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Napoli e la sua storia: il Museo civico Filangieri

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Opus Alchymicum: la Lettonia omaggia Napoli

Dal 27 ottobre al 2 dicembre Castel dell’Ovo di Napoli ospita l’esposizione Opus Alchymicum dell’artista lettone Lolita Timofeeva, poetessa del metafisico. L’evento gode del patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica della Lettonia in Italia e del Consolato della Lettonia a Napoli, con l’organizzazione dell’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli per celebrare i 100 anni di indipendenza della Repubblica di Lettonia, che ricorreranno il 18 novembre 2018. Le installazioni, i dipinti e le  sculture che compongono la mostra sono il frutto dell’ispirazione che l’artista ha avuto nel corso del suo primo viaggio nel capoluogo partenopeo. La Timofeeva ha visitato l’incantevole Cappella Sansevero, nota per l’unicità del suo Cristo velato, e si è avvicinata al pensiero ermetico di Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero che fu inventore, alchimista e letterato. Così l’artista lettone ha sviluppato un nuovo spunto creativo, una conoscenza più profonda di sé mediante un’analisi intima del sogno, incubo e allucinazione. Colori vivi, atmosfere cupe e personaggi suggestivi compongono le opere, mentre le dimensioni rimangono sospese e trasportano lo spettatore nelle sale del Castello più affascinante di Napoli. Non basta affacciarsi dalla finestra per ritornare alla realtà, perché la città stessa è nata dalla sirena Partenope e il mito aleggia nell’aria. L’artista invita il pubblico a trovare se stessi tra le opere per entrare nel mondo dell’introspettiva alchimia e del pensiero ermetico. Il titolo della mostra prende spunto dal lavoro degli alchimisti medievali, precursori della chimica moderna, per approfondire lo studio dell’arte.

Tra bilanci e nuovi talenti: considerazioni sparse sui primi mesi di calciomercato di Serie A

INTRO–  Si è detto in questi primi due mesi di calciomercato italiano che le società di Serie A abbiano ritrovato il coraggio di investire dopo numerosi anni di spending review. Lungi da me affrontare questo punto di interesse, appare comunque evidente  che i quasi novanta milioni di disavanzo tra acquisti e cessioni rappresentino un interessante spunto per valutare alcuni dei movimenti delle compagini di Serie A. Va, tuttavia, considerato, che questa differenza è ancora piuttosto marcata poiché nel sito a cui facciamo riferimento non è stata ancora considerata la cessione di Arturo Vidal al Bayern Monaco, che dovrebbe portare nelle casse della Juventus intorno ai 30 milioni di euro. Un motivo in più per analizzare rapidamente quali sono le squadre che hanno realmente investito a costo di appesantire il bilancio, e quali invece hanno operato oculatamente nell’oramai consueta ottica dell’autofinanziamento.

OCCHI SUL BILANCIO– Iniziamo dalla Juventus. I bianconeri hanno attualmente a bilancio un passivo di 56 milioni di euro, che andrà però rivisto proprio in funzione dell’imminente cessione di Arturo Vidal. Non si può dire che in virtù degli acquisti di Dybala, Mandzukic, Zaza e Sani Khedira, la Juventus abbia speso cifre folli sul mercato. L’attuale passivo è, infatti, parzialmente, se non del tutto ammortizzato, dalle cessioni dei giocatori con i contratti più onerosi, come Tevez, Pirlo, Vidal, per non parlare dei tentativi di Marotta e Paratici di sbarazzarsi dell’unico giocatore,  escluso Pogba, che percepisce un ingaggio da più di 4 milioni netti a stagione, Fernando Llorente. La società di Agnelli sta rinnovando completamente la squadra con un modus operandi simile a quello dell’Atletico Madrid dell’anno scorso. Tanti acquisti onerosi, supportati da cessioni eccellenti, come se l’exploit di giungere in finale di Champions League rappresentasse il punto di arrivo dell’operato delle due società, le quali hanno rapidamente smobilitato il gruppo vincente, al fine di ricostruire dalle fondamenta un nuovo ciclo.

