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Il doppiopetto da uomo, l’eleganza che da dipendenza

Se c’è un cosa che di questi tempi è un vero piacere indossare, se non altro per la rarità con quale ci si imbatte in un clone, è il doppiopetto. Giacca di origine militare, derivante dalle giacca degli ussari, il dolman, è stata ed è tuttora la divisa d’ordinanza per per diverse Marina Militare( guarda a blazer ). Si dice che nell’indiscutibile protagonista che l’ha resa un capo di moda, motivo il quale verrà ribattezzata giacca Kent , sia il Principe Jorge, conosciuto anche come Duca di Kent e divenuto un’icona di quella generazione. Un must nella moda maschile degli anni 40-50, è stata fortemente ripresa negli anni ’80 e rimasta icona dello yuppismo.

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A 4, 6, o 8 bottini, smaltati o in ottone, il doppiopetto è una giacca estremamente elegante con un’allacciatura caratteristica che prevede che una delle due parti del davanti della giacca ( la destra) si abbottoni in modo tale da lasciare sul petto due file parallele di bottoni. Generalmente una fila di bottoni è solo decorativa, mentre nel lato speculare di questa si trova un ulteriore bottone interno.Per identificare il numero di bottoni viene usata una terminologia “numero a numero”. Conosciuta anche come “Martini Glass“, è essenzialmente provvista di reverse a lancia. Può essere parte di un abito completo, spesso in fantasie gessate o principe di galles,  a volte anche tartan; oppure fine a se stessa da indossare come blazer o come spezzato. Grande classico è indossarla con il dolce vita, o con un maglio da aviatore a collo alto, magari nelle occasioni meno formali. E’ da sconsigliare agli uomini bassi e tarchiati, per quanto sia ben noto che il doppio petto snellisce. C’è si dice che si ci sia gente che una volta indossato il doppiopetto non riesce più a smettere: io sono uno di quelli.

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Lino Ieluzzi di Al Bazar, Milano

La cravatta: storia e curiosità dell’ultimo baluardo dell’eleganza maschile

“Ditemi che ho sbagliato una battuta, ma non una cravatta.”

Affermava sicuro e vanitoso l’attore David Niven . Lui, emblema di quell’eleganza puramente britannica che non c’è più, possedeva ben tre stanze di cravatte, che venivano ordinatamente suddivise per toni di colore e fantasie.
Ma facciamo un passo indietro, e vediamo dove trova le proprie origini questo vezzo tutto maschile. Uno degli ultimi e pochi simboli d’eleganza tenuti in voga dalla barbara contemporaneità.knit-tie-and-striped-shirt

Nata non come abbellimento dell’essere, ma come timida maniera di ripararsi dal freddo, in molti sostengono che furono i legionari romani per primi a portare la cravatta. Si trattava di un pezzo di stoffa grezza, detto “focale”, che veniva fasciato intorno al collo già dal II secolo dopo Cristo. Se ne trova la testimonianza nelle raffigurazioni dei legionari sui rilievi della Colonna Traiana (101 -106 d.C.). Ad onor del vero però, non si intuirebbe un gran collegamento fra la cravatta intesa nel senso moderno e questa sua “antesignana”. I veri precursori della cravatta come la intendiamo noi oggi sono i fazzoletti da collo invece, che nella progressione sarebbero arrivati ad assomigliare all’ Ascott, tuttora in uso.


