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L’intervista a Vincent Tesio, il cantante di Vins-t

Roma è al centro di una rivoluzione musicale, con una crescita esponenziale di band emergenti che in poco tempo riescono ad affermarsi a livello nazionale.

Per questo, sul solco di quanto già fatto con i Santelena, abbiamo deciso di intervistare il creatore di un’altra band capitolina emergente, probabilmente ignota ai più ma che si sta ritagliando il proprio spazio nello scenario romano, in ultimo con il concerto realizzato lo scorso 4 gennaio e che abbiamo già riportato sulle nostre pagine

Stiamo parlando dei Vins-t e del suo cantante Vincent Tesio, che si è prestato a una breve intervista.

Vins-T un nuovo Ep e dei live all’attivo in un posto come Locanda Atlantide, qual è il leitmotiv che lega produzione musicale e live per te?

Portare sempre energia positiva al pubblico. Mi capita spesso di andare a serata Open mic in giro per Roma e le volte buone che ricevo i complimenti la persona che mi ferma è li per dirmi: “ Bravo me l’hai fatta proprio prendere a bene!” o “ Grande hai creato proprio una bella atmosfera!”. Non è da poco! Con la mestizia generale che ha contagiato la musica utlimamente…

I testi sono particolarmente legati al contesto romano. Oltre a Roma quali sono le tue fonti d’ispirazione

La post adolescenza. Sono tutte canzoni che ho scritto un po’ di tempo fa nel periodo universitario. Cercavo di scrivere soprattutto canzoni in cui tutti potessero rivedersi… E poi tutto il punk e l’indie rock degli anni 2000.

Negli ultimi anni nel mercato nazionale si è imposta la scena romana: credi che sia un successo duraturo? Hai qualche punto di riferimento nell’attuale panorama musicale dell’Urbe?

Si è proprio vero! Leggevo l’altro giorno un articolo di Repubblica su questo argomento: “Da Mannarino a Calcutta, tra social e palasport avanza la nuova leva romana”. E’ divertente perché in un certo modo li ho visti tutti crescere artisticamente dal rap di Coez al cantautorato di Calcutta. Coez lo seguivo dai tempi di figlio di nessuno e  i Broken Speakers, l’ho visto anche live alla strada e a lo Zoobar. Di Calcutta invece giravano molti video dei live un po’ di tempo fa. Non saprei darti un punto riferimento la mia musica esce un po’ da tutto il panorama musicale degli ultimi anni sono cresciuto tra il Circolo Degli Artisti, dance hall, concerti hard rock e serate anni ’90. Due realtà che però rispetto molto nella scena romana sono e Chiazzetta, il punk autore e I Mostri.


“L’ignaro ignavo”, Neetaly (Aggiungerei “Moretta”) e Erasmus: quanto c’è di te nei testi?

Ma in verità molto poco! “L’ignaro Ignavo” e “Moretta” sono situazioni che ho in parte vissuto ma che ho esasperato in modo che ci fosse una storia con un finale divertente per stupire l’ascoltatore quasi come una barzelletta. Sono molto bravo a raccontare le barzellette! Per Neetaly (dal termine Neet) ho voluto far parlare un Neet per lamentare la situazione dell’occupazione giovanile in Italia, il cambio di testo tra il primo e l’ultimo ritornello lo dovrebbe spiegare abbastanza bene. Erasmus l’ho scritta immaginando una situazione futura, si può dire che l’unica autobiografica sia “Basta Poco” dove ha aggiunto una strofa il mio amico FLAMA.  


Nei tuoi testi vi sono alcuni riferimenti alla scena e all’istanze politiche romane. Qual è il tuo rapporto con loro?

Sono stato molto attivo nei collettivi del liceo e l’Università senza delle “Sara” in particolare in verità. Le donne sono più il motivo per cui ho iniziato a suonare la chitarra, dicono che si acchiappa parecchio… Ho seguito tutte le mobilitazioni studentesche dai tempi delle proteste contro la Gelmini  fino agli ultimi anni della triennale. Verso la magistrale mi sono un po’ allontanato per concentrarmi un po’ di più agli studi. Rispetto molto la militanza ma ad una certo punto mi sono reso conto che equivaleva ad una scelta di vita vera e propria.  

 Qual è l tua formazione musicale?

