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Lucio Battisti – Più di prima. Più che mai

Ammetto di esserne un ammiratore eretico. La ragione risiede nel fatto che non appena undicenne, mentre venivo accompagnato con il redattore di Architettura Jacopo Costanzo alle feste degli amici delle medie, in auto mio padre mi faceva ascoltare Lucio Battisti con Pasquale Panella. Un Battisti nascosto, per pochi, forse il migliore interprete di un’ermeneutica incarnata successivamente solo da Battiato.

Nelle settimane in cui è al culmine la guerra intorno la liquidazione della società Edizioni Musicali Acqua Azzurra, un disco, rigorosamente non disponibile in download, conquista il primo posto in classifica italiana. Come a dire ai nuovi o presunti cantautori italiani che appena gli Dei tornano per loro di spazio ne rimane bene poco.

Il disco più venduto della settimana appena passata è stato «Masters». Una raccolta dei classici di Lucio Battisti in versione restaurata e rimasterizzata che segue il solco inaugurato dai Pink Floyd con Echoes, oltre dieci anni fa.

La particolarità di questa edizione musicale è che esso non si può scaricare (legalmente) e non è disponibile in streaming. Per una ragione tanto romantica, quanto irrazionale visti gli attuali problemi, la moglie e figlio si sono sempre opposti alla digitalizzazione del catalogo

«Masters» sembra un prodotto fuori dal tempo. Capace di mandare indietro in classifica i paladini dello streaming, quali: Fedez, la Dark Polo Gang e i The Giornalisti.

Battisti è stato sopra tutti, sia quelli che vanno forte sulle nuove piattaforme, sia quelli che vendono nei negozi, sia quelli che se la cavano su entrambi i fronti. Solamente Liam Gallagher lo supera nella vendita di vinili. Lo stesso cantante di Manchester che lo scorso anno stupì il mondo con un documentario Supersonic dedicato ai tempi precedenti all’avvento del web. Quando la musica era sporca, si inceppava per un graffio o per un difetto del supporto.

Lucio Battisti, più forte di prima. Più vivo e poetico nel suo mare nero degli effetti delle stories di hypster pariolini alla moda che nulla stanno lasciando.

Gli USA abbandonano l’UNESCO

La decisione è giunta solamente quest’oggi, ma da almeno un lustro il rapporto tra Stati Uniti d’America e Unesco si era inclinato. Quest’oggi tramite notificazione, avente quindi forza di atto ufficiale, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato all’organismo delle Nazioni Unite la sua uscita da membro dell’organizzazione. Per il Dipartimento di Stato statunitense è :

“Fondamentale riformare l’organizzazione. Gli Usa manterranno lo status di osservatori, fornendo un contributo di visione, prospettiva ed esperienza”. 

L’UNESCO è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere molteplici e differenti attività tra cui: la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l’informazione per promuovere “il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali” quali sono definite e affermate dalla Carta dei Diritti Fondamentali delle Nazioni Unite.

IL MOTIVO DEL RITIRO – Dietro la decisione degli USA vi sarebbe l’accusa nei confronti dell’UNESCO di «inclinazioni anti israeliane». Washington – ha affermato la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert – sostituirà la propria rappresentanza attuale con una «missione di osservatori».

A spingere Washington alla clamorosa mossa vi sono due importanti motivi. Il primo motivo che ha spinto la più grande potenza al mondo fuori dall’agenzia delle Nazioni Unite è dovuta al recente Congresso di Cracovia dell’organizzazione. Inoltre la risoluzione dello scorso luglio ha negato la sovranità di Israele sulla città di Gerusalemme vecchia e Gerusalemme est. A Cracovia l’Unesco aveva dichiarato che Israele è una «potenza occupante». In precedenza era stato negato il legame culturale tra Israele e il Muro del Pianto. Sempre a Cracovia era stato riconosciuto quale «patrimonio dell’umanità» il sito della tomba dei Patriarchi a Hebron, definito tuttavia «sito palestinese».

E’ dal 2011, quando la Palestina divenne membro dell’organizzazione dell’Onu, che gli Stati Uniti hanno smesso di finanziarla pur mantenendo un ufficio nel quartier generale di Parigi. Intanto a Parigi si sta votando in questi giorni per eleggere il nuovo direttore generale. Per ora sono rimasti in lizza due soli candidati che sono pari a livello di preferenze: l’ex ministro della cultura francese Audrey Azoulay e il suo omologo del Qatar Hamad Bin Abdulaziz Al-Kawari su cui Israele ha già espresso le proprie preoccupazioni.

SFIDA PER LA PRESIDENZA  – E’ nella “Questione Qatar” che si concentra il secondo motivo che ha portato alla clamorosa decisione di Washington. L’esito della votazione per la Presidenza potrebbe arrivare entro le prossime ventiquattrore. L’organizzazione fin dal 1945, la poltrona di leader dell’Unesco è stata occupata da europei, americani, un asiatico e un africano, e ora i Paesi arabi ritengono che sia arrivato il loro turno, tanto da schierare quattro pretendenti in lizza: oltre a Qatar ed Egitto, anche Libano e Iraq, che però alla fine ha ritirato la sua candidatura. L’Unesco è la prima organizzazione Onu ad aver ammesso la Palestina come Stato membro, nell’ottobre 2011, suscitando l’ira e lo stop dei finanziamenti da parte di Usa e Israele.

