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Il meglio della nuova H&M Conscious Exclusive Collection

Il pezzo forte è l’abito plissettato rosa cipria indossato da Natalia Vodianova, testimonial della campagna pubblicitaria. Arriva nei negozi e online dal 20 aprile la nuova H&M Conscious Exclusive Collection e si prevedono già le solite file epocali. Lunghe code davanti all’ingresso degli store dal giorno prima, numerini per la prenotazione: si entra a gruppi, 20 minuti di tempo per fare la spesa stile cucina di Masterchef ossia per accaparrarsi tutto il possibile nel minor tempo possibile della collezione in edizione limitata di turno. Non importa la taglia, ogni cosa afferrata potrebbe essere merce di scambio con le altre persone in fila alla cassa o ai camerini.

H&M ci ha abituato alle collaborazioni con i grandi stilisti, da Balmain a Versace, questa nuova collezione però guarda anche all’ambiente. Per il marchio svedese in realtà non è una novità: oggi realizza il 26% dei suoi capi in materiali sostenibili e entro il 2020 punta ad avere il 100% del cotone proveniente da fonti bio.

I pezzi della H&M Conscious Exclusive Collection sono realizzati in materiali sostenibili tra cui il BIONIC®, un poliestere ottenuto dal riciclo di rifiuti plastici marini. Tra gli obiettivi quello di creare non solo modelli da tutti i giorni ma anche abiti eleganti a prezzi accessibili.

Sulle giacche stampe di peonie e mimose serigrafate e reinterpretate e una sognatrice disegnata a mano su una giacca trapuntata. Per la sera un miniabito in poliestere riciclato con paillettes, uno smoking rivisitato in seta bio e TENCEL® (fibra di cellulosa estratta dalla polpa dell’albero di eucalipto). Tra gli accessori, una borsa a rete realizzata con rifiuti marini riciclati e orecchini di vetro e plastica reused.

Ci sarà anche la moda uomo (che saranno acquistabili solo online) e, per la prima volta, una selezione di capi per bambini. Dal 20 aprile, la collezione bella e buona sarà disponibile in 160 negozi H&M nel mondo e online.

H&M Conscious Exclusive Collection

Da Angelina Jolie a Amal. Donne all’ONU

L’ultima a salire in cattedra all’ONU è stata Angelina Jolie ma sono tante le attrici e celebrità che usano la loro popolarità per buone cause

Per Angelina Jolie tutto è iniziato con Lara Croft. Da Tomb Rider non partì solo il successo ma anche l’impegno umanitario. Durante le riprese del film in Cambogia nel 2000 vide con i propri occhi le condizioni di miseria e povertà del paese. Si rivolse all’UNHCR per maggiori informazioni sui focolai di crisi internazionale. Nei mesi successivi ha deciso di visitare personalmente diversi campi profughi sparsi per il mondo, per imparare di più sulla situazione e le condizioni in certe zone. Nel febbraio del 2001 intraprese una missione di 18 giorni tra Sierra Leone e Tanzania, nei mesi successivi tornò in Cambogia per due settimane e in seguito incontrò i rifugiati afgani in Pakistan, donando loro 1 milione di dollari, in risposta all’emergenza internazionale lanciata dall’UNHCR.

Impressionati dal suo interesse e dalla sua devozione per la causa, il 27 agosto 2001 a Ginevra, l’UNHCR la nominò Ambasciatrice di Buona Volontà. Pochi giorni fa, a 16 anni di distanza ha rinnovato il suo impegno promettendo allo staff dell’ Agenzia Onu per i rifugiati: “Rimarrò con voi per sempre”.

L’attrice ha tenuto un lungo discorso all’ONU a Ginevra sui temi come la pace, i conflitti nel mondo, la sicurezza, e sull’immigrazione:

”E’ nostro obbligo, come americani, di creare una nazione che accolga chi scappa dalle sofferenze – ha detto a Ginevra – L’America è grande se compassionevole”.

L’impegno di Angelina nel politico e nel sociale proseguirà a Londra, dove – nel prossimo autunno – insegnerà come visiting professor alla London School of Economics, nell’ambito di un nuovo corso sull’impatto della guerra sulla vita delle donne.

Da sempre impegnata nella difesa dei diritti umani anche Amal Alamuddin. Da settembre 2016 difende Nadia Murad Basee Taha. La ragazza, che è stata candidata al premio Nobel per la pace lo scorso anno, è una delle 5 mila donne yazide fatte prigioniere dall’Isis nel 2014. I jihadisti hanno prima sterminato la sua famiglia, poi l’anno ridotta a “schiava del sesso”. È riuscita a scappare e ora, a perorare la sua causa alla Corte penale internazionale dell’Onu c’è Amal. Lo scopo è ottenere che la comunità internazionale riconosca con il termine “genocidio” la strage di Daesh contro i yazidi e faccia condannare i responsabili.

Il 9 marzo l’avvocatessa libanese è intervenuta durante l’assemblea dell’Onu a New York per chiedere all’Iraq di accettare una commissione d’inchiesta sui crimini commessi dall’Isis. Incinta di due gemelli, elegantissima in giallo, ha chiesto alla platea: ”Come mai non è stato fatto ancora niente? Ci sono fosse comuni non protette, testimoni che fuggono e nessun combattente del Califfato che abbia subito un processo per crimini internazionali”.

