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Marta Marzotto, ovvero l’arte di portare il caftano

L’icona più glamour per lei era Jackie Kennedy, l’icona assoluta Diane Von Furstenberg. Come presidente della Repubblica non le sarebbe dispiaciuto Giorgio Armani. La moda e Marta Marzotto. Una storia iniziata quando ancora faceva di cognome Vacondio e lavorava come sartina e modella nell’atelier delle sorelle Aguzzi a Milano, e mai finita. Il primo marito, il conte Umberto Marzotto era erede dell’omonimo impero tessile vicentino. Il figlio, Matteo, è stato a capo del Gruppo proprietario di Valentino e la nipote, Beatrice, ex modella considerata icona di stile.

Quattro gli amori nella sua vita. “Ho avuto solo tre uomini. E tutti lo sanno: Marzotto, Guttuso e Magri”. Con l’artista Renato Guttuso la passione è durata vent’anni: “Lo conobbi l’anno in cui nacque il mio primo figlio maschio, Vittorio. Anni dopo lo rincontrai a Roma, nel suo studio. Mi diede il primo bacio quando lasciai la casa. All’improvviso, sulla bocca. Non ricordo se lo restituii. Ero emozionatissima. Era un uomo da corteggiamento all’antica. Mi scrisse subito decine di lettere con frasi irresistibili: “nuvola bionda, dove sei?”. Negli anni, poi, mi scrisse migliaia di lettere. Scriveva tutto di sé”. Mentre è ancora sposata con Marzotto ed è la musa di Guttuso, Marta inizia una storia anche con Lucio Magri, intellettuale e parlamentare comunista. “Era un formidabile rivoluzionario da salotto. Colto, un grande intellettuale e bellissimo, uno degli uomini più belli. Fu di un’abilità diabolica nell’accendermi. È durata dieci anni: lui in fondo amava solo se stesso, il resto era tutta una posa plastica”. Una sintesi dei suoi amori? “Il fascino di Umberto. La fantasia di Renato. La stronzaggine di Magri”.

Il quarto amore è quello per i caftani. Nessuno li indossava quanto e come Marta Marzotto. Da 25 anni, era la sua divisa. Se n’era innamorata a Marrakech e la sua era la Marrakech non del turismo di massa, ma degli antichi riad, delle storiche famiglie del luogo che conosceva una a una e che le passavano gli indirizzi segreti dei migliori tessitori. Caftani colorati e larghissimi, in estate e in inverno, persino con il colbacco. E poi gioielli, a volte anche bigiotteria perché no, lunghe collane, orecchini e bracciali. Mai scontata. Che fossero mostre, eventi, sfilate o spiagge, la regina dei salotti si faceva ritrarre con il suo capo simbolo e l’immancabile ventaglio. L’abbiamo visto leopardato, a fiori, bordato di pelliccia, in seta impalpabile o a righe.

Al matrimonio di Pierra Casiraghi e Beatrice Borromeo
Al matrimonio di Pierra Casiraghi e Beatrice Borromeo

Il caftano la identificava al punto che gli stilisti più celebri gliene facevano omaggio, creandone alcuni solo per lei. Giorgio Armani le regalò quello indossato per il matrimonio della nipote Beatrice Borromeo con Pierre Casiraghi, altri le sono stati donati da Luisa Beccaria, Roberto Cavalli, Alberta Ferretti. Ne possedeva quasi mille, diceva.

Tanto riconoscibile e così importante nella storia della moda italiana che a Marta Marzotto è stata anche dedicata una mostra nel 2011, dal titolo La musa inquieta. Vita, arte e miracoli di Marta Marzotto. Raccontava la sua vita attraverso i suoi caftani.

Saldi estivi 2016: cosa comprare oggi per la prossima stagione

L’inverno sta arrivando. Qualunque fan della serie tv di cui sto parlando saprà che è dalla prima puntata della prima stagione che ce lo sentiamo ripetere ma abbiamo dovuto attendere sei anni e 60 episodi per il fatidico evento. Eppure l’inverno è arrivato. Quello che voglio dire è che a volte bisogna adottare una prospettiva di lungo periodo.

saldi 2016

Nulla di più vero quando si parla di saldi. Per due motivi:

