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More Money, More Wins. Siamo sicuri?

Robert Huth, Riyad Mahrez, Robert Huth: £3,750,000. Tanto sono costati al Leicester gli autori dei gol decisivi della prima delle due sfide scudetto che dovranno affrontare le Foxes in questo mese di febbraio. Quella contro il Manchester City di Manuel Pellegrini.

Il gol di Aguero (£38,000,000), plausibilmente il miglior investimento del Manchester City arabo, è stato decisamente più caro, ma non riesce ad identificare del tutto la disparità tra le due squadre a livello economico. Il Leicester, è una compagine che anche nella “povera” Serie A di questi tempi, non si classificherebbe oltre il settimo/ottavo posto (probabilmente anche sotto), se parliamo di soldi spesi per il cartellino dei giocatori e monte ingaggi.

La Premier League, vive attualmente un’era florida per quanto riguarda le possibilità dei club, le cui casse sono rimpolpate da sponsor in grado di garantire alle società cifre senza precedenti. Sono degli ultimi due anni le sponsorizzazioni che hanno portato il Manchester United a sfondare ogni soglia mai pensata per quanto riguarda gli accordi commerciali tra partners e club. Chevrolet prima, ha sborsato intorno ai 380 milioni di sterline per legarsi ai Red Devils, Adidas poi, ne ha confermato lo strapotere, offrendo 750 milioni per vestire Rooney e compagni per i prossimi 10 anni.

Non tutte le squadre, chiaramente, possono usufruire di accordi di tale portata. Ad ogni modo, lo strapotere economico made in England è esemplificato dal caso Stoke. Lo Stoke è una squadra di media classifica in Inghilterra. Ha collezionato negli ultimi tre anni due noni e un tredicesimo posto. Le nuove partnership con Bet 365 e New Balance (che veste anche il Liverpool spendendo circa 25 milioni di sterline l’anno) hanno permesso alla squadra di Mark Hughes di investire massivamente sul mercato, comprando giocatori del calibro di Shaqiri, Imbula, Afellay e Glen Johnson, aumentando il monte ingaggi e chiudendo le due sessioni di mercato con un deficit di oltre 20 milioni di sterline.

I 72.3 (più di 90 in euro) milioni di sterline spesi per il monte ingaggi dello Stoke, lo classificherebbero in Italia al terzo posto, dietro a Juventus e Roma, le uniche due squadre a sfondare il tetto della tripla cifra. D’altra parte il grafico fornito da totalsportek è piuttosto chiaro. Già dalle sponsorizzazioni sulle maglie il dislivello economico appare evidente.

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Questo preambolo è necessario per comprendere quanto sia fuori da ogni logica l’attuale primato del Leicester City, che, con il 17° monte ingaggi della Premier, guarda tutti dall’alto in basso.
Lo squilibrio tra le prime della classe, tra le quali possiamo includere anche Chelsea, Manchester United, Arsenal, Livepool e Tottenham, e la squadra di Ranieri è incredibilmente ampio.
Se ci riferiamo al monte ingaggi, Chelsea (£215.6m) e United (£203m) spendono quattro volte tanto il Leicester (48.2). Il City (193) e l’Arsenal (192) si avvicinano a quadruplicare i costi delle Foxes, ma anche Liverpool (152) e Tottenham (110.5) non sono da meno, spendendo rispettivamente più del triplo e più del doppio della capolista.

Lo scontro tra la prima e la seconda in classifica di ieri è ancor più impietoso. Partendo da Mahrez (£750,000 per il suo acquisto) che buca la coppia di centrali argentini composta da Demichelis e Otamendi (£35,500,000), il costo degli 11 titolari delle due squadre ci aiuta perfettamente a capire la portata dell’impresa della squadra di Ranieri.

Manchester City: Joe Hart (£1,5m), Pablo Zabaleta (6,5), Martin Demichelis (£ 3,5), Nicolas Otamendi (32), Aleksandar Kolarov (17), Fabian Delph (8), Fernandinho (30), Yaya Toure (24), David Silva (25), Sergio Aguero (38).

