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Gabriele Sandri – Dieci anni dopo

Dieci anni dopo. Dieci anni dopo quell’uggiosa giornata di novembre che si trasformò in lacrime. Dieci anni dopo le vite di una famiglia, degli amici e di un’intera generazione sono cambiate.

Diverse le priorità, le faccende quotidiane, il calcio e la vita. Gabriele Sandri ha lasciato un vuoto enorme tra i suoi cari e tra i suoi amici. Quel giorno una pallottola ne ha distrutto l’esistenza. Ne ha plasmato e cambiato i giorni della sua famiglia.

Quel giorno la pallottola ha distrutto anche una generazione romana e non solo. Per parlarci chiaro: negli stadi esiste un prima e dopo Gabriele. Perché quella pallottola, come da manuale della strategia della tensione, ha messo una croce sull’intero movimento ultras.

Ultras che Gabriele era. Fieramente e senza proclami di quei social che lo hanno ricordato. Social che furono una benedizione quel maledetto giorno, difronte le fake news ( così sembro alla moda dieci anni dopo ) dell’Ansa.

Il solco quel giorno è stato tracciato. E non da folli che hanno partecipato e contribuito all’ultima utopia di libertà nell’Europa occidentale. Ma, da chi inconsapevole o meno ha soffiato su quella pallottola. Che ha strappato un ragazzo ai suoi cari. Un lavoratore che amava sostenere l’attività di famiglia e un dj che rallegrava un’intera generazione.

Una generazione che sognava appena poco prima della crisi economica.

Ora non so se dalla crisi ci siamo mai ripresi.

Sicuramente da quella pallottola no.

Perché insieme a Gabriele, quel maledetto 11 novembre, siamo morti in tanti di una generazione romana.

A Gabriele e la sua famiglia

Lazio-Roma: derby da Champions. Una stagione e cinquanta milioni in palio in 90′

INTRO- È difficile approcciarsi a scrivere un articolo sul derby di Roma. La stracittadina della capitale è una delle partite più imprevedibili e particolari del panorama calcistico europeo. Senza spolverare eccessivamente negli archivi di questo confronto, possiamo ricordare negli anni 2000 confronti degni dei più rocamboleschi film d’azione; il pareggio di Castroman, l’autogol di Paolo Negro, le quattro reti di Montella, il tacco di Amantino Mancini, il gol di Berhami, il derby dominato da Delio Rossi e Mutarelli, i gol di Rocchi, il rigore parato da Julio Sergio, il ritorno con vittoria e saluto romano di Paolo Di Canio, il ’77 di Marco Cassetti, le doppiette di Totti, sono solo alcuni dei titoli che mi vengono in mente per la partita più sentita del calcio italiano.

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Il confronto, una volta finita l’era Cragnotti per la Lazio, si è, in linea di massima, sempre svolto nella dicotomica forma che voleva una Roma più talentuosa ma instabile emotivamente e tatticamente, e una compagine biancoceleste, in grado di colmare il gap attraverso un’organizzazione e una cattiveria agonistica impossibili da replicare, se non nelle gare contro i giallorossi. Quest’anno, però, non sarebbe corretta un’impostazione del genere; non del tutto. Cerchiamo di capirne i perché.

LA STAGIONE DEI GIALLOROSSI- La Roma ha mantenuto le sue caratteristiche storiche, talento e indolenza, perse nella scorsa annata e ritrovate grazie all’involuzione tecnica e mentale mostrata nel corso di tutta la stagione. La ricaduta nei vecchi schemi da parte della Roma è derivata da una serie di cause, in parte ascrivibili alle questioni di campo, la cessione di Benatia, gli infortuni di Castàn e Strootmaan, che hanno tolto ai giallorossi tre punti di riferimento della passata stagione, in parte alla gestione non positiva di alcune questioni da parte della dirigenza, che ha creato una pericolosa disunione tra squadra e tifoseria. Le due questioni in merito sono legate, riassumendo in modo sin troppo semplicistico, al calciomercato e alle politiche societarie orientate verso il fair play e una serie di iniziative volte a mostrare un certo tipo di faccia per l’AS Roma, non sempre coincidenti con il pensiero dei tifosi. Proviamo a spiegare meglio; la prima questione, quella legata alla compravendita dei calciatori, appare piuttosto evidente.

