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Memento effimero

“Il senso dell’effimero non riguarda la provvisorietà di un fatto, perché gli avvenimenti vengono inevitabilmente cancellati. L’avvenimento effimero è quello che lascia dei segni nella nostra memoria, nelle nostre emozioni, nelle nostre passioni. Credo sia necessario accettare il fatto che la nostra vita sia effimera, che le cose cambiano, per riuscire a mantenere il senso.” Renato Nicolini, Intervista a Chronicalibri, 2012

Il 25 Agosto romano del 1977 nella basilica di Massenzio l’assessore alla Cultura Renato Nicolini inaugura il primo evento dell’Estate romana con una rassegna cinematografica intitolata Cinema epico. L’evento lascia il segno, l’ingresso alla basilica viene decentrato rispetto all’ asse di via dei Fori Imperiali e si restituisce con un allestimento essenziale, composto di un grande schermo e numerose sedute, la corretta prospettiva interna del complesso archeologico.

[…] Entriamo nella Basilica, entriamo dalla parte giusta e qui la tribù metropolitana potrà far festa. Renato Nicolini [1]

Massenzio 1977

Massenzio inaugura nell’anno di apogeo delle insurrezioni in piazza, delle azioni di lotta studentesche e delle manifestazioni sanguinose. Il giovane assessore con “tribù metropolitana” sembra rivolgersi proprio all’ala creativa del Movimento del ’77 nata all’Università di Lettere di Roma: gli indiani metropolitani. In queste parole si riconosce quindi la volontà politica e sociale di accogliere nel suo programma culturale un pubblico trasversale, composto anche e soprattutto da quegli studenti che negli stessi anni animano le proteste. Nicolini avvia un’iniziativa sociopolitica che prende la forza di una risposta all’aria spessa di paura e tensione degli anni di piombo.

Quale altro Assessore avrebbe affidato la propria iniziativa di maggior prestigio, di punta, ad un gruppo di giovani sotto i trent’anni? [1]

Seguono gli anni del riflusso e l’onda di violenza che si era infranta sul bagnasciuga della penisola lentamente si ritira per aprire il sipario a sua evanescenza il decennio degli anni ottanta, il decennio dell’effimero e dell’apparenza, nel nome di una leggerezza d’azione individuale non più aggrappata alle forti ideologie collettive.

Si definisce come Estate romana il programma stagionale di eventi culturali compreso tra il 1977 ed il 1985.  A fare da spazio scenico a questa sequenza di manifestazioni e spettacoli si costruiscono all’interno della città eterna una serie di architetture provvisorie, che ancora oggi seppur compiute e dismesse rimangono nell’immaginario collettivo.

Una di queste è il Teatrino Scientifico di Via Sabotino, disegnato da Purini, Thermes, Colombari e De Boni e parte del progetto Parco centrale che riconnetteva idealmente un quadrilatero di Roma aldilà delle mura aureliane (Via Sabotino, l’Ex Mattatoio, il parco della Caffarella e villa Torlonia) attraverso interventi puntuali, sulla suggestione dei passages parigini descritti da Walter Benjamin. Al centro della questione v’era “la ricerca di momenti in cui l’alto e il basso si mescolavano in una rottura dei confini tradizionali tra espressioni elitarie e fruizioni di massa delle realtà comunicative che venivano definendosi nella città”. [2]

Il quadrilatero ideale di Parco centrale, 1977

Il teatrino si colloca su uno dei due isolati sgombrato dalla demolizione di case popolari: nel borghese quartiere Mazzini viene innestato un piccolo cubo 9×9 dove si ribalta il rapporto spettatore/attore, platea/palco: la scena si guarda dall’alto come fossero gli affacci delle case su una piazzetta e la vita si confonde con il teatro.

Un anno dopo seguirà il Teatro del mondo di Aldo Rossi a Venezia. Non è un caso che le opere più rappresentative dell’effimero degli anni Ottanta consistano in due teatri. Quale arte più di quella teatrale accetta ed esalta la consapevolezza che la vita si consumi nella gestualità del presente e che la realtà prenda atto solo in ciò che si manifesta.  Nikolaj  Evreinov , drammaturgo e regista del teatro russo, teorizzò come l’istinto di teatralità sia una condizione primaria della struttura psicologica dell’uomo, insieme al desiderio incessante di trasformazione.

In occasione dei quarant’anni dell’Estate romana il Maxxi, in collaborazione con lo studio Purini Thermes, ha ricostruito ed inaugurato una porzione del Teatrino Scientifico di Via Sabotino al centro di Piazza Alighiero Boetti, che farà da scenografia alla kermesse estiva del museo ricca di eventi per discutere sull’ eredità ed attualità della stagione romana, tra le quali anche la mostra  Future Architecture Platform, su progetti di giovani architetti per possibili (chissà) interventi temporanei negli spazi pubblici di Roma.

E’ decisivo notare come riproponendo nel 2017 l’opera già compiuta del 1977 si sia scelto di chiamare l’effimero in causa per rappresentare il passato, interrompendo l’unica occasione di architettura provvisoria che abitava con cadenza annuale da qualche anno la piazza del Maxxi: lo Young Architects Program.

Perché essere moderni significa arrischiarsi e cogliere l’occasione, il kairos. Significa avventurarsi […] (per questo) il moderno è partigiano dell’evento contro l’ordine monumentale, dell’effimero contro gli agenti di un’eternità marmorea; è un’apologia della fluidità contro l’onnipresenza della reificazione.[3]

Così nella piazza del Museo del XXI secolo si svela la meravigliosa onnipresenza della contraddizione romana: un monumento all’effimero.  Il teatrino scientifico risorto recita il suo atto di mezza estate, tra trionfi e lamenti acclama a voce forte la morte del presente ad un gioioso pubblico forse inconsapevole.

Per approfondire l’argomento si consiglia la recente pubblicazione di Estate Romana – Tempi e pratiche della ricerca effimera, volume scritto da Federica Fava, edizioni Quodlibet, a cui questo articolo fa riferimento. Il testo riempie un vuoto narrativo sulle stagioni di quegli anni, coniugando alle interviste dei principali attori e ad un’attenta ricerca d’archivio, un incisivo studio critico sulla complessità teorica che si radica nella dignità dell’attimo e nelle potenzialità dell’architettura provvisoria.

Sullo sfondo della città eterna, con la sua fissità stratificata e contraddittoria, il volume della Fava racconta dell’instabilità mutevole dell’architettura nel presente, che mescolata al cinema ed al teatro, attraverso la forza episodica dell’effimero, diviene anch’essa un’arte del tempo; un evento concreto non più esclusivamente spaziale.

 

[1] Renato Nicolini, Estate romana. 1976-85: un effimero lungo nove anni

[2] Intervista a Franco Purini in Federica Fava, Estate Romana – Tempi e pratiche della ricerca effimera, Quodlibet, Macerata 2017

[3] Nicolas Bourriaud, Il radicante. Per un’estetica della globalizzazione, Postmedia Books, Milano 2014