Il City, pure schierando una formazione decisamente low-cost per i suoi standard, mancavano ad esempio i pezzi grossi, Sterling e De Bruyne, ma anche Nasri, Mangala, Navas e Bony, molti dei quali giunti alla corte di Pellegrini negli ultimi due anni, ha speso esclusivamente per il costo del cartellino 181,5 milioni di sterline per schierare gli undici giocatori che ieri hanno impietosamente perso contro la banda Ranieri.
Non che le cose in casa City siano sempre andate male. Non sarebbe corretto non menzionare i 5 titoli (2 Premier, 1 FA e 2 League Cup) vinti dai Citizens nell’ultimo lustro; sono in molti, tuttavia, a non considerare virtuoso l’esborso del “City Football Group”, il fondo proprietario della squadra, in rapporto ai successi conseguiti.

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Questa, secondo il sito transferleague.co.uk, la panoramica dal 2003/2004 in poi, delle spese del City. Serve una precisazione per leggere più correttamente queste cifre. Il City è stato acquistato dalla nuova proprietà nel 2008, le sessioni di calciomercato che vanno dal 2003 al 2007 presentavano un saldo attivo attorno ai 14 milioni di sterline. L’esborso del fondo è superiore al miliardo di sterline. Più di 730 milioni, il disavanzo tra acquisti e cessioni. Insomma, trattasi di cifre astronomiche, che, tuttavia, nel giro di un decennio il Manchester United potrebbe addirittura superare.

Leicester City: Kasper Schmeichel (0), Danny Simpson (2), Robert Huth (3), Wes Morgan (0), Christian Fuchs (0), N’Golo Kante (5,6), Daniel Drinkwater (0), Marc Albrighton (0), Riyad Mahrez (0,75), Shinjy Okazaki (7), Jamie Vardy (1).

Possiamo dire, senza ricerche, che questo è l’undici titolare meno costoso di una squadra leader in Premier League (al 7 di febbraio), degli ultimi dieci anni. Probabilmente di più, ma per evitare di essere smentiti, manteniamo il campione sull’ultimo decennio. Poco più di 19 milioni spesi per la squadra dei miracoli.


I quattro dell'Ave Maria festeggiano l'1-3. La non sempre ineccepibile difesa del Leicester. Da sinistra: Fuchs, Simpson, Huth e Morgan
I quattro dell’Ave Maria festeggiano l’1-3. La non sempre ineccepibile difesa del Leicester. Da sinistra: Fuchs, Simpson, Huth e Morgan

A dir la verità, il Leicester quest’anno ha investito ben £35,1m di sterline. Per far capire l’eccezionalità della cosa, il totale delle ultime 8 stagione dei Foxes riservato agli acquisti si attesta attorno ai 34 milioni di sterline.
Le cessioni, tuttavia, hanno fatto attestare l’esborso della società di Ranieri attorno alle 29 milioni di sterline. Una cifra considerevole per il club. La forza del tecnico romano, non sta tuttavia nell’aver convinto la società a spendere quest’estate, ma nell’aver rilanciato le carriere di chi al Leicester militava da anni.

Della squadra capolista, solo Fuchs, Kante, Okazaki e Huth sono arrivati nel 2015/2016. Amartey, Benalouane e Inler, giocatori per il quali sono state spese più di 15 milioni di sterline, vedono raramente il campo.

Sono le plusvalenze fatte con i Vardy, i Drinkwater, i Mahrez ad aver reso già incredibile l’esperienza di Claudio Ranieri.

