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Festival di Sanremo, storia di moda e bellezza

L’anno scorso è stato il Festival delle vallette – cantanti, Emma e Arisa, il cui punto di forza era sicuramente più la voce delle gambe. L’edizione precedente, la co-conduttrice Luciana Littizzetto non ha avuto paura a vestirsi da struzzo, facendo dell’ironia il principio ispiratore anche dei suoi look. Il 2010 è stata la volta del one-woman show di Antonella Clerici, che ha affrontato la prova dell’Ariston come la prova del cuoco, sfoggiando look da fata madrina di Cenerentola.

Fabio Fazio e Luciana Littizzetto
Fabio Fazio e Luciana Littizzetto

Quest’anno al Festival di Sanremo lo stacco di coscia torna protagonista. In 65 edizioni, mentre sul palco si alternavano conduttori, si toglievano e mettevano i fiori, aumentava o diminuiva il numero delle serate (questa volta sono 5), le donne alla conduzione hanno dimostrato di non essere solo manichini e ora Madalina Ghenea e Virginia Raffaele possono affrontare Sanremo 66, condotto per il secondo anno da Carlo Conti, consapevoli che i cambi d’abito delle vallette contribuiscono all’audience quanto le canzoni.

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Virginia Raffaele, Carlo Conti, Madalina Ghenea e Gabriel Garko

Dal 1960 i vestiti degli artisti non vengono più offerti dagli organizzatori ma ciascuno sceglie la sartoria di fiducia a proprie spese: molto si parlò del milione pagato complessivamente da Jula De Palma e Nilla Pizzi per i loro abiti (esclusi gioielli e accessori) nell’edizione del 1960. La Pizzi si servì nell’atelier Anna Mode, la fornitrice di costumi di Canzonissima. Particolare cura è stata da sempre dedicata allo stile delle donne conduttrici. Per iniziativa del settimanale “Amica”, sempre nel ’60, i cantanti uscirono sul palco affiancati da indossatrici vestite con modelli di alta moda.

Da Armani a Cavalli, da Dolce&Gabbana a Versace, da allora tutti gli stilisti si sono cimentati nel disegnare abiti per i protagonisti del Festival di Sanremo. Yves Saint Laurent vestì Laetitia Casta nel 1999, Valentino si occupò di Manuela Arcuri nel 2002. Nel 2004 la conduttrice Simona Ventura durante la prima serata indossò un abito di Dolce&Gabbana da 10 chili.

Ma l’abito dello scandalo al Festival di Sanremo è sicuramente quello disegnato da Fausto Puglisi per Belen Rodriguez nel 2012. In quell’edizione, lo spacco abissale e la sua farfallina hanno oscurato completamente le scelte di stile di Elisabetta Canalis, nonostante l’abito bianco firmato Emilio Pucci, accollato davanti, ma scollatissimo dietro.

Elisabetta Canalis
Elisabetta Canalis – Sanremo 2011

Che dire di Ivana Mrazova, la modella ceca, anche lei al fianco di Gianni Morandi e Rocco Papaleo in quell’edizione. Pressoché ignota al grande pubblico, si è fatta conoscere per la sua bellezza oltre che per aver disertato le prime due serate del festival a causa di una cervicale.

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Ivana, Elisabetta e Belen – Sanremo 2012

Memorabile l’abito rosa pallido firmato Fausto Sarli, che ha indossato per la serata finale del festival.

Ivana Mrazova
Ivana Mrazova

E quest’anno? Ancora una volta ci saranno la bionda e la mora, scelta che, dal 1994, quando Pippo Baudo portò sul palco Anna Oxa e la prorompente modella di colore Cannelle, si è sempre rivelata vincente. Nel 1995 toccò a Claudia Koll e Anna Falchi, l’anno successivo a Sabrina Ferilli e Valeria Mazza, mentre nel 1998 vediamo Eva Herzigova e Veronica Pivetti. Bellezze diverse con ruoli distinti, come accadrà a partire dal 9 febbraio per la modella e attrice Madalina Ghenea e la bellissima comica e imitatrice Virginia Raffaele.

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L’abito di Alberta Ferretti per Madalina Ghenea

Non molto si sa degli abiti. L’unica certezza è che per la prima serata, l’attrice romena, ex di Leonardo Di Caprio e Michael Fassbender, indosserà un abito rosso di Alberta Ferretti. E’ stata la stessa Maison a pubblicare il bozzetto sulla propria pagina Faceboo. Bustier aderente, gonna in chiffon e rouches laterali. A vestire Carlo Conti sarà invece, come l’anno scorso, Salvatore Ferragamo, che giocherà, in tutta probabilità, sui toni del nero e del blu. Ancora mistero per Virginia Raffaele, ma la comica che tante volte ha suscitato polemiche per le sue imitazioni, potrebbe lasciare tutti senza parole per i suoi look.

PFW: anche con la moda Parigi torna alla normalità

Si è appena conclusa a Parigi la settimana della Haute Couture. Si è parlato della casa delle bambole gigante in un giardino zen in cui ha sfilato la collezione ecologica di Chanel, delle principesse inglesi di Elie Saab, di Gigi Hadid in passerella da Versace insieme a Irina Shayk, Joan Smalls e Stella Maxwell. L’alta moda, l’olimpo degli stilisti, la consacrazione delle modelle. Negli anni abbiamo visto tutto e il contrario di tutto, dalle donne vestite da balena ai cavalli in passerella, una moda inavvicinabile, un gioco per i grandi. Che succede quando uno dei più grandi tra i grandi decide di riportare il tutto alla normalità? Stiamo parlando della nuova campagna New Normal di Giorgio Armani presentata alla PFW.

Nadja Auermann, Yasmin Le Bon, Stella Tennant ed Eva Herzigova gli scatti di queste donne firmati da Peter Lindbergh dimostrano che la bellezza vera non ha età e che lo stile autentico è misurato, perfetto per la quotidianità, mai eccessivo.

