Home / Tag Archives: how to

Tag Archives: how to

Cappelli alla moda per l’estate: come trovare il modello giusto

Una volta le donne non ne potevano fare a meno: basti pensare che nel 700 tra piume, fiocchi e… velieri, il cappello era una dimostrazione di status ed eleganza. Oggi la moda detta nuove leggi al riguardo, trasformandolo in must have di stile. Romantiche come Carey Mulligan nel Grande Gatsby con i modelli di Topshop o classiche come Kate Middleton con quelli di Borsalino, femminili come BB con un cappello di paglia a tesa larga, sexy come Kate Moss, in barca o per un party sulla spiaggia, non potrete rinunciare a questo accessorio. C’è poi chi li colleziona come fa la rockstar Madonna, oppure l’icona sexy Dita von Teese.

Cappello di paglia Luisa Beccaria primavera estate 2016
Cappello di paglia Luisa Beccaria primavera estate 2016

Eppure, ”un cappello non è un cappello. O, almeno non è solo un cappello”, come dice il Cappellaio Matto ad Alice. Insomma, che si tratti di un baschetto borchiato, di un borsalino, o di una semplice cuffietta di lana, ognuno deve scegliere il suo e portarlo con eleganza. Esiste almeno un modello che si adatta ad ognuno: il problema è capire quale è quello giusto per noi e per il nostro viso. 6 sono i must have della prossima estate tra cui scegliere:

1. Rag & Bone
2. Borsalino
3. Hatattack
4. Cappelli di Paglia a Tesa Larga
5. Cappelli ad Ala

cappelli

Per farlo diventare parte integrante del guardaroba bisogna anche rispettare alcune regole. Per fortuna, poche e furbe.

Non dimentichiamo di porre attenzione alle giuste proporzioni: se puoi vantare gambe lunghe potrai  sfoggiare senza problemi i modelli più ampi, come ad esempio il “Pamela”, a falda larga, ma floscia, tipico degli anni ’70. Se sei più minuta scegli un borsalino a falda stretta, che contribuirà a verticalizzare la figura, oppure berretti, cloche e coppole. Ricordiamo inoltre che la falda del cappello non dovrebbe superare la larghezza delle spalle e non deve coprire le sopracciglia.

Anche la forma del viso è un elemento da non sottovalutare nel momento in cui si sceglie un cappello da spiaggia. Chi ha un viso allungato e fino sarà valorizzata da un cappello a falda stretta, mentre con un viso più arrotondato sarà perfetto uno a tesa larga, che contribuirà a snellire la forma del viso.

Ma la cosa più importante è piacersi senza sentirsi goffe. Il cappello, infatti, finisce inevitabilmente per attirare l’attenzione su chi lo indossa.

Cappello Temperley London
Attenzione però, sì all’autoironia ma con buonsenso
. Cappelli a falde incredibilmente larghe indossati in discoteca (dove già non vedi nulla normalmente, figuriamoci con mezzo panno di lana sugli occhi), zuccotti portati d’estate solo perché “mi piace poi come mi stanno i capelli”, improbabili bombette che non ti togli neanche al cinema. Non so come spiegarmi..se vi piace tanto un paio di scarpe ci andate anche a dormire? Evidentemente no.

Purtroppo, il cattivo esempio, lo dà proprio il mondo della moda. Alle recenti sfilate, tanto per citare un caso emblematico, molte fashion victim/fashion blogger/fashion addicted hanno tenuto ben calati in testa teatrali cappelli da Zorro (che, tra l’altro, impediscono l’altrui visuale), ostentano gipsy hats da butteri, calzano striminziti berretti in lana colorata in stile Fantozzi sulla neve.

Lo stesso accade in ristoranti e caffè, club, negozi e musei, in métro e taxi. La falange “hat obsessed” si sente emula di quei Grandi di Spagna che per diritto dinastico potevano orgogliosamente mantenere il capo coperto e ornato davanti al loro re.

