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Street art. Poche idee ma confuse.

Gucci, dopo aver già collaborato con Jayde Fish e Angelica Hicks, ha rinnovato il suo interesse per i murales firmando la collaborazione con Ignasi Monreal, artista incaricato di dipingere tre nuove pareti a New York, Milano e Hong Kong. Per le opere, interpretate in questo caso più come forma di comunicazione pubblicitaria che come azione puramente artistica,  è stata definita  una data di scadenza: avranno due mesi di vita.

Solo qualche settimana fa era comparsa sul ponte abbandonato di Scott Street, a Kingston upon Hulk, nel Regno Unito, la nuova opera di Banksy: un bambino armato di scolapasta e spada in legno riporta la scritta Draw the raised bridge. Il murales, probabile critica all’esito della Brexit, è stato  da subito meta di pellegrinaggio da parte dei londinesi, ma è  stato presto rovinato e imbrattato e solo la segnalazione di un attento cittadino è riuscita a preservare l’opera da ulteriori danni. Ripulita e protetta con una pellicola,  si presta di nuovo agli sguardi dei curiosi cittadini.
A Napoli, una delle due opere dell’artista, quella che rappresentava l’estasi della beata Ludovica Albertini con in mano delle patatine e un panino, è stata cancellata e coperta dal lavoro di un altro writer nel 2010. L’altra, la Madonna con Pistola, uno stencil in Piazza dei Girolamini, è stata protetta grazie all’iniziativa di un privato con una lastra in plexiglass.

Due anni fa, a Roma, William Kentridge ha completato sulle sponde del Tevere Triumphs and Laments, un fregio lungo 550 metri e composto da 80 figure alte fino a dieci metri. L’opera urbana, è stata realizzata con una tecnica diversa da quella impiegata per i murales: l’artista sud africano si è impegnato infatti a rimuovere la patina biologica dai muraglioni in travertino per rappresentare i trionfi e le sconfitte della città eterna con le sagome di uomini, eroi e dei. Solo lo scorso mese si sono registrati le ultime attività vandalistiche che continuano a sfregiare l’opera.

La street art, viene impiegata come strumento di trasformazione, riqualificazione e riattivazione di quartieri vulnerabili. Tor Marancia, edificata in cinquanta giorni per dare un alloggio agli abitanti del centro storico di Roma quando il regime fascista decise di costruire via dei Fori Imperiali, era chiamata Shanghai per le sue difficili e malsane condizioni di vita.
Nel 2015, il progetto promosso dall’associazione culturale 999 contemporary e finanziato dal comune di Roma e dalla fondazione di Roma, ha inaugurato i 21 murales alti 14 metri e dipinti sulle facciate delle case popolari del lotto n.1 di Tor Marancia. I disegni raccontano episodi e storie del quartiere, come quella de Il Bambino redentore, un bambino che si arrampica su una scala colorata per guardare oltre i palazzi di cemento del caseggiato, omaggio alla memoria di Luca, che abitava nel palazzo ed è morto mentre giocava a calcio. O quella di Veni, vidi, vinci, realizzata da Lek&Sowat come dedica ad Andrea Vinci, un ragazzo che ha perso la mobilità agli arti inferiori e che abita al secondo piano di una delle palazzine popolari prive di ascensore.

In Sardegna Orgosolo custodisce tra le sue strade e piazze oltre 100 opere, che hanno attribuito al “paese dei Murales” la notorietà degna di un Museo a cielo aperto. Nato inizialmente come espressione di protesta e dissenso contro il potere e le ingiustizie sociali, il murales è diventato in molte località sarde lo strumento di raffigurazione della cultura e dell’identità tanto quanto le opere realizzate con tecniche più tradizionali come la pittura su tela e la scultura. I volti e le figure di Pina Monne e Angelo Pilloni raccontano il passato ed il presente dell’Isola.

Rimane dunque incerta la questione: bisognerebbe tutelare e contemplare la street art in quanto espressione artistica o piuttosto interpretarla come testimonianza effimera e transitoria, destinata a essere goduta e fruita per un tempo determinato?

