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Generazioni scorrette. Storie di illogica realtà

Alessandro Martorelli ed Enrico Sortino ci parlano di Generazioni Scorrette, lo spettacolo che racconta le storie di chi non ritenuto conforme alle convenzioni sociali, viene considerato “diverso” esistendo e/o resistendo ai limiti della normalità.

Il 13 e il 14 aprile invadono il palcoscenico dello Spazio Diamante le storie di illogica realtà di Generazioni Scorrette, con gli artisti Alessandro Martorelli, Antonio Pellegrini, Francesco Di Cicco e Enrico Sortino.

Generazioni Scorrette (evento Fb) è lo spettacolo composto da una raccolta di storie i cui protagonisti sono persone che si trovano ai limiti o all’esterno di quella sfera inviolabile e sacra in cui l’individuo fin dalla nascita viene spinto per evitare l’esclusione dalla società. Una sfera con un nome preciso: normalità. Generazioni Scorrette  parla del diverso, che in tutte le sue forme ci spaventa e ci allarma. Il diverso, in quanto tale, non può far parte del nostro mondo sociale. Ma al giorno d’oggi, fare affermazioni di questo tipo, potrebbe comportare accuse e recriminazioni da cui è difficile difendersi. Che fare allora? Evitare facendo finta di avvicinare. Più precisamente avvicinare con le parole, ma evitare con i fatti. E questo lo sanno bene i personaggi di Generazioni Scorrette che con i loro racconti, ironici, comici e a volte drammatici ce lo ricordano, gettandoci addosso senza alcun filtro la scomoda verità. Uno spettacolo composto da brevi monologhi e dialoghi intervallati e accompagnati da commenti musicali ad hoc, il cui filo conduttore è la quotidianità, tagliente, a volte amara, ma soprattutto reale.

Abbiamo chiacchierato con due protagonisti dello spettacolo, Alessandro Martorelli, autore dei testi e da sempre appassionato delle storie degli altri, vere o finte che siano e Enrico Sortino, attore, cantante, conduttore e doppiatore.

 

– Come è nata l’idea di Generazioni Scorrette e quanto ti ha assorbito?

Alessandro: L’idea di Generazioni Scorrette (pag. Fb) è nata a seguito di una chiacchierata con Antonio Pellegrini con cui ho fondato la Compagnia Assioma. Avevo dei testi che ancora non prendevano una vera e propria forma. E Antonio buttò l’idea di provare a fare una serata di monologhi. Ma l’idea di eseguire solo dei testi non ci convinceva, perciò decidemmo di coinvolgere Francesco Di Cicco, e il tutto ha preso un’altra forma. Parole e Musica in pratica si sono fuse assieme e hanno creato un effetto particolare che ha suscitato emozioni più coinvolgenti e nitide.

Da lì è iniziata una scrittura frenetica e quasi di getto delle storie di vari personaggi, che probabilmente avevo già da tempo in mente, ma che ancora non avevano trovato il modo per uscire fuori. E scrivendo, poco a poco mi sono reso conto come questi personaggi fossero tutti uniti da un filo conduttore: essere ai margini della società.

Una generazione di persone che non trovano spazio e che vengono isolate perché non sottostanno a quelle norme sociali che sono accettate dalla morale comune. Insomma persone che si comportano in modo non corretto. Ma “non corretto” per chi?

-Come ti sei preparato per questo spettacolo, su cosa hai lavorato di più?

Enrico: La preparazione attoriale è sempre differente tra uno spettacolo e l’altro. Per Generazioni Scorrette ho preferito iniziare dall’analisi di ciò che poteva essere definito scorretto, rapportandolo alla contemporaneità della nostra generazione per l’appunto. In seguito, dopo avere scelto il monologo ho analizzato il testo provando a distaccarmi da qualunque forma di giudizio o pregiudizio personale. Credo che i personaggi di Alessandro Martorelli vivano vicende interessanti, affrontando la paura della diversità, che vista con gli occhi della “normalità sociale” può far apparire i protagonisti come dei pazzi.

– Da dove e/o chi prendi ispirazione?

Alessandro: Dalla vita. Dalle storie che ascolto, che mi raccontano, o che conosco personalmente.

In realtà io non faccio altro che assemblare pezzi di storie reali, mescolarle tra di loro e dargli una forma concreta. Certo, aggiungo molto del mio, ma di fondo, ogni storia narrata si basa su qualcosa di reale. Ed è per questo che le nostre storie piacciono. Perché sono plausibili. Perché ognuno di noi può riconoscerle e immedesimarsi.

Lo spettacolo è composto da una raccolta di storie, quale ti ha appassionato di più?

