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L’opera d’arte nell’epoca della sua diffusione multimediale. Riflessioni sul tema

…io credo che per godersi una città (o un quartiere) coi tempi che corrono bisogna giocare d’astuzia: evitare i templi dell’assembramento per varcare i quali c’è bisogno della spada, e intrufolarsi negli interstizi lasciati liberi dal turismo di massa. [1]

Oggi la fruizione dei beni artistici e architettonici è facilitata dalla diffusione dei mezzi tecnologici, i quali hanno permesso la fruizione del patrimonio artistico a livello non più particolare ma globale. Le opere d’arte/architettura, che fino una ventina di anni fa erano ammirate solo da colti studiosi attraverso diapositive o immagini custodite in preziosi libri, sono diventate accessibili a chiunque sia in grado di possedere una connessione internet e uno smartphone. Tuttavia, questo processo di “diffusione multimediale” ha in parte ridotto la qualità della conoscenza diretta dell’opera d’arte, seppure abbia altresì facilitato di gran lunga la conoscenza per gli studiosi che si approcciano allo studio. Si potrebbe parlare di una condizione alternante; se da una parte la conoscenza è stata resa accessibile a tutti, facilitandone quindi il godimento, dall’altra invece questa ne è rimasta danneggiata. L’opera, che veniva prima studiata e ammirata da specialisti del settore e poi raccontata e divulgata, è ora ridotta a una riproduzione della stessa o a una breve visita del monumento tra un pranzo e una cena. Il discorso si muove su due piani distinti.

Il primo lo definiremo del “fruitore incolto”, che travolto dal vortice pubblicitario dei social network è attirato a visitare un luogo specifico o a entrare in un museo per “vedere” una data opera d’arte. Per il personaggio in questione l’opera d’arte rappresenta unicamente lo sfondo “famoso” di una foto in cui l’oggetto principale è “l’io” del fruitore, che si auto-immortalerà davanti a quell’oggetto o edificio, ignaro della storia che nascondono quelle pietre, quegli affreschi o quelle pennellate su tela. Nel giro di pochi secondi quel famigerato elemento tanto ricercato, che è valso al fruitore il solo viaggio, farà il giro del mondo attraverso la pubblicazione della foto sui social network (fig.01). L’obiettivo sarà quindi raggiunto, dopo un viaggio in aereo, ore di code, pranzi in fast-food, e soldi spesi in gadget di tutti i tipi, solo quando la diffusione multimediale dell’oggetto avrà inizio. Si può parlare in questi casi di reale conoscenza? Forse, sarebbe più giusto affermare che l’opera d’arte diviene in questi casi un oggetto commerciale.

fig. 1 – Una turista si fa un selfie davanti al Partenone sull’Acropoli di Atene, 2017 (AP Photo/Petros Giannakouris) Fonte: https://www.ilpost.it/2018/04/26/turismo-don-de-lillo/

La commercializzazione dell’arte è ormai cosa bene nota a dirigenti di musei statali e fondazioni private, che negli ultimi anni, per accedere ad aiuti economici in un settore sempre in carenza hanno facilitato questo tipo di fruizione, che mette il profitto sopra il valore del bene culturale. Il museo è diventato multimediale, quasi tutti i contenitori di opere d’arte o importanti monumenti hanno una pagina Instagram o Facebook. (fig. 02) Hanno capito che per avere popolarità e non cadere nell’oblio dovevano adeguarsi ai mezzi moderni di comunicazione e diffusione pubblicitaria, condividendo continuamente foto e pubblicizzando eventi.

fig. 2 – Pagina Instagram della Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma. (Foto dell’Autore)

La riflessione che sorge spontanea è capire se tutto questo possa realmente giovare al nostro patrimonio artistico e monumentale. È certo che in molti casi questa commercializzazione ha salvato dall’oscuramento e dal degrado opere d’arte e monumenti. Forse bisognerebbe semplicemente lasciare che il flusso dell’avanzamento tecnologico porti a un cambiamento del concetto di opera d’arte, ma facendo questo in parte si perderà il piacere della scoperta. Piacere che affascina da due secoli storici puri, nonché storici dell’arte e dell’architettura, alla ricerca di elementi nuovi per ricostruire un passato perduto per via dell’avanzamento del tempo. Il quesito sul reale significato dell’opera d’arte è ancora aperto e tutt’oggi quanto mai attuale.

