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Lanting: un viaggio nel tempo e nella natura

“Nature is my muse and it’s my passion”

Una frase semplice, diretta, concisa, che vuole esprimere chiaramente tutto l’amore di un uomo per la natura e per le sue sfaccettature, i suoi colori, i suoi odori, gli scenari e soprattutto i suoi doni. Quest’uomo è Frans Lanting. Nato a Rotterdam, studiò economia in Olanda per poi trasferirsi in America a continuare gli studi. Sarà qui che comincerà a fotografare la natura, a vivere di essa, senza più voltarsi indietro (per fortuna).

Lava river, Hawaii Volcanoes National Park, Hawaii
Lava river, Hawaii Volcanoes National Park, Hawaii

Il suo lavoro lo ha portato agli estremi del mondo, dalla giungla Amazzonica fino all’Antartide. La caparbietà e la predilezione per ciò che ama lo ha portato a fare degli scatti che resteranno nella storia della fotografia. In uno dei suoi primi viaggi in Madagascar riportò scatti strabilianti dell’isola e della vita al di fuori dell’uomo; lo stesso vale per i suoi lavori nel Nord Atlantico, nel Borneo, in Zambia e così via. L’amore e la salvaguardia della natura e della sua purezza, questo il suo sogno, la sua via.

Iceberg, Weddell Sea, Antarctica
Iceberg, Weddell Sea, Antarctica

L’abilità nel riprendere gli animali nei loro atteggiamenti più naturali è strabiliante ed è forse una delle sue migliori qualità. Egli vuole portare l’animale a dialogare con l’osservatore, estrapolandolo dalla sua semplice forma selvaggia. Cerca i sentimenti, le emozioni così da portarle a noi e farcele sentire, immaginare, toccare. «Mr. Lanting’s photographs take creatures that have become ordinary and transform them into haunting new visions», scrive il biologo Dr. George Schaller del The New York Times. La determinazione con cui persegue i suoi obiettivi è impressionante, basti pensare che rimase in Amazzonia per settimane alla ricerca dello scatto perfetto di alcuni rari pappagalli locali. Intere settimane per catturare un semplice attimo, un istante; un momento che racconta tuttavia una storia, una vita…

Cougar male, Puma concolor, Belize
Cougar male, Puma concolor, Belize

In uno dei suoi più recenti lavori in Namibia ha immortalato immagini e scenari che solo un attento studio della luce, delle prospettive, un accuratissimo controllo del “taglio” dell’immagine e una grandissima dedizione alla fotografia possono giustificare. Questa sua abilità viene inoltre messa a disposizione di tutti, dal momento che organizza frequentemente viaggi alla riscoperta della natura selvaggia a cui si può facilmente partecipare, così da vivere un esperienza che difficilmente si può dimenticare come scrive Kristy Walkeruna ragazza di Austin: «Experiencing the Galápagos with you both is something I will treasure forever».

Dead camelthorn trees, Acacia erioloba, Dead Vlei, Sossusvlei, Namib-Naukluft National Park, Namibia
Dead camelthorn trees, Acacia erioloba, Dead Vlei, Sossusvlei, Namib-Naukluft National Park, Namibia

Dal 2006 è impegnato con un progetto decisamente ambizioso, “LIFE:  A Journey Through Time”. L’idea di Lanting, che si è imbarcato in questa impresa con l’aiuto della moglie e del collaboratore Chris Eckstrom, era quella di dare una propria idea, una propria interpretazione alla storia della terra, dalle sue origini fino ai giorni nostri. Il progetto consta di un book fotografico consultabile su un sito internet creato ad hoc, ed è accompagnato da una splendida colonna sonora composta dal maestro Philip Glass. Gli scatti raccolti in questo book sono stati immortalati dal fotografo in diversi anni e lo sforzo per riuscire in un opera del genere sono stati impressionanti. Il risultato tuttavia è assolutamente spettacolare.

