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Viaggio intorno a Steve McCurry

“What is important to my work is the individual picture. I photograph stories on assignment, and of course they have to be put together coherently. But what matters most is that each picture stands on its own, with its own place and feeling.”

Queste le parole di una delle figure più importanti della fotografia contemporanea nel mondo, Steve McCurry. Il reporter di Philadephia è sulla scena fotografica internazionale ormai da anni, grazie ai suoi scatti volti alla ricerca della vera essenza delle persone e dei luoghi che immortala.

FISHERMEN AT WELIGAMA
FISHERMEN AT WELIGAMA

Ogni persona porta con sé un bagaglio, un racconto, un’evoluzione del proprio io, ed il fotografo americano vuole estrapolare tutto ciò, vuole renderli tangibili e portarli all’uomo, alla collettività. Ma come fare? Quando era un giovane fotografo freelance ancora acerbo e povero di esperienza, fece un viaggio in India, affamato di avventura e curioso di un mondo così vasto e pieno di colori, storie, profumi, sfaccettature. Fu lì che capì la sua propensione per “aspettare la vita”, per scavare nell’anima dell’uomo alla ricerca della sua essenza, del suo io, comprendendo che solo aspettando, le persone si “dimenticano” della macchina fotografica e si lasciano andare alla spontaneità, a loro stesse, alle emozioni del momento; emozioni… la forza, la stanchezza, la gioia, la rabbia, la determinazione; ed è proprio questo che traspare da uno degli scatti più famosi nella storia stessa della fotografia, “La ragazza afgana”.

LA RAGAZZA AFGANA
LA RAGAZZA AFGANA

«Lo sguardo della ragazza afgana ha fatto breccia nell’inconscio collettivo e ha lasciato basito un mondo occidentale disattento», queste le parole di Robert Draper. Scatto conosciuto anche come “la foto di copertina di giugno 1985” del National Geographic, è considerata la foto più conosciuta dai curatori della rivista stessa. Gli occhi di questa giovane ragazza hanno stregato ed ipnotizzato per anni l’osservatore che vede in essi una potenza ed una forza fuori dal comune. Nel 2002 McCurry decise di intraprendere un viaggio alla ricerca della donna per riprenderla nuovamente su pellicola dopo ben 17 anni. La trovò, il suo nome Sharbat Gula. La pelle era segnata, la sua storia aveva segnato il suo viso più del necessario ma il suo sguardo era ancora lì. La forza, la determinazione tuttavia si erano affievolite per lasciare spazio ad uno sguardo più freddo, distaccato, quasi schivo, sintomo di una vita quanto meno difficile, di un “io” provato da tempo.

RED BOY
RED BOY

Ma McCurry è anche colore, geometria e soprattutto luce. La sua morbidezza, la forza, l’angolazione, il taglio, sono tutte caratteristiche che il fotografo riesce a controllare ed a catturare con una naturalezza ed un’abilità fuori dal comune. Per tutti questi motivi McCurry è considerato uno dei più grandi fotografi del nostro tempo, e proprio per questo nel 2010 Estaman Kodak gli affidò l’ultimo rullino della pellicola Kodachrome. Trentasei scatti con cui raccontare e chiudere un viaggio lungo quasi ottant’anni che ha segnato l’età d’oro della fotografia, con i suoi viaggi ed i suoi eroi. Perché è questo che sono stati i fotografi del ‘900, eroi.

CAMELS AND OIL FIELDS
CAMELS AND OIL FIELDS

Spedizioni tra i ghiacci, nella giungla inesplorata e soprattutto sul campo di battaglia. Questo fu tristemente il vero trampolino di lancio dell’americano. In Afghanistan attraversò il confine dal Pakistan entrando nel territorio controllato dai ribelli poco prima dell’invasione russa con abiti civili, e rientrò in patria con scatti e pellicole cucite sotto i vestiti. Questi scatti portarono alla luce la realtà del conflitto di cui prima si avevano solo vuote parole.

McCurry

Nel 2011 in occasione della ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia, girò per il territorio per tirar fuori tutto ciò che di bello e poetico è ancora presente nel “bel paese”. Ispirato dei canali di Venezia, dal popolo dell’Umbria, dal silenzio e dalla solitudine del cimitero del Verano a Roma, dai borghi della Sicilia, egli afferma «L’Italia sprigiona senso dello stile e del design. Anche negli angoli più dimenticati e nascosti del paese ci si imbatte in quantità massicce di eleganza e poesia, nell’architettura, nell’arte. […] Se dovessi consigliare un posto da visitare nel mondo non esiterei: è l’Italia».

RUNNING AT SUNSET
RUNNING AT SUNSET

L’uomo, l’antropologo, l’avventuriero, e solo infine il fotografo; questo è Steve McCurry.