Enrico: Onestamente ti dico che ho letto tutti i monologhi di Alessandro Martorelli (stiamo parlando di un centinaio di scritti)! Devo ammettere che è stato difficile sceglierne uno, perché sono arrivate tante ispirazioni da diversi pezzi. Sicuramente il monologo che ho scelto mi ha calamitato a sé perché analizza la sensazione della paura, quella nello specifico di un genitore (e io non sono un genitore) che, per un imprevisto violento, rischia di lasciare la sua famiglia. Ho affrontato questo ruolo con curiosità e delicatezza abbandonando ogni forma di sicurezza per accogliere il crollo emotivo che sfocia nel pianto e, nel caso del personaggio, nell’alcol. Come sempre evito di stare ‘comodo’ dentro i panni di un personaggio, amo sperimentare attraverso la scomodità emotiva e fisica che sensazioni e sentimenti differenti possono far scaturire dentro il cuore. Tra i monologhi di Alessandro molti mi hanno appassionato: queste storie di apparente diversità che non rientrano nella “normalità sociale” andrebbero vissute tutte!

 

– Per te gli scorretti sono più intriganti dei “politicamente corretti”, perché?

Alessandro: Assolutamente sì. A prescindere dal fatto che i cosiddetti “politicamente corretti” hanno altissime probabilità di essere degli “scorretti frustrati”, i personaggi che suscitano in me emozioni, sono quelli che non riesco ad inquadrare. Mi piace allora andare a fondo. Cercare di capire perché hanno quel determinato comportamento, capire quali sono i loro pensieri, quali sono le loro paure, emozioni. Cerco di fare una mia personalissima analisi e di entrare in contatto con loro a livello empatico.

E a volte devo dire che ciò mi provoca molto disagio. Ci sono storie che sembrano troppo assurde per essere vere. Che ti colpiscono come un pugno allo stomaco.

Ed è questo quello che ci piace fare con questo spettacolo. Raccontare attraverso le parole e la musica storie che partono come carezze ma che arrivano come pugni allo stomaco

-Il valore della recitazione

Enrico: Il “valore della recitazione” è un’affermazione molto molto importante. La recitazione non è altro che il colore della vita, dove la vita è una tela bianca e alla recitazione si affidano i colori. Sin dalla nascita ci si approccia naturalmente alla recitazione: ognuno veste panni di un personaggio; il bambino identifica la madre, identifica il padre, quindi assegnando un ruolo ai propri genitori riuscirà ad identificare se stesso per creare il suo personaggio. Io credo che la recitazione sia fondamentale per la crescita di ogni adolescente; confrontarsi con le proprie sensazioni, abbattere le protezioni e gli scudi che la società ci impone ci permette di vivere autenticamente per avere il privilegio di “esistere” realmente e di essere autentici, veri, rispetto ai sentimenti, agli impulsi del cuore. La recitazione ha un valore introspettivo fondamentale per la vita.

-Chi è il “diverso”?

Alessandro: A mio avviso il diverso è tutto ciò che da cui ci allontaniamo perché non è simile a noi. Ma chi è che ha stabilito le regole per definire cosa è normale e cosa no? Quali sono le norme comportamentali da seguire per essere accettato e rispettato dalla comunità? Il fatto è che non esiste una risposta certa. Ognuno di noi nel suo piccolo almeno una volta nella vita si è sentito “diverso”. Magari a scuola, a lavoro, o forse mentre faceva la fila alle poste. Almeno una volta ciascuno di noi si è chiesto se stava facendo la cosa giusta, o se ci fosse qualcosa di sbagliato in lui perché magari aveva un pensiero non conforme alla comunità. Ecco, in quel momento siamo stati diversi, e forse non ci siamo sentiti a nostro agio… ma se invece ci fosse piaciuto?

Enrico: Diverso è colui che non guarda con i suoi occhi ma con gli occhi del mondo; quel mondo che impone di vedere il bello sotto una convenzione preimpostata. La diversità secondo me rappresenta la normalità, o al massimo una parte di essa: il diverso fondamentalmente è speciale perché ha una indole, un’appartenenza o uno stile di vita che oltrepassa i canoni convenzionali che la collettività è abituata a vedere. Esistono naturalmente tantissime forme di diversità ma la diversità risiede nell’essere umano e ogni essere umano è differente dall’altro, pertanto io credo che le differenze, le diversità, per l’appunto, fondamentalmente non esistano: c’è solo un modo diverso di guardare le cose; ed è guardando le cose da una prospettiva differente che spesso si riscopre un’altra faccia della verità dove tutto è consentito e tutto è possibile.

INFO Generazioni Scorrette

Dove: Spazio Diamantevia Prenestina 230 B– Roma

Biglietti: Intero 15 € + 2 € prevendita, Ridotto 13,5 €

Info. Tel 06 6794753

Il botteghino aprirà 1 ora prima della spettacolo

Lo spettacolo non è adatto ai minori di 13 anni.

Prevendita:

Botteghino di Teatro Sala Umberto, via della Mercede 50 – Roma

Botteghino di Teatro Brancaccio, via Merulana 244 – Roma

Ticketone.it e presso i punti vendita tradizionali