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Tag Archives: Le Corbusier

Un comunista a Copacabana


Nel 2008, a Maasdriel, nella provincia di Gelderland, in Olanda, le nascite hanno subito un’impennata del 44% a nove mesi da un guasto che per tre giorni e tre notti aveva mandato in tilt l’intera rete elettrica. Nacquero ben 26 bambini, quasi una volta e mezza quanti ne vengono alla luce mediamente.

Penso che se tra nove mesi, o giù di lì, si facesse un’indagine in giro per il globo, noteremmo come molti progetti di architettura godrebbero di un’insolita parentela con l’immaginario di Oscar Niemeyer. Il web è stato letteralmente colonizzato, parola mal digerita dal maestro, da una serie infinita di dispacci, articoli, articoletti, menzioni, epitaffi etc. recanti la notizia che O.N. è morto. Naturalmente anche la nostra redazione aveva in serbo il suo coccodrillo bello e buono, ma come quando la pioggia inizia a battere sull’asfalto di un circuito di F1 e dal muretto si stravolgono le strategie in corsa, anche noi, causa un calendario beffardo, ci siamo rimessi in pista armati di gomme da bagnato, penna e calamaio, per approfondire i lati meno indagati da questo mare di tributi al miele.

Il Bernini carioca ha accompagnato, orientandolo quando necessario, il passaggio architettonico dal Modern al Postmodern, avvicendamento di certo non indolore per una moltitudine di architetti sparsi tra i cinque continenti. Meno per il Nostro, il quale già custodiva in nuce una poetica talmente autoreferenziale e spettacolarizzante, da calarsi perfettamente nel nuovo palcoscenico in divenire.

Se da una parte non si è mai riuscito a liberare di una certa retorica comunista, accompagnata da un lessico modernista decisamente sui generis (parlava spesso delle analogie  tra le curve delle donne e le sue architetture avvolgenti), Niemeyer ha costantemente adeguato l’impatto di questi ideali ingombranti alle evenienze ed al portafoglio dei committenti. Per quanto la sua caratura etica sia sempre stata sbandierata animatamente, con la sede del partito comunista parigino a suggellare il binomio “Niemeyer-compagno”, in realtà andando a rovistare tra i numerosissimissimimissimi lavori eseguiti, una coerente scrematura rispetto a “chi” stesse chiedendo “cosa” non è mai avvenuta.

Niemeyer si è affermato, quasi in solitaria, come architetto principe di un continente in via di sviluppo. Pochi al mondo possono vantare un impatto così decisivo nel figurare un linguaggio architettonico strettamente legato ad una nazione, in questo caso al Brasile. Ma il suo percorso non si è limitato all’America Latina. Compiendo il tragitto contrario del collega e maestro Le Corbusier, il quale non disdegnava affatto amicizie poco consigliabili e platee culturali decisamente arretrate (ma di certo meno conservatrici ed in fondo anche meno ambite) di cui il Sud America era ricco, per gettare i semi della sua Nuova Architettura, O.N. viceversa ha lavorato anche nel vecchio continente. Sempre e comunque, o meglio sempre ed ovunque, imponendo la sua griffe bianca e sinuosa. Dimostrazione di come la caratura culturale del personaggio fosse in grado di confrontarsi a qualsiasi livello. Capacità che lo porterà nel 1988 a vincere il Pritzker Price.

“As a student in the early 1960s, I looked to Niemeyer’s work for stimulation; poring over the drawings of each new project. Fifty years later his work still has the power to startle us. His contemporary Art Museum at Niteroi is exemplary in this regard. Standing on its rocky promontory like some exotic plant form, it shatters convention by juxtaposing art with a panoramic view of Rio harbour. It is as if − in his mind − he had dashed the conventional gallery box on the rocks below, and challenged us to view art and nature as equals. I have walked the Museum’s ramps. They are almost like a dance in space, inviting you to see the building from many different viewpoints before you actually enter. I found it absolutely magic.”

E se Norman Foster ci ha raccontato quanto gli piace il Museo a Niterói (non ne avevamo dubbi), che ritengo personalmente il peggior edificio in assoluto di Niemeyer, responsabile tra l’altro di un proliferare incontrastato di edifici bianchi e vetrati dalle forme più assurde situati in posizioni privilegiate, vedi la casa di Iron Man .. , vorrei invece suggerire uno sguardo particolare al progetto abitativo nel centro di São Paulo, l’edificio Copan.

São Paulo vista dal Copan. L’edificio Italia a destra.
Un esempio di edilizia residenziale sorprendente, che andrebbe approfondito per le soluzioni tecnologiche adottate nel disegno della facciata, la quale caratterizza fortemente il manufatto. 
Un Niemeyer qui più urbano e meno assoluto rispetto ai suoi lavori per Brasilia, più architetto e meno funambolo rispetto alla gran parte degli edifici realizzati successivamente.  

Jacopo Costanzo