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Il Comitato per il lavoro di cittadinanza

Il Comitato per il lavoro di cittadinanza è un progetto nato oltre 5 anni fa e volto a dare una nuova dignità ai cittadini basata sull’effettivo impegno lavorativo in attività di cura dei beni comuni.

Il degrado e l’abbandono non manifestano solo un’incuria dilagante ma portano con loro ulteriori conseguenze, forse anche più nefaste: disaffezione, crisi e, anche, disoccupazione.

Soprattutto in luoghi dove tale situazione è stata generata a perlomeno alimentata da crisi culturali e politiche, corroborate da scandali di corruzione, fino a divenire una costanza ritenuta ineluttabile, sorge, cresce e si alimenta un dissenso comune, un senso di abbandono che sta progressivamente avvelenando l’amore naturale per i beni di tutti, i beni comuni.

Alcuni dei coinvolti, perlopiù incolpevoli, si abbandonano a se stessi, al senso di frustrazione in maniera apatica, non cercando una soluzione che non immaginano o a cui non credono; altri, in maniera non meno criticabile ed inutile, si muovono lungo la direzione diametralmente opposta, estremizzando il proprio dissenso in forme illegali, arrivando fino ad incitare l’odio e la rappresaglia verso coloro che vengono additati come colpevoli delle criticità.

In tale contesto c’è invece uno spicchio di “resistenti illuminati”, che richiedono un cambiamento della propria situazione e dell’ambiente che li circonda agendo in prima persona per migliorare le cose, ponendosi attivamente in prima linea verso il cambiamento.

È questo il caso del Comitato per il lavoro di cittadinanza – lavoro minimo garantito, nato circa 5 anni fa su iniziativa del suo fondatore Luigi Di Cesare e progressivamente cresciuto grazie all’impegno di Andrea Mosetti, rappresentante del Comitato, e di diversi ex lavoratori che si sono trovati senza improvvisamente ed incolpevolmente senza lavoro.

Ed è dallo stesso lavoro che il Comitato ha deciso di ripartire: anziché perdersi d’animo, i membri del Comitato hanno deciso di mettersi in prima linea “offrendosi” come risposta a situazioni di incuria e degrado.

La consapevolezza che il lavoro è il fondamento per una vera dignità sociale ha spinto il Comitato a un costante impegno sociale volto a combattere il disagio sociale, proprio ed altrui a partire dal cambiamento della propria condizione personale.

L’idea di base infatti è quella di superare la lamentela fine a se stessa, ma altresì di rifiutare anche il concetto di “reddito di cittadinanza”, sulla base dell’assunto che con esso non solo non si elimina il disagio sociale, ma anzi lo si potrebbe anche incrementare, alimentando e “finanziando” le difficoltà che invece si dovrebbe cercare di lasciare alle proprie spalle, da una parte, e determinando un appiattimento del  destinatario della misura verso una condizione di sostegno passivo, dall’altra.

Su tali assunti il Comitato ha iniziato la propria attività a partire dal verde, ancora oggi consistente il fulcro della loro attività essendo il verde pubblico, in particolare quello capitolino, una delle maggiori criticità che interessano le realtà locali, con una prima iniziativa volta alla cura del verde urbano a Porta Maggiore a Roma.

Con il susseguirsi degli interventi e dei partecipanti, il Comitato per il lavoro di cittadinanza si è progressivamente strutturato, da un lato ampliando le proprie attività (permettendo, con il loro intervento, l’apertura di ben 113 scuole capitoline nel settembre scorso, o ancora curando la pineta di Castel Fusano per proteggerla dagli incendi che la devastano periodicamente nel periodo estivo, oltre ai vari eventi di tutela degli impianti sportivi come quello al Flaminio, con l’emblematico evento “diamo un calcio alla disoccupazione”), dall’altro strutturandosi: prendendo spunto dalle sentinelle antidegrado di Milano, sono nati i “manutentori civici”, dediti a curare i beni comuni svolgendo un ruolo consapevole e professionale per la loro salvaguardia.

Quella dei “manutentori civici” è una figura lavorativa nata dal basso, dalla necessità e dall’impegno degli stessi cittadini, volti a dare una risposta ai disagi, personali e comuni, cambiando la situazione propria e circostante; una figura peculiare che, sebbene riconosciuta e stimata anche a livello istituzionale e nelle more di appositi bandi per manutentori comunali, permane precaria, vincolata a continui rinnovi e quindi non ancora idonea a superare quel disagio sociale alla base della nascita del Comitato. Difatti, lo scorso 22 novembre 2017 è scaduto il contratto dei c.d. Operatori del verde cittadino, la figura professionale proposta a Roma al posto dei manutentori civici comunali, senza che vi sia stata, ad oggi, alcuna proroga, lasciando (nuovamente) senza lavoro 50 cittadini che per un anno e mezzo hanno curato il verde di Capitale.

L’effettivo recupero del lavoro come epicentro dello sviluppo dell’uomo e il diritto allo stesso, raggiungibile anche tramite forme peculiari come quella volontaria del Comitato per il lavoro di cittadinanza, rappresenta il potenziale rilancio di interi cittadini, evitando le degenerazioni insurrezionali da un lato ed arrendevoli dall’altro.