Le quattro modelle di fama mondiale sono ritratte in uno studio fotografico di Parigi, addosso una semplice camicia, i capelli raccolti, le immagini in bianco e nero.

L’idea che Armani vuole trasmettere è che la classicità è un valore, che le blogger con vestiti improbabili possono guadagnare milioni di like su Instagram ma l’eleganza è un’altra cosa, che lo shatush può andare di moda ma non sarai meno bella se hai i capelli tutti dello stesso colore.

Esiste uno stile che non solo non ha tempo, ma non ha luogo. Le stesse scarpe con la para di 5 cm con le quali ci sentiamo fashion icon se veniamo fotografate per strada, ci fanno sentire delle cantanti degli Abba di fronte allo sguardo di disapprovazione di nostro padre.

Parlando della campagna New Normal, lo stesso Giorgio Armani ha dichiarato:

“Ho voluto quattro donne iconiche dalla forte personalità a dimostrare che la bellezza femminile non ha età. Ho scelto Peter Lindbergh, con il quale ho più volte collaborato, perché le sue foto non hanno tempo e non conoscono l’artificio. Volevo trasmettere il senso della realtà, di abiti che accompagnano con naturalezza ed eleganza la normalità della vita di tutti i giorni”.

La vita di tutti i giorni è fatta di camicie che ci buttiamo addosso alla rinfusa, di capelli non fonati in boccoli e onde ma “accroccati” alla meno peggio, di tute da ginnastica anti-sesso. Certo la mia crocchia non è come quella di Eva Herzigova ma è l’idea che conta..

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Nella sua biografia lo stilista raccontava che per lui la prima emozione estetica è stata il dondolio di un paio di orecchini. Quegli stessi orecchini lunghi e preziosi pendono ora dalle orecchie delle sue modelle in passerella durante la PFW, la settimana della Haute Couture parigina.

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Hanno tutte i capelli neri, raccolti, come Merle Oberon, l’attrice inglese che ha ispirato Armani. Vestono abiti da principessa in organza, seta e cristalli. Lughi, a balze, con profonde scollature sul davanti e sulla schiena. Ma anche parka (di seta) e short svasati dal taglio più sportivo. Niente tacchi solo scarpe basse da cui spuntano leziosi calzini. Il colore è uno solo: il glicine. “Mauve en Mouvement” è infatti il titolo della collezione.

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La paura per gli attentati del 13 novembre è ancora viva, il sospetto verso gli stranieri si legge nello sguardo delle persone, anche il traffico è nel caos per le proteste dei tassisti contro Uber, ma anche con la moda Parigi tenta di tornare alla normalità.

Le diete delle star che non faremo mai

Due giorni dopo Capodanno mia madre mi ha fatto vedere in televisione la sfilata di Victoria’s Secret. E’ bastato un battito d’ala di Adriana Lima e lo stomaco si è chiuso. Improvvisamente il pandoro e i tortellini erano il mio passato, la palestra il mio futuro. Quel gesto inconsapevole ha avuto più potere di qualunque maialino che grugnisce ogni volta che viene aperto il frigo.

Gennaio è il mese delle diete per eccellenza. Ci sono i buoni propositi dell’anno nuovo, la nausea da torrone, l’iscrizione in palestra appena rinnovata. Il grande occhio del World Wide Web che tutto sa e tutto vede non fa che proporre post sui benefici dell’acqua e limone o consigli su come depurarsi dopo le feste. In primo piano le diete delle celebrità, di solito americane, che hanno passato il Natale in costume da bagno in California bevendo succo d’ananas mentre noi eravamo al freddo a brindare con alcolici calorici, lenticchie e cotechino. Ecco una raccolta delle diete delle star che non faremo mai.

L’80% di quello che Gisele Bundchen e Tom Brady mangiano è composto da verdure, le più fresche possibile. E poi cereali: riso integrale, quinoa, miglio, fagioli. Il restante 20% è fatto di carni magre: manzo nutrito con erba biologica, anatra e pollo. Per quanto riguarda il pesce, preferisco il salmone.

Tom Brady e Giselle Bundchen

Racconta il loro chef personale:

“Per quanto riguarda gli ingredienti, c’è una lunga lista di alimenti del tutto vietati: niente zucchero bianco. Niente farina. Niente che contenga glutammato monosodico (?!?). Uso l’olio di oliva a crudo, mai per cucinare. In questo caso utilizzo l’olio di cocco e al posto del sale iodato il sale rosa dell’Himalaya. E poi niente caffè o caffeina, funghi e latticini. Verdure a volontà? No, anche qui ci sono delle restrizioni: sono banditi pomodori, peperoni, melanzane e in generale tutte quelle che appartengono alla famiglia delle solanaceae (!?!) perché causano infiammazioni”.

Chissà quanti secondi ci metterebbe mia mamma a mandarmi a quel paese se le dicessi: “Per favore la prossima volta che fai la spesa niente glutammato monosodico!”.

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In fatto di diete però nessuna batte Miranda Kerr. Salutista integralista, l’ex angelo di Victoria’s Secret non finge nemmeno di essere una di quelle “mangio di tutto, il mio fisico è merito di madre natura”. Ha fondato una linea di cosmetici biologici e naturali e si riempie di bibitoni a base di “bacche di Goji, acqua di cocco, semi di Chia, polvere di cacao grezzo, polvere di maca e polvere di riso vegano”. Quando proprio vuole sgarrare non si attacca a un barattolo di Häagen-Dazs Belgiam Chocolate ma si concede un muffin mela e banana.

