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Milano Moda Uomo: It boy in passerella

Un “It-boy” è uno di quelli con cui non vorresti mai andare a cena. Capelli fluenti, più lucidi dei tuoi, più morbidi dei tuoi e con il vantaggio genetico dell’assenza di doppie punte. Vestito più alla moda di te, il che per un uomo spesso vuol dire abbigliato in maniera improbabile. Possono tirare fuori come niente fosse giacche doppiopetto o addirittura pellicce, calzini assurdi, scarpe a punta, pantaloni “acqua in casa” o semi fuseaux. Ricorda: diffida sempre di un uomo che ha i pantaloni più stretti dei tuoi.

Si è aperta a Milano la fashion week dedicata alle collezioni maschili per il prossimo autunno inverno. 39 sfilate, 45 presentazioni e 10 eventi per scoprire le novità del pret-a-porter proposte dalle principali maison italiane e non solo.

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Lucky Blue Smith

La novità di questa stagione sono i tanti nuovi it-boy che si sono affermati su Istagram ancora di più che sulle passerelle, come il biondissimo e angelico Lucky Blue Smith, amato da tante giovanissime e con un incredibile seguito di follower su questo social network fotografico. Biondo platino e occhi di ghiaccio, è un globetrotter, ma casa è a Los Angeles dove vive con la sua famiglia di religione Mormone. E nel tempo libero suona, con le sue tre sorelle Pyper America, Daisy Clementine e Starlie (anche loro modelle), nella band The Atomics. Ragazzi dalla faccia pulita e dal fisico efebico più che palestrati latini. Altezza minima 1.83 m, massima 1.90 m. La taglia d’oro è la 48. A volte la 50 è un problema. Da tenere d’occhio Clement Chabernaud, volto di Boss by Hugo Boss, Lucio Vanotti, Helen Anthony, Pal Zileri.

Clement Chabernaud
Clement Chabernaud

Ad aprire la Milano Moda Uomo è stata ieri la sfilata di Roberto Cavalli, con la prima collezione maschile firmata dallo stilista Peter Dundas per la maison. Lo stile è eccentrico, dettato da fantasie animalier, ricami ispirati all’Oriente, giochi di luce realizzati con lamé metallico e paillettes per un uomo dall’animo rock. I pantaloni sono leggermente scampanati, le giacche sono allungate, i cappotti e i montoni arrivano sotto il ginocchio, così come le pellicce. Gli accessori predominanti sono sciarpe e foulard: tutti rigorosamente lunghissimi. Ma non mancano borse a tracolla.

Oggi, sabato 16 gennaio, si entra nel vivo con le sfilate di Corneliani, Ermenegildo Zegna, Lucio Vanotti (il giovane designer selezionato da Giorgio Armani per sfilate nel suo quartier generale di via Bergognone) e Costume National. Nel pomeriggio toccherà a Marni, Jil Sander, Les Hommes, Neil Barrett. A seguire Pal Zileri, che torna a sfilare a Milano,  Versace e Philipp Plein. Bottega Veneta aprirà la giornata di domenica, seguita da N.21, Richmond, Salvatore Ferragamo nella ormai consueta sede di Piazza Affari. Quindi Calvin Klein, Vivienne Westwood, Missoni, Daks, Prada, Moncler Gamme Bleu e Damir Doma.

Negli ultimi due giorni altri nomi di tutto rispetto come Diesel Black Gold, Emporio Armani, Antonio Marras, Etro, Msgm e Gucci. Ma anche Canali, Ermanno Scervino, Fendi, Marcelo Burlon County of Milan e Brioni. Come sempre l’evento di punta dell’ultima giornata della fashion week (il 19 gennaio) sarà la sfilata di Giorgio Armani. In programma, nello stesso giorno, anche le passerelle di  Dsquared2, Dirk Bikkembergs e Christian Pellizzari. Chiuderà l’inglese Helen Anthony, una new entry del calendario milanese.

6 mode orribili su cui cambiare idea

“Il segreto del mio look è osare, amo mixare gli stili e scelgo sempre accessori insoliti” cit. qualunque vera o presunta socialitè o hit girl che dir si voglia. Questo mantra della moda è però fondamentalmente vero e le sfilate ce ne danno sempre prova: il rosso con il rosa, il viola con il verde, le fantasie più assurde si abbinano sorprendentemente bene e perfino le righe orizzontali con quelle verticali superano il fashion test. Nella moda non ci sono regole, è vero tutto e il contrario di tutto e il peggior errore che tu possa fare è credere ancora che la borsa si abbini alle scarpe. Da Olivia Palermo ad Alexa Chung, da Louise Roe a Blake Lively, siamo state tutte almeno una volte stupite e prese da attacchi di bile di fronte a improponibili look fantasticamente riusciti. Dopotutto se il classico bianco e blu non tradisce mai, lo sappiamo tutti che Danny Zucco non se la filava di pezza Sandy quando sfoggiava i suoi twin-set color pastello.

Ma che succede se il gerriscottiano “only the brave” finisce nelle mani, o meglio, sulle cosce sbagliate? Qual è il confine tra un look coraggioso e un look suicida? Consideriamo anche che gli stilisti almeno tre volte l’anno ( autunno-inverno, primavera-estate e collezione crociera) vengono presi da fortissime ansie da prestazione che spesso sfociano nel teatro dell’assurdo… Per rimediare spediscono poi i capi più borderline alla celebrità del momento che magari li indossa una volta e li butta, tu invece non solo li compri e non te li regalano, ma perseveri anche nell’errore pensando che quell’orrore sia in realtà molto trendy.