Ho preso lezioni di pianoforte da piccolo poi ho iniziato a prendere lezioni di chitarra al liceo continuando un po’ con lezioni private e un po’ da autodidatta. Una delle mie insegnanti è stata Armaud che abitava nel mio palazzo ed ha collaborato alla registrazione del brano Erasmus

Il brano che avresti voluto scrivere?

“If you got the money” di Jamie T però in italiano a Roma e nel 2009.

Il brano che non vorresti mai scrivere?

Una canzone dei Pop X.

Cosa pensi dei talent show? Parteciperesti mai a una selezione di X-Factor?

No in verità non sono interessato. Ho guardato una stagione e ammiro molto il format che ti lascia incollato al televisore e molti artisti che vi hanno partecipato. Non sopporterei però di essere valutato da alcuni giudici di X-Factor lo troverei ingiusto. Insomma sono gente che ha avuto successo e sicuramente ha qualcosa da insegnare ma se non hai studiato musica non penso che tu abbia motivo di stare dall’altra parte della scrivania.

Il luogo dove sogni di esibirti?

Sono nato cresciuto nel quartiere di San Giovanni, il concertone del primo maggio rimane il mio sogno nel cassetto…

Per ascoltare gratuitamente tutte le canzoni del primo Ep dei Vins-t:

https://vins-t.hearnow.com/vins-t

È morta Dolores O’Riordan, la cantante dei Cranberries

A dare la notizia l’agente della cantante irlandese da tempo ammalata. Si spegne una delle migliori voci degli ultimi decenni.

 

Questa la sua BIO

Dolores O’Riordan entra a far parte dei Cranberries nel 1990 in sostituzione del cantante Niall Quinn, che lascia il gruppo che aveva contribuito a fondare nel 1989 assieme a Noel e Mike Hogan e Fergal Patrick Lawler.

La band pubblicherà tre album: Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We? (1993), No Need to Argue (1994), l’album contenente la canzone Zombie premiata agli MTV Awards come migliore canzone del 1995, e To the Faithful Departed (1996). Il 12 settembre 1995, Dolores O’Riordan è sul palco a duettare con Luciano Pavarotti. Nel 1999 esce il nuovo album, Bury the Hatchet, a cui seguirà un tour. Dopo altre due pubblicazioni, Wake Up and Smell the Coffee e il loro Greatest hits Stars – The Best of 1992 – 2002, i componenti della band si separano, senza molto clamore e senza dichiarare ufficialmente lo scioglimento, nel 2003.

Il 25 agosto 2009, durante un’intervista sul suo secondo album pubblicato nel mondo lo stesso giorno, la O’Riordan annuncia la riunione del gruppo. Prima e durante il Reunion Tour della band, prende corpo e si concretizza un nuovo album. Il 21 febbraio 2012, infatti, segna la data di uscita, in esclusiva in Italia, di Roses, distribuito in tutto il mondo il 27 febbraio successivo.

La sua canzone Black Widow, è destinata a comparire nella colonna sonora di Spider-Man 2, ma per ragioni dovute al taglio di alcune scene il progetto non va in porto. La sua prima uscita solista è del 2004, per la colonna sonora del film di Mel Gibson La passione di Cristo; per promuovere questa sua prima prova è anche ospite al Festival di Sanremo lo stesso anno.

Nel 2004 compare nell’album Zu & Co. di Zucchero Fornaciari, con la canzone Pure Love, eseguita anche dal vivo in duetto nello Zu & Co. Tour, e nella colonna sonora del film Evilenko. Recita inoltre in un cameo nel film di Adam Sandler Cambia la tua vita con un click, uscito il 23 giugno 2006, interpretando se stessa e cantando la sua hit Linger in una versione completamente rinnovata.

Nell’ottobre del 2007 Dolores O’Riordan duetta con Giuliano Sangiorgi (leader dei Negramaro) nel brano intitolato Senza fiato. La canzone fa parte della colonna sonora di Cemento armato, film che segna l’esordio da regista dello sceneggiatore Marco Martani. Senza fiato è stata scritta dal cantante dei Negramaro e dalla ex voce dei Cranberries. Nel gennaio 2009 è stato rilanciato il suo sito web ufficiale con notizie, video e foto recenti ed una webradio.

Il suo primo album da solista, intitolato Are You Listening?, viene pubblicato il 4 maggio 2007 dalla Sanctuary Records, poco prima della sua unione alla Universal music. L’album è preceduto dal singolo Ordinary Day, reso disponibile dal 16 marzo. Alla realizzazione del disco partecipa come batterista l’ex dei Therapy? Graham Hopkins, il bassista Marco Mendoza, il chitarrista Steve Demarchi, e Denny Demarchi alle tastiere e ai fiati. In un’intervista radiofonica del 15 marzo descrive le tracce come più sperimentali ed elettroniche delle sue precedenti.

