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Jimmy Napes, il maestro autore di Smith e Disclousure

Dietro i grandi successi dell’ultimo triennio Made in Uk si nasconde il talento privato di Jimmy Napes. Ai più questo nome non dirà molto, ma il produttorer e autore inglese è stato recentemente premiato per  “Writing’s on the Wall” con  Sam Smith ai Golden Globe Award per l’ Academy Award for Best Original Song. Le sue tracce sono sparse in ogni successo britannico prodotto dal 2013 in poi e la sua fama è arrivata negli Stati Uniti d’America dove sono in  molti a richederlo come co-produttore.

Jimmy Napes è un ragazzo del nord di Londra, che è cresciuto negli ultimi anni del garage britannico, il quale si è formato attraverso la musica classica su impulso dei suoi genitori ( padre batterista, madre pianista). Tutto’ora idolatrizza artisti come Carole King e Burt Bacharach, i quali hanno costruito un impero scrivendo hit per gli altri e per loro, e nella sua ricerca di emulare loro ha trascorso la sua prima età artistica.

 

Vi chiederete quale sia la sua genesi e il  motivo per il quale vi si presenta questo produttore dal viso pulito come il più prolifico e talentuoso prodotto di Gran Bretagna. Ebbene, il motivo risiede nella sua capacità di aver scritto i più bei brani britannici degli ultimi anni. La sua storia di successo, come tante altre, è iniziata un po’ per caso.  Anni addietro, per primo, riconobbe il talento dell’allora diciannovenne Sam Smith, non un professionista all’epoca. I due dopo l’introduzione di un comune amico, videro Smith scendere nello studio dell’appena conosciuto Napes per scrivere immediatamente insieme la canzone “Lay Me Down”. Il successo del singolo fu immediato tanto da far iniziare tra gli addetti ai lavori la caccia all’autore. Fu così che il management dei Disclosure lo assunse come autore dei loro brani, e così assieme ai fratelli Lawrence, i quattro si sono seduti insieme per scrivere una canzone che è diventata la iù importante hit degli anni dieci ossia “Latch”. Quello successivo è stato un trionfo accecante di tre numeri britannici scritti da Napes-Naughty Boy e Sam Smith, “La La La”, “Stay With Me” di Smith e “Rather Be” di Clean Bandit Crediti di produzione sugli album di debutto di Smith e Disclosure. Successivamente è arrivato il successo con Nile Rodgers e Mary J Blige.

L’elemento di rottura e di passaggio, non solo per gli artisti sopracitati, ma per tutta la musica mondiale è stata la realizzazione di Latch. Infatti, quando i quattro si riunirono per scrivere “Latch”, Napes, Smith e i fratelli Lawrence erano tutti affamati e volenterosi di non perdere un’occasione. Jimmy Napes ha dichiarato che quando scrissero Latch all’epoca “Sam (Smith) spillava pinte di birra, io suonavo ai balli dei matrimoni, e i ragazzi del Disclosure non avevano un cesso dove pisciare”. Smith aveva le corde vocali, e i Lawrences misero quel bacio di beat e magia sul pop della loro gioventù inflessibile da garage, ma fu Napes a inserire e coniugare i giusti ingredienti della hit degli anni dieci.

Da poco più di due anni è uscito il suo The Making of Me , un  EP speciale per chi vuol oltrepassare la cornice da hit di alcuni suoi successi. Un disco personale anche se coscritto con altri che è preludio per la musica britannica, e non solo, dei prossimi dieci anni.

Roma torna a divertirsi con il Just Music Festival

Dal 20 Giugno al 9 Luglio 2017 torna il Just Music Festival, a trasformare la capitale nel palcoscenico di un nuovo grande evento di musica e cultura contemporanea: otto giorni di DJ set, concerti, performance con i più importanti artisti a livello mondiale. Alla sua terza edizione, il Just Music Festival divide il suo programma artistico in tre location di grande fascino – l’Ex Dogana, il Museo MAXXI e lo Spazio Novecento – attraversando stili, generi e nazioni, per esplorare nuovi contesti e nuovi pubblici.