Alice Pasquini, una delle più famose street Artist romane, le cui opere sono state ospitate nella mostra che il Macro di Roma ha dedicato alla street art lo scorso anno, ha colto nel segno l’atteggiamento confuso con il quale si approccia la street art: “Se da un lato nell’ultimo periodo è tutto un fiorire di festival alternativi, di gallerie che si occupano di street art, di associazioni che la promuovono, dall’altro lato però i ragazzini che fanno tag per strada vengono denunciati per devastazione e in alcuni casi per associazione a delinquere e rischiano diversi anni di prigione e multe salate. (…) L’impressione è che da una parte si istituzionalizza la street art, ma dall’altra operazioni come quella di Tor Marancia servono anche a segnare un confine tra legalità e illegalità, tra quello che è arte e quello che non lo è”.

Borsa falsa? Per scoprirlo basterà uno smartphone

La vedi andare al supermercato con la Kelly di Hermès, portare i libri dell’università dentro gigantesche Balenciaga, sfoggiare Cèline in dodici colori nei pranzi con le amiche. Per quanto si possa svaligiare l’armadio della mamma, a meno che non si parli di Sarah Jessica Parker, il dubbio ti viene. “Che bella! Ma non cel’avevi anche blu? Dove l’hai comprata?”. “Me l’hanno regalata/me l’ha portata una mia zia dall’America/al compleanno”. Riceverai le risposte più varie ma mai e poi mai ti sentirai dire: “È finta”.

Eppure la forma è strana, tu che studi con attenzione i cataloghi quel colore non sei neanche sicura che esista. Il dubbio c’è, la certezza non la puoi avere mai. O meglio, non la potevi avere mai.

A breve sarà possibile smascherare i prodotti contraffatti, in tempo reale, con la fotocamera di uno smartphone. È l’idea su cui sta lavorando sta lavorando NEC: un sistema che consente di riconoscere un falso confrontando le immagini scattate sul telefonino con quelle di un database presente su cloud.  Una rivoluzione che potrebbe competere giusto con uno scanner che individua le false bionde.

La tecnologia, ancora in fase di test, riesce a registrare una sorta di impronta digitale per qualsiasi genere di oggetto, determinata da certi dettagli tipici della sua superficie, impressi durante la produzione, invisibili all’occhio umano. Questo metodo di riconoscimento, secondo NEC, è in grado di funzionare anche su manufatti di piccole dimensioni, come dadi e bulloni, ai quali è difficile apporre un numero seriale o un codici a barre. Per scoprire il falso basta scattare una foto che viene confrontata con quella del prodotto originale, salvata dal produttore nella banca dati. NEC prevede di mettere a punto la sua tecnologia entro il prossimo anno per poterla commercializzare nel 2016.

Nell’attesa, come riconoscere una borsa fasulla? Oggi i copioni sono quasi perfetti. Non bastano più gli accorgimenti basilari come la qualità del pellame, l’etichetta, o la fodera interna, (che deve aderire perfettamente alla borsa) anche perché, se non si guarda mai nella borse delle signore, sicuramente non si guarda in quella delle sconosciute. Ecco quindi qualche trucco.

Il più imitato è sicuramente Louis Vuitton. La simmetria è alla base delle borse originali: i simboli sono perfettamente uguali e centrati attorno ai disegni su tutti i lati della borsa, tanto è vero che i manici, ad esempio, coprono lo stesso simbolo da entrambi i lati. Nei prodotti autentici il marchio LV non sarà mai tagliato.

Passiamo a Prada. Chi ha visto il film Serendipity, sicuramente ricorda il portafoglio “Prado”, ma errori così grossolani sono rari. Negli originali le cuciture sono perfette e in tinta con i colori della borsa. Se vedete sfilacciature o segni di ruggine sulle guarnizioni metalliche, state certe che quella che avete tra le mani è una borsa falsa, perché le Prada vengono controllate meticolosamente anche nei minimi dettagli. Eventuali elementi in metallo saranno dorati, argentati oppure rosa ma tutti con il marchio Prada inciso. Se vi capita la borsa tra le mani fate bene attenzione al marchio, perché la seconda gambetta della prima A di Prada è leggermente più lunga della prima.