L’album è formato da dodici tracce molto varie; una delle prime canzoni dell’album, Black Widow, è stata composta nel 2003 dopo la morte per cancro della suocera; questa canzone ha segnato il punto di svolta dell’album, volgendolo ai ritmi più aggressivi di In the Garden e Loser, ed escludendo altre tracce più lente scritte in precedenza come Letting Go, anche questa sulla morte della suocera, e Without You, sulla nostalgia per la famiglia. Il primo singolo è Ordinary Day, dedicato alla figlia Dakota. Nell’agosto 2007 esce il secondo singolo estratto dall’album, When We Were Young, canzone più ritmica e “fresca” rispetto alla precedente Ordinary Day.

Il secondo album solista di Dolores O’Riordan è No Baggage, pubblicato il 25 agosto 2009; contiene dieci brani inediti più una nuova versione di Apple of My Eye, canzone contenuta nell’album precedente. L’album viene anticipato a giugno dal singolo The Journey. Il video della canzone è girato nella baia di Howth, in Irlanda.

Magnifico Blue Monday

Oggi, lunedì 15 gennaio è il «Blue Monday» ossia il giorno più triste nell’arco dei 12 mesi . Tale ricorrenza si celebra il terzo lunedì di gennaio di ogni anno. A calcolare la data del «fatidico lunedì» è stato quasi per scherzo, nei primi anni 2000, Cliff Arnall, uno psicologo dell’Università di Cardiff, che tramite una complicata equazione di fattori economici, climatici e comportamentali ha calcolato che questo è proprio il giorno più «nero» dell’anno.  Oltre al meteo, a rendere questo il giorno più triste dell’anno inciderebbero anche le spese accumulate durante il precedente periodo natalizio, la mancanza di soldi in attesa del prossimo stipendio, la presa di coscienza dei propositi per l’anno nuovo.

Eppure il lunedì nero per alcuni, per gli amanti della musica parla di uno splendido ricordo. Forse, dell’inizio del movimento dei rave, la fine del rock indie da trent’anni in mano alle major ( non me ne vogliano gli Hypster chic della Piazzetta di S.Maria in Monti a Roma) e la rigenerazione di uno dei gruppi più importanti della storia.

I NEW ORDERE’ il 1981 e i New Order prendono le mosse da un patto tra i quattro componenti dei Joy Division: se uno di loro fosse uscito dal gruppo, i rimanenti tre avrebbero dovuto cambiare nome e genere musicale. Nel maggio dell’anno prima a togliersi la vita fu il leader Ian Curtis, un personaggio che partendo dalla propria malattia e depressione  scrisse alcuni die brani più belli della storia musicali, degli antidoti alle nubi intrisi di puro romanticismo e lotta interiore. E’ il 1982 quando l’espressione Blue Monday diventa la carica per qualsiasi ragazzo o ragazza d’Europa. Sono infatti i New Order a creare l’inno degli anni ottanta ossia “Blue Monday/586” (1983) il quale si basava esclusivamente sui sample della celeberrima drum-machine Oberheim DMX, dalla quale Steve Morris preleva e sovrappone in un crescendo di complessità le più svariate soluzioni ritmiche disponibili.

TRA GUERRA E MUSICA – Sebbene sia uno dei brani più ballati della storia. Nonostante sia l’antidoto al grigio e tetro panorama di gennaio, esso rappresenta anche un testo no banale. Infatti, con rara finezza estetica e pragmatica,  Sumner scrive un testo riferito alla guerra delle Falkland che riflette perfettamente la sensazione dell’ascoltatore di venire frustato dall’incedere della batteria: “How does it feel/ to treat me like you do/ when you’ve your hands upon me/ and told me who you are” . La strofa diverrà una delle più cantate e apprezzate del decennio.

 

Così il Blue Monday è per gli amanti della musica, del clubbing e del mondo post-indie un inno di felicità e di lotta. Come negli anni ottanta la Gran Bretagna appare lontana. Vicina è la sua generazione tornata nelle terrace, a creare subculture e a spingersi contro la guerra del mercato che li ha resi poveri prima interiormente e poi economicamente. Si riparte dall’ultima crisi di fine novecento per affrontare quella di inizio duemila. Così il Blue Monday diventa giorno triste e di speranza. Si balla per sconfiggere i tempi distorti di una musica ormai arida. Come a dire ” Magnifico Blue Monday”.