  1. Gli sconti sono iniziati ormai due settimane fa in tutta Italia. Il primo impulso è quello di comprare tutto subito, il primo giorno, nell’orecchio la voce della commessa che ti dice che la tua taglia (qualunque essa sia) finisce subito. Mi viene da dire che se quei capi di abbigliamento hanno resistito in esposizione per un’intera stagione senza che nessuno li comprasse, c’è il margine per pensare positivo. Di solito poi la commessa incline a insinuare l’ansia da saldi è la stessa che si guarderà bene dal dirvi che dopo i primi saldi ci sono anche i secondi e i terzi. Regola vuole infatti che una settimana dopo l’inizio dei ribassi, il prezzo si abbassi ancora e così il 20% diventa il 30% e poi il 40% negli ultimi giorni. Questo quindi è il momento perfetto darsi allo shopping e trovare cose davvero convenienti.
  1. Ma cosa comprare? Ecco il secondo motivo per cui è bene proiettarsi avanti. In questo periodo fa così caldo che la sola idea di provare un pullover sembra stonata. Il cappottino provato sopra il copricostume poi è ancora più strano. L’abbronzatura ci attira verso il bianco. È vero che i saldi sono l’occasione perfetta per togliersi uno sfizio, comprare il capo alla moda di stagione. La gonna midì, la borsa con le frange, il costume intero che a prezzo pieno non avresti comprato, diventano ora molto più appetibili. Ma c’è anche altro da considerare. L’unica area dei negozi più spopolata durante i saldi estivi di quella che espone i capi della nuova collezione (nonostante i tentativi di indurre in tentazione mettendoli sempre in primo piano) è quella dove sono appesi cappotti e maglioni, residui della mezza stagione relegati invece nell’angolo più dimenticato della boutique. Eppure è proprio lì che si possono trovare grandi occasioni per comprare a metà prezzo abiti che indosseremo per tutta la prossima stagione. Basta solo scegliere con un occhio puntato alle tendenze del prossimo autunno. Ecco tre idee per fare acquisti lungimiranti ai saldi estivi 2016:

 

  • Il chiodo di pelle. Il ritorno agli anni ’80 e ’90 riporta in auge anche il giubbotto da motociclista in pelle. Presentato in molteplici varianti: con impunture, decorato da zip o completamente rivestito in paillettes.
  • Il fascino del vecchio West ritorna in passerelle. Per cavalcare e dominare lo stile non possono mancare: frange, stivaletti, giacchine ricamate e capi in pelle.
  • Il colore giallo. A voi scegliere la sfumatura: limone, senape, canarino, ocra o curry. L’importante è avere almeno un tocco di questa nuance per i look dell’inverno.
  • Il giubbotto di jeans. Lavato, trattato, decolorato, diventa la giacca più cool da portare sull’abito da sera. Mentre – di giorno – si reinventa con scritte e pins. Una buona idea da copiare per rinnovare quello che avete già nell’armadio.
  • Il bomber. Sportivo o rivisitato in versione chic. Tinta unito o stampato. Super trendy quello in tessuto matelassé da indossare tono su tono sugli abiti.

 

L’inverno sta arrivando.

Tutti i costumi di tendenza dell’estate 2016

Ormai non possiamo più temporeggiare. Giunti alla metà di giugno neanche la legge non scritta per cui il bel tempo ti illude dal lunedì al giovedì ma il weekend il sole magicamente scompare, ci potrà salvare. Il barattolo di crema rassodante è ancora a metà, le sedute di laser non sono ancora finite, il tempo per lo scrub non l’abbiamo ancora trovato eppure il momento è arrivato: prova costume per tutti.

Orientarsi nella scelta del beachwear non è facile. Le grandi firme hanno prezzi spesso inaccessibili e anche la compratrice più compulsiva ha qualche remora nel pagare cifre a due zeri per pezzetti di stoffa tanto piccoli. Quando si parla di bikini l’ispirazione viene soprattutto guardando cosa indossa la vicina d’ombrellone, l’amica o il profilo Instagram di qualche blogger.

Due anni fa è esploso Janne Ibiza, la linea di micro kini indossati da Belen Rodriguez. Il costume di tendenza della scorsa estate è stato invece sicuramente quello indossato da Alessia Marcuzzi sulla copertina di una nota rivista e poi postato anche sui suoi social. Subito è partita la caccia allo stilista. “Di chi sarà mai il misterioso bikini?” Mentre fan e follower erano ancora alla ricerca, eccolo spuntare anche nelle foto di Anna Dello Russo e in poco tempo è diventato il must have della stagione.

Alessia Marcuzzi indossa il bikini di Kiini
Alessia Marcuzzi e il bikini di Kiini

Probabilmente avrete già capito che si tratta del modello di Kiini che mixa crochet e tessuti tecnici. Sold out in poche settimane. Oggi lo trovate sul sito di Kiini ma consiglierei di dare un’occhiata anche a Yamamay che ha creato un modello molto simile.

Yamamay - Estate 2016
Yamamay – Estate 2016 – Costume rosso con cuciture ai lati

Il 2016 potrebbe essere l’anno del romantico bikini cotone bianco con bordi in pizzo di For Love and Lemons, tra il costume da bagno e la lingerie, ha conquistato anche Chiara Ferragni che l’ha sfoggiato in spiaggia a Copacabana e ha postato la foto su Instagram. La strada direi che è spianata.

Chiara Ferragni con costume For Love and Lemons
Chiara Ferragni con costume For Love and Lemons

Nel mondo del beachwear bisogna considerare che è spesso tra i marchi che vendono prevalentemente online o alle vendite private che si trovano i modelli più interessanti. Ognuna di noi ha poi il suo modello del cuore, non importa da quanti anni lo possediamo e se è o no passato di moda perché è solo con quel costume che ci sentiamo sicure di noi stesse.