Dall’avanguardia di Nicholas Jaar, artista newyorkese ma di origine cilena, famoso in tutto il mondo per la sua elettronica in bilico tra suggestioni techno, rnb, jazz e world, fino al nuovo soul-blues ibrido del britannico RagnBone Man, cantautore cresciuto nell’underground inglese, arrivato quest’anno al successo planetario grazie alla famosissima hit Human. Dal poliedrico e carismatico Paul Kalkbrenner, padre indiscusso di quel suono e quell’estetica che portano la firma Berlino-anni-2000, all’intramontabile Fatboyslim, artista dal talento inarrivabile nel mischiare generi e registri, che con le sue produzioni ha segnato una pagina intera di storia dell’elettronica e del pop. Fino ad alcune stelle indiscusse del DJing mondiale: l’inglese Carl Cox, tra i più influenti artisti house e techno in assoluto, il canadese Richie Hawtin, custode incontrastato della techno minimale di prima generazione e artista che da sempre riesce a spostare il confine tra DJ set e performance live, o il bosniaco, ma tedesco d’adozione, Solomun, che del nuovo suono dance minimale è forse l’erede più contemporaneo.

Il Just Music Festival è ovviamente molto altro ancora, con i set visionari di Damian Lazarus, l’eclettismo di Butch o gli ipnotici UK grooves di Daddy G, storico membro fondatore dei Massive Attack. Sempre in consolle, vedremo anche due personaggi che hanno fatto la storia della dance nostrana, DJ Ralf e Cirillo, oltre ad alcune “promesse” che sembrano già ampiamente mantenute, come i britannici Jackmaster e Jasper James o gli italianissimi Howl Ensamble e i romani e apprezzati Dumfound.

Ma, soprattutto, quest’anno è la volta di una grande novità al Just Music Festival: una giornata interamente dedicata ad una delle culture musicali contemporanee più importanti e influenti al mondo. “Roots In The City è un festival nel festival, un nuovo format dedicato ai suoni reggae, dub e dancehall. Il 2 luglio, in un’unica lunga maratona musicale, si esibiranno sullo stesso palco alcuni dei più importanti interpreti legati alla tradizione “roots” e alla musica popolare giamaicana, in tutte le sue varianti e interpretazioni. Primo tra tutti Sizzla, tra i massimi esponenti di quel reggae nato negli anni 90 che ha ritrovato nella radice rastafariana l’orizzonte del contemporaneo e che ha saputo uscire dai confini giamaicani per conquistare il mondo, accompagnato in questa occasione dalla titanica Firehouse Band. O i leggendari Lee Scratch Perry e Mad Professor, due vecchi maestri che, per una notte, si ritroveranno a Roma di nuovo insieme sul palco per ridare vita ad un capitolo intero della storia del reggae e della dub music; ma ci saranno anche interpreti affermati della nuova generazione, provenienti da paesi satellite rispetto al suono giamaicano, come il guyanese Promise No Promises, o l’astro nascente australiano Nattali Rize, con il suo reggae impegnato contaminato dai linguaggi del nuovo hip-hop. Ad essi si aggiungeranno guest, sound system e crew di Roma, per mettere in connessione l’olimpo del reggae con le migliori esperienze locali.

Il Just Music Festival è infatti prima di tutto il tentativo di creare uno spazio nuovo nella città di Roma, in cui diversi generi e diverse tradizioni contemporanee si incontrino. Un festival per un pubblico non più di nicchia, ma misto, trasversale e multietnico: appassionati di elettronica e pop, devoti del roots reggae, fan della techno, amanti dell’house music, adepti del nuovo movimento dancehall e fedeli dellhip hop, tutti insieme sotto uno stesso tetto, non più divisi da barriere di genere e contesto, che in definitiva sono anche barriere culturali e sociali.

La musica è anche loccasione per indagare altri linguaggi: ad accompagnare il festival, alcuni singolari incroci con le arti visive, per gettare ponti tra la musica contemporanea e le più importanti esperienze artistiche internazionali. Come per esempio le opere ambientali di Graziano Locatelli, che interagiscono con il contesto spaziale del festival, o un progetto speciale, senza precedenti, con un misterioso artista inglese noto in tutto il mondo. Un progetto di cui non possiamo dire altro, ma che sveleremo con una comunicazione a sé a ridosso dell’evento.

