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Generazioni scorrette. Storie di illogica realtà

Alessandro Martorelli ed Enrico Sortino ci parlano di Generazioni Scorrette, lo spettacolo che racconta le storie di chi non ritenuto conforme alle convenzioni sociali, viene considerato “diverso” esistendo e/o resistendo ai limiti della normalità.

Il 13 e il 14 aprile invadono il palcoscenico dello Spazio Diamante le storie di illogica realtà di Generazioni Scorrette, con gli artisti Alessandro Martorelli, Antonio Pellegrini, Francesco Di Cicco e Enrico Sortino.

Generazioni Scorrette (evento Fb) è lo spettacolo composto da una raccolta di storie i cui protagonisti sono persone che si trovano ai limiti o all’esterno di quella sfera inviolabile e sacra in cui l’individuo fin dalla nascita viene spinto per evitare l’esclusione dalla società. Una sfera con un nome preciso: normalità. Generazioni Scorrette  parla del diverso, che in tutte le sue forme ci spaventa e ci allarma. Il diverso, in quanto tale, non può far parte del nostro mondo sociale. Ma al giorno d’oggi, fare affermazioni di questo tipo, potrebbe comportare accuse e recriminazioni da cui è difficile difendersi. Che fare allora? Evitare facendo finta di avvicinare. Più precisamente avvicinare con le parole, ma evitare con i fatti. E questo lo sanno bene i personaggi di Generazioni Scorrette che con i loro racconti, ironici, comici e a volte drammatici ce lo ricordano, gettandoci addosso senza alcun filtro la scomoda verità. Uno spettacolo composto da brevi monologhi e dialoghi intervallati e accompagnati da commenti musicali ad hoc, il cui filo conduttore è la quotidianità, tagliente, a volte amara, ma soprattutto reale.

Abbiamo chiacchierato con due protagonisti dello spettacolo, Alessandro Martorelli, autore dei testi e da sempre appassionato delle storie degli altri, vere o finte che siano e Enrico Sortino, attore, cantante, conduttore e doppiatore.

 

– Come è nata l’idea di Generazioni Scorrette e quanto ti ha assorbito?

Alessandro: L’idea di Generazioni Scorrette (pag. Fb) è nata a seguito di una chiacchierata con Antonio Pellegrini con cui ho fondato la Compagnia Assioma. Avevo dei testi che ancora non prendevano una vera e propria forma. E Antonio buttò l’idea di provare a fare una serata di monologhi. Ma l’idea di eseguire solo dei testi non ci convinceva, perciò decidemmo di coinvolgere Francesco Di Cicco, e il tutto ha preso un’altra forma. Parole e Musica in pratica si sono fuse assieme e hanno creato un effetto particolare che ha suscitato emozioni più coinvolgenti e nitide.

Da lì è iniziata una scrittura frenetica e quasi di getto delle storie di vari personaggi, che probabilmente avevo già da tempo in mente, ma che ancora non avevano trovato il modo per uscire fuori. E scrivendo, poco a poco mi sono reso conto come questi personaggi fossero tutti uniti da un filo conduttore: essere ai margini della società.

Una generazione di persone che non trovano spazio e che vengono isolate perché non sottostanno a quelle norme sociali che sono accettate dalla morale comune. Insomma persone che si comportano in modo non corretto. Ma “non corretto” per chi?

-Come ti sei preparato per questo spettacolo, su cosa hai lavorato di più?

Enrico: La preparazione attoriale è sempre differente tra uno spettacolo e l’altro. Per Generazioni Scorrette ho preferito iniziare dall’analisi di ciò che poteva essere definito scorretto, rapportandolo alla contemporaneità della nostra generazione per l’appunto. In seguito, dopo avere scelto il monologo ho analizzato il testo provando a distaccarmi da qualunque forma di giudizio o pregiudizio personale. Credo che i personaggi di Alessandro Martorelli vivano vicende interessanti, affrontando la paura della diversità, che vista con gli occhi della “normalità sociale” può far apparire i protagonisti come dei pazzi.

– Da dove e/o chi prendi ispirazione?

Alessandro: Dalla vita. Dalle storie che ascolto, che mi raccontano, o che conosco personalmente.

In realtà io non faccio altro che assemblare pezzi di storie reali, mescolarle tra di loro e dargli una forma concreta. Certo, aggiungo molto del mio, ma di fondo, ogni storia narrata si basa su qualcosa di reale. Ed è per questo che le nostre storie piacciono. Perché sono plausibili. Perché ognuno di noi può riconoscerle e immedesimarsi.

Lo spettacolo è composto da una raccolta di storie, quale ti ha appassionato di più?

Enrico: Onestamente ti dico che ho letto tutti i monologhi di Alessandro Martorelli (stiamo parlando di un centinaio di scritti)! Devo ammettere che è stato difficile sceglierne uno, perché sono arrivate tante ispirazioni da diversi pezzi. Sicuramente il monologo che ho scelto mi ha calamitato a sé perché analizza la sensazione della paura, quella nello specifico di un genitore (e io non sono un genitore) che, per un imprevisto violento, rischia di lasciare la sua famiglia. Ho affrontato questo ruolo con curiosità e delicatezza abbandonando ogni forma di sicurezza per accogliere il crollo emotivo che sfocia nel pianto e, nel caso del personaggio, nell’alcol. Come sempre evito di stare ‘comodo’ dentro i panni di un personaggio, amo sperimentare attraverso la scomodità emotiva e fisica che sensazioni e sentimenti differenti possono far scaturire dentro il cuore. Tra i monologhi di Alessandro molti mi hanno appassionato: queste storie di apparente diversità che non rientrano nella “normalità sociale” andrebbero vissute tutte!

 

– Per te gli scorretti sono più intriganti dei “politicamente corretti”, perché?

Alessandro: Assolutamente sì. A prescindere dal fatto che i cosiddetti “politicamente corretti” hanno altissime probabilità di essere degli “scorretti frustrati”, i personaggi che suscitano in me emozioni, sono quelli che non riesco ad inquadrare. Mi piace allora andare a fondo. Cercare di capire perché hanno quel determinato comportamento, capire quali sono i loro pensieri, quali sono le loro paure, emozioni. Cerco di fare una mia personalissima analisi e di entrare in contatto con loro a livello empatico.

E a volte devo dire che ciò mi provoca molto disagio. Ci sono storie che sembrano troppo assurde per essere vere. Che ti colpiscono come un pugno allo stomaco.

