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Katie Holmes alla NY fashion Week: divorzi e altri rimedi

Katie-HolmesAvete presente le separazioni? Quegli eventi traumatici in cui lui per mettere alla prova la sua virilità esce con una svedese di vent’anni e lei per darsi un tono si fa un taglio sbarazzino, si compra un paio di tacchi 12 e si iscrive a un corso di bricolage?..Bene, moltiplicatelo all’infinito, portatelo negli abissi dell’eternità e vedrete appena uno spiraglio di quello che sono le separazioni a Hollywood. Una per tutte, l’ex signora Cruise. Mentre i santoni di Scientology aiutavano Cuore-Spezzato-Tom a cambiare fidanzata più o meno con la stessa facilità con cui Yattaman cambia le macchine da guerra, la dolce Katie può godersi il suo nuovo status. Quello di donna single in carriera. Per festeggiare il momento la Holmes si è concessa una giornata di shopping folle: 30 abiti da cocktail che ha acquistato da Barneys , 15 paia di stiletto firmate Christian Louboutin, e soprattutto lingerie per 15 mila dollari..

Molti l’hanno criticata..ed effettivamente la cifra è un po’ eccessiva..ma dite la verità, quante di voi guardando la famosa pubblicità “E tu, sei pronta?!” hanno pensato ai loro completini spaiati e ai mutandoni color carne che indossavano in quel momento? Se è vero che l’essenziale è invisibile agli occhi, è vero anche che nulla ti da sicurezza come la consapevolezza di avere la lingerie adeguata..che sia sotto il vestito da sera ma non di meno sotto la tuta..Quindi appurato che quei quindici mila euro gridavano “si sono pronta!”, c’era bisogno di staccarsi di dosso l’etichetta di ex signora Cruise..e tornare ad essere non la dolce e ingenua Katy di Dowson’sCreek ma Katy Holmes sexy donna in carriera…e quale miglior modo (Victoria Beckam docet) che non lanciare una propria collezione di abiti?!

Katie Holmes ha fatto il suo esordio sulle passerelle della settimana della moda di New York, presentando una collezione creata in collaborazione con la stilista Jeanne Yang, con cui collabora ormai da diverso tempo, firmata dall’etichetta Holmes & Yang. La linea presentata dall’ex signora Cruise è molto sobria, in linea con tutte le altre presentate sulle passerelle della Grande Mela, ma è estremamente femminile: è una collezione che la rispecchia, giovane e fresca, adatta ad essere indossata nella vita di tutti i giorni per avere sempre un tono easy chic. Gli abiti sono semplici, dalle linee tradizionali e pulite senza un particolare capo che spicca per particolarità, ma sono una collezione omogenea, forse un po’ troppo “povera”, dal momento che sono stati fatti uscire solamente quattordici modelli e per questo motivo sono stati parecchi gli scettici a storcere il naso sull’effettivo successo sul campo. Per quanto riguarda gli accessori, anche in questo caso non c’è uno che salta all’occhio, le borse sono di varie dimensioni e le scarpe, sobrie e bicolore, hanno la caratteristica comune del tacco altissimo, abbinabili a qualsiasi outfit.

Il successo della collezione sulle passerelle è stato trasversale, raccogliendo lunghi strali da parte di stampa e addetti a lavori, ma holmes08[3]per capire se davvero la linea di Katie Holmes potrà essere definita un successo bisogna attendere la prova sul campo, ovvero bisognerà attendere che qualche sua collega indossi un suo abito a qualche importante serata di gala o su qualche cat walk, come successe in passato proprio a Victoria Beckham, anche lei presente sulle passerelle Newyorchesi.

La Holmes non è la prima prestata al mondo della moda: prima di lei, tra le altre, Jennifer Lopez, Avril Lavigne, Heidi Klum. E io che pensavo che per fare la stilista.

La gonna..questa sconosciuta

allure-anni-50-per-helena-bordon-con-giacchina-bianca-e-gonna-in-pizzo-a-ruota-abito-nero-con-corpino-senza-maniche-e-occhiali-vintage-a-farfalla-per-laltra-addetta-ai-lavori“Voglio una donna, donna
Donna con la gonna, gonna…
Prendila te la “Signorina Rambo”
che fa la corsa all’oro
tenera come un muro
padrona del futuro
stronza come un uomo
sola come un uomo”
(Roberto Vecchioni, “ voglio una donna” 1988)

Il disegno stilizzato di un uomo o di una donna è identico tranne per quel triangolino che rappresenta la gonna. Avrebbero potuto disegnarci i capelli lunghi, una borsa, delle scarpe con il tacco, invece no. Questo perché la gonna vale per noi come un manifesto.

Erano gli anni 60, in un momento più dandy che mai, miscela di conservativismo, insolenza ed eccentricità, si andava verso la liberazione dei costumi e degli abiti: stufe di guanti, tacchi e corsetti, in ribellione con la società borghese, ipocrita e asfissiante, le donne sfidavano i confini e optavano per comodità e capelli corti, sfoggiano collant colorati, scarpe piatte e minigonna, sperimentando persino inserti techno. La minigonna nasce con, e trascina con sé, tutti i swinging sixties, ovvero i dieci anni più importanti del XX secolo, parlando di costume.

gonna-868x600_oggetto_editoriale_720x600Tutte noi abbiamo, da qualche parte nell’armadio uno svariato numero di minigonne di jeans, sfrangiate, colorate, con le tasche a contrasto…finite nel dimenticatotio.
Colpite a morte dagli shorts, uccise dai leggings, oggi sempre meno donne con la gonna e sempre più donne Rambo con i biker. Non voglio necessariamente dire che non cediamo al fascino di qualche gonna a vita alta o a ruota modello ballerina, dico che l’immagine della donna di oggi non è di una donna-con-la gonna, dico che per quanto belle siano aprendo l’armadio la mattina tra leggings e mini non c’è più nemmeno competizione. E non c’è competizione perchè ci siamo impigrite: la gonna è un manifesto, e come tale richiede un impegno, un ideale da sottoporre al giudizio del pubblico. Mettere la gonna vuol dire dover scegliere cosa abinare e come, cercare un equilibrio tra lo ” scoperto sotto” e lo “scoperto sopra” quindi riflettere, esporsi, esprimere se stessi anche in questa forma. Se metti un vestitino con un capo solo passa la paura. Non devi pensare, ti puoi arruolare nell’esercito del preconfezionato e sparire tra la folla.

La gonna, una sorta di tormentone delle sfilate francesi che si ripresenta ad ogni stagione senza effetti sul comune senso del vestire. E dire che ce le hanno riproposte in tutte le variabili: mini, maxi, perfino “midi” ( la gonna ben oltre il ginocchio e spesso e volentieri fino a metà polpaccio che fa pensare al guardaroba di Betty Draper dalla serie televisiva ‘Mad Men’). Forse sarà vero che la lunghezza della gonna si relaziona in qualche modo alla situazione economica e le gonne midi, dritte e svasate, proposte per l’inverno 2011 2012 ricordano gli anni ’40 e ’50,il periodo del dopoguerra.
Quest’estate si torna, dicono loro, femmine sui tacchi e con la gonna a ruota.
Quest’estate, dico io, si torna femmine anche con la gonna.