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A PROPOSITO DI AMORE E ARTE CONTEMPORANEA – HAPPY BIRTHDAY CHIOSTRO DEL BRAMANTE!

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L’esposizione romana intende affrontare uno dei sentimenti universalmente riconosciuti e da sempre motivo d’indagini e rappresentazioni, l’Amore, raccontandone le diverse sfaccettature e le sue infinite declinazioni. Un amore felice, atteso, incompreso, odiato, ambiguo, trasgressivo, infantile, che si snoda lungo un percorso espositivo non convenzionale, caratterizzato da input visivi e percettivi.

Il Chiostro del Bramante a Roma festeggia i suoi vent’anni di attività con la mostra “LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore”.

Passando rapidamente in rassegna alcuni degli artisti rappresentati, verrebbe quasi voglia di ribattezzare la mostra “l’amore per l’arte contemporanea”.

Robert Indiana e la sua famosissima scritta “LOVE” che fa venire voglia di toccarla e l’immancabile collega di pop art, Andy Warhol. La sua Marilyn serigrafata è l’icona della sensualità, della femminilità, con la sua ammaliante bocca e lo sguardo spento.

C’è poi quella fredda malinconia del neon bianco del “My Forgotten Heart” di Tracey Emin.

E ancora, la sensualità che era già stata di Marilyn esplode nei fiori di Marc Quinn, anche capace della più romantica scultura “Kiss”.

Questa mostra ha però di particolare il fatto che abbia aperto le porte a qualsiasi forma di linguaggio e comunicazione artistica, e così si può incontrare un gigantesco cuore nato dall’assemblaggio di forchette di plastica, che canta.

E ancora, questa mostra è comunicazione e social. Creato appositamente l’hashtag #chiostrolove, per condividere arte ed emozioni. L’opera più popolare su Instagram è “All the Eternal Love I Have for the Pumpkins” di Yayoi Kusama.

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Non c’è da sorprendersi. Un’opera d’arte totalizzante, che permette di entrare fisicamente in una stanza di specchi ed emotivamente in luoghi del tutto privati e segreti, nei luoghi delle percezioni visive e delle atmosfere mentali, dei sogni psichedelici e delle sensazioni più spontanee.

Finalmente ritorna così a Roma un’artista che negli anni ’60 e ‘70 aveva spesso scelto l’Italia per le sue esposizioni.

A primo acchito, fa quasi sorridere che sia ospitata in questa mostra intitolata all’amore, dal momento che veniva scritto di lei che “non esiste nessuno lontano dalla vita sentimentale quanto Kusama Yayoi”.

In realtà, nessun altro artista si trova forse così a suo agio in questo contesto: Yayoi Kusama ha amato l’arte più di ogni altra cosa, è stata la sua salvezza.

È un’arte totalizzante perché questa piccola donna giapponese vi si è sempre immersa per curare le sue fobie, tanto da definire la sua arte “ arte psicosomatica”. Ha trattato il tema della sessualità per tutta la sua carriera, da quando realizzava soft sculptures a forma di organi di riproduzione maschili, a quando dava vita a happenings a tema sessuale.

Ma come lei stessa spiega nella sua biografia “Alcuni pensano che io sia una fissata, ma si tratta di un clamoroso fraintendimento. Quei falli e quegli happenings erano una forma di automedicazione”.

Un’ultima piccola curiosità a proposito delle zucche. In giapponese, come in molte altre lingue, il termine zucca o zuccone viene usato in tono dispregiativo, addirittura una donna brutta viene etichettata come una zucca con naso e occhi. “Insomma, le zucche non ispirano gran rispetto, ma la loro deliziosa forma mi ammaliò. La cosa che più mi attirava era la generosa semplicità della struttura. E un’impressione di solidità spirituale.”