Gucci. In genere una borsa Gucci è autentica quando ha le doppie G non allineate lungo le cuciture. Il marchio è ovunque, anche dentro la borsa, nelle zip e nelle borchie.

Infine accorgimenti per i modelli 2.55 Chanel: le tracolle 2.55 sono realizzate solo in agnello liscio o in vitello matelassé, hanno cuciture allineate e perfettamente combacianti e nei modelli matelassé il numero dei quadratini è sempre dispari. La fodera interna è sempre in nero o in bordeaux.

AAA Cercasi: Voglio un paio di pantaloni a palazzo

Il look hippy è ormai la carta jolly da giocare a ogni festa in maschera. L’usato sicuro per tutti quelli che “figurati se vado a comprarmi qualcosa apposta!”. Basta una fascetta in testa, occhiali tondi e soprattutto quei pantaloni a palazzo tirati fuori dalla naftalina, giusto uno scaffale più in alto della maschera veneziana o della bombetta di quando hai azzardato il look da Arancia Meccanica. Tutti ne abbiamo almeno un paio. Per chi ha l’età di ricordarlo parlano di Woodstock, dell’estate dell’amore, degli Abba, ma da qualche anno, sepolti tra pile e pile di leggings, jeggings e skinny , richiamano al massimo i filtri seppia di instagram.

I pantaloni con la gamba larga in fondo erano il marchio di fabbrica degli anni ’70. Poi sono tornati di moda in versione light negli anni ’90 e abbiamo continuato a indossarli fino agli inizi degli anni 2000.

Poi l’eclissi. Sono arrivati i jeans skinny, quelli aderenti o comunque stretti alla caviglia, che piano piano si sono imposti sempre di più fino a soppiantare del tutto quelli larghi in fondo. Più attillati ogni anno, tanto che è dovuta intervenire la zip finale per arginare crisi di nervi a seguito di ripetuti tentativi di sfilarsi una guaina da fare invidia alla tuta di spiderman. Alte, basse, magre grasse, a mela o a pera, non c’era possibilità di scelta, persino in palestra con i classici pantaloni svasati alla fine ti guardavano con sospetto: leggings, caviglia scoperta e Nike per tutte.

Dopo un periodo di gloria assoluta i jeggings hanno però letteralmente iniziato a dare segni di cedimento: puntualmente l’elastico in vita si allentava creando quel’effetto “cavallo calato” che ti costringeva ogni cinque minuti a tirarti su i pantaloni come si fa con i collant o a lavarli dopo ogni utilizzo. Il monopolio dello skinny ha lentamente iniziato a vacillare. La risposta è stata la vita alta, che oggi impazza a tutte le età. Niente più rotolini che escono dai fianchi ma gamba ancora stretta.

In reazione agli skinny poi sono arrivati i boyfriend: i Jeans comodi e non attillati, can la gamba dritta e larghi su cosce e fianchi. Pensati questa volta anche per le più rotonde: portare pantaloni da uomo vi farà sembrare più magre. Ma dovrete indossarli con i tacchi.

Hanno resistito anche i pantaloni a sigaretta: altrimenti detti jeans regular o pantaloni a gamba dritta. Si tratta di pantaloni dal taglio dritto, quindi non svasati e non stretti, che sono modellati sulle linee femminili, esaltando in particolare chi è magra e snella. Stanno bene con qualsiasi tipo di scarpa, anche le ballerine. Se li arrotolate alla caviglia, potete indossarli anche con le scarpe stringate senza calze, o con le scarpe da ginnastica.

Che dire del modello chino: quello dal taglio maschile e con le pences sul davanti e la vita larga. Questi pantaloni scendono dritti sulla gamba, e spesso hanno una piega maschile. Si usano con i tacchi altissimi o con le stringate maschili.