POCA COMUNICAZIONE- La mancata affinità tra Rudi Garcia e Walter Sabatini, per quanto riguarda le questioni tecniche, sembra essere un fatto conclamato. La Roma in questi anni, ha investito caparbiamente sul mercato degli under-21, portando a Trigoria molti giocatori più futuribili che impiegabili nell’immediatezza di un campionato da affrontare con ambizione. Quest’anno, è parso evidente come, sia per le ambizioni mutate della Roma, le dichiarazioni sull’obiettivo scudetto non sono infatti mancate quantomeno da Luglio a Dicembre, sia nell’economia legata alle casse e alla rosa della squadra di Garcia, questa politica non abbia funzionato. Tralasciando la questione Iturbe, francamente molto complessa per via del pessimo rendimento del giocatore che ha creato, erroneamente, le fantasie legate allo scudetto in tutti i romanisti, addetti ai lavori e non, è difficile non considerare come gli acquisti di Salih Ucan, Tony Sanabria e Leandro Paredes siano stati effimeri. I tre giovani talenti, infatti, non hanno sostanzialmente mai avuto la fiducia di un allenatore che non li ha ritenuti pronti per far parte di una rosa da potenziale tricolore. Se a livello economico l’acquisto dei tre non ha avuto rilevanza decisiva (benché sia pressochè impossibile essere a conoscenza dei reali prezzi pagati da Sabatini in sede di mercato), in quanto per il prestito di Ucan e l’intero cartellino di Sanabria sono stati versati intorno ai 9 milioni di euro, mentre per Paredes è arrivato il riscatto a 4,5 milioni, dopo 18 mesi di prestito a titolo gratuito, la loro “non impiegabilità” ha fortemente danneggiato la Roma, soprattutto a centrocampo, settore in cui per larghi tratti della stagione si è trovata a dover utilizzare giocatori con evidenti problemi fisici. Una ristrettezza nella rosa, dovuta a queste scelte, è il durissimo prezzo che la Roma ha dovuto pagare, molto più di quello meramente economico. Non è, però, finita qui sul fronte degli acquisti. Se per i giocatori in prospettiva le cose non sono andate bene, per quelli da rendimento immediato le cose sono andate forse peggio. Dei quattro terzini sinistri, Cole, Emanuelson, l’infortunato Balzaretti e Holebas, quello ad aver avuto il miglior rendimento è il distratto greco ex Olympiacos, mentre a destra si è dovuti correre ai ripari grazie alla poliedricità di Florenzi, impiegato ben dodici volte da titolare nel ruolo di esterno basso, che ha cercato di tappare le falle di Maicon, a fine carriera, e di un Torosidis spesso in infermeria, alle volte non all’altezza sul campo. Da questi rapide considerazioni, si può evincere come la Roma abbia operato male sulle fasce. Per quanto riguarda i difensori centrali, Manolas, Yanga-Mbiwa e Astori, il loro rendimento non è stato in grado di non far rimpiangere Benatia e Castan, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi due, talentuosi ma fortemente altalenanti nel corso dei ’90 minuti, figuriamoci della stagione. L’acquisto peggiore, però è senza dubbio stato quello legato a Seydou Dombia; non tanto per le qualità dell’attaccante ex CSKA, tutte ancora da scoprire, quanto perché Walter Sabatini non poteva ignorare il fatto che comprare un qualsiasi giocatore dal campionato russo a Gennaio, equivale ad annettere in rosa un professionista che ha appena finito la propria stagione di club, con tutto ciò che ne consegue: forma fisica inesistente, preparazione da rifare in toto e se possibile anche qualche guaio fisico dovuto all’usura di una lunga annata. Niente di più sbagliato per una squadra che aveva bisogno di un centravanti dal rendimento immediato dopo la cessione del litigioso Mattia Destro.