“Uccidere i membri dell’Isis sul campo di battaglia non è sufficiente. Dobbiamo uccidere l’idea alla base dell’Isis mostrano la brutalità e portando i singoli davanti alla giustizia”, ha dichiarato la moglie di George Clooney e futura mamma di due gemelli.

Difende i diritti delle donne e soprattutto delle mamme anche Anne Hathaway. E’ stata nominata ambasciatrice globale di buona volontà: a deciderlo è stata la UN Women, agenzia delle Nazioni Unite che promuove l’uguaglianza di genere e l’autoaffermazione delle donne; la motivazione che ha spinto alla scelta è quella di essere una dostenitrice di lunga data dei diritti delle donne e delle adolescenti. Secondo il direttore esecutivo di UN Women Phumzile Mlambo-Ngcuka l’attrice, premio Oscar per Les Miserables, ha avuto il merito di accendere i riflettori sul lavoro domestico delle donne, che si occupano della famiglia, come ostacolo principale all’uguaglianza. L’8 marzo Anne Hathaway ha deciso di celebrare la festa della donna con un discorso alle Nazioni Unite sul congedo parentale, incoraggiando stati e aziende a prevedere maggiori tutele e a retribuirlo:

“Una mamma americana su quattro deve tornare al lavoro due settimane dopo aver partorito, perché non sarebbe in grado di sostenersi stando a casa” ha detto l’attrice.

Dal luglio 2014 anche Emma Watson è Goodwill Ambassador delle Nazioni Unite. L’attrice si dedica a costruire nelle adolescenti che si affacciano alla vita una nuova fiducia in se stesse, spesso difficile da raggiungere a quell’età, sia nel mondo occidentale che nei paesi in via di sviluppo.

“Più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso battersi per i diritti delle donne era diventato sinonimo di odiare gli uomini. Se c’è una cosa che so con certezza è che questo deve finire. Per la cronaca, il femminismo per definizione è la convinzione che uomini e donne debbano avere pari diritti e opportunità: è la teoria dell’uguaglianza tra i sessi – politica, economica e sociale” disse nel suo primo discorso in cui promuoveva la campagna “He for She”.

È tornata poi a parlare a New York nel settembre 2016, sempre per promuovere l’uguaglianza di genere. Si trattava questa volta dell’iniziativa She Impact 10X10X10 University Parity, un progetto che ha riguardato 10 università:

“Quando, dopo tanta fatica, usciamo per la prima volta di casa per studiare – ha detto l’attrice – non dovremmo sperimentare un doppio standard per i ragazzi e per le ragazze. L’esperienza universitaria deve insegnare alle ragazze che bisogna valorizzare sia le capacità intellettuali sia quelle di leadership”.

Pussy Hat & co: messaggi sociali in passerella alla MFW

Da sempre le passerelle della settimana della moda sono state anche l’occasione per lanciare forti messaggi sociali. Non ha fatto eccezione la MFW.

A Milano Missoni ha portato in passerella i Pussy Hat Rosa che le donne hanno indossato a Washington per la marcia di protesta dopo l’insediamento di Donald Trump. Angela Missoni dopo lo show ha invitato tutti a calcare la passerella sulle note di People have the Power, per incitare a stare uniti.

Missoni MFW2017

Il tema è ripreso anche da Prada come si vede dal titolo della collezione, “La città delle donne”, che è un richiamo al film del 1980 La città delle donne di Federico Fellini, che ridicolizzava e criticava il movimento femminista. L’allusione è solo nel titolo, dice Miuccia Prada, ma la sfilata ha ricordato anche le lotte del movimento femminista e alludendo alle proteste odierne delle donne contro il presidente americano Donald Trump. E sulle giacche militari è appuntata la mimosa.

Prada MFW2017

Dalla MFW arriva anche un forte segnale sull’inclusione culturale. A mandarlo Halima Aden: ha 19 anni, è somala ed è nata in un campo profughi in Kenya. A 6 anni è arrivata a New York per poi divenire cittadina statunitense naturalizzata. Di professione fa la modella e di lei si è parlato, e si parla, per il fatto che ha sfilato con il velo prima a New York sulla passerella della collezione A/I 2017-2018 di Yeezy (il brand di Kanye West) e poi su quelle di Max Mara e Alberta Ferretti.

Halima Aden

Al Metropol per Dolce & Gabbana in passerella c’erano pochissime modelle, ma influencer, figli di cantanti, attori, registi, fratelli e sorelle, fidanzati e personaggi social che incarnano il modo di essere della generazione 2.0.

Dolce & Gabbana MFW2017

Tra i nomi spiccano Rafferty Law, figlio di Jude Law, Gabriel Kane Day-Lewis, figlio di Isabelle Adjani e Daniel Day-Lewis,  Corinne Foxx, figlia del premio Oscar Jamie Foxx, Pamela Anderson e suo figlio Dylan Lee, l’ex top model Marpessa Hennink con la figlia Ariel, Andrea Dellal, altra grande top del passato, con  le figlie socialite Alice e Charlotte. E poi la sorella 26enne di Laetitia Casta, Marie-Ange, il modello idolo delle ragazzine Lucky Blue Smith e le sue sorelle Pyper America, Starlie e Daisy Smith che insieme formano la band The Atomics, Destry Allyn Spielberg, figlia del regista Steven Spielberg, Anais Gallagher, figlia di Noel Gallagher, il youtuber Marcus Butler, Sofia Richie, Pixie Lott e il futuro marito Oliver Cheshire, tutti accompagnati dall’esibizione musicale di Austin Mahone.