E ora tutti su Instagram. #chiostrolove

Love di Gaspar Noé

A un certo punto di Love, Murphy, il protagonista, comincia a blaterare del fatto che vorrebbe creare il primo film della storia a convogliare in qualche modo l’esperienza del sesso da innamorati. Quando il protagonista di un film è un aspirante regista è generalmente ragionevole pensare che il personaggio rifletta in qualche misura le vedute dell’autore del film stesso, e viste le dichiarazioni di cui sopra e il film nel contesto del quale vengono proferite, è abbastanza naturale arrivare alla conclusione che Love sia in effetti il film di cui Murphy stava parlando.
Molte delle cattive recensioni che l’ultimo lavoro di Gaspar Noé ha ricevuto si sono concentrate sul fatto che Love in definitiva fallisce nel sostanziare l’ambizione espressa dal suo protagonista. Preso come un dramma il film è in effetti piuttosto insoddisfacente, e immagino addirittura fastidioso da un certo punto in poi.

Prendere in parola le dichiarazioni di un personaggio che il film descrive inequivocabilmente come un idiota immaturo, violento e intellettualmente limitato non è però forse la chiave interpretativa più efficace per affrontare il film stesso. Capisco che la quantità di cazzi che compare su schermo durante le due ore di Love possa rendere difficile concentrarsi sul film, ma come l’evidente tono satirico della pellicola possa essere sfuggito alla pressoché totalità delle recensioni che mi sono capitate sott’occhio è sinceramente sorprendente.
Love racconta la storia della relazione tra il succitato Murphy, uno studente americano a Parigi, ed Electra, la sua ragazza francese. Il grosso del film è un flashback che parte da un momento futuro in cui la rottura tra i due è ormai definitiva, e il loro rapporto ci viene raccontato tramite le memorie di Murphy, ora intrappolato in un’altra relazione da cui ha avuto un figlio, ma ben lungi dall’essersi liberato dallo spettro della sua ex.
Fin dall’inizio della loro conoscenza -che ci viene mostrato verso la fine del film- l’attrazione fisica tra Murphy ed Electra è dirompente, e il film fa una rappresentazione degli incontri tra i due che non è esagerato definire pornografica. Non arriviamo al tipo di inquadratura anatomica a cui ricorrono i porno veri e propri, ma il sesso in Love è evidentemente non simulato, e non c’è nulla che viene lasciato all’immaginazione. I protagonisti si proclamano spesso innamorati l’uno dell’altra, ma l’immaturità e la superficialità della loro relazione è immediatamente evidente allo spettatore. Electra a tratti sembra rendersi conto delle fragili fondamenta del suo rapporto con Murphy (che infatti si concluderà per un di lui tradimento), mentre il protagonista maschile resta perpetuamente in balia delle sue pulsioni fisiche ed emotive, mostrando senza possibilità di errore come tutta la situazione sia interamente al di fuori del suo controllo.
La sua sprovvedutezza non è significata tanto dalle infedeltà, in cui del resto anche lei cade, quanto piuttosto dalla completa incapacità di affrontare con la minima razionalità qualsiasi ostacolo, qualsiasi attrito, situazioni nelle quali Murphy non riesce a fare altro che sbraitare terribili insulti.

Da un certo punto in poi, diventa dolorosamente chiaro quanto quello che i due ragazzi si professano sia amore solo a parole, e prendere Love come il racconto di una storia d’amore, per quanto estrema e disfunzionale, signifca non coglierne il punto. Ho menzionato in precedenza il tono satirico del film, ma non voglio che si pensi che Love sia una specie di commedia. Nonostante le molte scene umide, il film è decisamente secco e quasi aspro, questo specialmente nei confronti dei suoi protagonisti, che mai per un minuto sono presi sul serio. La loro pochezza è proprio il punto di partenza per la raffigurazione dell’attrazione come una calamità naturale, capace di deragliare completamente le vite di coloro che non abbiano gli strumenti per affrontarla.
Di questi strumenti, che possono essere la fiducia nel prossimo, l’autostima, la pazienza, sia Electra, sia, soprattutto, Murphy, sono completamente sprovvisti e il dazio che pagano a queste loro carenze è un completo annientamento emotivo.
Che quello tra loro non sia definibile come amore è definitivamente sancito dalle virgolette tra cui il titolo del film viene rinchiuso nella prima schermata dei titoli di coda, che ci lascia ancora osservare in trasparenza l’immagine dei due, nudi e abbracciati dentro una vasca.

