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Greenery, il colore di moda del 2017

Hanno nomi come blu aereo, corteccia di cedro, pelle di squalo argentato, sono i colori di tendenza secondo Pantone. L’azienda statunitense determina ogni anno le tonalità di moda di ogni stagione analizzando le sfilate durante le fashion week di New York, Londra, Milano e Parigi. Questa volta ci è andata male. Se il mostarda piccante e il rosso aurora erano i must dello scorso autunno inverno e l’estate passata aveva visto il trionfo del rosa quarzo, il 2017 sarà Greenery

“La tonalità viene scelta sulla base delle nostre esperienze concrete. Nel caso del ‘greenery’ abbiamo notato che stilisti come Balenciaga, Gucci, Michael Kors e Prada lo hanno usato per le loro collezioni, mentre le grandi aziende hanno inizato ad usare erba sintetica nei loro uffici”

ha spiegato Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute, al New York Times. Il miglior esempio dell’uso di questa tinta nella cultura pop è tuttavia rappresentato dal film “Doctor Strange”: “Il personaggio interpretato da Benedict Cumberbatch indossa un amuleto verde, e quello stesso colore è usato di frequente per gli effetti speciali della pellicola”, ha continuato l’esperta.

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Letteralmente piante verdi, già dal nome si capisce quale sia l’ispirazione: le foreste, i giardini in fiore, le piante, la menta e il tè verde. Più luminosa dell’army, meno accesa del verde fluo, questa nuance è legata alla speranza e al relax. Un messaggio, quello di Pantone, che vede nella scelta del verde un modo per riappropriarsi in tutti gli ambiti della vita – architettura, design, moda e stile di vita – di una visione più intimamente connessa con il mondo naturale.

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Molto bello in teoria, molto meno in pratica. Colore di per se difficile (“chi di verde si veste di sua beltà si vanta” dicevano le nonne), il colorito invernale non aiuta. In quelle mattine in cui ci svegliamo con le occhiaie e l’incarnato verdognolo smog, il greenery darebbe il colpo di grazia.

Non è propriamente fluo, non è smeraldo, ha una punta di giallo. Ma è tosto da abbinare. Ecco perché, soprattutto nella moda, è stato declinato in modi più o meno accesi. Non va meglio per quanto riguarda il beauty. La scelta di Pantone è infatti totalizzante: Greenery gli abiti ma anche l’arredamento, gli accessori, le pareti di casa, i trucchi. L’ombretto verde notoriamente è off limits per chiunque non abbia gli occhi di Sophia Loren, lo smalto verde mela è quasi un attentato.

Come fare dunque? Basta un tocco. Un accessorio, un singolo capo di abbigliamento da alleggerire con il blu, il bianco o il grigio in inverno o da sdrammatizzare con il fucsia appena la stagione, e l’abbronzatura, lo permetterà.

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Da modella a First Lady. Melania Trump, Carla e Juliana

Melania Trump da modella a First Lady

La stilista di Michelle Obama, Sophie Theallet, ha pubblicato su Twitter una lettera aperta per invitare i suoi colleghi a non vestire Melania Trump. Una ex modella che appena avuta la notizia dell’elezione del marito a presidente degli Stati Uniti, nel cuore della notte, ha aperto l’armadio e ha tirato fuori su due piedi una tuta in seta bianca di Ralph Lauren, siamo sicuri che se ne farà una ragione.

Che piaccia o meno, che si condividano o no le posizioni politiche di Trump, Melanija Knavs per i prossimi 4 anni sarà la First Lady degli Usa. E ovviamente l’attenzione è tutta puntata su di lei. L’ultima mania sui social è il suo sguardo: “Dove ci siamo già visti?”. Ma anche: “Ci conosciamo?”. Oppure: “Non riesco a leggere l’insegna lì in fondo” scrivono gli utenti che ironizzano sul fatto che strizzi spesso gli occhi e tenga le labbra socchiuse. Ma la vera ossessione è il suo passato da modella.

Melania Trump
Melania Trump

È la prima inquilina della Casa Bianca di origini straniere in quasi due secoli di storia americana (l’altra fu la britannica Louisa Adams, moglie John Quincy Adams, presidente dal 1825 al 1829). Nata 46 anni fa in Slovenia, nel piccolo paese di Sevnica, a 16 anni viene scoperta dal fotografo sloveno Stane Jerko a Lubiana, dove studiava design e architettura.

A 18 anni la svolta: Melania Trump viene arruolata a Milano nell’agenzia di modelle Riccardo Gay, e sfila con alcuni dei brand più prestigiosi, da Gucci a Valentino. Nel 1996 si trasferisce negli Usa. In poco tempo si guadagna le copertine di ‘Vogue’, ‘Harper’s Bazaar’, ‘In Style’, ‘Allure’, ‘Vanity Fair’, ‘Glamour’ e ‘GQ’ (per il quale posò nuda nel gennaio 2000).

È a una festa organizzata durante la Fashion Week newyorkese che incontra Donald Trump. A quei tempi era molto meno raffinata di adesso. Capelli neri corvini con frangetta di tanto in tanto un po’ unta, seno in vista, un amore sfrenato per pailettes e lustrini. Lui le fa la corte, lei resiste quel tanto che basta. Dopo un anno di fidanzamento nel 2005 si sposano.