Nomi conosciuti, altri un po’ meno ma legati a qualcuno che ha sfondato nel mondo dello spettacolo. Ragazze alte, basse, magre e formose… C’era tutto e il contrario di tutto. Uno show nello show, fatto per mandare messaggi forti e chiari non solo attraverso gli abiti. Oggi gli stilisti prendono posizione, contestualizzano la moda, arrivano alle persone comuni. E chi meglio di Millennials e influencer che stanno cambiando il codice del linguaggio poteva farlo?

Hanno detto Dolce e Gabbana:

“Negli ultimi anni, abbiamo capito che la rivoluzione mediatica in atto ha bisogno innanzitutto di qualcuno che l’ascolti e la capisca prima di essere criticata a priori. Abbiamo così aperto le porte alla nuova generazione, in tutti i sensi possibili. Li abbiamo incontrati, ascoltati, abbiamo parlato e lavorato con loro. E loro ci hanno cambiato. Hanno cambiato quello che pensiamo di sapere di noi e di loro. Ci hanno costretto a metterci un’altra volta in discussione. E ad affrontare questo difficilissimo show”.

Oscar 2017 candidate a migliore attrice a confronto

Le cinque lady che si contendono l’Oscar 2017 per la migliore attrice protagonista provengono da tre paesi del mondo e in tre casi hanno interpretato personaggi reali. Fra la Hollywood dei giorni nostri, la Virginia di fine anni Cinquanta, la New York degli anni Quaranta e la Casa Bianca, si sono calate in personaggi femminili dalla forte personalità e volontà.

Alcune più esperte e già vincitrici dell’Academy Award, altre alla loro prima nomination. Ecco chi sono e cosa potrebbero indossare, anche se l’unica possibilità di trarre qualche suggestione è andare a rivedere che cosa abbiano scelto nelle scorse edizioni degli Oscar.

Emma Stone: Seconda nomination, ma prima come protagonista, per la favorita alla corsa all’Oscar per il suo ruolo in La La Land. Il Golden Globe, lo Screen Actors Guild Award e il BAFTA già conquistati per il film di Damien Chazelle la possono fare ben sperare. La Stone è a un passo dalla conquista della statuetta dorata, che si intonerebbe perfettamente con i costumi dai colori brillanti (ammesso che li abbia conservati) indossati per il film da 14 nomination. Non sarà facile in ogni caso eguagliare l’unica apparizione precedente: il suo look del 2015 è rimasto negli annali dell’eleganza.

Natalie Portman: Terza nomination e un Academy Award già conquistato nel 2011 per Il cigno nero. Quest’anno di rosso vestita interpreta Jackie Kennedy nel primo film in lingua inglese del cileno Pablo Larraín. Per il suo regista l’attrice ha fatto uno straordinario lavoro sulla voce e adesso il suo volto si confonde, agli occhi di molti, con quello della first-lady più elegante d’America.

Isabelle Huppert: non è consueto che l’Academy includa nella cinquina delle migliori protagoniste una attrice non americana. È successo a Isabelle Huppert, francese (prima di lei nel 2013 Emmanuelle Riva). Capelli rossi, lentigini, sguardo impenetrabile per l’attrice sinonimo di cinema d’autore, di ruoli complessi e spesso provocatori. Per Elle di Paul Verhoeven ha già vinto il Golden Globe, e 15 nomination ai Cèsar (vincendone uno). Potrebbe sorprendere tutti e farcela anche con l’Oscar? Per la sua prima volta, sceglierà certamente un abito rigoroso e sofisticato.

Ruth Negga è certamente la sorpresa di questa edizione degli Oscar. Prima nomination (per il film Loving) per la lanciatissima attrice, diventata in breve anche fashion icon di primissima grandezza. La bella etiope che ancora bambina si è trasferita in Irlanda (paese di origine di sua madre) si è fatta notare e amare interpretando, in Preacher, l’energica ex del protagonista. In Loving, film per cui è candidata, è invece la remissiva, dolce ma determinata Mildred Loving, personaggio veramente esistito e parte di una coppia interraziale arrestata e poi esiliata dalla Virginia del 1958 per essersi unita in matrimonio. Ben conscia dell’importanza del progetto a cui ha partecipato insieme a Joel Edgerton, l’attrice si è detta onorata di far parte della cinquina e ha confessato di non aver fatto spazio, per scaramanzia, sulla mensola del camino, per un eventuale premio.

Che dire, infine, di Meryl Streep? Con la sua performance in Florence è arrivata alla sua ventesima nomination, con tre statuette già vinte (La prima è arrivata con Kramer contro Kramer, la seconda con La scelta di Sophie e la terza grazie a The Iron Lady). Possiamo affermare che dal 1979 ad oggi su quel tappeto rosso ha indossato davvero di tutto, ma negli ultimi anni pare prediligere Lanvin. È stata capace di grande eleganza, ma anche di memorabili scivoloni.