Il mercato 2015/2016 delle Foxes. Ranieri ha convinto la società a investire fortemente. I veri colpi, tuttavia, erano già in rosa
Il mercato 2015/2016 delle Foxes. Ranieri ha convinto la società a investire fortemente. I veri colpi, tuttavia, erano già in rosa

Prendiamo ad esempio Vardy e Mahrez, i due mattatori delle Foxes. I loro costo totale è stato di £1,750,000. Tralasciamo il fatto che questo sia stato “spalmato” nel corso delle passate stagioni in cui sono stati impiegati, Vardy ha portato il Leicester in Premier, e grazie a Mahrez la squadra del centro dell’Inghilterra si è salvata nel 2014-2015. I due hanno realizzato al momento 32 reti in campionato, 18 l’inglese, 14 l’algerino.

Il rapporto soldi spesi/ reti segnate è semplicemente incredibile. Un gol ogni £54.687,5, una cifra che andrebbe di lusso a una qualsiasi squadra di Championship, figuriamoci per uno dei principali campionati europei.
Per cercare un dato simile, prendo Messi e Suarez come campione (chi può affermare, d’altra parte, di sapere esattamente quanto è stato pagato Neymar?). Consideriamo Messi un parametro zero, non valutando i costi di formazione di una canterano del Barcellona, e il cartellino di Suarez, £65,000,000.

I due hanno segnato in campionato un totale di 32 reti (12 Messi, 20 Suarez). Un gol ogni £2.031.250. Una media formidabile, che migliora se consideriamo anche le reti nelle coppe che portano a un totale di 24 per Messi e 36 per il pistolero. Un gol ogni £1.083.333. Una media spaventosa, eppure nemmeno avvicinabile a quella della coppia del Leicester.

Per avvicinarci a questa cifra dobbiamo andare realmente in Serie B, quella italiana. La coppia Lapadula-Caprari ha realizzato 24 reti, ed è costata in totale 1,75 milioni di euro (£1,346m). La loro media esborso/gol è di £56.083, circa 1400 sterline in più a gol rispetto alla coppia del Leicester. Il punto è che Lapadula e Caprari stanno facendo benissimo nella Serie B italiana, e forse porteranno la squadra di Oddo alla promozione, mentre Vardy e Mahrez stanno facendo, addirittura meglio, nel campionato più duro e costoso del mondo!

Insomma, tutte queste cifre per dire che… nel calcio, non sempre contano i numeri! Di tanto in tanto, le imprese di un gruppo possono travalicare ogni legge, economica o di blasone che sia.

Nella speranza che il miracolo avvenga (tra le altre cose, quale obiettivo quantifichiamo come miracolo per il Leicester? Champions? Scudetto? Europa League? Si potrebbero scrivere migliaia di parole solo su questo) continuiamo a goderci l’impresa della squadra low-cost nella lega calcistica più ricca e dissoluta del mondo.

Foto tratte dal web.
Dati forniti da totalsportek e transferleague.co.uk. Per il costo di Lapadula e Caprari utilizzata come fonte transfmarkt.it

Passala ancora Jamie!

No, non avete letto male. Passala, non tirare! Come la stragrande maggioranza degli appassionati di calcio, anche chi scrive si è innamorato di Jamie Vardy grazie al girone d’andata del Leicester City di Claudio Ranieri. Tralasciando la discussione, molto interessante, di come Ranieri sia stato trattato in alcune piazze come quelle di Torino e Roma, con quest’ultima ancora alla ricerca di un allenatore che riesca a ripetere nella capitale i risultati ottenuti dell’attuale tecnico dei Foxes, è il caso di concentrarsi sul numero 9 della capolista della Premier League.

Vardy non è attualmente solo il capocannoniere della Premier League, ma ha anche stabilito un nuovo record nella massima lega inglese, andando a segno per 11 partite consecutive, superando Ruud Van Nistelrooy, fermatosi a 10 con la maglia del Manchester United nel 2003. Il tutto condito da un feeling per il gioco di squadra che pochi centravanti negli ultimi anni hanno dimostrato di possedere.
Se a questo aggiungiamo la sua storia, fatta di lavoro in fabbrica, leghe dilettantistiche inglesi (Non-League) e guai giudiziari, è chiaro come il suo campionato si stia contornando di un’aura leggendaria