Ed è questo quello che ci piace fare con questo spettacolo. Raccontare attraverso le parole e la musica storie che partono come carezze ma che arrivano come pugni allo stomaco

-Il valore della recitazione

Enrico: Il “valore della recitazione” è un’affermazione molto molto importante. La recitazione non è altro che il colore della vita, dove la vita è una tela bianca e alla recitazione si affidano i colori. Sin dalla nascita ci si approccia naturalmente alla recitazione: ognuno veste panni di un personaggio; il bambino identifica la madre, identifica il padre, quindi assegnando un ruolo ai propri genitori riuscirà ad identificare se stesso per creare il suo personaggio. Io credo che la recitazione sia fondamentale per la crescita di ogni adolescente; confrontarsi con le proprie sensazioni, abbattere le protezioni e gli scudi che la società ci impone ci permette di vivere autenticamente per avere il privilegio di “esistere” realmente e di essere autentici, veri, rispetto ai sentimenti, agli impulsi del cuore. La recitazione ha un valore introspettivo fondamentale per la vita.

-Chi è il “diverso”?

Alessandro: A mio avviso il diverso è tutto ciò che da cui ci allontaniamo perché non è simile a noi. Ma chi è che ha stabilito le regole per definire cosa è normale e cosa no? Quali sono le norme comportamentali da seguire per essere accettato e rispettato dalla comunità? Il fatto è che non esiste una risposta certa. Ognuno di noi nel suo piccolo almeno una volta nella vita si è sentito “diverso”. Magari a scuola, a lavoro, o forse mentre faceva la fila alle poste. Almeno una volta ciascuno di noi si è chiesto se stava facendo la cosa giusta, o se ci fosse qualcosa di sbagliato in lui perché magari aveva un pensiero non conforme alla comunità. Ecco, in quel momento siamo stati diversi, e forse non ci siamo sentiti a nostro agio… ma se invece ci fosse piaciuto?

Enrico: Diverso è colui che non guarda con i suoi occhi ma con gli occhi del mondo; quel mondo che impone di vedere il bello sotto una convenzione preimpostata. La diversità secondo me rappresenta la normalità, o al massimo una parte di essa: il diverso fondamentalmente è speciale perché ha una indole, un’appartenenza o uno stile di vita che oltrepassa i canoni convenzionali che la collettività è abituata a vedere. Esistono naturalmente tantissime forme di diversità ma la diversità risiede nell’essere umano e ogni essere umano è differente dall’altro, pertanto io credo che le differenze, le diversità, per l’appunto, fondamentalmente non esistano: c’è solo un modo diverso di guardare le cose; ed è guardando le cose da una prospettiva differente che spesso si riscopre un’altra faccia della verità dove tutto è consentito e tutto è possibile.

INFO Generazioni Scorrette

Dove: Spazio Diamantevia Prenestina 230 B– Roma

Biglietti: Intero 15 € + 2 € prevendita, Ridotto 13,5 €

Info. Tel 06 6794753

Il botteghino aprirà 1 ora prima della spettacolo

Lo spettacolo non è adatto ai minori di 13 anni.

Prevendita:

Botteghino di Teatro Sala Umberto, via della Mercede 50 – Roma

Botteghino di Teatro Brancaccio, via Merulana 244 – Roma

Ticketone.it e presso i punti vendita tradizionali

Siria: si avvicina la tempesta

La Siria è prossima a una tempesta portata da venti occidentali. Il presunto attacco chimico di Douma ha cambiato la policy degli Stati occidentali, ricreando livelli di scontro con il governo siriano e i suoi alleati che non si raggiungevano dal segretariato di Stato di Hillary Clinton, durante l’amministrazione Obama.

LA POSIZIONE AMERICANA – Con la sfrenata voglia di un attacco militare da parte francese e il sostegno di Gran Bretagna, l’amministrazione Trump è incerta se scatenare una tempesta di missili sugli obiettivi delle truppe siriane fedeli a Bashar Al-Assad. Il problema ora per il Pentagono e i suoi alleati risiede nel non intaccare in nessun modo siti o obiettivi russi. Qualora dovesse esserci il minimo errore si rischierebbe di arrivare a un’escalation di difficile risoluzione. Al Pentagono si attende solo l’ordine di Donald Trump, che intanto ha avvertito Mosca con una sorta di dichiarazione di guerra via Twitter: “La Russia si prepari, i nostri missili stanno arrivando, belli, nuovi e ‘intelligenti’!“. Immediata la risposta: “I missili li usino contro i terroristi”.  Poi insinua che il vero intento Usa sia bombardare per “cancellare le tracce” di quanto realmente accaduto a Douma.

In serata la Casa Bianca ha chiarito che il presidente Donald Trump non ha stabilito un calendario per l’azione in risposta a un presunto attacco chimico in Siria, nonostante la sua nota su Twitter. La portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders ha detto che Trump aveva una serie di opzioni, non solo militari, che tutte le opzioni sono ancora sul tavolo e sta valutando come rispondere.

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E’ certo che in ogni caso gli statunitensi dovranno ormai praticare un’opzione militare la cui portata farà comprendere il ruolo e il livello di scontro che sono pronti e intenzionati a sostenere nella difficile partita siriana.

LA POSIZIONE DELL’EX CAPO CIA – Nel dibattito di questi giorni è intervenuto stamane (ora italiana ) sulle tensioni  tra Usa e Mosca Mike Pompeo dichiarando che “la politica soft verso la Russia è finita”.

Il segretario di Stato Usa: “Abbiamo imposto sanzioni dure ed espulso più diplomatici russi e agenti segreti dagli Usa che in ogni altra epoca sin dalla guerra fredda”. “La strategia per la sicurezza nazionale di Trump, giustamente, ha identificato la Russia come un pericolo per il nostro Paese”.

“La lista delle azioni di questa amministrazione per aumentare il costo per Vladimir Putin – osserva il capo della Cia uscente – è lunga. Stiamo ricostruendo il nostro già forte esercito e rifinanziando il nostro deterrente nucleare. Abbiamo imposto sanzioni dure ed espulso più diplomatici russi e agenti segreti dagli Usa che in ogni altra epoca sin dalla guerra fredda”.