LA PIAZZA- Dal punto di vista dello sfilacciamento dell’ambiente romanista, c’è meno da dire. La delusione per non aver rispettato le attese dichiarate a inizio stagione, si è riverberata all’Olimpico, spesso insofferente verso le difficoltà della squadra. Questo ha creato un’impasse ai giocatori giallorossi, i quali hanno mostrato un deficit di personalità, così come la tifoseria, che ha portato ad un lunghissimo digiuno di vittorie interne durato dal 30 Novembre, 4-2 sull’Inter, al 4 Aprile, 1-0 sul Napoli. Sul fronte dello scontro tra dirigenza e tifoseria, si può dire che all’inizio questo si era focalizzato sull’approccio della società nei confronti delle scelte arbitrali; i massimi dirigenti giallorossi, infatti, non si sono mai opposti concretamente nei confronti di scelte che hanno penalizzato la Roma, (vedi il 2-3 contro la Juventus nel girone d’andata), cosa che ha scontentato tanto Garcia, le cui reiterate lamentele per l’arbitraggio dello Juventus Stadium ne hanno creato una versione calcistica di Don Chischotte contro i mulini a vento, perché non supportato dalla società, quanto i tifosi. Successivamente, però, gli striscioni esposti dalla Curva Sud nei confronti della vicenda Ciro Esposito, che hanno portato ad una squalifica del settore, hanno fatto spostare lo scontro tra i tifosi più estremi della Roma e il presidente Pallotta, che li ha appellati come “fucking idiots”, che potremmo elegantemente parafrasare in “stupidi idioti”. Altra benzina sul fuoco, per l’ennesima stagione da psicodramma giallorosso, che invece di costruire un cammino coerente per bissare l’ingresso in Champions League, ha avuto un andamento simile a quello delle montagne russe; d’altra parte la Roma arriva all’appuntamento decisivo per la stagione non come se fosse seconda in classifica con un punto di vantaggio e con la certezza di aver raggiunto come minimo il terzo posto, ma come se fosse spacciata e in lotta per la salvezza. Sembra strano, ma è proprio così.

IL PUNTO SUI BIANCOCELESTI- Chi ha costruito, invece, un percorso con coerenza, a partire da quest’Estate, ma probabilmente da prima di questa “offseason” è la Lazio. La campagna acquisti dei biancocelesti è stata di alto profilo. Gli arrivi di De Vrij, Djordjevic, Basta e Marco Parolo, avevano mostrato con evidenza le intenzioni di fare sul serio da parte della squadra del neo arrivato mister, Stefano Pioli. Sebbene la qualità del mercato laziale non si sia poi concretizzata in termini di affiliazione da parte dei tifosi, sotto molti punti di vista compromessa dalla querelle oramai decennale con il presidente Claudio Lotito, il fatto che i biancocelesti potessero puntare all’Europa è apparso sin da Agosto un’evidenza. I tre punti nelle prime quattro giornate di campionato non hanno spaventato Pioli, confidente sul fatto di avere una rosa in grado per competere ad alto livello.
Benché la Lazio sia stata molto costante per tutta la stagione, il campionato dei biancocelesti lo potremmo dividere in due fasi, ognuna della quali influenzata dallo stato di grazia di uno o più giocatori. La squadra di Pioli ha realizzato degli strappi decisivi per poter, prima acciuffare l’Europa che conta, e poi recuperare la Roma, che ha dilapidato il tesoretto di punti che conservava sugli avversari cittadini. La prima fase, è quella rappresentata dallo spaventoso stato di forma di Candreva, che ha ispirato Mauri e Filip Djordjevic, incisivi in zona gol, la seconda quella legata all’esplosione di Felipe Anderson, rivelatosi, ad un anno di distanza, il miglior acquisto della squadra di Lotito.