Il secondo piano invece è quello del “fruitore colto”, lo storico dell’arte o dell’architettura, il cui lavoro è facilitato dalla diffusione multimediale dell’opera d’arte. Questo però potrebbe comportare gravi errori nella valutazione dell’oggetto di studio. Infatti, sono molti i casi in cui il fruitore in questione porta avanti delle ricerche su edifici che non ha mai visto o, per dirlo in maniera più appropriata, guardato da vicino. Le nuove tecnologie hanno costretto anche gli storici dell’arte ad aggiornarsi, creare database di catalogazione delle opere d’arte e a utilizzare programmi di riproduzione digitale di opere architettoniche al fine di poterle studiare anche solo dopo un breve sopralluogo. Uno storico dell’arte di fine ‘800 potrebbe insegnare ai giovani d’oggi quale sia il vero lavoro necessaria per la conoscenza dell’opera d’arte e di architettura. Alla fine XIX secolo, Emile Bertaux (1869-1917)[2] nel suo viaggio verso l’Italia meridionale fu capace di comprendere alcuni nessi e legami che sono sfuggiti per i secoli successivi ai grandi studiosi di medioevo del sud Italia. Il giovane storico contemporaneo, possessore di tutti i mezzi tecnologici per raggiungere, fotografare, scansionare in tre dimensioni, rimarrebbe esterrefatto dalla conoscenza dettagliata che un suo collega più di cento anni prima, senza alcun sussidio tecnologico, era stato capace di sviluppare. E questo perché il collega, fruitore colto di fine ‘800, era sicuramente parte di una cultura che oggi si è in parte dimenticata: quella del viaggio come processo scoperta e percorso di conoscenza materica. Il viaggio attraverso popoli e culture differenti alla scoperta dei monumenti. La conoscenza del luogo presso il quale l’opera d’arte fu prodotta e di quello in cui è conservata sono anch’essi parte della storia dell’arte e dell’architettura. Ci sono “memorie” che solo la popolazione autoctona potrà svelare. Il fruitore colto intelligente, infatti, sfrutterà anche parte degli scritti prodotti dagli storici locali per conoscere i segreti di luoghi a lui sconosciuti. Cesare Brandi (1906-88) era uno storico di questo calibro. Nei suoi racconti sull’architettura pugliese aveva compreso questo grande segreto, quello della conoscenza di un popolo. Oggi, il fruitore colto in questione prende un aereo, raggiunge l’oggetto della sua conoscenza – opera d’arte e architettonica che sia – passa un tempo massimo di uno o due giorni a misurarlo e fotografarlo – se si tratta di un monumento – (fig. 03) e ritorna nella sua biblioteca di città ad analizzare le foto e i disegni. La frenesia moderna, la ricerca di un’estrema scientificità e oggettività, la facilità nella riproduzione ha ridotto l’opera d’arte ad un oggetto da studiare in maniera fredda e distaccata. La diffusione multimediale e lo sviluppo delle tecnologie ha favorito la creazione di collegamenti tra elementi distanti tra loro che in passato erano più vicini di quanto oggi si possa pensare. Non ci si deve stupire se il fruitore medievale fosse in grado di viaggiare per mesi e raggiungere luoghi distanti tra loro. Il “fruitore contemporaneo colto” o “incolto” è capace di raggiungere in poche ore qualsiasi destinazione in Europa ma ha una conoscenza molto sommaria del tutto. Il vero viaggio di scoperta era “a bassa velocità”, quello che permetteva al fruitore colto di capire il motivo per cui la pietra cambiava colore, il motivo per cui un edificio avesse quelle forme o determinate decorazioni, un viaggio di scoperta che, in particolar modo per la conoscenza dell’architettura, era necessario al fine di capire l’interazione tra luoghi e scoprire patrimoni ancora ignorati, un viaggio che non è possibile compiere da un semplice computer con connessione a internet e neanche con una scansione laser 3d dell’edificio.

fig. 3 – Un gruppo di studenti impegnati nel rilievo con stazione totale di un edificio storico. Fonte: https://www.facebook.com/MasterIILivelloArchitetturaPerLarcheologia/

In conclusione, per entrambi i fruitori di cui si è parlato sarebbe auspicabile un viaggio di conoscenza delle opere d’arte e architetture animati da una sana passione che permetta l’andare oltre l’aspetto epidermico dei manufatti e ne permetta una conoscenza reale e profonda che coinvolga tutti i cinque sensi.

Architetto Arianna Carannante

 

Bilbliografia essenziale

  • W. Benjamin, L’ opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino 2000, ed. orig. 1936
  • M Bloch, Apologia della storia, Einaudi, Torino 2009 (tit orig. “Apologie pour l’histoire ou Métier d’historien” 1949).
  • C. Brandi, Pellegrino di Puglia, Bompiani, Milano 2010, ed. orig. 1976

 

[1] C. De Seta, L’arte del viaggio, Rizzoli, Milano 2016, p. 153

[2] E. Bertaux, L’art dans l’Italie méridionale. De la fin de l’Empire romain à la conquête de Charles d’Anjou, Paris-Roma 1968, 3 vol. in 4. Ristampa conforme alla prima edizione del 1903.

 

 

Prima domenica di Maggio gratis ai musei di Roma: tutti gli eventi in programma

Anche il 6 maggio, come tutte le prime domeniche del mese, l’ingresso a tutti i musei civici e alle mostre in programma in questi spazi sarà gratuito per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana con una ricca offerta culturale promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, coordinate per la prima domenica di Maggio gratis.