Uno sfizio l’anno però ce lo possiamo togliere e scegliere uno dei costumi di tendenza dell’estate 2016, magari anche a prezzi accessibili.

Ecco tutti i costumi di tendenza dell’estate 2016 :

  1. RIGHE –  bikini a mini & maxi stripes, bicolori o multicolori.
  2. STAMPE A FIORI – romantici o pop, in cotone stile Saint Tropez sui toni pastello o tecnici dalle tinte sgargianti.
  3. ETNICO – influenze etniche, tribali, animalier, tutte unite da colore. E su top e slip compaiono le frange. Quando il Coachella style incontra lo spirito gipsy di Ibiza.
  4. BIANCO – Intero o due pezzi purché sia bianco ottico, il perfetto complemento dell’abbronzatura.
  5. COSTUMI INTERI (meglio se TOTAL BLACK) – cosa c’è di più elegante di un costume intero nero? Davvero niente. E le proposte sono molte. Tutte varianti sul tema della più raffinata semplicità.
  6. SURFER E SPORTIVE – tecnici e zippati. Oppure olimpionici e accollati. compatti e in neoprene, hanno colori accesi e finiture tecniche.
  7. STAMPE TROPICAL – non la classica stampa hawaiana: palme, hibiscus, fiori e uccelli tropicali popolano i bikini 2016 creando nuove fantasie e giochi di colore.
  8. POIS – questa stampa retro torna protagonista delle estati italiane.
  9. ANNI ’50 – gli slip sono a vita alta mentre i reggiseni a fascia ricordano i corsetti. Strutturato e fasciante, da accessoriare con gioielli e accessori per un look da neo diva, perfetto per una festa in piscina o un aperitivo al tramonto.
  10. UNCINETTO – lavorati a maglia, in piqué, di twill e in tessuto a nido d’ape, tutti con lavorazioni a maglia geometriche. Le finiture e i laccetti hanno fantasie grafiche o con sfumature fluo, riflettenti.

 

Perché tutti parlano delle nuove divise Alitalia

Sono cresciuta con un’amica che in fatto di moda ha due sole convinzioni ferree: le calze color carne sono il demonio e il verde sbatte. È stata lei la prima a cui ho pensato quando ho visto l’evento Facebook “Salviamo le hostess Alitalia dalle nuove divise” che in poche ore ha raccolto quasi 10mila partecipanti e 29mile clic. L’obiettivo, come si legge nella pagina, è una “petizione per la sostituzione della calza verde con una più sobria calza color carne!”. Non so quale orrore di moda avrebbe preferito ma sono certa che su una cosa sarebbe stata d’accordo: il motivo per cui si parla tanto delle nuove divise Alitalia è che sono irrimediabilmente brutte.

Le nuove divise Alitalia
Le nuove divise Alitalia

Dimenticati i tempi in cui vestivano Armani e Sorelle Fontana, oggi le assistenti di volo indossano tailleur rossi con le calze verdi per il personale a bordo e verdi con le calze rosse per il personale a terra. Per le divise maschili, invece, i colori sono grigio antracite e verde bosco, con cravatte rosse e verdi che richiamano gli abiti femminili.

Le divise Alitalia nella storia
Le divise Alitalia nella storia
Le divise Alitalia nella storia
Le divise Alitalia nella storia

Condannate a un perenne 25 dicembre, le hostess non possono ovviamente opporsi ma ci ha pensato il web a scatenarsi contro le uniformi ritenute dai più troppo severe, castigate e abbottonate ma soprattutto contro le calze.

Tra le voci del coro spunta anche quella di Selvaggia Lucarelli. “L’ultima (e la prima volta) che ho indossato i collant verdi ero alla recita scolastica e facevo il cespuglio parlante. Molta solidarietà alle hostess di Alitalia, davvero”.

Per molte donne texture, denari e trasparenza sono una scelta di vita, un terreno campale in cui si scontrano le puriste della calza velata e le integraliste dei 50 denari. Che il color carne dia lo stesso effetto lucido di un fondotinta sbagliato è ormai accettato invece dalla maggior parte della popolazione così come il fatto che neanche Elle Macpherson, la supermodella soprannominata “The body”, ha mai ostentato così tanta sicurezza da indossare quotidianamente collant colorati. Divertenti sì, donanti no.

Si sa però che non sempre uomini e donne hanno le stesse idee su cosa l’altro sesso dovrebbe o non dovrebbe mettersi addosso. Ci sono mariti e fidanzati che hanno il feticcio del plateau, impazziscono per le parigine, amano i cerchietti per capelli oppure odiano le ballerine. Non c’è un particolare motivo. Probabilmente il feticcio di Ettore Bilotta, designer italiano indipendente e stilista della nuova collezione di divise per il personale di Alitalia, sono le calze colorate.

Così ha risposto alle critiche in un’intervista all’Huffington Post: “Sono stato io a volere fortemente i collant verdi. Quelli color carne sono orrende, antiche. Era arrivato il momento di cambiare”.