Ecco quindi cinque mode orribili su cui cambiare idea ( in ordine di urgenza):

1. Tacco basso, scarpa a punta. Le vedi a Sarah Jessica Parker in Sex and the City e sono sexy, le vedi in vetrina e ti sembrano sofisticate, te le vedi addosso e assomigli a Zia Pina. Addio plateau, le scarpe a punta sono tornate di moda. Iper-femminili e iper-scomode, bisogna saperle portare e la regola è una ma inderogabile: tacco alto. Anche se la 4 cm tenterà di sedurti con “sono alla moda e ideale per essere utilizzata nella vita di tutti i giorni, per andare a lavoro, ma anche per andare a bere un drink con un’amica”, non cedere. Tra le affascinanti avvocatesse in tailleur di The Good Wife e Maga Magò il passo, anzi il tacco, è breve.Scarpe a punta

2. Il piumino. Resistere, resistere, resistere. Ok è caldo, è utile, è comodo, ma è brutto. Irrimediabilmente brutto. Non parlo ovviamente di tutti i piumini, un Uniqlo come sotto giacca può salvarti la vita. Mi riferisco a quei modelli lucidi, che arrivano a mezza coscia, a metà tra un salvagente e una busta della spazzatura (c’è il classico nero ma anche le versioni giallo canarino o rosso fuoco stile sacchetti della differenziata) e con il collo sciallato. L’ultima donna di cui si ha memoria a cui donava il collo sciallato è Malefica.geox

3. Le finte superga con la zeppa per slanciare i nostri salsicciotti deambulanti fingendoci contemporaneamente ragazze semplici della porta accanto. Tanto vale attaccarvi due comodini alle suole delle scarpe e camminare con quelli perché anche se tu ti ci senti Rihanna, ti assicuro che sei molto più simile al Fantasma del natale passato che si trascina dietro le catene. Che fine hanno fatto le dignitosissime e bassisime superga, un tempo simbolo delle belle vere e sicure di se?! Abbi il coraggio delle tue azioni: ti senti un po’ bassa o pensi di non avere gambe chilometriche: vai con i tacchi! Pensi di avere così tanti punti di forza che alta o bassa, tozza o slanciata sia uguale e preferisci la comodità perché la bellezza vera è quella interiore!? Mettiti le scarpe da ginnastica e non fare la falsa. Pensavamo di aver toccato il fondo con le Hogan..ma al peggio non c’è mai fine..

Le sopracciglia di Cara Delevingne

4. Alla ricerca delle sopracciglia perdute
Il più grande sterminio mai compiuto nella storia delle tendenze di moda. Miliardi e miliardi di estetiste zelanti si sono accanite con una ferocia e una costanza senza eguali su quei poveri peletti facendoti sentire come una Frida Calo stonata se solo lo spessore delle tue sopracciglia superava i dieci millimetri. Ed eccoci quindi solo noi, le pinzette e uno specchio su cui è attaccata una foto del gabbiano Jonathan Livingstone, perché dopo tanti anni non mi è ancora chiaro quale sia l’esatta apertura alare che le mie sopracciglia dovrebbero avere. Poi è arrivata lei, Cara Delevingne, la modella londinese classe 1992 che ha fatto delle sue folte sopracciglia il suo marchio di fabbrica. In un intervista ha dichiarato di non essersi mai tolta nemmeno un pelo se non per evitare l’effetto monociglio. Siamo state incredule, meravigliate, le abbiamo pure bistrattate, ma alla fine le abbiamo amate. Chi trova una brava estetista trova un tesoro. E se trovi qualcuna con un arcata invidiabile e le chiedi “ma chi ti fa le sopracciglia?” preparati a risposte elusive. E’ uno dei segreti custoditi più gelosamente dopo quelli di Fatima.

5. Cechi di tutto il mondo unitevi contro coloro che non capiscono il vostro male. Vi confido un segreto. Il 60% delle persone che portano gli occhiali ci vedono benissimo. Quelli che davvero hanno problemi di vista si mettono le lenti. È per colpa dei finti ciechi con gli occhiali non graduati che i veri ciechi vengono scambiati per bugiardi o snob/altezzosi/maleducati quando non salutano qualcuno e dicono di non averlo visto. Dico io, vi verrebbe mai in mente di fasciarvi una gamba anche se non vi siete fatti male solo perché magari secondo voi dona alla caviglia?! Il principio è lo stesso..eppure un altissimo numero di anime alla ricerca di una vena radical chic comprano occhiali ricercatissimi e magari le lente non la mettono proprio, sperando solo che nessuno gli chieda: “quanto hai? me li fai provare?”..non vorrei dirvelo così ma se li è tolti Harry Potter gli occhiali ve li potete togliere pure voi che non ne avete alcun bisogno.

Gonna jeans anni ’90

6. La gonna alla Brenda di 90210 di jeans, svasata, corta ma non cortissima, con cuciture a vista. Ok che abbiamo rivalutato gli anni ’90 e che quell’odore di naftalina sui vestiti della mamma “diquandoavevalatuataglia” fa tanto shabby chic, ma questa gonnellina è decisamente più dal lato suicida che da quello coraggioso…

Street style 2016, l’intramontabile moda

Il fenomeno della street fashion, della moda di strada, non è certo una novità di questi ultimi anni. Potrebbe sembrarlo, ai profani dell’ universo della moda. Ma gli osservatori più attenti sanno che sono decenni, e non solo anni, che molti dei maggiori designer attingono alla strada come fonte di ispirazione più o meno dichiarata. E che già oltre quarant’ anni fa, quando l’haute couture dominava la scena fashion e il pret-a-porter non era che agli albori, erano gli stili di strada a fornire ispirazione e linfa agli stilisti più innovativi. Pionieri dello street style furono negli anni Cinquanta un genio come Yves Saint Laurent e un grandissimo fashion designer come Pierre Cardin, giusto per fare due nomi..ma l’ elenco potrebbe durare per svariate pagine. Il pret-a-porter riduce in qualche modo il divario tra il vestiario delle persone comuni e l’ alta moda. E gli stili di strada servono da ispirazione al ready to wear. Dalle strade alle vetrine, dalle vetrine alle passerelle…pensateci…

E se è proprio grazie ai look di strada che negli anni Settanta fanno il loro ingresso sulle passerelle minigonne, jeans, pantaloni da donna, cos’è oggi lo street stile? È Un underground sexy visionario, come l’inafferrabile falcata della replicante di Blade Runner, da rivisitare con i tacchi e occhi altrettanto cerchiati di nero. Anche se il bermuda è in raso rosaconfetto, anche se la polo è femminile. Guerriere urbane, con un glam funzionale, misto d’eleganza e muscolare determinazione, equipaggiate di parka, leggings e stampati, vedi Isabel Marant. Shorts e chiodo, zip e scaldamuscoli, fluo e furiosamente bicolor, l’ alta moda si immerge nel quotidiano ma i tacchi alti aiutano a tenere la testa fuori dall’ acqua. Non si vive di alta moda h24.