Inoltre, come prima domenica del mese, il percorso di visita nell’area dei Fori Imperiali sarà aperto al pubblico gratuitamente dalle ore 8.30 alle 19.15, con l’ultimo ingresso alle 18.15. L’apertura straordinaria prevede l’ingresso alla Colonna di Traiano e, dopo il percorso con passerella attraverso i Fori di Traiano e di Cesare, la prosecuzione attraverso il breve camminamento nel Foro di Nerva, che permette di accedere al Foro Romano mediante la passerella realizzata presso la Curia dalla Soprintendenza di Stato. Un evento che impreziosisce ancora di più questa prima domenica di Maggio gratis per tutti i residenti romani.

Questa domenica sarà l’occasione per visitare gratuitamente le collezioni permanenti dei Musei e le mostre temporaneein corso tra cui la mostra sull’imperatore Traiano in occasione dei 1900 anni dalla sua morte ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali (Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa) e l’esposizione ai Musei Capitolini sullo studioso Johann Joachim Winckelmann e il suo rivoluzionario approccio all’archeologia (Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento). Infine, nel nuovo spazio espositivo della Centrale Montemartini è in corso la mostra dedicata al dialogo tra due importanti culture del mediterraneo: quella egizia e quella etrusca (Egizi Etruschi. Da Eugene Berman allo Scarabeo dorato). Da non perdere anche ROMA CITTÀ MODERNA. Da Nathan al Sessantottoalla Galleria d’Arte Moderna di via Crispi, una rassegna unica che ripercorre le correnti artistiche protagoniste del ’900 con in primo piano la città di Roma.

Restano a pagamento la mostra in corso nello Spazio espositivo del Museo dell’Ara Pacis Magnum Manifesto. Guardare il mondo e raccontarlo in fotografia –che celebra i 70 anni della Magnum Photos con le celebri immagini e gli storici reportage della più grande agenzia fotogiornalistica al mondo – e la mostra Canaletto 1697-1768 al Museo di Roma a Palazzo Braschi, che celebra il 250° anniversario della morte del grande pittore veneziano presentando il più grande nucleo di opere di sua mano mai esposto in Italia, 68 tra dipinti, disegni e documenti, inclusi alcuni celebri capolavori.

INIZIATIVE DIDATTICHE

Nei Musei si svolgeranno anche alcune attività didattiche a pagamento per bambini e famiglie:

 

Scienza in famiglia. Chi ha paura dei serpenti?

Museo Civico di Zoologia

ore 10.30

Un evento dedicato ai misteriosi, affascinanti e “spaventosi rettili striscianti”.

Un’occasione per osservarli da vicino e giocare a riconoscerli, per scatenare immaginazione e fantasia e scoprire che non sono poi così spaventosi né sempre striscianti, allontanando le diffidenze e i timori di grandi e piccoli.

Durata: 1h. Bambini dai 3 ai 4 anni (accompagnati dai genitori).

http://www.museodizoologia.it/evento/scienza-in-famiglia-chi-ha-paura-dei-serpenti/

 

Scienzofficina “Parola di Animale”

Museo Civico di Zoologia

orari: 15.00 – 16.30

Tutti gli animali comunicano, usano un “linguaggio” fatto di suoni, versi, odori, segni visivi o specifici comportamenti. Alcuni agitano la coda, altri muovono le orecchie o battono le ali. Nel nuovo spazio scienza-officina scopriamo insieme chi ringhia, chi canta, chi bramisce e proviamo a costruire, da semplici materiali di uso quotidiano, i nostri speciali strumenti per comunicare.

http://www.museodizoologia.it/evento/scienzofficina-parola-di-animale/

 

Passeggiata scientifica al Museo

Museo Civico di Zoologia

orari: 10.45 – 12.00 – 14.30 – 15.45 – 17.00

Una “passeggiata scientifica” con tutta la famiglia per visitare il museo in un modo diverso dal solito.

Durata: 1h. Età: adulti e bambini

http://www.museodizoologia.it/evento/passeggiata-scientifica-al-museo-6maggio/

 

MOSTRE IN CORSO

Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento

Musei Capitolini. Fino al 20 maggio 2018

Una mostra per celebrare gli anniversari della nascita e della morte del fondatore dell’archeologia moderna, Johann Joachim Winckelmann (1717-1768).

www.museicapitolini.org

 

Egizi Etruschi. Da Eugene Berman allo Scarabeo dorato

Centrale Montemartini. Fino al 30 Giugno 2018

Un dialogo tra due grandi popoli del Mediterraneo in una mostra che inaugura il nuovo spazio per esposizioni temporanee della Centrale Montemartini.

www.centralemontemartini.org

 

Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa

Mercati di Traiano. Fino al 16 Settembre 2018

Il “racconto” della mostra si sviluppa attraverso statue, ritratti, decorazioni architettoniche, calchi della Colonna Traiana, monete d’oro e d’argento, modelli in scala e rielaborazioni tridimensionali, filmati: una sfida a immergersi nella grande Storia dell’Impero e nelle storie dei tanti che l’hanno resa possibile.

www.mercatiditraiano.it

 

ROMA CITTÀ MODERNA. Da Nathan al Sessantotto

Galleria d’Arte Moderna. Fino al 28 Ottobre 2018

Un tributo alla Capitale d’Italia attraverso gli artisti che l’hanno vissuta e gli stili con cui si sono espressi. Una rassegna unica, che ripercorre le correnti artistiche protagoniste del ’900 con in primo piano la città di Roma, da sempre polo d’attrazione di culture e linguaggi diversi.

www.galleriaartemodernaroma.it

 

Disegni smisurati del ’900 italiano

Musei di Villa Torlonia – Casino dei Principi. Fino al 6 maggio 2018

Una trentina di cartoni di maestri del ’900 italiano mostrano l’alto livello dell’esercizio del disegnare nella prima metà del secolo scorso.

www.museivillatorlonia.it

 

Giovanni Gasparro. I Papi di Napoleone

Museo Napoleonico. Fino al 6 Maggio 2018

Un’esposizione incentrata su due dipinti del giovane artista pugliese raffiguranti i pontefici regnanti durante l’età di Napoleone: Pio VI Braschi e Pio VII Chiaramonti.

www.museonapoleonico.it

 

Soglie di Luce. Opere di Pietro Gentili dal 1970 al 2000

Musei di Villa Torlonia – Casina delle Civette. Fino al 27 Maggio 2018

Prima esposizione personale nella Capitale dopo la scomparsa dell’artista, con l’intento di farne conoscere l’universo artistico attraverso 50 opere tra quadri, sculture, gioielli, moduli tridimensionali, realizzate utilizzando tempera, foglia d’oro e d’argento, sabbia, polvere di specchio.

www.museivillatorlonia.it

 

Gianni Asdrubali “Lo spazio impossibile”

Museo Carlo Bilotti. Fino al 10 Giugno 2018

Diversamente da quanto avviene tradizionalmente con singoli dipinti collocati su parete secondo ordini lineari e ordinati, la mostra rende in tutta la sua vivace drammaticità e velocità la concezione spaziale e pittorica di Asdrubali.

www.museocarlobilotti.it

 

Matteo Negri NAVIGATOR ROMA

Museo Carlo Bilotti. Fino al 10 Giugno 2018

“Verrà, se resisto a sbocciare non visto”: il racconto di un viaggio nel parco popolato da persone, architetture, natura e dal tempo che scorre. Il progetto Navigator Roma, ideato e realizzato da Matteo Negri, prende le mosse dall’omonima installazione all’aperto.

www.museocarlobilotti.it

 

Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo

Museo di Roma in Trastevere. Fino al 2 Settembre 2018

L’iniziativa intende delineare un vero e proprio percorso nell’Italia del periodo: un racconto per immagini e video del paese di quegli anni per rivivere, ricordare e ristudiare quella storia.

www.museodiromaintrastevere.it

 

BABELE – Gloria Argelés

Museo di Roma in Trastevere. Fino al 17 Giugno 2018

Le 30 opere in mostra, realizzate tra il 2000 e il 2018 utilizzando tecniche diverse, sculture di legno, rete metallica, rilievi in carta e disegni sono la riflessione dell’artista argentina sulla nostra Babele contemporanea, la storia del Novecento e sul disagio di questo inizio di secolo.

www.museodiromaintrastevere.it

 

MUSEO DI ZOOLOGIA… DIVERSO PER NATURA

Museo Civico di Zoologia. Fino al 30 giugno 2018

Decine e decine di specie animali trovano a Roma un ambiente ideale per vivere, scegliendo soprattutto i parchi, le ville storiche e gli edifici del centro che, con i loro tetti antichi e le tante cavità, riproducono gli ambienti naturali ricchi di ripari e anfratti.

www.museodizoologia.it

 

Şerban Savu

Museo Pietro Canonica a Villa Borghese. Fino al 1° Luglio 2018

In sintonia con le linee guida del programma espositivo “Fortezzuola”, Şerban Savu (Sighișoara, 1978; vive e lavora a Cluj), dopo aver soggiornato a più riprese a Roma, ha concepito un progetto ispirato al contesto storico e culturale del Museo Canonica.

www.museocanonica.it

 

INFO

Ingresso gratuito previa esibizione di valido documento che attesti la residenza.

tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00) www.museiincomuneroma.it

 

INFO VISITE DIDATTICHE

060608 (tutti i giorni ore 9.00-19.00)

www.sovraintendenzaroma.itwww.museiincomuneroma.it; http://www.museiincomuneroma.it/didattica/didattica_per_tutti

