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Konrad Mägi – Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea

Konrad Mägi è un pittore estone affermatosi all’inizio del ventesimo secolo soprattutto grazie alle sue opere paesaggistiche. Paesaggi divenuti celebri per la straordinaria bellezza dei loro colori: impossibile non rimanerne incantati.

Pur esprimendosi nel corso dei fiorenti anni di inizio Novecento e pur essendo passato da Parigi proprio in quel periodo, Mägi salvaguarda la sua originalità e pur essendo abbastanza vicino ai movimenti artistici dell’epoca, non è possibile ascriverlo ad una etichetta precisa.

L’esplosione di colori ha sicuramente a che fare con l’Impressionismo e il Fauvismo, ma la drammaticità e l’irrequietezza che traspaiono da alcune opere sono un esempio di come Mägi abbia trovato nell’Espressionismo il modo di dare voce alla sua sensibilità ed emotività di fronte ai tempi ansiosi alle soglie della Prima Guerra Mondiale.

Passò dall’Italia e da Roma, a cui dedicò opere ricche di fiori e colori e oggi l’Italia e Roma lo omaggiano con una mostra inaugurata alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea in occasione dell’avvio del Semestre di Presidenza Estone dell’Europa.

Un’occasione unica per scoprire questo autore così eclettico e stravagante che abbandonò la scuola di San Pietroburgo per rifugiarsi a dipingere sulle Isole Åland, stimolato dalla vita in una comune composta da musicisti, scrittori, pittori e uomini liberi e creativi.

La sua scuola furono Parigi, la Normandia, la Norvegia, ma troppo irrequieto e problematico non riuscì a stabilirsi in nessuno di questi posti. Un luogo in particolare però lo colpì, di nome Saaremaa, un luogo in cui soggiornò per dei periodi alle terme e il cui ambiente naturale risultò essere preziosissimo per la sua produzione pittorica. È un luogo ricorrente tra le opere in mostra, ma i colori sempre diversi affascinano a ogni sguardo di più. Probabilmente perché da questi quadri traspare benissimo che non è una sorta di ossessione romantica e sentimentale per un luogo a guidare Mägi, bensì il desiderio esclusivo di cogliere la bellezza e la potenza dei boschi, delle acque, delle luci.

Ma l’irrequietezza dell’animo non perdona e questa volta Mägi riparte alla volta di Venezia, Roma, Capri. Due sale non bastano a contenere le emozioni dei colori e delle bellezze che incontra qui.

Nella sua solitudine, da cui si sentiva sempre soffocare, il colore era la sua salvezza, il suo strumento per trasmettere positività, per fermare la bellezza e impedire che si dissolvesse con il passare inesorabile del tempo.

Con ancora la potenza dei colori di Mägi negli occhi, con ancora la bellezza dei paesaggi impressa sulla retina, riprendo il giro della Galleria Nazionale. Ho perso il conto delle volte che ne ho percorso i corridoi, eppure ogni volta riesco a vedere cose diverse. Sarà per via della prevalenza dei paesaggi colorati di Mägi che per tutti gli altri, per questa volta, non c’è spazio. E invece non posso fare a meno di notare tutte le donne che popolano queste sale: l’Arlesiana di Van Gogh, Mademoiselle Lathèlme di Boldini, la Bagnante di Hayez, La solitudine di Sironi, la scultura di Psiche svenuta e quella della sensualissima Cleopatra, la Pazza di Balla e tutte le donne delle Tre Età di Klimt, la donna bellissima che si asciuga dopo il bagno di Degas, quella intitolata Sogni per Corcos, Hanka Zborowska ritratta da Modigliani.

Sono anni oramai che quella donna di Corcos mi richiama e quello sguardo mi affascina, così reale e così presente. La scena è molto naturale, una donna seduta su una panchina che guarda. Mi piace perché è una donna moderna, ha dei libri con sè e per stare comoda ha messo via ombrellino e cappello. Per stare comoda non bada alla postura, accavalla le gambe e poggia il mento sulla mano. Nel togliere il cappello le si sono un po’ arruffati i capelli ma non le importa . Forse ha anche le occhiaie ma non si cura di truccarle. È una donna moderna inquieta e con voglia di andare, è una donna moderna che guarda dritto negli occhi. “Sogni” probabilmente perché lo spirito della Belle Époque nel 1986 in Italia suscitava scalpore, perché una donna indipendente a spasso da sola e che si siede non accompagnata su una panchina per leggere non rappresenta certo lo stile di vita delle donne italiane di fine Ottocento. “Sogni” perché questa figura di donna è sensualità bellezza libertà di vivere e libertà di essere donna.