Ripercorriamo i precedenti look sul red carper delle candidate a migliore attrice protagonista agli Oscar 2017:

Le 20 tendenze primavera estate 2017

Per qualche motivo abbiamo deciso che è quasi estate. Guardiamo i cappotti invernali con disprezzo, andiamo a pranzo al mare, ci siamo persino messi a dieta pensando che la prova costume sia imminente. È febbraio. Le previsioni del tempo consigliano di andare a sciare la prima settimana di marzo. Eppure forse convinti da qualche momentaneo grado in più di temperatura, forse per autoconvincimento, abbiamo tirato fuori rennini e giubbotti di pelle primaverili.

Dopo la fine dei saldi i negozi sono un tripudio di rosa confetto e azzurro bebè, camicie con le maniche a sbuffo e magliettine a righe. Mentre rovisti tra gli ultimi stand disordinati e sovraffollati di quello che rimane degli sconti invernali, l’occhio cade sempre su un vestitino in cotone giallo limone della nuova collezione. Il pensiero va a colazioni sull’erba e gite fuori porta. È sempre troppo tardi quando vieni inzuppato dalla pioggia improvvisa e te lo ricordi: è Febbraio.

Così torni a casa con il tuo pacchetto. Non lo togli nemmeno dalla busta perché ti rendi conto che tra maglioni di lana e pantaloni di fustagno stonerebbe.

Ma se anche volessimo assecondare l’aria del momento e comprare qualcosa della prima collezione estiva arrivata nei negozi, cosa dovremmo scegliere? Le passerelle di New York hanno appena aperto le settimane delle sfilate ma quella che vediamo è la moda dell’ autunno inverno 2017-2018. Le collezioni per la prossima primavera estate sono state presentate lo scorso autunno, quando il solo vedere modelle con abiti senza maniche faceva venire freddo.

Per rinfrescare un po’ la memoria ecco le 20 tendenze primavera estate 2017 da andare a ricercare negli stand per poter dire tra qualche mese di aver fatto un ottimo, anticipato, acquisto:

 

  1. Il rosa
    Rosa
    Zara
  2. L’abito total white
    Cos
    Cos
  3. I fiori
    Top Shop
    Top Shop
  4. Il monospalla
  5. Lady Spencer
  6. Il soprabito fantasia
  7. Il turbante
  8. Le ruche
    Zara
    Zara
  9. Spalle tondeZara
  10. L’abito preraffaellita
    Valentino
    Valentino
  11. La mini metal
  12. Il giubbotto di Jeans
    H&M
    H&M
  13. Il blouson da paracadutista
    Top shop
    Top shop
  14. Il blouson da collegiale
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  15. Il top baiadera
  16. La paglia
  17. Il viola
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  18. Gioielli tra i capelli
    Dolce e Gabbana
    Dolce e Gabbana
  19. Reggiseno a vista
  20. Ufficiale gentiluomo
    Zadig e Voltaire
    Zadig e Voltaire

 

 

I look più discussi del Festival di Sanremo 2017

Diletta Leotta, Marica Pellegrinelli, Tina Kunakey Di Vita e tutti gli altri look del festival di Sanremo 2017. Ecco di cosa si è sparlato.

Protagonista di Sanremo è la canzone italiana. Vero, ma non del tutto. Perché Sanremo è Sanremo ma è anche Festival. C’è nel nome quel 50% di popolarità e italianità, tra la storia della tv e l’argomento da parrucchiere. Per una settimana, in alternativa al tempo, chi non ha niente da dirsi può parlare o sparlare di questo. Dai fan irriducibili che fanno a gara per ricordare i vincitori di tutte le passate edizioni, agli integralisti dilaniati dalla polemica sulla presenza di Greta Menchi in giuria con Moroder fino ai nostalgici dei fiori sulla scalinata. Ma il bello di Sanremo è che in quanto festival dà da parlare anche a chi non ha sentito mai neanche una canzone. Ci sono innanzitutto ospiti e vestiti.

Destava perplessità la scelta di Carlo Conti di non avere una valletta in questa edizione 2017. Affiancato da Maria De Filippi che, per di più, non voleva fare la scalinata. La co-conduttrice il punto però l’ha colto: “Sanremo rimarrà Sanremo anche senza che io faccia le scale”. L’importante infatti era che da quei gradini scendesse ogni sera qualcuno con dei vestiti da commentare.

Di parlare dei look di Maria De Filippi ci si è presto stancati. Una Maria in abiti meringa versione Antonella Clerici del Sanremo che fu sarebbe stata una caricatura peggiore di lei con i dentoni finti nella seconda serata del festival. Ognuno deve fare il suo. È entrata nelle case degli italiani dal Teatro Ariston, senza rubare la scena a nessuno, con la sua solita tranquilla pacatezza, occhiali da vista sul naso, stile non gridato ma studiato, da donna ‘tosta’, di sostanza e non di apparenza, che si riflette anche nella scelta dell’abito della prima serata. Lungo, nero, composto da gilet in raso scollato a V, decorato con file di paillettes e jais, e gonna lunga, velata ma non troppo. L’abito del debutto e gli altri quattro capi che Maria De Filippi ha indossato durante il festival, sono firmati da Riccardo Tisci, da pochi giorni dimissionario dalla direzione creativa di Givenchy, che ha guidato per 12 anni. Sobria, quasi esclusivamente in neutrale nero o bianco ma haute couture.

