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Polinice & Lab174 presentano: BABEL di Edoardo Cozzani

L’inaugurazione della mostra fotografica BABEL a Roma

 

Il 14 dicembre presso Lab174 si terrà l’inaugurazione della mostra fotografica “BABEL” (pag. Fb) di Edoardo Cozzani.

(Apertura alla Stampa: giovedì 14 dicembre 2017 – ore 17:30- Apertura al Pubblico: giovedì 14 dicembre 2017 ore 18:30)

BABEL si propone di analizzare l’impatto del processo di urbanizzazione aggressiva della metropoli sulla qualità di vita dei suoi abitati. Destabilizzando l’ordine apparente del panorama cittadino moderno, questo progetto critica una società ossessionata dalla elevazione di monumenti che celebrano l’esaltazione per il progresso e per la civilizzazione, ma al contempo celano le più profonde imperfezioni.

“… noi sicuri della radiosa magnificenza del futuro…” così, circa un secolo fa, la scuola futurista celebrava venti di cambiamento, dichiarando cieca fiducia nel progresso e nelle sue implicazioni. Oggi Babel vuole mettere in luce una reinterpretazione in chiave moderna della metropoli. In un futuro ormai diventato presente, le aspettative del passato si scontrano con la realtà in una visione viscerale e demistificata. Questa serie di immagini, scattata su macchina medio formato, viene fissata su pellicola a colori attraverso l’uso controllato di lunghi tempi di scatto ed esposizioni multiple. La destrutturazione del negativo ha lo scopo di trasportare lo spettatore in un delirio onirico, attraverso la presentazione di una serie di vedute decadenti e scomposte di vari tipi di architetture.

Le impressioni su pellicola sono ottenute in diversi Continenti, la cui distanza e diversità si annullano, di fronte all’universalità del rapporto tra individuo e metropoli, in una città senza nome. Il mondo distopico ritratto in questo progetto mostra come la struttura urbana sia pensata in modo tale da intrappolare il cittadino al suo interno, incentivando consumo e produzione al solo fine di alimentare una continua crescita verticale del complesso cittadino. Accecato dalle luci della grande metropoli si risveglia nel riflesso dello specchio in negativo di un’utopia ormai superata.

Babel, sfidando le nostre illusioni di stabilità, si propone di ridurre i paesaggi urbani in una serie di forme oscure svelando le angosce ramificate nella caotica vita della metropoli.”

BABEL segue il primo progetto del fotografo romano, che attualmente lavora a New York, ANAMORPHOSIS.

Nello specifico, sia “Anamorphosis” che “Babel” mettono in mostra due questioni di carattere sociale: La prima serie ha affrontato il rapporto conflittuale tra il singolo e la collettività, con lo scopo di mettere in dubbio tutte le costruzioni che portano l’uomo moderno a vivere in un costante stato di incertezza, generato dall’ordine apparante di cui si trova a far parte.

La seconda serie è incentrata sull’aspetto e sulle forme del paesaggio urbano moderno, e sugli effetti che essi hanno sulla qualità di vita della persona. Entrambe hanno lo scopo di denunciare una società decadente, mettendo in luce una visione del mondo estremamente reale, che, tuttavia, viene raffigurato con delle sembianze che sembrano sfuggire alle leggi della fisica tradizionale.

Parte del processo creativo di Edoardo Cozzani comprende l’uso di lunghi tempi di apertura del diaframma ed esposizioni multiple, nonché un intenso uso delle ombre e di luci con densi toni di colorazione.

La destrutturazione delle forme segue lo scopo di mettere in mostra il vero aspetto di una realtà governata dal disordine e dalla casualità, di una società che si proclama perfetta e che trova nell’ordine l’unica soluzione per terminare le ansie che assalgono le nuove generazioni.

I lavori di Edoardo Cozzani subiscono una forte influenza del decadentismo della prima meta’ del ‘900, anche allora l’uomo moderno veniva ritratto come in preda a dubbi, riflessioni e tormenti, disorientato in un mondo che accelerava verso grandi cambiamenti. Oggi, l’uomo moderno e’ ancora più fragile, non si è mai adattato ai cambiamenti dello scorso secolo, e viene costantemente bombardato dagli sconvolgimenti di questa epoca.

L’individuo è sempre più parte di un sistema nel quale il singolo perde di valore e di conseguenza la sua volontà si dissolve in quella dei grandi numeri. L’incapacità di identificare la ragione del suo malessere lo allontana da sistemi di pensiero indipendente, e lo avvicina ad un pensiero guidato, fatto di decisioni infelici. Sacrificando il pensiero consapevole l’uomo moderno trova conforto all’interno di un soffocante rifugio fatto di inesplicabili angosce ed inquietudini.

Il progetto fotografico Babel, è stato recentemente nominato tra i progetti vincitori della competizione di fotografia Life Framer, subito dopo essere stato esposto a New York nella mostra di gruppo Hidden Narratives, la cui immagine di copertina riportava una veduta dispotica di Hong Kong, immortalata agli inizi della produzione del progetto. Più recentemente Babel è stato esposto nella splendida cornice dell’abbazia di San Vito a Poliranno a Mare in Puglia.

 

A proposito dell’autore

EDOARDO COZZANI (Website)

Nato a Roma, dopo aver completato gli studi di diritto presso la LUISS Guido Carli, si trasferisce a New York nel 2016 per frequentare l’International Center of Photography. Durante la prima meta’ dell’anno di studi di fotografia artistica, produce “Anamorphosis”, progetto che affronta il tema della disgregazione dell’individuo nella società contemporanea. “Anamorphosis” viene esposto a Roma nel dicembre 2016 con l’aiuto organizzativo dell’associazione culturale Cultrise.

