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Paolo Pellegrin. Un’Antologia al MAXXI

Oltre 200 scatti per scoprire il percorso creativo e i temi che animano la ricerca del grande fotografo. L’antologia di Paolo Pellegrin al MAXXI di Roma-

Dopo un lavoro di due anni sull’archivio di Paolo Pellegrin, la mostra restituisce i temi che animano il percorso del fotografo che nei decenni ha intrecciato la visione del reporter con l’intensità visiva dell’artista.

Vincitore di dieci edizioni del World Press Photo Award e membro dell’agenzia Magnum dal 2005, l’opera di Pellegrin è approfondita in mostra attraverso due grandi sezioni: la prima dedicata all’essere umano, la seconda focalizzata sulla sua visione della natura, mostrandone le vicende intense e sofferenti. Contestualmente alla progettazione e organizzazione della mostra, il MAXXI ha richiesto al fotografo di realizzare un lavoro dedicato a L’Aquila e alla sua ricostruzione.Un’Antologia, dedicata a uno dei protagonisti della scena fotografica internazionale, che da oltre 20 anni percorre il mondo con la sua macchina fotografica, testimoniando gli orrori della guerra, storie e persone, la bellezza potente della Natura.

In occasione di questo importante appuntamento istituzionale, verrà presentata in anteprima la prima parte del progetto fotografico realizzato da Pellegrin lo scorso gennaio a L’Aquila, nell’ambito della committenza affidata dal Maxxi.

All’ingresso della Galleria 1 al piano terra, che ospiterà anche la cena, sarà esposto un polittico di circa 2 metri per 3 composto da circa 150 immagini in bianco e nero, fortemente contrastate, “frammenti di visioni” che ritraggono scorci e dettagli della città. L’altra parte del lavoro, composta da grandi fotografie a colori, verrà esposta per la prima volta a Palazzo Ardinghelli, sede del Maxxi L’Aquila, in occasione dell’inaugurazione nel 2019.

I magnifici scatti di Pellegrin saranno protagonisti del Gala grazie anche a una grande installazione site speficic che farà da scenario alla cena: un grande wallpaper di 18 metri che ritrae un ghiacciaio su un mare plumbeo.

La serata, accompagnata da una cena firmata dallo chef stellato dell’Hotel Hassler di Roma Francesco Apreda, ispirata anch’’essa alle fotografe di Paolo Pellegrin, vedrà la partecipazione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli  e di due ospiti d’eccezione: Neri Marcorè che, insieme allo Gnu Quartet accompagnerà gli ospiti con interventi tra musica e parole e l’astronauta Samantha Cristoforetti.

Alla serata è stato invitato anche il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.

Sono solo alcuni degli ingredienti dell’Acquisition Gala Dinner 2018 del Maxxi (Museo nazionale delle arti del XXI secolo), quest’anno alla sua sesta edizione, e che fino ad oggi, grazie alla generosità di aziende e singoli mecenati italiani e internazionali, ha raccolto oltre un milione e 800 mila euro.

Il Festival della partecipazione a L’Aquila

300 ospiti e oltre 50 eventi dall’11 al 14 ottobre prossimi trasformeranno L’Aquila in un osservatorio dello stato di salute della partecipazione e della democrazia in Italia. Con un programma rinnovato, spettacoli e concerti, e focus dedicato ai giovani torna il “Festival della Partecipazione”, promosso da ActionAid Italia e Cittadinanzattiva in collaborazione con Slow Food Italia.
Inaugurazione giovedì 11 ottobre con Riccardo Fraccaro, Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta e la “La Costituzione dei Cittadini” con il Comitato scientifico e i promotori.

Tra gli eventi: l lavoro nelle ricostruzioni post sisma e il grande con i protagonisti e storie dei territori colpiti dai sismi degli ultimi 40 anni; “Vietato calpestare i sogni”, un workshop dove decine di giovani si confronteranno su esperienze di cittadinanza attiva; “Cittadini attivi per la trasparenza” per promuovere la trasparenza come arma di contrasto alla corruzione. Teatro e musica: lo spettacolo “Un atomo di Verità”con Marco Damilano, e  Ascanio Celestini; la musica con Dente, Colapesce, Cisco e I Dinosauri. Libri e documentari con autori, tra cui Michela Murgia.