Tutto questo e altro ancora si andrà ad aggiungere alla storia già raccontata dalle due edizioni passate, che hanno visto tra gli altri sul palco – in location come l’Auditorium e le Terrazze del Palazzo dei Congressi di Roma– artisti internazionali del calibro di Bjork, Massive Attack, Public Enemy, Burt Bacharach, Pet Shop Boys, Jean Michel Jarre, Disclosure, Róisín Murphy, Travis, Thievery Corporation, St. Germain, e James Morrison.

Per il Just Music Festival la musica non è solo musica, ma un linguaggio universale che “da solo” è in grado di reinventare le relazioni umane e creare nuove comunità. Il Just Music Festival 2017 è unesperienza che cancella le differenze e costruisce uno spazio di autentica condivisione:

“…music is the primary essence of human respect.

Balla la Terra: musica e danze popolari per il progetto una Casetta per Amatrice

Balla La Terra – Evento de La Via del Sale Onlus a sostegno del progetto: #UnaCasettaperAmatrice
17 Giugno 2017 presso il CIP Alessandrino – Via delle Ciliegie 42, 00193 Roma
dalle 18.00 all’1.00

La Via del Sale Onlus propone il suo 8° evento di raccolta fondi per le popolazioni colpite dal sisma, il cui ricavato andrà a sostenere il progetto ‘Una Casetta per Amatrice’


Una danza sinistra ci ha svegliato nel cuore della notte del 24 Agosto 2016. Ci ha portato via tanto: i nostri paesi quasi del tutto inagibili, le case da demolire, i posti di ritrovo e i luoghi di una vita. Abbiamo detto addio a un padre, un’amica: abbiamo pagato anche così.
Ma siamo vivi, e non ci fermeremo fino a quando avremo la forza di vivere, di cantare e di ballare l’anima delle nostre terre.

Vi presentiamo allora #BallaLaTerra: l’evento di danze e musiche popolari, che fa ballare la tradizione delle terre reatine, abruzzesi, umbre e marchigiane, con il prezioso contributo dei musicisti del sud italia, facendo rivivere la memoria di un passato che non è poi così lontano. Ci penseremo insieme a renderlo attuale, tenendoci uniti nel ritmo della tamburella e dell’organetto, cantando insieme poesie e stornelli.
Fiabe, leggende, miti e credenze, proverbi, usanze, musica e danze: l’anima di un popolo è il suo folkrore.

Si esibiranno sul palco:
 * Franco e Luigi, provenienti da Santa Croce e Poggio Cancelli, nel cuore delle terre reatine. Portano in giro per il mondo il repertorio tradizionale delle loro terre d’origine, famoso per la saltarella amatriciana e per gli stornelli improvvisati.

 * I Grazie Grazià, di Macerata. Prendono il nome da Graziano, anziano suonatore di organetto, che ha trasmesso loro passione e melodie antiche tra cui il saltarello maceratese, di cui sono gli unici esecutori. Il loro repertorio spazia dagli stornelli “a dispetto” ai canti tradizionali marchigiani.

 * EtnoMusa. Laboratorio a cura di Letizia Aprile, appassionata della musica popolare. L’EtnoMusa, pur attingendo con fedeltà e rispetto ad un patrimonio tramandato storicamente e ormai raccolto sul campo dalle tante interpretazioni proposte in questi ultimi decenni, lo rielabora collettivamente con la creatività e la sensibilità del proprio tempo e dei suoi esecutori. Il repertorio spazia dalla ricerca delle diverse tipologie di tarantelle – dove prezioso, è il contributo degli studenti fuori sede provenienti in gran parte dal sud Italia i quali si esprimono spesso anche attraverso la danza – alle ballate narrative, di lavoro o di corteggiamento, comuni a tutte le regioni italiane.

 * Andrea Liberati, volontario de La Via del Sale Onlus: insegnante di tamburello marchigiano della Scuola di arti popolari “Folk in progress” di Macerata, da sempre appassionato di stornelli.