Nel 2017 Edoardo inizia a lavorare sulla serie “Babel” che, nel mese di giugno dello stesso anno, viene esposta in una mostra di gruppo a New York, “Hidden Narratives” presso L’International Center of Photography. Una delle foto della serie viene selezionata come copertina della mostra. Babel, viene in seguito nominato tra i progetti vincitori della competizione di fotografia Life Framer, in tema di civilizzazione. Poco dopo, Musée magazine decide di pubblicare un’intervista su Babel e Anamorphosis. Il 28 ottobre dello stesso anno Babel viene esposta in una mostra personale presso l’Abbazia di San Vito a Polignano a Mare, in Puglia.

 

ETEOCLE

Nell’ultimo biennio Eteocle ha editato il magazine Polinice. E’ stato il soggetto promotore della riproposizione della storica Corsa dei Camerieri per la Festa de’ Noantri di Trastevere. Ha organizzato la serie di conferenze e presentazioni di libri per la stampa indipendente nel mese di luglio 2017 presso la manifestazione “Lungo il Tevere Roma”. Ha contribuito ad editare la guida per la Fondazione Carispaq “Tracce d’Abruzzo” con The Trip Magazine.

 

BABEL

14 – 21 dicembre 2017

dalle ore 16 alle ore 21

Presso LAB174, Via Pietro Borsieri 14, Roma. Per informazioni scrivere a: info@lab174.com

 

Thanks to:

LAB 174 | DIREZIONE

Marta Battista

Casale del Giglio

 

Roma nun fa la stupida Vol.1 – Mostra realtà culturali romane a rischio

Zalib & I Ragazzi di Via della Gatta organizzano per il 7 dicembre negli spazi della galleria d’arte Lab174 (Via Pietro Borsieri 14) ROMA NUN FA LA STUPIDA – Mostra fotografica collettiva delle realtà culturali romane in pericolo.

Una mostra collettiva che ospiti e promuova l’incontro tra le varie realtà culturali romane che, per un motivo o per un altro, vivono l’incertezza di non poter continuare ad esistere.

Un “Salon des refusés” che accolga chi, come noi, vede la propria idea cultura rifiutata da una città che muore; che ospiti chi come noi vuole una Roma libera, aperta, viva e bella, come merita.

È per questo che giovedì sera insieme a Leggi Scomodo, OZ Officine Zero, CSOA Sans Papiers, Casa Internazionale delle Donne, Teatro Tordinona, Libreria Fahrenheit 451, Nemo – Festival e Teatro Valle Occupato chiederemo alla nostra città bella e dannata di non fare la stupida e di farsi casa per i giovani, per chi crede nella collettività, per chi viene da lontano e per chi sa accoglierlo, per chi crede nella partecipazione, nell’arte e nell’uguaglianza.

L’evento del 7 dicembre, un’esposizione grafica e fotografica accompagnata dallo storytelling delle varie realtà presenti, sarà valorizzata da una performance artistica live di ADR, giovane street artist romano, che realizzerà un’opera che rappresenti al meglio lo scopo comune di tutti noi: non arrenderci e lottare giorno dopo giorno per la città che vogliamo.

Essendo desiderio di Zalib & I Ragazzi di Via della Gatta stimolare l’accesso alla cultura creata dai giovani e per i giovani, questo primo volume vuole essere un invito a partecipare rivolto a tutti i giovani artisti e studenti d’arte e romani ma soprattutto un momento preparatorio al secondo volume previsto per il mese di gennaio: per questa occasione a ogni realtà saranno associati uno o più artisti che lavorando con queste avranno il compito di raccontarle attraverso un’opera d’arte. Il risultato di queste collaborazioni, siano statue, quadri, disegni, arte performativa, arte materica, visiva o altro verranno esposte durante il secondo volume del nostro Salon.

Nel corso di ROMA NUN FA LA STUPIDA Vol. 1 si potrà aderire all’iniziativa in quanto artisti (lasciando la propria email a cui seguirà richiesta di portfolio), proponendosi come protagonisti attivi della genesi del Vol. 2.

 

Oltre ai Ragazzi di Via della Gatta esporranno:
– Libreria Fahrenheit 451
– Casa Internazionale delle Donne
– CSOA Sans Papiers
– Leggi Scomodo
– Nemo Festival
– OZ Officine Zero
– Teatro Tordinona
– Teatro Valle Occupato

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Performance live painting ADR

DJ Set Gabriele Fossataro

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7 dicembre 2017 dalle ore 19 presso Lab.174 – Via Pietro Borsiesi n. 14 – Roma

Frammentazioni

Frammentazioni – dal 1 dicembre – 20 dicembre 2017 presso Villa Blanc – Via Nomentana, 216, Roma

Ingresso gratuito – da lunedì a sabato dalle 15 alle 20 con ultimo ingresso alle 19.15 L’8 dicembre la mostra rimarrà chiusa

A cura del Collettivo Curatoriale LUISS Master of Art

INAUGURAZIONE 1 dicembre – ore 18

“Il tempo, nella sua modernità, ha scardinato ogni narrazione unitaria costringendoci ad una visione frammentaria e precaria. Insomma, come diceva Shakespeare nell’Amleto, il tempo è uscito dai suo cardini”. Achille Bonito Oliva

Gli artisti: Marco Bagnoli, Nanni Balestrini, Marcella Campagnano, Aron Demetz, Baldo Diodato, Giovanni Ferrario, Sidival Fila, Andrea Galvani, Silvia Giambrone, Francesco Irnem, Francesca Leone, Felice Levini, Giulio Paolini, Francesca Piovesan, Michelangelo Pistoletto, Fiorella Rizzo, Anna Scalfi Eghenter.