Toco toucan face, Ramphastos toco, Pantanal, Brazil
Toco toucan face, Ramphastos toco, Pantanal, Brazil

Ufficialmente riconosciuto come uno dei maggiori esponenti della fotografia naturalistica, il fotografo Olandese ha una predilezione per fare scatti molto ravvicinati dei suoi soggetti, non essendo interessato a tutto l’animale, ma ai suoi particolari. Maestro del colore, vuole riportarlo esattamente come si vedrebbe ad occhio nudo. Gli occhi infine: come si capisce bene da un suo intero lavoro sviluppato su di essi, questi sono la parte del corpo che maggiormente fotografa Lanting. Grandi zoommate sul volto delle creature per riuscire a catturarne la vera essenza. «No one turns animals into art more completely than FransLanting» scrive uno scrittore del “New Yorker”.

Stromatolites at dawn, Shark Bay, Western Australia
Stromatolites at dawn, Shark Bay, Western Australia

Un uomo che ha completamente dedicato la sua vita ad inseguire i suoi sogni e le sue passioni. Dice di lui Thomas Kennedy, former director della fotografia al National Geographic: «He has the mind of a scientist, the heart of a hunter, and the eyes of a poet».

Primi passi nella fotografia: parte 1 (sensibilità ISO-tempo-diaframma)

“La fotografia è probabilmente fra tutte le forme d’arte la più accessibile e la più gratificante. Può registrare volti o avvenimenti oppure narrare una storia. Può sorprendere, divertire ed educare. Può cogliere, e comunicare, emozioni e documentare qualsiasi dettaglio con rapidità e precisione.”

VITTORIO SOTTO LA NEVE
VITTORIO SOTTO LA NEVE – Raimondo Jereb

Le parole del fotografo britannico John Hedgecoe descrivono perfettamente l’amore per questa forma d’arte e la sua massificazione e commercializzazione di questi ultimi anni.  Quante volte camminando per le strade si vedono in giro bande di turisti cariche di macchine fotografiche? Quante volte passeggiando per i parchi ci sono gruppi di ragazzi con svariati tipi di fotocamere che ritraggono la natura o altro? Quante volte semplicemente ci sono persone che immortalano qualsiasi cosa gli passi davanti con il cellulare? Ci troviamo in un periodo storico dove cercare di esprimere la propria individualità ed il proprio carattere è la priorità, per emergere così da questo mondo omologato, ripetitivo, e noioso; apparire prima di essere. Per questi ed altri motivi, schiere di giovani si immergono nel mondo della fotografia cercando di imprimere nelle proprie foto la loro essenza, le loro emozioni. Ma quanti di questi sanno veramente fare fotografia?

“Hai fatto una foto in bianco e nero di una sedia da giardino con la sua ombra e l’hai sviluppata in farmacia, allora sei maledetta e intellettuale!” (Stewe Griffin)

Come qualsiasi forma d’arte anche la fotografia, oltre alla fortuna del momento, necessita di una certa dose di tecnica che troppe volte viene trascurata. Questo non vuol dire fare foto in analogico, sviluppare in camere oscure, utilizzare esposimetri, ma semplicemente cercare di essere un po’ più accorti ed imparare il funzionamento dei tanti comandi presenti nella fotocamera. Ma cominciamo dal principio…

Come prima cosa ovviamente bisogna mettere la modalità in manuale così da avere piena padronanza dell’oggetto; niente viene lasciato al caso. Di primaria importanza è capire il rapporto che c’è tra la sensibilità del sensore (ISO), l’ apertura del diaframma e il tempo di scatto. Quest’ultimo è il più facile da utilizzare. Viene espresso in frazioni di secondo per tempi molto brevi e va da un tempo illimitato (“B” bulb) a scatti velocissimi come 1/8000 s.

ghiera impostata su manuale
ghiera impostata su manuale

Questa impostazione influisce sulla luce, e soprattutto sul movimento. L’apertura del diaframma è strettamente legata al tempo di scatto ed indica la grandezza dell’apertura attraverso la quale passa la luce nell’obbiettivo. Questa funzione oltre a filtrare la quantità luminosa all’ interno della fotocamera serve anche per allungare o diminuire la profondità di fuoco in uno scatto.