Biglietti vari a seconda dell’appuntamento

 

Tecnologia ed Arte: come sarà il Museo del futuro

Qual è il museo del futuro e come deve modificarsi la classica concezione del museo nell’era della tecnologia? su questo interrogativo si è mosso il recente studio europeo che sul fronte italiano è stato portato avanti da Melting pro, una delle realtà da anni in prima linea nell’indagine dei cambiamenti del mondo della cultura e della sua interazione con i cambiamenti e i bisogni sociali, in collaborazione con Symbola – Fondazione per le qualità

La commistione tra arte e tecnologia è infatti per molti il futuro e, come sempre, solamente chi saprà anticipare il futuro sarà davvero in grado di avere un ruolo nel presente. Certo, nel mondo dell’arte questo meccanismo di adeguamento è senz’altro più complesso, in quanto storicamente “ciò che è” nel mondo artistico guarda con riluttanza il nuovo, che lo renderà “ciò che è stato”, nemico portato dai nuovi movimenti capace di travolgerlo facendolo scomparire dall’attualità; ma in realtà, se ci si riflette bene, è quasi sempre tramite il superamento che i movimenti artistici hanno avuto la propria giusta risonanza: osteggiati quando contemporanei ma osannati appena diventati parte della storia del Mondo. Ugualmente, come mostrano le recenti ricerche di cui la pubblicazione richiamata è uno dei sunti migliori, attraverso l’avanzamento del nuovo, in questo caso non “artistico” in senso stretto ma dal punto di vista della fruizione e della diffusione, può e deve nascere il museo del futuro sotto una nuova veste, forse inedita per i conservatori più riluttanti ma altrettanto coinvolgente.

“Musei del futuro: Competenze digitali per il cambiamento e l’innovazione in Italia” è pertanto un eccellente lavoro (solo l’ultimo risultato del progetto Mu.Sa. e facente parte di un più ampio progetto la cui prima fase si è conclusa ad aprile 2017) che mappa le possibili evoluzioni del concetto stesso di “museo” guardando avanguardisticamente al mondo digitale e alle sue potenzialità.

 

“Come possono i musei soddisfare i nuovi bisogni di una società in continuo mutamento? Quali sono le competenze necessarie per i professionisti del settore per rispondere alle sfide che pone l’introduzione del digitale? Di quali competenze c’è bisogno per traghettare l’istituzione museale dal Novecento alla contemporaneità?”

Sono queste le domande con cui si apre la premessa del lavoro ed a cui il lavoro mira a dare una risposta movendosi su precipue direttive attraverso le voci di alcuni dei più illustri esperti e lavoratori del settore.

Viene in primo luogo indagata la problematica concezione di cultura digitale diffusa, fronte sul quale, sebbene si possa notare recentemente una leggera ed auspicata inversione di tendenza, l’Italia sembra non coglierne le potenzialità, restia ad un ripensamento della propria organizzazione e delle possibilità di fruizione dei propri contenuti attraverso una nuova progettazione strategica. Dalla mancanza della mission ad un’effettiva consapevolezza che “il fatturato del museo è un fatturato culturale” (felicissima frase di Parole di Mauro Felicori, Direttore della Reggia di Caserta), tutti gli esperti sono concordi nel riconoscere la necessità di superare tale gap tramite una rimodulazione della stessa concezione del museo e delle competenze al suo interno.

 

“Basti pensare che no a pochi anni fa la tendenza prevalente era considerare “servizi aggiuntivi” la comunicazione e qualsiasi altra attività al di fuori della conservazione e dell’esposizione delle collezioni, comunemente riconosciute come cuore della mission museale.”

 

Ulteriore aspetto è quello della community, che deve divenire il fulcro della politica museale: da fruitori a compartecipi, occorre aumentare l’accessibilità dei visitatori all’offerta museale tramite l’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione (in primis i canali social) che si trasformano così in mezzi di copartecipazione.

 

“Essere digitali, oggi, significa non avere più bisogno di un dipartimento “digitale”, ma integrare il digitale in qualsiasi settore del museo”Carlotta Margarone, responsabile comunicazione, marketing e web, Fondazione Torino Musei, Torino

Tutto ciò porta a una sola conclusione: occorre inserire nei complessi museali nuovi professionisti che abbiano le competenze digitali necessarie per attuare la riforma del museo del futuro.

In disparte ai plurimi nominativi dati a queste nuove figure ( accanto alle “ordinarie” Social Media Manager o il Digital Media Curator vengono propostele neonate “Online Cultural Community Manager” e il “Digital Strategy Manager”) è chiaro come queste nuove professioni nascano dalla combinazione di più competenze trasversali e, fino ad oggi, considerate spesso estranee alla dimensione espositiva: dall’elaborazione di business plan tipica delle dimensioni prettamente e economiche a sviluppatori che garantiscano la fruizione dei contenuti on-line ed off-line; dagli editori di vere narrazioni culturali a informatici con spiccate conoscenze di graphic design per un restyle del contenuto dei siti internet ed inserimento dei relativi contenuti all’interno di un’app dedicata al museo, tutti con importanti conoscenze nell’ambito comunicativo.