Il Collettivo Curatoriale composto dagli studenti della VII edizione del LUISS Master of Art – Master Universitario di I Livello, sotto la guida di Achille Bonito Oliva (Responsabile scientifico del Master), presenta la mostra FRAMMENTAZIONI. L’esposizione, organizzata e sostenuta dal LUISS Creative Business Center, si svolge dall’1 al 20 dicembre, nella suggestiva cornice di Villa Blanc.

Il progetto si propone di offrire un’ampia panoramica sulla tematica della frammentazione come fenomeno dell’attualità artistica, culturale e sociale e allo stesso tempo di restituire l’idea di frammento come parte della realtà contemporanea, invitando ad una riflessione estetica, teorica e filosofica.
Le opere e gli artisti scelti, tramite un personale percorso poetico, hanno dato un’immagine all’idea di frammentazione, attraverso una ricerca trasversale composta da molteplici linguaggi in un confronto tra diverse generazioni. Saranno presenti produzioni originali, fra cui l’omaggio dell’artista concettuale Giulio Paolini Senza titolo – Studio per la mostra “LUISS Master of Art”, creato appositamente per “Frammentazioni” e l’opera Porzione di Villa Blanc 2017 di Baldo Diodato, realizzata nel giardino della villa durante il vernissage in una performance insieme al musicista Antonio Caggiano.

In mostra anche le opere di Alessio Barchitta, Elena Mazzi e Leonardo Petrucci finalisti della seconda edizione del Premio Internazionale Generazione Contemporanea, istituito da LUISS Creative Business Center per promuovere l’arte contemporanea, sostenere gli artisti under 35 e dare vita alla collezione permanente dell’Università LUISS Guido Carli.

La mostra si svolge a Villa Blanc, prestigioso edificio storico di fine ‘800 e nuova sede della LUISS Business School. Il sito è composto dal corpo della villa, da sei edifici minori, dalle serre e da un parco. Il percorso espositivo, a sua volta “frammentato” si articola nei diversi spazi interni ed esterni.
Gli studenti del LUISS Master of Art hanno curato tutti i processi progettuali e organizzativi della mostra, dal concept alla scelta degli artisti, gli allestimenti, la comunicazione e il catalogo.

“Frammentazione fa riferimento alla libertà artistica, alla creatività, all’espressività e alle sue tante forme di linguaggio. È questo che vogliamo dire con Frammentazioni, una collettiva con un fil rouge aperto, che rappresenta l’autonomia dell’arte, l’espressione creativa senza schemi predefiniti”.

Il Collettivo Curatoriale è composto da: Silvia Amato, Giulia Maria Belli, Riccardo Brunetti, Benedetta Celsa, Floriana D’Agostino, Lavinia Della Bruna, Maria Immacolata Dunia, Silvia Federici, Federica Fiorino, Francesco Gambatesa, Ginevra Isolabella Della Croce, Anna Kessler, Valentina La Serra, Chiara Martra, Giulia Olivetti, Simona Pace, Rachele Paradiso, Maria Anna Perri, Valentina Poli, Cecilia Sacerdoni, Anna Sigot, Alessia Simonetti, Claudia Staccioli, Silvia Tranchina, Isabella Vallelunga, Veronica Vasta.

ACCREDITI INAUGURAZIONE
Per accedere all’inaugurazione della mostra “Frammentazioni” il 1 dicembre alle ore 18 inviare una mail all’indirizzo accrediti.mostraluiss@gmail.com. Le liste di accredito saranno presenti all’ingresso di Villa Blanc.

INFO FRAMMENTAZIONI

masterofart.luiss@gmail.com

Contatti stampa:
Floriana D’Agostino tel. 327 0083833 Lavinia Della Bruna tel. 338 3261829 Francesco Gambatesa tel. 393 1356431 Rachele Paradiso tel. 349 2559363 Maria Anna Perri tel. 329 9662409

 

Facebook https://www.facebook.com/frammentazioni2017/ Instagram @frammentazioni

È solo un inizio. 1968

È solo un inizio. 1968 – Salone Centrale, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
viale delle Belle Arti, 131 – Roma

orari d’apertura e prezzi:

dal 03.10.2017 al 14.01.2018

da martedì a domenica 8.30 — 19.30 (ultimo ingresso ore 18.45)
lunedì chiuso

biglietto: 10 € (intero), 5 € (ridotto)

info: 06 3229 8221

È il preludio. Così comincia il 50° anniversario del ’68, nella ripresa del gesto di rottura radicale che si è abbattuto sulle società occidentali e che non ha lasciato indenne il mondo dell’arte. Comincia con la mostra È solo un inizio. 1968 (3 ottobre 2017 – 14 gennaio 2018) alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la prima in Italia dedicata al ’68 e ai suoi intrecci con i movimenti e i fermenti artistici che lo annunciano, gli corrono paralleli e lo prolungano.

È solo un inizio. 1968, non è solo il titolo della mostra a cura di Ester Coen o lo slogan dell’insurrezione del Maggio francese, ma un invito a guardare ai processi, al divenire, all’apertura di quanto inizia e mai più smetterà di iniziare, sempre di nuovo, dal ’68 in poi. L’arte, la democrazia, la vita, niente sarà più uguale dopo di allora, eppure niente sarà mai una conquista sicura. Del ’68 non ci restano la sua storia, le sue sconfitte, le sue vittorie, ma un monito che diventa elogio dell’incompiuto: Ce n’est qu’un début.

