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Petrolio – Gli USA sorpassano l’Arabia Saudita

Gli Stati Uniti d’America, grazie alla tecnologia sviluppata nello shale oil, hanno superato la produzione petrolifera dell’Arabia Saudita. Il primo articolo di questo magazine e di questa rubrica parlava del radioso futuro della produzione petrolifera statunitense. Per shale oil, in italiano olio di scisto o petrolio di scisto, s’intende un petrolio non convenzionale prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso mediante i processi di pirolisi, idrogenazione o dissoluzione termica. Questi processi convertono la materia organica all’interno della roccia (cherogene) in petrolio e gas. Il petrolio risultante può essere usato immediatamente come combustibile o arricchito per soddisfare le specifiche delle materie prime delle raffinerie.

SORPASSO USA E INDIPENDENZA ENERGETICA – Il sorpasso nei confronti di Riad era previsto da parte di Washington nell’attuale produzione mese di febbraio, ma grazie al raggiungimento di una produzione pari a 10 milioni di barili al giorno, ciò è accaduto a novembre 2017. Un sorpasso che vede un continuum decisionale, anche a livello politico e strategico, tra l’amministrazione Trump e quelle passate di Barack Obama. Era dai tempi della Guerra Fredda, nel 1970, che gli Stati Uniti d’America non estraevano tanto greggio. Per precisione l’output ha raggiunto i 10,038 mbg, stando ai dati forniti dalll’Energy Information Administration (Eia), che rende conto al dipartimento dell’Energia.

Si deve evidenziare come il picco attuale raggiunto della produzione statunitense negli ultimi dieci anni rappresenti un deciso cambiamento per un Paese che per decenni è stato il più grande importatore mondiale di greggio. Ruolo che ne ha condizionato spesso geopolitica e innalzato a testo vangelico l’insegnamento di Nicholas John Spykman. Ciò non solo ha ribaltato il preconcetto che vedeva Washington destinata a un futuro dipendente dalle forniture estere, ma ha anche potenziato l’economia statunitense, creando decine di migliaia di posti di lavoro.

MOSCA E RIAD CHE FANNO? – Va annotato che il sorpasso nei confronti di Riad non preoccupa gli altri due grandi player della geoeconomia pertrolifera mondiale. Primariamente si segnala piena coscienza e previsione della corsa statunitense da parte di Sauditi e Russi, i quali stanno tagliando volontariamente l’output. Il nuovo patto Opec Plus dello scorso dicembre, che vede sedersi la potenza russa accanto a quella Sunnita, ha esplicitamente affermato e sottoscritto una politica di produzione energetica tesa a un rallentamento della produzione per far in modo che il prezzo del greggio si mantenga stabilmente su alti livelli. La cosiddetta l’Opec Plus continuerà a tagliare la produzione, fino al termine del 2018 e se necessario anche oltre. L’obiettivo economico è quello di assicurare il settore nel lungo termine e gli agenti finanziari. Portando linfa vitale al settore di sviluppo tecnologico nei paesi. Infine, l’obiettivo interno per Mosca è compensare le sanzioni, degli indipendenti Usa e dipendenti energeticamente Unionisti Europei, grazie alla produzione di greggio. Ben si ricorda Putin i problemi di austerità legati alla crisi del prezzo del greggio.

E’ certo che l’alleanza petrolifera sia vincente. Infatti, nonostante i minori volumi di greggio, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, i Paesi Opec avrebbero guadagnato 362 milioni di dollari in più al giorno nel 2017.