Continua a chiamare quello sguardo ogni volta. Forse perché non ha scadenza il tempo dei “Sogni”.

È solo un inizio. 1968

È solo un inizio. 1968 – Salone Centrale, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
viale delle Belle Arti, 131 – Roma

orari d’apertura e prezzi:

dal 03.10.2017 al 14.01.2018

da martedì a domenica 8.30 — 19.30 (ultimo ingresso ore 18.45)
lunedì chiuso

biglietto: 10 € (intero), 5 € (ridotto)

info: 06 3229 8221

È il preludio. Così comincia il 50° anniversario del ’68, nella ripresa del gesto di rottura radicale che si è abbattuto sulle società occidentali e che non ha lasciato indenne il mondo dell’arte. Comincia con la mostra È solo un inizio. 1968 (3 ottobre 2017 – 14 gennaio 2018) alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la prima in Italia dedicata al ’68 e ai suoi intrecci con i movimenti e i fermenti artistici che lo annunciano, gli corrono paralleli e lo prolungano.

È solo un inizio. 1968, non è solo il titolo della mostra a cura di Ester Coen o lo slogan dell’insurrezione del Maggio francese, ma un invito a guardare ai processi, al divenire, all’apertura di quanto inizia e mai più smetterà di iniziare, sempre di nuovo, dal ’68 in poi. L’arte, la democrazia, la vita, niente sarà più uguale dopo di allora, eppure niente sarà mai una conquista sicura. Del ’68 non ci restano la sua storia, le sue sconfitte, le sue vittorie, ma un monito che diventa elogio dell’incompiuto: Ce n’est qu’un début.

Di questo inizio, che ignora volutamente gli esiti e tiene sotto traccia la frase di Gilles Deleuze «Lo abbiamo sempre saputo che sarebbe finita male», la mostra della Galleria Nazionale racconta il cortocircuito tra arte, politica, creatività. Non solo e non tanto perché lo spirito di rivolta del ’68 si estende anche al mondo dell’arte, ma perché l’arte ha un modo suo di creare quello stesso desiderio di inizio che col ’68 si trova a condividere: col minimalismo, il concettuale, l’arte povera, la land art, le numerose correnti che in quegli anni emergono fulminee e si propagano, pur nella diversità di metodi e progettualità. Insieme a un rinnovamento radicale del pensiero e delle arti della vita espresse con il design e la moda.

Le correnti artistiche finiranno riordinate nella storia dell’arte. I movimenti politici nella storia degli sconfitti. La mostra È solo un inizio. 1968 non giudica i fini e non si esprime sull’adeguatezza dei mezzi. Racconta “ciò che comincia” con le opere di:

Vito Acconci, Carl Andre, Franco Angeli, Giovanni Anselmo, Diane Arbus, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Carla Cerati, Merce Cunningham, Gino De Dominicis, Walter De Maria, Valie Export, Luciano Fabro, Rose Finn-Kelcey, Dan Flavin, Hans Haacke, Michael Heizer, Eva Hesse, Nancy Holt, Joan Jonas, Donald Judd, Allan Kaprow, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Yayoi Kusama, Sol LeWitt, Richard Long, Toshio Matsumoto, Gordon Matta-Clark, Mario Merz, Marisa Merz, Maurizio Mochetti, Richard Moore, Bruce Nauman, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Mario Schifano, Carolee Schneemann, Gerry Schum, Robert Smithson, Bernar Venet, Lawrence Wiener, Gilberto Zorio.

dalla collezione della Galleria Nazionale con le opere di:

Gianfranco Baruchello, Daniel Buren, Mario Ceroli, Christo, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Eliseo Mattiacci, Pino Pascali, Andy Warhol.

E sarà un inizio indelebile.

Accompagna la mostra il Giornale-Catalogo È solo un inizio. 1968 con il testo di Ester Coen e interventi, tra gli altri, di: Franco Berardi Bifo, Achille Bonito Oliva, Luciana Castellina, Germano Celant, Goffredo Fofi, Franco Piperno, Rossana Rossanda, Lea Vergine, a cura di Ilaria Bussoni e Nicolas Martino.