AVANTI RANIERI – Il nativo di Sheffield, che tra un paio di settimane compirà 29 anni, ha infatti giocato tra i dilettanti e semi-professionisti fino al 2012, anno in cui, con 31 gol in campionato, ha permesso al Fleetwood di ottenere la promozione in League Two, la prima lega professionistica inglese. L’esordio nella quarta serie inglese, tuttavia, non si è mai concretizzato, poiché i 31 gol segnati nel 2011-2012 hanno portato il Leicester, che all’epoca militava in Championship (la Serie B d’Albione) a investire un milione su Vardy, per assicurarsene le prestazioni.

Dall’industria siderurgica di Sheffield ai Pro. Cinque anni fatti di gol, vertenze legali, dovuti ad una rissa causata, secondo le testimonianze di Vardy, dai dei ragazzi di strada che stavano dileggiando un suo amico sordo, e trasferte lampo, visti i domiciliari imposti dalla legge al giocatore, che avrebbe dovuto essere reperibile in casa dalle 18 alle 6 del mattino.

Vardy si adatta nel Leicester, giocando anche nel ruolo di esterno, vista la grande abilità nella corsa e le doti di sacrificio che contraddistinguono un giocatore affamato. Il bottino alla fine della prima stagione “tra i grandi” è di 4 reti, poche per fare la differenza, abbastanza per essere confermato in rosa.

Ma Vardy non si è fermato; vuole imparare; vuole riuscire a sfondare tra i professionisti. In un solo anno riesce a migliorare esponenzialmente, realizzando 16 reti in Championship, trascinando le volpi in Premier League. Come abbiamo visto analizzando la storia del Wimbledon FC nel calcio inglese non sono rari gli exploit improvvisi, e Vardy, passando nel giro di tre anni dai dilettanti alla Premier ne ha realizzato uno.
I 5 gol ottenuti con una salvezza ai limiti dell’impossibile nel primo anno di Premier, sembrano tuttavia dare la misura di quanto Vardy possa valere nel più difficile tra i campionati europei. L’ex operaio ha determinazione, spirito di sacrificio e un notevole istinto sotto porta. Raggiungere però a malapena i 180 cm in Premier può essere uno svantaggio per una prima punta.

POST RANIERI – Il mondo Leicester è tuttavia in subbuglio e un grande avvicendamento in panchina cambia le prospettive di gioco dei Foxes. Uno scafato allenatore come Claudio Ranieri, reduce da una pessima esperienza con la nazionale greca, torna a sedere su una panchina di Premier League.

Lo scetticismo domina i media inglesi, meno il sottoscritto. La scuola italiana che abbina al gioco esplosivo inglese una dose sicuramente maggiore di tattica, ha sempre fatto bene in Inghilterra.
Non solo, Paolo Di Canio, nella fortunata veste di telecronista per Fox Sports Italia, ha spiegato di recente come Ranieri abbia rivoluzionato il sistema di allenamento inglese con grande successo. Il modus operandi in Premier prevede l’allenamento tattico i primi due giorni della settimana, che puntualmente viene dimenticato “dopo due birre al pub”, ha aggiunto l’ex centravanti di West Ham, Napoli e Lazio. Ranieri ha deciso di cambiare tutto ciò, spostando la tattica al fine settimana, a ridosso della rifinitura e della partita, permettendo così ai giocatori di arrivare con le idee più chiare sul campo di gioco.

Tutto ciò ha inciso profondamente su Vardy, che dopo 13 giornate di campionato aveva già realizzato 13 reti , diventate ora quindici dopo un dicembre all’altezza dei mesi precedenti. Il Leicester è primo in classifica, e gioca un calcio brillante in ripartenza, grazie alla velocità di Vardy innescata dai piedi di un sontuoso Riyad Mahrez. Vardy è infatti il primo giocatore per conclusioni tentate in contropiede (dati WhoScored.com) nell’intera Premier League con 0.4 conclusioni tentate a partita.