CANDREVA– Se la Lazio il tre di Novembre, dopo aver sconfitto 4-2 il Cagliari, ha potuto raggiungere il terzo posto, è merito soprattutto di Candreva e Mauri. L’esterno romano, ha giocato una prima parte di stagione da campione assoluto; il suo score personale a fine Novembre, data dell’infortunio che ne ha compromesso i successivi due mesi e mezzo di stagione, recitava: gol 2, assist 8. Uno sproposito. A sfruttare a dovere la vena da passatore di Candreva ci hanno pensato i già citati Djordjevic e Mauri. Il capitano dei biancocelesti, tornato in attività dopo i sei mesi di squalifica causati dall’omessa denuncia nell’ambito dell’inchiesta sul calcio scommesse, ha disputato sinora la miglior stagione della sua carriera a livello realizzativo. Non è finita qui, perché probabilmente, ad oggi, il miglior esterno per rendimento della Lazio, non è considerato Candreva.

ANDERSON- La magia di Pioli, infatti, è quella di aver revitalizzato la carriera laziale di Felipe Anderson. L’esterno amico di Neymar, è stato l’oggetto misterioso della passata stagione. Ai margini della squadra, con una tifoseria insofferente nei suoi confronti, sembrava che il brasiliano dovesse concludere la sua carriera italiana al secondo anno. Non è stato così. Dopo essere entrato, per utilizzare termini presi in prestito dal basket, in rotazione a Novembre, Anderson è riuscito a sfruttare l’infortunio di Candreva per imporsi come esterno di riferimento dei biancocelesti. I 10 gol, conditi da 6 assist dell’ex Santos nelle 13 partite che vanno dal 7 Dicembre al 12 Aprile, che rappresentano sostanzialmente il fatturato totale del brasiliano, hanno permesso ai biancocelesti di agguantare il treno per il secondo posto, appannaggio esclusivo della Roma fino alla seconda metà di Febbraio. Il momento più alto della stagione di Anderson, è stato raggiunto il 16 di Marzo, data in cui, grazie alla doppietta rifilata al Torino, la Lazio ha chiuso l’operazione rimonta, arrivando a -1 dai giallorossi, primo momento della stagione in cui tra la squadra di Garcia e quella di Pioli non vi erano più di tre punti di distacco.

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SQUADRA DA CHAMPIONS- Se il lavoro del mister della Lazio si fosse limitato a valorizzare i giocatori di maggior talento, probabilmente non staremmo parlando di una match valevole per il secondo posto della Serie A. Pioli ha avuto, infatti, il merito di aver creato una squadra compatta, in grado di esprimere un calcio offensivo inferiore solo a quello della Juventus, sfruttando l’abilità da volante in stile argentino, tipica di Biglia, per poter liberare Mauri e Parolo, giocatore decisivo della Lazio, vista la sua abilità di giocare box-to-box, da un’area all’altra, come forse solo Vidal e Nainngollan nel campionato italiano. Il tutto gestendo situazioni complesse, come il dualismo Marchetti-Berisha, due potenziali titolari in qualsiasi squadra di Serie A, quello Klose-Djordjevic, “favorito” dallo stop del serbo a metà campionato, e l’infortunio prematuro di Gentiletti, che a inizio a stagione era chiamato ad affiancare De Vrij al centro della difesa.
A garantire lo sprint finale, però, ci ha pensato sempre Candreva, che, dopo gli otto assist in tre mesi a inizio stagione, ha realizzato sette reti da Febbraio in avanti, portando le aquile addirittura al sorpasso sulla squadra giallorossa alla trentesima giornata. Non c’è da stupirsi del rendimento dell’esterno della Lazio; d’altra parte se l’Italia ha vinto una partita al Mondiale 2014, lo deve proprio all’invenzione di Candreva che ha pennellato un assist per Balotelli contro l’Inghilterra di Roy Hogdson. Il suo status a livello nazionale, complice le individualità non formidabili di cui disponiamo al momento, è sicuramente quello di un giocatore “top class”.