Ecco la sua giornata tipo: appena sveglia ovviamente acqua e limone che sembra diventata la panacea di tutti i mali, un elisir miracoloso che ti permette di dimagrire anche non facendo altro..bha..A colazione centifugati di verdure a base di cetrioli, cavoli, sedano, limone e aloe vera. A metà mattina lo spuntino è un centrifugato di verdure. Ogni volta che ne ha bisogno beve tè verde e frullati energizzanti e ovviamente tanta acqua. Passiamo al pranzo, leggero, solo un’insalata di tonno e una fetta di pane con una tazza di tè verde (un’altra). Inoltre, il frullato alle bacche di Goji. Arriviamo alla merenda, un frutto o delle noccioline. La cena è sempre proteica a base di pesce con verdure. Infine, lo sport della Kerr è il Pilates ma anche lo Yoga. Bikram, Vinyasa, Anusara, Krya, non è specificato. Ma se vi state ponendo questa domanda siete già un pezzo avanti.

Miranda Kerr

Quella di Miranda Kerr assomiglia molto alla famosa dieta liquida o dieta dei bibitoni. La seguono periodicamente molte delle star di Hollywood – da Gwyneth Paltrow a Jennifer Aniston, passando per Drew Barrymoore e Sarah Jessica Parker. Un’unica regola: niente cibi solidi. Accessorio must have: centrifugatore. Puoi mangiare anche una sacher intera se riesci a centrifugarla? Pare di no. Solo frutta e verdura a volontà (preferibilmente bio) per un periodo di tempo limitato (massimo 2-3 giorni).

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Ormai essere vegani è uno status. In ogni tavolata ce n’è uno e ad ogni cena ci sarà un padrone di casa sprovveduto che dovrà affrontare lo sguardo di disapprovazione del convitato vegano di fronte al suo maialino con tanto di mela in bocca. In molti ristoranti c’è una sezione “vegan” del menù, anche se spesso le idea tra vegetariano e vegano sono ancora confuse. Mcdonald ha un gustoso McVeggie: una mega polpetta fritta dove dentro potrebbe esserci qualsiasi cosa. Il regista (carnivoro) Fausto Brizzi racconta che sua moglie (vegana) teme più latticini e salsicce delle corna: “Quando torna da un viaggio non cerca i capelli di un’estranea nel letto, ma apre il frigorifero”.

La dieta Flexitarian è stata lanciata dalla nutrizionista Usa Dawn Jackson Blatner e resa famosa da Gwyneth Paltrow. È un regime vegetariano flessibile, che invita a privilegiare i vegetali biologici senza escludere del tutto proteine animali. Si possono mangiare i cereali integrali (bulgur, farro o kamut), i legumi e i derivati della soia (tofu e tempeh), la frutta secca, l’olio extravergine d’oliva o di semi di lino. Alcuni giorni della settimana vengono introdotti alimenti di origine non vegetale: carne, uova, pesce, latte e latticini purché biologici. Banditi pane, dolci, pizza e alcolici.

La mia bacheca di Facebook continua a propormi la dieta dell’acqua. La promessa è una taglia in meno in trenta giorni. Così a occhio verrebbe da pensare che a pane e acqua per trenta giorni si dimagrisce ben di più. Come funziona? Due bicchieri d’acqua prima di colazione, pranzo e cena. Uno a metà mattina e uno a merenda. Otto al giorno.

Ovviamente è specificato che “per ottenere risultati visibili e duraturi occorre effettuare un’attività fisica costante, bere all’occorrenza anche duranti i pasti, e seguire un programma alimentare idoneo”. Ah ecco…Alla fine è sempre questa l’unica dieta che funziona.

Milano Moda Uomo: It boy in passerella

Un “It-boy” è uno di quelli con cui non vorresti mai andare a cena. Capelli fluenti, più lucidi dei tuoi, più morbidi dei tuoi e con il vantaggio genetico dell’assenza di doppie punte. Vestito più alla moda di te, il che per un uomo spesso vuol dire abbigliato in maniera improbabile. Possono tirare fuori come niente fosse giacche doppiopetto o addirittura pellicce, calzini assurdi, scarpe a punta, pantaloni “acqua in casa” o semi fuseaux. Ricorda: diffida sempre di un uomo che ha i pantaloni più stretti dei tuoi.

Si è aperta a Milano la fashion week dedicata alle collezioni maschili per il prossimo autunno inverno. 39 sfilate, 45 presentazioni e 10 eventi per scoprire le novità del pret-a-porter proposte dalle principali maison italiane e non solo.

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Lucky Blue Smith

La novità di questa stagione sono i tanti nuovi it-boy che si sono affermati su Istagram ancora di più che sulle passerelle, come il biondissimo e angelico Lucky Blue Smith, amato da tante giovanissime e con un incredibile seguito di follower su questo social network fotografico. Biondo platino e occhi di ghiaccio, è un globetrotter, ma casa è a Los Angeles dove vive con la sua famiglia di religione Mormone. E nel tempo libero suona, con le sue tre sorelle Pyper America, Daisy Clementine e Starlie (anche loro modelle), nella band The Atomics. Ragazzi dalla faccia pulita e dal fisico efebico più che palestrati latini. Altezza minima 1.83 m, massima 1.90 m. La taglia d’oro è la 48. A volte la 50 è un problema. Da tenere d’occhio Clement Chabernaud, volto di Boss by Hugo Boss, Lucio Vanotti, Helen Anthony, Pal Zileri.

Clement Chabernaud
Clement Chabernaud

Ad aprire la Milano Moda Uomo è stata ieri la sfilata di Roberto Cavalli, con la prima collezione maschile firmata dallo stilista Peter Dundas per la maison. Lo stile è eccentrico, dettato da fantasie animalier, ricami ispirati all’Oriente, giochi di luce realizzati con lamé metallico e paillettes per un uomo dall’animo rock. I pantaloni sono leggermente scampanati, le giacche sono allungate, i cappotti e i montoni arrivano sotto il ginocchio, così come le pellicce. Gli accessori predominanti sono sciarpe e foulard: tutti rigorosamente lunghissimi. Ma non mancano borse a tracolla.