C’è tutto un mondo al di la delle copertine dei giornali di moda dove lo sfondo delle foto non è bianco ma animato da persone che vanno anche all’ università al cinema al supermercato. E persone in jeans (jeggins ormai) e maglietta di giorno possono portare vestiti da gran sera di notte. La stessa Miranda Kerr, la stessa Giselle Bundchen possiedono una felpa e un paio di legging. Dalle strade alle vetrine, dalle vetrine alle passerelle. E così gli stilisti, da Marc Jacobs a Blumarine, da Kenzo a Dolce & Gabbana hanno iniziato a puntare sullo street style come ispirazione per il pret-a-porter. Al di sopra delle mode e delle manie del momento, in questo ventunesimo secolo, più che il fascino élitario della moda parigina, è un approccio di questo stampo ad apparire in testa alla continua, intensa e affascinante competizione della moda.

 

Ugly Christmas Sweater: quando il brutto fa tendenza

Un tempo c’erano cose che avremmo tenuto segrete a ogni costo. Erano tra queste la faccia verde di quando ci facciamo la maschera, la mise da palestra, le felpone da casa e i golf orrendi che ti regalano i parenti e che indossi solo quando sai che nella foto sotto l’albero saranno nascosti dalla testa di qualche cugino. Ora che anche Miley Cyrus si fotografa con la melma alle alghe in faccia e che l’ hashtag #fitness #workhard è un must, anche l’Ugly Christmas Sweater ha avuto la sua rivincita. D’altra parte se è esistito un tempo in cui sono andate di moda le Shox, non c’è motivo di ghettizzare il maglione con i pinguini vestiti da babbo natale.

In realtà l’origine di questo capo risale addirittura agli anni ’80, quando esagerazione e colori accesi erano all’ordine del giorno. I maglioni di Natale diventano particolarmente popolari nel Regno Unito perché indossati da alcuni presentatori televisivi durante le trasmissioni del periodo natalizio.

Da noi il rito, la mania, il capriccio kitsch, è anche in parte colpa di una certa Bridget Jones. Era il 2001 e Colin Firth indossava le corna della renna tricot. Nel 2010 la tendenza spopola e designer e brand li sdoganano ufficialmente come must have per le festività.

L’Ugly Christmas Sweater è insieme ridicolo e cool, pudico e sfrontato al punto da instaurare quel meccanismo del “così brutto da essere figo”. Gli uomini belli lo indossando per dimostrare che riescono a raggiungere record di like anche vestiti da renna, quelli un po meno belli lo mettono perché fa simpatia, sulle donne può avere lo stesso effetto del completino di Santa Baby.

Un po’ di numeri. Tra il 2010 e il 2011 il colosso Amazon ha dichiarato un incremento delle relative vendite pari al 600%, confermando un sondaggio secondo il quale il 41% della popolazione Britannica possiede almeno un Christmas jumper.

Ce n’è di varie tipologie, da quelli più ricercati in lana pregiata, con dettagli piccoli e preziosi, a quelli con ricami in stile montagna, passando per i più buffi, caratterizzati da animaletti e scritte allegre. Si indossa con i jeans o sotto una giacca sartoriale per gli uomini. Con le mini o le gonne al ginocchio per le donne. In versione maxi con le parigine.

Visto e considerato che la sua fortuna durerà una stagione e un paio di scatti su Facebook, optate per le alternative economiche di Primark, H&M, Topman, Gant, Asos.

A ricordare i tempi in cui l’Ugly Christmas Sweater era roba per quelli del club di scienze più che per quelli da pranzo sulle scale del Met rimangono i siti ButtUglySweaters, Tipsy Elves e MyUglyChristmasSweater,

In un mix di nostalgia per il glorioso passato di indumenti eccentrici e un nuovo interesse per gli abiti di seconda mano, non rimane che ben sperare: forse un giorno anche i miei calzini con i panda e l’antiscivolo andranno di moda.

Intanto ecco tutti gli Ugly Christmas Sweater delle star…

Regali di Natale 2015: istruzioni per l’uso

Per la prima volta nella mia vita ho già finito di fare i regali di Natale. Colta dal “terrore Giubileo” e immaginando una sorta di invasione degli ultracorpi per le strade a partire dall’ 8 dicembre, mi sono ingegnata per tempo. Genitori, fratelli, fidanzati, amici, per l’apertura dell’Anno Santo avevo un pacchetto di sicurezza per tutti. Salvo ovviamente la possibilità di sfidare pellegrini assetati di shopping per ispirazioni dell’ultimo minuto.

Non è stato così. Mai viste strade tanto vuote a dicembre, parcheggi in centro tanto numerosi o tale inesistente fila alle casse. Guidando per le vie sgombre di sabato sera mi veniva da chiedermi se fosse già iniziata l’Apocalisse o se la paura generata dagli attacchi di Parigi fosse più profonda e radicata di quanto nessuno potesse immaginare.

Che ci sia il gelo, una tormenta di neve, o nello specifico 500 vigili pronti a farti la multa perché hai la targa dispari, bisogna portare a casa una montagna di pacchetti. Possibilmente non troppo costosi, possibilmente personalizzati e azzeccatissimi.

Le città stanno ora lentamente tornando alla normalità. Che ci sia il gelo, una tormenta di neve, o nello specifico 500 vigili pronti a farti la multa perché hai la targa dispari, bisognerà portare a casa una montagna di pacchetti. Possibilmente non troppo costosi, possibilmente personalizzati e azzeccatissimi.