 

LOOPS. Quando l’arte è esperienza

LOOPS è un evento ma prima di tutto è esperienza. Visiva, sonora, sensoriale. Artistica. Tre artisti per due performance per due momenti unici in uno spazio tanto non convenzionale da sembrare surreale.

Siamo stati al LOOPS, l’evento prodotto da Artchivio + Cultrise e ve lo raccontiamo.

Ci avevano incuriositi con la promessa di un’ambiente surreale, un’esperienza, un viaggio verso un universo parallelo così non abbiamo potuto che fare i bagagli e partire alla volta del LOOPS. Le premesse ci sono tutte, a partire dall’ingresso. Già fuori il portone del Popping Club si respirava infatti un’aria particolare, come sospesa, qualcosa stava accadendo all’interno. All’inizio sotto voce per poi non parlare più, le luci soffuse, l’ambiente è avvolto nella penombra ma presto, il buio. Dei fasci di luce ci guidano verso il LOOP 1. Viviamo così la prima performance dell’evento.

Ci troviamo su un piano rialzato, questo è tutto quello che si riesce a percepire. Quanto sia grande la sala, quante persone ci siano è impossibile da capire. La musica è penetrante, il fumo ci avvolge e il buio è rotto da proiezioni luminose. Si tratta di VEGA. Davanti a noi e dietro le macchine c’è il duo artistico Meta- composto da Simone Giudice e Luigi Calfa, autori appunto di VEGA. La loro collaborazione comincia nel 2014 dedicandosi alla musica elettronica sperimentale e alla musica ambient. La peculiarità del duo sta nella loro formazione professionale, entrambi infatti hanno alle spalle gli studi al conservatorio.

VEGA è una live performance in tutto e per tutto, la musica è suonata dal vivo così come gli effetti luce creati sul momento. L’intensità è crescente, sia quella musicale che luminosa seguono un climax.L’inconsistenza della luce prende forma e viene resa tridimensionale grazie al fumo. Come una bambina l’impulso di alzare la mano per provare ad afferrarla è più forte di me. 

L’intento degli artisti è quello di permettere allo spettatore di percorrere un viaggio, che non deve essere uguale per tutti ma che deve essere il risultato delle emozioni e sensazioni di ognuno rispetto alla performance. Il luogo è importante, tanto che l’esibizione è stata costruita su misura per la location ma allo stesso tempo non deve essere determinante. Lo spettatore deve infatti poter intraprendere il proprio viaggio libero da qualsiasi “condizionamento” all’insegna della propria immaginazione e percezione. Un gioco di luci strobo ci risveglia e dal viaggio ci riporta alla realtà. VEGA è finito ma è la volta di un’altra esperienza artistica, ci prepariamo al LOOP 2.

Luce, suono e colore sono le cifre di INTERCONNESSIONI, l’esposizione artistica di Mario Carlo Iusi, giovane artista sperimentatore. Studente di Filosofia, la sua ricerca spazia dalla pittura al cinema, alla Street Art, ispirato da Paul Klee, elabora un linguaggio espressivo del tutto originale e personalissimo.

Alle pareti ci sono le sue opere, quadri corposi e densi, colorati, le pennellate vigorose danno vita all’acrilico che sembra uscire dalla cornice. Elemento importantissimo perché oltre ad essere decorativo ha una funzionalità ben precisa. Rendere lo spettatore parte attiva dell’opera, coinvolgerlo. Di sua ideazione, le cornici sono dotate di un sistema di illuminazione a led capace di interagire in maniera inedita sia con l’opera che con il pubblico. Quattro pulsanti infatti, permettono di illuminare indipendentemente i quattro lati del quadro o anche nessuno. Il tutto a discrezione dello spettatore che si connette in questo modo con l’opera. Luce, colore ma anche musica. Colonna sonora dell’esposizione il sound di Riccardo Gasparini. A rendere unica l’esposizione è la presenza dell’autore stesso che con un’energia invidiabile ti accompagna alla scoperta delle sue opere.

Insomma dicevamo..quando l’arte è esperienza, la nostra che viviamo l’evento in prima persona, prendendo parte alla performance e degli artisti, che la mettono a nostra disposizione.