I look di Melania Trump
I look di Melania Trump

Inizia la trasformazione. Oggi i capelli sono di un castano d’orato ingentilito da onde. Via i top senza maniche che mettono in mostra il decolleté e benvenuti tubini di Galliano. Addio a brillantini e sbrilluccichii vari: meglio la classica pussybow Gucci (per i profani, la camicia con il fiocco accollata come nonna vuole) con una sobrissima gonna al ginocchio. Se la transizione Obama – Trump non sarà senza problemi, sicuramente il look della first lady non sarà uno di quelli.

Melania Trump è solo l’ultima delle modelle diventate first lady.

Carla Bruni, la premiere dame

Non sempre si è distinta per simpatia ma è stata e rimane una icona di stile Origini italiane e piglio indiscutibilmente francese, Carla Bruni proviene da una ricca famiglia torinese, proprietaria del castello di Castagneto Po, costretta a fuggire a Parigi quando la piccola Carla aveva solo sei anni a causa delle minacce delle Brigate Rosse. Dopo un’adolescenza vissuta a cavallo tra Svizzera e Francia, inizia la sua carriera nella moda all’età di 19 anni. In poco tempo diventa una delle modelle più pagate del mondo, arrivando a guadagnare fino a 7,5 milioni di dollari l’anno.

PARIS, FRANCE: Italian model Carla Bruni shows a pink evening gown 20 January designed by Gianni Versace for the Haute-Couture 1996 Spring/Summer collection in Paris. AFP PHOTO (Photo credit should read GERARD JULIEN/AFP/Getty Images)
Carla Bruni, 1996

Appena abbandonato l’Eliseo, nel dicembre 2012 Vogue le dedica la copertina. Compare ringiovanita, sexy, e libera di tornare a dedicarsi alla moda e mettere i tacchi che la differenza di statura con Nicolas Sarkozy aveva imposto di accantonare.

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I look da premiere dame di Carla Bruni

Juliana Awada, icona argentina

È considerata una delle donne più eleganti del mondo. La nuova first lady argentina per ora non ha sbagliato un colpo. La moglie del presidente Mauricio Macrì è considerata la trend setter del Paese da quando ha incantato anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama durante la cena al Kirchner Cultural Centre di Buenos Aires nel marzo 2016. Così ora le donne di mezzo mondo cercano le sue foto sul web, per copiare i look di una donna che, nonostante il ruolo sociale autorevole, non rinuncia a jeans e blazer sportivi, per essere comoda ma sempre affascinante. C’è chi la paragona a Jackie Kennedy o alla Regina Rania di Giordania.

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Juliana Awada

Alta, bruna, 42 anni, Juliana è prima di tutto un’imprenditrice: ha ereditato dai genitori, immigrati libanesi di religione musulmana, l’azienda tessile con la quale produce e vende tessuti in tutta l’America Latina. Ha studiato a Oxford, ed è forse da lì che ha rubato l’aplomb e un certo modo di porsi, sempre molto british, senza dimenticare però il caldo carisma argentino. Cresciuta tra i tessuti, ha imparato l’arte del vestire durante i viaggi che faceva con la madre attorno all’Europa. Nel 2009 ha sposato Macrì.

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Juliana Awada look

 

Carla Bruni, Juliana Awada, Melania Trump. Tutti i look delle modelle diventate First Lady

Vero o falso? Moda made in China

Se pensate che il cinese con la macchina fotografica in mano sia un luogo comune come il panino con la lasagna beh sappiate che non lo è. Nelle grandi città della Cina non c’è uomo, donna o bambino che non abbia un cellulare e un selfie stick in mano. Ho visto una ragazza di Pechino organizzare una sorpresa al fidanzato per il compleanno, l’ha portato in un ristorante lussuoso e panoramico con vista sulla città e gli ha fatto trovare una torta enorme. Prima di ringraziarla, prima di spegnere le candeline, prima di essere sorpreso, aveva il telefono in mano. La ragazza non se l’è presa perché tanto stava facendo una foto anche lei.

La fotografia d’altra parte può essere considerata un aspetto dell’arte in cui i cinesi sono maestri: la riproduzione della realtà. La moda made in China ne è un esempio.

Come in occidente, anche gli stilisti cinesi si occupano di prêt à porter e di alta moda. Non c’è però ancora una uniformità nel loro stile, un qualcosa che renda “il look cinese” identificabile come “il look alla francese” o “all’inglese”. Tutto questo perché la Rivoluzione culturale promossa da Mao Tse-Tung ha cancellato molti aspetti tradizionali e culturali del paese, compresa la storia del costume. Mao ha per esempio introdotto lo zhongshan, una giacca-divisa con quattro tasche e il colletto alla coreana che tutti dovevano indossare allo stesso modo. Solo le riforme che sono state fatte dagli anni Ottanta in poi hanno permesso la nascita dell’industria della moda e quindi l’affermarsi di stilisti, ognuno con una sua interpretazione personale dello stile tradizionale cinese.

Wang Yiyang
Wang Yiyang

Nell’attesa che Wang Yiyang, Laurence Xu o Yiyang si affermino a pieno nella scena internazionale, è nei Fake Market, i mercati del falso, che si esplica la massima creatività della moda made in China. Sono molte la fabbriche che si trovano in Cina e non è raro che i dipendenti riescano a sottrarre qualche pezzo, magari fallato o in sovrapproduzione, per rivenderlo poi a prezzi stracciati. Per avere un’idea, una borsa dal costo di 3000 euro viene venduta a 300. Naturalmente è tutto falso, ma un falso in grande stile, con tanto di numero di serie, scatola e cartellino di originalità. Spesso la merce migliore è nascosta nei magazzini e solo quando il negoziante pensa di avere davanti un acquirente interessato le tira fuori. La contrattazione poi è tutto. Un portafoglio Ferragamo in pelle: prezzo iniziale richiesto 39 euro, aggiudicato dopo il consueto tira-e-molla a 10 euro. Una cintura in cuoio Armani: prezzo di partenza 45 euro, accordo finale a 10 euro. Un paio di mocassini Tod’s da uomo, in pelle marrone. Si parte da 98 euro, si chiude l’affare a quota 39. Cinque magliette Dolce & Gabbana per 40 euro in tutto.