Il nativo di Sheffield, ha inanellato una serie di statistiche impressionanti che ci permettono di capire come questa annata possa valere una chiamata da parte di Roy Hodgson (che lo sta convocando regolarmente) per gli Europei, e chissà, magari un offerta da parte di un grandissimo club inglese.

Primo per gol in Premier, Vardy è rispettivamente terzo e quarto per “tiri in area di rigore” (2.6 a partita) e tiri nello specchio della porta (1.6), statistiche da bomber puro, che tuttavia non spiegano fino in fondo quante cose il bomber di Ranieri faccia per il bene della squadra. Nonostante la stazza, Vardy vince quasi tre contrasti aerei a partita (2.8) e soprattutto è terzo tra i centravanti per assist (3) e quinto per passaggi che portano ad un’occasione da goal (1.2).

 

 

Questo è senza dubbio l’aspetto più interessante. Vardy è un assistman fantastico. Lo stupore che mi ha suscitato la palla vincente servita dall’ex Fletwood per il 3-0 di Mahrez contro lo Swansea è ancora vivo. Proviamo a descrivere la situazione. Vardy era in corsa per realizzare il dodicesimo gol in fila in Premier League, allungando ulteriormente la sua striscia, cosa che, in linea di tendenza, gli attaccanti provano a fare. Il Leicester stava vincendo e dominando, grazie a due rigori segnati da Mahrez, uno guadagnato proprio da Vardy. Invece che provare a forzare un tiro in porta, Vardy ha appoggiato elegantemente al compagno algerino, per mandarlo spedito verso un sicuro 3-0, cosa che mi è apparsa sinceramente strana, in un mondo molto egomaniaco come quello dei calciatori di Premier League.

L’assist realizzato è fantastico, ma sono stati in pochi a sottolinearlo. Vardy ha portato il calcio pragmatico del Leicester e di Ranieri ad un altro livello, cosa che il tecnico romano senza dubbio apprezzerà indescrivibilmente. Vedere il tuo centravanti, ancora in corsa per inanellare un nuovo record, pensare esclusivamente ad estendere il vantaggio sugli avversari grazie ad un passaggio decisivo è qualcosa che non si può ammirare tutti i giorni.

Per la gioia di mister Ranieri, questo si è ripetuto contro l’Everton, in modo meno lampante poiché Vardy non aveva spazio per calciare. L’assist per Okazaki è stato formidabile e ha permesso ai Foxes di battere la squadra di un altro grande bomber, Romelu Lukaku, consolidando il primato in classifica che neanche la sconfitta di misura contro il Liverpool (il Leicester ha avuto un pessimo calendario a Dicembre) ha scalfito, visto il passaggio a vuoto dell’Arsenal.

Ranieri e soprattutto Vardy hanno portato il concetto di abnegazione alla causa ad un livello raramente visto in passato. Se il Leicester riuscisse ad ottenere un posto in Europa, qualunque essa sia, sarebbe un risultato a dir poco memorabile, visti i monte ingaggi di City, United, Arsenal, Liverpool, Chelsea, Tottenham, Everton, Stoke, West Ham e sostanzialmente tutte le altre squadre di Premier League rispetto ai Foxes i due, con Mahrez e tutto il resto del gruppo, entrerebbero nell’olimpo del calcio inglese, ancor più di quanto non abbiano fatto fino ad ora.

Dunque passala Jamie, passala ancora!

Statistiche Jamie Vardy 2014/2015 (whoscored.com):

15 gol ( 1° in Premier League)
2.8 contrasti aerei vinti a partita (10° tra gli attaccanti di PL)
1.2 passaggi per occasione da goal a partita (5° tra i centravanti)
3 assist (3° centravanti)
2.6 tiri in area di rigore a partita (3°)
0,4 (1° per conclusioni tentate dopo un contropiede)
2.5 (9° per tiri durante la manovra)
1.6 (4° per tiri nello specchio della porta)

FOTO: Tratta dal web