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Loro 2: il riscatto passa per il peccato… e che peccato.

Meno fuffa e più contenuti. Con «Loro 2», Sorrentino aggiusta il tiro, spingendosi parecchio oltre la banalità.

Sono passate poco più di due settimane da quel funesto 27 aprile. Una data che difficilmente potrò dimenticare, visto che quel giorno, preso da un’inspiegabile senso d’ottimismo, decisi di dar fiducia a Paolo Sorrentino, andando ad assistere alla proiezione pomeridiana del suo ultimo film, Loro 1 (Per chi volesse vivere o rivivere quei momenti, questo è il link ). Ebbene, solo chi almeno una volta nella vita ha subito una delusione d’amore, sa che nelle settimane successive a tale evento difficilmente si metabolizza e quasi mai si dimentica. Figuriamoci poi, se ci troviamo nella condizione di dovere incontrare per forza chi ci ha fatto del male.

Immaginatevi, quindi, lo stato emotivo con il quale, ieri, mi sono recato al cinema per vedere Loro 2. Per darvi un’idea, durante tutto il tragitto in auto, il mio cervello continuava a ripetermi, “Ahó, non t’è bastata la sola dell’urtima volta, stai pè butta artri 8 euro”. Eccome dargli torto. Tuttavia, tempo di rendermi conto di dove fossi, che già ero seduto in ottava fila, posto H-10. Grazie a Dio, almeno questa volta mi ero ricordato di portare con me un pacchetto di M&M’s. Si sa che nei momenti difficili il cioccolato tira sempre su e infatti, dopo aver ingerito una decina di quei fantastici “confetti” colorati (sì, mi hanno pagato per la sponsorizzazione) il sentimento di frustrazione aveva lasciato il posto ad un sano senso di rassegnazione. Tant’e vero che anche il cervello aveva cambiato atteggiamento, da “Ahó, hai buttato arti 8 euro” a “Ahó, alle brutte puoi sempre dormì”.

Un’idea non del tutto da scartare… soprattutto dopo 20 minuti di pubblicità gentilmente offerta dal cinema The Space. Ad ogni modo, Loro 2, alla stregua di un secondo tempo di un unico film, riparte puntualmente da dove si era interrotto il primo capitolo. Siamo di nuovo in Sardegna, più precisamente dalla parti di Porto Cervo, esattamente in quella lingua di mar Tirreno che separa la villa dell’arrivista Sergio Morra (Riccardo Scamarcio) da quella di Silvio Berlusconi (Toni Servillo). Già dai suoi primi istanti, la pellicola sembra riproporre il solito e melenso copione (già visto nel primo capitolo) fatto per lo più di tette e fondoschiena scelti a caso. Tuttavia, passati i primi minuti, accade qualcosa di nuovo e totalmente inaspettato. La dinamica dell’opera di Sorrentino subisce una profonda metamorfosi. Finalmente viene dato spazio alla  trama. Non più solo sequenze fotografiche messe a caso, ma veri e propri dialoghi studiati nei minimi particolari, in cui il Silvo di Sorrentino racconta e si racconta.

Nel primo di questi, vediamo il Cavaliere seduto ad un tavolo alla cui estremità opposta siede Ennio Doris (per intenderci, il tizio di Banca Mediolanum che è una vita che ci ripete che è tutto intorno a noi). I due chiacchierano, affrontando vari nodi dolenti, il più importante dei quali riguarda proprio il futuro di Silvio. Uscito sconfitto alle ultime elezioni, il Cavaliere rivela ad Ennio parte delle proprie perplessità per ciò che sarà di Lui nell’avvenire, manifestando un certo grado di arrendevolezza e titubanza. Insomma, un atteggiamento ben lontano da quello a cui siamo stati abituati da più di vent’anni a questa parte. Ed infatti, quella del perdente è una maschera che poco si adatta al volto del Berlusca e questo Ennio lo sa bene.

“Silvio, tu sei quello che ha creato un impero dal niente. Partendo come semplice immobiliarista sei riuscito a creare una nuova città. Hai comprato una fallimentare emittente televisiva di provincia e l’hai resa il  conglomerato mediatico privato più grande d’Europa. Non solo possiedi tutto ma sei riuscito in ogni ambito in  cui hai deciso di cimentarti, e lo sai perché? Perché sei il migliore venditore che esista. Tu sei in grado di vendere sogni alle gente, ed un uomo che è in grado di fare questo, cosa non riuscirebbe a fare?”

Da questa semplice chiacchierata fra amici, in parte fedele, in buona sostanza rielaborata dal sottoscritto (ho perso il taccuino dove annotavo le battute), il Cavaliere non solo formula quella che sarà la sua nuova strategia politica per tornare alla guida del paese ma riconferma ciò che egli sa da sempre: Lui può tutto perché egli, al pari di Dio, è il solo che conta. Può creare ed infrangere regole, può dire e fare come vuole, può tradire ed amare come meglio crede. In sostanza, Loro 2 mostra allo spettatore come le manie di onnipotenza abbiano in qualche modo contraddistinto l’esistenza di Silvio Berlusconi e di come queste si siano scontrate contro il peggiore dei suoi avversari, ovvero, l’inesorabilità del tempo. Si ha quindi l’impressione di assistere ad un pietoso quanto grottesco siparietto di stampo Settecentesco, in cui un re, ormai arrivato alla fine dei suoi giorni, si rifiuta categoricamente di abdicare al trono.