Maria De Filippi
Maria De Filippi

Nella prima serata a far parlare di sé per abito e spacco di ha pensato Diletta Leotta. Giovanissima e bellissima ma in tanti si chiedevano: “Basta per andare come ospite all’Ariston a fianco di star come Robbie Williams e Keanu Reeves?”. La giornalista sportiva è stata invitata per parlare di cyberbullismo e dell’importanza di difendersi dai bulli e denunciare sempre gli aggressori. Lei stessa è stata una vittima. Alcune sue foto private sono state diffuse in rete senza il suo consenso. Più dell’importanza sociale del messaggio si è parlato del suo vestito. Di rosso vestita con crop top e gonna dallo spacco inguinale, secondo alcuni un po’ troppo provocante per la tematica affrontata. Caterina Balivo ha attaccato pesantemente Diletta. «Non puoi parlare della violazione della privacy con quel vestito e con la mano che cerca di allargare lo spacco della gonna», ha twittato la collega. La conduttrice si è difesa dicendo che non esistono abiti giusti o sbagliati ma che quando si parla conta il messaggio che viene dato. La vicenda successivamente è diventata virale attirando un numero enorme di interessati, è stata oggetto di domande alla conferenza stampa del giorno successivo (“Ci si concentri su ciò che ha detto e non sul vestito” è stata la risposta della De Filippi) e di numerosi Talk Show. Anche questo Sanremo ha avuto il suo abito dello scandalo.

Diletta Leotta
Diletta Leotta

La terza sera tocca a Annabelle Belmondo e Anouchka Delon. Sono la nipote di Jean Paul Belmondo e la figlia di Alain Delon ma a vederle scendere da quella scalinata le avremmo scambiate per la versione sexy delle sorellastre di Cenerentola. Annabelle, nota modella, ha indossato un abito con corpetto in pizzo nero con profondo scollo a V e lunga gonna a balze gialla firmato Alberta Ferretti. Anouchka ha scelto il color corallo, indossando un lungo abito stile impero con drappeggio sul corpetto e strascico di Giambattista Valli.

Annabelle Belmondo e Anouchka Delon
Annabelle Belmondo e Anouchka Delon

Stella della quarta serata è Marica Pellegrinelli. Talmente bella che Maria De Filippi ironicamente lascia il campo con un “ciaone”. Modella conosciuta per le campagne pubblicitarie della Yamamay, mamma di due bambini ma soprattutto moglie di Eros Ramazzotti. Per lei 3 abiti Atelier Versace e gioielli di Pasquale Bruni. Il primo vestito con uno spacco laterale smorzato da una fodera in voile nero e con frange, a trama metallica, sui toni del nero e argento, con applicazioni a tema floreale. Il secondo in verde acqua marina, il terzo nero con profondi spacchi laterali.

Marica Pellegrinelli
Marica Pellegrinelli

Nella serata finale si parla di Tina Kunakey Di Vita, la nuova fidanzata di Vincent Cassel. Nata a Toloda, ha 19 anni, mamma e nonni siciliani ma padre del Togo. Fa la modella e ha 80 mila follower su Instagram. Chioma leonina e abito nero aderente Dsquared2. Scollatura audace. Alcuni dicono che le si sia intravisto il seno. E con questo Sanremo 2017 in quanto a chiacchiere e polemiche di look ha dato davvero tutto. Anche senza vallette.

Tina Kunakey Di Vita
Tina Kunakey Di Vita

Greenery, il colore di moda del 2017

Hanno nomi come blu aereo, corteccia di cedro, pelle di squalo argentato, sono i colori di tendenza secondo Pantone. L’azienda statunitense determina ogni anno le tonalità di moda di ogni stagione analizzando le sfilate durante le fashion week di New York, Londra, Milano e Parigi. Questa volta ci è andata male. Se il mostarda piccante e il rosso aurora erano i must dello scorso autunno inverno e l’estate passata aveva visto il trionfo del rosa quarzo, il 2017 sarà Greenery

“La tonalità viene scelta sulla base delle nostre esperienze concrete. Nel caso del ‘greenery’ abbiamo notato che stilisti come Balenciaga, Gucci, Michael Kors e Prada lo hanno usato per le loro collezioni, mentre le grandi aziende hanno inizato ad usare erba sintetica nei loro uffici”

ha spiegato Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute, al New York Times. Il miglior esempio dell’uso di questa tinta nella cultura pop è tuttavia rappresentato dal film “Doctor Strange”: “Il personaggio interpretato da Benedict Cumberbatch indossa un amuleto verde, e quello stesso colore è usato di frequente per gli effetti speciali della pellicola”, ha continuato l’esperta.

green

Letteralmente piante verdi, già dal nome si capisce quale sia l’ispirazione: le foreste, i giardini in fiore, le piante, la menta e il tè verde. Più luminosa dell’army, meno accesa del verde fluo, questa nuance è legata alla speranza e al relax. Un messaggio, quello di Pantone, che vede nella scelta del verde un modo per riappropriarsi in tutti gli ambiti della vita – architettura, design, moda e stile di vita – di una visione più intimamente connessa con il mondo naturale.

greenery

Molto bello in teoria, molto meno in pratica. Colore di per se difficile (“chi di verde si veste di sua beltà si vanta” dicevano le nonne), il colorito invernale non aiuta. In quelle mattine in cui ci svegliamo con le occhiaie e l’incarnato verdognolo smog, il greenery darebbe il colpo di grazia.

