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Mar Cinese Meridionale – Il vaso di Pandora

L’acqua è da sempre elemento imprescindibile al quale l’uomo per sua genesi e importanza è legato. Allo stesso tempo e modo a essa sono legati i traffici commerciali. Nella disputa globale si è inserito da alcuni anni la sovranità sulle acque del Mar Cinese Meridionale, che con i suoi è uno dei tratti di mare di maggior importanza per il commercio mondiale.

La Corte permanente di arbitrato dell’Aja, lo scorso martedì, ha emesso il suo verdetto circa il Ricorso proposto dalle Filippine per alcuni atti posti in essere dalla Cina nel mar Cinese meridionale. Il tribunale ha deliberato sulle violazioni cinesi, denunciate dalle Filippine, della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos). La Corte permanente di arbitrato (Pca), che dirime le dispute internazionali sui territori marittimi, ha deciso che gran parte delle aree rivendicata da Pechino – secondo cui il 90% delle acque contese le appartiene – sono in realtà acque internazionali. Nell’area ci dovrebbero essere riserve significative di gas naturale e di petrolio. Anche altri paesi dell’area, tra cui Vietnam, Malaysia, Brunei e Taiwan, ne rivendicavano la proprietà.

L’arbitrato richiesto dalle Filippine ha stabilito che «non ci sono le basi legali per cui la Cina possa rivendicare storicamente diritti e risorse sulle acque circoscritte dalla ’linea a nove tratti’», ma per la Repubblica popolare è carta straccia. In un libro bianco di quasi 14mila caratteri presentato mercoled’ 13 luglio, Pechino ribadito la sua passata posizione secondo cui le Filippine hanno «distorto i fatti, interpretato male le leggi e inventato un sacco di bugie» e che la sentenza di ieri «manca tristemente di prove». «Non reclamiamo un centimetro in più rispetto a quelli di cui abbiamo diritto», gli fa eco il Quotidiano del popolo.

Più pesante e lontanissima dagli impegni dei leader europei pieni di prosopopea, è la dichiarazione del viceministro degli esteri Liu Zhenmin nel quale afferma che la Repubblica Popolare Cinese è pronta a stabilire una Zona di identificazione per la Difesa aerea (Adiz), qualora «la nostra sicurezza venga minacciata». Una sorta di no-fly zone simile a quella Nato in Ucraina.

Il perchè del confronto scontro sul Mar Cinese Meridionale e sulle isole Spratly sui giacimenti sottomarini, sul controllo delle rotte e diritti di pesca.Questa controversia così come quella sulle Spratly nasce dalla storia coloniale. Il primo atto formale che le riguarda risale al 13 aprile 1930, quando la nave francese Malicieuse vi approdò sparando 21 colpi a salve di cannone per annetterle all’Indocina, davanti agli sguardi perplessi dei pochi pescatori presenti all’epoca in quella porzione di mare. Parigi temeva allora che il Giappone li precedesse, ma si dimenticò stranamente di depositare una documentazione ufficiale fino al 1933, quando lo fece su richiesta britannica.

Nonostante la confusione geografica nel 1933 il governo cinese non accetto in alcun modo l’atto francese, senza aver ben chiara la localizzazione della rivendicazione. Nanchino tendeva a confonderle con le Paracelse. Che “ragioni storiche” con cui Pechino rivendica oggi gli arcipelaghi siano difficili da sostenere è confermato dal fatto che la “mappa dell’umiliazione nazionale”, disegnata dalla società cartografica di Shanghai nel 1916, include Hong Kong e Taiwan ma ignora del tutto le isole del Mar Cinese Meridionale. Solo nel 1947 la Cina produsse una mappa che (

A complicare il tutto, va detto che in linea teorica pure la Francia potrebbe rientrare oggi tra i pretendenti all’arcipelago, visto che dopo quella balzana annessione del 1930 non vi ha mai formalmente rinunciato. E conoscendo Hollande e la geopoltica francese degli ultimi anni è probabilissimo un suo ritorno in lizza.

Nel frattempo il vero grande competitor dei Cinesi, ossia gli Stati Uniti, alleati militari delle Filippine, hanno fin qui affermato di non voler prendere posizione sull’arbitrato. Ciò è dipeso dal fatto che gli Stati Uniti d’America non possono farlo poiché Washington non ha mai ratificato l’Unclos, la Convenzione sulla Legge del Mare. Il Pentagono ha inviato alcune unità della US Navy nei pressi di Scarborough e nell’arcipelago delle Spratly e la portaerei USS Ronald Reagan fornisce copertura, ha scritto la rivista americana “Navy Times”. Nel 2013 alla Azid sul Mar Cinese orientale il Pentagono rispose facendo volare sulle Senkaku/Diaoyu anche i bombardieri B-52. Insomma, se sotto terra c’è ricchezza in superficie tanta tempesta.