Nelle grandi città del Paese l’80% delle persone che incontrerete per strada hanno una borsa di Chanel dell’ultimo modello o una Birkin di Hermès.

Susie Lau, Style Bubble
Susie Lau, Style Bubble

In Cina anche le fashion blogger sono un fenomeno recente. Sempre attente a quello che succede nei paesi occidentali e stufe di quello che propone il sito “mainstream” di Vogue China, si sono cominciate a dare da fare, cercando un approccio più personale al tema della moda. Il nome di Susie Lau probabilmente non vi dirà nulla eppure è la più famosa nel suo paese: il suo stylebubble, nato nel 2006, conta 30.000 visitatori il giorno. Un altro esempio di blogging è quello di Nancy (Xiaoxi) Yang, giovane cinese che vive e lavora a Berlino.

La via da seguire non è quella dei social tradizionali che in Cina non sono autorizzati, quindi al posto di facebook e twitter, si usa Weibo. Simil-twitter, ma usato come Simil-facebook. In un Paese con oltre un miliardo di abitanti essere famose non è una cosa da poco.

Chelsea Clinton e Ivanka Trump, first daughter a confronto

Dicono di essere amiche e che la campagna elettorale non intaccherà il loro rapporto ma il posto da First Daughter è uno solo. Chelsea Clinton e Ivanka Trump, amore di mamma e cocca di papà, hanno avuto nella campagna elettorale di Hillary e Donald un ruolo forse più importante di quanto si rendano conto. Nell’America che scandaglia la vita privata dei due candidati alla Casa Bianca, anche loro sono diventate oggetto di confronto.

Chelsea Clinton e Ivanka Trump
Chelsea Clinton e Ivanka Trump

Trentenni, mamme e lavoratrici, sposate con uomini ricchissimi legati alla fede ebraica, cresciute in un ambiente privilegiato, le due donne sono vicine anche perché le rispettive case a Manhattan si trovano a pochi metri l’una dall’altra.

“Il nostro rapporto non ha mai avuto valenza politica e non la avrà ora. Sarà lo stesso anche dopo la campagna. Siamo molto grati che lei (Ivanka Trump, ndr) e i suoi figli siano parte delle nostre vite e che noi e nostra figlia facciamo parte della loro”, ha dichiarato Chelsea.

Chelsea e Hillary Clinton
Chelsea e Hillary Clinton

In un’intervista Ivanka Trump ha fatto altrettanto: “Tra me e Chelsea va tutto bene. La considero un’amica molto vicina e per lei è lo stesso. Abbiamo un grande rapporto. Nessuna sta correndo per un incarico pubblico. Non ho ancora conosciuto il nuovo bambino ma le ho inviato un regalo”.

Mentre Chelsea Clinton è un volto famigliare per gli americani, quello di Ivanka appare fresco e nuovo. Ma chi sono le due candidate First Daughter?

Chelsea Clinton

Chi negli Anni ’90 guardava lo spettacolo del bagaglino ricorderà che la piccola Chelsea veniva teneramente soprannominata “cessa”. Crescendo, e con un buon estetista e un buon parrucchiere, a nessuno verrebbe mai da chiamarla così, ma se Ivanka è imbattibile dal punto di vista del glamour, questa first daughter si è sempre distinta per la sua intelligenza. Figlia unica, università a Stanford, Columbia e Oxford, un primo lavoro come giornalista per la Nbc, un passaggio da McKinsey, e ora una posizione di leadership nella Clinton Foundation. Pare non abbia un carattere facilissimo. “Quella ragazzina viziata ci farà impazzire”, ha confessato in tempi recenti – e con tono esasperato – lo staff di Hillary parlando di sua figlia, nelle mail rivelate da Wikileaks. Nel 2010 ha sposato il banchiere ebreo Marc Mezvinsky, insieme hanno due figli: Charlotte, 2 anni, e Aidan, 4 mesi. “Casa” è un appartamento sopra il Madison Square Park di Manhattan.

Chelsea bambina
Chelsea bambina

I rapporti con la mamma

Il suo profilo Twitter è tutto un “my mom” (“la mia mamma”), mentre i selfie di lei sorridente la immortalano con le coetanee durante i comizi. Chelsea è entrata alla Casa Bianca a 13 anni, quando Bill diventa presidente. Viene travolta anche lei da quello che per il mondo è il sex-gate, ma per lei “l’amante di papà” e un dramma familiare. Lei era ancora una bambina ma i giornali la sbattono in prima pagina insieme a Hillary. L’unione tra mamma e figlia è sempre stata fortissima e Chelsea era in prima linea già nella campagna del 2008: “Mia madre è una lottatrice, non si arrende, sono orgogliosa di lei”.