Quattro giorni di conferenze, laboratori, dibattiti, concerti e spettacoli. Più di 300 ospiti, oltre 50 eventi daranno nuova vita a sale, teatri, piazze e università nel centro storico che dall’11 al 14 ottobre prossimi trasformeranno L’Aquila in un osservatorio dello stato di salute della partecipazione e della democrazia in Italia. È la terza edizione del “Festival della Partecipazione”, promosso da ActionAid Italia e Cittadinanzattiva in collaborazione con Slow Food Italia e il patrocinio del Comune de L’Aquila. Uno spazio inclusivo e aperto, nato nella città simbolo delle contraddizioni dell’Italia colpita dai terremoti, che vuole contribuire alla trasformazione del paese attraverso il ruolo attivo dei cittadini e la tutela dei loro diritti.

A fare da traccia al Festival, il titolo scelto per il 2018: “Sogni, incubi, realtà. Democrazia e Partecipazione nell’era dell’incertezza”. Incertezza e paura che attraversano il nostro paese senza distinzioni e riguardano la vita presente e il futuro e che investono il lavoro, l’economia, l’ambiente, la qualità della vita, le regole alla base della cittadinanza e la possibilità dell’incontro con il diverso, le condizioni di eguaglianza, lo sviluppo culturale, soprattutto dei giovani. Sarà la comunità aquilana e abruzzese e i tanti cittadini attivi da ogni parte d’Italia e d’Europa a trovare risposte innovative divenendo protagonisti di tavole rotonde, incontri con i produttori del mercato contadino, maratone progettuali, lectio magistralis, proiezioni di documentari e percorsi partecipati. Il Festival è il luogo di incontro dove affrontare e discutere delle sfide come quella della produzione di “politiche pubbliche dei cittadini”, dei rischi come quello della “amministrativizzazione” della partecipazione civica, e delle opportunità come la ridefinizione del rapporto tra cittadini comuni e classi dirigenti.

Si inizia giovedì 11 ottobre alle 17.30 con l’inaugurazione del Festival con un incontro con Riccardo Fraccaro, Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta e la “La Costituzione dei Cittadini” a cura del Comitato Scientifico con Giuseppe Cotturri, il costituzionalista che ha messo a punto un pacchetto di proposte per rafforzare nella Costituzione la dimensione partecipativa della democrazia. Tra gli eventi da segnalare:  quello dedicato al lavoro nelle ricostruzioni post sisma e il grande incontro per una politica pubblica della ricostruzione e dello sviluppo, dove arriveranno i protagonisti dei territori colpiti dai sismi degli ultimi 40 anni; “Vietato calpestare i sogni”, un workshop dove decine di giovani si confronteranno su esperienze di cittadinanza attiva; e inoltre  “Cittadini attivi per la trasparenza” che vedrà cittadini e organizzazioni civiche portare esperienze sull’accesso alle informazioni per promuovere la trasparenza come arma di contrasto alla corruzione. E ancora, documentari, un urban track nel centro città, i ristoranti, gli stand, il Parco del Castello, l’area bambini e relax per grandi e piccoli.

Il programma culturale sarà animato ogni sera da teatro e musica: si parte con lo spettacolo “Un atomo di Verità. Spettacolo in ricordo di Aldo Moro a 40 anni dalla morte” di Marco Damilano, il venerdì ci sarà Ascanio Celestini “Il nostro domani”, con il musicista Gianluca Casadei. Spazio alla musica di qualità con Dente e Colapesce insieme al disegnatore Alessandro Baronciani, Cisco e I Dinosauri, Alberto Cottica e Giovanni Rubbiani, fondatori dei Modena City Ramblers in concerto. Domenica 14 ottobre la presentazione del nuovo libro di Michela Murgia, “L’inferno è una buona memoria”.