E su questo siamo d’accordo. Ma del nero hai mai sentito parlare?

Dal 1950 ad oggi le divise dell’Alitalia sono state rinnovate per dodici volte con le firme di grandi nomi della moda: si va dalle divise più classiche delle sorelle Fontana (tailleur color blu scuro e gonna sotto al ginocchio) ad Alberto Fabiani (1973 divise giallo ‘albicocca’), fino a Giorgio Armani nel 1991 (giacca blazer color verde-grigio), poi le attuali divise Mondrian. Ora tocca a Bilotta, stilista molto amato in Medio Oriente, che disegna le divise di Etihad fin dal 2003 tanto che alcuni l’hanno anche accusato di aver imposto i dettami della cultura araba scegliendo un look tanto castigato (da notare però che le assistenti di volo Ethiad non hanno le calze fluo, fossi dell’Alitalia farei volentieri a cambio).

Divise Ethiad
Divise Ethiad

“Questi abiti sono una rivisitazione della moda anni ’50, con un’inversione di tendenza rispetto alla tradizione – dice ancora Bilotta all’Huffington Post – Per i colori, mi sono ispirato a quelli della nostra bandiera, anche se ho fatto un sogno che mi ha aiutato a definirne le tonalità. Per il cappellino, il cui ritorno è stato apprezzato da molte dipendenti, ho preso ispirazione dai terrazzamenti delle Cinque Terre, un luogo che amo particolarmente”.

Quindi care hostess è tutta colpa di un incubo, ma ringraziate di non essere delle Mauritius altrimenti vi toccava la divisa verde, gialla, blu e rossa.

 

Le 10 fashion blogger più influenti che non conosci

Il mondo è piccolo, piccolissimo. Esci con qualcuno che non è il tuo fidanzato o la tua fidanzata e incontri una sua lontana cugina. “Ma dai non glielo dirà!”. Glielo dice sempre. Sparli di qualcuno e dietro di te c’è il suo migliore amico, vieni invitato da una parte e il giorno dopo hai 18 nuove richieste di amicizia, non vieni invitato e la tua vita sociale è finita. In un mondo in cui 3,5 milioni utenti hanno espresso il loro apprezzamento alla foto throwback di Justin Bieber e Selena Gomez insieme su Instagram, coronando lo scatto come quello con più like di sempre, rischiamo a volte di perdere il senso delle cose.

La tua compagna di classe, assolutamente normo-tipo, normo-alta e normo-carina, è diventata la star dei social network, posta solo selfie ammiccanti, ha occhi enormi e gambe lunghissime. Ormai anche un bambino sa che basta guardare i contorni di braccia e cosce per capire se sulla foto è intervenuto il ritocco e non è più un segreto per nessuno che con 20 euro ti compri “K” follower. Ma ci sono numeri e numeri.

Fino ai 500/1000  seguaci sei una persona normale, che dei social fa uso personale, magari fai delle belle foto e sei particolarmente carino/carina. Le migliaia si comprano facilmente, andando a pescare in ampi bacini di russi, asiatici o utenti di chissà quale parte del mondo che sicuramente non sono amici della tua compagna di classe di cui sopra. Molte fashion blogger nostrane invidiate, venerate e ossessivamente seguite arrivano al milione di follower. Sono sempre in giro per il mondo, ricevono gratis i più bei vestiti e sono invitate ai party più in. Pensiamo siano sul tetto del mondo ma in realtà c’è molto di più.

Ma chi sono i veri re e soprattutto regine dei social? Sicuramente non è solo questione di numeri. Leggete questa classifica e scoprirete che dei 10 fashion blogger più influenti del 2016 probabilmente non avete mai sentito parlare.. tranne che della numero uno.

 

  1. Chiara Ferragni – The Blonde Salad. Italia. Può piacere o non piacere, stare simpatica o antipatica, si può dire che abbia avuto gli agganci giusti ma anche se non te ne frega niente che Theblondesaladgoesto non so dove, una cosa è innegabile: è stata tra le prime, in tanti hanno provato a copiarla ma nessuno ci è riuscito. Chapeau. Follower: 5,9 milioni
  2. Aimee Song – Song of style. Americana di origini asiatiche. Interior designer di Los Angeles, i suoi video raccolgono gradimenti a 5 zeri. Follower: 3,5 milioni
  3. Kristina Bazan – Kayture. Svizzera. Follower: 2,3 milioni. È una modella e blogger svizzera che ora vive a Los Angeles. Nel 2011 ha iniziato l’attività di imprenditrice di se stessa.