Due le regole d’oro per i regali di Natale:

  • Comprate qualcosa che vorreste ricevere
  • Avvaletevi del diritto di non mentire di fronte a regali palesemente non adatti a voi o frutto di un maldestro riciclo. Già riuscire a dire un “grazie” credibile è una vittoria.

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Il regalo più difficile è sicuramente quello al fidanzato/fidanzata. Se stai insieme da poco, le possibilità sono più ampie, ma in un mare sterminato poter comprare tutto equivale a non comprare niente. Il rischio di scadere nell’agendina o nel regalo “utile” tipo uno spazzolino elettrico o una confezione maxi di shampoo, è altissimo. Se stai insieme da tanto le idee scarseggiano. Ormai hai inciso i vostri nomi su qualsiasi supporto e gli hai praticamente rifatto l’armadio, ma questo non ti libera dall’obbligo morale di fare un gran bel regalo. Non cascate nella trappola: “quest’ anno niente regali”. È la classica cosa che si dice per mettere alla prova il proprio partner. Lui o lei non solo si aspetta un pacchetto ma vi ha anche già comprato qualcosa. Tutto l’anno tendiamo a valutare le relazioni amorose sulla base di fattori stupidi come le volte che ti ha invitato a cena, il grado di comunicazione nella coppia, il numero di sorprese spontanee, mentre è solo sotto Natale che le cose si fanno serie. Gli indizi sono stati seminati già al ritorno dalle vacanze estive («guarda che carino questo in vetrina!»), basta coglierli.

Altro punto dolente la famiglia, con l’attenuante che i tuoi genitori sanno che alla fine i soldi per il regalo da fargli te li danno loro quindi meno regali uguale più risparmio per papà, e questo già lo fa contento. Meno comprensivi i vari fratelli, zii e nonni. Ma in questo caso la linea guida è l’utilità. Tortiere per la nonna, calzini ai fratelli, agende o caricabatterie per la macchina agli zii. Già devi impazzire per gli altri regali, la tua famiglia non ti richiede di essere anche super innovativa. Per quanto riguarda il pacchetto che riceverete, anche lì è un terno al lotto. Il segreto con i membri della famiglia per scampare a slavine di oggetti in serie è evitare che si sparga la voce sulle vostre passioni, per non diventare “quella che ama cucinare”, “quella a cui piacciono i gatti” (o le rane, le giraffe…), soprattutto mai “quella che legge molto”. Se avete la sfortuna di cuccarvi la nomea di intellettuale, siate pronte a ricevere pagine vergate da chissà chi esibite come pezzi di alta letteratura e che in realtà rendono solo più triste la tragedia del disboscamento amazzonico (indizi inequivocabili: la parola “amore” nel titolo e la fascia “bestseller internazionale” sulla copertina). Basterà poco a farvi rimpiangere quell’anonima busta e la frase: «Così ti compri quello che vuoi».

Infine la migliore amica. “Colei che ha tutto” possiede persino quelle edizioni limitate in vendita per sole ventiquattr’ore da Colette a Parigi, ma che lei riesce a prenotare in anticipo su misteriosi siti web di cui anche Google ignora l’esistenza. Molto peggio di una banale fashionista (in quel caso basterebbe una griffe qualunque appiccicata su una pochette), si tratta di una trendsetter ad alto tasso di incontentabilità. Con un povero fidanzato che si rivolge a voi in cerca di un suggerimento qualsiasi. Ogni hanno sperate di potervela risparmiare ma arriva immancabile la telefonata: “quand’è che ci scambiamo i regali di Natale?”. Consigli: qualcosa di tipicamente natalizio, o in alternativa qualcosa di personalizzato o vintage.

Métiers d’art. Chanel risveglia la Città Eterna

“A Roma non succede mai niente” è la lamentela classica dello snob annoiato, se a ciò aggiungi quel grado di nobiltà decaduta otterrai: “A Roma non ci sono le feste di Venezia” o “nel front row delle sfilate trovi al massimo quelli di Incantesimo, New York è un’altra cosa”. “Ma tu c’eri a Milano? Quelli si che sono after party!”.

Roma è come una di quelle ragazze belle, che proprio in quanto tali non si curano, non fanno neanche caso a cosa indossano. Accade certe volte quindi che la bruttina ma affascinante e curatissima la metta in secondo piano. Se con Mirabilia Romae Valentino ci ha ricordato di non abituarci mai alle cose belle intorno a noi, con Metièrs d’art Karl Lagerfeld ha dimostrato che quando togli la fuliggine dal volto di Cenerentola, nessuna può competere con lei.

Il primo dicembre il mondo della moda si è dato appuntamento a Cinecittà per uno show difficile da dimenticare. Niente eventi su Facebook nei “sotterranei di Piazza di Spagna” o caccia al +1, molti ne hanno preso conoscenza quando la magia era già avvenuta, da una foto su Instagram magari.

Paris in Rome

Chanel ha trasformato Lo Studio 5, il preferito di Fellini, in una piccola Parigi. C’è il cielo grigio, la nebbia, il viale alberato, la stazione della metropolitana (Paris-Rome) da cui arrivano le modelle, il garage, la frutteria, il caffè, il fiorista, il Cinema, dove proiettano il corto firmato dalla regia di Lagerfeld Once and forever. E’ Coco l’Irreguliere (come il titolo di una nota biografia della stilista di Edmonde Charles Roux) come venne definita Gabrielle Chanel quando giovanissima divenne l’amante del ricco Balsan, e seguendolo nelle cavalcate quotidiane o alle corse agli ippodromi, inventò uno stile tutto suo: pantaloni jodhpurs (da stalliere), colli alti, cravatte, bombette.