Chelsea Clinton
Chelsea Clinton

Ivanka Trump

Bionda e sexy, la figlia di Donald e della ex-modella Ivana Trump a 34 anni è una donna in carriera e mamma di Arabella, Theodore e Joseph. Newyorkese, ha studiato in una delle università della Ivy League, Wharton. A 17 anni era sulla copertina di Seventeen, e poco dopo calcava le passerelle per Versace e Thierry Mugler, oltre ad apparire in una pubblicità di Tommy Hilfiger. Ha un suo sito web dove trovare consigli fashion e una sua linea di abbigliamento. Un po’ it girl alla Paris Hilton ma senza chihuahua e scandali imbarazzanti, anche se in tribunale è stata citata anche lei. Pare abbia copiato nella sua linea di moda il design di un paio di scarpe con il tacco di uno stilista fiorentino. Perché anche nei peccati bisogna mantenere un certo glamour. Ivanka è a capo di un azienda del padre che produce abbigliamento e accessori, sfila di tanto in tanto in passerella ed è spesso ospite nei salotti tv americani. Nel 2009 ha sposato l’imprenditore edile ebreo e editore del New York Observer Jared Kushner che ora è impegnato attivamente nella campagna elettorale del suocero.

Ivanka al Met Gala 2016
Ivanka al Met Gala 2016

I rapporti con il papà

“Se non fosse mia figlia uscirei con lei”. È la cocca di Donald che ne ha più volte sottolineato la bellezza anche con frasi imbarazzanti definendola “un pezzo di fica”. Ivanka ha sempre difeso il padre dalle accuse di sessismo. Il suo discorso dal palco della convention repubblicana di Cleveland, dove indossava un sexy tubino rosa, ha stregato gli elettori più di qualunque uscita sgraziata di Trump.

Ivanka Trump alla convention repubblicana
Ivanka Trump alla convention repubblicana

Fashion Week: Dalla caduta di Bella al furto a Kim Kardashian

New York, Londra, Milano, Parigi. Si è conclusa la maratona delle settimane della moda. Al momento sembra un po’ prematuro pensare a come ci vestiremo nella primavera 2017 quando ancora stiamo cercando di capire in che stagione ci troviamo adesso e se dobbiamo fare o meno il cambio negli armadi. Ma si sa che gli abiti sono solo una delle componenti delle fashion week quindi ecco le curiosità dalle città della moda.

NEW YORK FASHION WEEK (8 – 15 settembre)

Bella Hadid Cade alla sfilata di Michael Kors
Bella Hadid Cade alla sfilata di Michael Kors

BELLA HADID CADE IN PASSERELLA – Mentre sfilava sui vertiginosi tacchi Michael Kors durante la New York Fashion Week, Bella Hadid, è scivolata, inginocchiandosi sulla passerella. Non ha avuto un attimo di titubanza: si è rialzata e ha continuato la sua cavalcata esibendo un grazioso sorriso. Nonostante lo scivolone Bella 19 anni e 6.5 milioni di follower, insieme alla sorella Gigi 21 con 23 milioni di follower, sono le top di punta del momento. Nate da papà palestinese, Mohamed Hadid, e mamma olandese, la ex top model Yolanda Foster, 52 anni, che come le figlie ha dominato le copertine negli anni ’80.

LONDRA FASHION WEEK (16 – 20 settembre)

La sfilata di Burberry alla London Fashion Week
La sfilata di Burberry alla London Fashion Week

LA SFILATA DI BURBERRY – A febbraio era stata la prima azienda ad annunciare che avrebbe unito la collezione femminile e quella maschile in un’unica sfilata, e che i capi si sarebbero potuti acquistare subito dopo, secondo la cosiddetta strategia del “see-now, buy-now”. La sfilata è stata organizzata negli spazi di una ex libreria a Charing Cross Road e già dal giorno si poteva comprare i vestiti online. Chi ha assistito alla sfilata ha trovato sulle sedie il libro di Virginia Wolf Orlando: A Biography, a cui si è ispirato Christopher Bailey, direttore creativo e presidente di Burberry. I vestiti richiamavano infatti l’epoca elisabettiana e alludevano alla mescolanza dei generi, con uomini e donne che indossavano cose molto simili come aveva già fatto Alessandro Michele nelle sue collezioni per Gucci.

MILANO FASHION WEEK (21 – 26 settembre)

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Manuela Migliaccio

CENSURATA LA MODELLA IN SEDIA A ROTELLE – Manuela Migliaccio, 29enne modella e studentessa, paraplegica dal 2009 a causa di un incidente, ha sfilato in sedia a rotelle sulla passerella della Milano Fashion Week ma il vestito si è aperto lasciando intravedere un capezzolo. L’immagine era stata pubblicata con altre sul profilo del presidente di una Onlus che raccoglie fondi contro la paralisi e Facebook l’ha censurata per nudità. Migliaia di utenti hanno protestato al punto che il social network ha fatto marcia indietro e si è scusato.

VOGUE CONTRO LE BLOGGER – Mentre in Italia ci chiediamo se e quanto il fidanzamento tra Fedez e Chiara Ferragni sia fasullo, quattro giornaliste di Vogue Usa –orchestrate dalla direttrice Anne Wintour, la cui filosofia è sintetizzata dall’interlocutorio “o conosci la moda, o lascia perdere” – hanno candidamente suggerito (dal blog della rivista) alle blogger più famose del pianeta di “trovare un altro lavoro”, poiché “state annunciando la morte dello stile”. L’articolo, simpaticamente intitolato Ciao, Milano!, era una sintesi della settimana della moda, raccontava il trionfo del made in Italy (da Prada a Marni), l’ossessione delle blogger per i cambi d’abito (frutto di sponsorizzazione e praticati, secondo Vogue, almeno una volta l’ora) e per le fotografie (anche in mezzo alla strada, bloccando il traffico o rischiando di procurare incidenti).

