Home / Tag Archives: king kong

Tag Archives: king kong

Kong: Skull Island e la crisi del blockbuster hollywoodiano

Siamo nel 1973 e Richard Nixon annuncia il graduale ritiro delle truppe americane dal Vietnam. William Randa (John Goodman), funzionario del governo a capo dell’agenzia Monarch, organizza una spedizione per mappare un’isola inesplorata (Skull Island) nel mezzo dell’Oceano pacifico. Con lui, oltre a un reparto dell’esercito americano proveniente dal Vietnam capeggiato dal tenente colonnello Preston Packard (Samuel L. Jackson), una fotografa di guerra (Brie Larson) e il cacciatore James Conrad (Tom Hiddleston) ex capitano del servizio aereo speciale britannico. Arrivati sull’isola però gli avventori dovranno fari i conti con mostri di ogni tipo, ma soprattutto con lui, Kong, un gorilla alto 30 metri, autentico re dell’Isola.

King Kong, com’è giusto che sia, è il grande protagonista del film. Kong è un re giusto ed equanime che difende la sua isola e i suoi abitanti (uomini e animali) dalle creature mostruose che vivono nel sottosuolo e da quelle forse ancora più mostruose che stanno per arrivare dal cielo. Le fattezze, il portamento, il modo di combattere ricordano quasi più quelli di un uomo che di una scimmia. Il suo aspetto imponente rende maestosa ogni scena; il suo sguardo è truce e severo, ma la sua mano è allo stesso tempo potente e delicato. Si potrebbe dire che Kong è dotato di una saggezza e di una sensibilità che forse gli umani non possiedono.

Questo il personaggio principale, poi però è tutto il resto ad essere affetto da grandi problemi. La storia manca di ritmo e della giusta compattezza riducendosi a una sequenza di scene che si susseguono l’una all’altra senza picchi, senza svolte. Alcune parti sono tirate via con superficialità, altre stiracchiate fino alla noia. Il messaggio finale resta completamente oscuro. La guerra a Kong è sinonimo della guerra del Vietnam? E se sì, quale la necessità di riprendere questo tema proprio oggi?

A peggiorare il tutto la scrittura dei personaggi, vero punto debole del film. Tom Hiddleston e Brie Larson sono protagonisti senza alcun carisma, con cui in nessun punto del film proviamo la più benché minima empatia. Non sappiamo chi sono, da dove vengono, se si conoscevano da prima e come e soprattutto perché hanno accettato di far parte della missione sull’isola. Ma soprattutto sono personaggi che non agiscono, che non scelgono, che non vivono nessun dilemma interiore e che alla fine dell’avventura non subiranno nessun vero cambiamento. Sono pedine sballottate su e giù per l’isola senza molto senso. E cosa dire del villain? Il personaggio del colonnello è il classico cliché del militare americano guerrafondaio e un po’ tonto che crede che per avere la meglio sul nemico sia necessario scaricargli addosso tutta l’artiglieria di cui si è a disposizione. I personaggi di contorno non mancano e avrebbero anche buone potenzialità (il gruppo di soldati soprattutto) ma non hanno mai degli spazi all’interno della trama da cui poter emergere. Unica nota positiva il personaggio di Hank Marlowe soldato atterrato su Skull Island durante la seconda guerra mondiale e sopravvissuto per quasi trent’anni. Il personaggio interpretato da John C. Reilly è comic relief del film che riesce ad alleggerire con successo l’eccessiva pesantezza di tutta la vicenda.

Per quanto riguarda il comparto tecnico ovviamente il film mette in mostra l’artiglieria pesante. Ma cosa troviamo di diverso o di più esaltante che non si sia già visto in miriadi di altri block buster degli anni recenti? Il giovane Jordan Vogs Roberts, arrivato al secondo film, dimostra delle buone capacità dietro la macchina da presa: alcuni movimenti sono ben congegnati e alcune immagini hanno una resa estetica notevole, ma quello che resta alla fine sono virtuosismi tecnici fini a se stessi e non un vero e proprio disegno registico.

Di questo film alla fine cosa resta? Un’occasione sprecata. Prendere un personaggio iconico come King Kong e costruirci attorno un nuovo filone narrativo sarebbe potuta essere una scelta vincente, ma il modo in cui si è scelto di svilupparla delude ampiamente le aspettative. Si poteva sfruttare il personaggio per recuperare un vecchio modo di fare film di avventura e invece si è scelto di mettere gli elementi di un film retrò all’interno di un baraccone moderno che molto ricorda i più recenti super-hero movie. Il risultato è un prodotto che non riesce ad acquisire una fisionomia originale. E un film, come tanti negli ultimi anni, destinato ad essere ben presto dimenticato perché quando si sceglie di prediligere il comparto tecnico e la spettacolarizzazione degli effetti rilegando in secondo piano il fattore umano il risultato non può che essere questo.