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Tag Archives: Natale 2013

Protect me from what I want

Negli ultimi giorni i treni dell’Underground sono pieni di buffe combinazioni: uomini con piante natalizie alte due metri, uomini con buste di Victoria Secret, uomini con casse di Champagne in offerta-solo-oggi-da-Sainsbury’s’, uomini in tuta che si consultano sulla gravità del fatto di non aver fatto nessun regalo di nessun genere; giovani coppie che trasportano buffamente alberi di natale, che litigano per ‘chi andrà a casa dei genitori di chi’, per ‘chi cucinerà non sapendo cucinare perché abituato al take away’ o per chi pulirà tutto poche ore prima di ricominciare a lavorare.

Non solo, oltre alle solite scenette buffe e alle solite ‘appassionanti’ spinte pubblicitarie natalizie si ramifica una strada alternativa che attraversa e appunto si diversifica in ciascuna delle diverse etnie  e comunità multietniche all’interno della città, e che rafforza per mezzo della globalizzazione l’identità locale di ciascuna.Una donna nera sorridente con pelliccia leopardata e capelli laccati attraversa i vagoni cantando sermoni incomprensibili benedicendo i suoi compagni di viaggio; un uomo tira fuori il portafoglio e lei si arrabbia “niente soldi, ti sto offrendo la mia benedizione sciocco!”“The North Pole is melting. You’d better believe it”: l’immagine pungente di un Babbo Natale abbronzato  che richiama le coscienze della folla metropolitana di Londra è da alcune settimane su tutti i treni dell’Underground; sul sito di Greenpeace UK nel video completo Santa Claus si rivolge ai bambini, preannunciando che il Natale sta finendo, non perché lui in realtà non esista, ma perché il Polo Nord si sta sciogliendo, e lui non può far nulla.

Cosa succede oggi nel mondo?

Sui giornali oggi leggiamo di statistiche riguardanti non solo regali e crisi ma anche culture diverse e stravaganze; veniamo a sapere di diversi Natali che una volta non avremmo potuto conoscere.

Nell’India cristiana, in particolare nelle regioni di Goa, del Kerala e di Calcutta, si festeggia nelle strade e ci si accorge con sorpresa della quantità di non-indù presenti nella penisola, dove il Natale oggi appare come una sorta di secondo “Diwali”, la festa -laica- dei colori festeggiata dall’intera popolazione indiana.

A New York, Manatthan e Brooklin, come ogni anno sono risultate le più decorate, luminose e ricche zone della Grande Mela, ma anche città sud americane meno globalizzate ma per tradizione molto cristiane, di pari passo con le capitali emergenti (prima tra tutte Rio de Janeiro), sono rimaste imbattute in quanto a spettacolarità.

In Asia, nonostante le difficoltà legate al tifone Haiyan, Manila ha iniziato a prepararsi al Natale già da molte settimane, addirittura, dicono i filippini, già da Settembre; dal 16 Dicembre, per nove giorni, le famiglie si dedicano interamente ai rituali andando ogni giorno in chiesa alle 4 di mattina e rimanendoci per giornate intere.

A La Paz, in Bolivia, l’associazione Carros de Fuego regala giocattoli ai bambini; a Zagreb in Croazia hanno acceso e fatto volare migliaia di lanterne in Zratava Fasizma square; dall’altra parte del mondo, a Toronto, una tormenta ha ghiacciato migliaia di alberi di Natale addobbati, che sono diventati delle sculture di ghiaccio; mentre in Australia a Bondi Beach, a quattro miglia da Sidney, Babbo Natale arriva surfando con una joint in mano mentre tutti ballano ad uno dei festival natalizi più pazzi del continente.

La grande mela europea, Londra, si ferma per quarantott’ore; si ferma l’underground, l’overground, chiudono gli Starbucks, i Costa, i Wasabi, chiude Topshop, chiudononi i bangladeshini aperti tutto l’anno 24ore su 24; rimangono pochi individui, che si incontrano e si mescolano per le piazze semivuote ricordandosi a vicenda che oggi e domani sono due giorni “diversi”; forse sono gli unici due giorni dell’anno in cui la città del movimento, la città della fretta si ferma.