tempo impostato a 1/100 S
tempo impostato a 1/100 S

Per quanto concerne la luminosità della foto, e per avere dunque una foto ben esposta (esposizione = intensità luminosa × tempo), è necessario comprendere che le due caratteristiche di cui sopra (il diaframma e tempo) vanno intese come inversamente proporzionali: all’aumentare dell’una, e diminuendo l’altra (e viceversa) il valore resta stabile. Nel prossimo articolo verrà approfondito questo concetto e queste due tematiche.

diaframma con apertura f/18
diaframma con apertura f/18

Vediamo ora la sensibilità o velocità della pellicola (o sensore).

tasto ISO e valore (200)
tasto ISO e valore (200)

Questa impostazione indica la sensibilità alla luce del sensore. Questo vuol dire che con una pellicola con basso valore di sensibilità (ISO) ci vorrà un tempo di esposizione maggiore. Possiamo quindi dire che la velocità del sensore sia inversamente proporzionale al valore di esposizione. Si parlerà quindi di pellicola lenta o veloce a seconda del valore corrispondente; da 25 a 100 ISO è detta lenta, da 100 a 500 media o moderata e da oltre 500 rapida. Quando viene utilizzata una sensibilità rapida si rischia di incappare nel rumore.

Per le pellicole la rapidità, e di conseguenza questo problema, è dettata dalla consistenza della pellicola stessa e dalla sua granulosità (ovvero dalla dimensione dei grani di nitrato d’argento dell’emulsione); quindi a pellicole lente corrispondono grane più fini. Per le fotocamere digitali il discorso è più complesso. Cercando di semplificare il più possibile, il rumore insorge nel momento in cui alle informazioni del sensore, sottoposto ad una sensibilità molto elevata, si sovrappongono altre informazioni indesiderate, scorrete ed estranee. Per foto notturne quindi, dove il valore di esposizione sarà sicuramente minore, bisogna fare attenzione a trovare il giusto valore ISO.

ISO 200
ISO 200
ISO 800
ISO 800
ISO 3200
ISO 3200

Come si può vedere da questi esempi, aumentando il valore ISO e diminuendo il valore della esposizione in modo tale da non cambiare l’illuminazione, si crea un effetto pixel (rumore), ben visibile nel cielo, che rende la foto molto meno limpida; oltretutto i colori perdono drasticamente di vividezza e il contrasto diminuisce.

PONTE SUL NULLA
PONTE SUL NULLA – Raimondo Jereb

La fotografia è arte, è espressione, è idea, ma senza una buona base non si può creare emozione.

Viaggio intorno a Steve McCurry

“What is important to my work is the individual picture. I photograph stories on assignment, and of course they have to be put together coherently. But what matters most is that each picture stands on its own, with its own place and feeling.”

Queste le parole di una delle figure più importanti della fotografia contemporanea nel mondo, Steve McCurry. Il reporter di Philadephia è sulla scena fotografica internazionale ormai da anni, grazie ai suoi scatti volti alla ricerca della vera essenza delle persone e dei luoghi che immortala.

FISHERMEN AT WELIGAMA
FISHERMEN AT WELIGAMA

Ogni persona porta con sé un bagaglio, un racconto, un’evoluzione del proprio io, ed il fotografo americano vuole estrapolare tutto ciò, vuole renderli tangibili e portarli all’uomo, alla collettività. Ma come fare? Quando era un giovane fotografo freelance ancora acerbo e povero di esperienza, fece un viaggio in India, affamato di avventura e curioso di un mondo così vasto e pieno di colori, storie, profumi, sfaccettature. Fu lì che capì la sua propensione per “aspettare la vita”, per scavare nell’anima dell’uomo alla ricerca della sua essenza, del suo io, comprendendo che solo aspettando, le persone si “dimenticano” della macchina fotografica e si lasciano andare alla spontaneità, a loro stesse, alle emozioni del momento; emozioni… la forza, la stanchezza, la gioia, la rabbia, la determinazione; ed è proprio questo che traspare da uno degli scatti più famosi nella storia stessa della fotografia, “La ragazza afgana”.