“È importante formare ogni persona in modo che svolga il proprio lavoro anche digitalmente, anché tutto il museo sia in grado di comunicare con entrambe le community, reale e virtuale “Francesca De Gottardo, Fondatrice Blog e Community, #svegliamuseo

Ultima foglia di questo quadrifoglio consiste nell’accrescimento dell’accessibilità e della sicurezza, due facce della stessa medaglia, non potendo immaginare una maggiore disponibilità di servizi on-line ed on-site se non mediante una effettiva stabilità delle strutture veicolanti.

Direttrici di una rivoluzione copernicana del museo del futuro e della loro fruizione e partecipazione oramai inevitabile,  i cui primi esempi italiani sono stati da noi già tempestivamente descritti 

Palermo, la storia dell’antimafia nel bunkerino del Palazzo di Giustizia

Il mio viaggio nella meravigliosa Sicilia è stato impreziosito dalla visita al Museo Falcone- Borsellino, luogo di memoria voluto dall’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo e inaugurato il 23 maggio 2016. Tramite le fotografie, gli atti e gli oggetti personali, ho avuto occasione di ricordare gli Uomini Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con i loro caratteri forti, le loro passioni, le loro vite.

All’ingresso del bunkerino sono state collocate due statue in bronzo che ritraggono il giudice Borsellino mentre volge lo sguardo all’amico e collega Falcone: una scena di quotidianità che evoca la complicità e la profonda stima che legava i due. Inoltre sulla parete antistante vi era una fotografia ingrandita di Paolo Borsellino tra gli agenti della scorta.

 

La guida d’onore è stata Giovanni Paparcuri, collaboratore stretto dei due Magistrati e inventore del maxiprocesso telematico degli anni ’80. Giovanni ci ha raccontato come la sua storia sia stata fin dal principio intrecciata con le vite di Borsellino e Falcone; quest’ultimo in particolare credette nelle sue capacità e lo incaricò di occuparsi della informatizzazione della copiosa mole di documenti giudiziari. Paparcuri era l’autista di Rocco Chinnici, Consigliere Istruttore ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983 in Via Pipitone Federico a Palermo. Giovanni nella prima stanza del bunkerino ci ha mostrato proprio la foto di quell’attentato che ha segnato la sua vita. A 27 anni rifiutò il prepensionamento per dedicarsi alla collaborazione con il pool antimafia e istaurò una grande amicizia con i suoi capi. Dopo la “strage Chinnici” si maturò l’esigenza di proteggere la vita dei due Magistrati, trasferendo i loro Uffici in un’area più riservata del Palazzo di Giustizia, che tutti loro solevano chiamare bunkerino.

Giovanni e suo nipote Marco, della Fondazione Progetto Legalità ONLUS, rivolgono le loro iniziative di educazione civica e antimafia ai cittadini e in particolare alle giovani generazioni, affinché queste possano maturare e coltivare nel tempo il senso di riscatto civile dell’intera collettività, siciliana e italiana. E’ stato emozionante condividere la visita al bunkerino con ragazzi palermitani e provenienti da altre parti d’Italia, oltre a due signori scozzesi. Noi tutti eravamo lì per  approfondire le dinamiche delle due vite dei Magistrati dedite alla lotta alla mafia, attraverso i luoghi che ne hanno scritto la storia. La commozione che ha segnato alcuni momenti della visita ha poi lasciato spazio ai sorrisi, grazie alla simpatia sicula di Giovanni, con cui non sembra difficile istaurare un rapporto di stima e amicizia. La semplicità e la ricchezza delle sue parole hanno ripercorso gli anni vissuti insieme ai magistrati antimafia, istanti di vita professionale e privata che tratteggiano le forti personalità di Falcone e Borsellino.

Mi ha colpito molto apprendere che il bunkerino rappresentava per i due magistrati un porto sicuro, un rifugio in cui si sentivano protetti dal mondo esterno ostile, che non era composto solo dalla mafia ma anche da nemici interni alle istituzioni. La cronaca giudiziaria ha scritto e continua a indagare sulla presunta trattativa Stato-mafia, su cui aleggiano ancora troppi misteri.

 

Nel bunkerino troviamo un corridoio allestito con quadretti contenenti articoli della cronaca di quegli anni e opere raffiguranti Falcone e la moglie Francesca Morvillo, come anche il procuratore Antonino Caponnetto. Il corridoio congiunge la stanza informatizzata di Giovanni all’ufficio di Falcone, seguito da quello di Borsellino.