“La partecipazione è condizione e risorsa per una democrazia compiuta e di qualità. Con questo obiettivo, il Festival sarà anche quest’anno, come nelle edizioni precedenti, una piattaforma per riunire, far discutere e confrontare tutte le cittadine e i cittadini, le associazioni e i soggetti interessati a costruire un progetto alternativo, inclusivo, per riappropriarsi degli spazi civici. Una sfida che vogliamo raccogliere e rilanciare in un momento in cui la dialettica degli slogan ha oscurato in gran parte il dialogo informato e ragionevole” spiega Marco De Ponte – Segretario generale ActionAid.

“Il Festival è un luogo di incontro e confronto, promosso e realizzato dai cittadini, con cui vogliamo da un lato sottolineare, ancora una volta, come l’azione civica possa non solo produrre effetti nella vita reale, ma migliorare la stessa qualità della democrazia. Centinaia di persone verranno per raccontare le proprie esperienze, ispirarsi e imparare dalle altre, cercare soluzioni condivise. Un modo diverso di costruire la realtà insieme” dichiara Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva.

“In un’epoca di cambiamenti repentini e di ansia sociale, come quella che stiamo vivendo,
il mantenimento di un livello accettabile di democrazia e di benessere collettivo deve essere la priorità per tutti i cittadini, una priorità che può essere perseguita attraverso un impegno civico capace di restituire il senso di comunità. Al Festival della Partecipazione portiamo i valori della nostra associazione ma anche l’impegno della campagna #FoodForChange, che rappresenta l’invito a partecipare alla costruzione di un mondo migliore, più pulito, più equo, più bello, a partire da un gesto quotidiano come mangiare, azione che ciascuno di noi compie in media tre volte al giorno” aggiunge Silvia de Paulis, Comitato Esecutivo Slow Food Italia.

Il Festival è promosso da ActionAid e Cittadinanzattiva, con il contributo di SlowFood Italia. Main partner dell’evento è Roche Italia. Acqua ufficiale del Festival è Ferrarelle. Partner: Aboca, Novartis, Sanofi, Novamont, Mediaset, Sky, Whirpool.
Main Media Partner: La Repubblica. Media partner: Il Salvagente, Vita.
Con il contributo di: Fondaca, Forum Diseguaglianza Diversità, Gssi, Metis, Uisp.
Si ringraziano: Consulta Giovanile dell’Aquila, Croqqer, Facebook Italia, Festival dei Giovani, Nativa, Urban Center, The Jackal. Con il patrocinio di  Comune dell’Aquila, RAI, Università degli Studi dell’Aquila.

Tutti gli eventi sono gratuiti.

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Paola Amicucci, Ufficio Stampa Festival della Partecipazione
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La sentenza dell’Aquila tra scienza e politica

Oggi, contrariamente a quanto sono solito fare, vorrei pesare le parole.

Non nascondo di essere rimasto colpito dalla sentenza ieri emessa nei confronti dei sette componenti della «Commissione Grandi Rischi», ritenuti colpevoli di omicidio colposo. Certamente a causa della gravità della pena che il giudice Marco Billi ha voluto comminare, sei anni di carcere, ma non solo. Il dibattito e la forte reazione del mondo scientifico mondiale hanno attirato l’attenzione di un’enorme fetta dell’opinione pubblica e, in ultimo luogo, anche la mia. Non posso negare, in tal senso, un coinvolgimento personale, essendo la famiglia di mio padre residente nella provincia dell’Aquila da generazioni.

Sarà chiaro, a questo punto, che il tema odierno sia proprio tale sentenza. Questa rubrica, d’altra parte, si occupa di tematiche filosofiche e, per quanto possibile, scientifiche. Non mi lancerò dunque in una disamina dei fatti che esulerebbe dalle mie competenze, tantomeno nel solito – e francamente stucchevole – “processo al processo”. In uno stato di diritto, è buona norma non commentare le sentenze, tanto più quando le relative motivazioni non sono ancora state rese di pubblico dominio. Mi atterrò a tale principio.

Entro nel merito.

Tra i più grandi teorici delle cosiddette scienze sociali, troviamo Max Weber. Nel suo saggio del 1904, «Il metodo delle scienze storico-sociali», il Nostro analizzò lucidamente la differenza tra fatti e valori.