PARIGI FASHION WEEK (27 settembre – 5 ottobre)

DEBUTTI DA VALENTINO – Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, ex co-designer di Valentino si sono separati. Lei è passata da Dior lasciandolo solo alla direzione creativa. Per entrambi l’esordio a Parigi rappresentava un banco di prova e a spuntarla è stato Piccioli. “Ha superato la prova a pieni voti non solo soddisfacendo le aspettative ma superandole”, scrive entusiasta Sarah Mower su Vogue.com. “La più grande sorpresa – scrive Business of Fashion – non è stata quanto abbia cambiato tutto, ma come sia stato in grado di mantenere le cose semplici visto il suo dichiarato appetito per l’anarchia e una studiata dimenticanza”. Più cauta Vanessa Friedman sul New York Times che ritiene la versione di Piccioli “non così diversa da quella precedente” pur ammettendo che “ha senso”. “Mr Piccioli – spiega – dopo tutto ha aiutato a delineare la precedente estetica di Valentino. In parte è sempre stata una sua espressione”.

Pierpaolo Piccioli
Pierpaolo Piccioli

IL FURTO A KIM KARDASHIAN – L’ereditiera star dei reality era a Parigi per la settimana della moda quando il 3 ottobre è stata rapinata da cinque uomini travestiti da agenti di polizia. Kardashian è stata legata e chiusa in bagno mentre i rapinatori hanno portato via beni per un valore complessivo di 10 milioni di dollari. Tra le cose rubate un anello da quattro milioni di euro e una scatola di gioielli del valore di cinque milioni di euro. Dal residence di gran lusso nel quartiere della Madeleine, nel cuore di Parigi, sono stati rubati anche i due cellulari di Kim con un contenuto di foto e video privati che da solo potrebbe fruttare milioni. I giornali di tutto il mondo avevano parlato di come Kim fosse sconvolta e non facesse altro che piangere. Ora la novità è che pare che si sia inventata tutto e abbia inscenato il furto per aumentare la sua popolarità e ci sarebbe anche un video che sostiene questa tesi. Per tutta risposta Kim ha querelato per diffamazione il sito americano che ha dato la notizia.

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Kim Kardashian alla sfilata di balmain

PFW. I segreti dello stile parigino

Non sono ancora salita sull’aereo e i miei capelli che in teoria avrebbero dovuto avere una piega decente hanno già l’effetto sfatto tipico di Parigi. È iniziata la Paris Fashion Week e con lei gallery, foto e commenti sullo street Style. Un po’ eccentriche e un po’ raffinate perché si sa che maggiore è lo sforzo per conquistare i click della macchina fotografica, minore la resa del look. Ed è così che vediamo Olivia Palermo in pantaloni neri, camicia bianca e famosi capelli accroccati. Anche senza volerlo piove, c’è vento e cielo grigio e nemmeno il boccolo con il ferro di Aldo Coppola più resistente potrebbe sopravvivere quindi tanto vale prevenire.

Belle senza sforzo, eleganti senza impegno. Quei capelli che sembra non vedano una spazzola da mesi, sono infinitamente più chic del boccolo plastico stile Maria Antonietta fatto dal parrucchiere. Quel viso senza trucco mostra una pelle bianchissima dove anche le occhiaie hanno un ché di attraente. Non le vedrete mai accapigliarsi per un paio di appariscenti Louboutin perché loro collezionano Repetto, o meglio, Repettò. È lo stile parigino. Per le francesi innato, per il resto delle donne è un’ arte che si può imparare.

Inès de la Fressange insegna che si può essere parigina in ogni parte del mondo, anche senza baguette sotto braccio, perché l’allure made in Paris, tanto invidiato quanto copiato, è un atteggiamento mentale, da conquistare con il buongusto. Righe e basco a parte.

Ines de la Fressange
Ines de la Fressange

Un solo nome per due icone di stile. Non si parla più di Chiara (Biasi o Ferragni), ma di Charlotte, come Charlotte Gainsbourg e Charlotte Casiraghi.

Charlotte Gainsbourg
Charlotte Gainsbourg

Gli stilisti preferiti. Si spazia dalla Maison di moda più note e lussuose, come Chanel, Celine, Chloé, a marchi più abbordabili ma ugualmente trés chic come Sandro, Maje, Etoile Isabelle Marant, Vanessa Bruno. La parigina è sempre a caccia di nuove griffes, soprattutto se sono creative e abbordabili. Il suo guardaroba consiste in un abile accostamento di capi vintage, pezzi economici e qualche capo di lusso. Banditi i loghi, con un’unica eccezione: L’H di Hermes.

No ai coordinati. È la regola da tenere sempre presente. Decontestualizzare un capo invece che accettarne l’uso canonico è lo sport preferito della vera parisienne. Prima di Yves Saint Laurent nessuno aveva osato l’accostamento blu-nero che oggi è considerato uno dei più eleganti. Aggiungere un paio di dettagli vagamente assurdi può dare risultati follemente eleganti. Un vestito di chiffon stampato con i biker, un pullover di paillettes con i pantaloni da uomo. Una vecchia giacca denim con una camicetta di seta. Un golfino di lana sul vestito da ballo (non c’è niente di più Kitch delle stole o del bolerino). Lo scopo è di dare l’impressione che l’elemento di lusso (il vestito elegante o la camicia di seta), sia capitato lì per caso. Se traspare la ricerca dell’effetto, lo scopo è fallito e si finisce catalogate come “try to hard”, espressione che definisce le ragazze che cercano a tutti i costi di fare stile. Un esempio? Cappello nero a falde larghe, collana di Zara su camicia di jeans, leggings neri, scarpe con la para. Mai e poi mai la borsa abbinata alle scarpe.