Oggi, sabato 16 gennaio, si entra nel vivo con le sfilate di Corneliani, Ermenegildo Zegna, Lucio Vanotti (il giovane designer selezionato da Giorgio Armani per sfilate nel suo quartier generale di via Bergognone) e Costume National. Nel pomeriggio toccherà a Marni, Jil Sander, Les Hommes, Neil Barrett. A seguire Pal Zileri, che torna a sfilare a Milano,  Versace e Philipp Plein. Bottega Veneta aprirà la giornata di domenica, seguita da N.21, Richmond, Salvatore Ferragamo nella ormai consueta sede di Piazza Affari. Quindi Calvin Klein, Vivienne Westwood, Missoni, Daks, Prada, Moncler Gamme Bleu e Damir Doma.

Negli ultimi due giorni altri nomi di tutto rispetto come Diesel Black Gold, Emporio Armani, Antonio Marras, Etro, Msgm e Gucci. Ma anche Canali, Ermanno Scervino, Fendi, Marcelo Burlon County of Milan e Brioni. Come sempre l’evento di punta dell’ultima giornata della fashion week (il 19 gennaio) sarà la sfilata di Giorgio Armani. In programma, nello stesso giorno, anche le passerelle di  Dsquared2, Dirk Bikkembergs e Christian Pellizzari. Chiuderà l’inglese Helen Anthony, una new entry del calendario milanese.

6 mode orribili su cui cambiare idea

“Il segreto del mio look è osare, amo mixare gli stili e scelgo sempre accessori insoliti” cit. qualunque vera o presunta socialitè o hit girl che dir si voglia. Questo mantra della moda è però fondamentalmente vero e le sfilate ce ne danno sempre prova: il rosso con il rosa, il viola con il verde, le fantasie più assurde si abbinano sorprendentemente bene e perfino le righe orizzontali con quelle verticali superano il fashion test. Nella moda non ci sono regole, è vero tutto e il contrario di tutto e il peggior errore che tu possa fare è credere ancora che la borsa si abbini alle scarpe. Da Olivia Palermo ad Alexa Chung, da Louise Roe a Blake Lively, siamo state tutte almeno una volte stupite e prese da attacchi di bile di fronte a improponibili look fantasticamente riusciti. Dopotutto se il classico bianco e blu non tradisce mai, lo sappiamo tutti che Danny Zucco non se la filava di pezza Sandy quando sfoggiava i suoi twin-set color pastello.

Ma che succede se il gerriscottiano “only the brave” finisce nelle mani, o meglio, sulle cosce sbagliate? Qual è il confine tra un look coraggioso e un look suicida? Consideriamo anche che gli stilisti almeno tre volte l’anno ( autunno-inverno, primavera-estate e collezione crociera) vengono presi da fortissime ansie da prestazione che spesso sfociano nel teatro dell’assurdo… Per rimediare spediscono poi i capi più borderline alla celebrità del momento che magari li indossa una volta e li butta, tu invece non solo li compri e non te li regalano, ma perseveri anche nell’errore pensando che quell’orrore sia in realtà molto trendy.

Ecco quindi cinque mode orribili su cui cambiare idea ( in ordine di urgenza):

1. Tacco basso, scarpa a punta. Le vedi a Sarah Jessica Parker in Sex and the City e sono sexy, le vedi in vetrina e ti sembrano sofisticate, te le vedi addosso e assomigli a Zia Pina. Addio plateau, le scarpe a punta sono tornate di moda. Iper-femminili e iper-scomode, bisogna saperle portare e la regola è una ma inderogabile: tacco alto. Anche se la 4 cm tenterà di sedurti con “sono alla moda e ideale per essere utilizzata nella vita di tutti i giorni, per andare a lavoro, ma anche per andare a bere un drink con un’amica”, non cedere. Tra le affascinanti avvocatesse in tailleur di The Good Wife e Maga Magò il passo, anzi il tacco, è breve.Scarpe a punta

2. Il piumino. Resistere, resistere, resistere. Ok è caldo, è utile, è comodo, ma è brutto. Irrimediabilmente brutto. Non parlo ovviamente di tutti i piumini, un Uniqlo come sotto giacca può salvarti la vita. Mi riferisco a quei modelli lucidi, che arrivano a mezza coscia, a metà tra un salvagente e una busta della spazzatura (c’è il classico nero ma anche le versioni giallo canarino o rosso fuoco stile sacchetti della differenziata) e con il collo sciallato. L’ultima donna di cui si ha memoria a cui donava il collo sciallato è Malefica.geox

3. Le finte superga con la zeppa per slanciare i nostri salsicciotti deambulanti fingendoci contemporaneamente ragazze semplici della porta accanto. Tanto vale attaccarvi due comodini alle suole delle scarpe e camminare con quelli perché anche se tu ti ci senti Rihanna, ti assicuro che sei molto più simile al Fantasma del natale passato che si trascina dietro le catene. Che fine hanno fatto le dignitosissime e bassisime superga, un tempo simbolo delle belle vere e sicure di se?! Abbi il coraggio delle tue azioni: ti senti un po’ bassa o pensi di non avere gambe chilometriche: vai con i tacchi! Pensi di avere così tanti punti di forza che alta o bassa, tozza o slanciata sia uguale e preferisci la comodità perché la bellezza vera è quella interiore!? Mettiti le scarpe da ginnastica e non fare la falsa. Pensavamo di aver toccato il fondo con le Hogan..ma al peggio non c’è mai fine..