UNESCO IN CRISI FINANZIARIA? Il candidato qatarino Hamad al-Kawari, nel presentare la sua candidatura ha dichiarato che «Non vengo a mani vuote».

Come a sottintendere che Qatar è pronto a farsi carico del baratro di bilancio provocato dallo stop ai contributi di Stati Uniti e Giappone. Da soli gli Usa rappresentavano il 20% del bilancio dell’Unesco. Senza contare la ritorsione del Giappone, il secondo finanziatore più importante, che ha rifiutato di pagare la sua quota 2016 in seguito all’iscrizione, nel 2015, nel registro della memoria mondiale, del Massacro di Nankin, perpetrato dall’esercito imperiale giapponese nel 1937. Qatar che sta lottando per affermarsi come Potenza Regionale con azione globale, proprio nel mentre è stato accusato da Arabia saudita e alleati del Golfo di sostenere il terrorismo jihadista. Più che per la galassia jihadista si sottolinea che le Monarchie del Golfo non ne hanno apprezzato il dialogo con l’Iran sciita e soprattutto il forte legame con la Turchia.

Gli Stati Uniti d’America stanno, nel bene o nel male del vostro giudizio, riportando al centro del dibattito il peso del loro ruolo di Paese leader del mondo. E per farlo, dopo la NATO, ricordano al mondo che a sostenere organizzazioni e progetti ci sono i loro dollari e apparati. Un messaggio chiaro da chi non possiede più la pazienza di caricarsi sulle spalle le scelte dell’intero blocco occidentale.

La razionale strategia di Kim Jong-un

Kim Jong-un è un personaggio da molti deriso e non preso sul serio, ma le sue azioni rivelano un’estrema razionalità. Il riso che provoca in molti occidentali risiede nel non aver ancora appreso l’insegnamento di Montesquie contenuto in “Lettere Persiane”. Opera pubblicata anonimamente nel 1721 ad Amsterdam racconta lo scambio epistolare fra due persiani che viaggiano in Europa, Usbeck e Rica. Questo saggiò offrì a Montesquieu l’espediente per pubblicare, in forma di lettere, brillanti saggi nei quali la società e le istituzioni (francesi innanzi tutto), sono descritte secondo moduli relativisti, adottando il punto di vista di esponenti di una cultura diversa da quella europea. Con satira sferzante, vi si traccia un quadro disincantato dell’assolutismo francese. Ora basta ribaltare i ruoli e all’appellativo “francese” sostituire “occidentale”.

E’ nella relatività dei costumi teorizzata e portata alla luce da Montesquie che s’insidia l’incapacità occidentale di saper riconoscere l’estrema e lucente accuratezza del programma di Kim Jong-un. Allo stesso tempo e modo l’opinione pubblica occidentale non è in alcun modo capace di declinare l’enorme pericolosità delle armi a disposizione del dittatore nordcoreano. Guida suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea, Kim Jong-un ha studiato alla Scuola Inglese Internazionale di Berna sotto pseudonimo e secondo un suo ex cuoco personale, Kim Jong-un sa parlare coreano, inglese, francese e tedesco.

Nell’ultimo anno è particolarmente cresciuta la capacità militare e tecnologica della Corea del Nord, dai test missilistici fino al possedimento della fatidica bomba H, il paese asiatico si è reso protagonista di una forte accelerazione. Un’accelerazione della produzione e capacità tecnico militare che prosegue il solco dinastico a comando della Corea del Nord da decenni.

Seguendo il tratto di conoscenza della società per la comprensione di un popolo, come l’insegnamento di Montesquie richiede, diviene essenziale lo studio dei fondamentali della società nordcoreana. Attraverso ciò si comprenderà il quadro razionale della strategia dello Stato Comunista. Ciò, potrebbe portarci a conclusioni personali ben diverse dalla comoda e dannosa riduzione a nevrosi psicotica della politica estera nordcoreana.

Poc’anzi ho definito la Corea del Nord come un paese comunista, la cui origine dottrinale è confermata dalla storia, ma il cui sviluppo è certamente fuori ogni possibilità di categorizzazione politica, rappresentando pertanto un unicum. Tra i primi fondamentali di un Paese, dopo la descrizione della sua forma di governo e del suo apparato militare vi è imprescindibilmente l’economia. Inaspettatamente e incredibilmente, in antitesi alle previsioni di molte agenzie di rating e analisi, la Corea del Nord ha registrato una crescita del Pil che nell’ultimo biennio è cresciuto dall’1% al 4%. Ciò non ha però portato alcun beneficio alla popolazione, che viene considerata dalle Nazioni Unite tra le più povere del mondo.

La Corea del Nord ricerca un’attenta e scrupolosa “strategia della crisi”. E’ infatti attraverso lo stato di mobilitazione continua e di massa che mantiene saldi i fili del regime sulla popolazione. Ed è sul mantenimento del potere sulla popolazione e dello status di Guida Suprema della Corea del Nord che si gioca la partita di Kim Jong-un.

«La Corea del Nord considera il suo riconoscimento come una potenza nucleare da parte della comunità internazionale – spiega l’editorialista del Corriere Franco Venturini – l’unico modo per garantire la sicurezza e la durata del regime».