LA RAGAZZA AFGANA
LA RAGAZZA AFGANA

«Lo sguardo della ragazza afgana ha fatto breccia nell’inconscio collettivo e ha lasciato basito un mondo occidentale disattento», queste le parole di Robert Draper. Scatto conosciuto anche come “la foto di copertina di giugno 1985” del National Geographic, è considerata la foto più conosciuta dai curatori della rivista stessa. Gli occhi di questa giovane ragazza hanno stregato ed ipnotizzato per anni l’osservatore che vede in essi una potenza ed una forza fuori dal comune. Nel 2002 McCurry decise di intraprendere un viaggio alla ricerca della donna per riprenderla nuovamente su pellicola dopo ben 17 anni. La trovò, il suo nome Sharbat Gula. La pelle era segnata, la sua storia aveva segnato il suo viso più del necessario ma il suo sguardo era ancora lì. La forza, la determinazione tuttavia si erano affievolite per lasciare spazio ad uno sguardo più freddo, distaccato, quasi schivo, sintomo di una vita quanto meno difficile, di un “io” provato da tempo.

RED BOY
RED BOY

Ma McCurry è anche colore, geometria e soprattutto luce. La sua morbidezza, la forza, l’angolazione, il taglio, sono tutte caratteristiche che il fotografo riesce a controllare ed a catturare con una naturalezza ed un’abilità fuori dal comune. Per tutti questi motivi McCurry è considerato uno dei più grandi fotografi del nostro tempo, e proprio per questo nel 2010 Estaman Kodak gli affidò l’ultimo rullino della pellicola Kodachrome. Trentasei scatti con cui raccontare e chiudere un viaggio lungo quasi ottant’anni che ha segnato l’età d’oro della fotografia, con i suoi viaggi ed i suoi eroi. Perché è questo che sono stati i fotografi del ‘900, eroi.

CAMELS AND OIL FIELDS
CAMELS AND OIL FIELDS

Spedizioni tra i ghiacci, nella giungla inesplorata e soprattutto sul campo di battaglia. Questo fu tristemente il vero trampolino di lancio dell’americano. In Afghanistan attraversò il confine dal Pakistan entrando nel territorio controllato dai ribelli poco prima dell’invasione russa con abiti civili, e rientrò in patria con scatti e pellicole cucite sotto i vestiti. Questi scatti portarono alla luce la realtà del conflitto di cui prima si avevano solo vuote parole.

McCurry

Nel 2011 in occasione della ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia, girò per il territorio per tirar fuori tutto ciò che di bello e poetico è ancora presente nel “bel paese”. Ispirato dei canali di Venezia, dal popolo dell’Umbria, dal silenzio e dalla solitudine del cimitero del Verano a Roma, dai borghi della Sicilia, egli afferma «L’Italia sprigiona senso dello stile e del design. Anche negli angoli più dimenticati e nascosti del paese ci si imbatte in quantità massicce di eleganza e poesia, nell’architettura, nell’arte. […] Se dovessi consigliare un posto da visitare nel mondo non esiterei: è l’Italia».

RUNNING AT SUNSET
RUNNING AT SUNSET

L’uomo, l’antropologo, l’avventuriero, e solo infine il fotografo; questo è Steve McCurry.

La bella Arte Industriale

Théodore Maurisset - Daguerreotypomania (1839)
Théodore Maurisset – Daguerreotypomania (1839)

La nascita della fotografia ha una storia ormai nota, dalle sue primissime origini nella camera obscura di Giambattista della Porta ai perfezionamenti apportati da Daguerre, all’invenzione del negativo da parte di Henry Fox Tablot.

