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Il Sol Levante a Parigi

Parigi, negli ultimi tempi, si sta dimostrando un porto privilegiato per l’approdo in terra europea degli architetti provenienti dal paese del sol levante. Tanti sono gli studi di architettura che hanno un ufficio nella capitale francese. Oltre al vincitore del premio pritzker per l’architettura del 2014, Shigeru Ban, hanno una sede a Parigi, Kengo Kuma e Sou Fujimoto.

Se gli scambi culturali tra il Giappone e la Francia risalgono all’era Meji (1868 – 1912), solamente con la creazione dei padiglioni temporanei per le varie esposizioni internazionali di architettura, i contatti si sono intensificati a partire dal 1928 con l’arrivo degli architetti Kunio Maekawa e Junzo Sakakura venuti in Francia alla scoperta delle opere di Le Corbusier.  L’attrazione si trasformerà successivamente in curiosità reciproca , testimoniata anche dall’interesse per la cultura nipponica di intellettuali francesi del calibro di Roland Barthes e Michel Foucault. Sarà solamente con un grande amante della cultura giapponese, l’allora sindaco di Parigi Jacques Chirac, che i fondatori dell’architettura giapponese moderna Kisho Kurokawa, Kenzo Tange e Tadao Ando metteranno in opera le loro prime realizzazioni parigine negli anni ’80 – ’90 del secolo scorso.

Tadao Ando, spazio di meditazione per l’UNESCO

Queste architetture apriranno la strada alla generazione emergente degli architetti giapponesi alla fine del secolo XX, tra i quali Toyo Ito, Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, Shigeru Ban o Kengo Kuma.

Ma non finisce qua: uno dei prossimi studi ad aprire in terra francese potrebbe essere quello di Junya Ishigami. Il giovane architetto, già vincitore del Leone d’oro alla biennale d’architettura di Venezia nel 2010, risulta finalista in una serie di concorsi nella capitale francese. Dal 2004, quando dopo qualche anno di lavoro presso lo studio SANAA, apre il suo studio a Tokio, Junya Ishigami non finisce di stupirci. E’ autore di un’opera concettuale e poetica nella quale il paesaggio trova grande spazio: costruzioni eteree come nuvole, edifici che galleggiano sull’acqua, facciate che riflettono i ciliegi in fiore sapendo esaltare la natura come nient’altro.

Immagine della futura casa della Pace di Copenaghen, progettata dall’architetto Junya Ishigami

Il futuro che lui cerca di disegnare non si puo’ che concepire sotto gli auspici di madre Natura. Lei, é per lui, il piu’ grande architetto. Montagne, rocce, laghi e foreste lo ispirano in ogni progetto e cerca , in un modo o nell’altro, di integrare il paesaggio per meglio sublimarlo.  L’estate passata, a Tytsjerk, nel nord dell’Olanda, progetta una sala conferenze in un parco del XVIII secolo, dandosi come obiettivo quello di non tagliare nessun albero e di non deviare nessun sentiero. L’edificio segue scrupolosamente tre percorsi esistenti: sono loro stessi diventati architettura, osserva Ishigami. Ho fatto entrare il paesaggio all’interno dell’edificio. Si ha l’impressione di essere letteralmente assorbiti dal paesaggio. 

Centro visitatori del parco Vijverburg a Tytsjerk (Paesi Bassi)

La Fondation Cartier a Parigi da qualche mese celebra per la prima volta un’ esposizione monotematica (Freeing Archtiecture) su di un’ architetto e non é un caso che sia proprio su di lui, su Ishigami. Insomma l’arrivo in Francia sembra imminente.