Non è propriamente fluo, non è smeraldo, ha una punta di giallo. Ma è tosto da abbinare. Ecco perché, soprattutto nella moda, è stato declinato in modi più o meno accesi. Non va meglio per quanto riguarda il beauty. La scelta di Pantone è infatti totalizzante: Greenery gli abiti ma anche l’arredamento, gli accessori, le pareti di casa, i trucchi. L’ombretto verde notoriamente è off limits per chiunque non abbia gli occhi di Sophia Loren, lo smalto verde mela è quasi un attentato.

Come fare dunque? Basta un tocco. Un accessorio, un singolo capo di abbigliamento da alleggerire con il blu, il bianco o il grigio in inverno o da sdrammatizzare con il fucsia appena la stagione, e l’abbronzatura, lo permetterà.

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Da modella a First Lady. Melania Trump, Carla e Juliana

Melania Trump da modella a First Lady

La stilista di Michelle Obama, Sophie Theallet, ha pubblicato su Twitter una lettera aperta per invitare i suoi colleghi a non vestire Melania Trump. Una ex modella che appena avuta la notizia dell’elezione del marito a presidente degli Stati Uniti, nel cuore della notte, ha aperto l’armadio e ha tirato fuori su due piedi una tuta in seta bianca di Ralph Lauren, siamo sicuri che se ne farà una ragione.

Che piaccia o meno, che si condividano o no le posizioni politiche di Trump, Melanija Knavs per i prossimi 4 anni sarà la First Lady degli Usa. E ovviamente l’attenzione è tutta puntata su di lei. L’ultima mania sui social è il suo sguardo: “Dove ci siamo già visti?”. Ma anche: “Ci conosciamo?”. Oppure: “Non riesco a leggere l’insegna lì in fondo” scrivono gli utenti che ironizzano sul fatto che strizzi spesso gli occhi e tenga le labbra socchiuse. Ma la vera ossessione è il suo passato da modella.

Melania Trump
Melania Trump

È la prima inquilina della Casa Bianca di origini straniere in quasi due secoli di storia americana (l’altra fu la britannica Louisa Adams, moglie John Quincy Adams, presidente dal 1825 al 1829). Nata 46 anni fa in Slovenia, nel piccolo paese di Sevnica, a 16 anni viene scoperta dal fotografo sloveno Stane Jerko a Lubiana, dove studiava design e architettura.

A 18 anni la svolta: Melania Trump viene arruolata a Milano nell’agenzia di modelle Riccardo Gay, e sfila con alcuni dei brand più prestigiosi, da Gucci a Valentino. Nel 1996 si trasferisce negli Usa. In poco tempo si guadagna le copertine di ‘Vogue’, ‘Harper’s Bazaar’, ‘In Style’, ‘Allure’, ‘Vanity Fair’, ‘Glamour’ e ‘GQ’ (per il quale posò nuda nel gennaio 2000).

È a una festa organizzata durante la Fashion Week newyorkese che incontra Donald Trump. A quei tempi era molto meno raffinata di adesso. Capelli neri corvini con frangetta di tanto in tanto un po’ unta, seno in vista, un amore sfrenato per pailettes e lustrini. Lui le fa la corte, lei resiste quel tanto che basta. Dopo un anno di fidanzamento nel 2005 si sposano.

I look di Melania Trump
I look di Melania Trump

Inizia la trasformazione. Oggi i capelli sono di un castano d’orato ingentilito da onde. Via i top senza maniche che mettono in mostra il decolleté e benvenuti tubini di Galliano. Addio a brillantini e sbrilluccichii vari: meglio la classica pussybow Gucci (per i profani, la camicia con il fiocco accollata come nonna vuole) con una sobrissima gonna al ginocchio. Se la transizione Obama – Trump non sarà senza problemi, sicuramente il look della first lady non sarà uno di quelli.

Melania Trump è solo l’ultima delle modelle diventate first lady.

Carla Bruni, la premiere dame

Non sempre si è distinta per simpatia ma è stata e rimane una icona di stile Origini italiane e piglio indiscutibilmente francese, Carla Bruni proviene da una ricca famiglia torinese, proprietaria del castello di Castagneto Po, costretta a fuggire a Parigi quando la piccola Carla aveva solo sei anni a causa delle minacce delle Brigate Rosse. Dopo un’adolescenza vissuta a cavallo tra Svizzera e Francia, inizia la sua carriera nella moda all’età di 19 anni. In poco tempo diventa una delle modelle più pagate del mondo, arrivando a guadagnare fino a 7,5 milioni di dollari l’anno.

PARIS, FRANCE: Italian model Carla Bruni shows a pink evening gown 20 January designed by Gianni Versace for the Haute-Couture 1996 Spring/Summer collection in Paris. AFP PHOTO (Photo credit should read GERARD JULIEN/AFP/Getty Images)
Carla Bruni, 1996

Appena abbandonato l’Eliseo, nel dicembre 2012 Vogue le dedica la copertina. Compare ringiovanita, sexy, e libera di tornare a dedicarsi alla moda e mettere i tacchi che la differenza di statura con Nicolas Sarkozy aveva imposto di accantonare.