In passato il cappello era uno status symbol, senza il quale le signore e le signorine della buona società non osavano uscire di casa, ma era (e rimane) assolutamente obbligatorio toglierlo quando ci si trova in un ambiente chiuso. No al cappello anche nelle cerimonie che si prolungano dal tardo pomeriggio a sera inoltrata: ricordiamoci che i copricapo scenografici sfoggiati dalle nobildonne ad Ascot o a Piazza di Siena sono sempre fotografate alla luce del sole.

L’unica eccezione può essere fatta per una sposa che con il cappello sostituisce il velo. In questo caso deve indossarlo per tutta la durata della cerimonia, mentre può scegliere di toglierlo, soprattutto se è ingombrante, durante il ricevimento. Può tenerlo anche dopo il sì, specie se si tratta di un cappellino di piccole dimensioni e se fa parte dell’acconciatura.

Palestra, diete e capelli: tutti i buoni propositi del rientro

Traffico, parcheggi impossibili, persone nervose in coda in banca o al supermercato: è passata solo una settimana dalla fine delle vacanze e le città, che prima sembravano il set di “La città verrà distrutta all’alba”, sono già tornate alla normalità. Ma se volete avere davvero il senso del “grande rientro”, fatevi un giro lunedì 8 settembre per palestre e parrucchieri.

Vacanze di natale e vacanze estive, nulla come i sensi di colpa affolla i tapis roulan. L’estate, si sa, si è tutti più belli. Il sole schiarisce i capelli, i tuffi azzardati nell’acqua gelata sterminano la cellulite e rendono più toniche, l’afa riduce l’appetito. I tratti del viso sono riposati, meno smog e più ore di sonno. Eppure, mi chiedo, come è possibile che questo stato di grazia finisca così rapidamente? Non hai fatto neanche in tempo a svuotare la valigia che improvvisamente la chioma fluente ti sembra paglia e sull’abbronzatura dorata che hai conquistato con sessioni strategiche di sole (mezz’ora avanti, bagno, mezz’ora dietro), iniziano a comparire le prime avvisaglie di spellatura. Ecco quindi che mentre ti cospargi di Biafin per salvare il salvabile, su qualunque forum o rivista spuntano articoli del tipo: “Come mantenere più a lungo la tintarella”, “Come prolungare i benefici del sole”, “Capelli al top dopo le vacanze”, “Buoni propositi beauty per settembre”.

Se in molti consigli c’è sicuramente del vero, c’è da dire che alcuni suggerimenti sono quantomeno fantasiosi: “Per proteggere le lunghezze, in città girate con un cappellino, meglio se comprato in farmacia (!?) sarà meno alla moda ma proteggerà di più!”. “Per ridare luminosità alla pelle, tappatevi la narice sinistra con la mano destra e respirate profondamente per 30 minuti”.
Per quanto riguarda i capelli, dare una spuntatina è cosa buona e giusta. Se vi sentite più coraggiose, voci di corridoio ( o meglio di Red Carpet) dicono che il taglio must della prossima stagione sia il “long bob”, versione moderna del tradizionale carrè. È un taglio medio, all’apparenza molto semplice, rigorosamente pari. Da provare ultra liscio con la riga laterale o mosso. L’hanno scelto Nicole Kidman, Taylor Swift e Beyonce. A Venezia l’ha sfoggiato anche Emma Stone.

Io personalmente, ogni anno parto con grandi propositi: “A settembre mi taglio i capelli corti”. Settembre è passato 23 volte nella mia vita e ancora non è successo. Se siete pavide come me, quello che vi ci vuole è quantomeno un trattamento ristrutturante. Se i capelli sono diventati secchi, e magari anche un po’ crespi, puoi reidratarli con impacchi di oli naturali come quelli di semi di lino o di karité, con balsami e maschere specifiche. Attenzione, poi, allo shampoo: quando fa tanta schiuma e/o è molto profumato, potrebbe essere troppo aggressivo. Se, invece, i capelli sono sfibrati, meglio puntare su impacchi a base di olio di cocco e argan, e limitare i trattamenti aggressivi come tinte, permanenti e stirature finché le chiome non saranno tornate in salute. A casa occorrono dai 5 a 10 minuti dopo lo shampoo. L’optimum lo si raggiunge avvolgendo i capelli in una pellicola trasparente oppure in un asciugamano riscaldato dal phon.