Le sopracciglia di Cara Delevingne

4. Alla ricerca delle sopracciglia perdute
Il più grande sterminio mai compiuto nella storia delle tendenze di moda. Miliardi e miliardi di estetiste zelanti si sono accanite con una ferocia e una costanza senza eguali su quei poveri peletti facendoti sentire come una Frida Calo stonata se solo lo spessore delle tue sopracciglia superava i dieci millimetri. Ed eccoci quindi solo noi, le pinzette e uno specchio su cui è attaccata una foto del gabbiano Jonathan Livingstone, perché dopo tanti anni non mi è ancora chiaro quale sia l’esatta apertura alare che le mie sopracciglia dovrebbero avere. Poi è arrivata lei, Cara Delevingne, la modella londinese classe 1992 che ha fatto delle sue folte sopracciglia il suo marchio di fabbrica. In un intervista ha dichiarato di non essersi mai tolta nemmeno un pelo se non per evitare l’effetto monociglio. Siamo state incredule, meravigliate, le abbiamo pure bistrattate, ma alla fine le abbiamo amate. Chi trova una brava estetista trova un tesoro. E se trovi qualcuna con un arcata invidiabile e le chiedi “ma chi ti fa le sopracciglia?” preparati a risposte elusive. E’ uno dei segreti custoditi più gelosamente dopo quelli di Fatima.

5. Cechi di tutto il mondo unitevi contro coloro che non capiscono il vostro male. Vi confido un segreto. Il 60% delle persone che portano gli occhiali ci vedono benissimo. Quelli che davvero hanno problemi di vista si mettono le lenti. È per colpa dei finti ciechi con gli occhiali non graduati che i veri ciechi vengono scambiati per bugiardi o snob/altezzosi/maleducati quando non salutano qualcuno e dicono di non averlo visto. Dico io, vi verrebbe mai in mente di fasciarvi una gamba anche se non vi siete fatti male solo perché magari secondo voi dona alla caviglia?! Il principio è lo stesso..eppure un altissimo numero di anime alla ricerca di una vena radical chic comprano occhiali ricercatissimi e magari le lente non la mettono proprio, sperando solo che nessuno gli chieda: “quanto hai? me li fai provare?”..non vorrei dirvelo così ma se li è tolti Harry Potter gli occhiali ve li potete togliere pure voi che non ne avete alcun bisogno.

Gonna jeans anni ’90

6. La gonna alla Brenda di 90210 di jeans, svasata, corta ma non cortissima, con cuciture a vista. Ok che abbiamo rivalutato gli anni ’90 e che quell’odore di naftalina sui vestiti della mamma “diquandoavevalatuataglia” fa tanto shabby chic, ma questa gonnellina è decisamente più dal lato suicida che da quello coraggioso…

Street style 2016, l’intramontabile moda

Il fenomeno della street fashion, della moda di strada, non è certo una novità di questi ultimi anni. Potrebbe sembrarlo, ai profani dell’ universo della moda. Ma gli osservatori più attenti sanno che sono decenni, e non solo anni, che molti dei maggiori designer attingono alla strada come fonte di ispirazione più o meno dichiarata. E che già oltre quarant’ anni fa, quando l’haute couture dominava la scena fashion e il pret-a-porter non era che agli albori, erano gli stili di strada a fornire ispirazione e linfa agli stilisti più innovativi. Pionieri dello street style furono negli anni Cinquanta un genio come Yves Saint Laurent e un grandissimo fashion designer come Pierre Cardin, giusto per fare due nomi..ma l’ elenco potrebbe durare per svariate pagine. Il pret-a-porter riduce in qualche modo il divario tra il vestiario delle persone comuni e l’ alta moda. E gli stili di strada servono da ispirazione al ready to wear. Dalle strade alle vetrine, dalle vetrine alle passerelle…pensateci…

E se è proprio grazie ai look di strada che negli anni Settanta fanno il loro ingresso sulle passerelle minigonne, jeans, pantaloni da donna, cos’è oggi lo street stile? È Un underground sexy visionario, come l’inafferrabile falcata della replicante di Blade Runner, da rivisitare con i tacchi e occhi altrettanto cerchiati di nero. Anche se il bermuda è in raso rosaconfetto, anche se la polo è femminile. Guerriere urbane, con un glam funzionale, misto d’eleganza e muscolare determinazione, equipaggiate di parka, leggings e stampati, vedi Isabel Marant. Shorts e chiodo, zip e scaldamuscoli, fluo e furiosamente bicolor, l’ alta moda si immerge nel quotidiano ma i tacchi alti aiutano a tenere la testa fuori dall’ acqua. Non si vive di alta moda h24.

C’è tutto un mondo al di la delle copertine dei giornali di moda dove lo sfondo delle foto non è bianco ma animato da persone che vanno anche all’ università al cinema al supermercato. E persone in jeans (jeggins ormai) e maglietta di giorno possono portare vestiti da gran sera di notte. La stessa Miranda Kerr, la stessa Giselle Bundchen possiedono una felpa e un paio di legging. Dalle strade alle vetrine, dalle vetrine alle passerelle. E così gli stilisti, da Marc Jacobs a Blumarine, da Kenzo a Dolce & Gabbana hanno iniziato a puntare sullo street style come ispirazione per il pret-a-porter. Al di sopra delle mode e delle manie del momento, in questo ventunesimo secolo, più che il fascino élitario della moda parigina, è un approccio di questo stampo ad apparire in testa alla continua, intensa e affascinante competizione della moda.

 

Ugly Christmas Sweater: quando il brutto fa tendenza

Un tempo c’erano cose che avremmo tenuto segrete a ogni costo. Erano tra queste la faccia verde di quando ci facciamo la maschera, la mise da palestra, le felpone da casa e i golf orrendi che ti regalano i parenti e che indossi solo quando sai che nella foto sotto l’albero saranno nascosti dalla testa di qualche cugino. Ora che anche Miley Cyrus si fotografa con la melma alle alghe in faccia e che l’ hashtag #fitness #workhard è un must, anche l’Ugly Christmas Sweater ha avuto la sua rivincita. D’altra parte se è esistito un tempo in cui sono andate di moda le Shox, non c’è motivo di ghettizzare il maglione con i pinguini vestiti da babbo natale.

In realtà l’origine di questo capo risale addirittura agli anni ’80, quando esagerazione e colori accesi erano all’ordine del giorno. I maglioni di Natale diventano particolarmente popolari nel Regno Unito perché indossati da alcuni presentatori televisivi durante le trasmissioni del periodo natalizio.

