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Nicolas Jaar – Il compositore del futuro

Lo scorso mercoledì ha incantato Roma e il Just Music Festival con le sue eclettiche capacità. Ma, dietro Nicolas Jaar si nasconde molto altro. Quando nel 2011 si fece conoscere al mondo attraverso il sorprendente album “ Space Is Only Noise” fin da subito si ebbe la percezione che vi fosse una capacità interpretativa e compositiva nuova e di valore. Un valore aggiunto rappresentato dalle vicende biografiche del giovane artista cileno-statunitense che solo recentemente sono venute a galla attraverso LP Sirens. Certamente, il triennio passato nei club di tutto il mondo, precedente all’anno di svolta di Space Is The Only Noise, lo ha reso empaticamente un tutt’uno con il pubblico.

Nella storia personale di Nicolas Jaar c’è la sofferenza malinconica che con un’eleganza degna di Rossini prepotentemente esce fuori da ogni sua traccia. Nato a New York nel 1990 dall’artista cileno-palestinese Alfredo Jaar, presente alla Biennale di Venezia per la prima volta nel 1987, e da madre franco-cilena nacque negli Stati Uniti d’America per sfuggire alla dittatura di Pinochet. La frase che appare sulla copertina di Sirens, in lingua spagnola, “Abbiamo già detto no, ma il sì è ovunque” è un chiaro riferimento al referendum plebiscitario, elemento d’elezione di ogni dittatura, con il quale il popolo cileno si oppose alla riconferma di Pinochet. Le origini sudamericane e palestinesi unite ai temi legati alla libertà, si ripercuotono nei suoi testi. “Three Side Of Nazareth”, la miglior traccia dell’album, è un brano che racchiude la storia del novecento, la teologia e suoni ancestrali combinati dall’elettronica.

Sirens ripercorre tratti di storia cilena con frasi quali “ ho trovato pezzi di ossa rotte sui lati delle strade” o in “ abbiamo creato un mostro”. Se i suoi primi album avevano influenze new wave e ambient da Sirens in poi e con Nymphs finalmente la musica trova dei nuovi elementi sui quali certamente si baseranno i suoni del futuro. Hystory Lesson è il brano che chiude “Sirens”.

E se ora c’è una lezione che la storia della musica è che di Brian Eno o Syd Barret ne nasce uno ogni trent’anni. Jaar si propone come il continuatore di una non convenzionale composizione del futuro.

Roma torna a divertirsi con il Just Music Festival

Dal 20 Giugno al 9 Luglio 2017 torna il Just Music Festival, a trasformare la capitale nel palcoscenico di un nuovo grande evento di musica e cultura contemporanea: otto giorni di DJ set, concerti, performance con i più importanti artisti a livello mondiale. Alla sua terza edizione, il Just Music Festival divide il suo programma artistico in tre location di grande fascino – l’Ex Dogana, il Museo MAXXI e lo Spazio Novecento – attraversando stili, generi e nazioni, per esplorare nuovi contesti e nuovi pubblici.

Dall’avanguardia di Nicholas Jaar, artista newyorkese ma di origine cilena, famoso in tutto il mondo per la sua elettronica in bilico tra suggestioni techno, rnb, jazz e world, fino al nuovo soul-blues ibrido del britannico RagnBone Man, cantautore cresciuto nell’underground inglese, arrivato quest’anno al successo planetario grazie alla famosissima hit Human. Dal poliedrico e carismatico Paul Kalkbrenner, padre indiscusso di quel suono e quell’estetica che portano la firma Berlino-anni-2000, all’intramontabile Fatboyslim, artista dal talento inarrivabile nel mischiare generi e registri, che con le sue produzioni ha segnato una pagina intera di storia dell’elettronica e del pop. Fino ad alcune stelle indiscusse del DJing mondiale: l’inglese Carl Cox, tra i più influenti artisti house e techno in assoluto, il canadese Richie Hawtin, custode incontrastato della techno minimale di prima generazione e artista che da sempre riesce a spostare il confine tra DJ set e performance live, o il bosniaco, ma tedesco d’adozione, Solomun, che del nuovo suono dance minimale è forse l’erede più contemporaneo.