 

LA BCE GUARDIANA DELL’UE – Utilizzando la risultante del grafico posto al di sotto del paragrafo si evidenzia il successo nell’ultima decade dello shale oil statunitense. Sebbene sia lontano dalle competenze di gestione dell’autorità di vigilanza e gestione monetaria europea, l’andamento del prezzo petrolifero rappresenta una variabile discostante che influenza fortemente l’andamento dell’inflazione. Ciò aiuta a comprendere il motivo per cui l’istituto di Francoforte guidato da Mario Draghi abbia dedicato recentemente un approfondimento nel suo ultimo bollettino economico alla produzione petrolifera del Paese guidato da Trump. L’Unione Europea, nonostante le farneticazioni ideologiche, vede un fortissimo contrasto tra Francia e Italia in Libia e in ogni contesto di approvvigionamento petrolifero.

Shall Oil Usa - BCE

Ora, quel che resta dalla presente analisi è un quadro globale che vede le grandi potenze petrolifere e geopolitiche sorridere agli attuali livelli di produzione petrolifera e il resto del mondo arrancare dietro le decisioni dietro le grandi potenze.

#GrammyAwards 2018: vincitori, dominio del rap e tanta ipocrisia

La scorsa notte si sono svolti i Grammy Awards. Seguirli è una dell’esperienze più mortificanti e affascinanti per coloro che seguono e lavorano nella musica. Lo show televisivo, presentato da James Corden al Madison Square Garden, prevede una lunghissima maratona pubblicitaria e un red carpet che tanto allude agli Oscar, quanto ne è lontano per fattura degli abiti.

 

L’EDIZIONE 2018 – Leggendo la lista dei vincitori dell’edizione 2018 appare certo come il rock sia ormai escluso dalla musica che incide sul mercato e nei temi di rilevanza politica.  Tant’è che è stato Kendrick Lamar, insieme a Kesha, a incidere sull’agenda setting del movimento musicale statunitense.

 

Kendrick, invece, si è presentato con un medley delle tracce più politiche di DAMN., accompagnato dagli U2 – che si sono esibiti anche da soli, suonando Get Out of Your Own Way davanti alla Statua della Libertà – e dal comico Dave Chappelle.

 

«Questo è un premio speciale perché ha a che fare con il rap», ha detto l’artista di Compton. «Il rap mi ha portato su questo palco e in giro per il mondo, e mi ha fatto capire cosa vuol dire essere un vero artista. All’inizio pensavo ai fan, alle macchine e ai vestiti, ma la cosa più importante è esprimere chi sei davvero, e farlo per la prossima generazione. Questo è quello che mi ha dato l’hip-hop».

 

E’ indubbio che il rap, r’n’b e l’urban nella musica equivalgono a Usa, Cina e Russia in geopolitica.

Ora tornando alla kermesse il sette che è il numero della perfezione, ha incoronato Bruno Mars. Il cantante è riuscito vincitore in tutte le sette categorie nelle quali era candidato. Tra i vari, il cantante dell’Atlantic Records, ha portato a casa anche il titolo per miglior album (“24K Magic”), “Record of the year” e miglior canzone (“That’s What I Like”).

 

L’IPOCRISIA DELLO SHOWBIZ – Seguendo il trend lanciato dal caso molestie e dal movimento #metoo e la polemica contro Trump, anche i Grammy hanno rispettato il copione del moralismo incoerente. Oltre a ricordare che Weinstein è stato un grande sostenitore e finanziatore delle campagne democratiche, intendo evidenziare che non una sola campagna di donazioni a favore dei più fragili del mondo è stata posta in essere dalla sessantesima edizione dei primi

Il movimento #metoo rappresenta la giusta causa di molte donne, soprattuto di quelle che non sono venute a patti con le molestie per lavorare, però, i Grammy rimangono una cerimonia dove le donne sono storicamente sottorappresentate. Basta pensare che solamente il 9,3% dei nominati degli ultimi sei anni è di sesso femminile. Quest’anno solo due donne hanno vinto un premio: Rihanna – che lo condivide con Kendrick Lamar – e Alessia Cara, premiata come Best New Artist.