Diverso il discorso per le due romane, tanto rapide ad esaltare i propri successi  in campionato, quanto sbiadite in questi primi mesi del mercato. La Roma è stata in parte bloccata dalla sanzione della UEFA riguardante il fair play finanziario, in parte dal sovraffollamento causato dall’affaire Destro dello scorso Gennaio. A causa dell’addio in prestito del centravanti, trasferitosi per sei mesi a Milano, sponda rossonera, il factotum Walter Sabatini ha affrettato le tempistiche per giungere all’acquisto di Seydou Doumbia, che ha fortemente condizionato il bilancio e il parco attaccanti dei giallorossi. Con Doumbia già ai minimi termini con l’esigente piazza romana e Destro tornato in rosa dopo un’incolore parentesi milanese, la società di James Pallotta si è trovata necessariamente nelle condizioni di dover vendere per portare i principali obiettivi di mercato alla corte di uno scettico, e profetico, Rudi Garcia . Salah e Dzeko saranno operazioni concretizzabili solo dopo queste due cessioni, nonché una tra i pezzi più pregiati del reparto ali della Roma, Ljajic o Gervinho.
La Lazio, invece, vive la classica impasse di chi non sa se giocherà la Champions o l’Europa League. Va detto che le aquile stanno facendo di tutto pur di non impaurire i loro futuri avversari di coppa. Gli acquisti di Hoedt e Morrison, così come quello imminente del funambolico Kishna dell’Ajax, andranno valutati in prospettiva. E’ plausibile, dunque, che Pioli si presenterà all’appuntamento con l’organico della passata stagione.
Se la Fiorentina colleziona più polemiche (Salah e Savic-Milinkovic) che giocatori, è chiaro che siano le squadre che vengono dalle retrovie ad aver condizionato fortemente il mercato.

CHI SPENDE– Inter e Milan sono sicuramente le due regine del mercato, nonché le due squadre ad aver maggiormente contribuito ad aumentare gli investimenti del nostro calciomercato. I rispettivi passivi di 35 e 56 milioni di euro, sembrano destinati a confermarsi o addirittura crescere. Se l’Inter sta cercando di piazzare Xerdan Shaqiri alle Shalke 04, per ammortizzare l’acquisto di uno tra Jovetic o Perisic (ammesso che non li acquisti entrambi), il Milan sembra deciso a puntare dritto su Alessio Romagnoli al fine di rifondare una delle peggiori difese della Serie A.  Sfruttando la mancanza di fondi della Roma e le difficoltà nelle cessioni di Destro e Doumbia, i rossoneri potrebbero, ad un costo molto alto, che si aggira tra i 25 e i 30 milioni, mettere le mani sul futuro difensore centrale della nazionale italiana. Un mercato oneroso, eccessivo, ma in parte necessario al fine di tornare competitivi in ottica terzo posto.

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Altre due squadre che stanno spendendo molto sono Napoli e Sampdoria. La squadra di Sarri, nonostante abbia momentaneamente bloccato le cessioni di Callejon e Higuain, ha acquistato Valdifiori e Allan, riprendendo dal prestito Omar El Kaddouri, così rinnovando un centrocampo apparso negli ultimi anni non all’altezza. I 17 milioni di disavanzo non sono in sé pesanti, visto che le cessioni di Edu Vargas e altri calciatori fuori rosa permetteranno di quadrare i conti; ad esserlo, invece, sono i contratti dei Callejon, Higuain del rientrante Reina, molto onerosi per una squadra che non giocherà la Champions League.

