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Vestire gli ignudi. Intervista a Vittoria Faro

Vittoria Faro è l’eclettica attrice e regista che ha interpretato Ersilia Drei in Vestire gli ignudi di Luigi Pirandello. Agrigentina di nascita, appassionata e talentuosa. L’abbiamo intervistata per voi

Vittoria Faro non ci è nuova, no perché in effetti l’avevamo incontrata in occasione di Sogno, ma forse no, uno dei testi più brevi di Luigi Pirandello che ha diretto e interpretato. Ci è tanto piaciuta che siamo tornati a vederla al Teatro Palladium di Roma in Vestire gli ignudi. In questa rappresentazione di una delle commedie pirandelliane più complesse, Vittoria Faro è diretta da Gaetano Aronica nel complesso ruolo di Ersilia Drei, la protagonista. Un personaggio difficile e articolato, interpretato anni fa da Mariangela Melato. Vittoria Faro veste i panni o meglio quell’ “abitino decente” di una donna che sceglie di liberarsi dalle catene della parola e di allontanarsi dalle malelingue per far emergere la sua purezza e la sua verità. Una donna oggetto di violenza, ma non vittima, esempio della ribellione femminile tanto quanto della vita che pulsa. La sua interpretazione ci ha incantato al punto di farci affezionare ad Ersilia, di preoccuparci per lei; ci ha coinvolto facendoci sentire parte della rappresentazione, regalandoci il meglio che l’esperienza teatro possa trasmettere. Qualche giorno dopo lo spettacolo pensavo ancora ad Ersilia e così ho chiesto a Vittoria Faro di parlarcene. Ci ha raccontato della sua interpretazione, delle sue origini che si intrecciano come per destino con quelle di Pirandello e abbiamo affrontato uno dei temi trattati da Vestire gli ignudi, quello della violenza contro le donne.

  • Chi è Ersilia Drei?

Ersilia è una giovane donna, e non sappiamo esattamente da dove viene o meglio quali siano le sue origini, è un’orfana, un’anima nuda che sente la necessità di rivestirsi di un abito di rispettabilità, di qualità’ apprezzate dagli altri, per dare un senso alla propria vita e sentirsi concretamente qualcosa.

  • Quello di Ersilia Drei è un personaggio complesso che vive un conflitto interiore dalla prima all’ultima battuta. Come ti sei preparata per interpretarla?

E’ stato molto difficile preparare questo personaggio e soprattutto conoscerlo a fondo a tal punto da farlo mio. Sicuramente un grande aiuto mi è stato fornito dal regista con cui abbiamo fatto un mese di tavolino per scavare, andare affondo quasi nelle viscere per capire realmente chi fosse senza il pregiudizio. Non poteva e non doveva essere una vittima, ma alla fine lo sarà, è una bugiarda ma in quel che dice c’è un fondo di verità, è innamorata ma forse non lo è più … insomma un personaggio abbastanza schizofrenico con molti cambi di registro. Quindi prima appare come un personaggio da rotocalco, poi si trasforma in una sorta di malata immaginaria, poi diventa l’innamorata e poi ancora donna. Ho semplicemente cercato di far spazio dentro me stessa a queste tante donne in una, mi sono lasciata andare e il personaggio ha preso spazio e forma.

  • È la prima volta che ti misuri con un personaggio così?

Posso dire di aver interpretato nel mio percorso da attrice molti ruoli da protagonista o che comunque avessero una loro complessità, e spesso questo ha giocato a mio sfavore dato che in Italia i ruoli da protagonista vengono quasi sempre assegnati ai soliti nomi o ai volti noti, o a donne troppo adulte anche se fuori parte, hanno cercato di farmi fuori con poco! Dunque non è la prima volta che mi misuro con un personaggio complesso ma la prima vera volta in cui riesco ad esprimermi con un personaggio così grande, davanti a un pubblico copioso e sulle tavole di un vero palcoscenico, questo si.

  • Tu sei agrigentina, come Pirandello. Le tue origine ti legano in qualche modo alle sue opere?

Che dire….io amo follemente Pirandello, e mi dispiace per chi lo trova borghese chi lo definisce così non ha affatto capito la sua poetica. I personaggi pirandelliani hanno, come dice Giovanni Macchia ne “la stanza della tortura”, un rifiuto dell’essere e della vita così come si presenta nella sua apparenza ingannevole e inconsistente, nella speranza che almeno nella finzione letteraria possa conoscere la felicità e la gioia di vivere. Mostri che vagano alla ricerca di un autore che li scriva, personaggi desiderosi di venire allo scoperto nella loro essenza, nella parte più’ intima del se, nella loro “mostruosità”.  Capisci bene che in una terra come la Sicilia dove la prima regola è il silenzio, un autore come Pirandello ha fatto centro. Aggiungi a questo che io gli sono affezionata perché ho anche avuto la fortuna di crescere giocando tra i suoi ulivi, la mia migliore amica viveva li e noi giocavamo sotto il suo pino, respirando le sue ceneri.

  • Vestire gli ignudi, scritto nel 1922 affronta un tema di grande attualità oggi, quello della violenza sulle donne…

Non esattamente, io credo che affronti il tema della violenza sulle donne e sugli uomini, senza distinzione di sesso ma è più una violenza psicologica che fisica, anche se sull’ultima scena il Console proverà nuovamente ad abusare di lei ma tenendola legata a un senso di colpa di cui riuscirà a liberarsi soltanto attraverso il suicidio. La vera violenza la fa la società, chiedendo quell’abito di rispettabiità,  che però deve rientrare nel gusto altrui! Non a caso prima di morire in una drammatica scena confessa di essersi suicidata la prima volta per dare un addio al mondo “con un abitino decente” ma la lacerazione di quest’ultimo da parte degli astanti la porterà a morire nuda. Ersilia si toglie la vita per la vergogna di essere stata la protagonista di vicende vergognose.