Che dire della palestra, questo è il mese dei buoni propositi. GAG, Yoga e Pilates sono ormai dei must. Sdoganati anche Zumba e la Box con vari prefissi e suffissi. Se vuoi abbandonare il vecchio corso e trovare nuovi stimoli puoi provare BootCamp (che a me che faceva venire in mente solo X-Factor): Allenamento ispirato a quello dei Marines – squat, flessioni, affondi e saltelli – prevede un lavoro a circuito in cui si alternano fasi di elevata intensità cardiovascolare, esercizi di resistenza e di forza ed esercizi funzionali. C’è anche Dainami che mixa la filosofia ayurvedica con alcuni esercizi dello yoga portando armonia e calma mentale.

Sembra banale, ma il primo passo è iscriversi. Ora o mai più. “Settembre passa veloce, ancora ti senti in vacanza, a Ottobre ci sono gli esami-lavoro-università e una volta che si avvicina Dicembre che ti pare che fai l’abbonamento per un solo mese?”
E fu così che divenne gennaio..Siamo già passati ai consigli per il rientro dalle vacanze di Natale..

La cravatta: storia e curiosità dell’ultimo baluardo dell’eleganza maschile

“Ditemi che ho sbagliato una battuta, ma non una cravatta.”

Affermava sicuro e vanitoso l’attore David Niven . Lui, emblema di quell’eleganza puramente britannica che non c’è più, possedeva ben tre stanze di cravatte, che venivano ordinatamente suddivise per toni di colore e fantasie.
Ma facciamo un passo indietro, e vediamo dove trova le proprie origini questo vezzo tutto maschile. Uno degli ultimi e pochi simboli d’eleganza tenuti in voga dalla barbara contemporaneità.knit-tie-and-striped-shirt

Nata non come abbellimento dell’essere, ma come timida maniera di ripararsi dal freddo, in molti sostengono che furono i legionari romani per primi a portare la cravatta. Si trattava di un pezzo di stoffa grezza, detto “focale”, che veniva fasciato intorno al collo già dal II secolo dopo Cristo. Se ne trova la testimonianza nelle raffigurazioni dei legionari sui rilievi della Colonna Traiana (101 -106 d.C.). Ad onor del vero però, non si intuirebbe un gran collegamento fra la cravatta intesa nel senso moderno e questa sua “antesignana”. I veri precursori della cravatta come la intendiamo noi oggi sono i fazzoletti da collo invece, che nella progressione sarebbero arrivati ad assomigliare all’ Ascott, tuttora in uso.


Il nome: “Cravatta” deriva probabilmente dal francese. 
Sembra infatti che sia stato l’uso di un capo simile a quello precedentemente citato ad ispirarne il nome: una specie di “foulard” questa volta (la kravatska, precisamente, dallo slavo krvat: croato), annodato attorno al collo dei mercenari croati al soldo del re di Francia Luigi XIV durante la guerra dei trent’anni. Esso portava con se un significato estremamente romantico, poiché si trattava del dono fatto da mogli e amanti ai soldati che partivano per la guerra, ed era testimonianza di legame e segno di fedeltà verso la donna amata. Dal 1650, la cravatta si afferma al collo dell’intera corte di Francia e nel 1661 lo stesso Luigi XIV istituisce la carica di “cravattaio” del re, un gentiluomo con il solo compito di aiutare il sovrano ad annodare la cravatta. A chi ne faceva uso allora donava audacia e personalità, aggiungendovi merletti e fasce di seta. Presto la moda si diffuse in tutta Europa, venendo adottata da reali e araldi. Il re inglese Carlo II degli Stuart indossava cravatte del valore di 20 sterline del tempo (1660), divenendo in seguito capo d’uso comune tra i ricchi Borghesi, e segno di riconoscimento dei primi dandy.