 

  1. Julia Engel – Gal Meets Glam. Usa. Laureata presso la Heberhardt School of Business, una carriera da digital marketing ed un blog che ora è il suo lavoro a tempo pieno.
  2. Wendy Nguyen – Wendy’s Lookbook. Usa. ha un canale Youtube con oltre 600 mila iscritti. Dà consigli attraverso il sito «Lookbook of Wendy». Ex impiegata in banca, ha sempre amato la moda ed è stata convinta a dedicarsi al mondo fashion dagli amici.
  3. Julie Sariñana – Sincerely Jules. Messico. Ha aperto il blog nel 2009. Adesso, promuove una sua linea di t-shirt con frasi e citazioni.
  4. Blair Eadie – Atlantic-Pacific. Newyorkese chic. Difficile trovare una foto su Instagram in cui la bionda non abbia gli occhiali da sole.
  5. Chriselle Lim – The Chriselle Factor. Corea. Chriselle Lim è una wardrobe stylist. Dà suggerimenti su come vestirsi in video e ha lavorato con brand come Banana Republic.
  6. Gala Gonzalez – Amlul By Gala Gonzalez. Spagna. Modella, blogger e dj. Vive a Londra e ha una sua linea di vestiti.
  7. Nicole Warne – Gary Pepper Girl. Australia. Classe 1990. È super paparazzata.

Il mondo è grande, grandissimo.

 

 

Giorgio Armani uno di noi

«Durante il mio tragitto in macchina da via Borgonuovo a via Bergognone a Milano osservo sempre le ragazze e le donne alle fermate degli autobus. Sono tutte vestite uguali. Giubbotto imbottito, pantaloni stretti, scarpe con il tacco nero e grosso in pelle, un paio di occhiali scuri. Ci vuole un po’ più di femminilità, la donna si deve distinguere dal buon operaio che va a sistemare la luce in un appartamento o ad aggiustare le rotaie dei tram. Per me questa è un’omologazione che riflette la non voglia di vivere, la voglia di esserci. Negli anni le donne hanno imparato a non seguire una corrente di moda in modo piatto, ma ad essere un po’ più personali. È questo ciò che devono riacquistare».

Potrei averlo detto io passando per Piazza Euclide a Roma, potrebbero averlo detto molte di voi guardando le ragazze tra i 13 e i 18 anni di Torino, Firenze o Palermo. L’abbiamo scambiato per i primi segni della vecchiaia che avanza (come la prima volta che ti trovi a pensare “eh, ai miei tempi…” e improvvisamente ti senti tua madre). Invece no. L’ha detto Giorgio Armani in un’intervista al settimanale Marieclaire. Ha 81 anni di cui più di quaranta passati nella moda. Stilista e imprenditore tra i più celebri al mondo, qualche giorno fa ha presentato la sua collezione autunno-inverno 2016-17 a Mosca tornando in Russia dopo 7 anni. Eppure quest’uomo, che non è lo stilista meteora vestito da scemo ma uno che ha dato addirittura il nome ad un colore, il “blu Armani”, la pensa esattamente come noi sui capi improbabili che vediamo sfilare in passerella, sull’omologazione dei giovani, sulla differenza tra eleganza e appariscenza e addirittura sulle signore vestite come le loro figlie adolescenti. Leggere per credere.

Di seguito parte dell’intervista a Marieclaire, ecco cosa pensa Giorgio Armani..

 

..Sull’essere classici oggi.

Ve lo spiego così: ho portato in passerella l’idea del classico attraverso l’evoluzione del mondo attuale. L’80% di questa collezione è fatta di capi che definisco “normali”. Pantaloni morbidi, gonne che però non sono minigonne. Non c’è una ricerca spasmodica nella trasformazione estetica di un aspetto femminile. C’è la volontà di rendere plausibile e aggiornata, attraverso ad esempio i grafismi, una proposta di moda».

 

..Sulla moda di oggi.

«Trovo che oggi ci sia una proposta che vuole essere a tutti i costi sexy e stravagante. Io toglierei da questo discorso “a tutti i costi”. Io sono per lo stare più schisci, come si dice, perché oggi abbiamo anche bisogno che questi capi una volta arrivati in negozio trovino le acquirenti, non LA acquirente. Questo naturalmente non esclude il fatto che una donna che compra una gonna a motivo geometrico poi non possa indossare sopra una giacca da uomo rigorosissima».

 

..Sui giovanilismi, il ridicolo e il grottesco.

«Il ridicolo è una cosa che ho sempre temuto. Magari lo sono stato anche io, a mio modo. Penso ai miei beige, senza mettere un colore per anni. Però tutto sommato questi beige li vedo ancora aleggiare nell’aria (sorride). Ridicolo per me è uno stampato particolarmente violento, la sovrapposizione di elementi che portano a una grande confusione. L’eccesso di volgarità voluta, la trovatina, le incongruenze di certi abbinamenti, ma anche il mettersi una scarpa che rende la caviglia grossa o una minigonna se per conformazione fisica non la si può indossare. Ci tengo a precisare comunque che oggi non sono le donne a essere ridicole, ma la proposte di moda a essere a volte ridicola. A me piace il gioco di recuperi, di una moda identificabile come giovane e destinata ai più giovani, che però viene adattata a persone che vogliono sentirsi tali senza essere, e lo ripeto alla noia, grottesche».