Di questo inizio, che ignora volutamente gli esiti e tiene sotto traccia la frase di Gilles Deleuze «Lo abbiamo sempre saputo che sarebbe finita male», la mostra della Galleria Nazionale racconta il cortocircuito tra arte, politica, creatività. Non solo e non tanto perché lo spirito di rivolta del ’68 si estende anche al mondo dell’arte, ma perché l’arte ha un modo suo di creare quello stesso desiderio di inizio che col ’68 si trova a condividere: col minimalismo, il concettuale, l’arte povera, la land art, le numerose correnti che in quegli anni emergono fulminee e si propagano, pur nella diversità di metodi e progettualità. Insieme a un rinnovamento radicale del pensiero e delle arti della vita espresse con il design e la moda.

Le correnti artistiche finiranno riordinate nella storia dell’arte. I movimenti politici nella storia degli sconfitti. La mostra È solo un inizio. 1968 non giudica i fini e non si esprime sull’adeguatezza dei mezzi. Racconta “ciò che comincia” con le opere di:

Vito Acconci, Carl Andre, Franco Angeli, Giovanni Anselmo, Diane Arbus, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Carla Cerati, Merce Cunningham, Gino De Dominicis, Walter De Maria, Valie Export, Luciano Fabro, Rose Finn-Kelcey, Dan Flavin, Hans Haacke, Michael Heizer, Eva Hesse, Nancy Holt, Joan Jonas, Donald Judd, Allan Kaprow, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Yayoi Kusama, Sol LeWitt, Richard Long, Toshio Matsumoto, Gordon Matta-Clark, Mario Merz, Marisa Merz, Maurizio Mochetti, Richard Moore, Bruce Nauman, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Mario Schifano, Carolee Schneemann, Gerry Schum, Robert Smithson, Bernar Venet, Lawrence Wiener, Gilberto Zorio.

dalla collezione della Galleria Nazionale con le opere di:

Gianfranco Baruchello, Daniel Buren, Mario Ceroli, Christo, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Eliseo Mattiacci, Pino Pascali, Andy Warhol.

E sarà un inizio indelebile.

Accompagna la mostra il Giornale-Catalogo È solo un inizio. 1968 con il testo di Ester Coen e interventi, tra gli altri, di: Franco Berardi Bifo, Achille Bonito Oliva, Luciana Castellina, Germano Celant, Goffredo Fofi, Franco Piperno, Rossana Rossanda, Lea Vergine, a cura di Ilaria Bussoni e Nicolas Martino.

 

 

 

Hokusai. Sulle orme del maestro all’Ara Pacis

Dal 12 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018 al Museo dell’Ara Pacis di Roma sarà esposta “Hokusai. Sulle orme del Maestro” che intende dar conto dell’opera e dell’eredità del grande maestro.

Attraverso circa 200 opere (100 per ogni rotazione della mostra per motivi conservativi legati alla fragilità delle silografie policrome) la mostra racconta e confronta la produzione del Maestro con quella di alcuni tra gli artisti che hanno seguito le sue orme dando vita a nuove linee, forme ed equilibri di colore all’interno dei classici filoni dell’ukiyoe.

La mostra si compone di cinque sezioni che toccheranno i temi più alla moda e maggiormente richiesti dal mercato dell’epoca:
1- MEISHŌ: mete da non perdere
2- Beltà alla moda
3- Fortuna e buon augurio
4- Catturare l’essenza della natura
5- Manga e manuali per imparare

 

Ulteriori Info sul sito della mostra ➤ http://bit.ly/HokusaiRoma

BIMBA LANDMANN Cultura visiva e immaginario fantastico

Bimba Landmann “Cultura visiva e immaginario fantastico”, a cura di  Emanuela Mastria.

dal 21 aprile al 4 giugno 2017 al Museo Carlo Bilotti di Roma – Aranciera di Villa Borghese.

Ingresso gratuito con numerosi laboratori d’arte ed incontri  gratuiti per bambini con l’artista

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“Illustrare un libro è come aprire una porta ed entrare dentro un mondo. Devo immaginare tutto di questo mondo: i personaggi, il clima, i colori, l’atmosfera.” Con queste parole Bimba Landmann descrive il suo lavoro.

 

All’artista illustratrice il Museo Carlo Bilotti dedica, dal 21 aprile al 4 giugno 2017, la mostra Bimba Landmann. Cultura visiva e immaginario fantastico, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, a cura di Emanuela Mastria, servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

La magia delle immagini dipinte dall’artista invita a viaggiare sulle ali della fantasia, ad immergerci nel suo immaginario fantastico e visionario, ricco di importanti riferimenti visivi che spaziano fino ai grandi capolavori della storia dell’arte.

L’illustrazione è un mezzo per mostrare luoghi lontani, sconosciuti e fantastici creati dalla fervida immaginazione dell’artista, affiancata da una profonda cultura visiva.

Tra le opere esposte, anche le illustrazioni di libri come Un bambino di nome Giotto, Quel genio di Leonardo, Come sono diventato Marc Chagall. Oltre alle tavole originali sono esposti i libri stampati e alcuni schizzi, a suggerire la complessità che la progettazione di un libro illustrato richiede. Il percorso espositivo non segue un criterio cronologico, ma mette in relazione i diversi linguaggi utilizzati dall’artista attraverso tre aree tematiche: l’immaginario fantastico, il mondo epico e mitologico, la storia dell’arte.

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Durante l’inaugurazione, uno spazio sarà dedicato alla performance in cui Bimba Landmann, ispirandosi alla musica, dipinge e anima, in tempo reale, le immagini proiettate su uno schermo. Tra il materiale audiovisivo fruibile dedicato agli spettacoli musicali: Viaggio nella notte blu, realizzato con Elisabetta Garilli al Teatro Ristori di Verona nel novembre 2013.

Attraverso le immagini di grande fascino dipinte dall’artista, il progetto espositivo mira a coinvolgere un pubblico molto vasto, con un’attenzione particolare ai più piccoli.