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I look da premiere dame di Carla Bruni

Juliana Awada, icona argentina

È considerata una delle donne più eleganti del mondo. La nuova first lady argentina per ora non ha sbagliato un colpo. La moglie del presidente Mauricio Macrì è considerata la trend setter del Paese da quando ha incantato anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama durante la cena al Kirchner Cultural Centre di Buenos Aires nel marzo 2016. Così ora le donne di mezzo mondo cercano le sue foto sul web, per copiare i look di una donna che, nonostante il ruolo sociale autorevole, non rinuncia a jeans e blazer sportivi, per essere comoda ma sempre affascinante. C’è chi la paragona a Jackie Kennedy o alla Regina Rania di Giordania.

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Juliana Awada

Alta, bruna, 42 anni, Juliana è prima di tutto un’imprenditrice: ha ereditato dai genitori, immigrati libanesi di religione musulmana, l’azienda tessile con la quale produce e vende tessuti in tutta l’America Latina. Ha studiato a Oxford, ed è forse da lì che ha rubato l’aplomb e un certo modo di porsi, sempre molto british, senza dimenticare però il caldo carisma argentino. Cresciuta tra i tessuti, ha imparato l’arte del vestire durante i viaggi che faceva con la madre attorno all’Europa. Nel 2009 ha sposato Macrì.

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Juliana Awada look

 

Carla Bruni, Juliana Awada, Melania Trump. Tutti i look delle modelle diventate First Lady

Vero o falso? Moda made in China

Se pensate che il cinese con la macchina fotografica in mano sia un luogo comune come il panino con la lasagna beh sappiate che non lo è. Nelle grandi città della Cina non c’è uomo, donna o bambino che non abbia un cellulare e un selfie stick in mano. Ho visto una ragazza di Pechino organizzare una sorpresa al fidanzato per il compleanno, l’ha portato in un ristorante lussuoso e panoramico con vista sulla città e gli ha fatto trovare una torta enorme. Prima di ringraziarla, prima di spegnere le candeline, prima di essere sorpreso, aveva il telefono in mano. La ragazza non se l’è presa perché tanto stava facendo una foto anche lei.

La fotografia d’altra parte può essere considerata un aspetto dell’arte in cui i cinesi sono maestri: la riproduzione della realtà. La moda made in China ne è un esempio.

Come in occidente, anche gli stilisti cinesi si occupano di prêt à porter e di alta moda. Non c’è però ancora una uniformità nel loro stile, un qualcosa che renda “il look cinese” identificabile come “il look alla francese” o “all’inglese”. Tutto questo perché la Rivoluzione culturale promossa da Mao Tse-Tung ha cancellato molti aspetti tradizionali e culturali del paese, compresa la storia del costume. Mao ha per esempio introdotto lo zhongshan, una giacca-divisa con quattro tasche e il colletto alla coreana che tutti dovevano indossare allo stesso modo. Solo le riforme che sono state fatte dagli anni Ottanta in poi hanno permesso la nascita dell’industria della moda e quindi l’affermarsi di stilisti, ognuno con una sua interpretazione personale dello stile tradizionale cinese.

Wang Yiyang
Wang Yiyang

Nell’attesa che Wang Yiyang, Laurence Xu o Yiyang si affermino a pieno nella scena internazionale, è nei Fake Market, i mercati del falso, che si esplica la massima creatività della moda made in China. Sono molte la fabbriche che si trovano in Cina e non è raro che i dipendenti riescano a sottrarre qualche pezzo, magari fallato o in sovrapproduzione, per rivenderlo poi a prezzi stracciati. Per avere un’idea, una borsa dal costo di 3000 euro viene venduta a 300. Naturalmente è tutto falso, ma un falso in grande stile, con tanto di numero di serie, scatola e cartellino di originalità. Spesso la merce migliore è nascosta nei magazzini e solo quando il negoziante pensa di avere davanti un acquirente interessato le tira fuori. La contrattazione poi è tutto. Un portafoglio Ferragamo in pelle: prezzo iniziale richiesto 39 euro, aggiudicato dopo il consueto tira-e-molla a 10 euro. Una cintura in cuoio Armani: prezzo di partenza 45 euro, accordo finale a 10 euro. Un paio di mocassini Tod’s da uomo, in pelle marrone. Si parte da 98 euro, si chiude l’affare a quota 39. Cinque magliette Dolce & Gabbana per 40 euro in tutto.

Nelle grandi città del Paese l’80% delle persone che incontrerete per strada hanno una borsa di Chanel dell’ultimo modello o una Birkin di Hermès.

Susie Lau, Style Bubble
Susie Lau, Style Bubble

In Cina anche le fashion blogger sono un fenomeno recente. Sempre attente a quello che succede nei paesi occidentali e stufe di quello che propone il sito “mainstream” di Vogue China, si sono cominciate a dare da fare, cercando un approccio più personale al tema della moda. Il nome di Susie Lau probabilmente non vi dirà nulla eppure è la più famosa nel suo paese: il suo stylebubble, nato nel 2006, conta 30.000 visitatori il giorno. Un altro esempio di blogging è quello di Nancy (Xiaoxi) Yang, giovane cinese che vive e lavora a Berlino.

La via da seguire non è quella dei social tradizionali che in Cina non sono autorizzati, quindi al posto di facebook e twitter, si usa Weibo. Simil-twitter, ma usato come Simil-facebook. In un Paese con oltre un miliardo di abitanti essere famose non è una cosa da poco.