Ottenere lo status di paese nuclearizzato permetterebbe a Pyongyang di essere considerata al pari delle grandi potenze. Il grande errore di questa prassi, ormai consolidata a livello internazionale, è stata colpa dell’incapacità della diplomazia anglo-francese degli anni novanta, assai diversa dell’attuale, che portò alla non belligeranza di fronte i test nucleari di Paesi come India e Pakistan nel 1998. Potenze regionali, ma non globali.

Oggi raccontare la crisi nordcoreana come un duello tra eccentrici leader, Trump e Kim Jong-un, è un’evidente sottovalutazione delle forze e degli interessi in campo.

Negli ultimi mesi nei momenti di maggior tensione, Kim Jong-un sembra sempre in grado di poter controllare la partita. Conosce i suoi limiti ed i suoi punti di forza. E’ consapevole che per gli Stati Uniti l’opzione militare resta ancora troppo rischiosa. Sebbene il Pentagono sia operativamente capace di compiere azioni belliche durature ed efficaci nell’area da oltre un mese.

Allo stesso tempo si inseriscono nella partita gli interessi della Cina. Pechino ha da tempo, anche attraverso un recente embargo di petroli e gas, messo in crisi i rapporti con la Corea del Nord. Ciò non rende  però favorevole l’ipotesi di un attacco militare terzo contro Pyongyang da parte cinese. La destabilizzazione del paese avrebbe come prima conseguenza l’esodo di milioni di profughi. E, scenario ancora peggiore, la prospettiva di una riunificazione coreana, magari sotto la regia americana e la forte compresenza della NATO.

Alla luce di queste considerazione Kim Jong-un si deve necessariamente considerare un valido e cosciente stratega. Una strategia dai contorni spaventosi, ma alla luce della partita metaforicamente portata sugli scacchi, rendono Kim Jong-un un re lucido e con una strategia razionale. Una razionale e lucida follia.

Ritorna la Serie C

Un ritorno al passato, la Lega Pro tornerà a chiamarsi Serie C, come ai vecchi tempi, quando si collezionavano le figurine Panini da bambini e ogni Provincia ne era fiera. La decisione è stata presa dall’assemblea della Lega Pro la scorsa primavera.

Il presidente Gravina ha dichiarato: “Siamo nati come Serie C e siamo identificati da tifosi e appassionati con il nome originario, che è identità”.

Nel 2014 c’era stato il cambio di nome dopo la rifondazione della lega, ma la nuova denominazione è stata spesso criticata dagli amanti del calcio, che sono cresciuti con la Serie C, con la C1 e con la C2.

La Serie C è da sempre un motivo di orgoglio per molte città e province, spesso con storie blasonate, che aspirano ai blasonati scenari di Serie B e Serie A.

PLAYOFF  – Oltre al ritorno alla vecchia denominazione si modificherà anche lo svolgimento dei playoff di Serie C per la stagione 2017-2018. Il presidente federale, viste le ultime vicende che nei giorni scorsi hanno portato alla riammissione del Rende Calcio, che ha costretto l’organizzazione a cambiare l’assetto dei tre gironi, che restano composti da 19 squadre ciascuno, ha deciso, sentito il parere dei Vice Presidenti, di modificare il regolamento dei playoff.

Per quanto riguarda i citeri di promozione, sono promosse direttamente in Serie B le squadre classificate al primo posto di ciascuno dei tre gironi, più la vincitrice dei playoff

I playoff verranno disputati dalle 28 squadre, che a conclusione della stagione regolare, si sono classificate dal secondo al decimo posto dei tre gironi e dalla squadra che risulta vincitrice della Coppa Italia Serie C.