Il nome: “Cravatta” deriva probabilmente dal francese. 
Sembra infatti che sia stato l’uso di un capo simile a quello precedentemente citato ad ispirarne il nome: una specie di “foulard” questa volta (la kravatska, precisamente, dallo slavo krvat: croato), annodato attorno al collo dei mercenari croati al soldo del re di Francia Luigi XIV durante la guerra dei trent’anni. Esso portava con se un significato estremamente romantico, poiché si trattava del dono fatto da mogli e amanti ai soldati che partivano per la guerra, ed era testimonianza di legame e segno di fedeltà verso la donna amata. Dal 1650, la cravatta si afferma al collo dell’intera corte di Francia e nel 1661 lo stesso Luigi XIV istituisce la carica di “cravattaio” del re, un gentiluomo con il solo compito di aiutare il sovrano ad annodare la cravatta. A chi ne faceva uso allora donava audacia e personalità, aggiungendovi merletti e fasce di seta. Presto la moda si diffuse in tutta Europa, venendo adottata da reali e araldi. Il re inglese Carlo II degli Stuart indossava cravatte del valore di 20 sterline del tempo (1660), divenendo in seguito capo d’uso comune tra i ricchi Borghesi, e segno di riconoscimento dei primi dandy.

Lord Brummell, Le Beau, indossava regolarmente cravatte di mussolina leggermente inamidate di colore bianco assieme ai suoi innumerevoli frac blu e pantaloni beige. Si narra che ogni mattina il suo valletto gliene portasse una numerosa quantità, Lord Brummel tentava il nodo, e se non vi riusciva gettava immediatamente la cravatta in terra facendosene porgere un’altra.Un giorno un ospite mattiniero interrogò il valletto a cosa si dovesse quella montagna di mussolina sul pavimento, ed egli gli rispose affranto: “Quelli sono i nostri fallimenti”.

Avvicinandosi alla forma delle cravatte contemporanee, nel 1880, i membri dell’ Exeter College di Oxford decisero di togliere i nastri dai propri cappelli e di annodarseli al collo creando, di fatto, la prima vera cravatta da club. A seguito di questo strambo ma quanto mai riuscito costume, ordinarono ad un sarto di produrre dei nastri appositi con i colori del club da adoperare come cravattini, dando così il via ad una moda che contagiò presto tutti i club e i college inglesi. Da qui deriveranno difatti le così dette cravatte Regimental, ossia quelle cravatte a righe, notoriamente da giorno, che portano i colori e gli stemmi di club e in un secondo momento dei reggimenti d’appartenenza.

Nel XIX secolo la cravatta divenne quella che conosciamo oggi, una capo più funzionale che venne battezzato inizialmente “cravatta alla marinara” , e che fu la base di partenza da cui si sviluppò la cravatta moderna. Mr. Jesse Langsdorf fu il primo, nel 1926 a New York a trovare la soluzione giusta per la produzione industriale e di qualità: quella di tagliare il tessuto con un angolo di 45° rispetto al drittofilo, ed impiegare tre strisce di seta da cucire successivamente. L’idea, che venne brevettata ed esportata in tutto il mondo, rappresenta ancora oggi una cravatta di buona sartoria. Indossata in tutti i suoi colori e le sue fantasie, la cravatta al giorno d’oggi è di uso comune in tutto il mondo come simbolo di eleganza e formalità.

Dalla scuola al luogo di lavoro, essa rimane, insieme alla giacca, uno dei pochi capi significativi che ogni uomo impara a portare e fare suo per le grandi occasioni. E per quanto ministeri e nuovi movimenti politici devoti alla barbara informalità e comodità vogliano cercare di abolirne l’uso sul lavoro, noi sappiamo che il vero gentiluomo non l’abbandonerà mai. Due ricercatori di Cambridge alla fine degli anni ’90 hanno dimostrato attraverso modelli matematici che esistono 85 modi diversi di annodarsi la cravatta. Nel caso non siate ancora riusciti a trovare il vostro, potete consultare la guida recentemente pubblicata da Zalando.

Del resto come diceva l’adorabile Oscar Wilde: “Una cravatta bene annodata è il primo passo serio nella vita.”

Moda Uomo: Quando il trendsetter incontra la fashion victim

Che dire, mi è difficile pensare a un uomo con il righello in mano che misura il risvolto dei suoi pantaloni: 4 cm, non uno in più, non uno in meno. D’altra parte non riesco nemmeno a capacitarmi del fatto che quando chiedo un appuntamento per la manicure mi dicano che l’ultimo l’ha preso un signore sulla quarantina che deve fare mani e piedi. Eppure pare che la tendenza sia questa. Bevono centrifughe, stanno attenti alla linea e hanno più scarpe di noi (ma messe più in ordine così si notano meno). L’idea che la moda sia cosa da donne è tramontata nel momento in cui il Canavacciuolo ha più fan della Clerici in cucina e Janet Yellen ha preso la guida della Fed.