Lo scienziato studia i fatti, è chiaro. D’altra parte, riconosce Weber, il numero dei fatti, dei fenomeni è pressoché infinito. L’uomo di scienza è dunque sempre costretto ad operare una selezione. Quali fatti osservare? Ecco il punto. Ciascuno procede tenendo in considerazione i propri interessi. Un sociologo studierà le dinamiche sociali, un economista quelle economiche. È palese.

Alla base delle scienze sociali c’è dunque una restrizione dell’oggetto di studio, un giudizio di valore, a tutti gli effetti. Tale giudizio di valore si limita banalmente a rispondere alla domanda «Quali fatti ritengo, io uomo accademico, degni del mio interesse?». Le scienze sociali non si fondano sugli oggetti, ma sulle scelte del soggetto. Operata tale scelta, però, la situazione si ribalta. Il soggetto passa in secondo piano e si procede ad una fredda analisi degli oggetti. 

In tal senso, Weber giunge a parlare di avalutatività delle scienze sociali. Lo scienziato non è in grado di valutare i fatti, si limita ad attestarli con obiettività. L’opzione di valore avviene, una volta per tutte, all’inizio del cammino di ricerca. Reiterarla trasformerebbe la scienza in ideologia. Lo scienziato non prende decisioni: il laboratorio non è una stanza dei bottoni, non è la situation room  della Casa Bianca. Questo dovrebbe essere – spero – chiaro.

Ma se lo scienziato non prende, per definizione (!) decisioni, come può essere considerato responsabile di decisioni non sue?

A chi spetta dunque utilizzare i dati forniti dalla ricerca scientifica? Chi ha il dovere di prende decisioni? L’uomo politico. È il mondo della politica, ci dice Weber, ad esser fatto di  valori, di idee. La ricerca scientifica fornisce ai governanti delle mere risorse da poter utilizzare per mettere in atto le proprie convinzioni con cognizione di causa.

Veniamo così al tema del giorno: i sette membri della «Commissione Grandi Rischi»  sono geofisici, non scienziati sociali, questo è chiaro. D’altra parte il discorso di Weber ben si adatta al loro caso. Le indagini dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) sono a tutti gli effetti un instrumentum regni. In un mondo sempre più tecnicizzato, è più che doveroso aspettarsi una sinergia tra la politica e le scienze non solo sociali, ma anche naturali.

Ecco, temo che qualora la sentenza emessa ieri dovesse passare in giudicato, tale sinergia verrebbe obliterata. I tecnici dell’INGV non hanno preso decisioni, hanno espresso un giudizio di fatto. Un giudizio scioccamente ingenuo, certo (se, come insistentemente si ripete in queste ore, i terremoti non possono essere previsti, perché non si sono astenuti dall’esprimersi davanti alla popolazione civile?), ma pur sempre un giudizio di fatto, non di valore, non una decisione.

Ribadisco: non commento una sentenza le cui motivazioni sono ad oggi ignote. Non ne sarei peraltro capace. Ciò nonostante, mi domando per quale ragione ignorare completamente le più banali basi di epistemologia. Temo per mascherare le responsabilità di un mondo politico incompetente, colpevole di aver avallato la costruzione di un ospedale (il San Salvatore) costruito con materiali scadenti (sabbia) ad un prezzo nove volte (!) superiore a quanto sarebbe stato lecito aspettarsi. Un ospedale poi crollato come un castello di carte durante il sisma. E solo per citare un celebre esempio.
Concludo: ogni anno, Transparency International stila una classifica dei paesi con il più alto grado di corruzione (il Corruption Perception Index). Per l’anno 2011, l’Italia è al sessantanovesimo posto, al pari col Ghana e dopo Slovacchia e Montenegro. Temo, ma è un’idea di personaggi ben più autorevoli del sottoscritto, che tale dato sia drammaticamente interrelato con il numero di vittime che nel nostro paese si riportano a fronte di terremoti di entità anche media. Qui la scienza c’entra poco.


Giulio Valerio Sansone

Perspectives on a longboard

Perspectives on a longboard 

 Simone Ottaviani