Come si sia potuto pensare che a Gaspar Noé interessasse realizzare un film sulle tenerezze e gli eccessi dell’amore giovanile resta abbastanza inspiegabile. Stiamo parlando di un pervertito, narciso e nichilista che ha fatto della stilizzazione visuale estrema, della violenza e dello spregio dei tabù pilastri della propria opera. Love in questo ribadisce la visione crepuscolare, materialista e sogghignante che colleghiamo al regista argentino, e tra tutti i suoi film è quello che la articola meglio, pur risultando forse meno grottesco e dirompente di Irreversible.
L’accoglienza che è stata riservata a Love mi è sembrata analoga a quella che ricevette un paio di anni prima un altro grande film come Only God Forgives, il cui stile visivo notturno e illuminato al neon ricorda peraltro quello dell’ultimo lavoro di Noé. Siamo nel 2016 ma a quanto pare in molti fanno ancora fatica ad affrontare determinati argomenti e determinati stili di messa in scena di questi argomenti, il che è triste ma non impedirà al manipolo di pervertiti che sopravvive nel circuito cinematografico internazionale di proseguire con la propria opera.

Tutta colpa di Platone, o forse no?

Quanti di voi si sono mai chiesti se esiste l’amore vero? Sicuramente la maggior parte di voi almeno una volta nella vita si è posto questa domanda. Ma prima di chiederci se esista l’amore vero, dobbiamo chiederci cosa sia per noi l’amore. Perché è lì  la chiave di lettura della nostra vita, del nostro essere. Se non definiamo cos’è l’amore per noi, la nostra ricerca si rivelerà inutile in quanto non sappiamo cosa stiamo cercando. Immaginatevi di cercare il nulla. Sicuramente un errore che commettiamo tutti è dire che l’amore è perfetto; che l’amore è trovare la persona perfetta per la nostra vita, la nostra anima gemella. Il problema di tutte queste affermazioni si trova in una sola parola: perfetto. Dire che l’amore è perfetto, a mio modo di vedere, implica una contraddizione, in quanto io mi innamoro di una persona e quella persona ha per sua essenza difetti e pregi, perciò non è perfetta. Detto ciò il risultato è che non è un amore perfetto. Ma se non è perfetto perché noi lo definiamo tale? Semplicemente per il fatto che noi amiamo quella persona nella sua totalità d’essere, amiamo i suoi difetti e ammiriamo i suoi pregi, detto in altre parole per noi è perfetta. E’ proprio qui che si vede la perfezione, poiché essere perfetti non vuol dire non avere difetti, ma saperli amare.