CAMBIO DI MENTALITA’- All’inizio dell’articolo abbiamo parlato di un cambiamento della linea di tendenza dei derby ed è grazie a Candreva, Anderson, Klose, Djordjevic e Parolo, inseriti nel contesto offensivo di Pioli, che questa asserzione viene legittimata. La Roma resta una squadra a vocazione offensiva, soprattutto perché con il pacchetto arretrato di quest’anno, di certo non può esserlo difensivamente, ma la Lazio, ha colmato se non addirittura superato questo gap. Se andiamo a vedere, infatti, il fatturato dei giocatori offensivi della squadra di Formello rispetto a quelli di Trigoria, appare evidente l’impietosa differenza. Ma non è solo questo il punto. Si può segnare tanto pur proponendo un gioco non esaltante, ma non è certo questa la filosofia di Pioli, votato a un calcio fluido e spumeggiante. Non si spiegherebbe altrimenti il rinnovato interesse da parte dei tifosi laziali nei confronti della propria squadra. Stando alle statistiche, la Lazio è a quota 625.109 tifosi ospitati all’Olimpico quest’anno. Con una media di 34.7287 è quinta in tutto il campionato di Serie A, e se consideriamo le statistiche tra le prime 9 partite (32500 di media) e le ultime 10 (37300, considerando il derby, per cui si stimano intorno ai 48.000 tifosi), si può capire come la squadra di Pioli abbia fatto presa sul popolo biancoceleste. Solo due volte negli ultimi dieci anni la Lazio ha avuto una media spettatori più alta, nel 2006/2007, con oltre 36.000 presenze e nel lontano 2004/2005, quando grazie al ritorno del figliol prodigo Di Canio, oltre 37.000 tifosi a partita hanno accolto una non esaltante compagine laziale (dati forniti da legaseriea.it). Il rapporto speciale tra questa squadra e i tifosi ha finalmente creato un feeling anche tra la piazza e il contestato presidente Claudio Lotito. La scelta di commercializzare la maglia storica, stile anni ’80, ha portato in una settimana quasi un milione di euro nelle casse della società di Formello, grazie alle 10.000 vendute in un baleno. Un risultato del genere non aveva precedenti nella contestata storia del presidente laziale, noto per aver creato con Lazio Style, la prima forma di merchandising facente capo alla SS Lazio stessa, cosa che non era accaduta, ad esempio nell’era Cragnotti, in cui la gestione e i ricavati della vendita dei prodotti dell’aquila era delegata a terzi. Di notevole interesse è anche la manifestazione di solidarietà nei confronti di Lotito messa in atto da parte dei tifosi della Lazio durante la partita della squadra di Pioli contro il Verona, lo scorso 22 Marzo. Alla consueta contestazione di un’ampia frangia della Curva Nord, altri tifosi presenti allo stadio hanno coperto con i fischi i cori della Nord, mostrando un feeling fino ad oggi mai visto tra presidente e supporters.

POSTA IN PALIO- La Roma e la Lazio si giocano quindi, in una partita secca, il secondo posto che vale l’accesso diretto alla Champions League. E’ stato calcolato che l’accesso diretto nella massima competizione europea vale intorno ai 50 milioni di euro, una cifra che sia alla Roma, alle presa con problemi di fair play finanziario, riscatti e potenziali rinnovi di contratto, sia alla Lazio, che deve consolidare il ruolo di terza/quarta della classe del campionato, passando anche attraverso a impegni europei che quest’anno non ha avuto, servirebbe tantissimo. La Roma si gioca tra l’altro qualcosa in più dei soldi Champions. Garcia rischia di diventare il primo allenatore dell’era post-Spalletti a centrare due secondi posti di fila (sul campo; considerando il 2005/2006 sono tre gli ingressi Champions consecutivi per la Roma), garantendo la seconda partecipazione in fila in Europa alla Roma americana, risultato fino ad oggi mai ottenuto da quando la società è passata di mano. L’eventuale vittoria nel derby sarebbe troppo importante per i giallorossi: per la credibilità del progetto, per riscattare una stagione più amara che dolce, e per cambiare finalmente pagina dopo il 26 Maggio 2013, anno dell’annientamento della Roma del Sabatini I. La Lazio, d’altra, parte, vede la possibilità di scrivere la storia ancora una volta molto vicina, sempre potendo beffare gli odiati rivali. Dopo gli anni di lotta e sconfitte, contro il fenomeno Di Natale e l’Udinese di Guidolin, la Lazio è tornata a sognare l’Europa che conta. Un pareggio garantirebbe il terzo posto e un ultimo turno, a Napoli, piuttosto sereno. Una sconfitta, invece, potrebbe trasformare una grande stagione in una potenziale disfatta, vista l’eventuale bellicosità che mostrerebbero Higuain e compagni se si dovesse veramente arrivare allo spareggio Champions al San Paolo.