Se nel primo capitolo al centro della trama c’erano fondamentalmente Loro, ovvero quelli che non contano, nel secondo esiste solo Lui, Silvio. In tutta la sua opulenza e decadenza. Non è un caso che in questa pellicola le figure interpretare da Scamarcio, Kasia Smutniack e Euridice Axen, scompaiono quasi completamente. In conclusione, Loro 2 riesce dove Loro 1 aveva miseramente fallito: catturare il pubblico proponendo qualcosa di autentico. A questo punto resta però da chiedersi se fosse realmente necessario fare un film diviso in due parti. Sarebbe bastato riassumere il primo capitolo in non più di 20 minuti ed inserirli nel secondo. Così, per come stanno le cose è un vero peccato.

I 10 migliori film 2010-2015

Di solito mi trattengo dal compilare liste dei migliori film annuali perchè in realtà la maggior parte delle pellicole di valore uscite negli ultimi anni sono state trattate in questa rubrica con un articolo ad hoc, e i miei lettori assidui si sono probabilmente già fatti un’idea abbastanza precisa di cosa sarebbe incluso in liste del genere. Nei rari momenti di lucidità da cui vengo occasionalmente sorpreso però mi rendo conto del fatto che in effetti mia madre (ciao mamma) è la mia unica lettrice assidua, e per il 99% delle altre quindici persone che sono capitate su questa pagina, per caso o contro la loro volontà, un riassunto potrebbe essere utile/interessante. Ho voluto quindi strafare e mettere insieme una lista dei miei film preferiti degli anni dieci di questo nuovo secolo, dove a far testo sarà la data di uscita internazionale che si può trovare, per esempio, su IMDB e non quella italiana. Il periodo di tempo preso in considerazione è ovviamente ancora in corso, e quindi questa lista lascerà il tempo che trova ancora più di quella che misi insieme per la decade precedente, ma si spera che possa comunque fornire spunti a qualche potenziale spettatore che voglia riempire una o più serate. L’ordine è cronologico.

The Arbor

top 10 film

di Clio Barnard

Grazie al curioso espediente di far doppiare da attori le classiche teste parlanti da documentario, The Arbor è in grado di creare un’atmosfera pressochè spiritica che amplifica e rende ancor più inquietante la tragica storia di Andrea Dunbar, una drammaturga vissuta nella desolante realtà della provincia post-industriale inglese, e morta prematuramente. A ricordare la sconquassata vita della madr, di cui hanno per molti versi seguito le orme, sono in particolare i figli, che ovviamente sono stati le principali vittime del suo alcolismo. The Arbor è un pugno allo stomaco devastante, ma le scelte stilistiche e l’atmosfera che è in grado di creare ne fanno molto più che una semplice storia strappalacrime.

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The Social Network

top 10 film

di David Fincher

Punto di svolta nella carriera di un regista che non amavo e che ora idolatro, The Social Network è stato un film molto chiacchierato per l’attualità del suo soggetto. Lo specifico dell’argomento non è irrilevante, ma ciò che fa di questo film un capolavoro è la sua descrizione glaciale dell’alienante ossessione di un uomo troppo pieno di sé per potersi relazionare con gli altri. La raggelante colonna sonora è la ciliegina sulla torta per un mastodonte che ha dato inizio a una striscia di filmoni che Fincher non sembra in procinto di interrompere.

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Oslo, August 31st

top 10 film

di Joachim Trier

In Oslo, August 31st seguiamo Anders in quella che sarà la sua ultima giornata sulla terra. Aggirandosi per una Oslo deserta e desolante, il protagonista del film cerca di ricollegare i fili della sua vita, tagliati dalla tossicodipendenza, ma il suo vagare lo porta in contatto solo con ulteriore alienazione e artificialità. Girato con eleganza e quasi con superbia, Oslo, August 31st è un altro film annichilente (mi sa che è una costante in questa lista) nonostante il suo nordico controllo delle emozioni più esteriori: non esattamente una passeggiata di salute, ma comunque meritevole del suo posto nella top 10.

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La Pelle che Abito

10 migliori film 2010-2015

di Pedro Almodòvar

Dopo un decennio abbondante passato a produrre alcuni dei più intensi e toccanti melodrammi che il cinema tutto ci abbia regalato di recente, Pedro Almodòvar tocca l’apice con questo thriller che definire perverso sarebbe decisamente eufemistico. Un mix esplosivo di sessualità contorta, violenza -è proprio il caso di dirlo- sottocutanea, e una certa dose del melò di cui sopra, La Pelle che Abito non è uno dei film più classici o rappresentativi dell’opera del maestro iberico, ma è di sicuro il più estremo e avventuroso, e per questo si conquista un posto su questa lista.