E’ una ‘parigina a Roma’ quella disegnata da Karl Lagerfeld. Sfila col broncio e veste con capi iconici riadattati al suo carattere capriccioso. Del resto e’ Coco l’indomabile a cui Chanel rende omaggio anche con il suo film proiettato in notturna sulle gradinate dello studios, all’aperto e al freddo, nello stesso anfiteatro dove è stato girato Gangs of New York. Un mese e mezzo di lavori per allestire il tutto. Cinquantadue modelle e nove modelli. Due cavalli di bronzo sono a guardie delle toilette e sotto il gigantesco volto di Augusto le blogger koreane si rovinano di selfie.

Karl Lagerfeld al termine dello show Métiers d'art
Karl Lagerfeld al termine dello show Métiers d’art

Ad assistere alla sfilata-evento c’era un pubblico di 800 ospiti semi-congelati, ma forniti di coperte. In prima fila oltre a Lagerfeld, Caroline di Monaco, Franca Sozzani, Silvia e Carla Fendi. L’ospite d’onore è Kristen Stewart. Con look sexy e iperfemminile ovviamente firmato Chanel, l’attrice dal front row ha assistito anche alla proiezione in anteprima mondiale del film “Once e Forever” in cui veste i panni di Coco. Poi tutti a cena dal Bolognese, al suo fianco, tra un quadratino di mortadella e un’insalata di bollito, si spengono le luci di Parigi e si accende Roma.

Geraldine Chaplin, Kristen Stewart e Matteo Garonne
Geraldine Chaplin, Kristen Stewart e Matteo Garonne

 

VSFS15: ecco chi sono gli angeli di Victoria’s Secret

Era il 1995 e a New York apriva il primo negozio di Victoria’s Secret. Da allora sono passati 20 anni e la linea di lingerie nata dall’idea di un uomo che voleva essere libero di comprare biancheria sexy a sua moglie “senza essere guardato come un pervertito”, è diventata la più famosa al mondo.

Quell’anno nella Grande Mela si tenne il primo Victoria’s Secret Fashion Show. A sfilare all’Hotel Plaza c’era l’armata delle super anni ’90: Tyra Banks, Naomi Campbell, Helena Christensen, Karen Mulder, Stephanie Seymour. L’anno dopo si aggiunsero Heidi Klum, Laetitia Casta, Tyra Banks e Claudia Schiffer. Non ci misero molto le tv nazionali ad accaparrarsi i diritti per la messa in onda. Il primo spot pubblicitario fu nel 1999, durante il Super Bowl. Risultato: milioni di americani incollati allo show, trasmesso in web podcast e poi sulla ABC.

Da allora l’annuale sfilata di Victoria’s Secret è la rappresentazione concreta di una fantasia. Centinaia di modelle si sottopongono ai provini per avere l’opportunità di far parte di questa realtà parallela.

Alessandra Ambrosio VSFS15
Alessandra Ambrosio VSFS15

Le sopravvissute a un cast molto severo, seppur già bellissime, si sottopongono a un protocollo infernale che stroncherebbe le gambe agli atleti più tosti (date un’occhiata su Instagram all’hashtag “TrainLikeAnAngel”). Nei due mesi che precedono lo show è prevista una quantità impressionante di ore di ginnastica quotidiana, accompagnata da una dieta rigidissima a base di bibitoni ultra-proteici e poco più, per arrivare, alla vigilia dell’evento, al digiuno totale. Si tratta di una pratica necessaria – conferma la selezionatrice degli angeli, Sophie Neophitou – l’unica che assicura l’eliminazione di qualsiasi traccia di ritenzione idrica. Anche solo un micro avvallamento sospetto (di cellulite) è ritenuto una colpa imperdonabile, con conseguente confisca delle ali ed esclusione dallo show.

Sono tante le aspiranti al ruolo di angelo, ma solo poche passeranno attraverso la cruna dell’ago e indosseranno le mutande di pizzo più sexy del reame. Poi tutto si gioca in 40 minuti di sfilata.

Il 10 novembre, per lo show che ha celebrato i venti anni di Victoria’s Secret hanno sfilato in totale 44 modelle, tra cui i 15 “angeli ufficiali”, cioè le testimonial del marchio. Tra loro le più famose sono Adriana Lima, angelo dal 2000, Alessandra Ambrosio, altra veterana alla sua 14esima passerella, Behati Prinsloo, Candice Swanepoel e Lily Aldridge. A lei è toccata la responsabilità di indossare il reggiseno più prezioso al mondo: il Fantasy Bra del valore di 2 milioni di dollari e composto da 6500 gemme preziose tra cui diamanti, topazi, zaffiri gialli e oro.

Ma chi sono gli altri angeli di Victoria’s Secret?

Sara Sampaio, 23 anni, portoghese, ha lavorato anche per Calzedonia

Sara Sampaio VSFS15
Sara Sampaio VSFS15

Elsa Hosk, 26 anni, belga, è un ex cestista professionista

Elsa Hosk VSFS15

Jac Jagaciak, 21 anni, polacca, ha debuttato a 15 anni ed è stata scelta per una campagna di Calvin Klein

Jac Jagaciak VSFS15
Jac Jagaciak VSFS15

Kate Grigorieva, 25 anni, è stata tra le finaliste di Miss Russia

Kate Grigorieva VSFS15
Kate Grigorieva VSFS15

Taylor Hill, 19 anni, è stata scoperta a un Rodeo in AmericaTaylor Hill VSFS15

Lais Ribeiro, 24 anni, brasiliana, ha lavorato precedentemente per grandi marchi tra cui Chanel

Lais Ribeiro
Lais Ribeiro

Martha Hunt, 26 anni, è amica di Taylor Swift

Martha Hunt VSFS15
Martha Hunt VSFS15

Romee Strijd, 19 anni, olandese, è stata scelta anche per le campagne pubblicitarie di Alexander McQueen

Romee STRIJD VSFS15
Romee STRIJD VSFS15

Stella Maxwell, 24 anni, belga, è stata scoperta mentre era all’università

Stella Maxwell
Stella Maxwell

Si è parlato moltissimo anche di Gigi Hadid e Kendall Jenner, la coppia di bff più famosa di Instagram&co. La bionda e la bruna, entrambe ventenni. Kendall, la piccolina del Clan Kardashian, aveva tra il pubblico due sostenitori speciali: la mamma Kris e il padre Caitlyn, oggi diventato donna. Alle sorelle Kim, Kourtney e Khloe ha chiesto di non venire per evitare troppa pressione o, considerati i soggetti, per evitare di rompersi una gamba per la troppa invidia. Gigi, un flirt con Lewis Hamilton, un amore storico con Joe Jonas finito da poco e una schiera di amiche super sexy tra cui Taylor Swift, era stata scartata per due volte da Victoria’s Secret perché “troppo burrosa”. Quest’anno ce l’ha fatta, un po’ perché è la top del momento, un po’ perché il training a cui l’hanno sottoposta l’ha nettamente asciugata.