 

Programma dell’evento

• 18.00-20.00 – Stage di “Saltarella amatriciana” con Franco
Moriconi e Stage di “Tamburella e Stornelli Improvvisati” con Andrea Liberati
• 20.30-21.30 Cena Sociale (a breve il menù!)
• 21.30 Inizio concerto di musica popolare

Prezzi:
[20€] Stage – Cena – Concerto
[10€] Cena e concerto
[5€] Concerto
*Per tutta la durata dell’evento sarà attivo il BAR-ETTO del CIP*


Per ulteriori informazioni sulla serata: 
https://www.facebook.com/laviadelsaleonlus/ o all’indirizzo email laviadelsaleonlus@gmail.com
Per prenotare la cena: 338 834 8796 (Valentina)

Carl Brave & Franco 126 – Una #Polaroid d’autore – Recensione

 

Chiunque affermi che il nuovo trend in Italia è quello del nuovo cantautorato romano non sbaglia. Di certo è che una generazione di ragazzi affamati di musica, dopo centinaia di concerti in non – club, ora sta cavalcando l’onda del successo. Personalmente ritengo che il nuovo filone romano non si sia però riuscito ad emancipare dei fratelli maggiori ( i fratelli Senigallia – Fabi – Gazzè – Zampagnone), pur avendo al suo interno pillole di qualità. Eccezion fatta per Carl Brave e Franco 126 che stanno lasciando il segno tracciando una strada nuova, sicuramente lontana da Roma, o almeno, dai suoni che l’hanno caratterizzata.

Personalmente ritengo l’album Polaroid una nuova goccia di energia musicale nella noia italiana. Vi era bisogno di un album che raccontasse le istantanee di vita, in un filone di composizione autentico e innovativo, che avesse un senso e una sua coerenza. Anche e soprattutto di vita. Il loro è un hip-hop, con rimandi al loro innato talento rap che attraverso youtube si è imposto nelle strade e nei download. Una poesia incessante che racconta una generazione romana realmente annoiata da rime di grido mucciniane o da strofe cattive quanto “figlie di papà”. È un album differente Polaroid che traccia luoghi, istanti e nostalgie di una generazione finalmente letta e raccontata bene.

Ha scritto Giovanni Robertini su Rolling Stone di Polaroid che “Per essere un disco in rima – senza pusher o rapine e con la voglia di rivalsa affogata in fondo al Campari – Polaroid è lontanissimo dall’hip hop, ma è più politico di molti album rap, non fosse altro per quella malinconica sensazione di un “vuoto da riempire” che ti lascia addosso”.

Un nuovo modo di fare rap a Roma, lontano da rimandi di “strada” con i conti di famiglia milionari. Per fortuna Brave e Franco 126 sono diversi dalla passata generazione e questo è un bene per un’intera città. La coerenza e il talento unite a neorealistiche rime. Un album fortemente consigliato.

Versus di Carl Craig

Quando si uniscono le parole classica ed elettronica in molti storciono il naso. La loro unione è assai sgradevole se non in casi di strema capacità tecnica e di creatività mista a virtuosismo. Versus di Carl Craig ne è uno dei connubi più riusciti. Nato a Detroit, la famosa “motor city” all’interno della quale, 15 anni dopo un effervescente movimento musicale afroamericano gettò le basi per la musica techno. L’attuale successo di Passion Fruit con sample di Moodyman ne è uno degli esempi della forza e del tenore della Seconda “gloriosa” generazione di Detroit. Di quell’America tanto povera e degradata quanto immensamente creativa ed affascinante

La seconda generazione di Detroit si è incontrata nell’album Versus con l’anticonformismo del direttore d’orchestra François-Xavier Roth.Darkness crea tensioni attraverso accordi atmosferici, “Tecnology” è un esercizio di puro minimalismo, e “Domina” è il brano che rappresenta la meglio questo “scontro” tra mondi lontani quanto superbi e affascinanti nella loro sintesi.

Sandstorms, è un brano decisamente techno utilizzabile sapientemente da qualsiasi bravo dj sul floor di una qualsiasi location.  Se Carl Craig è definito da molti il Miles Davis della techno la riprova ne è The Melody, dove sapientemente tempi e bpm trasportano l’ascoltatore.