 

Sito dell’artista: www.bimbalandmann.com

 

Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese

Viale Fiorello La Guardia, Roma

21 Aprile – 4 Giugno 2017

INGRESSO GRATUITO

 

Presentazione alla stampa 20 Aprile 2017 ore 11.00-13.00

Inaugurazione 20 Aprile 2017 ore 18.30

Performance dell’artista: Ad occhi chiusi, 20 Aprile 2017 ore 20.15

Durante il periodo della mostra, sono previsti dei laboratori d’arte con Bimba Landmann ed altre iniziative rivolte al pubblico.

 

Aprile – Maggio
Da martedì a venerdì ore 10.00 – 16.00
Sabato e domenica ore 10.00 – 19.00

Giugno
Da martedì a venerdì ore 13.00 – 19.00
Sabato e domenica ore 10.00 – 19.00

Ingresso consentito fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura

 

Info 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)

www.museocarlobilotti.it, www.museiincomune.it, www.zetema.it

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

 

 

Spartaco. Schiavi e padroni a Roma. La mostra al museo dell’Ara Pacis

Primo secolo a.C., la Repubblica romana è nel periodo di maggiore espansione della sua storia e Spartaco è uno dei suoi protagonisti. Originario della Tracia, soldato dell’esercito romano in Macedonia, poi ridotto in schiavitù perché disertore, fuggì nel 73 a.C. e nell’arco di pochissimo tempo riuscì a raccogliere attorno a sé migliaia di schiavi fuggitivi. Nello stesso anno fu a capo della rivolta contro Roma diventata il simbolo della lotta degli oppressi contro gli oppressori.

La mostra allestita al Museo dell’Ara Pacis dal 31 marzo al 17 settembre, porta il nome del condottiero e il racconto si articola partendo proprio dalla grande rivolta da lui guidata tra il 73 e il 71 a.C.

Spartaco. Schiavi e padroni a Roma realizzata da un team di archeologi, scenografi, registi e architetti, con la curatela scientifica di Claudio Parise Presicce, Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo e la regia visiva e sonora di Roberto Andò, è un vero e proprio viaggio, reperto dopo reperto, circa 250, più una selezione di fotografie e installazioni audio e video, in cui lo spettatore viene accompagnato, alla riscoperta del più grande sistema schiavistico della storia. Le opere sono inserite in un racconto che si snoda attraverso 11 sezioni che riportano, una dopo l’altra, in vita suoni, voci e ambientazioni del contesto storico. Un’intera economia quella della Roma antica basata sullo sfruttamento di una “merce” cara e redditizia quanto deperibile: l’essere umano. La società, l’economia e l’organizzazione dell’antica Roma non avrebbero potuto raggiungere traguardi tanto avanzati senza lo sfruttamento pianificato delle capacità e della forza lavoro di milioni di individui privi di libertà, diritti e proprietà. Basti pensare che stime recenti hanno calcolato la presenza tra i 6 e i 10 milioni di schiavi su una popolazione di 50/60 milioni di individui.

Il percorso si chiude con il contributo fornito dalla ILO, International Labour Organization, Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite nei temi del lavoro e della politica sociale, impegnata nell’eliminazione del lavoro forzato e altre forme di schiavitù legate al mondo del lavoro.

Le sezioni

– Vincitori e vinti, in cui si racconta l’età delle conquiste e la riduzione in schiavitù di decine di migliaia di vinti in ogni campagna militare;

Il sangue di Spartaco, ossia la sconfitta a opera delle legioni di Crasso dei circa 70.000 ribelli guidati, appunto, da Spartaco;

Mercato degli schiavi, fiorente in tutto il Mediterraneo e presente nella stessa Roma;

Schiavi domestici evidenzia il privilegio, rispetto agli addetti ai lavori pesanti, di chi condivideva quotidianamente la vita negli spazi domestici;

Schiavi nei campi, si tratta dell’agricoltura, contesto sicuramente più svantaggiato, per la fatica quotidiana, la presenza di un sorvegliante plenipotenziario e a volte per l’uso delle catene nei campi;

Schiavitù femminile e sfruttamento sessuale, per le quali la prostituzione era così frequente da renderne necessaria la proibizione per legge;

Mestieri da schiavi  alcuni dei quali conferivano ulteriore marchio di infamia, come le prostitute, i gladiatori, gli aurighi e gli attori;

Schiavi bambini, del cui impiego nell’economia domestica padronale restano molte testimonianze archeologiche;

– Schiavi nelle cave e miniere, descrive la condizione di lavoro e di vita cui erano costretti coloro che rifornivano di marmi e metalli preziosi la capitale e gli altri centri dell’impero;

Una strada verso la libertà, dedicata alla manumissio, vera e propria occasione offerta dal diritto romano agli schiavi più meritevoli e a quelli che erano riusciti, arricchendosi, a comprare la propria libertà;

Schiavitù e religione, esplora il rapporto della schiavitù con alcuni aspetti del culto ufficiale romano.