Si è concluso ieri a Firenze Pitti Uomo. Tradizionale baluardo dell’eleganza rileccata, certosina, pomposa e ineccepibile ma non mancano tendenze controcorrente: ibridi boho, contraddizioni pauperistiche, derive stradaiole. La moda maschile oggi è un aut aut costante e così il completo sartoriale e le scarpe da “running” (termine che ha sostituito il volgare “ginnastica”) non sono più termini ossimorici. Non a caso il tema della kermesse modaiola quest’anno è il ping pong. Fai la tua scelta di campo: vuoi piacere ai fotografi o piacere a lei? Se è vero che una ragazza può spiegarti nel dettaglio la differenza tra rosso rubino e magenta è vero anche che la moda uomo vista dalle donne è quantomeno stravagante. Total black, pantofole, grandi pochette, cravattini abbinati a camicie a maniche corte e gilet: c’era anche questo nel parterre di Pitti Uomo.

L’ingresso in Fortezza è il momento cruciale: se gli street fotografi ti assalgono, hai passato il test del look. Capelli  sconvolti e fare impettito aiutano.
L’uomo si compiace di una certa vanità e vuole mostrare le fatiche fatte in palestra. Ma sempre con garbo ed eleganza. E allora ecco l’elogio della polo in versione ricercata a 3 o a 5 bottoni, con il collo sostenuto a mo’ di camicia che si porta con il blazer. Stringate a parte, il dibattito resta aperto sulle scarpe d’ordinanza del Pitti men. Le babucce con lo stemma sono amate da dandy nuovi e di ritorno e così pure le sneaker old school. Il particolare fa la differenza a partire dal pantalone. Torna stirato e con una pince, piccola però. Il fondo di 18,2 cm ha il risvolto di 4 cm.

Gli orientali hanno un modo sorprendente, tutto loro di appropriarsi dei formalismi occidentali: sono talmente rigorosi da risultare sovversivi, persino con la paglietta in stile Eaton. Distinti signori giapponesi indossano senza sforzo abiti tre pezzi e e il total look in lino bianco è un must se l’età ti permette di abinarlo ai capelli. C’è sofisticato pauperismo nell’aria: indumenti operai come base per assemblaggi in libetà. Rattoppi e impunture in ogni dove. Anche il completo da scout oltrepassa il valico dell’età liceale. Mai come oggi lo stile è dialogo: opposti che convivono, si fondono, si attraggono.

Ma cosa succederebbe se il prototipo del trend setter maschile incontrasse la sua controparte femminile? Oltre a dover far aggiungere vari scaffali all’armadio e ad allungare considerevolmente l’attesa per il bagno, ne esce fuori un connubio strano. L’uomo con la pantofola coronata apprezza la donna con l’iphone con la cover di Mc Donald Moschino sempre in mano a farsi selfie? E la ragazza con la maxi borsa sotto al braccio non preferirebbe che ad aspettarla sotto casa ci fosse un ragazzo in jeans e maglietta? È la dimostrazione, ancora una volta, che lo “street style”, la moda di strada è quanto di più lontano dalla maggior parte delle persone che camminano per strada.

L’uomo ha da puzzà. Tendenze e falsi miti sul mondo maschile

johnny deppHanno milioni di fan, sono seguiti in tutto il mondo, hanno fior fiori di stylist e make up artist.. ma venire da marte o da Venere nel mondo delle celeb fa una grande differenza.