Da noi il rito, la mania, il capriccio kitsch, è anche in parte colpa di una certa Bridget Jones. Era il 2001 e Colin Firth indossava le corna della renna tricot. Nel 2010 la tendenza spopola e designer e brand li sdoganano ufficialmente come must have per le festività.

L’Ugly Christmas Sweater è insieme ridicolo e cool, pudico e sfrontato al punto da instaurare quel meccanismo del “così brutto da essere figo”. Gli uomini belli lo indossando per dimostrare che riescono a raggiungere record di like anche vestiti da renna, quelli un po meno belli lo mettono perché fa simpatia, sulle donne può avere lo stesso effetto del completino di Santa Baby.

Un po’ di numeri. Tra il 2010 e il 2011 il colosso Amazon ha dichiarato un incremento delle relative vendite pari al 600%, confermando un sondaggio secondo il quale il 41% della popolazione Britannica possiede almeno un Christmas jumper.

Ce n’è di varie tipologie, da quelli più ricercati in lana pregiata, con dettagli piccoli e preziosi, a quelli con ricami in stile montagna, passando per i più buffi, caratterizzati da animaletti e scritte allegre. Si indossa con i jeans o sotto una giacca sartoriale per gli uomini. Con le mini o le gonne al ginocchio per le donne. In versione maxi con le parigine.

Visto e considerato che la sua fortuna durerà una stagione e un paio di scatti su Facebook, optate per le alternative economiche di Primark, H&M, Topman, Gant, Asos.

A ricordare i tempi in cui l’Ugly Christmas Sweater era roba per quelli del club di scienze più che per quelli da pranzo sulle scale del Met rimangono i siti ButtUglySweaters, Tipsy Elves e MyUglyChristmasSweater,

In un mix di nostalgia per il glorioso passato di indumenti eccentrici e un nuovo interesse per gli abiti di seconda mano, non rimane che ben sperare: forse un giorno anche i miei calzini con i panda e l’antiscivolo andranno di moda.

Intanto ecco tutti gli Ugly Christmas Sweater delle star…

Regali di Natale 2015: istruzioni per l’uso

Per la prima volta nella mia vita ho già finito di fare i regali di Natale. Colta dal “terrore Giubileo” e immaginando una sorta di invasione degli ultracorpi per le strade a partire dall’ 8 dicembre, mi sono ingegnata per tempo. Genitori, fratelli, fidanzati, amici, per l’apertura dell’Anno Santo avevo un pacchetto di sicurezza per tutti. Salvo ovviamente la possibilità di sfidare pellegrini assetati di shopping per ispirazioni dell’ultimo minuto.

Non è stato così. Mai viste strade tanto vuote a dicembre, parcheggi in centro tanto numerosi o tale inesistente fila alle casse. Guidando per le vie sgombre di sabato sera mi veniva da chiedermi se fosse già iniziata l’Apocalisse o se la paura generata dagli attacchi di Parigi fosse più profonda e radicata di quanto nessuno potesse immaginare.

Che ci sia il gelo, una tormenta di neve, o nello specifico 500 vigili pronti a farti la multa perché hai la targa dispari, bisogna portare a casa una montagna di pacchetti. Possibilmente non troppo costosi, possibilmente personalizzati e azzeccatissimi.

Le città stanno ora lentamente tornando alla normalità. Che ci sia il gelo, una tormenta di neve, o nello specifico 500 vigili pronti a farti la multa perché hai la targa dispari, bisognerà portare a casa una montagna di pacchetti. Possibilmente non troppo costosi, possibilmente personalizzati e azzeccatissimi.

Due le regole d’oro per i regali di Natale:

  • Comprate qualcosa che vorreste ricevere
  • Avvaletevi del diritto di non mentire di fronte a regali palesemente non adatti a voi o frutto di un maldestro riciclo. Già riuscire a dire un “grazie” credibile è una vittoria.

regali

Il regalo più difficile è sicuramente quello al fidanzato/fidanzata. Se stai insieme da poco, le possibilità sono più ampie, ma in un mare sterminato poter comprare tutto equivale a non comprare niente. Il rischio di scadere nell’agendina o nel regalo “utile” tipo uno spazzolino elettrico o una confezione maxi di shampoo, è altissimo. Se stai insieme da tanto le idee scarseggiano. Ormai hai inciso i vostri nomi su qualsiasi supporto e gli hai praticamente rifatto l’armadio, ma questo non ti libera dall’obbligo morale di fare un gran bel regalo. Non cascate nella trappola: “quest’ anno niente regali”. È la classica cosa che si dice per mettere alla prova il proprio partner. Lui o lei non solo si aspetta un pacchetto ma vi ha anche già comprato qualcosa. Tutto l’anno tendiamo a valutare le relazioni amorose sulla base di fattori stupidi come le volte che ti ha invitato a cena, il grado di comunicazione nella coppia, il numero di sorprese spontanee, mentre è solo sotto Natale che le cose si fanno serie. Gli indizi sono stati seminati già al ritorno dalle vacanze estive («guarda che carino questo in vetrina!»), basta coglierli.

Altro punto dolente la famiglia, con l’attenuante che i tuoi genitori sanno che alla fine i soldi per il regalo da fargli te li danno loro quindi meno regali uguale più risparmio per papà, e questo già lo fa contento. Meno comprensivi i vari fratelli, zii e nonni. Ma in questo caso la linea guida è l’utilità. Tortiere per la nonna, calzini ai fratelli, agende o caricabatterie per la macchina agli zii. Già devi impazzire per gli altri regali, la tua famiglia non ti richiede di essere anche super innovativa. Per quanto riguarda il pacchetto che riceverete, anche lì è un terno al lotto. Il segreto con i membri della famiglia per scampare a slavine di oggetti in serie è evitare che si sparga la voce sulle vostre passioni, per non diventare “quella che ama cucinare”, “quella a cui piacciono i gatti” (o le rane, le giraffe…), soprattutto mai “quella che legge molto”. Se avete la sfortuna di cuccarvi la nomea di intellettuale, siate pronte a ricevere pagine vergate da chissà chi esibite come pezzi di alta letteratura e che in realtà rendono solo più triste la tragedia del disboscamento amazzonico (indizi inequivocabili: la parola “amore” nel titolo e la fascia “bestseller internazionale” sulla copertina). Basterà poco a farvi rimpiangere quell’anonima busta e la frase: «Così ti compri quello che vuoi».