Vanessa Paradis
Vanessa Paradis

Gli immancabili. Il buon look si fa con i buoni basici: una giacca da uomo, un trench, un pullover blu marine, una canottiera in cotone sottile, un tubino nero, dei jeans e un blouson di pelle. Le parigine non hanno idoli anche se ammirano Jane Birkin e Charlotte Gainsbourg che azzeccano immancabilmente il casual look (pull di cachemire grigio, jeans, converse o stivali vintage) o Jackie Kennedy nel periodo Onassis: pantaloni bianchi, t-shirt di cotone sottile, occhialoni da sole.

Charlotte Casiraghi
Charlotte Casiraghi

Assimilare le tendenze. Se va di moda il maculato, non vuol dire che bisogna conciarsi in modo da sembrare appena scappate dallo zoo. Basta un dettaglio, come una pochette stampata animalier. Prima di comprare un capo chiedetevi sempre: “Mi va di indossarlo stasera?” se la risposta è “no” oppure: “L’indosserò solo in casa”, oppure: “Magari una volta, a una festa..” lasciate stare.

Acconciature lazy-chic.  I capelli sono fondamentali nel dare quell’allure francese e intrigante, “ce je ne sais quoi” che regala un fascino innocente. Il segreto della francesi è acconciarsi in modo “effortless”: “le parigine fingono di lasciare i capelli al naturale o di averli raccolti in modo casuale e pigro, quando in realtà lo styling è ben studiato e calibrato. A Parigi esistono addirittura dei Bar à Chignon che in 10 minuti realizzano degli chignon meravigliosamente, ma non casualmente, morbidi e disordinati.

Lea Seydoux
Lea Seydoux

Le regole beauty. Per imitare lo stile parigino si dovrà optare per un make up rigorosamente acqua e sapone, della serie il trucco c’è ma non si vede. Unico tocco di colore concesso: le unghie laccate di rosso che donano un tocco di femminilità un po’ retrò.

I 7 must autunno inverno da comprare

I 7 must autunno inverno e come indossarli.

  1. ROSAdusty-pinkCome indossarlo: Somigliare alla protagonista della Rivincita della Bionde è un attimo (giusto per fare un esempio un po’ più attuale visto che anche Barbie ha abbandonato il total pink già negli Anni ’80). Basta un tocco, un singolo capo di abbigliamento o un accessorio, dal cappotto over ai calzini, dalla borsa al cappello. Da abbinare a un outfit neutro, grigio chiaro, blu o nero.
  2. MILITAREstile-militareCome indossarlo: Una delle tendenze per i capispalla della primavera 2016 è certamente lo stile militare. Trench e giacche si fanno mimetici, ma ammiccano volentieri anche a mostrine e alamari, ricordando in tutto e per tutto le divise di esercito, marina e aviazione di ogni nazionalità ed epoca. Perfetti su un vestitino bon ton o su un semplice tubino. Sì alla maglietta tinta unita bianche o nere. No agli stivali e alle camicie ricercate per evitare l’effetto D’Artagnan
  3. VELLUTOvelvetCome indossarlo: tailleur in velluto, giacche in velluto sui jeans, mini abiti in velluto. Da abbinare ad accessori neri, con qualche gioiello. Mantieniti sul basic, è lui il protagonista.
  4. METALLICOmetallicCome indossarlo: Maglie laminate con gonne in cady di seta. Pull senza maniche e gonne metallizzate. La giacca over accostata a top lamé e pantaloni. Gold, silver, bronzee o colorato: l’importante è riflettere i bagliori freddi del metallo.Se non ti senti pronta per il total look prova con la borsa o un paio di scarpe laminate.
  5. CHEQUEREDchecksCome indossarlo: Non pensate solo alla classica camicia da boscaiolo, la stampa chequered compare su bluse bon ton, soprabiti e vestitini.
  6. FRANGEfrangeCome indossarle: sulle gonne le frange esigono un look molto pulito, possibilmente tinta unita o tono su tono. Sulle giacche e sui cappotti sono perfette per il giorno quanto per la sera. Si indossano facilmente con jeans, pantaloni, gonne.
  7. BROCCATO
    China
    Come indossarlo: Broccati, damascati, disegni e grafismi ispirati all’arredamento d’interni prendono vita su giacche, abiti, e accessori. Sofisticati e chic, gli elementi floreali dai toni brillanti che spuntano da abitini e cappotti a fondo scuro, tinte a contrasto su tessuti traslucidi e disegni operati si mescolano a linee moderne ed attuali. Tracolle e maxibag in pelle, sono mixati a dettagli patchwork in tessuto jacquard e camoscio.

I look più belli del Festival di Venezia 73

Si è chiusa la 73esima Mostra del Cinema di Venezia, celebrata dall’ Hollywood Reporter come un’edizione che ha superato per titoli e glamour la contemporanea kermesse di Toronto (“Sorry Toronto” era il titolo). Ecco quindi tendenze, gossip e curiosità, ma soprattutto i look più belli del festival di Venezia 73.