Nell’ipotesi in cui la vincitrice di Coppa Italia Serie C si sia:
– classificata al primo posto nel girone di competenza;
– classificata al secondo posto nel girone di competenza;
– classificata al terzo posto nel girone di competenza;
–  classificata dal 16° al 19° posto del girone di competenza;
– rinunci alla disputa dei playoff,
Allora nella posizione di griglia nei playoff (prevista per la vincitrice della Coppa) subentrerà l’altra squadra finalista di Coppa Italia Serie C.
In quest’ultimo caso, qualora ricorrano anche per la finalista perdente la Coppa Italia Serie C le suindicate ipotesi di preclusione ovvero in caso di rinuncia di quest’ultima, la posizione di griglia nei playoff (prevista per la vincitrice della Coppa) sarà assegnata alla squadra quarta classificata nel girone di competenza della vincitrice di Coppa Italia Serie C, con scorrimento della classifica delle altre squadre successivamente posizionate fino all’ammissione, in via del tutto eccezionale, della squadra classificatasi all’undicesimo posto durante la regular season.
Nell’ulteriore ipotesi in cui la vincitrice di Coppa Italia Serie C o la società che le subentra nella posizione in griglia:
– si sia classificata dal quarto al decimo posto durante la regular season, avrà accesso ai playoff, in via del tutto eccezionale, la squadra classificatasi all’undicesimo posto nel girone di competenza durante la regular season, con scorrimento della classifica delle altre squadre.
Lo svolgimento delle gare di playoff si articolerà attraverso tre distinte fasi, con condizioni di accesso determinate come segue:
La prima fase è il playoff del girone. Alla Prima accedono le 21 squadre classificate dal quarto al decimo posto di ciascun girone. Essa si svolgerà attraverso la disputa di un doppio turno a gara unica ospitata dalla
squadra meglio classificata al termine della regular season.
A. Primo Turno playoff del girone (5a, 6a, 7a, 8a, 9a e 10a classificate)
Le 18 squadre classificate dal quinto al decimo posto di ciascun girone si affrontano, in gara unica, secondo la seguente previsione:
a) la squadra quinta classificata affronterà la squadra decima classificata del medesimo girone;
b) la squadra sesta classificata affronterà la squadra nona classificata del medesimo girone;
c) la squadra settima classificata affronterà la squadra ottava classificata del medesimo girone;
Le squadre vincenti avranno accesso al secondo turno.
Nell’ipotesi in cui la vincitrice di Coppa Italia Serie C si sia classificata al 5° o al 6°, o al 7° o all’ 8° o 9° o 10° posto, avrà accesso ai playoff del girone – in via del tutto eccezionale – la squadra classificatasi all’11° posto del girone di competenza, con scorrimento della classifica delle altre squadre.
B. Secondo Turno playoff del girone
Nel secondo turno di playoff del girone, alle 3 squadre vincitrici degli incontri del Primo Turno, si baggiunge la squadra classificata al quarto posto di ciascun girone di regular season. Le 4 partecipanti sono ordinate nel rispetto del piazzamento in classifica ottenuto al termine della regular season, determinandosi gli accoppiamenti secondo i seguenti criteri:
a) la migliore classificata affronta, in casa e in gara unica, la peggiore classificata;
b) le altre due si affrontano in gara unica sul campo della migliore classificata.
Nell’ipotesi in cui la vincitrice di Coppa Italia Serie C si sia classificata al 4° posto durante la regular season, avrà accesso ai playoff del girone – in via del tutto eccezionale – la squadra classificatasi all’11° posto del girone di competenza con scorrimento della classifica delle altre squadre.
Le squadre vincenti avranno accesso alla Fase play off Nazionale. In caso di parità al termine dei 90’ regolamentari, avrà accesso alla Fase Play Off Nazionale la squadra meglio classificata al termine della regular season.
La seconda fase è il playoff Nazionale. Allasexconda fase partecipano 13 squadre che si confronteranno in un doppio turno.
A. Primo Turno playoff Nazionale
Al Primo Turno playoff Nazionale partecipano 10 squadre, così determinate:
a) le 6 squadre che risultano vincenti degli incontri della Fase playoff dei gironi;
b) le 3 squadre terze classificate di ogni girone al termine della regular season;
c) la squadra vincitrice della Coppa Italia Serie C o la Società subentrante
Svolgimento Primo Turno della Fase playoff Nazionale:
Il primo turno della Fase playoff Nazionale si articolerà attraverso 5 incontri in gare di andata e ritorno secondo accoppiamenti tra le 10 squadre qualificate che prevederanno come “teste di serie” le 5 squadre di seguito indicate:
a) le 3 squadre classificate al terzo posto di ciascun girone nella regular season;
b) la squadra vincitrice della Coppa Italia Serie C
c) la squadra che, tra le 6 vincitrici dei Play Off di girone, risulterà meglio classificata secondo questi criteri:
1) miglior piazzamento in classifica nel proprio girone al termine della regular season;
2) maggior numero di punti acquisiti in classifica nel proprio girone al termine della regular season;
3) maggior numero di vittorie conquistate nel proprio girone al termine della regular season;
4) maggior numero di reti segnate nel proprio girone al termine della regular season;
5) sorteggio tra le squadre se permarrà la situazione di parità
Le altre 5 squadre saranno accoppiate alle 5 “teste di serie” mediante sorteggio. Le squadre “teste di serie” disputeranno la gara di ritorno in casa. Le squadre vincenti, al termine delle due gare, avranno accesso al Secondo Turno della Fase Play Off
Nazionale.
In caso di parità al termine delle due gare – andata e ritorno – avrà accesso al Secondo Turno della Fase Play Off Nazionale la squadra meglio classificata per i criteri elencati in precedenza.
Secondo Turno della Fase playoff Nazionale
Al secondo turno della fase dei playoff Nazionale partecipano le 5 squadre risultate vincitrici delle gare del Primo Turno e le 3 squadre classificate al secondo posto di ciascun girone al termine della regular season.
Svolgimento Secondo Turno della Fase Play Off Nazionale
Le gare del Secondo Turno della Fase Play Off Nazionale si articoleranno attraverso 4 incontri in gare di andata e ritorno, secondo accoppiamenti tra le 8 squadre qualificate che prevederanno, come “teste di
serie”, le 4 squadre di seguito indicate:
a) le 3 squadre classificate al secondo posto di ciascun girone nella regular season;
b) la squadra che, tra le vincitrici del primo turno di Play Off Nazionale, risulterà meglio classificata  per i criteri elencati in precedenza.
Le altre 4 squadre saranno accoppiate alle 4 “teste di serie” mediante sorteggio. Le squadre “teste di serie” disputeranno la gara di ritorno in casa. Le squadre vincenti, al termine delle 2 gare, avranno accesso alla Fase della Final Four.
In caso di parità al termine delle 2 gare – andata e ritorno – avrà accesso alla Final Four la squadra meglio classificata per i criteri elencati in precedenza.
L’ultima fase è la Final Four.
Partecipano le 4 squadre vincenti degli incontri di cui al Secondo Turno playoff Nazionale, inserite in un tabellone mediante sorteggio senza condizionamento di accoppiamento e successione degli incontri. Più in particolare si svolgeranno due successivi livelli di qualificazione come di seguito:
a) i confronti valevoli quali “SEMIFINALI” saranno disputati in gara di andata e ritorno secondo
accoppiamenti determinati da sorteggio integrale.
Al termine degli incontri, in caso di parità, saranno disputati due tempi supplementari di 15’ e,
perdurando tale situazione, saranno eseguiti i calci di rigore.
b) La “FINALE” sarà disputata in gara unica ed in campo neutro individuato dalla Lega Pro. In caso di
parità, saranno disputati due tempi supplementari di 15’ e, perdurando tale situazione, saranno eseguiti i
calci di rigore.

