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Rosse rose della Pentecoste

Domenica prossima, come avviene da ormai 23 anni, al termine della messa di Pentecoste al Pantheon, seguirà un lancio di petali di rosa rosse dall’oculo della Chiesa.

La Pentecoste è la festa cristiana che celebra la discesa dello Spirito Santo su Maria e agli apostoli; in greco, Pentēkostḗ (cinquantesimo) sottintende la parola hēméra, ovvero giorno, e perciò si inserisce nel calendario sette settimane dopo la Pasqua. Come questa, quindi, è una festa mobile, la cui data di celebrazione cambia di anno in anno e rappresenta una delle solennità più importanti dell’anno liturgico.

Come molte feste religiose le sue origini sono da ricercarsi nella vita agreste e agricola: gli ebrei la chiamavano festa della mietitura e dei primi frutti e segnava l’inizio della mietitura del grano.
La ricorrenza era l’occasione per ringraziare Dio per i frutti della terra e, secondo il rituale ebraico, comportava il pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione dal lavoro, un’adunanza sacra e alcuni sacrifici particolari.

La pioggia di petali rievoca un’antica celebrazione in cui i petali di rosa rossa vengono fatti cadere dall’oculus del Pantheon rappresentando la discesa dello Spirito Santo, sotto forma di lingue di fuoco, sui discepoli di Gesù. Il colore dei petali della rosa, rosso, simboleggia il sangue versato dal Crocefisso per la redenzione dell’umanità.
Anche i paramenti liturgici indossati da chi celebra le funzioni liturgiche durante la Pentecoste sono rossi, colore che rappresenta l’amore dello Spirito Santo o, per l’appunto, le lingue di fuoco.

Una simile ma non analoga celebrazione è quella della Madonna della Neve, rievocazione storica che si celebra a Roma il 5 agosto. Questa occasione, infatti, ricorda il Miracolo della Neve a Santa Maria Maggiore: la leggenda vuole che nel 358 d.C. un nobile patrizio romano e la moglie decisero di offrire i loro beni alla Santa Vergine, per costruire una chiesa da dedicarle. La Madonna apparve agli sposi la notte fra il 4 e il 5 agosto, designando con un miracolo il luogo dove doveva sorgere la chiesa: il colle Esquilino. L’allora Papa Liberio, ebbe lo stesso sogno e quando si recò sul colle lo trovò coperto di neve nonostante fosse piena estate. Il perimetro della nuova chiesa venne tracciato seguendo la superficie del terreno innevato e l’edificio costruito a spese dei nobili coniugi che avevano fatto la promessa alla Madonna.
Il miracolo viene ricordato con una pioggia di petali di rosa, bianca in questo caso, cadenti dall’interno della cupola durante la celebrazione liturgica. Il colore simboleggia l’innocenza e la verginità di Maria, nonché l’inaspettata nevicata in quel caldo agosto.

Ma le attestazioni dell’uso dei petali di rosa nella tradizione romana è ancora più antica: nell’antica Roma i Rosaria o Rosalia rientravano nel calendario delle feste dedicate ai defunti ed erano legate alla stagionalità della fioritura delle rose. In questa occasione le famiglie si recavano in visita e adornavano con petali di rose e di violette le tombe dei loro cari defunti, le ghirlande militari, gli altari e le statue degli dei.
Fra il 10 e il 31 maggio anche le legioni dell’impero romano si riunivano in prossimità del saculum, una sorta di tempio al centro degli accampamenti: innalzavano quindi gli stendardi, li riponevano intorno all’altare e li decoravano con corone di rose accompagnate da preghiere e ringraziamenti.

Fino al XIX secolo, l’uso di far piovere dall’alto sui fedeli petali di rose rosse durante la messa di Pentecoste era presente in diverse località Italiane, tanto da riconoscere la festa come Pascha rosatum, Pasqua rosata, dicitura ancora oggi presente in alcune zone del centro e del sud dell’Italia.