LE COPPIE

  • Alicia Vikander in Louis Vuitton e Michael Fassbender. Quando l’anno scorso presentò al Lido The Danish Girl in pochi conoscevano l’attrice svedese, adesso non solo è una star internazionale ma con il suo red carpet versione coniugale ha conquistato Venezia 73. Naturalmente sexy e innamorata, è arrivata mano nella mano e occhi negli occhi con Michael Fassbender. L’ha conosciuto proprio sul set di The Light Between Oceans, presentato quest’anno alla Mostra. E così anche l’abito versione fashion Heidi di Nicolas Ghesquière acquista un qualcosa di romantico. La forza dell’amore.
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Alicia Vikander
  • Naomi Watts in Elie Saab Couture e Liev Schreiber. Insieme hanno portato a Venezia The Bleeder, e insieme hanno atteso che lui ricevesse il Persol Tribute to Visionary Talent Award, con la stessa naturalezza con cui si fanno i selfie al supermercato o festeggiano la festa del papà in spiaggia con i due figli. Se il primo posto va ai piccioncini di Hollywood, il secondo spetta a una coppia certa/innamorata/affiatata: Naomi Watts e Liev Schreiber. Belli ed elegantissimi, l’attrice ha scelto due abiti floreali, uno blu e giallo (il colore più di moda al Lido quest’anno) di Roksanda per il giorno e un impalpabile e ricamato Elie Saab Couture per la sera.
    Naomi Watts e Liev Schreiber
    Naomi Watts e Liev Schreiber

LE MAMME

  • Teresa Palmer in Prada. Se calcare il tappeto rosso in due ha sempre il suo glamour, anche Teresa Palmer in un certo senso ha fatto un red carpet di coppia. La protagonista femminile del film di Mel Gibson Hacksaw Ridge ha esibito con orgoglio il suo pancione ai fotografi in uno splendido abito Prada rosa. Sarà femmina?
Teresa Palmer
Teresa Palmer
  • Natalie Portman in Dior. La protagonista di Jackie quando vede i flash invece si tocca la pancia come a volerla proteggere. Natalie Portman aspetta il suo secondo figlio dopo Aleph, 5, avuto dal marito, il coreografo francese Benjamin Millepied. Per la premiere ha scelto un vestito monospalla bianco e scivolato. Se interpreti Jackie Kennedy non puoi che superare la prova eleganza.
    Natalie Portman
    Natalie Portman

LE MODELLE

  • Bianca Balti in Jean Paul Gaultier per Ovs. Avete presente quanto inizia a piovere all’improvviso e vi mettete la prima cosa addosso per andare a togliere i panni che avevate lasciato fuori ad asciugare? Ecco, anche se magari lo spolverino dell’OVS è più o meno uguale, l’effetto su Bianca Balti è un po’ diverso… La modella ha sfilato sul red carpet inaugurale della manifestazione indossando in anteprima la nuova collezione del designer Jean Paul Gaultier, creata in esclusiva per il marchio low cost.
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Bianca Balti
  • Barbara Palvin in Philosophy. Ventitre anni, ungherese e bellissima, la top del momento era a Venezia come testimonial L’Oreal. Sul red carpet ha rubato la scena alla madrina Sonia Bergamasco con questo abito a sirena che di più non si può. Con quel tocco di romanticismo, però, che sa dare all’insieme il giusto equilibrio
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Barbara Palvin
  • Suki Waterhouse in Dolce&Gabbana. Ora si è data al cinema (è la protagonista di The Bad Batch di Ana Lily Amirpour) ma una vita passata a sfilare per Burberry e Tommy Hilfiger, Louis Vuitton e Valentino rende praticamente impossibile che sbagli un look. Il suo abito rosa, firmato Dolce e Gabbana, è stato uno dei più belli visti al Lido.
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Suki Waterhouse

LE NUOVE PROMESSE

  • Matilde Gioli in Valentino. Ha vinto il premio L’Oréal Paris per il Cinema 2016, assegnato ogni anno a un’attrice che si sia distinta per il talento, il fascino e una brillante stagione cinematografica. L’interprete de Il capitale Umano e Un posto sicuro, fin dal suo arrivo al Lido, ha dato prova di eleganza con una serie di look tutti firmati Valentino (di cui è testimonial). Il più bello è forse questo total pink, niente acconciature costruite ma lunghi capelli sciolti. D’altra parte ha solo 27 anni.
    Matilde Gioli
    Matilde Gioli
  • Lily-Rose Depp in Chanel. Diventa sempre più bella Lily-Rose Depp, figlia 17enne di Johnny Depp e Vanessa Paradis, che arriva a Venezia per presentare Planetarium sfoggiando un abito giallo di paillettes con dettagli bianchi. Il look, ovviamente firmato da Chanel. Ai piedi un paio di Chanel con tacco gioiello che è formato da un serpente di metallo attorcigliato. Ma la ragazza bionda, testimonial di Chanel per la linea occhiali e adesso anche di un profumo, ha già l’attitude da star. Vogue UK l’ha nominata “style leader” tra le nuove generazioni di Hollywood.
    Lily Rose Depp
    Lily Rose Depp

Siamo pronti a metterle alla prova anche l’anno prossimo…

Perché non cedere alla moda dello zaino

Anche i grandi della moda sbagliano o forse certe volte ci mettono davanti a delle prove per testare il nostro senso critico. Di tendenze strane ne abbiamo viste molte. Ogni volta che riapriamo un vecchio album di fotografie ci chiediamo: “Ma guarda come andavo vestita! Eppure le Silver mi sembravano così fiche in quel momento!”.