Chelsea Clinton e Ivanka Trump, first daughter a confronto

Dicono di essere amiche e che la campagna elettorale non intaccherà il loro rapporto ma il posto da First Daughter è uno solo. Chelsea Clinton e Ivanka Trump, amore di mamma e cocca di papà, hanno avuto nella campagna elettorale di Hillary e Donald un ruolo forse più importante di quanto si rendano conto. Nell’America che scandaglia la vita privata dei due candidati alla Casa Bianca, anche loro sono diventate oggetto di confronto.

Chelsea Clinton e Ivanka Trump
Chelsea Clinton e Ivanka Trump

Trentenni, mamme e lavoratrici, sposate con uomini ricchissimi legati alla fede ebraica, cresciute in un ambiente privilegiato, le due donne sono vicine anche perché le rispettive case a Manhattan si trovano a pochi metri l’una dall’altra.

“Il nostro rapporto non ha mai avuto valenza politica e non la avrà ora. Sarà lo stesso anche dopo la campagna. Siamo molto grati che lei (Ivanka Trump, ndr) e i suoi figli siano parte delle nostre vite e che noi e nostra figlia facciamo parte della loro”, ha dichiarato Chelsea.

Chelsea e Hillary Clinton
Chelsea e Hillary Clinton

In un’intervista Ivanka Trump ha fatto altrettanto: “Tra me e Chelsea va tutto bene. La considero un’amica molto vicina e per lei è lo stesso. Abbiamo un grande rapporto. Nessuna sta correndo per un incarico pubblico. Non ho ancora conosciuto il nuovo bambino ma le ho inviato un regalo”.

Mentre Chelsea Clinton è un volto famigliare per gli americani, quello di Ivanka appare fresco e nuovo. Ma chi sono le due candidate First Daughter?

Chelsea Clinton

Chi negli Anni ’90 guardava lo spettacolo del bagaglino ricorderà che la piccola Chelsea veniva teneramente soprannominata “cessa”. Crescendo, e con un buon estetista e un buon parrucchiere, a nessuno verrebbe mai da chiamarla così, ma se Ivanka è imbattibile dal punto di vista del glamour, questa first daughter si è sempre distinta per la sua intelligenza. Figlia unica, università a Stanford, Columbia e Oxford, un primo lavoro come giornalista per la Nbc, un passaggio da McKinsey, e ora una posizione di leadership nella Clinton Foundation. Pare non abbia un carattere facilissimo. “Quella ragazzina viziata ci farà impazzire”, ha confessato in tempi recenti – e con tono esasperato – lo staff di Hillary parlando di sua figlia, nelle mail rivelate da Wikileaks. Nel 2010 ha sposato il banchiere ebreo Marc Mezvinsky, insieme hanno due figli: Charlotte, 2 anni, e Aidan, 4 mesi. “Casa” è un appartamento sopra il Madison Square Park di Manhattan.

Chelsea bambina
Chelsea bambina

I rapporti con la mamma

Il suo profilo Twitter è tutto un “my mom” (“la mia mamma”), mentre i selfie di lei sorridente la immortalano con le coetanee durante i comizi. Chelsea è entrata alla Casa Bianca a 13 anni, quando Bill diventa presidente. Viene travolta anche lei da quello che per il mondo è il sex-gate, ma per lei “l’amante di papà” e un dramma familiare. Lei era ancora una bambina ma i giornali la sbattono in prima pagina insieme a Hillary. L’unione tra mamma e figlia è sempre stata fortissima e Chelsea era in prima linea già nella campagna del 2008: “Mia madre è una lottatrice, non si arrende, sono orgogliosa di lei”.

Chelsea Clinton
Chelsea Clinton

Ivanka Trump

Bionda e sexy, la figlia di Donald e della ex-modella Ivana Trump a 34 anni è una donna in carriera e mamma di Arabella, Theodore e Joseph. Newyorkese, ha studiato in una delle università della Ivy League, Wharton. A 17 anni era sulla copertina di Seventeen, e poco dopo calcava le passerelle per Versace e Thierry Mugler, oltre ad apparire in una pubblicità di Tommy Hilfiger. Ha un suo sito web dove trovare consigli fashion e una sua linea di abbigliamento. Un po’ it girl alla Paris Hilton ma senza chihuahua e scandali imbarazzanti, anche se in tribunale è stata citata anche lei. Pare abbia copiato nella sua linea di moda il design di un paio di scarpe con il tacco di uno stilista fiorentino. Perché anche nei peccati bisogna mantenere un certo glamour. Ivanka è a capo di un azienda del padre che produce abbigliamento e accessori, sfila di tanto in tanto in passerella ed è spesso ospite nei salotti tv americani. Nel 2009 ha sposato l’imprenditore edile ebreo e editore del New York Observer Jared Kushner che ora è impegnato attivamente nella campagna elettorale del suocero.

Ivanka al Met Gala 2016
Ivanka al Met Gala 2016

I rapporti con il papà

“Se non fosse mia figlia uscirei con lei”. È la cocca di Donald che ne ha più volte sottolineato la bellezza anche con frasi imbarazzanti definendola “un pezzo di fica”. Ivanka ha sempre difeso il padre dalle accuse di sessismo. Il suo discorso dal palco della convention repubblicana di Cleveland, dove indossava un sexy tubino rosa, ha stregato gli elettori più di qualunque uscita sgraziata di Trump.

Ivanka Trump alla convention repubblicana
Ivanka Trump alla convention repubblicana