Interessante anche il capitolo Sampdoria. Il presidente Ferrero ha deciso di fare sul serio in vista dell’impegno in Europa League. Nonostante non si siano ancora concretizzate le cessioni di Edér e Okaka, la Samp ha deciso di investire, incassando solamente 6 milioni dalla cessione di Obiang. Il riscatto di Muriel (10,5 milioni), l’acquisto di Fernando dall Shakhtar Donetsk, gli arrivi di Barreto e Moisander, e i colpi in prospettiva, Duncan e Torreira, hanno resto la Samp una delle squadre più attive sul mercato. I 20 milioni di passivo, e gli ingaggi pesanti di Barreto, Moisander e Fernando, parzialmente compensati dagli addii di Eto’o e Bergessio, hanno spazzato via alcuni dei dubbi sulle difficoltà economiche di Ferrero, anche se una costante di questo mercato, è quella di provare diffidenza nei confronti  di chi sborsa ingenti somme per rafforzare la propria squadra. I dubbi su Milan, Inter e Sampdoria, appaiono fondati, soprattutto a causa dello spauracchio fair play finanziario. E’ evidente, tuttavia, che qualora dovesse cambiare il trend, in maniera sostenibile, sarebbe il calcio italiano tutto a beneficiarne.

CHI GUADAGNA– Come al solito è l’Udinese/Watford/Granada dei Pozzo a beneficiare della sessione estiva di calciomercato. Sull’asse Friuli-Gran Bretagna-Andalusia le cose continuano ad andare a gonfie vele. I soldi incassati dal riscatto di Pereyra da parte della Juventus, quello di Muriel da parte della Samp, dalla cessione di Allan al Napoli e da operazioni di contorno ottimamente orchestrate, hanno permesso ancora una volta al club di Pozzo di rinnovare un ciclo, che promette con Colantuono, Duvan Zapata e il baby talento Valerio Verre di far tornare i friuliani nella metà di sinistra della classifica. Dall’Estate del 2010 in poi, l’Udinese ha un bilancio attivo nel calciomercato di ben più di 100 milioni di euro, risultato incredibile per una squadra che ha spesso giocato i preliminari di Champions League, e che ha sempre ben figurato in Europa.

E’ tornato a vedere un bilancio in verde anche il Palermo di Zamparini, che grazie alla cessione di Dybala è riuscito a replicare gli incassi dell’affare Pastore-Paris Saint Germain. Un guadagno, però, meramente economico, visto che senza Barreto e Dybala, e con Vasquez nella lista dei partenti, i rosanero sembrano essere piombati tra i fanalini di coda della Serie A.
Discorso diverso quello fatto dal Torino, che pur avendo solamente 700.000 euro di attivo, ha ricostruito in maniera ambiziosa la squadra, acquistando giocatori del calibro di Baselli, Avelar e Zappacosta, che credibilmente costituiranno l’ossatura dei granata per gli anni avvenire.

CHI E’ PRONTO– Nel complesso, le società di Serie A sembrano essersi mosse bene nei mesi di Giugno e Luglio. Se escludiamo i mercati non esaltanti di Bologna, Palermo, Atalanta e in parte Empoli e Sassuolo, la squadre di mister Di Francesco non avrebbe chiaramente potuto replicare il mercato della passata stagione, sono molte le squadre ad essersi rafforzate. Gli stessi Carpi e  Frosinone hanno acquistato giocatori di categoria (Marrone, Lazzari e Spolli gli emiliani, Diakitè, Leali, Verde i ciociari) cosa che potrebbe non bastare per salvarsi, ma che rappresenta bene gli sforzi lodevoli da parte di società con una disponibilità economica sicuramente ridotta.