 

SCIOPERI E RINVII – Nel frattempo, dopo il cambio nella composizione dei gironi dovuto al ripescaggio del Rende, si rischia un rinvio del campionato a causa dello stato di agitazione proclamato dall’AIC ( Associazione Italiana Calciatori ) con Damiano Tommasi a trattare con il Presidente Gravina.

Noi speriamo in un rapido inizio per poter tornare a guardare il vero calcio. Quello di Provincia.

Jimmy Napes, il maestro autore di Smith e Disclousure

Dietro i grandi successi dell’ultimo triennio Made in Uk si nasconde il talento privato di Jimmy Napes. Ai più questo nome non dirà molto, ma il produttorer e autore inglese è stato recentemente premiato per  “Writing’s on the Wall” con  Sam Smith ai Golden Globe Award per l’ Academy Award for Best Original Song. Le sue tracce sono sparse in ogni successo britannico prodotto dal 2013 in poi e la sua fama è arrivata negli Stati Uniti d’America dove sono in  molti a richederlo come co-produttore.

Jimmy Napes è un ragazzo del nord di Londra, che è cresciuto negli ultimi anni del garage britannico, il quale si è formato attraverso la musica classica su impulso dei suoi genitori ( padre batterista, madre pianista). Tutto’ora idolatrizza artisti come Carole King e Burt Bacharach, i quali hanno costruito un impero scrivendo hit per gli altri e per loro, e nella sua ricerca di emulare loro ha trascorso la sua prima età artistica.

 

Vi chiederete quale sia la sua genesi e il  motivo per il quale vi si presenta questo produttore dal viso pulito come il più prolifico e talentuoso prodotto di Gran Bretagna. Ebbene, il motivo risiede nella sua capacità di aver scritto i più bei brani britannici degli ultimi anni. La sua storia di successo, come tante altre, è iniziata un po’ per caso.  Anni addietro, per primo, riconobbe il talento dell’allora diciannovenne Sam Smith, non un professionista all’epoca. I due dopo l’introduzione di un comune amico, videro Smith scendere nello studio dell’appena conosciuto Napes per scrivere immediatamente insieme la canzone “Lay Me Down”. Il successo del singolo fu immediato tanto da far iniziare tra gli addetti ai lavori la caccia all’autore. Fu così che il management dei Disclosure lo assunse come autore dei loro brani, e così assieme ai fratelli Lawrence, i quattro si sono seduti insieme per scrivere una canzone che è diventata la iù importante hit degli anni dieci ossia “Latch”. Quello successivo è stato un trionfo accecante di tre numeri britannici scritti da Napes-Naughty Boy e Sam Smith, “La La La”, “Stay With Me” di Smith e “Rather Be” di Clean Bandit Crediti di produzione sugli album di debutto di Smith e Disclosure. Successivamente è arrivato il successo con Nile Rodgers e Mary J Blige.

L’elemento di rottura e di passaggio, non solo per gli artisti sopracitati, ma per tutta la musica mondiale è stata la realizzazione di Latch. Infatti, quando i quattro si riunirono per scrivere “Latch”, Napes, Smith e i fratelli Lawrence erano tutti affamati e volenterosi di non perdere un’occasione. Jimmy Napes ha dichiarato che quando scrissero Latch all’epoca “Sam (Smith) spillava pinte di birra, io suonavo ai balli dei matrimoni, e i ragazzi del Disclosure non avevano un cesso dove pisciare”. Smith aveva le corde vocali, e i Lawrences misero quel bacio di beat e magia sul pop della loro gioventù inflessibile da garage, ma fu Napes a inserire e coniugare i giusti ingredienti della hit degli anni dieci.

Da poco più di due anni è uscito il suo The Making of Me , un  EP speciale per chi vuol oltrepassare la cornice da hit di alcuni suoi successi. Un disco personale anche se coscritto con altri che è preludio per la musica britannica, e non solo, dei prossimi dieci anni.

Nicolas Jaar – Il compositore del futuro

Lo scorso mercoledì ha incantato Roma e il Just Music Festival con le sue eclettiche capacità. Ma, dietro Nicolas Jaar si nasconde molto altro. Quando nel 2011 si fece conoscere al mondo attraverso il sorprendente album “ Space Is Only Noise” fin da subito si ebbe la percezione che vi fosse una capacità interpretativa e compositiva nuova e di valore. Un valore aggiunto rappresentato dalle vicende biografiche del giovane artista cileno-statunitense che solo recentemente sono venute a galla attraverso LP Sirens. Certamente, il triennio passato nei club di tutto il mondo, precedente all’anno di svolta di Space Is The Only Noise, lo ha reso empaticamente un tutt’uno con il pubblico.