FRANCIA E GRAN BRETAGNA – Le regine del Vecchio Mondo sono partecipi a un rinnovato dinamismo, soprattutto francese che dal 2011 con i bombardamenti in Libia è tornata a volersi imporre, con un sostegno incondizionato a Washington. Noto però come siano gli Stati Uniti d’America a guidare in maniera più coerente e ragionata la coalizione rispetto la propensione all’utilizzo delle armi da parte anglo-francese. Dirigenti dell’amministrazione Trump stanno discutendo con dirigenti di Francia e Gran Bretagna per una possibile risposta militare comune. Lo riferisce l’Ap citando dirigenti americani, secondo cui gli alleati stanno valutando di lanciare un attacco militare entro fine settimana. Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che la Francia

“annuncerà le sue decisioni nei prossimi giorni. In nessun caso le decisioni che prenderemo avrebbero tendenza a colpire alleati del regime o colpire chicchessia, ma saranno mirate alle capacità chimiche del regime”. Macron dà per scontato che ci sarà un’operazione militare.

“L’uso continuo di armi chimiche non può restare senza risposta” ribadisce la premier britannica Theresa May. “Se il regime americano e i suoi alleati francesi e britannici ritengono che le loro azioni e dichiarazioni fermeranno la lotta terrorismo in Siria si illudono poiché lo Stato siriano continuerà a lottare contro il terrorismo qualunque sia la loro reazione”, è quanto afferma una fonte del ministero degli Esteri siriano. In nottata arriva anche la notizia di un dispiegamento di sottomarini verso la Siria, nel raggio d’azione missilistico. Lo sostiene il Daily Telegraph sottolineando, come anche altri media britannici, che la May sarebbe pronta ad un attacco missilistico congiunto con gli Usa senza passare per il Parlamento.

LA POSIZIONE RUSSA – Se precedentemente il Presidente Trump aveva affermato nella giornata di lunedì una ferma risposta in massimo 48 ore, il quadro degli eventi si è modificato data la presa di posizione della Russia. I membri del Cremlino hanno risposto duramente sia durante la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso lunedì che nelle successive dichiarazioni.

Al momento sono solamente quattro le unità di superficie russe con capacità di combattimento ora presenti nel Mediterraneo: un Cacciatorpediniere classe Khasin “Smetlvy”, due fregate classe Grigorovich (adm. Grigorovich- adm. Essen) e, infine, una corvetta lanciamissili classe Krivak.

La Russia sostiene che l’attacco chimico segnalato in Siria domenica scorsa, in quel di Douma, sarebbe stato organizzato dai cosiddetti “white elmets“, una ONG finanziata dagli Stati Uniti. Ai microfoni di EuroNews, l’ambasciatore della Russia presso l’UE Vladimir Chizov, ha dichiarato: “Gli specialisti militari russi hanno visitato la regione, hanno camminato su quelle strade, sono entrati nelle case, hanno parlato con medici locali e visitato l’unico ospedale funzionante di Douma, compreso il suo seminterrato dove si è riferito che montagne di cadaveri si accumulano. Non c’era un solo cadavere e nemmeno una singola persona è entrata in terapia dopo l’attacco”.

 

LA SITUAZIONE SUL CAMPO – In Siria il regime di Bashar al-Assad ha innalzato la bandiera governativa nella città di Douma, ultima roccaforte ribelle nell‘enclave orientale di Ghouta, conquistando l’intera area. “Un evento importante per la storia della Repubblica araba di Siria si è verificato oggi: la bandiera del governo siriano è stata issata su un edificio nella città di Douma e segna il controllo di questo località e quindi della Ghouta orientale nella sua interezza”, ha detto il generale russo Yevgeny Yevtushenko, citato dalle agenzie russe.  La televisione russa ha mostrato le immagini della bandiera rossa, bianca e nera con due stelle verdi, appesa a un edificio, mentre la folla esultava tra gli edifici danneggiati.

I COMMENTI IN ITALIA – Da registrare come monito le parole di Paolo Magri, presidente dell’Istituto per gli studi di Politica Internazionale, che nell’ambito di Agorà, in onda su Rai 3, in riferimento alle accuse lanciate contro il governo guidato da Bashar al-Assad spiega:

«Nessuno ha prove certe, siamo in una propaganda di guerra e le immagini possono essere montate. Non sappiamo se siano state usate armi chimiche». 

Paolo Magri che ci appare un gigante mentre SkyTg24 e i Telegiornali Rai parlano di responsabilità di Damasco senza un minimo di analisi e di corrispondenza con i documenti ufficiali. Ciò senza che qui non si voglia in alcun modo avallare l’una o l’altra tesi senza che vi sia chiarezza da parte dell’unica istituzione terza ossia le Nazioni Unite, alle quali ancora non è stato permesso di agire sul campo.

Prove o non prove resta certa la paura per un attacco, spinto anche dai media di area progressista, i cui esiti appaiono incerti e potrebbero farci ritrovare a una ” nuova crisi cubana ” nel XXI secolo. Servirebbe attenzione e soprattuto ricordarsi che nel pantano i primi e unici a soffrire sono i Siriani. Una primavera che non è stata araba e che rischia di trasformarsi in inverno.

Björk alle Terme di Caracalla per Just Music Festival

L’artista islandese Björk ha annunciato la sua unica tappa in Italia che si svolgerà il 13 giugno alle Terme di Caracalla di Roma per Just Music Festival. Il prestigioso palcoscenico delle Terme di Caracalla, sito in un’area archeologica unica al mondo, anche quest’anno vedrà alternarsi la lirica della stagione all’aperto del Teatro dell’Opera e l’eccellenze dell’attuale panorama musicale.

 

Björk per la prima volta a Caracalla – Per l’unica tappa italiana del tour “Utopia”, Björk tornerà a incantare la città eterna, in un concerto che data la location si annuncia come storico. Il tour Utopia segue l’uscita dell’omonimo album, lanciato dall’eclettica artista islandese lo scorso settembre, e annunciato dal video di “The Gate”. Come suggeriscono le prime parole del testo, la ferita sul petto che esibiva sulla copertina del precedente Vulnicura (e che rappresentava la fine del suo matrimonio), è guarita e si è trasformata in un portale per ricevere di nuovo amore. Utopia di Bjork è un album in cui spiccano prepotentemente gli arrangiamenti e dove la voce di Bjork incanta come una sirena dell’Odissea l’ascoltatore. Un parallelo con l’opera di Omero dove le Sirene spingevano l’Acheo ad aprire il suo cuore, nella mitologia con inganno. Utopia è un album che vuol raccontare una rinascita, dopo la lacerazione dell’ottavo capitolo del percorso musicale dell’artista islandese. Utopia è un disco coraggioso, forse autoreferenziale,, ma indubbiamente libero dagli steccati del dover piacere a tutti. Utopia e Bjork si discostano dalla massa, non vogliono esser di tutti, ma lasciano una chiave di ascolto a tutti. Personalmente non apprezzo il lavoro di copertina di Jesse Kanda, ma la produzione dell’album da parte del venezuelano Arca lo ha imposto.