Novità della scorsa estate i pantaloni “a carota”: ampi su fianchi e cosce, scendono sfiancati sulle gambe. Vanno bene a chi ha i fianchi larghi e le cosce abbondanti, purché si tratti di donne con la vita sottile e poca pancia (forma a pera). Si abbinano tassativamente a un body, o una camicia attillata, infilata dentro il pantalone. Mai con una maglia lunga.

I grandi assenti rimangono loro, i pantaloni a zampa e quelli a palazzo. Il modello perfetto per le donne “a pera” ossia quelle che hanno la parte inferiore del corpo più larga rispetto a quella superiore. In sostanza una taglia small per maglie e giacche e una media o una large per pantaloni e gonne. Il punto forte della donna a pera che non va mai nascosto è la vita sottile. Eppure oggi qualcosa si muove.

Dopo essere stati ostracizzati e discriminati per anni, i pantaloni con la gamba ampia stanno tornando alla ribalta. Il primo approccio dopo tanti anni non è stato facilissimo. Io stessa li ho guardati con diffidenza per anni, ancora traumatizzata dalle foto in cui portavo degli orrendi jeans svasati con dei fiori fucsia ricamati sotto. Ognuno ha i propri demoni da esorcizzare eppure nel mondo della moda qualcosa si muove.

just CavalliNel primo giorno di sfilate, Frida Giannini manda in passerella una collezione in cui il jeans la fa da padrone. Qualche pantalone a zampa si era già visto, ma è con la primavera estate 2015 di Gucci  che possiamo dirlo con sicurezza: gli anni Settanta sono tornati. Anche da Just Cavalli, si respira l’aria Seventies che ha invaso prepotentemente la Milano Fashion Week: minidress, gilet, gonne lunghe con spacchi profondi, dai tessuti leggeri, sandali bassi e con la zeppa. I pantaloni tornano ad essere quelli a zampa, le camicie sono morbide con le maniche a tre quarti. I colori predominanti sono sicuramente il blu, rosso, viola e il verde.

So che questo non basterebbe a convincere la mia amica Ben, ricercatrice instancabile ma ormai quasi rassegnata di pantaloni a palazzo. Sulle passerelle di cose se ne vedono tante, ma questo non è garanzia di trovarle poi sugli scaffali, tanto meno su quelli di negozi “abbordabili” diciamo.
Sappiate quindi che esistono, che ci sono anche se non si vedono e che basta cercare. Unica raccomandazione, portateli con le scarpe alte, che siano stivaletti o non, l’unico rimasto ad indossare i pantaloni a zampa con le scarpe basse è Braccio di Ferro. Ecco qualche spunto su dove trovarli:

La collezione di Twin-Set ha tra i suoi protagonisti pantaloni dalla gamba larga realizzati in vesti ricercate come quelle in bianco con tasche laterali e cinturino a contrasto in vita o quelli con stampa floreale su base cromatica scura oppure chiara (100 euro circa). Stefanel propone il classico pantalone in crepe con coulisse in vita (99 euro). In tessuto jersey da Kocca (89 euro). Anche le grandi catene low cost si adeguano al nuovo trend: da Mango pantaloni a palazzo fluid (45 euro), da H&M li chiamano “pantaloni ampi”, da Zara “morbidi” (50 euro circa) e sono disponibili sia nella versione classica che fantasia. Infine se volete darvi allo shop-online puntate su & Other Stories, La cantante Lykke Li ha firmato insieme al brand svedese una capsule collection di abbigliamento e accessori. Tagli maschili, capi versatili facili da abbinare… e il pezzo icona: i pantaloni a zampa! Belli. Anche se l’uomo dei vostri sogni non dovesse essere un Tony Manero de’ noantri.

La moda che verrà: tra visioni e allucinazioni

Betsey Johnson – New York Fashion Week

Una donna con una maxi t-shirt di rete e bermuda lucido da basket ammazza caviglie avanza spavalda verso di te. Non è una qualche Jenny from the block che ascolta musica masticando gomma americana, ma un’esilissima modella sulle passerelle della Milano Fashion Week. Un tempo “sono in tuta” era la scusa per non scendere quando qualcuno ti si presentava sotto casa, il sinonimo di “sono impresentabile”, il simbolo di interminabili sessioni di studio e mollettoni nei capelli. Ora pantaloni di ciniglia e felponi oversize fanno parte dello “Sport decò” e impazzano sulle passerelle da New York a Milano passando per Londra.

