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Paterson di Jim Jarmush

La poesia di Jim Jarmusch arriva al cinema.  Il suo “Paterson” è uno di quei film che possono piacere o non piacere ma che, in ogni caso, ti lasciano dentro un’eco che risuona anche e soprattutto dopo che le luci in sala si sono riaccese. Si tratta d’altra parte di un racconto sulla poesia nella vita di tutti i giorni.

“William Carlos Williams è stato un medico e un poeta. Ha vissuto tutta la sua vita a Paterson, era pediatra ed è stato il dottore di Allen Ginsberg quando era un bambino – ha raccontato Jarmusch, che prima di diventare regista è stato scrittore e coltivava ambizioni di poeta – La sua poesia dei piccoli dettagli e della vita di tutti i giorni è la fonte del nostro film. E il fatto che faceva due mestieri come altri poeti (Kafka impiegato in un’assicurazione e Bukowksi che lavorava alla posta) ha ispirato il personaggio di Driver”.

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Aman Driver interpreta infatti Paterson, di Paterson in New Jersey. Autista di autobus che tra una fermata e l’altra scrive poesie sul suo taccuino segreto. La sua vita è un susseguirsi di routine. Si sveglia sempre alla stessa ora, fa colazione sempre con gli stessi cereali seduto sulla stessa sedia, guida il suo autobus che percorre ogni giorno lo stesso tragitto, torna a casa, porta il cane fuori, va al bar, incontra gli amici, assiste a piccole variazioni dell’ordinario, ma poi alla domenica segue sempre il lunedì. L’unica variabile nella sua vita è sua moglie Laura, interpretata da Golshifteh Farahani, ogni giorno ha un nuovo sogno, una nuova passione in cui si butta a capofitto, ma è anche lei costante nel cambiare.

Può una narrazione andare avanti per quasi due ore senza che succeda nulla, senza un picco di tensione narrativa, un culmine, una svolta? Sembrerebbe impossibile tirare fuori un film da una non storia eppure Jim Jarmusch ci riesce. Anche lo spettatore cambia lentamente prospettiva e non attende più quel climax che non arriverà, ma si sofferma sui dettagli di quella quotidianità. Così come Paterson che pur conducendo un’esistenza ordinaria trova ispirazione per le sue poesie nei frammenti dei discorsi delle persone sull’autobus, nell’incontro con una bambina alla fermata, nelle storie che ascolta al bar.

Paterson è un racconto lieve ma al contempo ricco di immagini e suggestioni. In una parola, di poesia.

I vampiri di Jim Jarmusch

Fa un po’ strano a dirlo, ma con 30 anni di attività alle spalle possiamo tranquillamente considerare Jim Jarmusch come uno della vecchia guardia. Fa strano perchè a tutt’oggi i suoi film trasudano una ribalderia moscia che difficilmente collegheremmo ad un artista ormai maturo, ma tuttosommato, specie guardando ad altri suoi colleghi gravati molto più pesantemente da un’immaturità quasi programmatica (sì, parlo di Tarantino), c’è da stare allegri se si pensa alla qualità della sua produzione recente. L’ottima forma viene confermata da Only lovers left alive, uscito in Italia come Solo gli amanti sopravvivono e che fate probabilmente ancora in tempo ad intercettare in sala.

Il film si accoda ad un filone che negli ultimi anni ha spopolato, quello dei vampiri, ma lo fa con lo stile idiosincratico che ci si può aspettare dalla vecchia canaglia, e chiunque fosse preoccupato che si potesse trattare di un’operazione un po’ raffazzonata -il trailer lasciava il dubbio del resto- può stare tranquillo. Ambientato tra Detroit e Tangeri, OLLA è incentrato sulla relazione dei due protagonisti, gli amanti del titolo, ottimamente interpretati da Tom Hiddleston (il Loki degli Avengers) e Tilda Swinton. Entrambi sono vecchi di secoli, Adam è un musicista molto riservato, Eve è una sognatrice amante della letteratura, e laddove in molte rappresentazioni di questi mostri mitologici viene messa in evidenza la loro natura ferina e passionale, Jarmusch si concentra sull’affiatamento che una così lunga conoscenza deve creare, sulla stanchezza esistenziale che una vita durata secoli può ingenerare, e questi tratti si fondono alla perfezione con lo stile rarefatto che è il marchio di fabbrica del regista.

C’è spazio per delle punte di umorismo: i traffici di Adam con il dottore che gli procura il sangue di cui ha bisogno strappano un sorriso, e il suo galoppino tuttofare ispira una certa tenerezza, ma nel complesso la pellicola si mantiene su di un tono neutro sia da un punto di vista narrativo che visuale. So che la cosa non è necessariamente di universale gradimento, ma chiunque abbia apprezzato film come Broken Flowers o Ghost Dog si troverà a suo agio, e la presenza di due figure attoriali così forti catalizza l’attenzione dello spettatore in una maniera che in passato non accadeva, e la cosa potrebbe essere sufficiente a conquistare nuove fette di pubblico.

Parlo di un pubblico potenziale e in larga parte astratto visto che, come per il precedente The Limits of Control, la sensazione destata da questo film sembra essere ai minimi storici, ma comunque. Only lovers left alive è un’aggiunta di valore ad un catalogo di valore, e tanto vi basti sapere.