Lord Brummell, Le Beau, indossava regolarmente cravatte di mussolina leggermente inamidate di colore bianco assieme ai suoi innumerevoli frac blu e pantaloni beige. Si narra che ogni mattina il suo valletto gliene portasse una numerosa quantità, Lord Brummel tentava il nodo, e se non vi riusciva gettava immediatamente la cravatta in terra facendosene porgere un’altra.Un giorno un ospite mattiniero interrogò il valletto a cosa si dovesse quella montagna di mussolina sul pavimento, ed egli gli rispose affranto: “Quelli sono i nostri fallimenti”.

Avvicinandosi alla forma delle cravatte contemporanee, nel 1880, i membri dell’ Exeter College di Oxford decisero di togliere i nastri dai propri cappelli e di annodarseli al collo creando, di fatto, la prima vera cravatta da club. A seguito di questo strambo ma quanto mai riuscito costume, ordinarono ad un sarto di produrre dei nastri appositi con i colori del club da adoperare come cravattini, dando così il via ad una moda che contagiò presto tutti i club e i college inglesi. Da qui deriveranno difatti le così dette cravatte Regimental, ossia quelle cravatte a righe, notoriamente da giorno, che portano i colori e gli stemmi di club e in un secondo momento dei reggimenti d’appartenenza.

Nel XIX secolo la cravatta divenne quella che conosciamo oggi, una capo più funzionale che venne battezzato inizialmente “cravatta alla marinara” , e che fu la base di partenza da cui si sviluppò la cravatta moderna. Mr. Jesse Langsdorf fu il primo, nel 1926 a New York a trovare la soluzione giusta per la produzione industriale e di qualità: quella di tagliare il tessuto con un angolo di 45° rispetto al drittofilo, ed impiegare tre strisce di seta da cucire successivamente. L’idea, che venne brevettata ed esportata in tutto il mondo, rappresenta ancora oggi una cravatta di buona sartoria. Indossata in tutti i suoi colori e le sue fantasie, la cravatta al giorno d’oggi è di uso comune in tutto il mondo come simbolo di eleganza e formalità.

Dalla scuola al luogo di lavoro, essa rimane, insieme alla giacca, uno dei pochi capi significativi che ogni uomo impara a portare e fare suo per le grandi occasioni. E per quanto ministeri e nuovi movimenti politici devoti alla barbara informalità e comodità vogliano cercare di abolirne l’uso sul lavoro, noi sappiamo che il vero gentiluomo non l’abbandonerà mai. Due ricercatori di Cambridge alla fine degli anni ’90 hanno dimostrato attraverso modelli matematici che esistono 85 modi diversi di annodarsi la cravatta. Nel caso non siate ancora riusciti a trovare il vostro, potete consultare la guida recentemente pubblicata da Zalando.

Del resto come diceva l’adorabile Oscar Wilde: “Una cravatta bene annodata è il primo passo serio nella vita.”

Vacanze: il dilemma della valigia all’ultimo minuto

Altro che impegni e indecisioni, alle ore 3.28 am , mentre il caos regna sovrano nella mia stanza, sono arrivata alla conclusione che il motivo per cui ormai facciamo solo vacanze flash con compagnie low cost è il fatto di dover portare valigie piccole. Dopotutto qual è il primo commento che si fa quando si prende un aereo di linea? “Dai almeno non abbiamo problemi con il bagaglio grande”. Bella fregatura. Se parti un mese rovesci tutto dentro senza un reale criterio e il gioco è fatto, se stai fuori due o tre giorni le scelte sono obbligate, ma se vai via una settimana la cosa si fa più complessa. Persino partire con lo zaino in spalla è più facile: basta non portare nulla. La filosofia del “lo faccio dopo” sicuramente non paga: a quel rimandare non c’è mai fine, “dopo colazione” diventa “dopo la palestra/doccia/aperitivo/serieTv” e si finisce come me la notte prima della partenza, quando una sana dormita sarebbe la soluzione ma il mio letto è completamente invaso da vestiti e vestitini.

Io e le valigie non siamo mai andati d’accordo. Questo mi pare chiaro. Negli anni però ho sviluppato una tattica (ognuno ha la sua): fate il calcolo dei giorni della vostra permanenza, numero di notti e di mattine e scegliete un outfit per ogni volta. Privilegiate ovviamente abiti basic che si possono abbinare tra loro. Aggiungete poi quelle due o tre cose “perché non si sa mai” e non rinunciate a un capo particolare o sfizioso. Alla fine guardate tutto quello che avete scelto e togliete qualcosa.