 

 

 

 

 

Roger Waters – La leggenda torna in Italia

L’estate esalta l’arte custodita in Italia, soprattutto a Roma, che da sempre è la capitale dei live musicali durante la stagione più calda. Così, oltre a Björk, tornerà a suonare e incantare Roma, la leggenda dei Pink Floyd. Lo farà Roger Waters, compositore e musicista che ha scritto la storia del rock e della musica. Allo stesso tempo e modo si esibirà in Toscana, che vede come sua capitale musicale Lucca.

Il ritorno di Roger Waters è previsto a Luglio. Lo farà però con una rappresentazione molto diversa, una produzione imponente e spettacolare finora messa in scena solo a Città del Messico e allo storico Desert Trip Festival lo scorso anno. Una lunga attesa che la più eclettica mente creativa d’Europa ha scelto di far approdare nel continente. Il format live del Desert Trip, portato in Italia da D’Alessandro & Galli, prevede elementi di altissima spettacolarità, a partire da un palco innovativo che riproduce la Battersea Power Station di Londra che evoca la storica copertina di Animals. Un album decisamente degno di un maggior rilievo, ma racchiuso in penombra dalla portata musicale e soprattutto dell’immaginario collettivo evocato di due colossi come Wish You Were Here e The Wall.

Se la Brexit spaventa i salotti e gli alternativi di Monti, stavolta un inglese, Roger Waters ha scelto solamente tre città europee. Partirà da Londra, la capitale culturale del vecchio continente, che ospiterà il concerto ad Hyde Park a cui si aggiungono ben due date italiane: Lucca e Roma. 

Lo spettacolo di una delle colonne portanti dei Pink Floyd, debutterà in Italia l’11 Luglio al Lucca Summer Festival, nell’area adiacente alle Mura Storiche. Non si tratta di una scelta casuale ma di un indirizzo preciso dell’Artista affascinato dal collegamento tra le Mura cinquecentenarie che avrà al fianco del palcoscenico e The Wall, la sua opera principe, i cui brani avranno una parte fondamentale nella scaletta di questo show che vedrà Roger Waters interpretare tutti i grandi classici del repertorio dei Pink Floyd insieme ai brani del suo nuovo album “Is This The Life We Really Want?”

La seconda data Italiana si terrà invece nell’affascinante scenario del Circo Massimo di Roma, laddove si respira come in nessun altro posto il fascino della storia. Un concerto che segnerà il ritorno di Roger Waters a Roma a 5 anni di distanza dalla sua rappresentazione di The Wall allo Stadio Olimpico.

Due occasioni imperdibili per coloro che amano la musica e dopo Venezia e Pompei, vogliono poter dire di aver visto la leggenda suonare. Incantare. A pochi chilometri dal cimitero di Anzio che è sede delle sue origini e dei motivi per cui la musica si è evoluta così come la conosciamo noi.

Vins-t release party

Vins-t @ Locanda Atlantide – Via dei Lucani 22b – Roma

Venerdì 4 Gennaio, a partire dalle ore 22.30

Punkautori, dream pop e politologi dal vivo alla Locanda Atlandie

Venerdì 4 Gennaio, a partire dalle ore 22.30, una grande festa per celebrare il debutto di Vins –t.

Allegria, buona musica e una ventata di freschezza nelle mani di quattro giovani artisti.

Si passa dal punk al dream pop e dal rock all’electro swing, con un unico denominatore comune: far divertire il pubblico.

 Una festa aperta ad ogni tasca e senza code per la sottoscrizione di particolari tessere.

 Si parte alle ore 22 con i The Canteeners, duo acustico in attività da sei anni ma concretizzato nel suo stile attuale a fine 2014.

Aprono le danze i toni caldi dell’indie dal respiro italiano ed internazionale, per lasciare spazio a sensuali paesaggi sonori di Alessandro Cavarra, che oggi compie tredici anni di attività musicale in progetti foneticamente ambiziosi nel dream pop.

 Giusto il tempo per Cupido di lanciare qualche freccia nel pubblico, che l’atmosfera si movimenta con Chiazzetta il Punkautore, che scrive come un cantautore ma canta come un punkrocker (e viceversa)

I suoi 15 anni di attività rendono omaggio allo stile diretto e ribelle della musica punk nella sua originale declinazione, facendo sentire la propria voce ovunque: per strada, su palchi piccoli e grandi di case, locali e mezzi pubblici.

 Onore alla scena reggae romana, al Supercafone e alle posse storiche in un mix di festa liceale USA e alternative rock, con Vins – t, che esordisce con il suo primo EP omonimo.