La bella Arte Industriale

Théodore Maurisset - Daguerreotypomania (1839)
Théodore Maurisset – Daguerreotypomania (1839)

La nascita della fotografia ha una storia ormai nota, dalle sue primissime origini nella camera obscura di Giambattista della Porta ai perfezionamenti apportati da Daguerre, all’invenzione del negativo da parte di Henry Fox Tablot.

Vorrei invece raccontare di come la fotografia si sia diffusa in contrapposizione con la pittura, in quanto era stata definita”Arte industriale” nata in seguito alla rivoluzione in uno scenario culturale del tutto nuovo. In questa storia ci fu un personaggio che diede una svolta decisiva: Francois Dominique Arago, fisico accademico di Francia comunicava ufficialmente il 6 Gennaio 1839 una nuova scoperta: l’uso universale di un nuovo procedimento per assicurare la permanenza delle immagini che si formavano sul punto focale di una camera oscura.

La fotografia nasce davvero solo nel momento in cui il pensiero scientifico ne garantisce i fondamenti e ne vengono delineati i caratteri e la collocazione sociale. All’interno di questa nuova tecnica di rappresentazione è implicita una capacità di indagine del reale che nessuna arte grafica avrebbe potuto mai raggiungere ” dunque la fotografia diventerà uno strumento indispensabile per artisti e disegnatori” affermava Arago. Era uno strumento alla portata di tutti, si pensi che Daguerre aveva infatti rifiutato il brevetto d’invenzione consapevole che il suo metodo aveva il merito di essere economico, facile, e “di poter essere impiegato in ogni luogo dai viaggiatori”.

La fotografia nasce con uno sviluppo universale e popolare, ma allo stesso tempo il suo impiego la proietta verso una raffinata strumentalità. Lo sguardo fotografico iniziava ad avere il primato sulla rappresentazione pittorica, allo stesso modo però proclama la massificazione di quello stesso sguardo ed un impiego indifferenziato nei campi più svariati. Arte industriale e di massa, capace di fare di chiunque un artista, si imponeva nella società come un puro valore documentario, troppo reale per un’opera d’arte.

Alessandro Zonfrilli
Alessandro Zonfrilli

Tuttavia pochi decenni dopo si aprì un’intera stagione artistica e letteraria che sognò di emulare la stessa fredda indifferenza dell’obiettivo fotografico. I pittori presero l’abitudine di ritrarre i loro soggetti a partire dalle fotografie poichè questo nuovo strumento accanto alla sua assoluta oggettività consentiva la possibilità di riprodurre gli eventi nel momento stesso in cui essi si verificavano, accelerando così la percezione del reale. Solo più tardi sarebbe affiorato con evidenza un altro carattere primario della fotografia, che avrebbe rispecchiato la natura stessa delle arti industriali, vale a dire l’egemonia della tecnica sull’opera. All’antico concetto di opera (oggetto d’arte) si è sostituito lo strumento; il rapporto tra l’operatore e l’oggetto della produzione porterà al cambiamento del concetto stesso di arte: l’autore vede ormai nell’opera solo il risultato di un processo produttivo, il divario tra autore e pubblico viene annullato poichè ora esistono i consumatori che possono avere un contatto diretto con l’opera.

Questo mutamento che partecipa della stessa natura creativa ed emotiva dell’Arte ne altera radicalmente le modalità di esecuzione e di percezione trasformando questo limite in un valore aggiunto rispetto alle opere d’arti tradizionali. Il fine rimane immutato, ma il fotografo attraverso la sua opera riesce, a differenza di uno schizzo o un dipinto, ad azzerare completamente la figura dell’autore prediligendo una identificazione con il soggetto.

Se Paul Delaroche, aveva decretato la morte della pittura davanti ai primi dagherrotipi, possiamo comprenderne le motivazioni: la fotografia è nata come nuova forma d’arte, fortemente industrializzate e di massa, prodotta in vista di una funzione d’uso , può essere luogo di forme e sensazioni al pari delle arti tradizionali. A cambiare sono i modelli progettuali, la figura dell’autore sempre più sfumata e un rapporto con il pubblico nel quale il piacere della forma scaturisce dall’uso quotidiano.

Untitled

 

http://youtu.be/PeFJlk8eOhQ

 Alessandro Zonfrilli

Eat

Forum

Forum di Herzog & de Meuron, rivisitazione e composizione astratta

 
Simone Ottaviani

Brick Lane

London

Eleonora Lattanzi

4.700mt

Mount Kilimanjaro

Spiaggiate

Big Sur
 Natalia Mignosa

Via Panisperna

Roma

Caterina Della Porta

In the fog

Barcellona

 Daria Pochini