e campanili, ha creato nel corso dei secoli uno scenario urbano di incomparabile bellezza e qualità. Un tempo cuore della civiltà contadina, oggi, ristrutturati e rinobilitati, i Sassi rivivono e lasciano senza fiato soprattutto di sera quando le piccole luci di residenze, botteghe di artigiani e ristoratori li rendono come un presepe di cartapesta. I Sassi si compongono di due grandi Rioni: Sasso Barisano e Sasso Caveoso, divisi al centro dal colle della Civita, l’insediamento più antico dell’abitato materano, cuore della urbanizzazione medioevale.