Lo studio del Dott. Falcone presenta un’ampia scrivania su cui campeggiano i fascicoli dei processi, la penna dorata con cui amava scrivere e riportare gli interrogatori che conduceva con maestria, tra cui quello a Buscetta, un piccolo personal computer dell’epoca, i sigari, gli assegni su cui indagava nei procedimenti antiriciclaggio- tra cui ricordiamo Iron Tower– le paperelle di legno che era solito nascondersi per gioco con l’amico e collega Paolo, e infine un libro intitolato “Un mestiere difficile: il magistrato” di Giuseppe Pera, che Giovanni ebbe in custodia da Falcone. Proprio all’interno del libro Giovanni Paparcuri trovò un biglietto che la moglie di Falcone scrisse per il giudice.

La persona di Francesca Morvillo mi ha sempre affascinato sotto molteplici aspetti, in quanto donna e magistrato. Lei è stata al fianco di Falcone, nei suoi momenti di sconforto, come in quelli di gioia, fino all’ultimo l’ha seguito e spronato nella sua battaglia per la legalità. Lei rileggeva le relazioni ai vari convegni cui il giudice era invitato. Uno di questi contributi datato 1990 ha attirato la mia attenzione poiché riguardava il ruolo della magistratura nella lotta alla mafia. Nel documento Falcone asseriva che il metodo di coordinamento e specializzazione fosse la chiave per contrastare la mafia e l’intera criminalità organizzata. Inoltre il giudice denunciava le preoccupanti polemiche sul cambiamento del ruolo dei giudici delle indagini preliminari: questi non potevano più essere meri esecutori di quanto raccolto dagli organi di polizia giudiziaria ma dovevano loro stessi costituire un importante impulso per le indagini.

Ancora, nella stanza del Dott. Falcone ho avuto modo di leggere una sua considerazione sull’insegnamento dell’antimafia nelle scuole. Oltre al rischio cui sarebbero stati esposti gli studenti per la sua presenza, il giudice pensava alle polemiche che ne sarebbero scaturite e ciò a riprova del clima di pressione mediatica in cui i giudici erano costretti a lavorare, contro tutto e (quasi) tutti.

Nella stanza affianco si arriva nell’Ufficio di Borsellino, che invece preferiva lavorare con la macchina per scrivere. Sulla scrivania il tocco da magistrato donato al museo dal figlio Manfredi, insieme alla tesi di laurea su “Il fine dell’azione delittuosa”, la ventiquattrore in cui riponeva le agende di lavoro, tra cui probabilmente la famosa Agenda rossa scomparsa sul luogo della strage di Via D’Amelio quel luglio 1992, la borsa antiproiettile e il cappotto mai utilizzati per la loro inefficacia, e le foto dei magistrati nei locali del Palazzo di Giustizia.

Tanti i ricordi che Giovanni ci ha raccontato, come quello del suo matrimonio con la moglie Enza, in cui i due Magistrati erano gli ospiti d’onore. Giovanni è riuscito a trasmetterci le sue esperienze e le sue emozioni vissute accanto a Falcone e Borsellino. Giovanni ci ha ricordato anche che la mafia purtroppo ha ancora la sua influenza ma proprio per questo motivo è necessario che ci siano uomini come lui, come chi vorrà visitare il bunkerino, come erano i due Magistrati, come saranno i futuri magistrati, che vogliono essere veri Servitori dello Stato, uno Stato che abbia la reale volontà di debellare la sottocultura criminale della mafia.

Grazie Giovanni, grazie a tutti color che leggeranno e vorranno condividere la cultura della legalità!

        “Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana”

Fra i transatlantici dell’arte la navigazione dello Studio Azzurro

©Gianni Berengo Gardin courtesy Fondazione Forma per la Fotografia, Venezia, aprile 2013 - Le grandi navi da crociera invadono la città - La MSC Divina passa davanti al centro storico

Venezia, aprile 2013 – Le grandi navi da crociera invadono la città – La MSC Divina passa davanti al centro storico

Dal 22 Ottobre nel capolavoro del Negozio Olivetti di Carlo Scarpa in piazza San Marco a Venezia  il  FAI – Fondo Ambiente Italiano mette in mostra “Grandi Navi” di Berengo Gardin. Il racconto fotografico, ad opera del maestro genovese, testimonia il recente passaggio dei giganti transatlantici nella piccola città lagunare, e rende manifesta la deformazione percettiva ed identitaria che travolge la preziosa città sull’acqua. Dopo Milano la mostra prende piede anche in laguna, a seguito di un’accesa discussione mediatica che l’aveva vista respinta dalla sede del Palazzo Ducale mettendone in dubbio la stessa realizzazione. Ponendo luce sull’aspra questione del turismo di massa che invade le nostre città d’arte, i giganti del mare risultano scomodi nella loro testimonianza quanto un elefante in una cristalleria.