 

Fay – Milano Fashion Week
Gucci – Milan Fashion Week

Pensate alle modaiole taccatissime sedute in prima fila alle sfilate, con block notes in una mano e carta di credito nell’altra pronte a rinnovare il loro guardaroba in nome delle nuove tendenze di stagione, immaginatele scrivere “buttare decolté comprare Shox”. E non solo, perché il mondo dello sport, a Milano è rappresentato nelle sue infinite declinazioni.

Da Gucci vediamo sfilare Kimoni da boxeur, i gym pants (al secolo semplicemente “pantaloni della tuta”, un po’ come Dj Francesco quando ha iniziato a farsi chiamare Francesco Facchinetti), i bomber, le grandi maglie, per lo più di seta o chiffon o rete di camoscio ( giusto per differenziarsi da Decathlon).

Le sorelle Hilton in prima fila a una sfilata

 
Sport come ispirazione anche da Fay,dove il duo Aquilano Raimondi decide che bisogna ricominciare dallo sport perché il solo pensiero “fa fresco e giovane”, e cosa c’è di più giovane dei cartoni animati?!

Via con Snoopy, Charlie Brown e Lucy stampati su bomber colorati e gonnelle da tennis, felpe da baseball e t-shirt. Fortunatamente si usano le maglie corte quindi puoi tirare fuori qualche tuo pigiamino con i disegni di quando eri piccolo ed essere super glamour…A quelli che volevano chiamare l’esorcista la coppia di stilisti ha risposto così: “A tutte le donne piace vestire giovane, e non per scimmiottare le figlie! È lo spirito del cambiamento. Ed è giusto sottolinearlo” ….ora immagina tua madre con il berretto da baseball al contrario, i pantaloni da basket e la felpa di Snoopy che whatsappa con le sue amiche mentre condivide la sua playlist con spotify…

Va bene che la moda deve essere visionaria, ma questa sembra più un allucinazione.

NY fashion week – street style

Ma quindi, per tutte quelle che non si volessero trasformare nella sorella sfigata di Eminem, cosa c’è di nuovo quest’anno? Molto. Anche se può sembrare niente. La moda bisogna saperla guardare con attenzione. C’è il Vichy ( il tessuto a quadretti stile tovaglia da pic nic), che portato d’inverno è già una novità, abbinato ad accessori di pelle nera. C’è il piumino ma con la gonna. C’è il kilt scozzese ma con le sneakers, c’è il cammello ma a strati. Andiamo con ordine:
è la stagione giusta per rispolverare lo stile college, con il ritorno dello scozzese e delle Varsity Jacket (quella che portano i giocatori di football nei college americani). Per chi ama il look british via libera ai dettagli tartan: gonne e giacche ma mai insieme, abbinate a una camicia bianca dal taglio classico. La varsity invece si può usare per dare grinta al look bon-ton (abitini di pizzo o tulle in colori pastello), in versione glam sulla longette abbinata ai tacchi o per il look da matricola con jeans e allstar.

Quanto alle nuance del momento, non possono mancare il blu elettrico e il grigio in tutte le sue sfumature. Si al total look bianco su bianco e al nero integrale. Le tinte pastello sono solo il rosa e il celeste in pieno stile baby ma abbinati a mini e shorts metal o argentati.

blu elettrico da Gucci

Infine tra i capi must, si rivelerà “indispensabile” un cappotto XXXL superavvolgente e morbidissimo. Trionfa il knitwear, con pullover fatti a mano da indossare sempre e comunque. Anche – perché no – sugli abiti da sera più glamour. Per chi le ama – vere o false che siano – le pellicce vengono proposte in versioni decisamente fantasiose, originali, lussuose e sorprendenti.

Insomma, non vi preoccupate, per lo shopping invernale non dovrete attingere solo dalla sacca della palestra…