Piccola appendice sul cappello: Nulla va di moda come un bel cappello al mare, ma lo spazio che occupa in valigia è spesso proibitivo e viene sacrificato per il paio di scarpe n°100. Eppure può essere la chiave di un outfit. Come si riconosco i turisti occasionali dai vacanzieri abituali (dotati di case e armadi): dal cappello.

Ovviamente poi spiaggia che vai look che trovi..o meglio, look che devi trovare. Ecco cosa non può mancare nella vostra valigia:

Saint Tropez: stampe floreali, righe, cappelloni di paglia, abiti lunghi e leggeri e le classiche tropeziennes (potete anche lasciare i tacchi a casa). Occhio però alla trappola: non tutta la costa azzurra è uguale! a Montecarlo indispensabili i tacchi altissimi.

Panarea: scalzi, rigorosamente scalzi. Mai vi fu valigia piu leggera! costumi e parei a non finire, look selvaggio ma con stile. Potete sfoggiare le vostre nuove espedrillas.

Ponza: FLUO. Che sia fucsia o giallo limone, tutto, dalle unghie ai costumi alle borse si tinge di fluo. Non è esente nessuno: persino la strappa biglietti del traghetto ha le unghie arancio fluo. Di giorno tassative ciabatte e tutine.

Capri: Bianco. candidi abiti bianchi e sandali capresi, solo a Brigitte Bardot è permesso girare scalza a Capri. Lino, bianco o blu ma anche stampe: Missoni impazza. A Capri tutto è permesso purché sia chic.

Argentario: Stay easy. A qualunque ora del giorno o della notte, shorts e maglietta. Out i tacchi a spillo, unica deroga per le zeppe

 

Buone Vacanze da Fashion Polinice

Saldi, le cose peggiori che abbiamo mai comprato

Oggi iniziano i saldi. Tranquilli non è l’ennesimo post “I dieci pezzi must have” o “Cosa non lasciarsi sfuggire” perché tanto, si sa, di fronte all’irrefrenabile richiamo del “tutto a 9,99″ anche la cosa più inutile diventa essenziale. Nel momento in cui si apriranno le porte di Zara o HeM, con in mano l’ultimo paio di ballerine 39, l’unico pensiero sarà: “Questa è Sparta”. I saldi sono l’occasione per comprare quello che per prezzo, mancanza di tempo ( o di coraggio) non hai acquistato durante l’anno. É spesso l’occasione in cui facciamo i migliori affari ma anche quella in cui portiamo a casa cose di cui ci pentiremo subito dopo aver staccato il cartellino. E proprio a queste ultime vorrei dedicare due parole..

Ce la prendiamo spesso coi calzini bianchi e corti degli uomini o contro gli orribili boxer attillati ma quando si tratta del nostro passato fashion tendiamo a tergiversare. Tralasciando i look della nostra adolescenza – siamo state metal rock, siamo state boscaiole come un cantante country con tanto di camicia a quadri, siamo state perfettine con il giacchetto Barbour che puzzava di grasso di foca neanche ci aspettasse la caccia alla volpe, siamo state quelle dei jeans a zampa o quelle del piumino bombato – e anche i look studio che usiamo in casa, sicuramente nel fondo del nostro armadio c’è nascosto almeno uno scheletro del povero Stile defunto.

Capi che un tempo facevano furore ma a guardarli ora quasi ti imbarazzi. Eppure non riesci a buttarli via. Un po’ perché sai che saranno una risorsa formidabile in quelle feste dai temi sempre più assurdi che spaziano da “Qualunque annata dai dinosauri al 2036″, a “Stati del tabellone di Risiko”, un po’ perché la storia del tuo armadio è anche un po’ la tua.

Ti ricorda che c’é stato un tempo in cui hai lottato per avere le Silver o classificavi le persone in base al giubbotto Carhartt o Woolrich, portavi la fascia alle lezioni di ginnastica o andavi a scuola con le Hogan.
Non credo di aver mai fatto attenzione a una cintura negli ultimi anni perché tanto tutte le mie magliette sono ragionevolmente lunghe, eppure ricordo distintamente sia quando piagnucolavo con mia madre che voleva impedirmi di uscire con la pancia di fuori sia delle orrende cinte altissime da corsaro. Andavo immensamente fiera di un paio di stivali a calza a punta. La casa che li produceva penso abbia chiuso e a rivederli ora mi spiego perché..

Non voglio stare qui ora a fare l’apologia del capo classico che va bene in tutte le stagioni. Le tendenze dell’estate parlano di stile floreale, trasparenze, costumi interi o Anni Cinquanta, righe e pois, abiti dal sapore orientale o africano, tanto bianco e giallo. Lungi da me sconsigliarvi di comprare un kimono o una gonna di neoprene con le palme che probabilmente guarderete con orrore l’anno prossimo. Togliersi uno sfizio ogni tanto è anche giusto.
Non sempre però seguire le mode porta a buoni risultati. Ecco quindi 3 oggetti di moda da cui fuggire:

PS---FUSCHIA-2I sandali di plastica jelly. Dopo la ciabatta Birckenstock, le slip-on e le Crocs, ecco dunque un’altra tendenza assolutamente antiestetica per la primavera-estate 2014. Puntando sul senso di nostalgia e sui ricordi della nostra infanzia i siti di shopping online più conosciuti come Asos e Zalando ma anche i soliti shop low cost come Zara, Bershka ed H&M hanno rilanciato i ragnetti di plastica colorata. Quelli che ti mettevi per non farti male sugli scogli ma dove se entrava nella rete plasticosa un sassolino erano dolori, ma con il dettaglio trash del tacco. Per ogni cosa c’é un età. Di questo passo l’anno prossimo riproporranno le lelly kelly.

Il cappellino da baseball. Ultimamente è stato notato sulla testa del velocista Usain Bolt, sulla chioma ribelle e ossigenata della cantante Rihanna, sul capo regale del principe William, senza contare poi le orde di hipster in tutte le principali città d’Europa. Stiamo parlando del berretto da baseball (quello con l’ala per intenderci), nato agli inizi del Novecento e dilagato fuori dai campi sportivi negli anni ’80, e che in quest’ultimo anno è tornato di gran moda. Evasione repper per le modaiole. Anche no.

images (1)Le scarpe da ginnastica con la para. Una ragazza con le sneakers può conquistare il mondo, ballare tutta la notte, non rimanere indietro perché i piedi fanno male e il mignolo ormai é parte integrante delle scarpe, affrontare con sicurezza qualunque tipo di terreno dai giardini alle paludi. Ma la ragazza con le finte sneakers ingessata per paura di prendere una storta sui trampoloni mi sembra proprio un controsenso..

Ovviamente si tratta solo di un’opinione e nulla riuscirà a farvi desistere se tra voi e i ragnetti di plastica é stato amore a prima vista ma quando tra qualche anno guarderete le foto di quest’estate e esclamerete: “Ma come ho fatto?!” , non dite che non ve l’avevo detto…

“Parli ora o taccia per sempre”: 10 cose da dire sul wedding look

“Se qualcuno ha qualcosa da dire parli ora o taccia per sempre!”. L’imperativo mi affascina da sempre. Rovinata dalle commedie romantiche ero convinta che in quei cinque secondi di silenzio tutto potesse accadere e che l’uomo della mia vita si sarebbe palesato in quel momento varcando la soglia della chiesa a cavallo e dichiarando finalmente il suo amore. Più tardi il mio ideale del fatidico sì, si è leggermente modificato merito (o colpa) dei 18 matrimoni di Pamela Anderson, degli improbabili wedding planner che riescono a trasformare una cerimonia in un incubo oro e viola, del padre della sposa che compra solo 4 panini da hotdog, dell’insofferenza verso i risotti allo champagne. Nonostante questo, alzare la mano dopo la fatidica frase è stato per molto tempo nella mia lista delle cose da fare nella vita.