“Ancora una volta con la presenza davvero eccezionale di Bjork la nostra programmazione estiva si apre ai diversi linguaggi della musica contemporanea, oltre che all’opera e al balletto – ha infatti spiegato il sovrintendente Carlo Fuortes – Dopo Bob Dylan, Elton John, Neil Young e molti altri artisti applauditi negli scorsi anni, tornerà a Roma la grande artista islandese che dal 2015 non si esibiva nella nostra città. Quest’estate con Bjork torniamo a proporre l’eccellenza musicale destinata al grande pubblico di Caracalla in un concerto unico che farà rivivere lo spazio straordinario delle antiche Terme”.

Come dichiarato dal sovrintendente Carlo Fuortes la musica contemporanea si apre a Roma e al mondo. Lo fa attraverso la sua istituzione musicale per eccellenza: il Teatro dell’Opera, con il sostegno di Just Music Festival. Un festival itinerante per la città che giunto alla sua quarta edizione sta riportando Roma, abbandonata da troppi, nel posto che merita per la sua storia. 

Commodore 64 Day. Intervista a Diego K. Pierini

Il Commodore 64 è un oggetto mitico, la console di ieri ma soprattutto di domani. Abbiamo intervistato Diego K. Pierini che insieme a Emanuele Martorelli ha ideato, concepito e diretto l’evento che celebra questo oggetto meravigliosamente nerd, il C64Day- Previsioni sull’oggi da un computer di ieri.

Apparso sul mercato nel 1982, il Commodore 64 ha segnato l’immaginario collettivo di diverse generazioni. Su questa macchina è stata concepita una moderna idea di musica, software e videogioco, per non parlare delle esperienze cinematografiche e letterarie. Un home computer dove sperimentare un’idea diversa di presente. Una scatola a prezzi modici su cui si è immaginato qualche tipo di futuro, con una spinta in prospettiva tanto forte da vantare una scena ancora attiva.

Abbiamo intervistato Diego K. Pierini che insieme ad Emanuele Martorelli ha deciso di celebrare il Commodore 64 organizzando il Commodore 64 Day. Al Santeria Social Club di Milano, scrittori, giornalisti e musicisti interverranno per raccontare come questo computer abbia segnato l’approccio con il proprio lavoro attraverso incontri, performance e proiezioni, in un evento tra live set e narrazione. Il c64 day è un ponte tra passato e presente, una riflessione sull’oggi attraverso una macchina di ieri. Che ha insegnato a superare in maniera creativa i propri limiti, nell’alt(R)a qualità degli 8bit.

-Il tuo primo approccio al Commodore 64 e il ricordo più caro che leghi a questo oggetto?

Giunto chiaramente alla fase declinante dell’esistenza, le mie memorie sono confuse – e piuttosto spixellate – si sovrappongono, però, alcuni flash: cene da amici di famiglia i cui figli mi facevano sbavare mostrandomi cubettosi giochi di calcio cui non avrei giocato perché il joystick era puntualmente rotto, scatole di scarpe piene di nastri copiati e afrore residuo di calzino adolescenziale. Una parabola piuttosto esemplare della vita: grandi aspettative, legge di Murphy, un bel po’ di cattivi odori.

-In che modo il Commodore 64 ha segnato il tuo lavoro/la tua creatività?

La weltanschauung a 8 bit, fatta di contenuti grezzi e un po’ naif da completare con un ponderoso sforzo immaginativo, ha segnato inesorabilmente il mio percorso, sia nella sfera creativa – che è un ticchettante crogiolo pop e melanconico in cui mi perdo come un’allodola dietro lucine e colori fluo – sia in quella più strettamente lavorativa, dato che sono finito a tradurre videogiochi e masticare linguaggi digitali e affini. Ma soprattutto nella sfera erotica, che è rimasta inchiodata a un rapporto diadico col joystick.

-Come hai scoperto di avere questa passione in comune con Emanuele Martorelli ideatore dell’evento e insieme a te direttore artistico del C64Day?

Ci siamo conosciuti alla presentazione del mio ultimo libro, “Vite infinite”, testo pop semiserio sulla parabola di giochi e giocatori, dove Emanuele, che il Commodore l’ha vissuto in modo più artisticamente produttivo rispetto a me, aveva l’ingrato compito trasformare una conversazione potenzialmente dedicata solo a Bionic Commando e alla semiotica della spada laser in qualcosa di più interessante. C’è riuscito, ricorrendo anche a tecniche di comunicazione evolute quali lo spegnimento del microfono.

-Come è stato organizzare questa giornata, come è nata l’idea?

 Un giorno Emanuele mi invita a pranzo e mi dice di aver avuto una visione: un evento che parli della contemporaneità, ma dedicato al Commodore 64. L’idea pare bislacca, ma c’è del genio: mi lascio coinvolgere con entusiasmo. Dopo un paio d’ore di brainstorming, ci è esploso tutto in mano: temi, nomi, spunti, scintille. Ci siamo guardati pensando che forse stavamo esagerando e… no, non è vero: non l’abbiamo pensato neanche per un minuto. Va da sé, le settimane seguenti sono state un complicatissimo andirivieni di telefonate, bozze di scaletta, qualche porta chiusa in faccia. Ma noi ci siamo fatti le ossa aspettando i caricamenti del Commodore, quindi altro che zen.

-Come penseremo al C64 Day nel futuro?

In quelle tecnologie passate c’è in primis una visione della realtà creativa, un flusso di pensiero, tecniche di espressione inesplorate: non vogliamo solo analizzare, tantomeno ricordare. Vogliamo lanciare una sfida: recuperarne lo stupore, l’amore per il superamento degli argini, per l’invenzione dove pare non essercene. Quindi la speranza è che questo evento metta in moto nuove esperienze creative che riscrivano lo spazio di cui parlare in una manifestazione futura. Forse non sarà più C64. E forse neanche Day.

 

INFO EVENTO

La giornata:

 Il C64Day è un evento che tenta di ricollegare passato e presente interrogandosi sul futuro. Dalle ore 15.00 autori, musicisti, giornalisti e addetti ai lavori si alterneranno offrendo testimonianze dirette sul proprio lavoro con incontri, performance e proiezioni. Una lente di ingrandimento su un’invenzione che ha stimolato per anni la creatività del pubblico, e ancora non del tutto esaurita. A celebrare una spinta dal basso durata quattro decadi che ha visto coinvolti milioni di utenti nella creazione appassionata di una qualche idea.

