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ShareTheMeal – L’app che fa mangiare un bambino

Se per ogni volta che prendiamo il telefono in mano senza nessun reale motivo pagassimo pegno e aprissimo una delle nostre applicazioni, potremmo salvare la vita a un bambino. L’app in questione dovrebbe chiamarsi ShareTheMeal e il click non costerebbe più di #40cents.

ShareTheMeal è un’app che è stata sviluppata dal WFP (World Food Programme delle Nazioni Unite, Programma Alimentare Mondiale per dirla alla nostra maniera), pertanto in seno alla più grande agenzia umanitaria impegnata concretamente nella lotta contro la fame. 80 milioni di persone assistite in circa 80 paesi ogni anno, tuttavia ancora una persona su nove nel mondo non ha cibo a sufficienza. Questi i numeri.

WFP fornisce regolarmente assistenza nelle emergenze, lavorando direttamente con le comunità locali. L’assistenza alimentare e quella nelle aree affini è decisiva per spezzare la spirale di fame e povertà. Le attività del WFP si concentrano nell’ assistenza di emergenza, nel soccorso e nella ricostruzione, nello  sviluppo e nelle operazioni speciali. Due terzi degli interventi si svolgono in paesi colpiti da conflitti, dove il rischio per le popolazioni di essere denutrite è tripla rispetto ai paesi in pace. Nelle emergenze, il WFP è spesso il primo a giungere sul posto e a fornire assistenza alimentare alle vittime di guerre, conflitti civili, siccità, inondazioni, terremoti, uragani, cattivi raccolti e disastri naturali. Cessata l’emergenza, il WFP aiuta le comunità a rimettere insieme le vite delle persone e a ripristinarne i mezzi di sostentamento. In un’ottica di sviluppo, lavora anche per rafforzare la resilienza delle popolazioni e delle comunità colpite da crisi protratte nel tempo.

I progetti di sviluppo del WFP si concentrano sulla nutrizione, con particolare riferimento a madri e bambini, combattendo la malnutrizione fin dal suo primo insorgere tramite programmi mirati ai primi 1.000 giorni di vita, cioè dal concepimento al secondo anno d’età del bambino e, più tardi, ai pasti a scuola. Il WFP è la più grande organizzazione umanitaria che attui programmi di alimentazione scolastica in tutto il mondo. Ogni anno, il WFP fornisce pasti a scuola a 20-25 milioni di bambini e bambine in 63 paesi, spesso nelle regioni più inaccessibili.

Ed è qui che si inserisce l’iniziativa di ShareTheMeal. I nostri social sono inondati da post e foto di cibo. Allora perché non scaricare un’app, scattare una foto del piatto utilizzando un filtro #ShareTheMeal e, condividendola, garantire un pasto ad un bambino con un semplice tocco delicato sullo schermo.

Niente scuse di sottoscrizioni, burocrazie, bonifici bancari o file alle poste per aiutare chi ha fame. Il WFP riesce a garantire un pasto medio con poco più di trenta centesimi, da cui deriva l’idea di una simbolica moneta da #40cents per far mangiare un bambino. Questo è il costo medio globale, che può variare a seconda della regione e della situazione. Se i costi effettivi sono più bassi di 40 centesimi per bambino e per giorno, il denaro viene ovviamente utilizzato per sfamare altri bambini. L’assistenza alimentare nei Paesi in via di sviluppo è generalmente molto meno costosa che nei Paesi ad alto reddito. All’interno della app, si può selezionare che paesi aiutare e per rispettare i suoi principi di trasparenza, dal canto suo il WFP mostra agli utenti dove e chi hanno aiutato.

L’assistenza alimentare fornita dal WFP si articola in di versi modi a seconda dei contesti.  Si usano trasferimenti di contante o buoni quando il cibo è presente nei mercati ma i poveri non hanno possibilità di acquistarlo. In Libano, le famiglie siriane rifugiate ricevono delle carte elettroniche che possono utilizzare per acquistare il cibo che preferiscono nei negozi locali. Ciò consente ai siriani di acquistare prodotti freschi, come latticini, pollame e carne e aiuta anche a sviluppare l’economia locale. In situazioni di emergenza, il WFP distribuisce spesso razioni alimentari di base che includono riso, frumento integrale, pasta, lenticchie, cibo in scatola, zucchero, sale, olio da cucina e farina di grano. Ai bambini, particolarmente vulnerabili alla malnutrizione, vengono forniti alimenti ad alto potere nutritivo come i biscotti fortificati o altri alimenti che non richiedono cottura. In situazioni più stabili, il WFP fornisce spesso pasti scolastici. Ai bambini che frequentano la scuola viene servita la colazione, il pranzo (o entrambi i pasti) e, a volte, anche delle razioni da portare a casa. Per molti bambini si tratta del solo pasto, o del più nutriente, che consumano nell’arco dell’intera giornata.