Nella storia personale di Nicolas Jaar c’è la sofferenza malinconica che con un’eleganza degna di Rossini prepotentemente esce fuori da ogni sua traccia. Nato a New York nel 1990 dall’artista cileno-palestinese Alfredo Jaar, presente alla Biennale di Venezia per la prima volta nel 1987, e da madre franco-cilena nacque negli Stati Uniti d’America per sfuggire alla dittatura di Pinochet. La frase che appare sulla copertina di Sirens, in lingua spagnola, “Abbiamo già detto no, ma il sì è ovunque” è un chiaro riferimento al referendum plebiscitario, elemento d’elezione di ogni dittatura, con il quale il popolo cileno si oppose alla riconferma di Pinochet. Le origini sudamericane e palestinesi unite ai temi legati alla libertà, si ripercuotono nei suoi testi. “Three Side Of Nazareth”, la miglior traccia dell’album, è un brano che racchiude la storia del novecento, la teologia e suoni ancestrali combinati dall’elettronica.

Sirens ripercorre tratti di storia cilena con frasi quali “ ho trovato pezzi di ossa rotte sui lati delle strade” o in “ abbiamo creato un mostro”. Se i suoi primi album avevano influenze new wave e ambient da Sirens in poi e con Nymphs finalmente la musica trova dei nuovi elementi sui quali certamente si baseranno i suoni del futuro. Hystory Lesson è il brano che chiude “Sirens”.

E se ora c’è una lezione che la storia della musica è che di Brian Eno o Syd Barret ne nasce uno ogni trent’anni. Jaar si propone come il continuatore di una non convenzionale composizione del futuro.

Roma torna a divertirsi con il Just Music Festival

Dal 20 Giugno al 9 Luglio 2017 torna il Just Music Festival, a trasformare la capitale nel palcoscenico di un nuovo grande evento di musica e cultura contemporanea: otto giorni di DJ set, concerti, performance con i più importanti artisti a livello mondiale. Alla sua terza edizione, il Just Music Festival divide il suo programma artistico in tre location di grande fascino – l’Ex Dogana, il Museo MAXXI e lo Spazio Novecento – attraversando stili, generi e nazioni, per esplorare nuovi contesti e nuovi pubblici.

Dall’avanguardia di Nicholas Jaar, artista newyorkese ma di origine cilena, famoso in tutto il mondo per la sua elettronica in bilico tra suggestioni techno, rnb, jazz e world, fino al nuovo soul-blues ibrido del britannico RagnBone Man, cantautore cresciuto nell’underground inglese, arrivato quest’anno al successo planetario grazie alla famosissima hit Human. Dal poliedrico e carismatico Paul Kalkbrenner, padre indiscusso di quel suono e quell’estetica che portano la firma Berlino-anni-2000, all’intramontabile Fatboyslim, artista dal talento inarrivabile nel mischiare generi e registri, che con le sue produzioni ha segnato una pagina intera di storia dell’elettronica e del pop. Fino ad alcune stelle indiscusse del DJing mondiale: l’inglese Carl Cox, tra i più influenti artisti house e techno in assoluto, il canadese Richie Hawtin, custode incontrastato della techno minimale di prima generazione e artista che da sempre riesce a spostare il confine tra DJ set e performance live, o il bosniaco, ma tedesco d’adozione, Solomun, che del nuovo suono dance minimale è forse l’erede più contemporaneo.

Il Just Music Festival è ovviamente molto altro ancora, con i set visionari di Damian Lazarus, l’eclettismo di Butch o gli ipnotici UK grooves di Daddy G, storico membro fondatore dei Massive Attack. Sempre in consolle, vedremo anche due personaggi che hanno fatto la storia della dance nostrana, DJ Ralf e Cirillo, oltre ad alcune “promesse” che sembrano già ampiamente mantenute, come i britannici Jackmaster e Jasper James o gli italianissimi Howl Ensamble e i romani e apprezzati Dumfound.

Ma, soprattutto, quest’anno è la volta di una grande novità al Just Music Festival: una giornata interamente dedicata ad una delle culture musicali contemporanee più importanti e influenti al mondo. “Roots In The City è un festival nel festival, un nuovo format dedicato ai suoni reggae, dub e dancehall. Il 2 luglio, in un’unica lunga maratona musicale, si esibiranno sullo stesso palco alcuni dei più importanti interpreti legati alla tradizione “roots” e alla musica popolare giamaicana, in tutte le sue varianti e interpretazioni. Primo tra tutti Sizzla, tra i massimi esponenti di quel reggae nato negli anni 90 che ha ritrovato nella radice rastafariana l’orizzonte del contemporaneo e che ha saputo uscire dai confini giamaicani per conquistare il mondo, accompagnato in questa occasione dalla titanica Firehouse Band. O i leggendari Lee Scratch Perry e Mad Professor, due vecchi maestri che, per una notte, si ritroveranno a Roma di nuovo insieme sul palco per ridare vita ad un capitolo intero della storia del reggae e della dub music; ma ci saranno anche interpreti affermati della nuova generazione, provenienti da paesi satellite rispetto al suono giamaicano, come il guyanese Promise No Promises, o l’astro nascente australiano Nattali Rize, con il suo reggae impegnato contaminato dai linguaggi del nuovo hip-hop. Ad essi si aggiungeranno guest, sound system e crew di Roma, per mettere in connessione l’olimpo del reggae con le migliori esperienze locali.