“In ciascun epoca il transatlantico riflette la società che l’ha progettato, costruito, arredato, fatto viaggiare ed infine demolito o, come spesso è avvenuto, distrutto con violenza.” [1]

Le navi da crociera hanno oggi rubato la scena a quelli che un tempo venivano chiamati Transatlantici, comunemente intesi come quelle enormi navi in grado di traghettare passeggeri da un capo all’altro dell’Oceano, raccogliendo come grandi cestini galleggianti frutti di ogni paese, cultura ed etnia. Nel 2004, nella città natale dello scopritore delle Americhe, dentro gli spazi del Museo del Mare prende luogo la mostra Transatlantici, Scenari e Sogni di mare. Appena nominata Capitale della Cultura, Genova decide di aprirsi al mondo internazionale raccontando la propria memoria di città di cantiere e di porta d’Europa: lo fa attraverso la storia di queste enormi navi, contenitori di vita e di racconti di viaggio.

A dirigere questa narrazione del mare vi è un gruppo  milanese pioniere della multimedialità partecipata: Studio Azzurro. In quest’occasione la tecnologia prende il ruolo di una nuova lingua in cui tutti si riconoscono, che può  dare spazio all’invisibile rendendolo manifesto.

transatlantici

Video mostra Transatlantici: https://www.youtube.com/watch?v=jUaPTNestMw

Percorrendo delle scalette d’imbarco si intraprende un viaggio che trasforma la visita ad un museo in un’ esperienza di vita, nuova, decontestualizzata e fuori dal quotidiano. Grandi schermi evocano le scene dei balli e della realtà di queste architetture galleggianti dell’opulenza, ma la presenza tecnologica  è inserita come oggetto scenografico a costruire una spazialità reale di cui il visitatore prende parte. Così nella sezione del Traversando l’Oceano si cammina sulla proiezione del mare e si è guidati da bussole che compaiono sotto i passi del fruitore attraverso l’ausilio di sensori di movimento. Una video ambientazione “che dialoga – inoltre – con la fisicità degli oggetti, dei preziosi modelli navali, ma soprattutto si confronta con l’immaginario, i gesti e i percorsi degli spettatori.” [2]

l  racconto sereno si interrompe con un’onda anomala che riempie le sale e lascia la scena al lento movimento di risalita di quegli oggetti del quotidiano che tornano a galla, soli ed inanimati, abbandonando le anime sommerse nelle profondità  del blu.

“ La narrazione multimediale intrecciandosi allo sviluppo architettonico del museo, crea una condizione di coinvolgimento sensoriale ed emotivo, che ricorda l’affascinante complessità e la grandiosità dei cicli d’affreschi che hanno segnato a lungo la storia dell’arte.” [2]

Il percorso museale diviene espressione artistica, da contenitore a contenuto, opera d’arte intesa come esperienza di vita nuova. Studio Azzurro propone un museo del Nuovo Millennio, che sia Territoriale, in quanto racconto del contesto che lo accoglie, sia Universalmente comunicativo attraverso l’ausilio tecnologico e permetta una fusione tra la Memoria di quel che è stato e la realtà del vissuto contingente.

A soli due anni di distanza dalla fondazione dello studio, nel 1984,  il gruppo poneva luce sulle proprie direzioni future di ricerca, attraverso Il Nuotatore, che nelle sale di Palazzo Fortuny a Venezia attraversava dodici schermi collocati lungo la sala, proponendo un evento unico in quell’istante di realtà alterata.

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Studio Azzurro, Il Nuotatore, 1984

“Un insieme di desiderio di tecnologia e di soluzioni artigianali messe insieme e di presenza corporea. In una notte, in una piscina abbiamo allestito il set nuotando e tuffandoci nell’acqua e cosa che non era quasi mai successa a quel tempo abbiamo sincronizzato 12 registratori tutti insieme per questa ripresa continua di questa inquadratura che recupera senza soluzione di continuità la linea di separazione tra l’acqua e l’aria di una piscina.” [3]

Con  le bracciate di un nuotatore lo Studio Azzurro ha portato avanti la propria ricerca nel campo artistico e museale, indicando una direzione nuova ed umana rispetto al gigantismo speculativo che ha preso scena nel mercato artistico attuale. Immaginiamo Pinocchio che nuota in figura del Bel Paese, minacciato dalla presenza delle balene o dei pesci cane: è in queste bracciate che si misura la distanza che lo separa dallo scoglio.

[1] L. Borzani, testo introduttivo pubblicato sul catalogo della mostra Transatlantici, Scenari e sogni di mare, Skira Editore, Milano 2004

[2] Studio Azzurro, Musei di Narrazione, percorsi interattivi ed affreschi multimediali, a cura di F. Cirifino, E. Giardina Papa, P. Rosa

[3] Intervista a Leonardo Sangiorgi sul portale Rai Arte, I musei del XXI secolo, secondo Studio Azzurro http://www.arte.rai.it/articoli/i-musei-del-xxi-secolo-secondo-studio-azzurro/13974/default.aspx