Curatore/i

Claudio Parisi Presicce, Orietta Rossini con Lucia Spagnuolo

Catalogo

De Luca Editore

Tipologia

Archeologia

 

INFO

Spartaco. Schiavi e padroni a Roma

Museo dell’Ara Pacis. Lungotevere in Augusta, Roma

31 marzo – 17 settembre 2017

Tutti i giorni dalle ore 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)

Info 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)

www.arapacis.it, www.museiincomuneroma.it

Twitter: @museiincomune

Biglietto “solo mostra”: intero € 11, ridotto € 9; speciale scuola ad alunno € 4 (ingresso gratuito a un docente accompagnatore ogni 10 alunni); speciale Famiglie € 22 (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni)

Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra per non residenti a Roma: intero € 17, ridotto € 13

Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra per residenti a Roma: intero € 16, ridotto € 12

 

“L’importante è reinventare con fantasia”. A Bologna la mostra Luzzati e gli autori: Calvino e Rodari

Pulcinella, Biancaneve, il pifferaio magico, Raperonzolo, il Visconte dimezzato, Ali Babà, re e regine, Astrifiammante, il Barone rampante, Chichibio e Arlecchino. I personaggi di Lele Luzzati nascevano dalle sue mani, dai suoi mille colori, dalle sue mille carte, stipate nei cassetti straboccanti che riempivano il suo studio. Era una stanza nella sua casa di Genova dove con sorprendente rapidità riusciva a dare vita a ciò che la sua mente concepiva, inseguendo con la sensibilità e la purezza di un bambino, il filo di una narrazione che lo ha accompagnato per tutta la vita. Illustratore, scenografo, pittore e animatore cinematografico, in sessant’anni di carriera Luzzati ha lasciato, colore su bianco, l’impronta della sua arte sull’arte di tanti scrittori. A dieci anni dalla sua scomparsa, la città di Bologna rende omaggio a Emanuele Luzzati con la mostra Luzzati e gli autori: Calvino e Rodari che dal 2 al 30 aprile sarà allestita a Palazzo D’Accursio.

Sono cresciuta circondata dalle sue opere che ritrovavo alle pareti di casa e nei libri, a teatro, nei Vhs, al balletto e quando ho saputo che l’intero 2017 sarebbe stato dedicato alle sue opere non ho avuto dubbi, avrei scritto di lui. Lo ricordo muoversi nel suo studio, prendere un foglio A4 e disegnare quasi sul margine un personaggio piccolo che mi avrebbe dedicato e poi ritagliare con gesto sicuro quelle carte da regalo, d’oro, d’argento, quei merletti che si usano per ricoprire i piatti dei dolci; nelle sue mani prendevano forma e materia dei suoi sogni. Il mondo di Lele era il collage, il mettere insieme materie diverse, mondi diversi. Il teatro, la letteratura, la scultura, la danza, la lirica, l’arte sacra. Luzzati abbracciava tutto. Gli occhiali spessi, lo sguardo pacato, la voce bassa e il sorriso sulla bocca.

Il percorso espositivo della mostra di Bologna è dedicato a grandi e bambini che verranno guidati in un vero e proprio viaggio, destinazione: creatività e immaginazione di uno degli artisti italiani più importanti del Novecento. Quelle di Luzzati sono figure originali, nuove, alle quali ha dato vita partendo proprio dalla produzione letteraria di Italo Calvino e Gianni Rodari, protagonisti anche loro dell’esposizione. I visitatori potranno godere delle tante storie e soggetti pensati dai due scrittori e riconoscibili grazie al linguaggio pittorico di Lele, sempre in sospensione tra astrazione, cromatismi e invenzioni materiche: da Luccel belvedere e altre fiabe a Il visconte dimezzato di Calvino, passando per Il libro dei perché e per Le fiabe lunghe un sorriso di Rodari.

La mostra è curata dal Museo Luzzati di Genova e realizzato in collaborazione con la Fiera del Libro per Bambini e con la Porto Antico, rientra tra le iniziative organizzate per celebrare il decennale della sua scomparsa Lele Luzzati, un ricordo lungo un anno.

Gli spazi espositivi saranno visitabili dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18.30, con chiusure previste tutti i lunedì e i venerdì mattina.

 

L’ARTISTA

Emanuele Luzzati, nato a Genova il 3 giugno 1921 da una famiglia di origini ebraiche, rappresenta un raro esempio di artista, maestro in ogni capo dell’arte applicata. Nel 1940 è costretto, a causa delle leggi razziali, a trasferirsi a Losanna dove studia e si diploma all’École des Beaux-Arts de Lausanne. Dal punto di vista biografico e culturale presenta una complessa traccia di formazione, tipica di quegli intellettuali nati negli anni dell’avvento del fascismo e forzati ad una faticosa presa di coscienza che coincide con gli anni del culmine prima e della tragedia poi del Regime. Rientra in Italia a guerra conclusa e nel 1947 firma la sua prima scenografia Lea Lebowitz da un testo di Alessandro Fersen, lo spettacolo ottiene ampi riconoscimenti e gli si aprono le porte del teatro ufficiale. Nella Genova di allora, fra una chiesa guidata da posizioni reazionarie e un movimento operaio lontano dalla possibilità di porsi come alternativa di governo, Luzzati fu con pochi altri intellettuali ed esponenti della borghesia illuminata tra i fondatori e animatori di una vita teatrale che portava in città testi ed esperienze figurative ricollegate alle avanguardie europee. Nel 1960, dopo aver lavorato per Vittorio Gassman, per il Teatro La Fenice di Venezia, La Scala di Milano, il Teatro Stabile di Genova, fonda, con Aldo Trionfo, La Borsa di Arlecchino e pubblica il suo primo libro illustrato, I Paladini di Francia, edito da Mursia. L’anno dopo è tra i fondatori, insieme a Franco Enriquez, Glauco Mauri e Valeria Moriconi de La Compagnia dei Quattro. Nel 1964, insieme a Giulio Gianini produce un cortometraggio, La gazza ladra che riceve numerosi premi, tra cui la nomination all’Oscar. Nel 1968 inizia un lungo sodalizio con Tonino Conte e nello stesso anno comincia un fervido periodo di pubblicazioni per la Emme Edizioni Milano con Alì Babà.