Esemplare è l’inserimento della capacità tecnica del lussemburghese Francesco Tristano Schlimé, che con il pianoforte sposta lo sguardo in un’atmosfera cinematografica.

Uno scontro d’autore. Una sintesi tra classica e techno unico.

Il trionfo di Drake e More Life ai Billboard Music Awards

Nella notte che decide chi conta attualmente nella musica mondiale il nome che è uscito prepotentemente è quello del rapper canadese Drake che ha battuto il record dei Billboard Music Awards 2017, aggiudicandosi 13 premi. In passato il primato apparteneva ad Adele e risaliva al 2012 quando con dodici riconoscimenti (meritatissimi) s’impose con l’album 21, rivelatosi un successo commerciale e di critica, capace di vendere oltre quattro milioni di copie solo nel Regno Unito e di riportare ai vertici della classifica degli album anche il suo precedente disco, 19. MA, ala scorsa notte è stata di Drake, il quale ha trionfato portandosi a casa tredici premi che dimostrano la forza espressiva e la capacità d’imporsi oltre che sul mercato, anche tra il pubblico e la critica. Drake si e’ presentato all’appuntamento con 22 nominations ed ha vinto, tra gli altri, il premio per il miglior artista assoluto, per il miglior artista maschile e quello per il migliore di 200 album con “Views”.

Il cantante canadese ha deciso inoltre di spiazzare tutti durante la sua prevista esibizione portando sul palco dei Billboard Music Award Gyalchester invece della super hit Passionfruit. Entrambi i brani fanno parte dell’album “More Life”, pubblicato a Marzo e che ha sorpreso i più. Dopo l’annuncio del progetto, Drake ha commentato il progetto durante un’intervista a Complex, precisando la sua intenzione di “creare una playlist per darti una raccolta di canzoni che diventano la colonna sonora della tua vita”. Un proclama tanto ad effetto, quanto rischioso in caso di insuccesso. Forse, visti i ripetuti annunci dal 2016 di imminente uscita dell’album, Drake è riuscito a captare in modo originale quel che il pubblico, e per la prima volta la critica richiedevano. L’album è sostenuto dall’uscita di ben quattro singoli: “Fake Love”, “Passionfruit”, “Free Smoke” e “Portland”; cosa assai rara poiché l’industria musicale predilige solitamente portarne in promozione tre.
Pur riconoscendo da tempo a Drake la capacità di conquistare con vendite e concerti il mercato globale, prima di More Life, non nutrivo particolare stima per i suoi lavori. Infatti, l’immenso successo commerciale di “Views”,  non proponeva nulla di nuovo e in buona parte era costruito per la commercializzazione, lasciando il talento di Drake spesso volutamente inespresso.
A travolgermi e incuriosirmi è stata una “Passion Fruit”, scoperta grazie alle Instagram Stories di una giovane fotografa/avvocato che seguivo per tutto, ma non di certo per la musica. E invece il brano Passion Fruit mi ha stregato probabilmente poiché in esso si può sentire anche la voce del figlio di Lenny Kravitz, Zoe, e il campionamento di un pezzo di un live di Moodymann, musicista e produttore della seconda gloriosa generazione di Detroit, del 2010 (dal minuto 37:39).

More Life è infine capace di portare alla ribalta suoni trap, il suono della nuova frontiera musicale in Italia seguito solo sull’Adriatico, attraverso brani come “Portland”, “Sacrifices” e “Gyalchester”.

Erin Lowers su Exclaim! ha dichiarato di More Life che: “Escludendo le sue minacce, More Life cimenta un posto per i generi a lungo trascurati dai media principali: dancehall, grime, Afrobeat, House, Trap e, ovviamente, rap, e porta a Toronto un tour mondiale per celebrare la vita. La vita”.

 

Celebrazione e colonna sonora della “vita”. Termine da cui i giovani del mondo dovrebbero ripartire per sconfiggere a colpi di trap, rap e Afrobeat la generazione che volle cambiare il mondo regalandoci solo macerie. E allora: More Life e l,unga vita a Drake.