Danese de Roma, classe 1990, Vins-t impara prima a suonare a poi a parlare romano,  e insieme italiano e danese. Inizia ad esibirsi già dai primi anni del liceo, partecipando a numerosi concorsi e trovando il tempo di laurearsi in Scienze Politiche.

Nei suoi testi ripercorre i temi tipici dei Millenials con ironia e arguzia, senza prendersi troppo sul serio e perdersi nei soliti stereotipi.

 Infine, a notte inoltrata il pubblico potrà cimentarsi nello charme anni Trenta e nel ballo frenetico di un Dj Set Electro Swing con Tommaso De Angelis.

I 50 anni di Kurt Cobain

50 scatti per i 50 anni che Cobain avrebbe compiuto nel 2017. Dal 13 dicembre al 31 gennaio alla Galleria Ono Arte Contemporanea di Bologna sarà allestita una mostra completamente dedicata al leader dei Nirvana.

A livello visivo e mediatico, Kurt Cobain inaugura un’era e uno stile: con i suoi jeans strappati, le pesanti camicie di flanella a cui si aggiungono i capelli lunghi è il non plus ultra dell’anti-fashion o del do-it-yourself (imperativo per la moda del periodo). Sono questi gli anni in cui nascono i primi movimenti giovanili no- global (dove il no-logo nell’abbigliamento ne rappresenta un perfetto corrispettivo) in risposta alla diffusione di multinazionali quali Starbucks o Microsoft, nate nella cerchia periferica di Seattle. I Nirvana conosciuti più o meno da tutti, furono il gruppo che maggiormente innovò la scena musicale degli anni 90. Oltre ad inventare la musica grunge infatti rivoluzionarono il rock creando una vera e propria scena alternativa.

«Il suono dei Nirvana è tipo i Black Sabbath che suonano i Knack, i Black Flag, i Led Zeppelin e gli Stooges, con un pizzico di Bay City Rollers.»  (Kurt Cobain)

Dave Grohl, Pat Smear e Krist Novoselic, i tre memebri della band sopravvissuti a Kurt Cobain, si sono ritrovati sullo stesso palcoscenico, a Eugene, nell’Oregon, durante un concerto dei Foo Fighters; insieme hanno suonato “Big me”, una canzone del primo album di studio della band.

 

 

Kurt Cobain infatti ebbe la debolezza di non reggere la rivoluzione che aveva contribuito a creare. Negli ultimi anni della sua vita Cobain lottò contro la dipendenza dall’eroina e le pressioni dei media su di lui e sulla moglie Courtney Love, da cui aveva avuto una figlia di nome Frances Bean. L’8 aprile 1994 venne trovato morto nella sua casa di Seattle, ucciso da un colpo di fucile; benché ufficialmente si trattasse di un suicidio, negli anni seguenti si è sviluppato un acceso dibattito sulle cause della sua morte. Cobain è diventato un’icona fra i giovani della sua generazione e della successiva, a tal punto da influenzare tuttora sia la musica sia la cultura giovanile.

Secondo la rivista Rolling Stone, Cobain è stato il miglior artista degli anni novanta nonostante la sua breve vita. È stato inoltre inserito al 45º posto nella lista dei 100 migliori cantanti e al 73º posto della lista dei 100 migliori chitarristi.

 

 

Sam Smith: The Thrill of It All – Recensione

Recensire Sam Smith significa bere dell’alcool possibilmente inglese, immergersi con testa e cuore nei suoi testi e poi venir a capo della sua musica e poetica. La sua parabola nasce grazie all’intuito di Jimmy Napes che per primo riconobbe il talento dell’allora diciannovenne Sam Smith, non un professionista all’epoca. I due, dopo l’introduzione di un comune amico, videro Smith scendere nello studio dell’appena conosciuto Napes per scrivere immediatamente insieme la canzone “Lay Me Down”. Il successo del singolo fu immediato tanto da far iniziare tra gli addetti ai lavori la caccia all’autore del brano ossia Napes. Fu così che il management dei Disclosure lo assunse come autore dei loro brani, e così assieme ai fratelli Lawrence, i quattro si sedettero insieme per scrivere una canzone che è diventata la più importante hit degli anni dieci ossia “Latch”.