Londra si abbandona al caldo convivio, si ritrova seduta attorno a numerose tavolate ricoperte di cibo cucinato, gustando la lentezza, antitesi del quotidiano star-in piedi-mangiando davanti ad una vetrina con l’Iphone in una mano e il BB nell’altra. Si parte per poi rincontrarsi nei treni e negli aerei poche decine di ore dopo. Kensington si svuota di italiani, francesi e spagnoli, mentre gli inglesi vanno a trovare i genitori nelle noiose tenute di campagna. A Bricklane festeggiano solo gli indiani, e anche Piccadilly sembra diventare un’estensione multietnica della East London.

Nel Museo di Storia Naturale, a poche centinaia di metri da Hyde Park, con un centinaio di pound insieme al cenone natalizio ti offrono un angolo di pavimento dove dormire, perché la città è bloccata, silenziosa e natalizia: poche macchine, tante luci e un quasi miracoloso non-freddo. Ma allo stesso tempo nel mondo rimane un velo di terrore, che riporta a galla la realtà dello scontro tra civiltà, difficile da digerire in questi due giorni apparentemente sospesi dalla realtà.

A Dora, periferia di Bagdad in cui vive una piccola comunità cristiana, ci sono state ventidue vittime e più di trenta feriti: due autobombe anti-cristiane sono esplose in un mercato e all’uscita della Messa Natalizia.

Nel 2013 si contano circa 6650 morti per motivi religiosi (secondo statistiche dell’agenzia Afp): forse l’anno che ha raggiunto i massimi storici.
Cosa significa quindi questa paradossale crescita bilaterale, da un lato dell’intensità del Natale per le culture locali, e quindi con un forte impatto boomerang sulla globalizzazione, dall’altro dell’irrazionalità della violenza sempre presente, anche nei momenti che dovrebbero essere di sospensione “apparente” della realtà politica, come il Natale.

Sono questi i sintomi contraddittori dello sviluppo, nonché risultati di una forma di istinto che storicamente è rimasta sempre presente attraversando diagonalmente le culture, senza limiti spazio-temporali: quell’istinto non razionale, il cavallo nero della biga alata platonica il cui impatto di massa è il più grande pericolo per i tentativi di “incontro” tra civiltà, ai quali tuttavia, continuando a chiederci cosa succede oggi nel mondo ogni giorno, ed interessandoci, diamo un contributo.”Protect me from what I want” è stata parte di un progetto artistico -ma anche di sensibilizzazione sociale- realizzato  dall’artista concettuale americana Jenny Holzer nello scorso decennio, la quale ha proiettato frasi sui palazzi più noti del mondo con lo scopo di colpire le coscienze degli spettatori; e mi sembra possa essere proprio oggi una giusta preghiera laica -ma anche multireligiosa- da rivolgere alla biga alata che risiede in ognuno di noi.

Regali di Natale: tra attacchi di panico e idee dell’ultimo minuto

victoria-secret-coll-speciale-nataleQuest’anno il Natale mi ha colto impreparata. Senza che me ne rendessi conto era il 15 dicembre e non avevo spuntato nemmeno una persona sulla lista dei regali da fare.

“Nulla è inevitabile tranne la morte e le tasse dicevano” dicevano a Brad Pitt nel film “Vi presento Joe Black”. Aggiungerei all’elenco i regali di Natale. Dal primo dicembre le caselle dell’Avvento ricordano che c’è un giorno in meno per occuparsi della faccenda. Tocca rinunciare a più di un weekend sul divano per dedicarsi alle ricerche folli tra la folla del centro. Che ci sia il gelo, una tormenta di neve, o nello specifico 500 vigili pronti a farti la multa perché hai la targa dispari, bisogna portare a casa una montagna di pacchetti. Possibilmente non troppo costosi, possibilmente personalizzati e azzeccatissimi.

In un modo o nell’altro poi dopo aver speso pomeriggi di sudore nella ricerca, si dovrà pure gestire con nonchalance la delusione nell’aprire i propri doni, quando per l’ennesimo anno realizzeremo che il povero Scrooge di Canto di Natale aveva più fantasia dei nostri amici/genitori/fidanzati. Se per i matrimoni c’è la lista nozze (e non riusciamo comunque a evitare le cornici d’argento), per gli under dodici esiste la lettera a Babbo Natale, perché milioni di adulti consenzienti devono essere obbligati a ricevere regali orrendi e fingere anche gli piacciano? Rifiutare i regali brutti dovrebbe essere un diritto tutelato. “Ti piace?”. Come pensi che mi possa piacere una felpa con la scritta di paillettes “I love New York” di quattro taglie più piccola della mia? A mentire non ci riesco, mi viene un groppo alla gola e mi assale un misto tra furia omicida e pianto. Mi limito a uno strozzato “grazie”.

