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Architecture in Slumberland

Little Nemo è un bambino americano, che ogni notte raggomitolato fra lenzuola e pigiama, dal letto di camera sua raggiunge immancabilmente le distese insolite della terra dei sogni. Attraverso le sue avventure, sulle tavole a colori di un supplemento domenicale del New York Herald (e poi sull’American), si esprimeva il genio di Winsor McCay. Genio perché nell’incontenibile eleganza del segno e potenza cromatica dava espressione, al pari delle coeve ricerche freudiane, ai luoghi dell’inconscio. Eppure l’inconscio descritto non era prodotto solamente dalla soggettività individuale dell’autore, ma proprio perché scaturito da un maestro, calamitava nel segno l’espressione di un collettivo, di un racconto dell’urbano condiviso.

Nelle tavole di McCay si legge l’espansione della New York di primo Novecento, il fascino di una città in potenza ma non ancora determinata, la scoperta della verticalità e lo scintillio delle grandi Expo Universali, come i palazzi di stucco e colonne della Fiera Mondiale colombiana di Chicago del 1893.

Little Nemo in Slumberland, Winsor McCay, 1905 / Chicago World’s Fair: Colombian Exposition, 1893

Così ci appare il primo stupore del mondo per la città di luce, l’intera fiera venne, difatti, illuminata con la corrente alternata inventata da Tesla. Il primo stupore per la scoperta del grattacielo, che ancora non aveva preso forma, ma già era parte di un immaginario collettivo.

Il piccolo avventuriero di Slumberland vive ed anticipa la grande mela del suo futuro, i grattacieli sono già alti più di 10 piani e si condensano prefigurando la congestione del manhattanismo. Le immagini profetiche di Manhattan di Hugh Ferriss, prodotte in occasione della Zoning Law, verranno disegnate solo una decina di anni più tardi.

The metropolis of tomorrow, Hugh Ferris

Cinque anni fa si è spento un altro Maestro dell’inchiostro, che dei luoghi dell’onirico ha dato incontenibile rappresentazione: Jean Giraud, in arte Moebius. Le tavole di Gir hanno influenzato importanti produzioni cinematografiche e si potrebbe serenamente affermare che la paternità dello scenario immaginifico della saga di Star Wars appartenga al disegnatore francese.

Disegni di realtà parallele che poco condividono con i luoghi del contemporaneo, ma che risultano a noi familiari ed in qualche maniera sempre evocativi, grazie all’utilizzo costante di soluzioni archetipiche dello spazio accostate ad un surrealismo decontestualizzante. Così per noi è finalmente sollevata dall’inabissamento la Venezia celeste, mentre risulta non troppo ostile quel gorilla di Arzach appoggiato sull’antica rovina di un acquedotto.

Arzach (1975) e Venezia celeste, Moebius

Jean Giraud venne chiamato nella sceneggiatura del film omaggio a McCay “Little Nemo”, uscito nel 1989, della Tokyo Movie Shinsha. Per quanto nel film si perda la grazia del disegno, risultano evidenti i temi dell’architettura: il castello, il palazzo, il tempio, il giardino, la torre, il rudere ed altri ancora si vestono e si rinnovano ogni volta nelle illustrazioni della Slumberland. Il racconto disegnato di questi due maestri è uno specchio su cui si riflette lo spaccato sociale che lo ha prodotto, un testo su cui leggere le impressioni o le alienazioni esasperate della vita all’interno di determinati contesti, alle volte surreali, ma sempre evocativi di altro.

Nelle avventure di Nemo ritroviamo i desideri e le paure dell’uomo contemporaneo, che vorrebbe perdersi in selve di colonne, per poi ritrovarsi in foreste di alberi.

Little Nemo in Slumberland, Winsor McCay, 1907

Quando il Male si fece arte e fu messo poi da parte

Il Male1979_2

Copertine Anno 1979. Sulla sinistra illustrazione di Vincino, sulla destra illustrazione di Carlo Cagni.

Esiste a Roma, nel quartiere di Monteverde, tra  le chiome di viale Trastevere ed il salitone della Gianicolense, una via dedicata a Lorenzo Valla. La vicenda di questo importante umanista del Quattrocento italiano, il Valla, è legata al documento storico della “Donazione di Costantino”. Con tale atto la Chiesa per secoli legittimò il proprio potere temporale in Occidente, essendo in esso trascritta la decisione dell’imperatore di donare i propri possedimenti a Papa Silvestro I. Valla confutò l’autenticità di tale scritto dimostrando con criteri linguistici e storici che non venne stilato in epoca imperiale ma fu invece realizzato per mano della cancelleria pontificia nell’VIII secolo d.C.