Infine la migliore amica. “Colei che ha tutto” possiede persino quelle edizioni limitate in vendita per sole ventiquattr’ore da Colette a Parigi, ma che lei riesce a prenotare in anticipo su misteriosi siti web di cui anche Google ignora l’esistenza. Molto peggio di una banale fashionista (in quel caso basterebbe una griffe qualunque appiccicata su una pochette), si tratta di una trendsetter ad alto tasso di incontentabilità. Con un povero fidanzato che si rivolge a voi in cerca di un suggerimento qualsiasi. Ogni hanno sperate di potervela risparmiare ma arriva immancabile la telefonata: “quand’è che ci scambiamo i regali di Natale?”. Consigli: qualcosa di tipicamente natalizio, o in alternativa qualcosa di personalizzato o vintage.

Métiers d’art. Chanel risveglia la Città Eterna

“A Roma non succede mai niente” è la lamentela classica dello snob annoiato, se a ciò aggiungi quel grado di nobiltà decaduta otterrai: “A Roma non ci sono le feste di Venezia” o “nel front row delle sfilate trovi al massimo quelli di Incantesimo, New York è un’altra cosa”. “Ma tu c’eri a Milano? Quelli si che sono after party!”.

Roma è come una di quelle ragazze belle, che proprio in quanto tali non si curano, non fanno neanche caso a cosa indossano. Accade certe volte quindi che la bruttina ma affascinante e curatissima la metta in secondo piano. Se con Mirabilia Romae Valentino ci ha ricordato di non abituarci mai alle cose belle intorno a noi, con Metièrs d’art Karl Lagerfeld ha dimostrato che quando togli la fuliggine dal volto di Cenerentola, nessuna può competere con lei.

Il primo dicembre il mondo della moda si è dato appuntamento a Cinecittà per uno show difficile da dimenticare. Niente eventi su Facebook nei “sotterranei di Piazza di Spagna” o caccia al +1, molti ne hanno preso conoscenza quando la magia era già avvenuta, da una foto su Instagram magari.

Paris in Rome

Chanel ha trasformato Lo Studio 5, il preferito di Fellini, in una piccola Parigi. C’è il cielo grigio, la nebbia, il viale alberato, la stazione della metropolitana (Paris-Rome) da cui arrivano le modelle, il garage, la frutteria, il caffè, il fiorista, il Cinema, dove proiettano il corto firmato dalla regia di Lagerfeld Once and forever. E’ Coco l’Irreguliere (come il titolo di una nota biografia della stilista di Edmonde Charles Roux) come venne definita Gabrielle Chanel quando giovanissima divenne l’amante del ricco Balsan, e seguendolo nelle cavalcate quotidiane o alle corse agli ippodromi, inventò uno stile tutto suo: pantaloni jodhpurs (da stalliere), colli alti, cravatte, bombette.

E’ una ‘parigina a Roma’ quella disegnata da Karl Lagerfeld. Sfila col broncio e veste con capi iconici riadattati al suo carattere capriccioso. Del resto e’ Coco l’indomabile a cui Chanel rende omaggio anche con il suo film proiettato in notturna sulle gradinate dello studios, all’aperto e al freddo, nello stesso anfiteatro dove è stato girato Gangs of New York. Un mese e mezzo di lavori per allestire il tutto. Cinquantadue modelle e nove modelli. Due cavalli di bronzo sono a guardie delle toilette e sotto il gigantesco volto di Augusto le blogger koreane si rovinano di selfie.

Karl Lagerfeld al termine dello show Métiers d'art
Karl Lagerfeld al termine dello show Métiers d’art

Ad assistere alla sfilata-evento c’era un pubblico di 800 ospiti semi-congelati, ma forniti di coperte. In prima fila oltre a Lagerfeld, Caroline di Monaco, Franca Sozzani, Silvia e Carla Fendi. L’ospite d’onore è Kristen Stewart. Con look sexy e iperfemminile ovviamente firmato Chanel, l’attrice dal front row ha assistito anche alla proiezione in anteprima mondiale del film “Once e Forever” in cui veste i panni di Coco. Poi tutti a cena dal Bolognese, al suo fianco, tra un quadratino di mortadella e un’insalata di bollito, si spengono le luci di Parigi e si accende Roma.

Geraldine Chaplin, Kristen Stewart e Matteo Garonne
Geraldine Chaplin, Kristen Stewart e Matteo Garonne

 

VSFS15: ecco chi sono gli angeli di Victoria’s Secret

Era il 1995 e a New York apriva il primo negozio di Victoria’s Secret. Da allora sono passati 20 anni e la linea di lingerie nata dall’idea di un uomo che voleva essere libero di comprare biancheria sexy a sua moglie “senza essere guardato come un pervertito”, è diventata la più famosa al mondo.

Quell’anno nella Grande Mela si tenne il primo Victoria’s Secret Fashion Show. A sfilare all’Hotel Plaza c’era l’armata delle super anni ’90: Tyra Banks, Naomi Campbell, Helena Christensen, Karen Mulder, Stephanie Seymour. L’anno dopo si aggiunsero Heidi Klum, Laetitia Casta, Tyra Banks e Claudia Schiffer. Non ci misero molto le tv nazionali ad accaparrarsi i diritti per la messa in onda. Il primo spot pubblicitario fu nel 1999, durante il Super Bowl. Risultato: milioni di americani incollati allo show, trasmesso in web podcast e poi sulla ABC.