Agli anni Settanta risale l’inizio della collaborazione tra Calvino e Luzzati. Luccel belverde pubblicato nel 1972 e ristampato altre cinque volte, Il Principe granchio e altre fiabe italiane, pubblicato nel 1974 e ristampato nel 1989, Il visconte dimezzato, pubblicato nel 1975 e ristampato nel 1979 e nel 1981.

Nel 1972 espone alla Biennale di Venezia nella sezione Grafica Sperimentale. L’anno dopo, il 1973 è quello della seconda nomination all’Oscar per il cortometraggio Pulcinella e vale alla coppia Gianini- Luzzati l’assunzione a membri dell’Academy. Nel 1975, assieme a Aldo Trionfo e Tonino Conte, è fondatore del Teatro della Tosse per il quale realizzerà scene e costumi di moltissimi spettacoli. Nel 1981 illustra per Editori Riuniti Le filastrocche lunghe e corte, primo dei numerosi libri illustrati di Gianni Rodari. Il sodalizio tra di loro risaliva al 1962 in occasione del film d’animazione Castello di carte, rafforzatosi durante la lavorazione dello spettacolo teatrale La storia di tutte le storie, andato in scena nel 1977. Sono più di una decina i testi di Rodari interpretati da Luzzati, attività che ha sempre portato avanti, anche dopo la prematura morte dello scrittore negli anni Ottanta. Illustra nel 1988 le Fiabe del focolare dei fratelli Grimm per le Edizioni Olivetti, e in seguito, per le Edizioni Nuages, Candido di Voltaire, Pinocchio di Collodi, Alice nel paese delle meraviglie di Carroll, il Decameron di Boccaccio, Peter Pan di James Barrie e Il Milione.

Nel marzo del 1990 una grande mostra Le mille e una scena, realizzata dalla Provincia di Reggio Emilia e allestita da Gianni Polidori, fa il punto sull’opera di Luzzati nell’ambito del teatro, cinema e illustrazione.

Ottenute due nomination all’Oscar per i suoi film d’animazione, realizzati con Giulio Gianini, La gazza ladra e Pulcinella viene chiamato a far parte dell’Alliance Graphique Internationale. Nel 1992 gli viene conferita dall’Università di Genova, sua città natale, la laurea honoris causa in Architettura. L’anno dopo viene allestita la mostra Emanuele Luzzati Scenographe, presso il Centre Georges Pompidou di Parigi a cura dell’Unione dei Teatri d’Europa. L’evento verrà ripreso poi a Roma, Firenze, Bellinzona, Milano, Genova, dove la mostra viene arricchita con un’ampia sezione dedicata all’illustrazione, e Salonicco.

Nel 1995 riceve il Premio Ubu per la scenografia del Pinocchio prodotto dal Teatro della Tosse di Genova. Nel 1997 allestisce per il Comune di Torino, in Piazza Carlo Felice (Piazza della Stazione), un grande presepio, mescolando ai personaggi tradizionali le figure delle favole più conosciute. Nel 1998 progetta un parco giochi per bambini per il Comune di Santa Margherita Ligure, ispirato al Flauto Magico di Mozart.

Nel 2000 moltissime sono le mostre dedicate al lavoro di Luzzati e viene inaugurato a Genova il suo museo permanente, 1º giugno dell’anno dopo, il Presidente Ciampi lo nomina “Grande Ufficiale della Repubblica”. In questi anni la sua produzione è molto intensa. Crea le scene per il Teatro dell’Opera Carlo Felice di Genova e il teatro Trianon di Napoli, nel 2004 disegna il drappellone per il Palio di Siena del 2 luglio, con un arazzo ispirato al bestiario del Flauto Magico e realizza per il Corriere della Sera, le illustrazioni delle cantiche della Divina Commedia di Dante Alighieri. A seguire i costumi del Don Chisciotte, le scene per il balletto Lo Schiaccianoci di Čajkovskij e realizza nel 2006 la scenografia di Hänsel e Gretel di Humperdinck per l’Opera Theatre di Saint Louis.

Il 26 gennaio 2007 muore a Genova nella casa dove ha sempre abitato. Voglio pensarlo però dietro le quinte di una delle sue scene a godersi lo spettacolo.

 

JEAN-MICHEL BASQUIAT. New York City

Una grande mostra al Chiostro del Bramante di Roma rende omaggio a Jean-Michel Basquiat (New York, 22 dicembre 1960 – 12 agosto 1988), figura iconica e controversa della cultura newyorkese degli Anni ’80.  Una corona per celebrare un genio immortale.

a cura di Gianni Mercurio in collaborazione con Mirella Panepinto

Dal 24 marzo al 2 luglio 2017 continua il percorso di ricerca e indagine da parte di DART Chiostro del Bramante sulle personalità più influenti dell’arte, con una esposizione che indaga le origini e l’importanza della street art e dei graffiti, dopo il grande successo di “LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore” che ha registrato un afflusso di oltre 150 mila visitatori.

Circa 100 i lavori esposti, tra olii, acrilici, disegni, alcune importanti collaborazioni con Andy Warhol, serigrafie e ceramiche, opere realizzate tra il 1981 e il 1987 tra le più rappresentative della sua produzione, tutte provenienti dalla Mugrabi Collection, una delle raccolte di arte contemporanea più vaste al mondo. Un arco di tempo in cui si dipana quasi tutta la turbolenta e sofferta parabola artistica ed esistenziale del pittore americano, diventando presto uno degli artisti più popolari dei nostri tempi. A quasi trent’anni dalla morte avvenuta nell’agosto del 1988, i suoi lavori e il suo linguaggio continuano ancora oggi ad affascinare il pubblico di tutto il mondo.

