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Quando Monster of Rock unì URSS e USA

Era la fine di un mondo, di un’ideologia e di un’utopia. Stati Uniti d’America e Unione Sovietica non erano mai state amiche dalla fine del III Reich, probabilmente non lo sono neanche ora quelle terre. Ma, c’è un momento, una sola magica notte prima che il novecento terminasse assieme alle sue ideologie, in cui Mosca e Washington sono state in simbiosi.

E’ la notte del 28 settembre 1991 quando a Mosca arriva il “Monster Of Rock”. Il Festival nato nel 1980 quando Ritchie Blackmore, organizzò la prima edizione del Monsters Of Rock rivendendone poi i diritti a Paul Loadsby. Era un festival estivo inglese dedicato soprattutto alle band di genere rock e metal. I Rainbow furono i primi headliner del concerto inglese. Successivamente le prime sette edizioni il festival prese un carattere internazionale, arrivando fino alla lontana Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche nel 1991.

E’ il 28 settembre 1991 quando all’aeroporto di Tushino a nord di Mosca, si riunirono oltre 400.000 persone, senza che fosse stata possibile alcuna campagna pubblicitaria.

L’aria era elettrizzata e tesa, poiché il mese precedente l’URSS aveva visto svolgersi un tentato colpo di Stato conosciuto anche come putsch di allo scopo di deporre il presidente Michail Gorbačëv e prendere il controllo della nazione

Le guardie rosse per tal motivo erano ovunque hanno raccontato i partecipanti. Uno schieramento simile a quello che viene attualmente schierato durante i match caldi di calcio allo scopo di soffocare ogni aggregazione giovanile. In un primo momento iniziarono incidenti che presto si sedarono da soli. Come la prassi di una qualsiasi rigorosa tradizione comunista vuole, anche in quell’occasione le Guardie Rosse non diedero scampo a nessuno. Ma, dopo tutto si dissolse. E così gli stessi figli del Soviet, le armate capaci di mettere paura al mondo iniziarono a divertirsi. Alcuni militari si tolsero la divisa e non rientrarono mai più nei ranghi.

A cantare vi furono:

  • AC/DC
  • Metallica
  • Pantera
  • The Black Crowes
  • S.T.

L’intro dei Metallica caratterizzato dalla colonna sonora di Ecstacy of Gold, composta dal maestro Morricone rese il tutto ancor più mitologico e sciolse frustazioni e tensioni di un’intera generazione.

Quella sera il metal legò luoghi e culture lontane. Unite dalla sofferenza di una guerra fredda e di due utopie, capitalismo e comunismo. Utopie buone sui libri, ma fredde nelle anime delle persone. Persone i cui cuori furono riscaldati dalla notte di un magico sentimento metallico.

Quella notte la Russia ebbe fiducia in un futuro prosperoso grazie al Metal. Vennero dieci anni rovinosi, ma quella notte segnò il ritorno delle speranze nella terra degli Zar e di Lenin.

Heavy metal is the law

La mia vita di ascoltatore musicale è divisa in alcune fasce temporali separate tra loro in maniera piuttosto netta. A intervalli irregolari succede che la maggior parte della musica che sto ascoltando mi venga in qualche modo a noia, e che quindi per dare una scossa faccia una qualche forma di pulizie di primavera, che consistono solitamente nello svuotare l’iPod e cominciare a riempirlo evitando categoricamente qualsiasi cosa ci fosse sopra prima del “punto di rottura”. I benefici effetti di questa pratica sono molteplici: in primis mi trovo costretto più spesso di quanto credo accada alla maggior parte delle persone ad esplorare territori sconosciuti, con conseguente ampliamento di prospettive, in secundis riesco a lasciare a maggese alcuni campi onde evitare che l’eccessivo sfruttamento li porti ad inaridire.

Uno di questi campi, probabilmente il più rilevante, è quello del metal, che è stato la mia prima e più totalizzante passione musicale. Sono passato, ormai diversi anni fa, dal non ascoltare altro (piuttosto letteralmente) a non toccarlo con un bastone di due metri per motivi che non saprei spiegare, ma che probabilmente avevano a che fare più che altro con la foga di esplorare nuove aree che fino ad allora non avevo ancora toccato. Sto però al giorno d’oggi vivendo un certo ritorno di fiamma che credo sia solo in parte dovuto a motivi di semplice nostalgia e più al fatto che, contrariamente all’opinione comune, ci sono diversi ottimi motivi per continuare ad ascoltare metal oltre i 16 anni.

1) Più di ogni altro maxi-raggruppamento della musica popolare, il metal continua a rappresentare un microcosmo isolato, i cui contatti con le altre aree sono limitatissimi. La cosa non è positiva di per sè, ma il microcosmo di cui stiamo parlando è abbastanza grande da permettere innovazione e rimescolamento delle carte al suo interno, senza per questo diventare succube di mode e tendenze più o meno passeggere del “mondo esterno”.

2) L’intuizione che porta alla creazione di canzoni più melodiche è spesso inspiegabile, e la maggior parte delle band di musica pop nel senso un po’ più stretto del termine tendono a finire la benzina dell’ispirazione abbastanza in fretta. Il metal è un genere un po’ più scientifico, in cui il mestiere e l’esperienza possono, almeno parzialmente, sopperire all’entusiasmo dei giovani virgulti. Questo fatto spiega la pazzesca longevità di molte band storiche, oltre che l’elevato tasso di fidelizzazione dei fans, e c’è una notevole soddisfazione nel pensare che il prossimo disco di nonnetti come i Meshuggah sarà con altissima probabilità più interessante del secondo o terzo album del gruppo pop per cui ho preso una cotta l’anno scorso.

3) L’aura di sfiga e nerdismo che circonda l’intero microcosmo continua e continuerà ad essere molto più tiepida e rincuorante di qualsiasi imitazione ne venga fatta in altri ambiti. Il metal è un genere molto seguito, più di quanto si pensi, ma non è mai stato popolare se non in versioni estremamente bastardizzate, e al giorno d’oggi si può continuare a dire che in qualche modo rappresenti un bastione di genuino antiestetismo che magari non avrà effetti positivi sulla musica, ma credo che quantomeno ne prevenga alcuni di negativi che affliggono altri contesti.

Questo breve elenco probabilmente non basterà a creare nuovi convertiti, ma spero che possa servire a riavvicinare qualche figliol prodigo ipnotizzato dalle luci della ribalta.