 

 

 

Il ritorno della Swedish House Mafia

La scorsa notte a sorpresa ha fatto ritorno a sorpresa la Swedish House Mafia durante l’Ultra Festival di Miami.

IT WAS TIME

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Il ritorno della Swedish House Mafia, gruppo simbolo del genere musicale EDM, era nell’aria da lungo tempo. Già nel 2016 Axwell aveva mostrato la sua disponibilità a ricostituire il gruppo. Miami per settimane è stata al centro di un’azione di street marketing che ha visto le strade della città simbolo della Florida riempirsi di stencil con il logo del trio svedese. Il gruppo di dj è composto da Axwell, Sebastian Ingrosso e Steve Angello.

La scelta dell’Ultra Festival non è stata casuale. Fu il 23 giugno 2012 quando il gruppo annunciò il proprio scioglimento, con un comunicato sul loro sito ufficiale che sarebbe avvenuto nel 2013 giunto al termine l’ultimo tour chiamato One Last Tour. Tour entrato nella storia della musica elettronica con 50 concerti in 26 Paesi che riuscì a vendere più di un milione di biglietti in una sola settimana.

Si sciolsero in occasione dell’ultima giornata dell’Ultra Music Festival, il 24 marzo 2013. Per tornare ad esibirsi hanno scelto il giorno successivo del calendario, ossia il 25 marzo 2018.

Un ritorno di cui l’EDM aveva un disperato bisogno, proprio quando sembrava esser destinata al tramonto.

Sarkozy rideva e la Libia piangeva

Era il 2011 quando Sarkozy in tandem con Angela Merkel rideva delle sorti dell’Italia. Era il 2011 quando la Libia piangeva sotto il flagello dell’esportazione della democrazia dall’alto ossia attraverso le bombe.

Sarkozy rideva, la Libia piangeva e con essa l’Italia, vittima di una crisi indotta dalla quasi fallita Deutsche Bank. In quel periodo nacque la crisi dello spread italiano e congiutamente si destabilizzò l’intera Libia, Paese strategico per gli interessi italiani.

I pasaran dell’Unione Europea in Italia spesso tacciono ancora di come la Francia, in associazione con la Federazione Russa, appoggi tutt’oggi le milizie del generale Haftar in contrasto con il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite e dagli Stati Uniti d’America.

Ha scritto Luciano Lipparini su L’Indro:

Nel 2011, grazie ad abili manovre della potente Cellula Africana del Eliseo, la FranceAfrique, l’ENI perde la Libia e il suo più importante finanziatore straniero, il Colonnello Gheddafi, che si stava apprestando ad aumentare la sua quota azionaria ENI dal 7 al 10%, permettendo così alla multinazionale italiana di ricevere i finanziamenti necessari per avviare le ricerche di nuovi giacimenti in Africa. Ora ENI in Libia detiene ancora il 48% della produzione petrolifera e il 41,1% della produzione di gas naturale, assicurati dai giacimenti in Cirenaica e nel Fezzan, giacimenti capaci di garantire un modesto ma importante giro annuale d’affari pari a 2,8 miliardi di euro (dati 2016).

Ora a distanza di anni si scopre di come il protagonista dell’operazione Libia Nicolas Sarkozy rideva per poter nascondere i fondi ricevuti in campagna elettorale proprio dai libici. L’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, è stato interrogato in stato di fermo per giorni dalla polizia a Nanterre (Parigi), nel quadro dell’inchiesta sui presunti finanziamenti libici alla sua campagna elettorale del 2007. Sia chiaro che è arduo trovare nostalgie per il colonnello, ma le cancellerie che detengono la leadership dell’Unione Europea dovranno presto trovare una soluzione al vuoto creatosi nella regione.

Il premier francese Edouard Philippe, intervistato dai media francesi, ha detto di non voler rilasciare “alcun commento” sul fermo di Sarkozy nel quadro dell’inchiesta sui presunti soldi libici alla sua campagna presidenziale del 2007 ma ha evocato una “relazione intrisa di rispetto”. Al centro dell’inchiesta sui presunti finanziamenti dell’allora dittatore libico Muammar Gheddafi a Nicolas Sarkozy, ci sarebbero “donazioni” sospette per 5 milioni di euro in denaro contante.

Dalla pubblicazione, nel maggio 2012, da parte del sito Mediapart, di un documento libico che evocava un presunto finanziamento di Gheddafi alla campagna presidenziale di Sarkozy, le indagini dei magistrati sono “molto progredite, rafforzando i sospetti che pesano sulla campagna dell’ex capo dello Stato”, ha scritto il quotidiano francese Le Monde.

Sarkozy rideva e la Libia ancora piangeva quando nel novembre 2016, quando durante le primarie dei Républicains, il faccendiere Ziad Takieddine dichiarò di aver trasportato 5 milioni di euro in contanti da Tripoli a Parigi tra fine 2006 e inizio 2007 prima di consegnarli a Claude Guéant, tra i fedelissimi dell’ex presidente, poi allo stesso Sarkozy. Vi è da segnalare come la testimonianza di Takieddine risultò in linea con quella dell’ex direttore dell’intelligence militare libica, Abdallah Senoussi, il 20 settembre 2012, dinanzi alla procura generale del consiglio nazionale di transizione libico. Ciò fa si che a oggi le fonti vicine al dossier parlano di “indizi gravi e concordanti“.

A distanza di sette anni la Libia piange ancora, ormai divisa in Cirenaica e Tripolitania. In Francia, Italia e Europa le forze che ridevano dovranno rispondere difronte il sangue lasciato scorrere per l’oro nero. Nero come l’Africa e le coscienze di chi nel buio profondo ha speculato su interi popoli.

Stephen Hawking, i Pink Floyd e il bisogno di continuare a parlarci

Stephen Hawking ha segnato, oltre che la storia dell’umanità, anche la musica fino a divenire una delle fonti d’ispirazione dei Pink Floyd.

