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MGMT – Little Dark Age: un capolavoro eclettico

Estate 2008, su una nave che mi riporta dalla Spagna con Lorenzo, Gregorio, Jacopo e Tommaso il “brano maggiormente riprodotto” dell’ormai arcaico e leggendario I-pod è Time To Pretend degli MGMT. Sarà che nonostante ci fossero le avvisaglie del crollo finanziario mondiale e dei subprime, la mia mente rifletteva maggiormente sulle musiche (e ragazze) del Fellini di Barcellona che sul collasso che avrebbe travolto il mondo. Logicamente in quel locale, tra una Donna Summer e Bjork, la selezione propose le musiche del duo di New York.

Al magnifico Oracular Spectacular hanno fatto seguito Congratulations del 2010 e MGMT del 2012. Così, nonostante un pubblico che li sostenesse con proverbiale attenzione gli MGMT si sono fatti attendere a lungo. La storia del lancio del nuovo Little Dark Age potrebbe essere una sorta di manifesto della mia generazione liquida, che tra un passo indietro e tre in avanti, flutta nel mare dell’omologiazione e della volontà di lasciare un tratto nella cultura e storia dell’umanità. E’ il giorno di Santo Stefano del 2015 quando attraverso Twitter, la band annunciò il proprio ritorno nel 2016. Mesi di silenzio e un’estate ad attende il duo di Brooklyn e a settembre 2016 la band annuncia che bisognerà attendere l’anno successivo. Finalmente lo scorso maggio la band MGMT si è esibita al Beale Street Music Festival di Memphis suonando quattro nuove tracce, divenute successivamente singoli: Little Dark Age, James, Me and Michael e When You DieI. L’affaire MGMT non si è concluso in quell’occasione e solamente il 16 gennaio su Instagram e Twitter è stato reso noto che l’album, coprodotto da Dave Fridmann (già produttore di Oracular Spectacular e di MGMT) e da Patrick Wimberly (Chairlift), sarebbe stato rilasciato il 9 febbraio.

Da quella data ho iniziato ad ascoltare senza fine il nuovo album per comprenderne direzione e sensazioni. Senza alcun timore si può affermare che Little Dark Age è un capolavoro eclettico. O forse un casino. Un album fuori dagli schemi di un’industria commerciale dominata dai singoli, priva di ponti e album compiuti. E così, eccoci qui, a un decennio da Oracular Spectacular, con gli MGMT evidentemente più radicati nel pop elettronico mainstream della metà degli anni ottanta rispetto a qualsiasi altro album registrato dal duo newyorchese.

Little Dark Age potrebbe essere la colonna sonora di un remake di Miami Vice o di un film sugli anni ottanta. Un decennio che da una crisi economica senza precedenti rispose con i colori e synth in ogni dove, a differenza del moralismo e noia oscura degli anni dieci. Gli MGMT anche in questo si discostano dalla noia dell’attuale panorama musicale. Nel nuovo album vi è da sottolineare il meraviglioso sospiro malinconico di Hand It Over. Me and Michael potrebbe farvi ritornare in mente The Smith, il Brian Eno anni ottanta e, soprattutto, i Pet Shop Boys.

La band che non fa mistero riguardo alla collaborazione del LSD durante la composizione dell’album solleva l’ascoltare in un vortice vintage e psichedelico, in cui si nota la forte presenza di Ariel Pink. Pink è considerato tra i più eclettici ed innovativi artisti in ambito underground ed i suoi dischi, composti prevalentemente di materiale rielaboorato ricavato dalla tradizione della musica pop, lo hanno portato ad essere inserito al primo posto dei migliori cinquanta album degli anni duemila con l’album The Doldrums pubblicato a nome Ariel Pink’s Haunted Graffiti nel 2004.

Little Dark Age - MGMT 2018

In una recente intervista per Rolling Stone Usa, la coppia ha parlato di creare “installazioni artistiche immersive” e “paesaggi musicali”, invece di brani. L’avversione ai nostri tempi è palese, ma in questo tempo gli MGMT ci vivono e producono.

Get ready to have some fun

è un leitmotiv che fin da subito vi farà capire lo stile di Little Dark Age. La stessa cosa ripeto ai miei amici ormai trentenni, a quasi dieci anni dall’estate 2008. All’I-pod si è sostituito uno smartphone e nonostante il concentrato degli MGMT di musica psichedelica, so che  ciò non  basterà a farmi piacere il contesto.