bella,-la-bella-e-la-bestia-141009La perfezione non è oggettiva bensì soggettiva, in quanto lo è per me. Non troveremo mai la perfezione come la si intende normalmente. Infatti per sua definizione la perfezione è: Il grado qualitativo più elevato, tale da escludere qualsiasi difetto e spesso identificabile con l’assolutezza o la massima compiutezza (Devoto-Oli 2014). Perciò non è giusto associare il termine perfetto all’amore, in quanto c’è un evidente contraddizione. Contraddizione che ci fa cadere ogni volta in errore, che fa crollare una relazione appena si incontra una imperfezione nell’amato, che non ci fa vedere l’amore com’è veramente. Ci chiediamo: da dove nasce questo problema? Prima di tutto dalla dottrina filosofica di Platone, che è alla base di qualsiasi favola. Chi di noi non ha visto almeno una volta un cartone della Disney? Io confesso che mi piacciono molto, e li guardo molto spesso, ma devo anche criticare il fatto che quei cartoni trasmettono un messaggio puramente platonico. Avete mai notato che tutti i cartoni parlano di un principe e di una principessa? e che questi due si cercano fino a trovarsi? Senza dire che ogni favola finisce con la formula magica e “vissero felici e contenti”. Il sogno di ogni ragazzo o ragazza è trovare l’amore perfetto, fino a qui tutto bene, ma voglio farvi notare che nessuna favola narra ciò che viene dopo. E’ proprio nel dopo che c’è la prova più dura; cioè il conoscere i difetti dell’altro. E’ bello parlare dell’innamoramento di due ragazzi, ma perché non si parla del dopo? Non si parla del dopo per il semplice fatto che, con la formula magica “e vissero felici e contenti”, porta dietro di sé una marea di problemi, un po’ come per l’amore perfetto. La vita, è fatta di momenti felici dove siamo tutti contenti, ma è fatta anche di momenti in cui l’amore è messo alla prova, in cui si vede veramente la forza dell’amore che riesce a superare qualsiasi ostacolo, problema dubbi e perplessità. Questo nessuno lo racconta, ma questa è la vita, il vivere felici serve a superare qualsiasi problema senza trascendere la realtà in cui viviamo. Credere nell’amato e non nell’amore, non idealizzare l’amore in quanto ci porta a creare false aspettative nella persone che diciamo di amare. E i cartoni della Disney portano ad idealizzare una cosa che nella vita reale è tutt’altra cosa. Tutto ciò è causato da un’interpretazione erronea di Platone, infatti quando Platone parla di “Amore” non intende l’amore fra due persone, un’amore relazionale o detto in altri termini carnale, ma intende la filosofia.

Il termine amore non è altro che una metafora. L’abbiamo soltanto interpretato male, e così abbiamo sbagliato tutto, viviamo con l’idea di un amore che non esiste. Infatti Platone utilizza la parola Amore per indicare la relazione che esiste a livello sapienziale tra maestro e allievo e non quello carnale. Se noi continuiamo a vivere interpretando l’amore platonico come l’amore perfetto tra uomo e donna, non abbiamo capito nulla del suo pensiero e idealizziamo una cosa che non è.  E’ ciò porta a tantissime difficoltà che viviamo ogni giorno guardando i cartoni della disney: impariamo a perdonare, a vivere per l’altro, a combattere per l’amato, a rinunciare anche alla propria vita per quello che crediamo. Ma teniamo sempre in mente che quando si parla di una storia d’amore, non bisogna bloccarsi ad un certo punto della favola, anzi dobbiamo raccontare anche i problemi che porta l’amore, prendiamo il pacchetto completo e non solo il contenuto.

Per concludere non possiamo credere nell’amore perfetto in quanto ci porterà a fallire alla prima imperfezione che incontriamo, non possiamo credere nella felicità perfetta, in quanto per essere felici dobbiamo avere pazienza, intuizione, e cosa da non sottovalutare, dialogare con l’amato portando alla luce i problemi, e soprattutto l’amore cambia, converte l’amato. Dobbiamo credere, invece, nell’amato, nella persone di cui mi sono innamorato o innamorata, in quanto soltanto così potremo amare anche i suoi difetti, e non avremo un elemento di confronto perché avere un’amore ideale e ritrovarsi poi in relazione con una persona che non corrisponde ci può portare a non riconoscere l’amore in noi, in quanto confrontiamo l’idea che abbiamo di una persona, e facendo così mettiamo limiti all’amore che per sua essenza è libero. Per tornare alla domanda iniziale: esiste l’amore vero? Per me esiste ma non amando l’idea dell’amore perfetto, bensì amando l’amato fino a poter dire “tu sei l’amore mio”, e quel mio contiene tutto il discorso che ho svolto.