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Computer Chess

10 migliori film 2010-2015

di Andrew Bujalski

Ambientato negli anni ’80 durante un torneo di intelligenze artificiali scacchistiche, Computer Chess è un curioso quadretto lisergico di un miscuglio di sottoculture. Girato in un bianco e nero a bassa fedeltà che gli conferisce una certa atemporalità, il film si snoda tra suggestioni disparate, in bilico tra nerdaggine d’annata, drug culture, complottismo e una certa dose di non senso. Resta in un limbo imprecisato da cui ricava il suo fascino, ed è probabilmente il film più storto della lista, il più insolito e indefinibile. Se non fosse chiaro sono tutti complimenti.

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Pain & Gain

10 migliori film 2010-2015

di Michael Bay

È raro che un film di Michael Bay trovi spazio in raccolte di questo tipo, ma il regista americano è spesso ostracizzato dalla critica per ragioni ideologiche che non prendono in giusta considerazione i forti tratti autoriali della sua opera. La fotografia iper-saturata e il cinetismo estremo delle sue pellicole non si erano mai saputi coagulare in un singolo lavoro di qualità uniforme, ma è bastata una sceneggiatura che smorzasse con abbondanti dosi di umorismo nero alcune derive oggettivamente censurabili degli episodi precedenti per regalarci un film che mostra il cinema di Bay al pieno delle sue potenzialità. Pomposo e ipertrofico come i suoi protagonisti, Pain & Gain è una girandola impazzita di colori accecanti e un continuo vomito di esilarante cinismo. Non mi stupirei troppo se Michelino non raggiungesse mai più questo tipo di vette, ma una volta è più che sufficiente.

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Solo Dio Perdona

10 migliori film 2010-2015

di Nicolas Winding Refn

Sublime esercizio di stile e al contempo brutale attacco ai sensi e alla sensibilità dello spettatore, Solo Dio Perdona ci porta nei peggiori bar di Bangkok dove un attempato poliziotto assume il ruolo di tristo mietitore ai danni della gang di Ryan Gosling. La trama è a mala pena comprensibile, ma quello che davvero conta nel film è l’intensa resa dell’estrema violenza di molte scene, mixata in un cocktail deflgrante con echi edipici e perversioni varie. Stroncato dalla critica, Solo Dio Perdona è da evitare come la peste se siete quelli che alla fine dei film commentano sulla credibilità delle azioni dei personaggi.

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La Vita di Adele

10 migliori film 2010-2015

di Abdellatif Kechiche

La caratteristica che unifica la maggior parte delle pellicole in questa lista è l’intensità con cui sono in grado di investire lo spettatore. Ciascuno dei film declina questa caratteristica in una maniera differente, e La Vita di Adele lo fa con un approccio puramente fisico. Le lunghe scene di sesso per cui il film è rimasto celebre contribuiscono molto a questo senso di fisicità dirompente, ma il tema si concretizza in sequenze anche molto più quotidiane, come pasti e conversazioni, che mostrano una tangibilità pressochè scultorea raramente osservabile al cinema. Narrativamente il film è meno efficace, e chi ci volesse andare a cercare un manifesto LGBT rimarrebbe deluso, ma come melodramma corporale La Vita di Adele è incomparabile e su questa base si conquista l’inclusione nella squadra all-cinema 2010-2015.

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National Gallery

10 migliori film 2010-2015

di Frederick Wiseman

Mosca bianca in una collezione di film di forte impatto, National Gallery è una pellicola meditativa e cerebrale, che più che colpire lo spettatore alla pancia vuole sommergerlo di domande e spunti di riflessione. Descrivendo i meccanismi interni della National Gallery di Londra, Frederick Wiseman esplora annessi e connessi tecnici, di gestione finanziaria e di politiche culturali con una pazienza e una perizia proporzionate a quelle che vengono richieste allo spettatore per affrontare questo mastodontico documentario. Lo stile del cineasta è consolidato, ma rappresenta una tela bianca in grado di ospitare ancora molte indagini di questo arzillo nonno della cinepresa.

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Due Giorni, Una Notte

10 migliori film 2010-2015

di Jean-Pierre e Luc Dardenne

Concludiamo con l’ultimo lavoro di quelli che possiamo sicuramente annoverare in un ristrettisimo club dei migliori cineasti del ventunesimo secolo. Anche nel caso dei fratelli Dardenne lo stile registico è ormai una costante, ma film dopo film lo schema si rivela abbastanza flessibile e raffinato da poter soffiare vita in storie nuove senza perdere la potenza dei capolavori passati. Due Giorni, Una Notte è un film che rappresenta senza retorica un’umanità dolente ma non per questo priva di forze o sconfitta, e dovrebbe essere impresso a fuoco sulle retine dei neo-neo-realisti della domenica che appestano entrambe le sponde dell’Atlantico.