Kendal Jenner e Gigi Hadid VSFS2015
Kendal Jenner e Gigi Hadid VSFS2015

Per due angeli che arrivano, un’altra coppia di angeli se ne va. Addio ufficiale di Doutzen Kroes dopo 10 anni nell’Olimpo del brand di intimo, insieme all’altra amatissima top model Karlie Kloss.

Vent’anni di bellezza, di colore, di musica, di spettacolo. La passerella degli angeli festeggiava quest’anno un anniversario importante e lo ha fatto con i fuochi d’artificio (li ‘impersona’ con un’aureola di razzi, Sara Sampaio). Le ali degli angeli si trasformano in mantelli da supereroine e macchine di Leonardo in versione hippie. Ali d’angelo fine Sessanta che sembrano uscite dal festival Burning Man. Poi c’è la sequenza Pink Nation, una carrellata di omaggi-giochi di ruolo con la poliziotta e la versione femminile di Gordon Gekko (slip color gessato e bretelle rosse). E le immancabili farfalle (tra loro, Adriana Lima e Gigi Hadid). E gli angeli bianchi sotto la neve, da lasciare senza fiato. Come sempre.

Candice Swanepoel VSFS15
Candice Swanepoel VSFS15

Nel mezzo le esibizioni di Selena Gomez, circondata di sexy groupie, Ellie Goulding (che è stata convocata dopo il forfait di Rihanna, che secondo molti non si sarebbe sentita ancora pronta per presentare i nuovi pezzi del suo prossimo album Anti) e The Weeknd, beato tra le donne. Il più invidiato da tutti.

Balmain per H&M: storia vera di ordinaria pazzia

L’oggetto del desiderio é la giacca con le perle. Quella che nella campagna pubblicitaria indossa Kendall Jenner. Quella che mamma Cindy Crawford ha comprato alla figlia Kaia durante il mega evento per la presentazione della capsule collection a New York. Quella che ognuna delle migliaia di ragazze che attendevano da mesi la collezione Balmain per H&M sperava di portare a casa. Quella che se non sei in coda almeno dall’alba non hai nessuna possibilità di avere.

La giacca di perle di Balmain per H&M indossata da Kendall Jenner
La giacca di perle di Balmain per H&M indossata da Kendall Jenner

Non sono una guerrafondaia. Se penso a litigarsi i vestiti mi viene in mente solo quando lui e lei afferrano lo stesso paio di guanti in Serendipity. Eppure lo spasmodico fervore che assale le appassionate di moda a ogni nuova capsule collection mi affascina sempre. C’é un qualche meccanismo mentale che spinge centinaia di ragazze a passare la notte in fila fuori dai negozi per comprare le collezioni disegnate da qualche grande stilista per uno dei colossi del low cost. I prezzi poi sono certo molto più bassi di un originale haute couture ma altissimi per un capo che alla fine ha sempre l’etichetta (e la qualità) della grande distribuzione. Si possono anche fare degli affari ma, come sempre, bisogna saper scegliere.

Quando la tua mente però é offuscata dalla furia della compratrice compulsiva, c’é poco da ragionare.

“Penserete che io sia pazza, lo so. Per Lanvin e Versace ho dormito in strada tutta la notte. Oggi non esco dal negozio senza la giacca con le perle. Ma ho puntato anche i sandali con le corde e un paio di orecchini gioiello. Poi voglio anche altro, ovviamente”. Ha detto una ragazza accampata dalle 2 del mattino davanti all’ingresso del negozio di H&M al centro commerciale Porta di Roma, uno dei 9 punti vendita selezionati in Italia che per un giorno hanno messo in vendita la capsule collection disegnata da Olivier Rousteing, stilista di Balmain.

C’é un’unica regola: il limite di acquisto. Ognuno, cioè, può comprare al massimo 5 capi della collezione Balmain per H&M (compresi gli accessori) in una sola taglia. Lo scopo é evitare che una persona possa fare razzie per l’amica o la sorella a casa.

Questo ovviamente non vale per la prova. Se tra gli stand é lotta aperta, in coda per i camerini é guerra di logoramento. Si prende qualunque cosa, indipendentemente dalla taglia o dal modello. Ho visto ragazze minute provare taglie 46 e signore distinte attaccate compulsivamente a vestiti di paillettes fucsia che sanno non indosseranno mai. “E che faccio? Mica lo posso lasciare la!”. Tanto meno lasciarlo a qualcun’altra.

Nonostante questo, in fila partono le contrattazioni: “Scusami ma la maglietta che hai preso tu che taglia é? Se la lasci me la dai? Promesso però!” Basta infatti un momento di distrazione perché i capi che qualcuna decide di non comprare vengano presi dai commessi che li rimettono sugli scaffali dove sono appostate come cavallette le ragazze. Per le ritardatarie infatti prendere i pezzi lasciati da qualcuno all’ultimo minuto, magari anche in cassa, é l’unica soluzione. L’ideale é agire in coppia: mamma e figlia o tra amiche.

Alcune sono corrette, ti lasciano il vestito e magari ti augurano anche buona fortuna, altre pur di non cedere nulla passano nel camerino ore e ore, sperando di dissuadere l’elemosinante.