CHI PUO’ DECIDERLA (ROMA) – Garcia arriva alla partita con qualche problema per quanto riguarda i terzini, e come potrebbe essere altrimenti. La scelta al momento sembra essere quella di puntare su Florenzi e Torosidis sulla sinistra. Possibile, però, una riproposizione di Holebas sulla sinistra, anche se la difesa “alla greca” vista contro l’Udinese ha convinto ben poco. Il centrocampo è obbligato con De Rossi-Nainngollan-Pjanic. Il duello che si giocherà tra la mediana della Lazio e quella della Roma sarà senza dubbio uno dei più interessanti dell’intera partita. Che la squadra di Pioli si schieri con il 4-3-3, il 4-2-3-1 o un 3-5-2, poco importa per la qualità del duello a centrocampo. Considerata l’assenza di Biglia, che sta comunque provando a recuperare, il primo e l’ultimo schieramento dovrebbero favorire un’impostazione simile a quella utilizzata contro la Juventus, con Cataldi o Ledesma al centro del centrocampo, Lulic e Parolo. Questo permetterebbe di vedere il duello tra due delle migliori mezzali del campionato, Parolo e Nainnggollan. Se Pioli dovesse optare per un 4-2-3-1, Ledesma e Parolo sembrerebbero essere le scelte più adatte, con Mauri dal primo minuto ad operare in fase difensiva su Daniele De Rossi. Questo però toglierebbe dalla partita l’uomo derby per eccellenza, Senad Lulic. La Roma, qualsiasi modulo dovesse proporre la Lazio, manterrà l’impostazione classica delle ultime due stagioni. Per la squadra di Garcia le scelte più spinose, come al solito, riguardano il tridente offensivo. Dopo l’exploit dell’andata sembra impossibile non vedere Francesco Totti dal primo minuto. La doppietta del capitano nella prima stracittadina stagionale e i gradi di leader ripresi con la consueta classe contro l’Udinese, fanno di lui una scelta obbligata. Molto più complessa la situazione sugli esterni. Gervinho potrebbe non farcela, nemmeno per la panchina. E’ un peccato, visto che l’ala ex Lille della Roma è uno dei giocatori più importanti della squadra giallorossa. Con lui dal primo minuto la Roma ha portato a casa 10 partite su 21, una media attorno al 47,5% la seconda più alta tra i giocatori d’attacco giallorossi che vantano almeno venti presenze dal primo minuto. Il primo è Adem Ljajic (54,5%). Benché abbia avuto problemi fisici nelle ultime settimane, la Roma con lui dal primo minuto non ha mai perso, 12 vittorie e 10 pareggi, e anche solo come amuleto, c’è il bisogno di schierare il serbo. Con l’ala della Costa d’Avorio fuori, però, il secondo posto sull’esterno se lo giocano Ibarbo e Iturbe. Se il primo, alle prese con qualche acciacco, ha convinto nelle ultime gare, ma non sembra essere francamente un uomo derby, il secondo è stato un fantasma per tutta la stagione; appare quindi controproducente schierarlo dal primo minuto. Garcia ha, però, utilizzato parole di fiducia nei suoi confronti, prospettando un utilizzo per il derby. Da non sottovalutare, oltretutto, l’eventuale utilizzo di Florenzi nel ruolo di ala. L’allenatore della Roma lo ha schierato nel derby d’andata non ottenendo grandi risultati, ma con il giocatore polivalente nel tridente d’attacco sin dall’inizio, la Roma ha vinto 4 partite su 7. Qualunque sia lo schieramento dei giallorossi, la carenza di gioco mostrata desta preoccupazioni, se associata ad una difesa molto poco convincente. Una scelta di equilibrio come quella di Florenzi schierato nel tridente offensivo potrebbe garantire più stabilità e la garra che solo un romano e romanista può dare.