La Luna, la hit del duo italiano Jude & Frank in finale ai Dance Music Awards

Una hit tutta made in Italy concorre per essere la migliore canzone del 2016 al Dance Music Awards, premiazione indipendente tra le più rilevanti ed ambite in ambito musicale.

Il duo di dj italiani Jude & Frank, unitosi nel 2014 nella comune passione verso la musica house con uno stile influenzato dalla funky house e con reminiscenze latine, si è progressivamente affermato nello scenario house mondiale con i riconoscimenti di alcuni dei più illustri dj del mondo, quali tra i tanti Sinclair, Guetta, Avicii e Martin Garrix, che ne hanno supportato pubblicamente il lavoro e il lavoro prodotto con alcune delle più importanti etichette nello scenario mondiale, quali Armada, Staar Traxx e Kontor.

La loro hit del momento, La Luna, ha repentinamente scalato tutte le maggiori classifiche mondiali, arrivando nella posizione numero 1 nella top sellers di Beatport.com ed affermandosi a pieno diritto nel resto del mondo, arrivando ad esser menzionata sul The Guardian come uno dei migliori pezzi dance del momento ed esser stata suonata da Pete Tong sulla BBC radio 1.

Ora il duo si trova alla sfida più importante della loro scalata professionale: a conferma dell’enorme livello della competizione, l’hit italiana si trova a dover concorrere con altri must del panorama musicale: in nomination ci sono artisti del calibro di Bob Sinclair, Gabry Ponte, Benny Benassi e Fabio Rovazzi solo per citarne alcuni.

La migliore canzone del 2016 verrà decretata in base ai voti dati entro il 31 marzo 2017.

 

Per sostenere Jude & Frank sarà sufficiente inviare un semplice sms con scritto 106 al numero 3406358503

 

FLUME – Una nuova strada per la musica

Harley Edward Streten, in arte Flume, dalla lontana Australia sta rivoluzionando i termini e le classificazioni musicali. Poco conosciuto in Italia, si è fatto conoscere con il remix di You & Me dei Disclousure. Nelle ultime settimane il suo nome è rimbalzato ovunque grazie alla vittoria di 8 ARIA Awards, l’equivalente dei Grammy in Australia. Brani come  “Drop the game” e “Say It”, nata dalla collaborazione con la cantante svedese Tove Lo, lo hanno reso protagonista della nuova generazione capace di sperimentare. Ciò ha fatto sì che il suo nome e soprattutto il suo stile uscissero fuori dal mondo della musica elettronica. Il suo brano più conosciuto al momento ossia “Never be like you” è stato recentemente incluso nei brani della colonna della serie televisiva di Sorrentino ” The Young Pope “, la quale se cinematograficamente  ha diviso il pubblico, di sicuro ha unito la critica musicale. Nel suo repertorio vi sono, inoltre, remix di artisti come Sam Smith, Disclosure, Arcade Fire e Lorde. Artisti la cui musica verrà ricordata anche nella prossima decade e che nel caso dei remix di Flume saranno scambiati o conosciuti maggiormente della traccia originale. Un po’ come avvenuto per il remix di Davide Morales del brano Space Cowboy composto dai Jamiroquai.

Sebbene ultimamente in molti lo abbiano posto nel mondo dell’EDM, il produttore australiano non ama esserne accostato a essa, tanto da aver dichiarato che per lui le folle che ascoltano l’EDM altro non sono che “stupidi ragazzini a cui non interessa nulla della buona musica” e che “pretendono di sentire dagli artisti le solite due o tre tracce per tornarsene poi a casa felici“. Un leitmotiv non scontato e sicuramente da apprezzare, soprattutto in tempi in cui la tracklist è scelta dal pubblico tramite sondaggi. Se lo scorso anno ha avuto un senso in campo musicale è stato grazie al suo attesissimo “Skin”, quest’anno stiamo assistendo alla pubblicazione di “Skin Companion”. A cui pochi giorni fa si è aggiunto  Skin Companion II, con la partecipazione di Pusha T, Dave Bayley (Glass Animals) e Moses Sumney.

Se l’album Skin è corso lungo un binario alle volte prevedibile, sicuramente capace di essere ricollegato subito a Flume, i due capitoli Skin Campanion stanno procedendo lungo una strada nuova  e non scontata. Una strada che sembra voler educare le nuove e passate generazioni a suoni provenienti dal mondo underground e trap che si fondono in una nuova melodia.