Da allora l’annuale sfilata di Victoria’s Secret è la rappresentazione concreta di una fantasia. Centinaia di modelle si sottopongono ai provini per avere l’opportunità di far parte di questa realtà parallela.

Alessandra Ambrosio VSFS15
Alessandra Ambrosio VSFS15

Le sopravvissute a un cast molto severo, seppur già bellissime, si sottopongono a un protocollo infernale che stroncherebbe le gambe agli atleti più tosti (date un’occhiata su Instagram all’hashtag “TrainLikeAnAngel”). Nei due mesi che precedono lo show è prevista una quantità impressionante di ore di ginnastica quotidiana, accompagnata da una dieta rigidissima a base di bibitoni ultra-proteici e poco più, per arrivare, alla vigilia dell’evento, al digiuno totale. Si tratta di una pratica necessaria – conferma la selezionatrice degli angeli, Sophie Neophitou – l’unica che assicura l’eliminazione di qualsiasi traccia di ritenzione idrica. Anche solo un micro avvallamento sospetto (di cellulite) è ritenuto una colpa imperdonabile, con conseguente confisca delle ali ed esclusione dallo show.

Sono tante le aspiranti al ruolo di angelo, ma solo poche passeranno attraverso la cruna dell’ago e indosseranno le mutande di pizzo più sexy del reame. Poi tutto si gioca in 40 minuti di sfilata.

Il 10 novembre, per lo show che ha celebrato i venti anni di Victoria’s Secret hanno sfilato in totale 44 modelle, tra cui i 15 “angeli ufficiali”, cioè le testimonial del marchio. Tra loro le più famose sono Adriana Lima, angelo dal 2000, Alessandra Ambrosio, altra veterana alla sua 14esima passerella, Behati Prinsloo, Candice Swanepoel e Lily Aldridge. A lei è toccata la responsabilità di indossare il reggiseno più prezioso al mondo: il Fantasy Bra del valore di 2 milioni di dollari e composto da 6500 gemme preziose tra cui diamanti, topazi, zaffiri gialli e oro.

Ma chi sono gli altri angeli di Victoria’s Secret?

Sara Sampaio, 23 anni, portoghese, ha lavorato anche per Calzedonia

Sara Sampaio VSFS15
Sara Sampaio VSFS15

Elsa Hosk, 26 anni, belga, è un ex cestista professionista

Elsa Hosk VSFS15

Jac Jagaciak, 21 anni, polacca, ha debuttato a 15 anni ed è stata scelta per una campagna di Calvin Klein

Jac Jagaciak VSFS15
Jac Jagaciak VSFS15

Kate Grigorieva, 25 anni, è stata tra le finaliste di Miss Russia

Kate Grigorieva VSFS15
Kate Grigorieva VSFS15

Taylor Hill, 19 anni, è stata scoperta a un Rodeo in AmericaTaylor Hill VSFS15

Lais Ribeiro, 24 anni, brasiliana, ha lavorato precedentemente per grandi marchi tra cui Chanel

Lais Ribeiro
Lais Ribeiro

Martha Hunt, 26 anni, è amica di Taylor Swift

Martha Hunt VSFS15
Martha Hunt VSFS15

Romee Strijd, 19 anni, olandese, è stata scelta anche per le campagne pubblicitarie di Alexander McQueen

Romee STRIJD VSFS15
Romee STRIJD VSFS15

Stella Maxwell, 24 anni, belga, è stata scoperta mentre era all’università

Stella Maxwell
Stella Maxwell

Si è parlato moltissimo anche di Gigi Hadid e Kendall Jenner, la coppia di bff più famosa di Instagram&co. La bionda e la bruna, entrambe ventenni. Kendall, la piccolina del Clan Kardashian, aveva tra il pubblico due sostenitori speciali: la mamma Kris e il padre Caitlyn, oggi diventato donna. Alle sorelle Kim, Kourtney e Khloe ha chiesto di non venire per evitare troppa pressione o, considerati i soggetti, per evitare di rompersi una gamba per la troppa invidia. Gigi, un flirt con Lewis Hamilton, un amore storico con Joe Jonas finito da poco e una schiera di amiche super sexy tra cui Taylor Swift, era stata scartata per due volte da Victoria’s Secret perché “troppo burrosa”. Quest’anno ce l’ha fatta, un po’ perché è la top del momento, un po’ perché il training a cui l’hanno sottoposta l’ha nettamente asciugata.

Kendal Jenner e Gigi Hadid VSFS2015
Kendal Jenner e Gigi Hadid VSFS2015

Per due angeli che arrivano, un’altra coppia di angeli se ne va. Addio ufficiale di Doutzen Kroes dopo 10 anni nell’Olimpo del brand di intimo, insieme all’altra amatissima top model Karlie Kloss.

Vent’anni di bellezza, di colore, di musica, di spettacolo. La passerella degli angeli festeggiava quest’anno un anniversario importante e lo ha fatto con i fuochi d’artificio (li ‘impersona’ con un’aureola di razzi, Sara Sampaio). Le ali degli angeli si trasformano in mantelli da supereroine e macchine di Leonardo in versione hippie. Ali d’angelo fine Sessanta che sembrano uscite dal festival Burning Man. Poi c’è la sequenza Pink Nation, una carrellata di omaggi-giochi di ruolo con la poliziotta e la versione femminile di Gordon Gekko (slip color gessato e bretelle rosse). E le immancabili farfalle (tra loro, Adriana Lima e Gigi Hadid). E gli angeli bianchi sotto la neve, da lasciare senza fiato. Come sempre.

Candice Swanepoel VSFS15
Candice Swanepoel VSFS15

Nel mezzo le esibizioni di Selena Gomez, circondata di sexy groupie, Ellie Goulding (che è stata convocata dopo il forfait di Rihanna, che secondo molti non si sarebbe sentita ancora pronta per presentare i nuovi pezzi del suo prossimo album Anti) e The Weeknd, beato tra le donne. Il più invidiato da tutti.