Vorrei invece raccontare di come la fotografia si sia diffusa in contrapposizione con la pittura, in quanto era stata definita”Arte industriale” nata in seguito alla rivoluzione in uno scenario culturale del tutto nuovo. In questa storia ci fu un personaggio che diede una svolta decisiva: Francois Dominique Arago, fisico accademico di Francia comunicava ufficialmente il 6 Gennaio 1839 una nuova scoperta: l’uso universale di un nuovo procedimento per assicurare la permanenza delle immagini che si formavano sul punto focale di una camera oscura.

La fotografia nasce davvero solo nel momento in cui il pensiero scientifico ne garantisce i fondamenti e ne vengono delineati i caratteri e la collocazione sociale. All’interno di questa nuova tecnica di rappresentazione è implicita una capacità di indagine del reale che nessuna arte grafica avrebbe potuto mai raggiungere ” dunque la fotografia diventerà uno strumento indispensabile per artisti e disegnatori” affermava Arago. Era uno strumento alla portata di tutti, si pensi che Daguerre aveva infatti rifiutato il brevetto d’invenzione consapevole che il suo metodo aveva il merito di essere economico, facile, e “di poter essere impiegato in ogni luogo dai viaggiatori”.

La fotografia nasce con uno sviluppo universale e popolare, ma allo stesso tempo il suo impiego la proietta verso una raffinata strumentalità. Lo sguardo fotografico iniziava ad avere il primato sulla rappresentazione pittorica, allo stesso modo però proclama la massificazione di quello stesso sguardo ed un impiego indifferenziato nei campi più svariati. Arte industriale e di massa, capace di fare di chiunque un artista, si imponeva nella società come un puro valore documentario, troppo reale per un’opera d’arte.

Alessandro Zonfrilli
Alessandro Zonfrilli

Tuttavia pochi decenni dopo si aprì un’intera stagione artistica e letteraria che sognò di emulare la stessa fredda indifferenza dell’obiettivo fotografico. I pittori presero l’abitudine di ritrarre i loro soggetti a partire dalle fotografie poichè questo nuovo strumento accanto alla sua assoluta oggettività consentiva la possibilità di riprodurre gli eventi nel momento stesso in cui essi si verificavano, accelerando così la percezione del reale. Solo più tardi sarebbe affiorato con evidenza un altro carattere primario della fotografia, che avrebbe rispecchiato la natura stessa delle arti industriali, vale a dire l’egemonia della tecnica sull’opera. All’antico concetto di opera (oggetto d’arte) si è sostituito lo strumento; il rapporto tra l’operatore e l’oggetto della produzione porterà al cambiamento del concetto stesso di arte: l’autore vede ormai nell’opera solo il risultato di un processo produttivo, il divario tra autore e pubblico viene annullato poichè ora esistono i consumatori che possono avere un contatto diretto con l’opera.

Questo mutamento che partecipa della stessa natura creativa ed emotiva dell’Arte ne altera radicalmente le modalità di esecuzione e di percezione trasformando questo limite in un valore aggiunto rispetto alle opere d’arti tradizionali. Il fine rimane immutato, ma il fotografo attraverso la sua opera riesce, a differenza di uno schizzo o un dipinto, ad azzerare completamente la figura dell’autore prediligendo una identificazione con il soggetto.

Se Paul Delaroche, aveva decretato la morte della pittura davanti ai primi dagherrotipi, possiamo comprenderne le motivazioni: la fotografia è nata come nuova forma d’arte, fortemente industrializzate e di massa, prodotta in vista di una funzione d’uso , può essere luogo di forme e sensazioni al pari delle arti tradizionali. A cambiare sono i modelli progettuali, la figura dell’autore sempre più sfumata e un rapporto con il pubblico nel quale il piacere della forma scaturisce dall’uso quotidiano.

Untitled

 

http://youtu.be/PeFJlk8eOhQ

 Alessandro Zonfrilli

Eat

Forum

Forum di Herzog & de Meuron, rivisitazione e composizione astratta

 
Simone Ottaviani

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London

Eleonora Lattanzi

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 Natalia Mignosa