I VINCITORI DEI GRAMMY 2018 – Ecco l’elenco dei vincitori dei Grammy Awards 2018:

 

Record of the Year: 24K Magic — Bruno Mars

Album of the Year: 24K Magic — Bruno Mars

Song of the Year: That’s What I Like

Best New Artist: Alessia Cara

Best Pop Solo Performance: Shape of You — Ed Sheeran

Best Pop Duo/Group Performance: Feel It Still — Portugal. The Man

Best Pop Vocal Album: ÷ — Ed Sheeran

Best Dance Recording: Tonite — LCD Soundsystem

Best Dance/Electronic Album: 3-D The Catalogue — Kraftwerk

Best Contemporary Instrumental Album: Prototype — Jeff Lorber Fusion

Best Rock Performance: You Want It Darker — Leonard Cohen

Best Metal Performance: Sultan’s Curse — Mastodon

Best Rock Song: Run — Foo Fighters, songwriters

Best Rock Album: A Deeper Understanding — The War on Drugs

Best Alternative Music Album: Sleep Well Beast — The National

Best R&B Performance: That’s What I Like — Bruno Mars

Best Traditional R&B Performance: Redbone — Childish Gambino

Best R&B Song: That’s What I Like — Bruno Mars

Best Urban Contemporary Album: Starboy — The Weeknd

Best R&B Album: 24K Magic — Bruno Mars

Best Rap Performance: HUMBLE. — Kendrick Lamar

Best Rap/Sung Performance: LOYALTY. — Kendrick Lamar featuring Rihanna

Best Rap Song: HUMBLE. — Kendrick Lamar

Best Rap Album: DAMN. — Kendrick Lamar

Best Country Solo Performance: Either Way — Chris Stapleton

Best Country Duo/Group Performance: Better Man — Little Big Town

Best Country Song: Broken Halos — Chris Stapleton

Best Country Album: From a Room: Volume 1 — Chris Stapleton

Best New Age Album: Dancing on Water — Peter Kater

Best Improvised Jazz Solo: Miles Beyond — John McLaughlin

Best Jazz Vocal Album: Dreams and Daggers — Cécile McLorin Salvant

Best Jazz Instrumental Album: Rebirth — Billy Childs

Best Large Jazz Ensemble Album: Bringin’ It — Christian McBride Big Band

Best Latin Jazz Album: Jazz Tango — Pablo Ziegler Trio

Best Gospel Performance/Song: Never Have to Be Alone — CeCe Winans; Dwan Hill & Alvin Love III

Best Contemporary Christian Music Performance/Song: What a Beautiful Name — Hillsong Worship; Ben Fielding & Brooke Ligertwood, songwriters

Best Gospel Album: Let Them Fall in Love — CeCe Winans

Best Contemporary Christian Music Album: Chain Breaker — Zach Williams

Best Roots Gospel Album: Sing It Now: Songs of Faith & Hope — Reba McEntire

Best Latin Pop Album: El Dorado — Shakira

Best Latin Rock, Urban or Alternative Album: Residente — Residente

Best Regional Mexican Music Album (Including Tejano): Arriero Somos Versiones Acústicas — Aida Cuevas

Best Tropical Latin Album: Salsa Big Band — Rubén Blades con Roberto Delgado y Orquesta

Best American Roots Performance: Killer Diller Blues — Alabama Shakes

Best American Roots Song: If We Were Vampires — Jason Isbell and the 400 Unit

 

INQUERCIATA VOL. III

Da non perdere la terza edizione di Inquerciata che si terrà il prossimo venerdì 2 febbraio al Nuovo Cinema Palazzo di Roma

Inquerciata è una manifestazione artistica itinerante, la terza edizione si svolgerà a Nuovo Cinema Palazzo (pag. Fb)(Piazza Dei Sanniti, 9a) e Communia (Pag. Fb) (Via dello Scalo S. Lorenzo, 33).

Cuercia, un collettivo multidisciplinare romano composto da musicisti, fotografi, videomaker, pittori e grafici.