Il Just Music Festival è infatti prima di tutto il tentativo di creare uno spazio nuovo nella città di Roma, in cui diversi generi e diverse tradizioni contemporanee si incontrino. Un festival per un pubblico non più di nicchia, ma misto, trasversale e multietnico: appassionati di elettronica e pop, devoti del roots reggae, fan della techno, amanti dell’house music, adepti del nuovo movimento dancehall e fedeli dellhip hop, tutti insieme sotto uno stesso tetto, non più divisi da barriere di genere e contesto, che in definitiva sono anche barriere culturali e sociali.

La musica è anche loccasione per indagare altri linguaggi: ad accompagnare il festival, alcuni singolari incroci con le arti visive, per gettare ponti tra la musica contemporanea e le più importanti esperienze artistiche internazionali. Come per esempio le opere ambientali di Graziano Locatelli, che interagiscono con il contesto spaziale del festival, o un progetto speciale, senza precedenti, con un misterioso artista inglese noto in tutto il mondo. Un progetto di cui non possiamo dire altro, ma che sveleremo con una comunicazione a sé a ridosso dell’evento.

Tutto questo e altro ancora si andrà ad aggiungere alla storia già raccontata dalle due edizioni passate, che hanno visto tra gli altri sul palco – in location come l’Auditorium e le Terrazze del Palazzo dei Congressi di Roma– artisti internazionali del calibro di Bjork, Massive Attack, Public Enemy, Burt Bacharach, Pet Shop Boys, Jean Michel Jarre, Disclosure, Róisín Murphy, Travis, Thievery Corporation, St. Germain, e James Morrison.

Per il Just Music Festival la musica non è solo musica, ma un linguaggio universale che “da solo” è in grado di reinventare le relazioni umane e creare nuove comunità. Il Just Music Festival 2017 è unesperienza che cancella le differenze e costruisce uno spazio di autentica condivisione:

“…music is the primary essence of human respect.

Francia – Trionfa nuovamente Macron, muoiono i socialisti

La Francia conferma la sua fiducia verso il neo eletto presidente Emmanuel Macron. Il movimento dell’ex banchiere, fondato appena un anno addietro, “En Marche!”  esce nettamente e clamorosamente in testa alle legislative francesi con il 32,6%  con un bottino in seggi che va da 415 a 445. Una maggioranza schiacciante, visto che l’Assemblée Nationale ha in tutto 577 deputati. Una vittoria fuori da ogni aspettativa, che calcolando il poco tempo a disposizione, ma che pone ora un onere privo di scusanti.

Nella storia dell’elezioni in Europa solo il partito Forza Italia di Berlusconi ebbe un successo paragonabile in un lasso di tempo assai breve. La scelta dei Francesi fa in modo che il primo Presidente post-ideologico dovrebbe riuscire ad incassare un numero di seggi inedito nella storia politica francese, una maggioranza talmente schiacciante da aver fatto dire a qualcuno dei collaboratori che “sarebbe stato meglio vincere con una maggioranza minore per la compattezza del movimento”.

Seppur con qualche difficolta resiste la destra gollista dei Républicains che  riesce a raggiungere tra il 19 e il 21 per cento dei voti. Ciò fa sì che alla luce del sistgema elettorale francese che prevede i collegi uninominali potrebbe portare l’UMP a conquistare un centinaio seggi al parlamento. Seppur in difficoltà entrerà nell’Assemblea Francese il Front National di Marine Le Pen, che il 7 maggio era riuscita a conquistare il 33 per cento del voto contro il 66,1 di Macron. L’attuale 14% contato in un sistema maggioritario dovrebbe penalizzarla: potrebbe avere dai 3 ai 10 seggi, sempre qualcosa in più rispetto al 2012 quando vide eletta nell’Assemblea una sola parlamentare.

Vera sorpresa è invece il movimento “La France Insoumise” il partito del tribuno della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon con il 12% dei voti, che sì sconterà come il FN il sistema maggioritario, ma seppellisce definitivamente i socialisti francesi e qul che resta della socialdemocrazia in Europa. Corbyn è rimasto fedele ai cardini dell’ideologia, cosa che nel continente non è accaduta per i partiti della sinistra democratica. un requiem che sembra aspettare nei prossimi anni il sequael nel resto dell’Unione Europa.

Versus di Carl Craig

Quando si uniscono le parole classica ed elettronica in molti storciono il naso. La loro unione è assai sgradevole se non in casi di strema capacità tecnica e di creatività mista a virtuosismo. Versus di Carl Craig ne è uno dei connubi più riusciti. Nato a Detroit, la famosa “motor city” all’interno della quale, 15 anni dopo un effervescente movimento musicale afroamericano gettò le basi per la musica techno. L’attuale successo di Passion Fruit con sample di Moodyman ne è uno degli esempi della forza e del tenore della Seconda “gloriosa” generazione di Detroit. Di quell’America tanto povera e degradata quanto immensamente creativa ed affascinante

La seconda generazione di Detroit si è incontrata nell’album Versus con l’anticonformismo del direttore d’orchestra François-Xavier Roth.Darkness crea tensioni attraverso accordi atmosferici, “Tecnology” è un esercizio di puro minimalismo, e “Domina” è il brano che rappresenta la meglio questo “scontro” tra mondi lontani quanto superbi e affascinanti nella loro sintesi.