Dove:

Santeria Social Club.  Una grande piazza indoor, una factory creativa, lo spazio di viale Toscana 31 si inserisce nel piano di rilancio delle aree di interesse culturale e sociale voluto dal Comune di Milano. SSC è un modello unico di intrattenimento, impresa e lavoro, con altissime finalità produttive, culturali e ricreative, per tutta la città.

Intervengono:

Rocco Tanica –tastierista, scrittore, conduttore televisivo
Makkox – fumettista, autore (Propaganda Live, La7),
Kenobit – alias Fabio Bortolotti, musicista chiptune e organizzatore eventi tra Italia ed estero

Matteo Bittanti – scrittore, docente, giornalista (Rolling Stone, Wired, curatore della collana Ludologica)
Emilio Cozzi – giornalista e autore (Wired, Rolling Stone, Il Sole 24 Ore)
Federico Ercole – “il Manifesto”, curatore “Alias”
Andrea Minini Saldini – direttore IGN Italia, ex direttore “Giochi per il Mio Computer”
Lorenzo Fantoni – Fondatore di “N3rdcore”, collaboratore de “La Stampa” e “Wired”
Carlo Santagostino – Fondatore di Retrocampus, ex redattore di Zzap! e The Games Machine
Bonaventura Di Bello – blogger, programmatore, ex direttore Zzap! e The Games Machine
Paolo Tortiglione – compositore informatico, docente di Film Composing al Cons. Giuseppe Verdi di Milano
Diego K. Pierini – Scrittore e autore televisivo
Emanuele Martorelli – scrittore, musicista, giornalista (starmale.net, Fatto Quotidiano, Vice Italia)
Retroedicola Videoludica – associazione di divulgazione della cultura del videogioco

Durante l’evento sarà possibile utilizzare il THEC64® Mini sviluppato da Retro Games Ltd e distribuito da Koch Media, la console in miniatura che segna il ritorno di un’icona.

C64 DAY

Idea&Concept: Emanuele Martorelli

Direz. Artistica: Emanuele Martorelli e Diego K. Pierini

 

 

 

 

La guerra commerciale tra America e Cina

La guerra commerciale instauratasi tra l’America di Trump e la Cina appare esser solo all’inizio. Il presidente Trump si sta rivelando un uomo di parola e alle promesse elettorali della campagna del 2016 sta facendo seguire i fatti. Corretti o meno che siano, dall’abbattimento delle tasse alla limitazione dei visti per alcuni Paesi musulmani, nulla al momento sembra poter fermare il raggio d’azione del presidente statunitense.

DAZI E CONTROMISURE DI PECHINO – La guerra commerciale dell’America alla Cina vede oltre 1.300 beni, importati da Pechino, subire nelle prossime settimane un incremento di tassazione del 25 per cento, per un totale di 50 miliardi di dollari. La guerra dei dazi con cui il presidente Usa Donald Trump vorrebbe blindare la produzione Usa prosegue, e il governo cinese ha annunciato misure simmetriche, nonché un ricorso alla Wto.

Da prinicipio Washington, al fine di agevolare alcuni Stati fondamentali della federazione passati con le presidenziali ai Repubblicani, ha introdotto una tassa del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio importato negli Usa.

Per alcuni analisti il motivo che si nasconde dietro una scelta senza precedenti, pensata dalla Casa Bianca, è di denunciare il surplus della Cina verso gli Usa che si attesta intorno ai 300 miliardi, pari al 65% del totale.

Di sicuro Pechino non è restata a guardare e ha risposto con l’applicazione di dazi del 15 per cento a 120 categorie di beni tra cui generi alimentari.

IL RUOLO DELL’UNIONE EUROPEA – E’ chiaro che si trovi nel mezzo della partita giocata tra Washington e Pechino anche Bruxelles, che se da un lato subisce essa stessa il surplus commerciale della Cina, dall’altro teme di poter esser risucchiata in una guerra commerciale senza regole. L’Europa un po’ minaccia, un po’ trema, soprattutto per quanto riguarda la Germania, prima vittima delle turbolenze su prodotti come l’acciaio.

Dazi Usa: Ue, no a guerra commerciale ma risponderemo a Trump 

La commissaria al Commercio, Cecilia Malmstrom, al termine del Collegio dei Commissari a Bruxelles che ha esaminato la decisione dell’amministrazione Trump di introdurre dazi su alluminio e acciaio ha dichiarato che:

“Una guerra commerciale tra Europa e Usa non è nell’interesse di nessuno, ci sono solo perdenti in una guerra commerciale”, ma “se gli Stati Uniti continueranno su questa strada, l’Unione europea reagirà in maniera proporzionata e equilibrata per proteggere i posti di lavoro e l’industria europea”.

 “Non vogliamo procedere a una escalation, ma non possiamo restare con le mani in mano se delle misure così gravi venissero attuate danneggiando l’economia europea”, ha detto Malmstrom.

E L’ITALIA? – Discorso differente per l’Italia, la quale dalla guerra commerciale potrebbe guadagnare quasi un miliardo di euro nei prossimi due anni. Mentre per l’Europa si parla di un bottino aggiuntivo compreso tra i 3,9 e i 7 miliard, con problematiche per alcuni segmenti industriali del centro continente. A fare i calcoli è  stato il capo ricerca macroeconomica di Allianz e chief economist di Euler Hermes il dottore Ludovico Subran. Al momento quindi quelle che giungono dal rapporto teso tra Pechino e Washington sono buone notizie per l’Europa.

 

WTO: ESSERE O NON ESSERE? –  Sicuramente meno rassicuranti per il WTO he è alla sua prima grande prova dalla sua fondazione, e dovrà dimostrare se essere un vero player geoeconomico o di restare un organismo di studio. Infatti al pari delle altre organizzazioni internazionali, l’OMC non ha un effettivo e significativo potere per sostenere le proprie decisioni nelle dispute fra paesi membri: qualora un paese membro non si conformi ad una delle decisioni dell’organo di risoluzione delle controversie internazionali costituito in ambito WTO quest’ultimo ha la possibilità di autorizzare delle “misure ritorsive” da parte del paese ricorrente, ma manca della possibilità di adottare ulteriori azioni ritorsive; ciò comporta, ad esempio, che i paesi ad economia maggiormente sviluppata e solida possono sostanzialmente ignorare i reclami avanzati dai paesi economicamente più deboli dal momento che a questi ultimi semplicemente mancano i mezzi per poter porre in atto delle “misure ritorsive” realmente efficaci nei confronti di un’economia fortemente più solida che obblighino quindi il paese verso il quale il reclamo è indirizzato a cambiare le proprie politiche; un esempio di tale situazione è rintracciabile nella controversia DS 265 che ha dichiarato illegali i sussidi statunitensi alla produzione del cotone. Sempre gli USA di mezzo per il WTO, ma questa volta Ginevra avrà effettivo potere su uno Stato (realmente) sovrano come gli Stati Uniti d’America?