Giugno si sa è il mese dei matrimoni. I fiori, i gazebo, le sedie in ferro battuto bianco, grandi cappelli e abiti svolazzanti. Dalla tua compagna di banco dell’asilo a “te la ricordi quella che stava con quello”, da Wanda Nara e Mauro Icardi a Kim Kardashian e Kanye West, persino l’eterno scapolo George Clooney ha annunciato che metterà la testa a posto. Nella cassetta della posta i biglietti scritti in Edwardian Script si moltiplicano di settimana in settimana. Le ragazze sospirano, le madri sottolineano la loro voglia di diventare nonne giovani, gli uomini si lamentano perché non hanno fatto sistemare l’abito. Già l’abito. Quando si parla di matrimoni la scelta del vestito perfetto non riguarda solo la sposa. Di giorno o di sera, al chiuso o all’aperto, ogni cerimonia richiede un certo outfit. Ecco le regole fondamentali in fatto di look per arginare il panico da shopping pre-nuziale per invitate e invitati.

Secondo la direttrice di Vogue Sposa Giuliana Parabiago:

“Esiste una sorta di codice non scritto di buone maniere, l’insieme delle consuetudini date per scontate a una cerimonia. Poi esistono anche delle regole scritte, ma appartengono soprattutto al mondo dei reali, come quella che sancisce le dimensioni del cappello per le signore, in modo che non si diano reciprocamente fastidio con le falde”.

  1. Mai vestirsi di bianco perché è il colore riservato alla sposa, e non si deve entrare in competizione con lei, rubarle il suo cono d’attenzione. Insomma niente Jane Fonda in “Quel mostro di suocera”
  2. Bisogna scordarsi anche il nero, che è il colore del lutto e non va indossato in un giorno di festa. Si possono fare eccezioni qualora il matrimonio sia di sera e sia più improntato sulla festa e sul ballo.
  3. Vietatissime sono anche mise troppo sensuali e gli scolli troppo profondi. So che magari avete un vestito meraviglioso senza maniche ma le spalle devono, almeno in chiesa, essere coperte. Optate quindi per un abito che abbia le maniche o portate una giacchina. Nota Bene: bollino rosso per gli abiti da sex bomb mascherati con minuscoli scialli.
  4. I cappelli, si indossano solo la mattina e vanno tenuti per tutta la durata della cerimonia. Per gli uomini invece il tight va indossato solo entro le quattro, perché è un abito da cerimonia da giorno.
  5. Evitare un total look rosso (troppo femme fatale) o total look viola (si crede che porti cattivo augurio). Ho già detto di non vestirsi di bianco o nero, tuttavia, è possibile usare il bianco e nero abbinati tra loro o insieme ad altri colori. In realtà, i colori adatti per un matrimonio sono le tonalità pastello (specialmente di giorno) da sole o in combinazione con tessuti stampati con fantasia a fiori o in dégradé.
  6. La borsa deve essere piccola e possibilmente non a tracolla poiché considerata troppo sportiva.
  7. L’invito di nozze è la prima cosa da prendere in considerazione. Talvolta gli sposi stessi indicano il dress code.
  8. Black Tie: non implica necessariamente l’abito lungo (che in ogni caso non si indossa mai di giorno). Le persone spesso confondono il vestirsi da cerimonia con il vestirsi da sera, ma non è la stessa cosa. 
  9. Scarpe Alte ma comode: i matrimoni possono essere delle vere maratone, assicurati di avere le scarpe giuste perché dovrai affrontare prati, sassolini e piste da ballo. A un matrimonio, per esempio, sono vietate décolletée in pelle nera.
  10. Country Chic, Shabby Chic, Elegante informale, Allegro ma non troppo e affini: sono un binario fornito agli invitati per indicare che si tratta di un’occasione non eccessivamente formale. Leggi: ti puoi mettere le ballerine.

Insomma, anche se pare che il “parli ora o taccia per sempre” non sia più in uso ai matrimoni, sulle scelte di look degli invitati ci sarà sempre molto da dire..