Il nostro obiettivo è quello di riqualificare gli spazi sociali attraverso rassegne, eventi e incontri che coinvolgano artisti di ogni genere e provenienza tramite collaborazioni, progetti collettivi e personali

Al piano inferiore il main stage ospiterà sette gruppi provenienti da realtà musicali italiane affermate ed emergenti. Il percorso musicale è stato pensato in relazione alla mostra così come la mostra è strettamente legata al concerto. Queste due parti convivranno per tutta la durata della rassegna.

Timmeline Nuovo Cinema Palazzo:

Ore 18.00 – Inizio Mostra [Fotografia/Pittura/Scultura/Visual Mapping/Installazioni/Illustrazioni] Ore 19.00-21.00– Apericena Sociale a base di canapa a cura di “Società Agricola Antichi Grani
Ore 19.00 -20.00– Concerto Cuercia Jazz Quartet
Ore 21.00 – 1.00 – Concerti

  • Cernit – Alternative Rock
  • Inesatto – Post Hardcore
  • Moblon – Art Rock
  • Super Dog Party – Rock ‘n Roll
  • Antares – Speed Rock
  • The Bone Machine – Wild Rockabilly

Cernit
Quattro i Cernit, solo due primogeniti, partoriti umidi da tre madri differenti.
Ruvidi, irregolari, pesanti. Noise, fuzz, inquietudine e fischi.

Inesatto
Post hardcore a pedali, riff spaziali.
Sono queste le armi da battaglia di questo giovane power trio romano mai banale. Hanno all’attivo diverse produzioni in studio e live di pregio.

Moblon
Moblon è un trio art-rock romano.
Tra retaggi grunge e tensioni jazz, il Moblon fissa il suo esordio il 16 giugno 2017, uscendo con l’album “t.i.n.a.” (“tutti i nostri alieni”/ “there is no alternative”) per Bravo Dischi.

Super Dog Party
Una miscela incendiaria di Rock & Roll Blues iniettata di Funk, Punk e Hardcore.
Reduci dal tour californiano sono pronti a spettinarci per bene.

ANTARES
Power trio Punk Rock dall’entroterra pesarese. Ben sette studio album, più un pugno di altri dischi tra Ep, compilation e demo.
Non hanno bisogno di tante presentazioni…sono gli ANTARES.

THE BONE MACHINE
La diabolica perversione del Rock’n’Roll nasce nella palude nell’anno del signore 1999.
Dal vivo non c’è spazio per i convenevoli, per le inutili chiacchiere, per le belle parole: The Bone Machine non è un intrattenitore spiritoso da balera, non è una scimmia ammaestrata da circo. The Bone Machine è un provocatore psicotico, antipatico e diabolico che suona per chi e con chi si rende partecipe e artefice e non semplice spettatore.
Ascoltare The Bone Machine è come fumare Marijuana che ha radici all’Inferno.

La balconata che affaccia sul palco ospiterà le visioni di più di trenta artisti provenienti da diversi ambienti romani e non.

Lo spazio espositivo curato dal collettivo Cuercia, avvolto in un mosaico di opere, prenderà la forma di un vero e proprio percorso nell’arte.
Lo spettatore potrà intraprendere un viaggio nell’introspezione del singolo artista rimanendo coinvolto nella totalità dell’ evento.

Saranno presenti lavori inediti tra cui una serie di scatti a tiratura unica realizzati per il “Pinhole Project”, oltre che dipinti, fotografie, installazioni, illustrazioni, stampe, sculture e nuovi mezzi di comunicazione visiva come visual mapping e proiezioni. Più di trenta artisti parteciperanno all’esposizione e saranno presenti durante l’evento poiché il progetto Cuercia Factory mira anche a creare un interazione tra l’artista e lo spettatore.