Vestire gli ignudi. Intervista a Vittoria Faro

Vittoria Faro è l’eclettica attrice e regista che ha interpretato Ersilia Drei in Vestire gli ignudi di Luigi Pirandello. Agrigentina di nascita, appassionata e talentuosa. L’abbiamo intervistata per voi

Vittoria Faro non ci è nuova, no perché in effetti l’avevamo incontrata in occasione di Sogno, ma forse no, uno dei testi più brevi di Luigi Pirandello che ha diretto e interpretato. Ci è tanto piaciuta che siamo tornati a vederla al Teatro Palladium di Roma in Vestire gli ignudi. In questa rappresentazione di una delle commedie pirandelliane più complesse, Vittoria Faro è diretta da Gaetano Aronica nel complesso ruolo di Ersilia Drei, la protagonista. Un personaggio difficile e articolato, interpretato anni fa da Mariangela Melato. Vittoria Faro veste i panni o meglio quell’ “abitino decente” di una donna che sceglie di liberarsi dalle catene della parola e di allontanarsi dalle malelingue per far emergere la sua purezza e la sua verità. Una donna oggetto di violenza, ma non vittima, esempio della ribellione femminile tanto quanto della vita che pulsa. La sua interpretazione ci ha incantato al punto di farci affezionare ad Ersilia, di preoccuparci per lei; ci ha coinvolto facendoci sentire parte della rappresentazione, regalandoci il meglio che l’esperienza teatro possa trasmettere. Qualche giorno dopo lo spettacolo pensavo ancora ad Ersilia e così ho chiesto a Vittoria Faro di parlarcene. Ci ha raccontato della sua interpretazione, delle sue origini che si intrecciano come per destino con quelle di Pirandello e abbiamo affrontato uno dei temi trattati da Vestire gli ignudi, quello della violenza contro le donne.

  • Chi è Ersilia Drei?

Ersilia è una giovane donna, e non sappiamo esattamente da dove viene o meglio quali siano le sue origini, è un’orfana, un’anima nuda che sente la necessità di rivestirsi di un abito di rispettabilità, di qualità’ apprezzate dagli altri, per dare un senso alla propria vita e sentirsi concretamente qualcosa.

  • Quello di Ersilia Drei è un personaggio complesso che vive un conflitto interiore dalla prima all’ultima battuta. Come ti sei preparata per interpretarla?

E’ stato molto difficile preparare questo personaggio e soprattutto conoscerlo a fondo a tal punto da farlo mio. Sicuramente un grande aiuto mi è stato fornito dal regista con cui abbiamo fatto un mese di tavolino per scavare, andare affondo quasi nelle viscere per capire realmente chi fosse senza il pregiudizio. Non poteva e non doveva essere una vittima, ma alla fine lo sarà, è una bugiarda ma in quel che dice c’è un fondo di verità, è innamorata ma forse non lo è più … insomma un personaggio abbastanza schizofrenico con molti cambi di registro. Quindi prima appare come un personaggio da rotocalco, poi si trasforma in una sorta di malata immaginaria, poi diventa l’innamorata e poi ancora donna. Ho semplicemente cercato di far spazio dentro me stessa a queste tante donne in una, mi sono lasciata andare e il personaggio ha preso spazio e forma.

  • È la prima volta che ti misuri con un personaggio così?

Posso dire di aver interpretato nel mio percorso da attrice molti ruoli da protagonista o che comunque avessero una loro complessità, e spesso questo ha giocato a mio sfavore dato che in Italia i ruoli da protagonista vengono quasi sempre assegnati ai soliti nomi o ai volti noti, o a donne troppo adulte anche se fuori parte, hanno cercato di farmi fuori con poco! Dunque non è la prima volta che mi misuro con un personaggio complesso ma la prima vera volta in cui riesco ad esprimermi con un personaggio così grande, davanti a un pubblico copioso e sulle tavole di un vero palcoscenico, questo si.

  • Tu sei agrigentina, come Pirandello. Le tue origine ti legano in qualche modo alle sue opere?

Che dire….io amo follemente Pirandello, e mi dispiace per chi lo trova borghese chi lo definisce così non ha affatto capito la sua poetica. I personaggi pirandelliani hanno, come dice Giovanni Macchia ne “la stanza della tortura”, un rifiuto dell’essere e della vita così come si presenta nella sua apparenza ingannevole e inconsistente, nella speranza che almeno nella finzione letteraria possa conoscere la felicità e la gioia di vivere. Mostri che vagano alla ricerca di un autore che li scriva, personaggi desiderosi di venire allo scoperto nella loro essenza, nella parte più’ intima del se, nella loro “mostruosità”.  Capisci bene che in una terra come la Sicilia dove la prima regola è il silenzio, un autore come Pirandello ha fatto centro. Aggiungi a questo che io gli sono affezionata perché ho anche avuto la fortuna di crescere giocando tra i suoi ulivi, la mia migliore amica viveva li e noi giocavamo sotto il suo pino, respirando le sue ceneri.

  • Vestire gli ignudi, scritto nel 1922 affronta un tema di grande attualità oggi, quello della violenza sulle donne…

Non esattamente, io credo che affronti il tema della violenza sulle donne e sugli uomini, senza distinzione di sesso ma è più una violenza psicologica che fisica, anche se sull’ultima scena il Console proverà nuovamente ad abusare di lei ma tenendola legata a un senso di colpa di cui riuscirà a liberarsi soltanto attraverso il suicidio. La vera violenza la fa la società, chiedendo quell’abito di rispettabiità,  che però deve rientrare nel gusto altrui! Non a caso prima di morire in una drammatica scena confessa di essersi suicidata la prima volta per dare un addio al mondo “con un abitino decente” ma la lacerazione di quest’ultimo da parte degli astanti la porterà a morire nuda. Ersilia si toglie la vita per la vergogna di essere stata la protagonista di vicende vergognose.