Personaggio amato da molti, di cui la maggior parte incapace o totalmente ignara dei suoi studi e di quanto teorizzato da esso, è stato un simbolo di speranza. Speranza per milioni di persone portatrici di una malattia, che più che fisica, l’attuale e progredita società contemporanea rende colpevoli le persone malate di fronte a un’impostazione eugenetica che fa dell’uomo un modello per i sui tratti fisici e non per l’intelletto.

Corre l’anno 2014 quando esce nelle sale cinematografiche “The Theory Of Everything” pellicola diretta da James Marsh e interpretata da Eddie Redmayne, che racconta la storia del giovane Stephen Hawking. Il film è un adattamento di Travelling to Infinity: My Life With Stephen, scritta da Jane Wilde Hawking, ex-moglie del fisico. Per l’interpretazione Redmayne si è aggiudicato il Premio Oscar come miglior attore. Vi starete domandandono cosa c’entri questo riferimento alla settima musa con la musica; ebbene The Theory of Everything è stata celebrata dalla sapiente e impareggiabile scrittura musicale di Jóhann Jóhannsson, il compositore islandese recentemente scomparso, che con la superbia del suo piano vinse con la stessa pellicola un Golden Globe nel 2015 per la miglior colonna sonora originale.

 

Ora, per celebrare un gigante della scienza nulla può essere obiettato al fatto che solo e esclusivamente la scrittura musicale e il genio dei Pink Floyd lo avrebbe potuto fare. Così, se The Division Bell (1994) vide l’assenza di Roger Waters, resta un capolavoro di David Gilmour che con la sapienza di una composizione dai tempi cinematografici volle consegnare la voce di Stephen Hawking alla storia della musica nel brano High Hopes/Keep Talking. Scritto da Gilmour insieme al tastierista Richard Wright, Keep Talking è uno dei pochi brani in cui Gilmour esegue un assolo con la talk box, elemento utilizzato nell’album Animals e nel tour seguente del 1977-78. All’inizio del brano e al suo termine sono presenti registrazioni generate dal sintetizzatore vocale di Stephen Hawking. La voce di Stephen Hawking era stata precedentemente utilizzata in una pubblicità della British Telecom.

“Mi sono messo a piangere, è lo spot televisivo più potente che io abbia mai visto”, ha dichiarò David Gilmour.

 

Vent’anni dopo The Division Bell è il turno di The Endless River, in cui sono contenuti alcuni magici giri di Richard Wright, deceduto nel 2008. Così come in The Division Bell, con una continuità di idee e sonorità, capaci di susseguirsi in album e periodi diversi, la voce di Stephen Hawking torna a essere utilizzata da Gilmour in  Talkin’ Hawkin.

La frase pronunciata da Hawking nei brani recita:

«For millions of years mankind lived just like the animals. Then something happened which unleashed the power of our imagination: we learned to talk” and “It doesn’t have to be like this. All we need to do is make sure we keep talking». Per milioni di anni, l’umanità ha vissuto proprio come gli animali. Poi avvenne qualcosa che diede libero sfogo al potere della nostra immaginazione. Imparammo a parlare”.

 

“Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è continuare a parlare”

 

Ne abbiamo un disperato bisogno, assieme a fermarsi ad ascoltare.

Vittoria Faro è Ersilia Drei in Vestire gli ignudi di Pirandello al Teatro Palladium

Vestire gli ignudi va in scena al Teatro Palladium di Roma dal 15 al 18 marzo per la regia di Gaetano Aronica. Nel cast Vittoria Faro che interpreta la protagonista Ersilia Drei.

Vestire gli ignudi è una commedia di Luigi Pirandello, tra le più intriganti del suo repertorio. Si tratta di una commedia noir, un giallo che  si sviluppa verità dopo verità, in cui niente è come sembra. Vestire gli ignudi è un testo di contrasti, primo tra tutti quello tra “maschile” e “femminile”. L’ uomo rappresenta in modo emblematico la società e il potere, agendo, come in un meccanismo comandato, sempre per dovere; la donna invece  si libera nell’ istinto, non teme la sua interiorità, i suoi sentimenti sa mettersi a nudo, sa rischiare, vivendo la vita senza riserve.

L’eclettica attrice e regista Vittoria Faro diplomata all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico è l’interprete del celebre e complesso personaggio di Ersilia Drei, protagonista di “Vestire gli Ignudi”, per la regia di Gaetano Aronica, già andato in scena al Teatro Pirandello di Agrigento il 22 dicembre scorso, partito in tournée da Modica venerdì 9 marzo. L’attrice agrigentina, dopo “Sogno (Ma forse no)” a Febbraio al Teatro di Documenti di Roma per cui ha curato anche la regia, si misura, ancora una volta, con un testo di Luigi Pirandello interpretando un personaggio dalle mille sfaccettature.

 

È la storia di Ersilia che sentendosi niente, per essere qualcosa, accetta di essere quella che gli altri hanno voluto che fosse. Un dramma interiore il suo, non del tutto risolto che rimane avvolto nel mistero. Una donna romantica ma sventurata che viene investita da una serie di maldicenze che la condurranno a sentirsi colpevole di un delitto non commesso, non amata ed usata dagli uomini che ha incontrato sulla sua strada. Per questo deciderà, alla fine, di abbondare questa vita terrena per rimanere definitivamente “nuda” senza i vestiti che gli altri le hanno fatto indossare.

Un personaggio difficile e articolato quello di Ersilia Drei, già interpretato molti anni fa dalla grande Mariangela Melato. Una donna che sceglie di liberarsi dalle catene della parola e di allontanarsi dalle malelingue per far emergere la sua purezza e la sua verità. Una donna oggetto di violenza, ma non vittima. Ersilia è l’esempio non solo della ribellione femminile, ma della ribellione della vita che pulsa. “Vestire gli ignudi” entra nel pieno nelle tematiche attualissime sulla violenza contro le donne, con la sconvolgente modernità di Pirandello.