Una tempesta che racconta la geopolitica di ieri e oggi. Dove alle dimenticanze di Francia e Gran Bretagna provano a metter riparo gli Stati Uniti d’America nella speranza di temperare il ri-sorgere di veri competitor (Cina e Russia). Con i due ormai alleati ormai nel dimenticatoio, così come la forza delle strutture sovranazionali.

Enola Gay: la donna volante che non sapeva di cambiare il mondo

Enola Gay is mother proud of a little boy today ah ahhh

this kiss you give, it’s never ever gonna fade away..

Fischietta un “ragazzino” per una strada qualsiasi nei primi anni ’80, è un successo planetario quello. Gli OMD, acronimo di Orchestral Manoeuvres in the Dark, sono stati ai primi posti delle classiche internazionali per mesi cantando lei, Enola Gay, una canzone di protesta e lui lo sa bene. Conosce a memoria ogni strofa, ma non pensa mai a sua madre quando l’ascolta alla radio. Enola Gay Tibbets è una signora sulla cinquantina nel 1945, originaria dell’Illinois, ha cambiato spesso città con la sua famiglia. Questo potrebbe far pensare a una donna caparbia, di carattere, e a una  persona che a suo modo lascia il segno. Ha un figlio Enola, si chiama Paul e sogna di volare fin da piccolo. Con lo scoppio della Seconda Guerra mondiale diventerà un pilota di bombardieri, prima in Europa sui B-17, le “fortezze volanti” e poi sui quasi sperimentali B-29 Superfortess, quando la guerra giunta quasi alla fine, premerà solo sul fronte del Pacifico. Il suo B-29 viene assegnato dopo diverse “modifiche” operate negli USA alle Isole Marianne, e lui, come era di moda tra i piloti di bombardieri nella WW2 gli da un nomignolo, anzi un nome, lo chiama “Enola Gay” come sua madre. E’ estate.

A Washington, F.D. Roosevelt si è appena arreso alla morte: è alla terza presidenza consecutiva, dopo lo stress di 3 anni di guerra e metà della sua vita messa in ginocchio dalla polio, viene stroncato da un’emorragia cerebrale. Lui, che ha dichiarato guerra all’Impero Giapponese, lascerà il suo mandato ad Harry Truman, un modesto ex agricoltore del Missouri che studiando alle scuole serali si era guadagnato la vicepresidenza degli Stati Uniti d’America, e poi secondo la legge, la presidenza. Con essa gli viene lasciato nelle mani anche un segreto, il Progetto Manhattan. E’ dal 1939 infatti che luminari della fisica come Oppenheimer e Fermi lavorano ad un progetto segreto in un palazzo di New York City, che porterà dopo il 1942 (e la fusione del progetto atomico Anglo-canadese nel ’43) all’armamento degli Alleati con una bomba a fissione nucleare, la Bomba Atomica. Truman non ha il polso adatto per condurre il gioco, forse, ma il Giappone non dà segni di resa e ogni isola conquistata nel Pacifico per farsi strada verso Tokyo, da Guadalcanal a Okinawa, costa agli alleati migliaia di caduti.

Il  6 Agosto 1945 uno stormo di  15 bombardieri B-29 decolla dalla base di Tinian, ai comandi del colonnello Paul Tibbets. Ogni apparecchio conta 11 uomini di equipaggio e nessuno per motivi di responsabilità e coscienza, compreso lo stesso Tibbets, è al corrente di quale tra i bombardieri trasporta un ordigno mai usato nella storia dei conflitti. Alle 08.15 viene sganciata “Little Boy” nei cieli dell’ obiettivo designato, la città di Hiroshima. La pancia dell’apparecchio che covava la morte di 75.000 persone e uno dei momenti piùcupi della storia della scienza e dell’uomo era quella intitolata a quell’ignara madre americana, Enola Gay. La storia dei conflitti umani e degli schieramenti del mondo cambiava quel giorno.

L’Enola Gay, in seguito alla capitolazione dell’Impero Giapponese (dovuta ad un secondo bombardamento atomico su Nagasaki tre giorni dopo) e la fine della Seconda Guerra Mondiale, verrà trasferito nella base nei pressi di Roswell in New Mexico, che rimarrà nella storia (della fantascienza questa volta) per il noto incidente del fantomatico UFO nel ’47, dal quale nasceranno tutte le teoria dell’insabbiamento di contatti con forme di vita extraterrestri. Non verrà scelto per i test atomici sull’atollo di Bikini (dalla cui esplosione prenderà il nome, per volere dello stilista, il famoso modello di costume da bagno) e verrà dismesso dall’USAAF l’anno seguente. Oggi l’apparecchio è esposto al National Air and Space Museum. Paul Tibbets è morto nel 2007 ed è sepolto a Columbus in una tomba senza nome.