 

 

 

Il ritorno della Swedish House Mafia

La scorsa notte a sorpresa ha fatto ritorno a sorpresa la Swedish House Mafia durante l’Ultra Festival di Miami.

IT WAS TIME

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Il ritorno della Swedish House Mafia, gruppo simbolo del genere musicale EDM, era nell’aria da lungo tempo. Già nel 2016 Axwell aveva mostrato la sua disponibilità a ricostituire il gruppo. Miami per settimane è stata al centro di un’azione di street marketing che ha visto le strade della città simbolo della Florida riempirsi di stencil con il logo del trio svedese. Il gruppo di dj è composto da Axwell, Sebastian Ingrosso e Steve Angello.

La scelta dell’Ultra Festival non è stata casuale. Fu il 23 giugno 2012 quando il gruppo annunciò il proprio scioglimento, con un comunicato sul loro sito ufficiale che sarebbe avvenuto nel 2013 giunto al termine l’ultimo tour chiamato One Last Tour. Tour entrato nella storia della musica elettronica con 50 concerti in 26 Paesi che riuscì a vendere più di un milione di biglietti in una sola settimana.

Si sciolsero in occasione dell’ultima giornata dell’Ultra Music Festival, il 24 marzo 2013. Per tornare ad esibirsi hanno scelto il giorno successivo del calendario, ossia il 25 marzo 2018.

Un ritorno di cui l’EDM aveva un disperato bisogno, proprio quando sembrava esser destinata al tramonto.

Sarkozy rideva e la Libia piangeva

Era il 2011 quando Sarkozy in tandem con Angela Merkel rideva delle sorti dell’Italia. Era il 2011 quando la Libia piangeva sotto il flagello dell’esportazione della democrazia dall’alto ossia attraverso le bombe.

Sarkozy rideva, la Libia piangeva e con essa l’Italia, vittima di una crisi indotta dalla quasi fallita Deutsche Bank. In quel periodo nacque la crisi dello spread italiano e congiutamente si destabilizzò l’intera Libia, Paese strategico per gli interessi italiani.

I pasaran dell’Unione Europea in Italia spesso tacciono ancora di come la Francia, in associazione con la Federazione Russa, appoggi tutt’oggi le milizie del generale Haftar in contrasto con il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite e dagli Stati Uniti d’America.

Ha scritto Luciano Lipparini su L’Indro:

Nel 2011, grazie ad abili manovre della potente Cellula Africana del Eliseo, la FranceAfrique, l’ENI perde la Libia e il suo più importante finanziatore straniero, il Colonnello Gheddafi, che si stava apprestando ad aumentare la sua quota azionaria ENI dal 7 al 10%, permettendo così alla multinazionale italiana di ricevere i finanziamenti necessari per avviare le ricerche di nuovi giacimenti in Africa. Ora ENI in Libia detiene ancora il 48% della produzione petrolifera e il 41,1% della produzione di gas naturale, assicurati dai giacimenti in Cirenaica e nel Fezzan, giacimenti capaci di garantire un modesto ma importante giro annuale d’affari pari a 2,8 miliardi di euro (dati 2016).

Ora a distanza di anni si scopre di come il protagonista dell’operazione Libia Nicolas Sarkozy rideva per poter nascondere i fondi ricevuti in campagna elettorale proprio dai libici. L’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, è stato interrogato in stato di fermo per giorni dalla polizia a Nanterre (Parigi), nel quadro dell’inchiesta sui presunti finanziamenti libici alla sua campagna elettorale del 2007. Sia chiaro che è arduo trovare nostalgie per il colonnello, ma le cancellerie che detengono la leadership dell’Unione Europea dovranno presto trovare una soluzione al vuoto creatosi nella regione.

Il premier francese Edouard Philippe, intervistato dai media francesi, ha detto di non voler rilasciare “alcun commento” sul fermo di Sarkozy nel quadro dell’inchiesta sui presunti soldi libici alla sua campagna presidenziale del 2007 ma ha evocato una “relazione intrisa di rispetto”. Al centro dell’inchiesta sui presunti finanziamenti dell’allora dittatore libico Muammar Gheddafi a Nicolas Sarkozy, ci sarebbero “donazioni” sospette per 5 milioni di euro in denaro contante.

Dalla pubblicazione, nel maggio 2012, da parte del sito Mediapart, di un documento libico che evocava un presunto finanziamento di Gheddafi alla campagna presidenziale di Sarkozy, le indagini dei magistrati sono “molto progredite, rafforzando i sospetti che pesano sulla campagna dell’ex capo dello Stato”, ha scritto il quotidiano francese Le Monde.

Sarkozy rideva e la Libia ancora piangeva quando nel novembre 2016, quando durante le primarie dei Républicains, il faccendiere Ziad Takieddine dichiarò di aver trasportato 5 milioni di euro in contanti da Tripoli a Parigi tra fine 2006 e inizio 2007 prima di consegnarli a Claude Guéant, tra i fedelissimi dell’ex presidente, poi allo stesso Sarkozy. Vi è da segnalare come la testimonianza di Takieddine risultò in linea con quella dell’ex direttore dell’intelligence militare libica, Abdallah Senoussi, il 20 settembre 2012, dinanzi alla procura generale del consiglio nazionale di transizione libico. Ciò fa si che a oggi le fonti vicine al dossier parlano di “indizi gravi e concordanti“.

A distanza di sette anni la Libia piange ancora, ormai divisa in Cirenaica e Tripolitania. In Francia, Italia e Europa le forze che ridevano dovranno rispondere difronte il sangue lasciato scorrere per l’oro nero. Nero come l’Africa e le coscienze di chi nel buio profondo ha speculato su interi popoli.

Stephen Hawking, i Pink Floyd e il bisogno di continuare a parlarci

Stephen Hawking ha segnato, oltre che la storia dell’umanità, anche la musica fino a divenire una delle fonti d’ispirazione dei Pink Floyd.

Personaggio amato da molti, di cui la maggior parte incapace o totalmente ignara dei suoi studi e di quanto teorizzato da esso, è stato un simbolo di speranza. Speranza per milioni di persone portatrici di una malattia, che più che fisica, l’attuale e progredita società contemporanea rende colpevoli le persone malate di fronte a un’impostazione eugenetica che fa dell’uomo un modello per i sui tratti fisici e non per l’intelletto.