 

..Sulle donne nel 2016.

«Oggi c’è la donna che non ama la forma un po’ più “violenta” di una proposta di moda, e quella che invece aspetta solo quello. Decidere quante siano le donne che la pensano in un modo oppure nell’altro è mortale. Oggi non è chiaro, non si capisce. Vedo delle signore anziane, sulla settantina, con il giubbotto in pelle con la zip, i leggins neri e le scarpe con il tacco alto. Hanno settant’anni, e così vanno anche al supermercato. Detto questo, si è detto tutto. Un tempo quella stessa donna indossava una gonnellina al ginocchio e tacchi bassi per paura di cadere. Adesso quelle stesse donne vogliono essere alla pari. Tanto di cappello. Perché devono essere relegate a un cliché che alla fine è un po’ stantio? È il fattore democratico della moda di oggi».

Coachella 2016, cose da gente “in”

Se non vai al Coachella non sei nessuno. Questo è più o meno il messaggio che tra i social network sembrava serpeggiare nelle ultime due settimane. Tripudi di coroncine di fiori su Instagram, solo feste in piscina indossando vestitini hippie su Facebook. H&M ha addirittura creato una collezione apposita per il Coachella, come se per tutte le ragazze che entrano nel negozio fosse scontato prendere il giorno dopo un aereo per la California e farsi un paio di giorni in mezzo al deserto. “Dove andiamo per il 25 aprile?”, “Non saprei, è brutto tempo su tutta l’Europa!”, “Va bene allora andiamo a Indio!”.

Indio, è questa la meta da cerchiare sulla cartina. Per due weekend consecutivi, 15 – 17 aprile e 22 – 24 aprile, in questa località del sud della California, ignorata per il resto dell’anno, si tiene il Coachella Valley Music and Art Festival.

Si tratta di un grosso evento non solo dal punto di vista musicale: partecipano attori, personaggi più o meno celebri in tv e sui social network. Ogni fashion blogger che abbia qualche aspirazione di gloria deve passare da qui. È la tipica situazione in cui i vip amano “mischiarsi con la gente”, come se nascoste da dei mini top di pizzo e dagli occhiali tondi e specchiati le modelle di Victoria Secrets, assidue frequentatrici, potessero passare inosservate. Decine di giornalisti fotografano e commentano minuziosamente i look delle celebrità. Negli anni, da evento radical alla Burning Man, dove quello che fai li deve rimanere, Coachella è diventata un’occasione in cui anche per il pubblico è fondamentale mostrarsi “cool” rispettando uno stile a metà strada tra l’Indie e l’Hippie che nel tempo ha incanalato una serie di cliché: coroncine fiori (o da ballo del liceo come quella di Chiara Ferragni), pizzi e gonnelline.

Ma che cos’è il Coachella? L’annuale music festival offre in tre giorni per 12 ore al giorno, da mezzogiorno a mezzanotte, concerti che variano dall’hip hop all’elettronica, dal rock all’indie. Il tutto su 7 diversi palchi dislocati nella Coachella Valley. Nell’edizione 2016 si sono esibiti i Guns N’Roses, gli LCD Soundsystem, Calvin Harris, Ellie Goulding e molti altri.

La gente è tanta, tantissima, la polvere del deserto è tanta, tantissima. C’è la possibilità di acquistare dei biglietti VIP che danno accesso a una zona con bar e food trucks per prendersi una pausa dalla folla. È qui che si ritrovano le celebrità: quest’anno sono state avvistate Kate Bosworth, Diane Krueger, Alexa Chung, le sorelle Hilton, Chiara Biasi. Alessandra Ambrosio con una schiera di amiche brasiliane e colleghe di VS è stata al Coachella entrambi i weekend, Chiara Ferragni solo al primo e, stando a Instagram, è ora volata in oriente.

 

Nella Gallery alcuni dei migliori look.

 

E sono 90..Happy Birthday Queen Elizabeth

Le rare volte in cui twitta si firma “Elizabeth R.”, dove “R” sta per “regina” in latino. Ha il rigore di un direttore marketing, il senso della scena di una rockstar, e da 64 anni ha plasmato il passato , il presente e il futuro dell’Inghilterra. Il 21 aprile Elisabetta II compie 90 anni.

Sarà la stessa sovrana ad accendere la prima delle mille torce che verranno installate in tutto il Regno Unito per le celebrazioni che si terranno nei giardini del castello di Windsor. Uno dei momenti centrali dei festeggiamenti sarà l’evento-spettacolo trasmesso in diretta tv e sold out già da novembre. Sul palco si esibiranno tra gli altri anche Kylie Minogue e Andrea Bocelli e interverrà l’attrice Dame Helen Mirren, che ha vinto un Oscar per la sua interpretazione di Elisabetta II nel film ‘The Queen’ del 2006. Attraverso le performance di cantanti, attori, star internazionali, verrà ripercorso il regno di Her Majesty.