Se sei una donna prima di esporti al pubblico ludibrio ti devi sottoporre a trattamenti di bellezza che neanche la regina cattiva di biancaneve: dalle mutande contenitive ai corsetti da apnea, dalle sanguisughe alle maschere al caviale, sai di dover essere perfettamente elegante o perfettamente stravagante ingabbiata in impalcature da circo perchè ogni tuo pelo o centimentro di ricrescita sarà messo sotto la lente d’ingrandimento.

Se sei un uomo è tutta un altra storia, più sei sfatto più sei cool. Johnny Depp fa scuola. Capello lungo possibilmente (finto) lurido  jeans e maglietta ma anche pantofole sotto lo smoking. A volte ti viene il dubbio che si facciano disegnare le occhiaie dal truccatore.. Questa è l’assurdità. Anche lì è tutto studiato, nulla è lasciato al caso. La maglietta sdrucita magari è di Armani..gli occhiali da sole apparentemente raiban aviator da plebeo che portava Brad Pitt a Cannes hanno un prezzo superiore a 1200 euro…

justin timberlakeE allora perchè tutto questo? perchè questa finta ostentazione di non curanza? ..ma perchè sanno che sotto la lente d’ingrandimento ci stanno pure loro. E se sei un uomo e ami lo shopping ti marchiano come gay, se ti depili pure, per non parlare di cosa possono pensare di te se fai pilates,  se hai il ciuffo phonato, se sai cos’è una pochette, se invece di infradiciarti virilmente sotto un acquazzone tiri fuori l’ombrellino.. Gli stilisti? tutti gay. I parrucchieri? pure. Attento a riconoscere la marca dell’abito di una signora. Il maschio da manuale “ha da puzzà”. Ma oggi non è più cosi, l’odore del sudore ( quello del giardiniere sexi tutto sudato dei film per capirci) è stato sostituito da raffinatissime eau de toilette all’ aroma di “terra e muschio”. Ora capisco che a vedere Zac Efron con le sopracciglia depilate e il lucidalabbra il dubbio ti viene, capisco che a te pimpante vent’enne malamente mollata da George Clooney un pò ti rode e capisco che fare coming out al posto degli altri sembra essere diventata una mania..ma rassegnati, molti uomini di oggi sono attenti a quello che indossano, fanno le prove di look prima di uscire e certe volte la piega dei loro capelli è migliore della tua. Ma non necessariamente sono gay. E un uomo con le mutande con i power ranger altezza ascellare e pantaloni al ginocchio che sfidano la forza di gravità non te lo fili nemmeno per caso. Vestiti bene e noteranno la persona vestiti male e noteranno il vestito. Vale per tutti ( mentre “vestiti di bistecche perchè cosi tutti parleranno di te” vale solo per Lady Gaga).

george clooneyAltro che parità fra i sessi.( che poi..quali sessi?! )Mentre eravamo impegnate a guadagnare i pantaloni, non ci siamo accorte che gli uomini stavano iniziando ad esplorare ciò che ci lasciavamo alle spalle. Ed ecco gli uomini cuochi, gli uomini dall’estetista  e gli uomini al passo con la moda. Il nuovo volto della campagna pubblicitaria di Chanel N. 5 è un uomo. Ci aspettavamo Angelina Jolie e invece sarà Brad Pitt il nuovo testimonial del profumo più famoso della storia, reso celebre dalla celeberrima frase pronunciata dalla diva senza tempo Marylin Monroe che dichiarò di non andare mai a letto senza due gocce di Chanel N. 5. Sinonimo di fascino e seduzione, l’essenza di quella bottiglietta è diventata nota in tutto il mondo, rappresentata di volta in volta dalla donne più belle del mondo: da Catherine Deneuve a Audrey Tautou, passando per Carole Bouquet, Nicole Kidman, Keira Knightley. Dopo circa 90 anni tuttavia, dal prossimo anno non sarà più una bellezza femminile a rappresentare il profumo. Qualcosa è cambiato…
2012: Justin Bieber vince i Fashion Fragrance Awards con il suo profumo da donna Someday e si piazza al terzo posto delle 100 star più influenti secondo Forbes..la fine del mondo è veramente vicina.