CHI PUO’ DECIDERLA (LAZIO) – Chi più ne ha più ne metta. Mauri non è in condizioni ottimali, ma è un uomo derby. Felipe Anderson, Candreva e Klose hanno segnato nel derby in passato, che sia recente o meno, e Lulic non va mai dimenticato, e non mancheranno di farlo i tifosi della Lazio al minuto ’71. Quello che preoccupa per la squadra di Pioli è l’assetto difensivo. Radu è fuori, e non giocherà; un brutto colpo per i biancocelesti. Gentiletti e De Vrij sono tornati da poco e hanno dovuto sobbarcarsi 120’ di impegno contro la Juventus meno di una settimana fa. E’ su questa poca stabilità difensiva che dovrà puntare la Roma. Totti non è il centravanti adatto per fare a sportellate con i due centrali laziali, ma portandosi sulla tre quarti potrebbe servire palloni per i tagli alle spalle di Ljaijic e dell’altro deputato al ruolo di esterno d’attacco, situazione di gioco che i due centrali della squadra di Pioli potrebbero soffrire. Le due scelte che incideranno maggiormente, però, son quelle legate a Mauri e Biglia. Il primo scalpita, il secondo sta facendo di tutto per recuperare, creando una strana forma di ballottaggio tra due possibili assenti. Difficile vedere entrambi in campo, anche se Biglia nel 4-2-3-1 può sicuramente giocare. E’ nel 4-3-3 o 3-5-2, però, che l’argentino dà il meglio di sé, sgravando Parolo di alcuni compiti difensivi. Gli inserimenti del centrocampista italiano della Lazio sono come di consueto letali, sarebbe grave non sfruttarli, e nel 4-2-3-1 sarebbe sicuramente complesso farlo. La presenza di Mauri, però, garantisce leadership, personalità e gol. Anche la fase di copertura su De Rossi, potrebbe stuzzicare Pioli. Togliere il fiato al mediano della Roma potrebbe danneggiare fortemente la manovra giallorossa. Il capitano della Lazio può garantire questo lavoro. Davanti, sembra essere Klose il deputato a rivestire il ruolo del centravanti. Il rapporto contro la Roma è ottimo, e il panzer tedesco sogna l’ennesima grande notte di una favolosa carriera.

OUTRO- Non ci sono molti dubbi, qualsiasi giocatore dovesse essere scelto, il fatto di vedere undici maglie giallorosse contro undici biancocelesti garantirà uno spettacolo unico. La cornice di tifo non sarà delle migliori, intorno alle 50.000 presenze, ma d’altra parte è il prezzo che la Lazio deve scontare per aver voluto un giorno di riposo in più. Una chiosa a margine sulla questione. Benché io ritenga che sia stata la scelta giusta, per garantire il riposo a una squadra impegnata in un turno infrasettimanale (in questo caso la finale di Coppa Italia), sono due i punti su cui è necessaria una riflessione. Il primo, riguarda il trattamento differenziato garantito alla Lazio. Non sempre negli ultimi anni si è andati incontro alle squadre impegnate nei turni europei, o con partite rimandate; spostare questa partita rappresenta una mancanza di rispetto nei confronti delle squadre che si sono viste negare questa possibilità nel recente passato. Il secondo, è sulle modalità con cui la dirigenza della squadra capitolina ha elaborato la richiesta di rinvio della gara. La Lazio, per la manchevolezza dei suoi dirigenti, ha presentato tardivamente la suddetta, fuori tempo massimo. Appare quindi sgradevole, che questa sia stata accettata nonostante un vizio, così importante, di forma. Questo purtroppo, desta l’impressione, dei malevoli ma anche degli osservatori più disinteressati, che la pur ragionevole scelta di rinviare la gara sia stata approvata grazie al ruolo dirigenziale che il presidente della Lazio, Lotito, riveste nella FIGC. E’ un’impressione, e spero di sbagliarmi. Ma le regole vanno rispettate, e Lotito sembra essere piuttosto refrattario ad accettare la cosa. Terminata questa sgradevole parentesi, non mi resta che augurare a tutti un buon derby.

Foto e video tratti dal web.