Corre l’anno 2014 quando esce nelle sale cinematografiche “The Theory Of Everything” pellicola diretta da James Marsh e interpretata da Eddie Redmayne, che racconta la storia del giovane Stephen Hawking. Il film è un adattamento di Travelling to Infinity: My Life With Stephen, scritta da Jane Wilde Hawking, ex-moglie del fisico. Per l’interpretazione Redmayne si è aggiudicato il Premio Oscar come miglior attore. Vi starete domandandono cosa c’entri questo riferimento alla settima musa con la musica; ebbene The Theory of Everything è stata celebrata dalla sapiente e impareggiabile scrittura musicale di Jóhann Jóhannsson, il compositore islandese recentemente scomparso, che con la superbia del suo piano vinse con la stessa pellicola un Golden Globe nel 2015 per la miglior colonna sonora originale.

 

Ora, per celebrare un gigante della scienza nulla può essere obiettato al fatto che solo e esclusivamente la scrittura musicale e il genio dei Pink Floyd lo avrebbe potuto fare. Così, se The Division Bell (1994) vide l’assenza di Roger Waters, resta un capolavoro di David Gilmour che con la sapienza di una composizione dai tempi cinematografici volle consegnare la voce di Stephen Hawking alla storia della musica nel brano High Hopes/Keep Talking. Scritto da Gilmour insieme al tastierista Richard Wright, Keep Talking è uno dei pochi brani in cui Gilmour esegue un assolo con la talk box, elemento utilizzato nell’album Animals e nel tour seguente del 1977-78. All’inizio del brano e al suo termine sono presenti registrazioni generate dal sintetizzatore vocale di Stephen Hawking. La voce di Stephen Hawking era stata precedentemente utilizzata in una pubblicità della British Telecom.

“Mi sono messo a piangere, è lo spot televisivo più potente che io abbia mai visto”, ha dichiarò David Gilmour.

 

Vent’anni dopo The Division Bell è il turno di The Endless River, in cui sono contenuti alcuni magici giri di Richard Wright, deceduto nel 2008. Così come in The Division Bell, con una continuità di idee e sonorità, capaci di susseguirsi in album e periodi diversi, la voce di Stephen Hawking torna a essere utilizzata da Gilmour in  Talkin’ Hawkin.

La frase pronunciata da Hawking nei brani recita:

«For millions of years mankind lived just like the animals. Then something happened which unleashed the power of our imagination: we learned to talk” and “It doesn’t have to be like this. All we need to do is make sure we keep talking». Per milioni di anni, l’umanità ha vissuto proprio come gli animali. Poi avvenne qualcosa che diede libero sfogo al potere della nostra immaginazione. Imparammo a parlare”.

 

“Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è continuare a parlare”

 

Ne abbiamo un disperato bisogno, assieme a fermarsi ad ascoltare.

Vittoria Faro è Ersilia Drei in Vestire gli ignudi di Pirandello al Teatro Palladium

Vestire gli ignudi va in scena al Teatro Palladium di Roma dal 15 al 18 marzo per la regia di Gaetano Aronica. Nel cast Vittoria Faro che interpreta la protagonista Ersilia Drei.

Vestire gli ignudi è una commedia di Luigi Pirandello, tra le più intriganti del suo repertorio. Si tratta di una commedia noir, un giallo che  si sviluppa verità dopo verità, in cui niente è come sembra. Vestire gli ignudi è un testo di contrasti, primo tra tutti quello tra “maschile” e “femminile”. L’ uomo rappresenta in modo emblematico la società e il potere, agendo, come in un meccanismo comandato, sempre per dovere; la donna invece  si libera nell’ istinto, non teme la sua interiorità, i suoi sentimenti sa mettersi a nudo, sa rischiare, vivendo la vita senza riserve.

L’eclettica attrice e regista Vittoria Faro diplomata all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico è l’interprete del celebre e complesso personaggio di Ersilia Drei, protagonista di “Vestire gli Ignudi”, per la regia di Gaetano Aronica, già andato in scena al Teatro Pirandello di Agrigento il 22 dicembre scorso, partito in tournée da Modica venerdì 9 marzo. L’attrice agrigentina, dopo “Sogno (Ma forse no)” a Febbraio al Teatro di Documenti di Roma per cui ha curato anche la regia, si misura, ancora una volta, con un testo di Luigi Pirandello interpretando un personaggio dalle mille sfaccettature.

 

È la storia di Ersilia che sentendosi niente, per essere qualcosa, accetta di essere quella che gli altri hanno voluto che fosse. Un dramma interiore il suo, non del tutto risolto che rimane avvolto nel mistero. Una donna romantica ma sventurata che viene investita da una serie di maldicenze che la condurranno a sentirsi colpevole di un delitto non commesso, non amata ed usata dagli uomini che ha incontrato sulla sua strada. Per questo deciderà, alla fine, di abbondare questa vita terrena per rimanere definitivamente “nuda” senza i vestiti che gli altri le hanno fatto indossare.

Un personaggio difficile e articolato quello di Ersilia Drei, già interpretato molti anni fa dalla grande Mariangela Melato. Una donna che sceglie di liberarsi dalle catene della parola e di allontanarsi dalle malelingue per far emergere la sua purezza e la sua verità. Una donna oggetto di violenza, ma non vittima. Ersilia è l’esempio non solo della ribellione femminile, ma della ribellione della vita che pulsa. “Vestire gli ignudi” entra nel pieno nelle tematiche attualissime sulla violenza contro le donne, con la sconvolgente modernità di Pirandello.

INFO

Vestire gli Ignudi – Adattamento e regia di Gaetano Aronica

Cast: Andrea Tidona, Gaetano Aronica, Vittoria Faro, Stefano Trizzino, Barbara Capucci, Fabrizio Milano

Scene e costumi: Antonia Petrocelli
Disegno luci: Luca Pastore
Assistente alla regia: Riccardo Contrino
Assistente scena e costumi: Francesca Rossetti
Sartoria Farani – Roma

Una produzione Teatro Pirandello (Agrigento)

Orario spettacolo: da giovedì 15 a sabato 17 ore 21.00 – domenica 18 ore 18.00

Prezzi: Intero € 15 / Ridotto € 10 / Studenti € 5

Prevendite:
biglietteria.palladium@uniroma3.it – tel. 327 2463456 (orario 10:00-13:00 / 15:00 – 20:00)
http://www.liveticket.it/TeatroPalladium

Teatro Palladium – Università Roma Tre
Piazza Bartolomeo Romano, 8
00154 ROMA