Sandstorms, è un brano decisamente techno utilizzabile sapientemente da qualsiasi bravo dj sul floor di una qualsiasi location.  Se Carl Craig è definito da molti il Miles Davis della techno la riprova ne è The Melody, dove sapientemente tempi e bpm trasportano l’ascoltatore.

Esemplare è l’inserimento della capacità tecnica del lussemburghese Francesco Tristano Schlimé, che con il pianoforte sposta lo sguardo in un’atmosfera cinematografica.

Uno scontro d’autore. Una sintesi tra classica e techno unico.

Mani pulite brasiliana: tra Don Bosco e Le Corbusier

E’ il 1883 quando il sacerdote ed educatore italiano Giovanni Bosco, fondatore della Congregazione dei Salesiani, ebbe un sogno profetico, in cui descrisse una città futuristica che corrispondeva più o meno all’ubicazione di Brasilia. Oggi, a Brasilia, una delle principali cattedrali porta il suo nome, così come l’ “eremida Dom Bosco”, punto panoramico dove Giovanni Bosco avrebbe affermato che sarebbe nata questa città “dai frutti giganteschi”.  Il suo sviluppo e la sua costruzione invece la si deve al presidente Juscelino Kubitschek ordinò la costruzione di Brasilia, ponendo in atto un articolo della costituzione repubblicana del paese, e vide il suo principale pianificatore urbano in Lúcio Costa. A disegnare le linee avvenire del mondo, in quella utopistica e realistica città fu Oscar Niemeyr. Brasilia fu costruita in 41 mesi, dal 1956 al 21 aprile 1960, sulla base delle teorie di Le Corbusier.

Ora accanto alla realtà di una città che ha moriane idealità, si stringono le istanze sociali e conflittuali di un intero paese sull’orlo del caos. Infatti, il paese più grande del Sud America continua a non trovare pace e serenità da oltre un anno. Se fino a meno di un triennio fa era l’esempio della crescita e ribaltata dei BRICS, ora l’instabilità politica ne fa da padrona, generando incertezze economiche e finanziarie.

Il punto di non ritorno per Brasilia e il Brasile è stato toccato quando il presidente brasiliano ha ordinato lo schieramento dell’esercito a Brasilia per proteggere i ministeri, presi d’assalto da centinaia di manifestanti. Il provvedimento si basa su una legge d’emergenza, la Law and order Assurance (GLO), varata nel 1999, rivista nel 2001 e poi firmata dalla Rousseff nel 2014 . Negli ultimi tempi al misura era stata applicata solamente in occasione dei due grandi eventi sportivi di Rio 2016 e della FIFA World Cup del 2014. Il prvvedimento poi ritirato ha dimostrato la fragilità governativa e la non tenuta di uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, ossia l’esecutivo.

Le proteste sono cominciate dopo la pubblicazione sui giornali di alcune intercettazioni in cui si sente il presidente Michel Temer autorizzare il versamento di una somma per pagare il silenzio di Eduardo Cunha, ex presidente della camera, oggi in carcere per corruzione e riciclaggio. Apparentemente Cunha avrebbe potuto rivelare delle informazioni riguardo il coinvolgimento del presidente nello scandalo della Petrobras, la compagnia petrolifera nazionale. Lo stesso Michel Temer che un anno addietro fu protagonista dell’impeachment contro Dilma Rousseff, ponendo fine alla sponda brasiliana per il gruppo politico socialista sudamericano.  Il romanzo sudamericano appare però esser stato scritto in Italia.

L’inchiesta non si chiama “Mani Pulite” ma Lava Jato, “autolavaggio”. Ha travolto l colosso energetico Petrobras (nel 1992 era l’Edison )e il primo gruppo industriale del Paese, Odebrecht. In Brasile nell’ultimo anno ha trascinato nel fango politici di primissimo piano, sia del Pt (Partito dei lavoratori) da noi il PSI, che ha espresso gli ultimi due presidenti, Lula e Dilma Rousseff, sia gli esponenti del Pmdb, partito di centro cui appartiene l’attuale presidente Temer ( da noi la DC). In Italia non si fece sule sulla parte d’inchiesta affidata a Tiziana Parenti sul PCI, in Brasile non sembra ancora fermarsi l’indagine.

Le analogie sono molte. Dal ruolo dell’epoca dell’Italia nel Mediterraneo ( Sigonella in primis ) all’analogia con il Brasile di Lula. Dai protagonisti socialisti italiani alla nuova internazionale Sudamericana.

In Italia sembrava un rinnovamento, non lo è stato. In Brasile neppure lo sarà. L’unica cosa che resta da capire è chi trama dietro i lanci, non di monetine, ma molotov. Corsi e ricorsi della storia, questa volta di vichiana memoria e Pilotis “lecourbousiani” troppo deboli.