I tre acquisti che reputo più importanti in rapporto alle squadre in cui giocheranno sono attualmente Mario Suarez, Pepe Reina e Gianpaolo Pazzini. Il centrocampista spagnolo in forza alla Fiorentina è sicuramente una pedina fondamentale per Paulo Sousa. I viola da anni necessitavano di un acquisto che svecchiasse il centrocampo. Suarez ha esperienza e classe dalla sua, e in un centrocampo abituato a manovrare come quello viola si troverà benissimo. Se in giornata una mediana formata da Suarez-Badelj-Borja Valero potrebbe veramente rappresentare le fortune di una squadra attualmente in difficoltà,  come quella dei Della Valle. E’ chiaro che i sogni di gloria rappresentati dagli acquisti di Rossi e Gomez siano già terminati, ma presentarsi con un centrocampo all’altezza e un attacco prodotto dal vivaio come Bernardeschi e Babacar potrebbe ridare entusiasmo alla piazza. La cessione di Savic, per arrivare allo stesso Suarez, potrebbe, tuttavia, portare notevoli problematiche nel reparto difensivo.
Pepe Reina è a mio avviso  l’acquisto più importante della Serie A fino a questo momento. Non tanto per le grandissime qualità del portiere, quanto per la sua personalità e il suo blasone. Non era affatto scontato, infatti, che il Napoli non optasse per una ricostruzione lenta con Sarri. L’acquisto di Reina, invece, ha portato un sussulto nell’ambiente napoletano e chiarito le ambizioni di una piazza scossa dagli ultimi mesi di gestione Benitez. Se vi è una chance che Callejon e Higuain restino, questa la si deve anche alla presenza di Reina, oltre che agli acquisti di Allan e Valdifiori, ossigeno puro per la società partenopea. Sarri potrà e dovrà da subito puntare in alto. Per andare nelle retrovie, è impossibile non considerare Pazzini come uno degli acquisti più importanti dell’intero campionato. Il Verona è reduce da una salvezza tranquilla ma non esaltante come quella del primo anno dopo la promozione. L’accoppiata Toni-Pazzini può sicuramente garantire agli scaligeri un posizione di preminenza rispetto alle neopromosse e a squadre indebolitesi come Palermo e Atalanta. Se entrambi i centravanti dovessero arrivare in doppia cifra, la terza salvezza consecutiva non sarebbe un miraggio per Mandorlini.

GIOVANI TALENTI– I tre acquisti più interessanti in prospettiva sono a mio avviso Lucas Torreira, Valerio Verre e Alberto Cerri. Di questi prospetti abbiamo già parlato in merito allo speciale sulla Serie B realizzato da Filippo Antonelli. Non me ne vogliano Baselli e Viviani, due fantastici colpi per Torino e Verona, ma in ottica futura questi tre potranno dare moltissimo alle loro rispettive squadre. Torreira è stato acquistato dalla Sampdoria per 2 milioni di euro e immediatamente rispedito in prestito al Pescara. Questo piccolo Gargano potrà insieme a Duncan formare due terzi del futuro centrocampo della Sampdoria. Tra cinque anni la cessione di Obiang non sarà particolarmente rimpianta dai blucerchiati. Così come quella di Medhi Benatia da parte dell’Udinese. Oltre ad aver incassato molto, i Pozzo sono riusciti nell’ambito della cessione del difensore marocchino alla Roma a mettere le mani su un gioiellino come Valerio Verre. Il giocatore classe ’94 formatosi nel vivaio giallorosso, ha tutto per imporsi in Serie A. Tecnica, passo, visione di gioco, sono qualità che, abbinate ad un progresso fisico che appare necessario, potranno portare Verre a giocare nei più importanti palcoscenici nazionali. Sarà molto interessante capire che utilizzo ne farà Colantuono già da questa stagione.

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Il colpo ad effetto, tuttavia, lo ha realizzato la Juventus, acquistando a parametro zero il centravanti classe ’96 Alberto Cerri. Il fisicato centravanti era svincolato a causa del fallimento del Parma. Prima di infortunarsi l’anno scorso, Cerri aveva mantenuto una media gol nel Lanciano altissima, dimostrando di essere già a 18 anni un potenziale capocannoniere della Serie B, categoria nella quale plausibilmente giocherà anche quest’anno, dopo aver fatto la preparazione con la Juventus. Senza dubbio da tenere d’occhio, vista anche la capacità mostrata dai bianconeri di far crescere i propri giocatori lontano da Torino.

In attesa dei colpi della sessione d’Agosto, godiamoci i primi segnali di risveglio da parte del campionato di Serie A.

 

 

 

Dati forniti da transfermarkt.it
Foto tratte dal web.

Napoli, la metropolitana dell’arte di A. Siza e E. Souto De Moura

Il 23 maggio è stata inaugurata al pubblico la prima parte della stazione Municipio della metropolitana di Napoli, progettata dagli architetti portoghesi Edoardo Souto de Moura e Alvaro Siza. Il progetto si inserisce nel contesto più generale di quella che è stata definita la “Metropolitana dell’arte”, le cui stazioni portano firme di architetti prestigiosi come Karim Rashid, Mario Botta, Dominique Perrault, Richard Rogers, Oscar Tusquets Blanca, Benedetta Tagliabue e Massimiliano Fuksas.