Il Just Music Festival è ovviamente molto altro ancora, con i set visionari di Damian Lazarus, l’eclettismo di Butch o gli ipnotici UK grooves di Daddy G, storico membro fondatore dei Massive Attack. Sempre in consolle, vedremo anche due personaggi che hanno fatto la storia della dance nostrana, DJ Ralf e Cirillo, oltre ad alcune “promesse” che sembrano già ampiamente mantenute, come i britannici Jackmaster e Jasper James o gli italianissimi Howl Ensamble e i romani e apprezzati Dumfound.

Ma, soprattutto, quest’anno è la volta di una grande novità al Just Music Festival: una giornata interamente dedicata ad una delle culture musicali contemporanee più importanti e influenti al mondo. “Roots In The City è un festival nel festival, un nuovo format dedicato ai suoni reggae, dub e dancehall. Il 2 luglio, in un’unica lunga maratona musicale, si esibiranno sullo stesso palco alcuni dei più importanti interpreti legati alla tradizione “roots” e alla musica popolare giamaicana, in tutte le sue varianti e interpretazioni. Primo tra tutti Sizzla, tra i massimi esponenti di quel reggae nato negli anni 90 che ha ritrovato nella radice rastafariana l’orizzonte del contemporaneo e che ha saputo uscire dai confini giamaicani per conquistare il mondo, accompagnato in questa occasione dalla titanica Firehouse Band. O i leggendari Lee Scratch Perry e Mad Professor, due vecchi maestri che, per una notte, si ritroveranno a Roma di nuovo insieme sul palco per ridare vita ad un capitolo intero della storia del reggae e della dub music; ma ci saranno anche interpreti affermati della nuova generazione, provenienti da paesi satellite rispetto al suono giamaicano, come il guyanese Promise No Promises, o l’astro nascente australiano Nattali Rize, con il suo reggae impegnato contaminato dai linguaggi del nuovo hip-hop. Ad essi si aggiungeranno guest, sound system e crew di Roma, per mettere in connessione l’olimpo del reggae con le migliori esperienze locali.

Il Just Music Festival è infatti prima di tutto il tentativo di creare uno spazio nuovo nella città di Roma, in cui diversi generi e diverse tradizioni contemporanee si incontrino. Un festival per un pubblico non più di nicchia, ma misto, trasversale e multietnico: appassionati di elettronica e pop, devoti del roots reggae, fan della techno, amanti dell’house music, adepti del nuovo movimento dancehall e fedeli dellhip hop, tutti insieme sotto uno stesso tetto, non più divisi da barriere di genere e contesto, che in definitiva sono anche barriere culturali e sociali.

La musica è anche loccasione per indagare altri linguaggi: ad accompagnare il festival, alcuni singolari incroci con le arti visive, per gettare ponti tra la musica contemporanea e le più importanti esperienze artistiche internazionali. Come per esempio le opere ambientali di Graziano Locatelli, che interagiscono con il contesto spaziale del festival, o un progetto speciale, senza precedenti, con un misterioso artista inglese noto in tutto il mondo. Un progetto di cui non possiamo dire altro, ma che sveleremo con una comunicazione a sé a ridosso dell’evento.

Tutto questo e altro ancora si andrà ad aggiungere alla storia già raccontata dalle due edizioni passate, che hanno visto tra gli altri sul palco – in location come l’Auditorium e le Terrazze del Palazzo dei Congressi di Roma– artisti internazionali del calibro di Bjork, Massive Attack, Public Enemy, Burt Bacharach, Pet Shop Boys, Jean Michel Jarre, Disclosure, Róisín Murphy, Travis, Thievery Corporation, St. Germain, e James Morrison.

Per il Just Music Festival la musica non è solo musica, ma un linguaggio universale che “da solo” è in grado di reinventare le relazioni umane e creare nuove comunità. Il Just Music Festival 2017 è unesperienza che cancella le differenze e costruisce uno spazio di autentica condivisione:

“…music is the primary essence of human respect.