Caso volle che nella via intitolata al celebre smascheratore del più grande Falso della storia d’Italia avesse sede la redazione de Il Male, la rivista satirica italiana che al contrario creò i Falsi più clamorosi del giornalismo nostrano. Così a via Valla si riuniva questo gruppo di giovani trentenni di ogni origine e direzione, che intesi a dar voce ad un’altra Italia oltre a quella dei giornali del tempo diedero vita ad un settimanale costruito utilizzando tecniche miste tra vignette, collages e falsi appunto di copertine dei giornali. Non v’era un unico registro d’azione e di pensiero e le modalità d’espressione di ognuno di questi giovani erano differenti. Forse proprio per tale ragione ed originalità la Rivista non ebbe un futuro editoriale lungo, ma fu un’operazione conclusa nel suo tempo e contesto e a mio avviso si può dire che trasfigurò così se stessa in una vera e propria opera d’arte. Prodotte per mano di grandi disegnatori, tra le quali anche Andrea Pazienza ed alcuni che non vollero mai abbandonare l’anonimato, diverse vignette sono dei piccoli capolavori di tecnica e di rimandi e valicano i confini della satira entrando così in un’operazione culturale che è più affine all’ambito artistico.

Divertenti servizi inventati imitavano le grandi testate giornalistiche: sono qui da sottolineare le pagine dedicate al problema della casa che gremiva quegli anni. Titolo di un editoriale del 1979 fu “La Casa del Desiderio”, dove con ironia si riportavano le grandi architetture dello Sfascismo di Fiumicino, ovvero baracche divenute intenzionali opere d’edilizia raffinata e modelli del progetto utopico per un “villaggio Immobilista”.

Il Male, La Casa del Desiderio, 1979, n.12
Il Male, La Casa del Desiderio, 1979, n.12

Così citava il Manifesto della Ragion Statica dell’Immobilista:

“Abitare cos’altro è se non la triste memoria dei secoli bui del nomadismo? Né gli utopisti minchioni né gli architetti cialtroni hanno mai sospettato la vacuità dell’abitare. […] Che stare sia diverso da abitare, lo sa chiunque conosca il Groviglio Ipnotico dello Spostamento, la Perversione Morale dell’Andirivieni, l’artificioso Su e Giù della Cabina Dinamica. Immobilisti all’erta!”

Curioso vedere questa vignetta e paragonarla alla casa che Frank Gehry aveva costruito per sé due anni prima a Santa Monica.

Il Male, La Casa del Desiderio, 1979, n.12,2
Il Male, L’immobile immobilista, 1979, n.12

La tecnica dei falsi fu quella che recò comunque più scalpore alzando la tiratura della Rivista al pari dei maggiori quotidiani del tempo. Tutta la redazione era a conoscenza dell’azione del grande regista Orson Welles che nel 1938 lesse nel suo programma radiofonico, come notizia dell’ultima ora, ad un’America dove la radio era ascoltata in ogni casa, bar e ufficio, la descrizione dell’invasione degli alieni sulla Terra tratta  da un noto romanzo di fantascienza. Nonostante le smentite successive tale inganno scatenò il panico in gran parte della popolazione, la cui eco arrivò fino agli anni del Male.

Gli anni della Rivista vanno dal 1977 (anno di fondazione) al 1982 (anno di cessazione delle pubblicazioni). Sono anni critici per la storia d’Italia: il terrore delle Brigate Rosse, la tragedia del rapimento e dell’uccisione di Moro, l’elezione di Wojtyla primo papa straniero, del presidente Pertini, i grandi scioperi a Torino.

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Il Male con Ugo Tognazzi complice, 1979

Memori della lezione del regista, il gruppo diede vita a copertine di giornale memorabili come quella di Ugo Tognazzi capo delle BR, atte a confondere, smentire e divertire. Così immersi nel clima di fine anni ’70 questa via d’uscita dello scherzo e dello scherno fu per molti giovani una maniera di non essere assorbiti dal vortice impietoso della violenza quotidiana, restituendo quel valore terapeutico della risata che si prende gioco delle tragedie dell’ esistenza sin dai tempi della commedia greca.