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Le specificità della stazione Municipio, che sarà il nodo di scambio tra le linee 1 e 6, sono molte ed interessanti, a cominciare dal suo rapporto con la città: situata ai piedi del Maschio Angioino, lungo un asse virtuale che lega la stazione marittima alle emergenze di Castel Sant’Elmo e la certosa di San Martino, affiora in superficie con uno spazio pubblico lineare che esalta la natura del paesaggio urbano. La lunga piazza che copre il dislivello tra Palazzo San Giacomo e la stazione marittima è infatti caratterizzata da pochissimi elementi: una lunga asola centrale che garantisce l’illuminazione degli spazi ipogei e due filari alberati che sottolineano la continuità dell’asse visivo. La necessità di non saturare un luogo che, per vocazione, costituisce l’elemento che restituisce continuità al paesaggio napoletano risulta evidente osservando i molti dipinti che rappresentano la città dal molo angioino, come ad esempio la Tavola Strozzi. All’interno della sistemazione dello spazio pubblico ha trovato spazio anche la fontana del Nettuno, risalente al XVI secolo.

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Tutti i progetti dell’underground partenopeo sono caratterizzati da una forte relazione tra disegno del nuovo e recupero dell’antico, dati i numerosi affioramenti di tracce storiche durante gli scavi, ed il cantiere della stazione Municipio non fa certo eccezione: inaugurato nel 2003, ha subito 27 varianti per adeguarsi ai continui ritrovamenti di reperti archeologici (oltre 3000), ed è già costato 250 milioni di euro. I ritrovamenti costituiscono un campionario di duemila anni di stratificazione storica: dall’antico porto di Neapolis al molo del I sec. d.C. con le sue navi romane perfettamente conservate, da edifici sacri di epoca bizantina alle fortificazioni medievali. La ricchezza archeologica del sito ha suggerito ai progettisti l’idea di ricreare, al di sotto della piazza a cielo aperto, uno spazio gemello che viva non delle relazioni del paesaggio partenopeo, ma dei riverberi della sua storia. La piazza ipogea diventa così un grande parco archeologico che, allo stesso tempo, riconnette due linee della metropolitana, la stazione ferroviaria ed il porto. Proprio lungo gli spazi di collegamento tra le varie linee troverà posto il percorso espositivo, che gli architetti interpretano come un “tunnel di luce” che colleghi la terra ferma con il mare. Al momento l’inaugurazione si è però fermata al piano di banchina, in cui è estato esposto il basamento della Torre dell’incoronata. Allo stesso piano è situata l’opera dell’artista israeliana Michai Rovner: a metà tra un dipinto ed un’installazione video, un grande affresco del Vesuvio lungo 37 metri è animato tanto dalle ombre di chi passa quanto dalle proiezioni studiate dall’artista.

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Dal punto di vista della spazialità interna, la stazione offre uno scenario dinamico e caratterizzato da un’interessante dualismo: dalla forte orizzontalità del piano di accesso ai treni, accentuata ed ammorbidita anche dalla presenza del basamento della Torre dell’incoronata, si passa repentinamente al senso di verticalità e ritmo che restituisce la zona di mobilità verticale. L’intero progetto gioca sul contrasto tra il colore scuro dei pavimenti in basalto, i colori chiari delle superfici intonacate e la sporadica presenza di pareti di mattoni. Il sistema di illuminazione rafforza il carattere del progetto, scandendo lo spazio con i suoi elementi orizzontali netti che vibrano nelle dilatazioni spaziali.

Il progetto sarà completato dalla sistemazione di tutti quei reperti che non è estato possibile esporre all’interno della stazione: un grande parco archeologico all’aperto, il cui principio è rappresentato dai reperti già esposti all’interno del fossato del Maschio Angioino, e che si estenderà in tutta l’area al di sotto del livello della piazza.