Se state leggendo da uno smartphone, ora aprite ShareTheMeal!

Gli USA abbandonano l’UNESCO

La decisione è giunta solamente quest’oggi, ma da almeno un lustro il rapporto tra Stati Uniti d’America e Unesco si era inclinato. Quest’oggi tramite notificazione, avente quindi forza di atto ufficiale, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato all’organismo delle Nazioni Unite la sua uscita da membro dell’organizzazione. Per il Dipartimento di Stato statunitense è :

“Fondamentale riformare l’organizzazione. Gli Usa manterranno lo status di osservatori, fornendo un contributo di visione, prospettiva ed esperienza”. 

L’UNESCO è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere molteplici e differenti attività tra cui: la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l’informazione per promuovere “il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali” quali sono definite e affermate dalla Carta dei Diritti Fondamentali delle Nazioni Unite.

IL MOTIVO DEL RITIRO – Dietro la decisione degli USA vi sarebbe l’accusa nei confronti dell’UNESCO di «inclinazioni anti israeliane». Washington – ha affermato la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert – sostituirà la propria rappresentanza attuale con una «missione di osservatori».

A spingere Washington alla clamorosa mossa vi sono due importanti motivi. Il primo motivo che ha spinto la più grande potenza al mondo fuori dall’agenzia delle Nazioni Unite è dovuta al recente Congresso di Cracovia dell’organizzazione. Inoltre la risoluzione dello scorso luglio ha negato la sovranità di Israele sulla città di Gerusalemme vecchia e Gerusalemme est. A Cracovia l’Unesco aveva dichiarato che Israele è una «potenza occupante». In precedenza era stato negato il legame culturale tra Israele e il Muro del Pianto. Sempre a Cracovia era stato riconosciuto quale «patrimonio dell’umanità» il sito della tomba dei Patriarchi a Hebron, definito tuttavia «sito palestinese».

E’ dal 2011, quando la Palestina divenne membro dell’organizzazione dell’Onu, che gli Stati Uniti hanno smesso di finanziarla pur mantenendo un ufficio nel quartier generale di Parigi. Intanto a Parigi si sta votando in questi giorni per eleggere il nuovo direttore generale. Per ora sono rimasti in lizza due soli candidati che sono pari a livello di preferenze: l’ex ministro della cultura francese Audrey Azoulay e il suo omologo del Qatar Hamad Bin Abdulaziz Al-Kawari su cui Israele ha già espresso le proprie preoccupazioni.

SFIDA PER LA PRESIDENZA  – E’ nella “Questione Qatar” che si concentra il secondo motivo che ha portato alla clamorosa decisione di Washington. L’esito della votazione per la Presidenza potrebbe arrivare entro le prossime ventiquattrore. L’organizzazione fin dal 1945, la poltrona di leader dell’Unesco è stata occupata da europei, americani, un asiatico e un africano, e ora i Paesi arabi ritengono che sia arrivato il loro turno, tanto da schierare quattro pretendenti in lizza: oltre a Qatar ed Egitto, anche Libano e Iraq, che però alla fine ha ritirato la sua candidatura. L’Unesco è la prima organizzazione Onu ad aver ammesso la Palestina come Stato membro, nell’ottobre 2011, suscitando l’ira e lo stop dei finanziamenti da parte di Usa e Israele.

UNESCO IN CRISI FINANZIARIA? Il candidato qatarino Hamad al-Kawari, nel presentare la sua candidatura ha dichiarato che «Non vengo a mani vuote».

Come a sottintendere che Qatar è pronto a farsi carico del baratro di bilancio provocato dallo stop ai contributi di Stati Uniti e Giappone. Da soli gli Usa rappresentavano il 20% del bilancio dell’Unesco. Senza contare la ritorsione del Giappone, il secondo finanziatore più importante, che ha rifiutato di pagare la sua quota 2016 in seguito all’iscrizione, nel 2015, nel registro della memoria mondiale, del Massacro di Nankin, perpetrato dall’esercito imperiale giapponese nel 1937. Qatar che sta lottando per affermarsi come Potenza Regionale con azione globale, proprio nel mentre è stato accusato da Arabia saudita e alleati del Golfo di sostenere il terrorismo jihadista. Più che per la galassia jihadista si sottolinea che le Monarchie del Golfo non ne hanno apprezzato il dialogo con l’Iran sciita e soprattutto il forte legame con la Turchia.

Gli Stati Uniti d’America stanno, nel bene o nel male del vostro giudizio, riportando al centro del dibattito il peso del loro ruolo di Paese leader del mondo. E per farlo, dopo la NATO, ricordano al mondo che a sostenere organizzazioni e progetti ci sono i loro dollari e apparati. Un messaggio chiaro da chi non possiede più la pazienza di caricarsi sulle spalle le scelte dell’intero blocco occidentale.