Se e come Flume resterà nella storia della recente musica è difficile da prevedere, quel che è certo è che è dai tempi di fine anni ottanta a Bristol che non si armonizzava tanta diversità per renderla ricchezza.

 

 

Jekesa al In Vino Veritas

Martedì 21 febbraio dalle 22:30 alle 0:30 presso In Vino Veritas a Via garibaldi 2a – Roma si esibirà Jekesa, artista reggae/dancehall che ha fatto il suo debutto nel 2007 nel gruppo 1up sound, con cui si esibito in alcune delle maggiori realtà underground romane con varie collaborazioni con i più famosi esponenti del settore tra cui lo stesso Brusco.
Dopo diversi anni di serate e un paio di dischi prettamente reggae/dancehall, Jake si avvicina all’Hip Hop, folgorato dalla complessità delle liriche e dai profondi contenuti che offre la cultura. Ma il vero cambio di marcia è dovuto all’incontro con Rubber Soul e tutto il Do Your Thang. Quest’ulteriore spinta creativa sfocia nel 2015 con il primo disco da solista, “Jake Blues”, prodotto e curato dallo stesso Rubber e registrato da Alan Beez (Porno Pride Pisana Crew)

L’amore e la violenza, l’ultimo disco dei Baustelle

Questo album continua a confermare l’incredibile evoluzione artistica dei Baustelle. Incensato e criticato, come sempre il gruppo guidato da Bianconi, divide il pubblico.  La band di Montepulciano, si forma nel 1997 ma vede pubblicato il suo album di esordio Sussidiario illustrato della giovinezza solo nel 2000. A 17 anni dal loro debutto, questo è il loro settimo album in studio; il disco ha esordito alla seconda posizione nella classifica degli album più venduti in Italia stilata dalla FIMI, mentre ha esordito direttamente in vetta nella classifica relativa ai vinili.

baustelle 2

Dopo il capolavoro orchestrale di Fantasma (2013), L’amore e la violenza vuole essere decisamente più “leggero” e “fresco”. Con l’ultimo disco i Baustelle tornano alle origini nello stile, ma rimangono attualissimi nelle tematiche, donando nonostante la piacevolezza pop dell’album, uno spessore musicale degno del loro livello. È evidente che in questo caso non propongono nulla di nuovo, ma è nella semplicità del ritorno alle origini la vera sorpresa del disco che volutamente contrasta con il precedente. I riferimenti a Battiato permangono come in ogni loro lavoro e nel brano Il vangelo di Giovanni si nota in maggior modo. Amanda Lear, il singolo di lancio dell’album racconta le difficoltà del lasciarsi e ha già ottenuto un successo strepitoso

Ma la traccia migliore dell’album è senza dubbio Betty, sia per la musica che per i testi:

Betty è bravissima a giocare

Con l’amore e la violenza

Si fa prendere e lasciare

Che cos’è la vita senza

Una dose di qualcosa

Una dipendenza

L’amore e la violenza è un album piacevolmente giovane, adolescenziale. I testi parlano di amore, decadenza, amori precari, la maestria di Bianconi nello scrivere i testi si incontra anche nella citazione de La Pioggia nel Pineto poesia di D’Annunzio, abbinata a Facebook: “piove su immondizia, tamerici, sui suoi cinquemila amici”. È un disco “oscenamente pop” come lo definiscono gli stessi Baustelle, per il quale si rifanno a Battiato De André, Dalla, Alan Sorrenti fino a Matia Bazar riuscendo a cogliere tutta la magia della musica pop rendendola interessante e mai banale.

 

 

L’AMORE E LA VIOLENZA (2017, Warner Music Italia)

Love – 0:53

Il vangelo di Giovanni – 4:00

Amanda Lear – 4:24

Betty – 3:44

Eurofestival – 3:48

Basso e batteria – 3:31

La musica sinfonica – 3:43

Lepidoptera – 3:30

La vita – 4:48

Continental stomp – 0:52

L’era dell’acquario – 3:06

Ragazzina – 4:12