Napoli, impressioni di un viaggio veloce

Attraversare una città per un giorno soltanto giustifica il tentativo di assorbirne i significati in maniera più diretta. Napoli è una città sicuramente complessa, a tratti complicata, ma la fascinazione che produce in chi la incontra è indubbiamente forte, a prescindere dal tempo che si decide di trascorrervi. Vi si colgono le problematiche proprie dei grandi centri, pur non cercando in essa un campionario di casi risolti, quanto l’esternazione del conflitto tra il tempo e la necessaria resistenza ad esso che l’architettura oppone.

Si assiste, allora, alla scomparsa improvvisa dell’idea moderna di città, ovvero del modello al quale siamo più affini in quanto destino ormai consumato in molte altre parti del mondo. Lo scenario rimanda a configurazioni antiche, a dinamiche e necessità costruttive diverse da quelle alle quali siamo da tempo abituati. E’ possibile allora intuire come la stratificazione storica sia la parte continua e attuale della formazione di questa città; non è la cristallizzazione di un momento preciso in quanto volontà romantica, ma l’effettiva capacità di adattamento all’ imprescindibile evoluzione della vita urbana.

A Napoli, l’architettura appare dunque consumata dalla città che l’ha generata: su ogni sua parte sembra sia steso uno strato grigio di tempo trascorso. Tutta la città sembra storica, anche negli edifici più recenti, quelli che volevano contribuire con il mito del moderno alla definizione di un’immagine nuova; nulla appare costruito per l’eternità.

Il senso di appartenenza che questa città riesce a generare, ribadisce contemporaneamente due concetti fondamentali nella definizione della struttura della città: da un lato quello greco di polis, ovvero di “quel luogo dove una gente determinata, specifica per tradizioni, per costumi ha sede, ha il proprio ethos 1. Dall’altro (e quindi paradossalmente) quello del latino civitas, opposto rispetto al precedente in quanto riconducibile alle persone che si riconoscono in un luogo in quanto appartenenti alla medesima volontà collettiva.

Tale particolare situazione è il frutto di una sorta di processo (non lineare e apparentemente continuo) lungo il quale, a causa dell’incapacità nel conservare pienamente le tracce del passato, e forse anche a causa di una coscienza storica collettiva eccessivamente radicata, si è finito per azzerare le riflessioni sulla cultura architettonica della città stessa, che si mostra invece come sommatoria di pezzi diversi.

Sintomo principale di questa particolare condizione è il superamento, apparentemente raggiunto sebbene non risolto, della distinzione tra spazio privato e pubblico. La struttura della città appartiene davvero a coloro che la vivono: il rapporto tra strade, attraversamenti e spazi domestici è continuo. La luce diventa allora la vera definizione dei volumi urbani, in quanto distinzione tra strade strette e alte e cortili interni dilatati e rarefatti. Se ne modifica il ruolo, rendendolo altro rispetto a quello di componente essenziale nel rafforzamento della decorazione architettonica.

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Infine, il ricordo di una foto di Le Corbusier. Scattata nel 1911 coglie, non volendo, il paradosso di Napoli, dove il dettaglio dell’architettura deve essere astratto per poter essere metabolizzato. Nell’insieme si perde la complessità della facciata della Chiesa del Gesù Nuovo, nella quale invece è espresso al meglio l’inevitabile conflitto tra il singolo periodo storico e la figurazione architettonica complessiva: proprio in quel bugnato forte e nero, e nel suo porsi a contrasto tra le decorazioni del portale e quelle della grande finestra centrale. Per Le Corbusier l’attenzione era già rivolta al rivestimento e al suo essere volume piuttosto che superficie, in grado di definire, grazie alle proprie ombre, i propri rapporti spaziali. Non deve però diventare una semplificazione del problema, riconoscendo sempre quanto l’espressione architettonica sia al tempo stesso sintomo e soluzione del problema più ampio che è quello della definizione del carattere di una città.

 1 M. Cacciari, La città, Pazzini Editore, Villa Verucchio, 2004