Questo é quello che é successo a me: essendo arrivata alle 14, ero entrata da H&M senza alcuna pretesa o speranza. Ormai era finito quasi tutto. Come in una gabbia di leoni, le commesse avevano tirato fuori borsellini e pochette da dare in pasto alle belve nel timore che altrimenti gli si sarebbero attaccate alla giugulare. Intercetto un’ondata di vestiti riportati dai camerini. Molte taglie grandi, nessun vestito, cappotti neanche a sognarli, qualche pantalone. Uno in camoscio verde scuro, più di 300 euro, francamente eccessivo considerando che sono sempre pantaloni di H&M. Riesco a prendere dei jeans a righe verticali bianchi e neri. Taglia 38, una rarità considerando che é la più gettonata tra le giapponesi, che in fatto di vendite “mors tua vita mea” sono quasi imbattibili (ho sentito dire a una ragazza asiatica che usciva fiera con 4 enormi buste: “Ma fino a qui dovevi venire a fare shopping?!”).

Allungo una mano verso una camicia nera in simil seta con i bottoni simil d’oro. Una signora 50enne é più lesta di me. La prende, ne ha già in mano una uguale ma “vuole provare tutte e due le taglie”. L’effetto é lo stesso di quando quello prima di te in fila in pizzeria chiede tre quarti di teglia di margherita, tu speri in quell’ultimo pezzo ma alla fine dice: “Anzi, me la dia tutta!”. Ingordo.

Le chiedo se può cedermi quella che non prenderà, aspetto che faccia la fila per i camerini (20 minuti), la prova (15 minuti), alla fine esce. Mi dice: “guarda calza un po’ strano” e mi cede la taglia che sicuramente mi sarebbe stata grande. Si allontana e appena girato l’angolo lascia pure l’altra, nascondendola tra altri abiti. Io i miei jeans a righe Balmain per H&M li ho portati a casa.

Si potrebbe dire “ho visto cose che non potete immaginare”, ma basterà aspettare il prossimo anno, quando sugli scaffali del gigante del low cost apparirà la prossima etichetta couture, magari disegnata da Riccardo Tisci di Givenchy o Hedi Slimane di Saint Laurent.

..E se pensate che la foga delle ragazze di Roma, Milano o Bologna sia assurda, guardate cosa é successo a Parigi. Basta una giacca Balmain per H&M per far perdere qualsiasi dignità alle chicchissime parigine..

 

 

 

Marie Claire: è polemica sulla modella troppo magra

Il peso della bellezza si misura intorno al numero 38. Questa è infatti la taglia di Marthe Wiggers. La modella australiana di 17 anni è comparsa sulla copertina della rivista Marie Claire più magra del solito, con il viso scavato e l’espressione triste. La foto ha scatenato le critiche degli utenti di internet che hanno accusato il magazine di promuovere un ideale non sano di bellezza.

Marthe Wiggers su Marie Claire
Marthe Wiggers su Marie Claire

«Quando cominceremo a reagire sul serio e tutte insieme alla costruzione di un modello sbagliato?” ha commentato la scrittrice italiana Michela Murgia sui social network. Dopo le prime polemiche la direttrice di Marie Claire Antonella Antonelli ha giustificato la scelta del settimanale con una lettera aperta:

“La modella della cover di novembre, come potrete osservare anche all’interno del servizio moda, dove ha le gambe scoperte, è una normale taglia 38 come tante altre...Vi invito inoltre a guardare la copertina del numero di ottobre che ha come protagonista una ragazza più adulta e più formosa….Noi non abbiamo mai creduto in un solo ideale di bellezza femminile”.

La giustificazione non è però bastata a placare il dibattito sulla promozione dell’immagine della donna sui magazine di moda.

Marthe Wiggers, soprannominata “l’Angelo caduto dal cielo”, nelle immagini che la ritraggono su Google appare effettivamente più sana e sorridente, diversa dalla ragazza sotto peso sulla cover del settimanale. Colpa di un eccesso di photoshop? Non è dato saperlo. Fatto sta che con la sua taglia 38 è stata eletta modella dell’anno per Img Models.

Marthe Wiggers
Marthe Wiggers

Eppure pare che, talvolta, la 38 non basti. E’ successo a Charlie Howard, modella inglese di 23 anni: viso scavato d’ordinanza, gambe chilometriche e sopracciglia alla “Cara Delevingne”. La sua agenzia di moda le ha chiesto di perdere altri 3 centimetri sui fianchi per poter continuare a sfilare.

Charlie Howard
Charlie Howard

Invece di tornare a casa e cenare a base di sedano e finocchi la giovane ha aperto Instagram e si è sfogata.

“Mi rifiuto – ha detto – di sentirmi in colpa perché non raggiungo i vostri ridicoli e inottenibili standard di bellezza mentre voi state seduti tutto il giorno alla scrivania, divorando torte e biscotti e criticando me e le mie amiche per il nostro aspetto fisico”.

E ha poi continuato: “Più ci costringono a perdere peso e ad essere magre, più i costumisti devono fare i vestiti per adattarli alle nostre dimensioni, e più le ragazze devono dimagrire per entrarci. Non è più l’immagine che ho scelto di rappresentare. Nel caso in cui non lo aveste capito, io sono una donna. Sono un essere umano. Non riesco miracolosamente a tagliare le mie ossa dell’anca in giù”. Ha concluso così: “La mia salute mentale e fisica è più importante”.

Di taglia 38 si è parlato anche nel corso del programma televisivo “Open Space”. La trasmissione ha dedicato uno speciale alla magrezza estrema delle modelle imposta dal fashion system. Appena la conduttrice ha fatto riferimento alla legge francese che vieta di ingaggiare le ragazze che non rispettino il limite minimo di BMI, l’indice di massa corporea, una delle modelle presenti al dibattito ha abbandonato la trasmissione. “A me non interessa stare in tv, si sta parlando del nulla – ha dichiarato la ragazza – Ho di meglio da fare”.