INFO

Vestire gli Ignudi – Adattamento e regia di Gaetano Aronica

Cast: Andrea Tidona, Gaetano Aronica, Vittoria Faro, Stefano Trizzino, Barbara Capucci, Fabrizio Milano

Scene e costumi: Antonia Petrocelli
Disegno luci: Luca Pastore
Assistente alla regia: Riccardo Contrino
Assistente scena e costumi: Francesca Rossetti
Sartoria Farani – Roma

Una produzione Teatro Pirandello (Agrigento)

Orario spettacolo: da giovedì 15 a sabato 17 ore 21.00 – domenica 18 ore 18.00

Prezzi: Intero € 15 / Ridotto € 10 / Studenti € 5

Prevendite:
biglietteria.palladium@uniroma3.it – tel. 327 2463456 (orario 10:00-13:00 / 15:00 – 20:00)
http://www.liveticket.it/TeatroPalladium

Teatro Palladium – Università Roma Tre
Piazza Bartolomeo Romano, 8
00154 ROMA

Gaudenzi e le modelle di Anticoli Corrado

Anticoli Corrado è il paese degli artisti e delle modelle, è un luogo incantato in cui l’arte ha contaminato la vita dei suoi abitanti rendendoli i protagonisti di opere straordinarie. La mostra “Disegni smisurati del ‘900 italiano” ha portato tutti i loro volti dipinti nei lavori di Pietro Gaudenzi al Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma.

C’è un paese immaginario dove le femmine sono modelle, i contadini si scoprono artisti, dove pittori e scultori si sentono a casa loro. C’è un paese che per un secolo ha raccolto, ospitato e fatto crescere generazioni di creatori di bellezza. Il bello che nasce e si auto genera radicandosi nel profondo e poi ancora riemergendo dalle viscere per prendere vita e scorrere nelle vene di un popolo che diventa protagonista e fattore al tempo stesso dell’opera d’arte. Ad Anticoli Corrado, una manciata di tornanti sopra la via Tiburtina, fra Tivoli e Subiaco, tutto si tiene insieme, e intere famiglie sono nate intorno a questo fuoco che ha unito artisti e modelle.

Un amore che negli olii e nelle tempere, sulle tele e nella terracotta, si trasfigura e sublima trasformando le donne in madonne, i figli in angeli, gli incontri in annunciazioni e le nascite in natività, e dove le nature, anche dei fiori appassiti, non sono mai morte. C’è sempre il rapporto tra l’artista e la sua musa nelle opere che ad Anticoli Corrado hanno preso vita. Su questo rapporto e su quanto ha inciso nell’ opera di un’artista del calibro di Pietro Gaudenzi, che una modella di Anticoli sposò per trasferirsi poi in paese, si interrogherà oggi a Roma, alle 16.30 al Casino dei Principi di Villa Torlonia, Marco Fabio Apolloni, curatore con Monica Cardarelli della mostra, prorogata fino al 6 maggio, “Disegni smisurati del ‘900 italiano” che dedica due sale ai dipinti di Gaudenzi e soprattutto ai cartoni degli affreschi perduti del Castello dei Cavalieri di Rodi. Immagini potenti di donne forti e consapevoli, custodi della fatica del focolare. I curatori hanno adunato e restaurato, rastrellandoli dal mercato dell’arte o direttamente dagli eredi degli artisti, per costituire una sorta di pinacoteca di “disegni smisurati” per dimostrare l’alto livello dell’esercizio del disegnare nella prima metà del secolo scorso.

 

Per una singolare coincidenza, sempre a Roma, si inaugura alla Galleria Berardi   la mostra “Attilio Selva, Sergio Selva, dentro lo studio” curata da Manuel Carrera e Lisa Masolini.  Un accostamento e non un confronto fra le opere di padre e figlio. Le mogli di Selva e Gaudenzi erano sorelle e modelle e la loro famiglia, i Toppi, il prototipo di quella contaminazione di vita e di lavoro con gli artisti intorno alla quale Anticoli Corrado ha costruito la sua storia ed il suo mito.  

 

La mostra “Disegni smisurati del ’900 Italiano” al Casino dei Principi di Villa Torlonia fino al 6 maggio è stata promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con i servizi museali Zètema Progetto Cultura.

Stephen Hawking l’uomo delle stelle

Stephen Hawking, l’uomo delle stelle, è tornato in cielo

Stephen Hawking, illustre astrofisico britannico, tra i più autorevoli scienziati è morto all’età di 76 anni nella sua casa di Cambridge. Da 55 anni combatteva contro una grave malattia, infatti era solo 21enne quando gli era stata diagnosticata la SLA e i medici avevano previsto per lui una speranza di vita non superiore ai due anni.

“Siamo profondamente rattristati per la morte oggi del nostro padre adorato. É stato un grandissimo scienziato e un uomo straordinario. I suoi lavori vivranno ancora per molti anni dopo la sua scomparsa. Il suo coraggio e la sua perseveranza, insieme al suo essere brillante e al suo umorismo, hanno ispirato persone in tutto il mondo.”

Queste le parole del comunicato diffuso dalla stampa con le quali i tre figli del grande scienziato, Lucy, Robert e Tim hanno voluto annunciare la scomparsa del padre. Un uomo a cui ispirarsi perché lui, a quella malattia che aveva progressivamente inibito tutte le sue funzioni vitali,  costringendolo in tutti questi anni, alla sedia a rotelle e a comunicare tramite un sintetizzatore vocale, non si era mai arreso continuando a studiare e a contribuire al progredire della scienza.

Nato a Oxford l’8 gennaio 1942 Stephen Hawking è stato un fisico, astrofisico, cosmologo e matematico. Il suo quoziente intellettivo era, secondo i test, di 160/165 come Albert Einstein e Isaac Newton. Di fama mondiale, i suoi studi più rilevanti sono stati quelli dedicati alla cosmologia quantistica, i buchi neri e l’origine dell’universo. Negli anni il suo contributo alla scienza è stato sempre più consistente, ha formulato teorie rivoluzionarie come quella cosmologica sull’inizio senza confini dell’universo chiamata la radiazione di Hawking, e la termodinamica dei buchi neri. Ha collaborato con altri elaborando numerose teorie fisiche e astronomiche: il multiverso, la formazione ed evoluzione galattica e l’inflazione cosmica.

Da buon britannico il senso dell’umorismo lo ha sempre contraddistinto, portandolo ad ironizzare senza mai perdere la passione per la vita. Dal 1979 al 2009 titolare della cattedra lucasiana di matematica all’Università di Cambridge, direttore del Dipartimento di Matematica Applicata e Fisica Teorica di Cambridge fino a oggi. Membro di numerosi Club e Associazioni Scientifiche come la Royal Society,la Royal Society of Arts e Pontificia Accademia delle Scienze; ha ricevuto moltissimi riconoscimenti come quello assegnatogli nel 2009 dall’allora presidente americano Barack Obama,la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza degli Stati Uniti d’America.

 

Nico Vascellari. L’italiano della performance art

Nico Vascellari, l’artista dalle mille sfaccettature, il più accreditato performer italiano, leader di gruppi musicale punk è a Roma con Bisca Vascellari, la sua nuova mostra evento.

Dal 21 febbraio al 21 marzo va in scena al Basement Roma la mostra personale di Nico Vascellari: Bisca Vascellari. L’evento però è iper esclusivo e si rivela in soli 5 appuntamenti serali, di questi i primi quattro sono riservati, su invito o prenotazione, a sole 33 persone, per l’ultimo invece c’è in serbo una sorpresa speciale.

Ma chi è Nico Vascellari?

Nico Vascellari è nato a Vittorio Veneto nel 1976 ed è stato eletto migliore performer artist italiano di sempre. Ad attribuirgli tale merito non un nome fra tanti ma IL nome. Marina Abramovic. Lei è la madrina della Performance Art e segue il lavoro di Vascellari dal 2005 quando presiedeva la giuria del concorso Internazionale della Performance, assegnandogli il primo premio per Nico & the Vascellaris. Si trattava della sua prima opera, un’opera corale per la quale Nico aveva coinvolto tutta la sua famiglia. In quell’occasione l’artista si era esibito improvvisando una canzone dal titolo “Hotel” ispirato alla frase che ogni genitore ha detto a proprio figlio: “questa casa non è un albergo”. La musica era eseguita dai familiari di Vascellari, la madre al basso, il padre alla batteria e la sorella alla chitarra. Durante la performance, Nico è al centro della scena, intorno a lui i membri della sua famiglia, i genitori, uno di fronte all’altro sostenevano una grande e pesante tavola di legno, mentre la sorella dietro di lui, teneva in mano una grande scritta al neon “Nico e the Vascellaris”. Un lavoro personale quanto autentico, l’intento era quello di partire dal personale per arrivare a un pensiero molto più generico e universale.

Quello fu solo l’inizio di una carriera di sperimentazione, innovazione ed esplorazione. A Great Circle, HYMN, Lago Morto, Jesus, I Hear a Shadow, Codalunga, tanto per fare qualche nome fino alla sua ultima Bisca Vascellari.  Un titolo, un intento. L’artista ricrea gli ambienti loschi, proibiti e clandestini di un club privato del gioco d’azzardo. Protagonista e complice di questa esperienza è ovviamente il pubblico, senza di esso l’opera non avrebbe infatti ragione di esistere. I partecipanti si ritrovano in una realtà parallela, una bisca a tutti gli effetti, i quali giochi (veri) sono ideati da Vascellari che prende le sembianze della tentazione, pizzicando le “debolezze” dei presenti, provocandoli ad abbandonarsi all’istinto, quello privo di regole, se non quelle del gioco. Fortuna e caso vincono su strategia e calcoli. Assoluto il divieto di comunicazione con il mondo reale, il mondo esterno, non si può utilizzare il cellulare, non si possono fare fotografie né video. L’esperienza è dunque riservata completamente ai partecipanti fisici i quali devono dedicarsi ad essa senza riserve.

Il linguaggio di Nico Vascellari ha un alfabeto personalissimo che si compone di elementi fondamentali: la performance, l’installazione, il video ma soprattutto la musica. Il suono lo esplora fin da giovanissimo, il suo percorso comincia proprio dalla musica, come leader di una punk band chiamata “With Love”. La musica però non ha fatto di lui un musicista quanto invece un attivista, gli ha dato modo di cantare le sue battaglie. Filo conduttore di moltissime sue opere è il senso di disagio che come fosse il testimone di una corsa a staffetta, Nico Vascellari trasmette allo spettatore per farlo proprio e saper andare oltre. La sua ricerca artistica è in continua evoluzione, è fatta di istinto ma anche di pensiero, di preparazione, disordinata solo apparentemente, segue invece un disegno ben preciso.

Nico Vascellari, poliedrico e provocatore è nel panorama artistico italiano contemporaneo una delle figure più interessanti e curiose. Non rimane che sperimentare la sua realtà con lui e misurarsi al suo tavolo da gioco. È vero, Bisca Vascellari è esclusivo ma rimangono ancora due date e tentar non nuoce.

 

INFO

Per prenotarsi alla Bisca Vascellari scrivere a hello@basementroma.com

 

Aspettando la cerimonia de i David di Donatello 2018

Il David di Donatello è alle porte. Manca pochissimo alla 63 esima edizione della cerimonia di premiazione cinematografica più attesa dal cinema italiano. Scopriamo insieme i candidati vincitori categoria per categoria.

 Il David di Donatello, prima statua e poi premio quando nel 1955 il Circolo del Cinema, ormai denominato Club Internazionale del Cinema, istituiva insieme all’ Open Gate, un club fondato a Roma nel 1950, i Premi David di Donatello. I premi erano destinati alla migliore produzione cinematografica italiana e straniera e i criteri erano gli stessi dei Premi Oscar a Hollywood. A fare la differenza però le fattezze del premio stesso. I vincitori avrebbero brandito orgogliosi la meravigliosa statua del David di Donatello, riprodotta in oro da Bulgari. Così dal 1956 ad oggi, anno dopo anno il David di Donatello premia il cinema italiano, categoria per categoria.

Quella che si svolgerà il 21 marzo 2018 è la 63ª edizione della cerimonia d premiazione, condotta da Carlo Conti dagli Studios di Via Tiburtina a Roma, su Rai 1 alle 21.25 . Non è la prima volta per il conduttore Toscano, direttore artistico dal 2015 al 2017 del Festival di Sanremo, alla guida della cerimonia dei David di Donatello già nel 1999 e nel 2000. Oltre ai vincitori, il palcoscenico più desiderato dal cinema italiano, ospiterà anche artisti internazionali. Due star eccezionali, due nomi sinonimo di cinema in tutto il mondo arriveranno da Hollywood per ritirare i premi David Speciali, Steven Spielberg, premiato dalla più famosa attrice italiana all’estero, Monica Bellucci e Diane Keaton. Il terzo premio David Speciale sarà consegnato a Stefania Sandrelli.

 

21 categorie per 5 (6 in due eccezioni) candidati vincitori. Vediamo insieme chi sono i nominati ai David di Donatello 2018.

-MIGLIOR FILM

A CIAMBRA

REGIA DI JONAS CARPIGNANO

AMMORE E MALAVITA

REGIA DI MANETTI BROS.

GATTA CENERENTOLA

REGIA DI ALESSANDRO RAK — IVAN CAPPIELLO — MARINO GUARNIERI — DARIO SANSONE

LA TENEREZZA

REGIA DI GIANNI AMELIO

NICO, 1988

REGIA DI SUSANNA NICCHIARELLI

 

-MIGLIORE REGIA

A CIAMBRA

REGIA DI JONAS CARPIGNANO

AMMORE E MALAVITA

REGIA DI MANETTI BROS.

LA TENEREZZA

REGIA DI GIANNI AMELIO

NAPOLI VELATA

REGIA DI FERZAN OZPETEK

THE PLACE

REGIA DI PAOLO GENOVESE

-MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE

BRUTTI E CATTIVI

REGISTA ESORDIENTE COSIMO GOMEZ

CUORI PURI

REGISTA ESORDIENTE ROBERTO DE PAOLIS

EASY – UN VIAGGIO FACILE FACILE

REGISTA ESORDIENTE ANDREA MAGNANI

I FIGLI DELLA NOTTE

REGISTA ESORDIENTE ANDREA DE SICA

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

REGISTA ESORDIENTE DONATO CARRISI

 

-MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE

A CIAMBRA

JONAS CARPIGNANO

AMMORE E MALAVITA

MANETTI BROS. — MICHELANGELO LA NEVE

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

DONATO CARRISI

NICO, 1988

SUSANNA NICCHIARELLI

TUTTO QUELLO CHE VUOI

FRANCESCO BRUNI

-MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

LA GUERRA DEI CAFONI

BARBARA ALBERTI — DAVIDE BARLETTI — LORENZO CONTE — CARLO D’AMICIS

LA TENEREZZA

GIANNI AMELIO — ALBERTO TARAGLIO

SICILIAN GHOST STORY

FABIO GRASSADONIA — ANTONIO PIAZZA

THE PLACE

PAOLO GENOVESE — ISABELLA AGUILAR

UNA QUESTIONE PRIVATA

PAOLO E VITTORIO TAVIANI

 

-MIGLIOR PRODUTTORE

A CIAMBRA

STAYBLACK PRODUCTIONS — JON COPLON — PAOLO CARPIGNANO — RAI CINEMA

AMMORE E MALAVITA

CARLO MACCHITELLA E MANETTI BROS. CON RAICINEMA

GATTA CENERENTOLA

LUCIANO STELLA E MARIA CAROLINA TERZI PER MAD ENTERTAINMENT E RAI CINEMA

NICO, 1988

MARTA DONZELLI E GREGORIO PAONESSA PER VIVO FILM — CON RAI CINEMA — JOSEPH ROUSCHOP E VALÉRIE BOURNONVILLE PER TARANTULA

SMETTO QUANDO VOGLIO SAGA

DOMENICO PROCACCI — MATTEO ROVERE — CON RAI CINEMA

 

-MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA

COME UN GATTO IN TANGENZIALE

PAOLA CORTELLESI

FORTUNATA

JASMINE TRINCA

IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE

VALERIA GOLINO

NAPOLI VELATA

GIOVANNA MEZZOGIORNO

SOLE CUORE AMORE

ISABELLA RAGONESE

 

-MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA

COME UN GATTO IN TANGENZIALE

ANTONIO ALBANESE

EASY – UN VIAGGIO FACILE FACILE

NICOLA NOCELLA

LA TENEREZZA

RENATO CARPENTIERI

NAPOLI VELATA

ALESSANDRO BORGHI

THE PLACE

VALERIO MASTANDREA

 

-MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA

AMMORE E MALAVITA

CLAUDIA GERINI

COME UN GATTO IN TANGENZIALE

SONIA BERGAMASCO

LA TENEREZZA

MICAELA RAMAZZOTTI

NAPOLI VELATA

ANNA BONAIUTO

THE PLACE

GIULIA LAZZARINI

 

-MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA

AMMORE E MALAVITA

CARLO BUCCIROSSO

FORTUNATA

ALESSANDRO BORGHI

LA TENEREZZA

ELIO GERMANO

NAPOLI VELATA

PEPPE BARRA

TUTTO QUELLO CHE VUOI

GIULIANO MONTALDO

 

-MIGLIORE AUTORE DELLA FOTOGRAFIA

A CIAMBRA

TIM CURTIN

MALARAZZA – Una storia di periferia

GIANNI MAMMOLOTTI

NAPOLI VELATA

GIAN FILIPPO CORTICELLI

SICILIAN GHOST STORY

LUCA BIGAZZI

THE PLACE

FABRIZIO LUCCI

 

-MIGLIORE MUSICISTA

AMMORE E MALAVITA

PIVIO & ALDO DE SCALZI

GATTA CENERENTOLA

ANTONIO FRESA — LUIGI SCIALDONE

LA TENEREZZA

FRANCO PIERSANTI

NAPOLI VELATA

PASQUALE CATALANO

NICO, 1988

GATTO CILIEGIA CONTRO IL GRANDE FREDDO

 

-MIGLIORE CANZONE ORIGINALE

AMMORE E MALAVITA

“BANG BANG” MUSICA DI PIVIO & ALDO DE SCALZI TESTI DI NELSON INTERPRETATA DA SERENA ROSSI, FRANCO RICCIARDI, GIAMPAOLO MORELLI

GATTA CENERENTOLA

“A CHI APPARTIENI” MUSICA E TESTI DI DARIO SANSONE INTERPRETATA DA FOJA

RICCARDO VA ALL’INFERNO

“FIDATI DI ME” MUSICA E TESTI DI MAURO PAGANI INTERPRETATA DA MASSIMO RANIERI, ANTONELLA LO COCO

SICILIAN GHOST STORY

“ITALY” MUSICA DI ANJA PLASCHG, ANTON SPIELMANN TESTI DI ANJA PLASCHG INTERPRETATA DA SOAP&SKIN

THE PLACE

“THE PLACE” MUSICA DI MARCO GUAZZONE, GIOVANNA GARDELLI, MATTEO CURALLO, STEFANO COSTANTINI, EDOARDO CICCHINELLI TESTI DI MARCO GUAZZONE, GIOVANNA GARDELLI INTERPRETATA DA MARIANNE MIRAGE

 

-MIGLIORE SCENOGRAFO

AMMORE E MALAVITA

NOEMI MARCHICA

BRUTTI E CATTIVI

MAURIZIO SABATINI

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

TONINO ZERA

LA TENEREZZA

GIANCARLO BASILI

NAPOLI VELATA

DENIZ GOKTURK KOBANBAY — IVANA GARGIULO

RICCARDO VA ALL’INFERNO

LUCA SERVINO

 

-MIGLIORE COSTUMISTA

AGADAH

NICOLETTA TARANTA

AMMORE E MALAVITA

DANIELA SALERNITANO

BRUTTI E CATTIVI

ANNA LOMBARDI

NAPOLI VELATA

ALESSANDRO LAI

RICCARDO VA ALL’INFERNO

MASSIMO CANTINI PARRINI

 

-MIGLIORE TRUCCATORE

AMMORE E MALAVITA

VERONICA LUONGO

BRUTTI E CATTIVI

FRÉDÉRIQUE FOGLIA

FORTUNATA

MAURIZIO FAZZINI

NAPOLI VELATA

ROBERTO PASTORE

NICO, 1988

MARCO ALTIERI

RICCARDO VA ALL’INFERNO

LUIGI CIMINELLI — EMANUELE DE LUCA — VALENTINA IANNUCCILLI

 

-MIGLIOR ACCONCIATORE

AMMORE E MALAVITA

ANTONIO FIDATO

BRUTTI E CATTIVI

SHARIM SABATINI

FORTUNATA

MAURO TAMAGNINI

NICO, 1988

DANIELA ALTIERI

RICCARDO VA ALL’INFERNO

PAOLA GENOVESE

 

-MIGLIORE MONTATORE

A CIAMBRA

AFFONSO GONÇALVES

AMMORE E MALAVITA

FEDERICO MARIA MANESCHI

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

MASSIMO QUAGLIA

NICO, 1988

STEFANO CRAVERO

THE PLACE

CONSUELO CATUCCI

 

-MIGLIOR SUONO

A CIAMBRA

PRESA DIRETTA, MICROFONISTA, MONTAGGIO: GIUSEPPE TRIPODI – CREAZIONE SUONI: FLORIAN FEVRE – MIX: JULIEN PEREZ

AMMORE E MALAVITA

PRESA DIRETTA: LAVINIA BURCHERI – MICROFONISTA: SIMONE COSTANTINO – MONTAGGIO: CLAUDIO SPINELLI – CREAZIONE SUONI: GIANLUCA BASILI, SERGIO BASILI, ANTONIO TIRINELLI – MIX: NADIA PAONE

GATTA CENERENTOLA

REGISTRAZIONE, EDITING & MONTAGGIO VOCI: ANDREA CUTILLO – MONTAGGIO: TIMELINE STUDIO – CREAZIONE SUONI: GIORGIO MOLFINI, TIMELINE STUDIO – MIX: TIMELINE STUDIO

NAPOLI VELATA

PRESA DIRETTA: FABIO CONCA – MICROFONISTA: GIULIANO MARCACCINI — DANIELE DE ANGELIS – MONTAGGIO: GIUSEPPE D’AMATO, ANTONIO GIANNANTONIO, DARIO CALVARI – CREAZIONE SUONI: GIUSEPPE D’AMATO, STUDIO 16 – MIX: ALESSANDRO CHECCACCI

NICO, 1988

PRESA DIRETTA: ADRIANO DI LORENZO – MICROFONISTA: ALBERTO PADOAN – MONTAGGIO: MARC BASTIEN – CREAZIONE SUONI: ERIC GRATTEPAIN – MIX: FRANCO PISCOPO

 

-MIGLIORI EFFETTI DIGITALI

ADDIO FOTTUTI MUSI VERDI

CHROMATICA — WONDERLAB — HIVE DIVISION

AMMORE E MALAVITA

PALANTIR DIGITAL

BRUTTI E CATTIVI

AUTRECHOSE

GATTA CENERENTOLA

MAD ENTERTAINMENT

MONOLITH

FRAME BY FRAME

 

-DAVID GIOVANI

GATTA CENERENTOLA

REGIA DI ALESSANDRO RAK — IVAN CAPPIELLO — MARINO GUARNIERI — DARIO SANSONE

GRAMIGNA – Volevo una vita normale

REGIA DI SEBASTIANO RIZZO

SICILIAN GHOST STORY

REGIA DI FABIO GRASSADONIA — ANTONIO PIAZZA

THE PLACE

REGIA DI PAOLO GENOVESE

TUTTO QUELLO CHE VUOI

REGIA DI FRANCESCO BRUNI

 

Afghanistan: la vittoria è dei Talebani

Nel 2018 la vittoria in Afghanistan è dei Talebani. Ma, la storia del processo afgano ha una genesi lontana.

E’ l’11 settembre del 2001 quando il mondo cambia per sempre e l’occidente inizia a familiarizzare con un Paese lontano, fisicamente e culturalmente da esso.

Pochi mesi e l’Alleanza Atlantica inizierà la conquista dell’Afghanistan al fine di sconfiggere i Talebani e l’estremismo islamico, un tempo alleato in chiave anti-sovietica. Storicamente l’Afghanistan è sempre servito a tener a riparo da uno scontro diretto occidente e oriente, nacque al fine di non far confinare le Indie Britanniche con i possedimenti dello Zar. Dopo anni di guerra, bagnata anche dal sangue di alcuni nostri militari, è avvenuta un’apertura che ha il sapore di un evento storico.

La scorsa settimana il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha offerto ai Talebani, la proposta che prevede una tregua in cambio del riconoscimento politico. Sì, poiché migliaia di morti, attentati e bombe non hanno risolto pressoché nulla. La realtà effettuale è sempre differente dalla politica programmatica. L’Afghanistan pretende la Pace e, soprattutto, la merita. Così, come una resa dal sapore vietnamita, si è inaugurata la stagione del “Processo di Kabul” davanti ai delegati di 25 Paesi e organizzazioni internazionali.

Come Henry Kissinger insegna la realpolitik è il più utile e, probabilmente, efficace esercizio per la stabilità globale. Il presidente Ghani ha dichiarato che “la pace non può essere raggiunta senza i Talebani“, ammettendo di fatto la sconfitta delle politiche occidentali volte a trovare una strada alternativa alla riconciliazione nazionale. Includere i Talebani in un processo di pace è un azzardo politico, ma al tempo stesso un bagno di realtà.

Le proposte ai Talebani per la partecipazione al Processo di Kabul sono le seguenti: il rilascio di un certo numero di prigionieri; la garanzia di un cessate-il-fuoco; l’assegnazione di passaporti per i combattenti e le loro famiglie; la creazione di un ufficio che si occupi di amnistiare i leader dell’organizzazione, togliendo loro le sanzioni e cancellandoli dalle liste dei terroristi. Ma soprattutto, c’è l’apertura alla revisione della Costituzione.

“Stiamo facendo quest’offerta senza precondizioni, nell’ottica di arrivare a un accordo di pace”, ha affermato il presidente Ghani, che ha aggiunto come “l’obiettivo è quello di attirare i Talebani, come organizzazione, nei colloqui”.

I Talebani la vittoria se la sono meritata sul campo si direbbe commentando una partita di calcio. Si deve partire dalla constatazione che le forze armate afghane hanno subito in totale oltre 14 mila perdite, tra morti e feriti. E sono già quasi 400 le vittime nei primi due mesi del 2018. Tutto ciò, mentre i Talebani mantengono il controllo totale o parziale di circa metà dell’intero territorio, grazie a una forza operativa che oggi è stimata intorno alle 50 mila unità, solo per citare i combattenti. Inutile fornire i dati sulla sofferenza della popolazione che al momento paga il tributo più altro al mondo per i sacrifici sopportati negli ultimi quarant’anni.

Va annotato, come l’oppio dei popoli sia stato negli anni ottanta la maledetta “dea eroina”. Una droga amata dalle generazioni della post-contestazione, il cui traffico è stato favorito da molte agenzie governative occidentali al fine di sostenere la lotta contro i Sovietici.

A oggi la produzione di oppio ed eroina rappresenta il più florido mercato dell’Afghanistan e probabilmente il suo più grave problema interno. Per capire l’entità del problema, secondo l’ultimo rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro il traffico di droga e la criminalità organizzata (UNDOC), si è passati dalla produzione di 4.800 tonnellate di oppio del 2016 alle oltre 9.000 tonnellate del 2017, segnando un incremento dell’87%.

Per comprendere questo mercato florido, inscalfibile e globale bisogna prendere ad esempio la Famiglia Giuliano a Napoli nel dopo guerra e i clan mafiosi americani legati alle famiglie palermitane. E’ doveroso citare la rete degli Haqqani. Essi, sono il più potente clan tribale afghano, vicini agli stessi Talebani e nati come clan familistico di tipo mafioso-religioso. Si ritiene che la loro rete possa contare su una struttura militare che è stata in grado di fronteggiare gli eserciti più preparati e capaci al mondo senza l’ausilio dei Talebani o AlQaida.

Fin dal 2001 era chiaro ai più che senza alternativa all’oppio la guerra l’occidente non l’avrebbe mai vinta. E così è stato. Afghanistan: soffia bandiera bianca.