Quel che fin da subito apparve come certo in un’interprete come Smith è la fragilità raccolta in due spalle puramente inglesi. Il suo esordio con In the Lonely Hour ha registrato la vittoria di quattro Grammy e la vendita di dodici milioni di copie. Inoltre, fedeli alla tradizione britannica di leggenda del soft-power, il giovanissimo Smith ha ricevuto la consacrazione di far parte della colonna sonora di James Bond, approdando fino gli Oscar. In pochissimo tempo il cantante londinese si è imposto ai Golden Globe 2016 vincendo il premio come migliore canzone originale e l’Oscar per Writing’s on the Wall, tratta dal film Spectre – James Bond.

Nel frattempo è arrivato il coming-out, la sofferenza per i suoi disturbi ossessivo compulsivi. In un’intervista con 4Music ha infatti rivelato delle sue lotte contro un disturbo ossessivo-compulsivo: “Io attualmente ho un DOC davvero grave e sta peggiorando per il momento” […] “Io devo controllare i rubinetti… prima di uscire da casa per assicurarmi che ho controllato tutto in caso di inondazioni”.

Dalla sofferenza provata in questi anni ne è uscito il suo nuovo album The Thrill of It All. Il nuovo album è un lavoro plumbeo come i cieli inglesi, che mette a nudo, in modo eccellente, le fragilità del cantante tra dolori e alcolismi. Alcolismi che solo l’alcool britannico sa spiegare. Ne esce un disco maturo, di eccezionale poetica per la contemporaneità. Estremamente vero, crudo e degno di essere apprezzato per una non scontata ritmica.

Too Good at Goodbyes, è l’esternazione delle sue paure. Paure che tutti hanno in questa società laddove tutti comunicano e nessuno dice nulla. Sam Smith invece comunica con il cuore e una gran musica. Baby, You Make Me Crazy è un brano ballabile, divertente, con un tocco americano.

Non troverete suoni alla Disclosure o ritmiche di Napes. Ma, Sam Smith vi porterà in un viaggio che è quasi una terapia per il dolore. Un ritorno e una conferma, in attesa che si esibisca in Italia a maggio 2018 tra Milano e l’Arena di Verona.

TRACKLIST

01. Too good at goodbyes
02. Say it first
03. One last song
04. Midnight train
05. Burning
06. Him
07. Baby, you make me crazy
08. No peace

Laurent Garnier – Sua maestà a Roma

Vi sono luoghi leggendari, unici al mondo. Se ritenete che essi siano i luoghi preposti alla funzione di capitali economiche vi sbagliate. Uno di questi luoghi, sul finire degli anni Ottanta, è stato il club l’Haçienda di Manchester, dove un allora giovane dj francese scosse il mondo dell’elettronica. Il club era frequentato anche da gruppi come gli Stone Roses e gli Happy Mondays, che rimasero affascinati dallo stile del giovane galletto già all’epoca molto aperto e ricettivo verso il nuovo. Fu così che le due formazioni iniziarono a contaminare il loro rock con ritmiche house. A mostrare le sue capacità e mostrare un nuovo corso della musica è stato: Laurent Garnier.

Ammetto di disprezzare chi ritiene Parigi una città essenzialmente romantica e rinchiusa nei fantasmi dell’Ancien Régim. La capitale francese nel mio immaginario ha un valore speciale nel novecento per il jazz degli anni venti e, soprattutto, per il French touch di metà anni novanta. E’ in quel periodo che Laurent Garnier, trasferitosi in una Parigi dei primi anni Novanta dove il fervore per la musica elettronica inizia a farsi sentire, prese subito in gestione la consolle del famoso Wake Up Club, rendendolo una cattedrale della musica. Così, in concomitanza con la sua ascesa in qualità di Dj, Garnier inizia anche la sua attività da producer.

Laurent Garnier - Polinice - Ex Dogana

Successivamente all’entrata nel roster della major FNAC, dove rilasciò nel 1993 la raccolta French connection e poi l’EP The Bout de Souffle, con Eric Morand decise di formare una nuova label: la F-Communication, etichetta specializzata nella ricerca all’interno del campo dell’elettronica d’avanguardia, con una concezione puramente crossover. Quella label sarà la chiave per poter presentare al mondo nel 1995 l’album Shot in the dark, seguito poi due anni dopo da 30 e poi nel 2000 da Unreasonable behaviour, il più apprezzato dalla critica, anche grazie alla pietra miliare The man with red face contenuta al suo interno.  Una traccia storica, da alcuni considerata il Sacro Gral della musica elettronica alla quale ogni producer dovrebbe ispirarsi.