Tutto iniziò con l’abdicazione di Edoardo VIII per amore di Wallis Simpson che portò sul trono il padre della “princess Lilibet”. Salita sul trono il 6 febbraio 1952 a 25 anni, Elisabetta il 9 settembre 2015 ha battuto il record del regno più lungo, strappandolo alla trisavola Victoria, al potere per 63 anni, sette mesi e due giorni, fra il 1837 e il 1901.

Elisabetta II da giovane
Elisabetta II da giovane

Il segreto dell’eterna rilevanza della sovrana è nell’aver adottato il principio in base al quale “un monarca deve essere visto se vuole essere creduto”. Il che spiega le 266 visite ufficiali in 116 Paesi (anche se The Queen non ha passaporto) ma anche il suo approccio al guardaroba. Gli abiti sono di colori brillanti, spesso inusuali, per agevolare l’individuazione tra la folla; il cappello aggiunge qualche centimetro ed è sempre disegnato in modo da lasciare il volto scoperto. L’obiettivo è quello di dare a tutti la possibilità di dire: “Oggi ho visto la regina”. Fu sempre Elisabetta nel 1970 a introdurre il rito della “passeggiatina”: il breve tragitto da compiere a piedi tra la macchina e la destinazione finale per farsi salutare il più possibile.

La regina al matrimonio di Zara Phillips
La regina al matrimonio di Zara Phillips

C’è un colore che Sua Maestà predilige per nozze, battesimi e insomma appuntamenti lieti: il giallo sinonimo di felicità. Lo ha indossato in occasione del matrimonio di William e Kate nel 2011 ma anche nella sua prima copertina, a tre anni, nel lontano 1929 quando era ancora solo l’adorabile primogenita del duca di York.

la regina al matrimonio di William e Kate
la regina al matrimonio di William e Kate

Oggi la sua stilista è Angela Kelly, affiancata da un team di 12 sarte e costumiste. Il primo a vestirla fu invece Norman Hartnell che disegnò per lei anche l’abito da sposa. Negli Anni ’60 e ’70 fu invece la volta di Hardy Amies, poi John Anderson e Stewart Parvin, il più giovane ad aver vestito Sua Maestà da oltre un decennio. Proprio Parwin ha confidato che la regina ama i colori forti e nitidi che esaltano la figura minuta.

la regina alla celebrazione delle nozze di diamante
la regina alla celebrazione delle nozze di diamante

Her Majesty non mette mai due volte lo stesso abito per una occasione ufficiale, ha una mania per gli accessori (possiede oltre 200 borse tutte firmate da Launer London) e calza le scarpe (dicono) solo dopo che un assistente le ha ammorbite indossandole per lei. Si dice che i suoi vestiti siano tutti rigorosamente schedati e catalogati, per non correre il rischio di essere riproposti durante visite o incontri con lo stesso capo di stato o di governo.

La regina con Kate
La regina con Kate

Dopo di lei ci saranno Carlo, William e George. Sicuramente non sarà Camilla a raccoglierne l’eredità, forse Kate, chissà.. Elisabetta è il souvenir e il simbolo del Regno Unito più forte delle tazze con la faccia del Royal baby. Regina di tutti, immedesimabile per nessuno. Happy Birthday Queen Elizabeth.

 

Rosa quarzo: il colore di tendenza per la primavera

Dalle passerelle allo street style la tendenza colore per la primaveraappena iniziata è una: il rosa. Il nome della sfumatura giusta da indossare è Rose Quartz, rosa quarzo. Come ogni anno a rispondere è arrivato puntuale l’Oracolo del Colore alias Pantone, precisamente il Pantone Color Institute, che ogni anno studia e raccoglie il best of dei 10 colori di tendenza.

Dakota Johnson in Prada rosa quarzo al Festival di Venezia 2015
Dakota Johnson in Prada rosa quarzo al Festival di Venezia 2015

Il gioco, sottile, tra ultra classico e disinvolta aristocrazia, sempre matericamente alleggerito. Il fil rouge è in tinta rosa, un Romanticismo poco ingenuo, adatto a una finta coquette, perfetto per una bambola rock. Un pallore rosa che può essere uniform, che è già stato (vedi Vogue archivio) molto dandy,rosa+maschile, rosa+taglio sartoriale, rosa+ che mai.

Dal rosa magenta al rosa confetto, passando per il rosa shocking e per le divertenti tonalità del rosa Barbie, via libera dunque a tutte le gradazioni di rosa per i capi moda di primavera estate 2012 e per tutti gli accessori come cinture, occhiali, borse, scarpe, sciarpine, spille e collane. Il colore simbolo della femminilità sarà la cromia base di un ventaglio di sfumature che vestiranno solo un capo del nostro look, come può essere un accessorio in contrasto su una mise interamente black, oppure l’intero outfit, per un total look senza compromessi per chi non ha paura di osare.