Tutti abbiamo avuto una fase fascia per capelli, pantaloni cargo, stivali a calza, cappello all’indietro, snake o collarino con il dente da squalo. É stato propedeutico alla crescita, ne siamo usciti, ed é per questo che non cadremo nella trappola della moda dello zaino.

Direttamente dal ripostiglio dove avevate riposto la vostra cartella Invicta insieme al primo quaderno con le righe strette di terza elementare, é arrivato prima su qualche profilo instagram e poi sulle passerelle.

Sono nati essenzialmente come sacche in tela robusta munite di cinghie e tasconi e destinate agli sportivi. Negli Anni ’80 furoreggiava il modello Prada con i suoi zainetti in tessuto vela, ovvero confezionati con un nylon speciale, ritorto, molto resistente e leggero. Erano gli stessi anni delle foto di vostra madre con le spalline imbottite e i pantaloni a vita alta, e direi che già con questi due capi nei nostri armadi il ritorno al passato l’abbiamo onorato. Oggi lo zaino Prada é arricchito da immagini di Robot, su quelli di Chanel la doppia C é tracciata con spray colorati, per Gucci é personalizzato con fiori, cuori e tigri. Valentino si distingue per le borchie e la stampa maculata. Fendi resta fedele ai suoi “bud bugs” pupazzetti simili a mostriciattoli, un po’ come quando attaccavamo i peluches e gli scooby doo all’eastpak.

Nessuno dice che non siano comodi. Sono sicuramente capienti, pratici per chi va a lavoro in moto o in bici, utili per chi si deve portare dietro le cose dell’ufficio. Insostituibili per chi fa trekking in zone impervie o chi scala le montagne. Ma belli proprio no.

Attenzione insomma a cedere allo zaino, domani potreste trovarvi a riabilitare il marsupio.

Marta Marzotto, ovvero l’arte di portare il caftano

L’icona più glamour per lei era Jackie Kennedy, l’icona assoluta Diane Von Furstenberg. Come presidente della Repubblica non le sarebbe dispiaciuto Giorgio Armani. La moda e Marta Marzotto. Una storia iniziata quando ancora faceva di cognome Vacondio e lavorava come sartina e modella nell’atelier delle sorelle Aguzzi a Milano, e mai finita. Il primo marito, il conte Umberto Marzotto era erede dell’omonimo impero tessile vicentino. Il figlio, Matteo, è stato a capo del Gruppo proprietario di Valentino e la nipote, Beatrice, ex modella considerata icona di stile.

Quattro gli amori nella sua vita. “Ho avuto solo tre uomini. E tutti lo sanno: Marzotto, Guttuso e Magri”. Con l’artista Renato Guttuso la passione è durata vent’anni: “Lo conobbi l’anno in cui nacque il mio primo figlio maschio, Vittorio. Anni dopo lo rincontrai a Roma, nel suo studio. Mi diede il primo bacio quando lasciai la casa. All’improvviso, sulla bocca. Non ricordo se lo restituii. Ero emozionatissima. Era un uomo da corteggiamento all’antica. Mi scrisse subito decine di lettere con frasi irresistibili: “nuvola bionda, dove sei?”. Negli anni, poi, mi scrisse migliaia di lettere. Scriveva tutto di sé”. Mentre è ancora sposata con Marzotto ed è la musa di Guttuso, Marta inizia una storia anche con Lucio Magri, intellettuale e parlamentare comunista. “Era un formidabile rivoluzionario da salotto. Colto, un grande intellettuale e bellissimo, uno degli uomini più belli. Fu di un’abilità diabolica nell’accendermi. È durata dieci anni: lui in fondo amava solo se stesso, il resto era tutta una posa plastica”. Una sintesi dei suoi amori? “Il fascino di Umberto. La fantasia di Renato. La stronzaggine di Magri”.

Il quarto amore è quello per i caftani. Nessuno li indossava quanto e come Marta Marzotto. Da 25 anni, era la sua divisa. Se n’era innamorata a Marrakech e la sua era la Marrakech non del turismo di massa, ma degli antichi riad, delle storiche famiglie del luogo che conosceva una a una e che le passavano gli indirizzi segreti dei migliori tessitori. Caftani colorati e larghissimi, in estate e in inverno, persino con il colbacco. E poi gioielli, a volte anche bigiotteria perché no, lunghe collane, orecchini e bracciali. Mai scontata. Che fossero mostre, eventi, sfilate o spiagge, la regina dei salotti si faceva ritrarre con il suo capo simbolo e l’immancabile ventaglio. L’abbiamo visto leopardato, a fiori, bordato di pelliccia, in seta impalpabile o a righe.

Al matrimonio di Pierra Casiraghi e Beatrice Borromeo
Al matrimonio di Pierra Casiraghi e Beatrice Borromeo

Il caftano la identificava al punto che gli stilisti più celebri gliene facevano omaggio, creandone alcuni solo per lei. Giorgio Armani le regalò quello indossato per il matrimonio della nipote Beatrice Borromeo con Pierre Casiraghi, altri le sono stati donati da Luisa Beccaria, Roberto Cavalli, Alberta Ferretti. Ne possedeva quasi mille, diceva.

Tanto riconoscibile e così importante nella storia della moda italiana che a Marta Marzotto è stata anche dedicata una mostra nel 2011, dal titolo La musa inquieta. Vita, arte e miracoli di Marta Marzotto. Raccontava la sua vita attraverso i suoi caftani.