Negli anni duemila inizieranno le collaborazioni con jazzisti del calibro di Bugge Wesseltoft e Dhafer Youssef, cui farà seguito il suo quarto album The Cloud Making Machine.

 

Torniamo alla Francia e al suo valore per la cultura mondiale. Evocando il solo suono della parola Frnacia non si può che pensare alla Rivoluzione del 1789 e all’Illuminismo. Opera cardine, decisatoria di un modo di studiare e pensare, del periodo fu l’Enciclopedia. Questo è la compilation di Laurent Garnier The Kings Of… , nella quale ha collaborato con il suo amico, già simbolo della techno, Carl Craig. All’interno di The Kings of Techno ci si ritrova in un lungo viaggio che parte dal soul di Aretha Franklin per giungere alla detroit techno di Jeff Mills.

Penserete che Garnier sia un asettico chirurgo della consolle e invece anche nei live ricerca il pieno appoggio della sua corte ossia il pubblico. Un pubblico che lo vedrà a Ex-Dogana sabato 18 novembre per Spring Attitude Waves. Un viaggio e una celebrazione alla quale, la Roma che non si annoia tra aperitivi e tristi rituali prerivoluzionari nei palazzi nobiliari, non può mancare.

Process di Sampha, l’album dell’anno

Vi sono album capaci di far successo e altri destinati a condizionare il mondo della produzione musicale a lungo. Quest’ultimo è il caso di Process composto da Sampha che ci ha regalato l’album più curioso, composito di armonie e studiato del 2017. Sebbene l’orda di rinnovamento, misto a faraonici progetti di real estate, abbia visto protagonista l’east London, il miglior talento d’Oltremanica proviene da South. A South ci si va normalmente per la nuova ambasciata statunitense, a seguire il Millwall F.C. e per i rave. E’ proprio da quella porzione di Londra a sud del Tamigi che proviene Sampha.

Sampha Sisay da qualche anno ha suscitato l’interesse della critica, e non solo, grazie alla collaborazione con artisti del calibro di Drake, Kanye West e SBTRKT. Inizialmente si è fatto conoscere per le sue doti di autore, quasi sempre a favore di star, e successivamente per aver prestato la sua delicata e distinguibile voce a hit planetarie.

Process Sample Vinyl

https://open.spotify.com/user/its_smurph_time/playlist/7jJWjSn1mLraoxeClJ48ee

Prima del rilascio del suo primo album “Process” Sampha aveva inciso due LP “Sundanza” e “Dual” capaci di impressionare tanta critica e quella porzione di mercato musicale che alla rpima occasione si riversa nei concerti e vive la musica come una religione. Ciò ha creato dunque intorno a “Process” grandi aspettative giustificate dalla bellezza dei singoli rilasciati: “Blood On Me”, “Timmy’s Prayer” e “(No One Knows Me) Like The Piano”.  Quest’ultimo singolo prova e suggerisce la comprensione per l’attesa, durata oltre tre anni nel rilasciare il suo primo album.

In questi tre anni devastanti interiormente per Sampha, che ironia della sorte lo hanno innalzato a colonna del futuro musicale, è evoluta notevolmente la musica grazie a lui. La scrittura di Process si è rivelata una pratica finemente articolata e devastante per la perdita della madre a causa di un cancro, così come lo sconvolgimento interiore che lo ha riguardato. Process il titolo dell’album si riferisce tanto al lutto quanto alla musica.

“(No One Knows Me) Like The Piano” è un’eulogia della madre, dell’aver saputo vivere un lutto e una malattia come il cancro.  Blood on me è un brano tanto forte da esser divenuto immediatamente un hit, tanto intriso di una poetica rara che lo hanno posto a esser un leitmotiv della generazione della crisi. La crisi perpetua che accompagna la modernità e, soprattutto la contemporaneità degli under 35, per intenderla come George Simmel. Un manifesto che ricorda l’imposizione di Unfinisched Melody dei Massive Attack. Blood of Me è un modo di comunicare le proprie insicurezze, creando un contrasto con quel tono di voce di Sampha tanto riflessivo quanto tranquillizzante.

Process s’impone come un album tenace, tra soul e hip-hop, con il piano protagonista e gli isterismi lontani. Un viaggio nell’intimità uggiosa di Sampha, il quale non cerca facili riscatti con la vita, ma che travolge con la sua eccellente malinconia musicale. Il miglior album del 2017.