 Carolina Herrera
Carolina Herrera

Abiti in voile, gonne a balze e capi ultra femminili si vestiranno di questo colore di tendenza per primavera estate 2012; ma anche i capi dalla linea più maschile come tute, pantaloni lineari e capispalla dalle forme severe troveranno una nuova dimensione con il colore rosa declinato nelle sue mille sfumature. In tinta nude gli oltraggiosi anni Venti, appunto impudicamente Ruggenti, declinato al cipria il rosa delle dive hollywoodiane tutte piume e gloria, decisamente saturo il pink delle donne e delle ruote delle gonne degli anni Cinquanta, decennio molto Doris Day seppur di assoluta couture. Di declinazione etnica, da hippie& happy jet set nei Settanta, un girare di rosa e arancio che comprendeva tutti i figli dei fiori, quindi tanti anche non happy, non hippy, e nemmeno jet set.

Tadashi Shoji
Tadashi Shoji

Torna a tinte forti, non si scinde dal fucsia, il rosa che colora i notturni e sgargianti anni Ottanta Via il rosa dai minimal e cupi e neri Novanta, tornano nel Duemila perché torna tutto. Oggi, basta tornare al principio del discorso.
Una trama da fiaba d’avant-garde, tutta in rosa. Più couture che mai, l’ estate scorre a tinte pastello, lastricando passato-presente-futuro d’elegante dolcezza.

Perché e per come del contouring

Sono sempre stata scettica nei confronti di quelle che fanno i tutorial di make up su You Tube perché nella maggior parte dei casi si truccano come delle battone. Ombretti glitterati, guance con pomelli rossi alla Bambola Assassina e eyeliner come Amy Winehouse. Le aspiranti truccatrici che anche a 50 anni sono pettinate e acconciate stile Lelly Kelly per dare un’immagine bon ton dispongono inoltre di una serie sterminata di strumenti del mestiere.

Per chi come me ha iniziato a mettersi la matita in adolescenza avanzata perché le faceva impressione, si trucca in macchina, pratica sugli occhi solo il marrone o il nero, stende il fondotinta con le dita e in caso di estrema necessita usa il rossetto come blush, è un universo che si schiude. Centinaia di pennelli, migliaia di palette di ombretti, basi di tutte le consistenze. Hanno tutte quelle cose con cui le brave venditrici delle profumerie riescono a affascinarti e a farti sentire un’aliena che ha vissuto su questa terra fino a quel momento senza conoscere l’importanza fondamentale del primer per le labbra o dell’illuminante occhi (che non è il copri occhiaie che distribuiamo a grandi manate e senza nessun riguardo per la nota tecnica del “picchiettamento con i polpastrelli”). “Come non hai mai visto i tutorial che ti insegnano come fare con lo scotch la linea netta della matita?” mi ha detto ieri una zelante commessa. “No, mai”.

Un tutorial però l’ho visto. Quello del contouring. Avevamo appena capito la differenza tra BB cream e CC cream quando ecco che un’altra moda make up ha preso il sopravvento. La pratica è di per se affascinante e misteriosa, non si capisce infatti come una tizia che all’apparenza sembra si stia truccando da guerriero Maori, con un’abile opera di sfumatura si trasformi in una diva.

Facendo una serie di tratti sul viso con ciprie e terre di tonalità differenti in punti strategici e poi sfumando, questa tecnica permette di nascondere un po’ il doppio mento (scurendolo), minimazzare un naso troppo grande (delineando con delle linee ben sfumate i suoi lati o la punta) o alzare gli zigomi (illuminando la parte più alta e scurendo quella più bassa).

Contouring-viso-ovale1

Per ogni forma del volto, quadrato, triangolare, tondo o lungo, sono indicate le zone da schiarire o scurire. La regola base è che i colori chiari allargano e mettono in evidenza e quelli scuri rimpiccioliscono e minimizzano.

contouring

È diventata popolare grazie ai truccatori delle celebrità, che riescono praticamente a creare anche l’effetto di una rinoplastica. L’apripista è stata Kim Kardashian. La sorellina Kylie Jenner potrebbe ora lanciare una sua palette per il contouring.

Dai saloni di bellezza si è arrivati alla quotidianità dei comuni mortali: da Kiko a Sephora, tutti vendono il kit per il contouring. Pare addirittura che una ragazza coreana si sia riuscita a trasformare in Taylor Swift. Con il “body contouring” pare poi che sia possibile ricreare addominali scolpiti e seni prosperosi.

Qualche ombra di fard qui, un’altra pennellata di ombretto chiaro là e il gioco è fatto? In realtà non è proprio così semplice e serve una discreta abilità nell’individuare i punti giusti da chiarire e scurire per non assomigliare a un clown. Inoltre è essenziale la base: la tecnica infatti va applicata solo dopo aver messo in maniera impeccabile il fondotinta per dare omogeneità al viso. Sicuramente è un trucco più adatto alla sera che al giorno, quando si rischia l’effetto mascherone.

Insomma, non so quale sia il vostro grado di abilità , ma se anche voi non avevate mai sentito parlare di come mettere la matita con lo scotch, diffidate del kit per diventare Taylor Swift, in “pochi semplici gesti”.