Il regalo più difficile è sicuramente quello al fidanzato/fidanzata. Se stai insieme da poco, le possibilità sono più ampie, ma in un mare sterminato poter comprare tutto equivale a non comprare niente. Il rischio di scadere nell’agendina o nel regalo “utile” tipo uno spazzolino elettrico o una confezione maxi di shampoo, è altissimo. Se stai insieme da tanto le idee scarseggiano. Ormai hai inciso i vostri nomi su qualsiasi supporto e gli hai praticamente rifatto l’armadio, ma questo non ti libera dall’obbligo morale di fare un gran bel regalo. Non cascate nella trappola: “quest’ anno niente regali”. È la classica cosa che si dice per mettere alla prova il proprio partner. Lui o lei non solo si aspetta un pacchetto ma vi ha anche già comprato qualcosa. Tutto l’anno tendiamo a valutare le relazioni amorose sulla base di fattori stupidi come le volte che ti ha invitato a cena, il grado di comunicazione nella coppia, il numero di sorprese spontanee, mentre è solo sotto Natale che le cose si fanno serie. Gli indizi sono stati seminati già al ritorno dalle vacanze estive («guarda che carino questo in vetrina!»), basta coglierli.

vspreview1Altro punto dolente la famiglia, con l’attenuante che i tuoi genitori sanno che alla fine i soldi per il regalo da fargli te li danno loro quindi meno regali uguale più risparmio per papà, e questo già lo fa contento. Meno comprensivi i vari fratelli, zii e nonni. Ma in questo caso la linea guida è l’utilità. Tortiere per la nonna, calzini ai fratelli, agende o caricabatterie per la macchina agli zii. Già devi impazzire per gli altri regali, la tua famiglia non ti richiede di essere anche super innovativa. Per quanto riguarda il pacchetto che riceverete, anche lì è un terno al lotto. Il segreto con i membri della famiglia per scampare a slavine di oggetti in serie è evitare che si sparga la voce sulle vostre passioni, per non diventare “quella che ama cucinare”, “quella a cui piacciono i gatti” (o le rane, le giraffe…), soprattutto mai “quella che legge molto”. Se avete la sfortuna di cuccarvi la nomea di intellettuale, siate pronte a ricevere pagine vergate da chissà chi esibite come pezzi di alta letteratura e che in realtà rendono solo più triste la tragedia del disboscamento amazzonico (indizi inequivocabili: la parola “amore” nel titolo e la fascia “bestseller internazionale” sulla copertina). Basterà poco a farvi rimpiangere quell’anonima busta e la frase: «Così ti compri quello che vuoi».

14-victorias-secret-merry-christmasInfine la migliore amica. “Colei che ha tutto” possiede persino quelle edizioni limitate in vendita per sole ventiquattr’ore da Colette a Parigi, ma che lei riesce a prenotare in anticipo su misteriosi siti web di cui anche Google ignora l’esistenza. Molto peggio di una banale fashionista (in quel caso basterebbe una griffe qualunque appiccicata su una pochette), si tratta di una trendsetter ad alto tasso di incontentabilità. Con un povero fidanzato che si rivolge a voi in cerca di un suggerimento qualsiasi. Ogni hanno sperate di potervela risparmiare ma arriva immancabile la telefonata: “quand’è che ci scambiamo i regali di Natale?”. Consigli: qualcosa di tipicamente natalizio, o in alternativa qualcosa di personalizzato o vintage.

Alla fine quello con cui dovete fare i conti è sempre il tempo. Il 23 dicembre qualsiasi cosa diventa eleggibile come regalo. Nella disperazione comprate ogni oggetto reperibile al supermercato o in catoleria, che sono i negozi che rimangono aperti più a lungo. Regali improbabili come buoni che permettono di cenare solo il 30 febbraio dalle 18 alle 19, cofanetti per alberghi fuori porta sempre pieni tranne nella notte tra mercoledì e giovedì e dove anche se avete un anno di tempo, non andrete mai.

Avete ancora qualche giorno. Qualsiasi cosa stiate facendo vi consiglio di uscire a cercare l’ispirazione.