È vero che essere qualche chilo sotto peso, così come essere un po’ sovrappeso non deve considerarsi “malattia”. È vero anche che la moda assorbe lo spirito del tempo. Se gli anni Venti prediligevano le donne minute e androgine, trent’anni dopo primeggiavano le curvy , simbolo del desiderio di riscatto dalla penuria del secondo dopoguerra. Negli anni Novanta si è imposto un corpo asciutto e atletico, scevro dal superfluo e proteso alla conquista del mondo.

Le modelle nascono come “mannequin”, ossia manichini, stampelle su cui appendere abiti. Ma oltre la teorizzazione della taglia 38, esiste la vita pratica di milioni di taglie 42.

Tutte le feste della Festa del Cinema di Roma

I Fan di Jude Law sono schierati da tempo. PAN – Viaggio sull’isola che non c’è è sold out da settimane. Ieri per Truth, il film di apertura della decima edizione della Festa del Cinema di Roma, ha rischiato di rimanere fuori anche Enrico Vanzina. La più attesa è Ellen Page, protagonista di Freeheld, la grande assente è Cate Blanchett, più volte annunciata nonostante lei non abbia mai dato alcun segno di essere in viaggio per Roma.

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Ma di tutto questo, dei 37 film in concorso, dell’incontro con Renzo Piano o con Kim Rossi Stuart, della retrospettiva dove verranno proiettati tutti i film della Pixar da Toy Story a Inside Out, ad alcuni importa poco o nulla. Il vero obiettivo del festaiolo da festival, che passa in rassegna Cannes e Toronto, Venezia e Berlino, solo per farsi un selfie con l’hashtag #VanityFairParty, sono gli eventi mondani. Pionieri nell’arte dell’imbucarsi o illustri invitati, per facilitarvi la vita ecco una piccola guida:

Martedì 20, alle ore 22, JTI Japan Tobacco International, che dal 2010 sostiene la Festa del Cinema, organizzerà un esclusivo party con dj-set all’Hotel Mood di via Palermo. Il tema della serata sarà lo “Studio 54”, il club di New York che negli anni Settanta divenne il più famoso al mondo, frequentato da celebrità come Madonna, Andy Warhol, Keith Richards, Robin Williams. Ad animare la serata, uno degli storici dj dello Studio 54, Kenny Carpenter.

Sempre il 20 ottobre, in occasione della proiezione di Swinging Roma di Andrea Bettinetti, in programma alle ore 19 presso il MAXXI, si terrà un cocktail esclusivo organizzato da Sky Arte.

Mercoledì 21, alle ore 22, Mazda, Sponsor ufficiale della Festa del Cinema, organizza un party alla Lanterna, l’opera in vetro e acciaio creata dall’architetto Massimiliano Fuksas, nell’ex palazzo dell’Unione militare di via Tomacelli a Roma. All’ingresso gli ospiti verranno accolti da un giovane ritrattista che disegnerà i loro profili, lasciando quindi agli invitati un piccolo dono personalizzato, in linea con lo stile Mazda “make it personal”. Tutta la serata sarà a tema “Pure Passion” e “Soul Red”, il colore di punta per le nuove car line. Dal drink di benvenuto “Soul Red Cocktail”, all’hashtag #MazdaPurePassion, fino al video su base musicale live sul rapporto tra MazdaPurePassion e Cinema. Durante l’evento di esibirà il quintetto “Elisabetta Antonini Quintet” con alla voce Elisabetta Antonini – prestigioso premio Top Jazz 2014 della critica come Miglior Nuovo Talento – Marco Guidolotti al sax e Massimiliano De Lucia alla batteria. La band eseguirà il progetto costruito ad hoc “The Passion For Change Goes On”, tra live music jazz e colonne sonore dei più famosi film.

Sempre mercoledì 21, alle ore 20.30, si terrà un Gala Dinner organizzato da Fondazione Telethon con la direzione artistica di Tiziana Rocca, presso l’Open Colonna, all’interno del Palazzo delle Esposizioni di Roma. La cena verrà preparata dal resident chef Antonello Colonna. A presentare la serata, che anche quest’anno vuole sensibilizzare e raccogliere fondi a sostegno della ricerca scientifica sulle malattie genetiche, sarà Francesco Facchinetti, dj, cantante e conduttore televisivo. Al Gala verrà presentato in anteprima il decimo cortometraggio di Rai Cinema per Telethon: Fattore VIII, del regista Mauro Mancini, prodotto da Movimento film con Rai Cinema. L’evento è realizzato con il patrocinio dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, della Regione Lazio, da Roma Capitale in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma.

Giovedì 22, alle ore 20.30, Disaronno celebrerà il restauro della pellicola di Ettore Scola, La Terrazza, con un evento ad hoc presso la Terrazza Caffarelli, all’ultimo piano dell’edificio che ospita i Musei Capitolini, con vista mozzafiato sui Fori Imperiali. Il cocktail party sarà l’occasione per presentare in esclusiva la nuova bottiglia limited edition “Disaronno wears Cavalli”, disegnata dalla famosa casa di moda. Durante la serata verrà servito per la prima volta il cocktail Disaronno Wears Cavalli Sour.

Venerdì 23, alle ore 20.30 a Cinecittà, si terrà l’evento di beneficenza “Insieme per il Nepal”. Il tradizionale appuntamento che coniuga cinema e solidarietà nel mondo, nato per iniziativa di Désirée Colapietro Petrini e reso possibile grazie all’impegno di Cinecittà Studios, ha come obiettivo la raccolta fondi per l’emergenza in Nepal, il progetto è sostenuto dall’Associazione Pietro Taricone Onlus. La serata sarà presentata da Neri Marcorè e anche quest’anno le scenografie del teatro che lo ospita saranno firmate dai premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. La raccolta fondi sarà destinata all’emergenza terremoto in Nepal dello scorso 25 aprile, che ha causato oltre 9.000 vittime e lasciato migliaia di persone senza casa.