Come sopravvivere con dignità alla settimana della moda

Parigi – street style

“La maggior parte delle persone che lavorano nella moda sono in assoluto le peggio vestite. Hanno degli accostamenti improponibili spesso poco adatti al proprio fisico. È forse un modo per essere fotografate e intervistate?” Narciso

Questa la domanda che un tale, dal nome già di per sé significativo, “Narciso” appunto, ha rivolto a Franca Sozzani. La direttrice di Vogue Italia ha candidamente risposto così:

 

 

Franca Sozzani

“Lo fanno per essere fotografate e intervistate. Per essere eccentriche per la gioia dei blogger di cui non si sa neanche che blog abbiano e dei fotografi di riviste che non si sa neanche di che riviste siano e che, se si sanno, sono così cheap che è meglio dimenticarle”.

Si è appena chiusa la Settimana della moda di Parigi. Dopo New York, Londra e Milano i riflettori si sono spenti anche sull’ultima delle “Big Four”. Quattro settimane frenetiche in cui le carte MilleMiglia delle più presenzialiste fashion victim registrano jackpot da record. Volano da una città all’altra con grandi bauli, generalmente pieni di pochissimi capi ma immensamente voluminosi tipo cappelli con piume di pavone e gonne a ruota panoramica. Si instagrammano davanti a ogni superficie riflettente e parlano di “Giungla metropolitana” come se fosse un’espressione con un qualunque senso sintattico.

Spotted at Paris Fashion Week

I loro tre accessori “must have” sono uno di questi nuovi sieri “anti fatica, anti stress, post alcool, post nottata” che promettono di distenderti la pelle come se avessi dormito dodici ore, degli assurdi ed enormi occhiali da sole e un rimmel waterproof per mantenere un contegno anche dopo gli infiniti pianti ai buttafuori per imbucarsi alla sfilata o al cocktail del giorno. Perché non conta la dignità, l’importante è esserci, o meglio, fare finta di essere qualcuno che dovrebbe esserci. E una volta entrate ci si mischia tra la folla: “Ciak, si va in scena”. Tutti ai loro posti con i costumi assegnati per la parte che si vuole recitare. Ma spesso sembra che il costumista abbia confuso tutti gli outfit e li abbia lanciati a caso ai vari protagonisti. Troppo alta, troppo piccola, troppo magra, troppo tonda. E che cosa ci fanno vestite così? Sono di moda.

foto mania

Comprensibile quindi l’ironia di Franca Sozzani di fronte a quelle scimmiette addestrate su tacchi che non avrebbero ragion d’essere pur di farsi fotografare da sedicenti fashion blogger coreani travestiti da pappagalli. Ecco quindi dieci regole di sopravvivenza per assistere alle sfilate:

1. Se vedi una persona vestita in modo strano non è detto che sia una «celebrità».
2. Non fotografarla.
3. Non fotografarti insieme a lei.
4. Non fotografarti davanti a ogni specchio, in ogni ascensore, di fronte a ogni vetrina riflettente.
5. Non usare l’hashtag #picoftheday se poi di «Pic of the day» ne metti quaranta.
6. Smetti di fotografarti i piedi dall’alto. Sono sempre piedi. Anche se cambi filtro.
7. Sgomitare per avere l’appuntamento per una piega all’ultimo minuto non ha senso se poi giri con un cerchietto da diavolina in testa.
8. Avere i piedi gonfi perché non sei abituata a indossare i tacchi, non ti da l’autorizzazione a toglierti le scarpe.
9. Se non sei capace di camminare sui tacchi, non metterli, è molto meglio una ragazza normo-gambe che cammina spedita che un fenicottero zoppo e lamentoso.
10. Impara ad apprezzare le mezze stagioni: il vestitino che hai comprato in spiaggia quest’estate non può essere abbinato a un piumino Moncler quando fuori ci sono 25 gradi. E se di gradi ce ne sono meno 3, e indossi una pelliccia, infila anche un paio di calze, la pelle da pollo non è mai andata di moda.

Paris – street style

L’eleganza deve essere creativa, anche eccentrica, ma non ridicola. Non c’è buono o cattivo gusto in assoluto. C’è quello che ti sta bene e quello che ti sta male. Ad ognuno la propria interpretazione della moda, libera. Ma basta con queste ostentazioni inutili.