“Papà un giorno diventerò molto, molto famoso”. Jean-Michel Basquiat aveva questa urgenza, l’urgenza del segno, del gesto, del colore, l’insopprimibile necessità di disegnare, di essere artista.  E proprio i muri di New York saranno, all’inizio della sua carriera, le tele su cui inciderà i tratti distintivi e indelebili della sua arte, pareti sapientemente scelte in prossimità delle gallerie più rinomate.

Apparso con lo pseudonimo di SAMO, Basquiat comincia proprio con il graffitismo che abbandonerà ben presto diventando, a soli 20 anni, una delle stelle nascenti più celebri e celebrate nel mondo dell’arte.

Le sue opere attingono alle più disparate fonti, i suoi mezzi espressivi creano un linguaggio artistico originale e incisivo, che punta ad una critica durissima alle strutture del potere e al razzismo. Orgoglioso delle sue origini afro-americane, Basquiat infonde nelle sue opere quel carattere drammatico, quell’energia e quella determinazione di denuncia sociale, che aprirà una strada alle future generazioni di artisti neri.

La sua produzione sintetizza astrattismo e figurativismo neoespressionista, la sua febbrile e incessante ricerca produce opere dal tratto talvolta viscerale, materico, tribale. Utilizza la pittura, ma soprattutto la scrittura, una presenza costante nelle sue opere, che spesso ne costituisce il tessuto. Basquiat ha usato e trasformato la parole in contesto come segni grafici e significanti – come versi che risuonano al ritmo del suo battito interiore.

Sue muse ispiratrici erano la musica – che non abbandonerà mai e che sarà sempre presente nei suoi dipinti – e ancora l’arte greca, romana, africana. Tra i suoi amici vi erano Andy Warhol con cui aveva una straordinaria e particolare intesa intellettuale, John Lurie,Arto Lindsay, Keith Haring e Madonna.

Basquiat muore di overdose a soli 27 anni, una fine apparentemente inevitabile per una vita divisa tra genio e sregolatezza.

Anche se l’attività artistica di Jean-Michel Basquiat prende forma nell’arco di una sola decade, in questo breve periodo la sua febbrile attività lo ha portato a produrre un vasto corpus di opere caratterizzate da un segno e uno spirito che lo hanno reso uno dei grandi testimoni della sua epoca.

Promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra è prodotta e organizzata da DART Chiostro del Bramante e Gruppo Arthemisia in collaborazione con la Mugrabi Collection ed è curata da Gianni Mercurio in collaborazione con Mirella Panepinto.

Vivian Maier: La fotografa della realtà in bianco e nero

Il Museo di Roma in Trastevere ospiterà dal 17 marzo al 18 giugno una mostra dedicata a Vivian Maier, la grande fotografa statunitense, il cui talento artistico rimase  all’oscuro fino alla sua morte.

La mostra, una sequenza di 120 foto in bianco e nero unite ad alcuni scatti a colori e a una serie di filmati in super8,  propone lo sguardo curioso e attento dell’artista rivolto ad una società in piena trasformazione, quella degli anni ’50 e ’60,  con New York a Chicago a fare da sfondo.

Vivian Maier, newyorchese di nascita, si guadagnava da vivere prendendosi cura dei piccoli rampolli della New York bene, in pratica faceva la “Tata”, proprio come Mary Poppins.

La Maier viveva le sue giornate dividendosi tra la cura dei bambini e la ricerca, quasi ossessiva, dei particolari da fotografare.  Le  bastava avere tra le mani la sua Rolleiflex   per compiere il miracolo.

 

 

Era la vita reale che prendeva forma … dettagli semplici,  istanti di quotidianità narrati con  sensibilità ed eleganza. La Maier era in grado di entrare in sinergia con i suoi soggetti riuscendo a coglierne la profondità, che fosse in uno sguardo, in una mano, in un sorriso, in una lacrima.

Una straordinaria sequenza di immagini di coppie giovani e anziane rappresentate nella loro massima spontaneità; la mutazione dell’infanzia in tutte le sue sfumature.

 

 

Pecursora dei moderni selfie, amava gli autoscatti. Lo specchio del bagno, quello della camera, la vetrina per la strada, lo specchietto da trucco, e perché no, anche la sua stessa ombra. In qualsiasi momento, in qualunque luogo, niente e nessuno le impedivano di scattare.

Capelli corti, sguardo languido, portamento severo……  questa donna così normale celava un grandissimo talento, alimentato da una passione estrema che la vedrà, dopo la sua morte, tra i più grandi street-photography degli anni ’90.

Fatto curioso è che se oggi le sue foto stanno facendo il giro del mondo è per una mera, e aggiungerei straordinaria, coincidenza.

 

Era il 2007 quando John Maloof, un giovane scrittore e giornalista americano, alla ricerca di materiale fotografico per la stesura di un libro su Chicago si ritrovò a partecipare ad un’asta, una di quelle in cui si mettono in vendita gli oggetti pignorati dal fisco. Per meno di 400 dollari si aggiudicò uno dei più grandi tesori artistici del novecento, confiscato alla Maier per il mancato pagamento dell’affitto del piccolo appartamento dove viveva.

Tata Maier morì per un banale incidente a Chicago, nel 2009, senza veder riconosciuto il suo straordinario talento.

 

INFORMAZIONI UTILI

Dove : Museo di Roma in Trastevere – Piazza Sant’Egidio, 1/B Roma

Orari : da martedì a domenica ore 10-20, chiuso lunedì e 1 maggio La biglietteria chiude alle ore 19.00 Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale, Realizzata da Fondazione FORMA per la Fotografia in collaborazione con Zètema Progetto Cultura

Biglietti : Tariffe non residenti: Intero € 9,50 – Ridotto € 8,50 gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente