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La moda che verrà: tra visioni e allucinazioni

Betsey Johnson – New York Fashion Week

Una donna con una maxi t-shirt di rete e bermuda lucido da basket ammazza caviglie avanza spavalda verso di te. Non è una qualche Jenny from the block che ascolta musica masticando gomma americana, ma un’esilissima modella sulle passerelle della Milano Fashion Week. Un tempo “sono in tuta” era la scusa per non scendere quando qualcuno ti si presentava sotto casa, il sinonimo di “sono impresentabile”, il simbolo di interminabili sessioni di studio e mollettoni nei capelli. Ora pantaloni di ciniglia e felponi oversize fanno parte dello “Sport decò” e impazzano sulle passerelle da New York a Milano passando per Londra.

 

Fay – Milano Fashion Week
Gucci – Milan Fashion Week

Pensate alle modaiole taccatissime sedute in prima fila alle sfilate, con block notes in una mano e carta di credito nell’altra pronte a rinnovare il loro guardaroba in nome delle nuove tendenze di stagione, immaginatele scrivere “buttare decolté comprare Shox”. E non solo, perché il mondo dello sport, a Milano è rappresentato nelle sue infinite declinazioni.

Da Gucci vediamo sfilare Kimoni da boxeur, i gym pants (al secolo semplicemente “pantaloni della tuta”, un po’ come Dj Francesco quando ha iniziato a farsi chiamare Francesco Facchinetti), i bomber, le grandi maglie, per lo più di seta o chiffon o rete di camoscio ( giusto per differenziarsi da Decathlon).

Le sorelle Hilton in prima fila a una sfilata

 
Sport come ispirazione anche da Fay,dove il duo Aquilano Raimondi decide che bisogna ricominciare dallo sport perché il solo pensiero “fa fresco e giovane”, e cosa c’è di più giovane dei cartoni animati?!

Via con Snoopy, Charlie Brown e Lucy stampati su bomber colorati e gonnelle da tennis, felpe da baseball e t-shirt. Fortunatamente si usano le maglie corte quindi puoi tirare fuori qualche tuo pigiamino con i disegni di quando eri piccolo ed essere super glamour…A quelli che volevano chiamare l’esorcista la coppia di stilisti ha risposto così: “A tutte le donne piace vestire giovane, e non per scimmiottare le figlie! È lo spirito del cambiamento. Ed è giusto sottolinearlo” ….ora immagina tua madre con il berretto da baseball al contrario, i pantaloni da basket e la felpa di Snoopy che whatsappa con le sue amiche mentre condivide la sua playlist con spotify…

Va bene che la moda deve essere visionaria, ma questa sembra più un allucinazione.

NY fashion week – street style

Ma quindi, per tutte quelle che non si volessero trasformare nella sorella sfigata di Eminem, cosa c’è di nuovo quest’anno? Molto. Anche se può sembrare niente. La moda bisogna saperla guardare con attenzione. C’è il Vichy ( il tessuto a quadretti stile tovaglia da pic nic), che portato d’inverno è già una novità, abbinato ad accessori di pelle nera. C’è il piumino ma con la gonna. C’è il kilt scozzese ma con le sneakers, c’è il cammello ma a strati. Andiamo con ordine:
è la stagione giusta per rispolverare lo stile college, con il ritorno dello scozzese e delle Varsity Jacket (quella che portano i giocatori di football nei college americani). Per chi ama il look british via libera ai dettagli tartan: gonne e giacche ma mai insieme, abbinate a una camicia bianca dal taglio classico. La varsity invece si può usare per dare grinta al look bon-ton (abitini di pizzo o tulle in colori pastello), in versione glam sulla longette abbinata ai tacchi o per il look da matricola con jeans e allstar.

Quanto alle nuance del momento, non possono mancare il blu elettrico e il grigio in tutte le sue sfumature. Si al total look bianco su bianco e al nero integrale. Le tinte pastello sono solo il rosa e il celeste in pieno stile baby ma abbinati a mini e shorts metal o argentati.

blu elettrico da Gucci

Infine tra i capi must, si rivelerà “indispensabile” un cappotto XXXL superavvolgente e morbidissimo. Trionfa il knitwear, con pullover fatti a mano da indossare sempre e comunque. Anche – perché no – sugli abiti da sera più glamour. Per chi le ama – vere o false che siano – le pellicce vengono proposte in versioni decisamente fantasiose, originali, lussuose e sorprendenti.

Insomma, non vi preoccupate, per lo shopping invernale non dovrete attingere solo dalla sacca della palestra…

 

4 orrori di moda su cui cambiare idea

“Il segreto del mio look è osare, amo mixare gli stili e scelgo sempre accessori insoliti” cit. qualunque vera o presunta socialitè o hit girl che dir si voglia. Questo mantra della moda è però fondamentalmente vero e le sfilate dell’ultima stagione ce ne hanno dato prova: il rosso con il rosa, il viola con il verde, le fantasie più assurde si abbinano sorprendentemente bene e perfino le righe orizzontali con quelle verticali superano il fashion test. Nella moda non ci sono regole, è vero tutto e il contrario di tutto e il peggior errore che tu possa fare è credere ancora che la borsa si abbini alle scarpe. Da Olivia Palermo ad Alexa Chung, da Louise Roe a Blake Lively, siamo state tutte almeno una volte stupite e prese da attacchi di bile di fronte a improponibili look fantasticamente riusciti. Dopotutto se il classico bianco e blu non tradisce mai, lo sappiamo tutti che Danny Zucco non se la filava di pezza Sandy quando sfoggiava i suoi twin-set color pastello.

Ma che succede se il gerriscottiano “only the brave” finisce nelle mani, o meglio, sulle cosce sbagliate? Qual è il confine tra un look coraggioso e un look suicida? Consideriamo anche che gli stilisti almeno tre volte l’anno ( autunno-inverno, primavera-estate e collezione crociera) vengono presi da fortissime ansie da prestazione che spesso sfociano nel teatro dell’assurdo… Per rimediare spediscono poi i capi più borderline alla celebrità del momento che magari li indossa una volta e li butta, tu invece non solo li compri e non te li regalano, ma perseveri anche nell’errore pensando che quell’orrore sia in realtà molto trendy.

Ecco quindi quattro orribili mode su cui cambiare idea ( in ordine di urgenza):

scarpe da ginnastica con zeppa di Jeffrey Campbell

1. Le finte superga con la zeppa per slanciare i nostri salsicciotti deambulanti fingendoci contemporaneamente ragazze semplici della porta accanto. Tanto vale attaccarvi due comodini alle suole delle scarpe e camminare con quelli perché anche se tu ti ci senti Rihanna, ti assicuro che sei molto più simile al Fantasma del natale passato che si trascina dietro le catene. Che fine hanno fatto le dignitosissime e bassisime superga, un tempo simbolo delle belle vere e sicure di se?! Abbi il coraggio delle tue azioni: ti senti un po’ bassa o pensi di non avere gambe chilometriche: vai con i tacchi! Pensi di avere così tanti punti di forza che alta o bassa, tozza o slanciata sia uguale e preferisci la comodità perché la bellezza vera è quella interiore!? Mettiti le scarpe da ginnastica e non fare la falsa. Pensavamo di aver toccato il fondo con le Hogan..ma al peggio non c’è mai fine..

Le sopracciglia di Cara Delevingne

2. Alla ricerca delle sopracciglia perdute
Il più grande sterminio mai compiuto nella storia delle tendenze di moda. Miliardi e miliardi di estetiste zelanti si sono accanite con una ferocia e una costanza senza eguali su quei poveri peletti facendoti sentire come una Frida Calo stonata se solo lo spessore delle tue sopracciglia superava i dieci millimetri. Ed eccoci quindi solo noi, le pinzette e uno specchio su cui è attaccata una foto del gabbiano Jonathan Livingstone, perché dopo tanti anni non mi è ancora chiaro quale sia l’esatta apertura alare che le mie sopracciglia dovrebbero avere. Poi è arrivata lei, Cara Delevingne, la modella londinese classe 1992 che ha fatto delle sue folte sopracciglia il suo marchio di fabbrica. In un intervista ha dichiarato di non essersi mai tolta nemmeno un pelo se non per evitare l’effetto monociglio. Siamo state incredule, meravigliate, le abbiamo pure bistrattate, ma alla fine le abbiamo amate. Con la sua audacia, la giovane Cara ha ravvivato un trend che, sin dai tempi di Audrey Hepburn, sembrava essere caduto lentamente nel dimenticatoio. Le sopracciglia danno espressione al viso, sono infinitamente più espressive e magari richiedono la stessa manutenzione, ma almeno non ti fanno sembrare una shampista.

3. Cechi di tutto il mondo unitevi contro coloro che non capiscono il vostro male. Vi confido un segreto. Il 60% delle persone che portano gli occhiali ci vedono benissimo. Quelli che davvero hanno problemi di vista si mettono le lenti. È per colpa dei finti ciechi con gli occhiali non graduati che i veri ciechi vengono scambiati per bugiardi o snob/altezzosi/maleducati quando non salutano qualcuno e dicono di non averlo visto. Dico io, vi verrebbe mai in mente di fasciarvi una gamba anche se non vi siete fatti male solo perché magari secondo voi dona alla caviglia?! Il principio è lo stesso..eppure un altissimo numero di anime alla ricerca di una vena radical chic comprano occhiali ricercatissimi e magari le lente non la mettono proprio, sperando solo che nessuno gli chieda: “quanto hai? me li fai provare?”..non vorrei dirvelo così ma se li è tolti Harry Potter gli occhiali ve li potete togliere pure voi che non ne avete alcun bisogno.

 

Gonna jeans anni ’90

4. La gonna alla Brenda di 90210 di jeans, svasata, corta ma non cortissima, con cuciture a vista. Ok che abbiamo rivalutato gli anni ’90 e che quell’odore di naftalina sui vestiti della mamma “diquandoavevalatuataglia” fa tanto shabby chic, ma questa gonnellina è decisamente più dal lato suicida che da quello coraggioso…

 

One Night Only: una notte alla corte di Re Giorgio

Tutto in una notte.  In occasione dell’apertura della nuova boutique in Via Condotti a Roma, Giorgio Armani torna nella città eterna con una serata-evento, One night only. Dall’inaugurazione del negozio, alla mostra Eccentrico, dalla sfilata antologica, al party con tanto di dj set, solo una notte per raccontare la storia di Armani, la maison e l’uomo.

 

 

Nulla è ordinario, a partire dalla location: il palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, Oltre 700 persone tra vip, autorità, stampa e comuni mortali sono stati ammessi, solo per una notte, alla corte di Re Giorgio.

Si inizia con la sfilata: Se hai ricevuto il “braccialetto” invece che un comune invito vuol dire che sei tra quelli che contano..tra le file tantissime le celebrities e i mostri sacri della moda: da Franca Sozzani a Marta Marzotto, da Roul Bova ad Alessandro Preziosi.. Si spengono le luci, nel buio totale si illumina la scritta “Armani”, e le creazioni di Giorgio dominano la scena come il simbolo di Batman su Gotham City.

Sfilano le collezioni uomo e donna Emporio Armani e Giorgio Armani per la stagione autunno inverno 13/14, e la collezione Giorgio Armani Privè primavera estate 2013. Alla fine compare lui, eterno e immutabile con la sua maglietta giro collo e l’abbronzatura d’ordinanza. Giorgio Armani saluta, ringrazia, sorride..ma non si trattiene molto.

Si perché nel frattempo sono state aperte le porte e oltre ai vip e agli addetti ai lavori è ammesso anche il popolo con il banale invito. Fuori c’è la fila, ma non c’è calca, sono tutti troppo ben vestiti per scomporsi e sudare, tutti troppo affascinati ad ammirare l’allestimento esterno che già di per se è un evento. Aiuta anche il fatto che per allietare l’attesa dei convitati, un lungo bancone del bar corre quasi parallelo alla fila..Più tempo in coda= più cocktail in mano. E visto che la prima cosa che vedi appena entrato è un laccato cameriere che ti porge uno Spritz, puoi stare sicuro che troveranno il modo di farti dimenticare quella mezz’ora di attesa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il primo piano ospita la mostra Eccentrica, che rimarrà aperta al pubblico fino al 9 Giugno. 62 raffinate creazioni, dal 1985 a oggi delle collezioni Armani e Armani Privè, alcune delle quali mai andate in passerella. Tra questi una tunica spaziale creata per Lady Gaga e il vestito in velluto nero, con dragone verde intarsiato a rilievo, simbolo della sfilata a Pechino dello scorso anno.

Visionata la mostra si prende l’ascensore e in classico stile casa VanderWoodsen vieni catapultato nel pieno della festa. Un party con tanto di dj set e macrobiotico finger food che nessuno degli statuari modelli e modelle, ora in look casual, mangerà mai. Fortunatamente ci sono i soliti profani con l’invito che non ci pensano due volte e mentre si guardano intorno per capire “chi è chi” (“ ma lui non è quello che ha fatto quella serie..come si chiamava?”) assaggiano volentieri tutto quello che gli viene porto. Il fatto è che chiunque poteva percepire lo charme che si respirava nella sala.

 

Circondata da quel pot-pourri di modelli, modelle, stilisti veri e presunti, creativi di ogni forma ho avuto la certezza di qualcosa che penso da tempo: diffidate dalle imitazioni. Non basta portare una taglia 38 per essere una modella (di Armani poi meno che mai).

Non fatevi impressionare da ogni persona con bei lineamenti che ha fatto un book o la sfilata dei calzini dell’OVS e che ha “modello” sotto la voce “occupazione attuale” di facebook..non è nemmeno una questione di bellezza perché molte ragazze “normali” possono essere molto più belle di un manichino in passerella..fare la modella è un lavoro, che come tutti i lavori richiede un’attitudine e delle caratteristiche che non tutti hanno..un portamento, una struttura fisica, un allure che li rende immediatamente riconoscibili.

Tra un cocktail e l’altro, una foto e l’altra, la sala si riempie..ed è proprio a quel punto che Re Giorgio se ne va.. un po’ perché l’aprirsi delle porte ha portato all’arrivo di quelli secondo cui Armani è una marca di intimo perché conoscono solo le famigerate mutande con l’elastico, un po’ perché non presenziare alle proprie feste in pieno stile Gatsby ultimamente va di moda..

Lui se ne va, il party continua. Per una notte sola, il ricordo di un mito, Giorgio Armani.

 

 

 

Missoni, Highlander della Moda

Creatori di moda e tendenza, dissacratori e conservatori del costume, inventano, reinterpretano, rinnovano l’abbigliamento e gli oggetti che segnano il nostro tempo. Gli stilisti sono il fulcro centrale della moda. Miuccia, Giorgio, Gianfranco o Donatella, basta un nome per riconoscere un pezzo della storia del Made in Italy. Un nome che porta dietro di se un’idea di stile, un’immagine dell’uomo e della donna che sono e che saranno, un’arte. Il rosso di Valentino, i tessuti di Prada, le linee di Armani, le trame di Missoni. Apparteneva anche lui alla speciale categoria degli Highlanders della moda.

Si è spento, a 92 anni, Ottavio Missoni, patriarca di una generazione di grandi stilisti. Iconiche le righe colorate, iconiche le fiamme e le fantasie a zig zag. Tutti conoscono e riconoscono la maglieria Missoni ma forse pochi sono a conoscenza della storia straordinaria del suo fondatore. La guerra, la prigionia, lo sport, l’amore e poi dopo, solo dopo, la moda.

Nato nel 1921 a Ragusa (ora Dubrovnik), è cresciuto a Zara. È stato più volte campione di atletica, nei 400 metri piani e a ostacoli: ha vestito 23 volte la maglia azzurra, e ha conquistato 8 titoli italiani, l’oro ai mondiali studenteschi nel 1939. Ha partecipato alla battaglia di El Alamein durante la quale viene fatto prigioniero dagli alleati e detenuto per 4 anni in un campo di prigionia in Egitto. Nel 1946 torna in Italia, a Trieste, dove aprirà il primo laboratorio di maglieria.

Poi l’incontro con Rosita, moglie, socia e compagna di una vita, sotto la statua di Cupido a Trafalgar Square. Si sposano nel ’53 e passano subito dall’altare alla macchina da cucire: si chiama Rachel ed è nata per la lavorazione degli scialli. I due la impiegheranno per maglie e abiti, improvvisando un laboratorio a Gallarate, praticamente nella cantina sotto casa. È così che nelle nebbie degli inverni della Lombardia, nasce il marchio Missoni. Tra fili e colori, tra sudore sulla fronte d’agosto e mani ghiacciate a dicembre. Sopra si vive, sotto si lavora, finché i confini non si vedono più.

E’ l’inizio del miracolo, la prova generale di uno spettacolo tutto da vedere. Nel ’66 la prima sfilata di moda, nel ’69 l’apertura dello stabilimento a Sumirago, tutt’ora sede dell’azienda, con annessa villa per la famiglia. Casa e bottega, fili e affetti: tutto si intreccia nella famiglia Missoni mentre le fantasie a greche, quadretti, rombi finiscono nelle vetrine di tutto il mondo. Gli americano lo chiamano “Put together”, metti tutto insieme: nelle trame dei maglioni, infatti, c’è tutto, il folclore, l’Africa, i ricordi di guerra, le corse ad ostacoli, l’amore di Rosita, i volti e le storie dei tre figli. La svolta arriva quando Anna Piaggi, mitica redattrice del primo periodico di moda femminile italiano, Arianna, scopre per sbaglio una maglia lavorata a zig zag, un arazzo diventato maniche, scollo, dritto e rovescio. Lo vede alla Rinascente e lo pubblica subito sul giornale. Nel 1967 Arianna avrà in copertina una modella con una creazione Missoni.

Ai giornalisti diceva: “non mi chiedete di moda, non ne capisco nulla, fa tutto Rosita”. E anche che quella fantasia, così riconoscibile, secondo lui era frutto di un caso, delle macchine che avevano in maglieria, che prima facevano le righe e poi lo zig-zag.

Che sia o meno andata così poco importa adesso. “Dietro un grande uomo c’è una grande storia” dicono, “dietro un grande uomo c’è una grande donna” dicono anche, sicuramente dietro quell’etichetta “Missoni” c’è un pezzo della storia della moda italiana.

Che sia o meno andata così poco importa adesso. “Dietro un grande uomo c’è una grande storia” dicono, “dietro un grande uomo c’è una grande donna” dicono anche, sicuramente  dietro quell’etichetta “Missoni” c’è un pezzo della storia della moda italiana.

Maria Teresa Squillaci

Loafers Lovers

PANTOFOLE2Pantofole..se penso alle pantofole due, forse tre, sono le cose che mi vengono in mente: tuta-e-tv, mio nonno che mi urla “non camminare scalza mettiti le pantofole!”, e Flavio Briatore… Non sono mai stata una “pantofolaia”, tanto i pantofoloni anti-uomo di Zucca Stregata, quanto quelle graziose pantofoline con fiocchetti alla Maria Antonietta non fanno per me. Le pantofole sono un po’ come la vestaglia..le guardi un secondo, te le provi e ti senti una di quelle femme fatale anni ’50 che preparano pancake con vestaglie di seta e trucco perfetto alle otto di mattina; le guardi due secondi e pensi: ” Ok, ma non ci faccio niente”, e le lasci li..

Succede poi che vedi Olivia Palermo fotografata con costosissimi outfit..e le pantofole! e o lei da’ alexa olivia-palermo-slippers-300wpiù retta a suo nonno di quanta ne dia io al mio, o la moda di questo autunno-inverno  ha abbattuto un altro muro portando a spasso le pantofole da camera. Ovviamente non si chiamano volgarmente “pantofole”, ma “loafers”..e hai voglia a dire che un nome è solo un nome, qui la differenza è sostanziale…non fosse altro che per aiutare te stessa a vincere i tuoi pregiudizi e blocchi mentali.

Per anni relegate al mondo della biancheria da notte, le calzatura ‘da vecchietto’ per eccellenza compaiono nell’armadio delle grandi trend setter, da Alexa Chung a Kate Moss, da Kirsten Dunst a Rihanna. Stilisti come Christian Louboutin e Manolo Blahnik le hanno decorate in svariati modi, dalle borchie metalliche alle soffici piume. Per apprezzare le loafers, non basta un’ occhiata di due secondi, bisogna soffermarcisi un po’, più di un po’..ma a un certo punto qualcosa scatta e forse forse capisci che puoi dar loro una possibilità. Dopotutto pensate alle ballerine, anche loro sono state per molti anni relegate a un immaginario fatto di bambine, bambole e tutù, sono state tramutate in calzatura perfetta per ogni look, declinata in ogni tonalità immaginabile. Le ballerine oggi fanno un passo (sulle punte ovviamente) indietro e lasciano spazio alle loafer.

6449-1111639_0x440Il confine fra trendy e tradizionale è molto sottile, quindi per trovare il giusto equilibrio sembra che la scelta migliore debba cadere su quei modelli che rinunciano agli ornamenti in favore di tessuti interessanti. Se deve essere uno sfizio da una sola stagione non abbiate paura di osare, scegliendo quindi pantofole a stampa animalier oppure confezionate in pizzo. Si anche alle borchiette, quelle di Jeffrey Campbell le mie preferite. Semaforo giallo per il velluto. No agli stemmi di famiglia ricamati sulla tomaia a meno che non vi chiamiate Benedetto XVI..

Ci sono molti motivi per cui dovremmo mettere almeno un paio di pantofole nel nostro armadio. Tenterò di convincervi con gli stessi argomenti che hanno convinto me. Stanno bene con quasi tutti gli outfit (dopotutto sono pantofole, qualunque cosa tu avessi addosso, tornando a casa ti toglievi le scarpe e te le infilavi..questo è il concetto anche della versione fashion), sono sicuramente comode, e non c’è bisogno di impegnare un capitale dal momento che le varianti di Zara, Asos e Aldo sono un ottimo first step per avvicinarsi alle loafers.

E per abbattere l’ ultimo grande muro, il terrore di assomigliare a Lapo Elkan o Flavio Briatore vi posso fare una rivelazione: nessun diritto di paternità per loro sul pantofole-style. è stato Tom Ford il primo. Stilista in grado di trasformare quasi ogni capo in qualcosa di sexy si è presentato, negli anni ’90, sulla passerella di Gucci con ai piedi un paio di pantofole in velluto pregiato.

Ci sono casi in cui il nome fa una gran differenza…

Diario di una nerd superstar

pandora-31È seduta al primo banco, tutta protesa in avanti per ascoltare meglio, oppure in fondo curva sul suo quaderno a prendere appunti senza sosta. Magra, la pelle bianca di chi non si trucca mai. Nessuno la nota, nascosta dietro quel paio di occhialoni da vista. Nei migliori film è generalmente costretta a mangiare accanto ai cassonetti da qualche biondona procace con delle ciglia finte così lunghe che gli occhiali nemmeno potrebbe metterli. Poi arriva il ballo, ed ecco che Miss-nessuno-quattrocchi con un incredibile vestito fasciato, un colpo di piastra e una passata di rossetto fa un entrata trionfale. Ovviamente senza occhiali, e poco importa se andrà a sbattere contro qualche colonna perché tanto verrà incoronata reginetta.

“Nerd” e “occhiali”, erano considerati un connubio indissolubile. Gli occhiali da vista hanno per decenni sofferto della sindrome occhiali_0x440del “brutto anattroccolo”, sempre all’ombra dei loro omologhi estivi. Ma se c’è una cosa che Elizabeth Olsen, Elle Fanning, Monica Cruz e Lotti Moss ci hanno insegnato, è a non sottovalutare i parenti stretti…Non so come sia successo, ma gli occhiali da vista sono diventati un vero e proprio accessorio di moda, al pari dei cappelli, in gara con le borse. E’ però innegabile che se Arisa ora porta le lenti e Anne Hathaway degli occhialoni da nerd, qualcosa è successo.

Gli occhiali da vista sono stati uno dei grandi protagonisti delle collezioni autunno-inverno dei maggiori stilisti, da quelli da gatta di Prada ai maxi tondi di Tom ford, da Dolce e Gabbana a Cavalli. Ora anche Kate Moss e Victoria Beckam hanno disegnato una loro linea di occhiali da vista. Quello che prima era “sciatto” ora è “vintage” o “retrò”. Il club di scienze è diventato “cool” e le ragazze pon pon cercano di unirsi a loro. Glamour e raffinati, eccentrici o classic: in qualsiasi veste si presentino, gli occhiali da vista hanno conquistato le fashioniste. Tondi o squadrati, neri o tartarugati, l’importante è che si vedano (indipendente dal fatto che tu ci veda o no). Gli occhiali dalla montatura nera poi hanno un non so che di tenero che conquista.

ysl-pour-homme-1971Forse per chi lavora nel mondo della moda tale sensazione è dovuta all’associazione mentale con il maestro Yves Saint Laurent. Credo, infatti, che la foto che lo ritrae nudo, salvo un paio di occhiali dalla montatura nera spessa, nella campagna pubblicitaria del 1971 della prima acqua di colonia da uomo YSL “Pour Hommes” sia ormai entrata in maniera indelebile nell’immaginario collettivo degli addetti del mondo della moda. Tra coloro per cui l’associazione col grande maestro non risulta così immediata, il fascino suscitato da questa tipologia di occhiali si deve al look nerd chic che evocano. Sono, infatti, in grado di suscitare immediatamente un non so che di intellettuale in chi li indossa – persino su Justin Bieber. Comunicano serietà e praticità.

Ma l’effetto fashion sarà totale solo se si assocerà il make up giusto. Step di base: occhiali2Sottolineare le sopracciglia, perché non devono mai scomparire dietro gli occhiali. Massima cura poi per la bocca. Secondo i make up artist più la montatura è classica, per esempio, più le labbra devono indossare una nota di colore, per non rendere il viso troppo inespressivo e severo, mentre se è un po’ bizzarra è preferibile scegliere i colori neutri, per non appesantire troppo l’immagine.

Capisco che per chi ha vissuto anni andando nel panico quando finivano le lenti a contatto, per chi strizzava gli occhi come le talpe pur di non uscire con gli occhiali, per chi è stato relegato al primo banco per una vita, sia un po’ strano vedere attrici, modelle e fashioniste con 10 decimi che indossano occhiali con le lenti di vetro pur di non rinunciare a questo accessorio.
Ma quello che vi voglio dire è: talpe di tutto il mondo, per una volta ci avevamo visto lungo.
Probabilmente l’avrete capito, io ho tre decimi di miopia…

 

The Haus of Gaga: ti piace vincere facile?

gagaNessuno sa esattamente dove sia. C’è chi dice in un grande loft a poche miglia dall’aereoporto JFK di New York, chi in un bunker sotterraneo collegato alla dimora losangelina di Miss Germanotta, alias Lady Gaga. L’unica cosa certa è che la Haus of Gaga esiste. Un team di stilisti, designer, ballerini, coreografi, truccatori e parrucchieri responsabili in tutto e per tutto del mondoGaga, Lady compresa. Una scatola magica in cui entra Angelina Germanotta, ragazzotta con una bella voce e la passione per i Queen ed esce Lady Gaga, una delle celebrità più influenti del mondo con 30.059.418 follower su twitter. Il trucco c’è e si vede. C’è un’ intera squadra che ha trasformato una cantante in un fenomeno mondiale. Immanginate, voi persone comuni che fate cose comuni, di avere ogni giorno qualcuno che vi dica cosa indossare (che non è vostra madre ma Mr. Nicola Formichetti, direttore creativo di Thierry Mugler), vi dia una chioma fluente e un viso perfetto. Quello che noi chiamiamo ritoccare la matita sbavata e correggere le occhiaie ( con la nostra unica matita e l’unico correttore di cui andiamo così fiere) per Gaga è “reinventare la sua faccia ogni mattina”. Qualche ora lì dentro e vi assicuro che saremmo da copertina di Vogue.

Ovviamente il passaggio da liceale a pop-star non è così immediato. Se quelli della Haus sono i suoi “mostriciattoli” ( anche tutta questa vicenda dei mostri e mostriciattoli non è un idea sua ma della creativa Tara Savelo), Miss Germanotta è il mostro di Lockness, è lo yeti delle nevi, il Grinch. Una donna intelligente, che studia pianoforte da quando ha imparato a camminare, che respira musical e teatralità fin dal liceo (privato), una donna con una voce potentissima che può permettersi di avere la sua Factory come Andy Worhol senza sembrare eccessivamente mitomane. Non è tutto fumo. Ma, la questione dell’immagine è un’altra cosa.

wlady-gaga-fashion-picture.jpg.pagespeed.ic.78zCFOxR6JJohn Sheldrick, studente della New York University, al tempo collega di Gaga ha dichiarato:

“Quando nelle interviste dice: ‘Io vivo e respiro moda’… non so quanti ci possono cascare, ma io no di certo. Non voglio dare l’idea di minimizzare il personaggio, ma era un tipo assolutamente normale. Non era un tipo che spiccava e si sbatteva per emergere, e non vestiva eccentrico. Era una da T-shirt, pantaloni della tuta e roba così.”

Nel giugno del 2011, Lady Gaga è stata premiata dal Council of Fashion Designers of America col premio “Icona della moda”, è giornalista di moda per la rivista “V”, ha come icona Donatella Versace e indossa abiti di bistecche (idea sua? ovviamente no). A fare la pop-star ci si prende gusto..

Prendiamo l’ultima storia, quella legata al suo aumento di peso. Madonna si sbatte per conservare la forma

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? Lei mette i chili in vista, rivela il suo passato da bulimica, si propone paladina delle taglie forti, messe al bando dalla dittatura dei magri. E’ la rivoluzione del corpo imperfetto, che si aggiunge alla lunga lista delle cause che cavalca, consapevole della regola che vuole che il messaggio sia il contenuto: la diversità, quella sessuale e quella religiosa, la libertà di espressione, la lotta contro le armi. Gaga ha fatto ciò che fa sempre, avendo capito subito che poche strategie di marketing sono efficaci quanto l’ infanzia infelice.

gggaHa detto che sì, è ingrassata 11 kg, ma si rifiuta di vergognarsene. Ha messo sul suo sito degli autoscatti in biancheria e ha invitato le fan a fare lo stesso, come tappa per l’ accettazione del proprio corpo.. Ha messo sotto le sue foto una didascalia che dice “bulimia e anoressia da quando avevo 15 anni”. Perchè una popstar non può semplicemente ingrassare..Una cosa tipo: “vedete sono come voi, ho solo molti più soldi che, lasciate che ve lo spieghi, non fanno la felicità”. Una donna, un genio ( avrete capito che non parlo di Gaga ma di Tara Savelo ideatrice della cosa).

La Campagna Body Revolution ha avuto un successo immediato, centinaia di giovani hanno pubblicato sul sito Littelemonsters.com le foto dei loro difetti fisici. è paradossale che non ci sia abito di carne, spalle appuntite o cappello ad aragosta che abbia fatto notizia più della sua (normalissima) taglia 44. C’è solo un universo in cui la normalità può essere una notizia, ed è quello in cui la normalità sparisce.

 

Katie Holmes alla NY fashion Week: divorzi e altri rimedi

Katie-HolmesAvete presente le separazioni? Quegli eventi traumatici in cui lui per mettere alla prova la sua virilità esce con una svedese di vent’anni e lei per darsi un tono si fa un taglio sbarazzino, si compra un paio di tacchi 12 e si iscrive a un corso di bricolage?..Bene, moltiplicatelo all’infinito, portatelo negli abissi dell’eternità e vedrete appena uno spiraglio di quello che sono le separazioni a Hollywood. Una per tutte, l’ex signora Cruise. Mentre i santoni di Scientology aiutavano Cuore-Spezzato-Tom a cambiare fidanzata più o meno con la stessa facilità con cui Yattaman cambia le macchine da guerra, la dolce Katie può godersi il suo nuovo status. Quello di donna single in carriera. Per festeggiare il momento la Holmes si è concessa una giornata di shopping folle: 30 abiti da cocktail che ha acquistato da Barneys , 15 paia di stiletto firmate Christian Louboutin, e soprattutto lingerie per 15 mila dollari..

Molti l’hanno criticata..ed effettivamente la cifra è un po’ eccessiva..ma dite la verità, quante di voi guardando la famosa pubblicità “E tu, sei pronta?!” hanno pensato ai loro completini spaiati e ai mutandoni color carne che indossavano in quel momento? Se è vero che l’essenziale è invisibile agli occhi, è vero anche che nulla ti da sicurezza come la consapevolezza di avere la lingerie adeguata..che sia sotto il vestito da sera ma non di meno sotto la tuta..Quindi appurato che quei quindici mila euro gridavano “si sono pronta!”, c’era bisogno di staccarsi di dosso l’etichetta di ex signora Cruise..e tornare ad essere non la dolce e ingenua Katy di Dowson’sCreek ma Katy Holmes sexy donna in carriera…e quale miglior modo (Victoria Beckam docet) che non lanciare una propria collezione di abiti?!

Katie Holmes ha fatto il suo esordio sulle passerelle della settimana della moda di New York, presentando una collezione creata in collaborazione con la stilista Jeanne Yang, con cui collabora ormai da diverso tempo, firmata dall’etichetta Holmes & Yang. La linea presentata dall’ex signora Cruise è molto sobria, in linea con tutte le altre presentate sulle passerelle della Grande Mela, ma è estremamente femminile: è una collezione che la rispecchia, giovane e fresca, adatta ad essere indossata nella vita di tutti i giorni per avere sempre un tono easy chic. Gli abiti sono semplici, dalle linee tradizionali e pulite senza un particolare capo che spicca per particolarità, ma sono una collezione omogenea, forse un po’ troppo “povera”, dal momento che sono stati fatti uscire solamente quattordici modelli e per questo motivo sono stati parecchi gli scettici a storcere il naso sull’effettivo successo sul campo. Per quanto riguarda gli accessori, anche in questo caso non c’è uno che salta all’occhio, le borse sono di varie dimensioni e le scarpe, sobrie e bicolore, hanno la caratteristica comune del tacco altissimo, abbinabili a qualsiasi outfit.

Il successo della collezione sulle passerelle è stato trasversale, raccogliendo lunghi strali da parte di stampa e addetti a lavori, ma holmes08[3]per capire se davvero la linea di Katie Holmes potrà essere definita un successo bisogna attendere la prova sul campo, ovvero bisognerà attendere che qualche sua collega indossi un suo abito a qualche importante serata di gala o su qualche cat walk, come successe in passato proprio a Victoria Beckham, anche lei presente sulle passerelle Newyorchesi.

La Holmes non è la prima prestata al mondo della moda: prima di lei, tra le altre, Jennifer Lopez, Avril Lavigne, Heidi Klum. E io che pensavo che per fare la stilista.

La gonna..questa sconosciuta

allure-anni-50-per-helena-bordon-con-giacchina-bianca-e-gonna-in-pizzo-a-ruota-abito-nero-con-corpino-senza-maniche-e-occhiali-vintage-a-farfalla-per-laltra-addetta-ai-lavori“Voglio una donna, donna
Donna con la gonna, gonna…
Prendila te la “Signorina Rambo”
che fa la corsa all’oro
tenera come un muro
padrona del futuro
stronza come un uomo
sola come un uomo”
(Roberto Vecchioni, “ voglio una donna” 1988)

Il disegno stilizzato di un uomo o di una donna è identico tranne per quel triangolino che rappresenta la gonna. Avrebbero potuto disegnarci i capelli lunghi, una borsa, delle scarpe con il tacco, invece no. Questo perché la gonna vale per noi come un manifesto.

Erano gli anni 60, in un momento più dandy che mai, miscela di conservativismo, insolenza ed eccentricità, si andava verso la liberazione dei costumi e degli abiti: stufe di guanti, tacchi e corsetti, in ribellione con la società borghese, ipocrita e asfissiante, le donne sfidavano i confini e optavano per comodità e capelli corti, sfoggiano collant colorati, scarpe piatte e minigonna, sperimentando persino inserti techno. La minigonna nasce con, e trascina con sé, tutti i swinging sixties, ovvero i dieci anni più importanti del XX secolo, parlando di costume.

gonna-868x600_oggetto_editoriale_720x600Tutte noi abbiamo, da qualche parte nell’armadio uno svariato numero di minigonne di jeans, sfrangiate, colorate, con le tasche a contrasto…finite nel dimenticatotio.
Colpite a morte dagli shorts, uccise dai leggings, oggi sempre meno donne con la gonna e sempre più donne Rambo con i biker. Non voglio necessariamente dire che non cediamo al fascino di qualche gonna a vita alta o a ruota modello ballerina, dico che l’immagine della donna di oggi non è di una donna-con-la gonna, dico che per quanto belle siano aprendo l’armadio la mattina tra leggings e mini non c’è più nemmeno competizione. E non c’è competizione perchè ci siamo impigrite: la gonna è un manifesto, e come tale richiede un impegno, un ideale da sottoporre al giudizio del pubblico. Mettere la gonna vuol dire dover scegliere cosa abinare e come, cercare un equilibrio tra lo ” scoperto sotto” e lo “scoperto sopra” quindi riflettere, esporsi, esprimere se stessi anche in questa forma. Se metti un vestitino con un capo solo passa la paura. Non devi pensare, ti puoi arruolare nell’esercito del preconfezionato e sparire tra la folla.

La gonna, una sorta di tormentone delle sfilate francesi che si ripresenta ad ogni stagione senza effetti sul comune senso del vestire. E dire che ce le hanno riproposte in tutte le variabili: mini, maxi, perfino “midi” ( la gonna ben oltre il ginocchio e spesso e volentieri fino a metà polpaccio che fa pensare al guardaroba di Betty Draper dalla serie televisiva ‘Mad Men’). Forse sarà vero che la lunghezza della gonna si relaziona in qualche modo alla situazione economica e le gonne midi, dritte e svasate, proposte per l’inverno 2011 2012 ricordano gli anni ’40 e ’50,il periodo del dopoguerra.
Quest’estate si torna, dicono loro, femmine sui tacchi e con la gonna a ruota.
Quest’estate, dico io, si torna femmine anche con la gonna.