Finita la rassegna musicale partirà dal Nuovo Cinema Palazzo una migrazione circense.
Alla testa del corteo Eddy Harper ci guiderà verso Communia a tempo di beatbox, dove continuerà il dj set di “Mondocane” (Balkan, Afro Tekno Kinshasa, Global bass).

Verranno proiettati visual a cura di Cuercia Factory ed esposta una Ziqqurat creata con materiali di scarto.

 

INGRESSO:

Nuovo Cinema Palazzo:  5 euro con bicchiere di vino per chi arriva prima delle 21.00

Communia: 2 euro. Gratuito per chi viene dal Nuovo Cinema Palazzo

CONTATTI: cuerciafactory@gmail.com

EVENTO FACEBOOK: www.facebook.com/events/159965821443585/?active_tab=about

Media Partner: Lab-tv

 

Dumfound & Ayamoon al The Sanctuary Eco Retreat

Nel viaggio c’è un certo sapore di libertà, di semplicità… un certo fascino dell’orizzonte senza limiti, del percorso senza ritorno, delle notte senza tetto, della vita senza superfluo.

Questo il manifesto programmatico del Sanctuary Eco Retreat di Roma. Un locale che vive nella commistione di un design esotico nel cuore della Roma imperiale. La scelta di unire più discipline e aree culturali è il vero fulcro di un luogo insolito e allo stesso modo vincente. Vincente per esser uscito dal culto del minimale a ogni costo, per aver saputo coniugare stili lontani con l’anima romana. Vincente poiché ha scelto la difficile via di una Roma capitale della musica e intrattenimento, nonostante quel che mormorano i media.

Questo venerdì infiammeranno la notte romana i dj-set di Ayamoon, di Chelasea Como e Dumfound. Dumfound è un progetto romano che dopo esser stato protagonista della Boiler Room con Black Coffee nel 2015 e aver nel tempo suonato con Carl Cox e Fatboy Slim, si appresta a far uscire il suo Ep in primavera. Un connubio di sonorità differenti, in un luogo che tutto mescola e unisce. Attraverso la musica e l’intrattenimento. Una formula di cui la sacra Urbe ha disperatamente necessità per ripartire.

The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains

«A Roma la prima tappa europea dopo Londra per The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains.»

Retrospettiva epocale a 50 anni dalla nascita di uno dei gruppi musicali più innovativi e influenti della storia, dal 19 gennaio arriva a Roma, acclamata dalla critica e in esclusiva per l’Italia, la mostra The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains.

Hanno presentato la mostra, in conferenza stampa a Roma, uno dei membri fondatori della band, Nick Mason, insieme al Vicesindaco con delega alla Crescita culturale, Luca Bergamo. L’esposizione – promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita Culturale – verrà inaugurata al MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma di via Nizza il prossimo 19 gennaio e sarà la prima ospitata dal museo con la nuova gestione dell’Azienda Speciale Palaexpo. Dopo l’enorme successo del debutto di qualche mese fa al Victoria and Albert Museum di Londra, che ha visto la partecipazione di più di 400.000 persone, la mostra si sposta a Roma per la prima tappa internazionale.

Ideata da Storm Thorgerson e sviluppata da Aubrey ‘Po’ Powell di Hipgnosis, che ha lavorato in stretta collaborazione con Nick Mason (consulente della mostra per conto dei Pink Floyd), The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains è un viaggio audiovisivo nei 50 anni di carriera di uno dei più leggendari gruppi rock di sempre e offre una visione inedita ed esclusiva del mondo dei Pink Floyd.

Il colossale allestimento del Victoria and Albert Museum di Londra, descritto dai quotidiani inglesi come “impressionante”, “un’autentica festa per i sensi” e “quasi altrettanto emozionante che ascoltare i Pink Floyd dal vivo”, è stato il più visitato di sempre nel suo genere.

In esclusiva per l’Italia il MACRO ospiterà l’esposizione e lo stesso Mason ricorda che – a meno di 1 km di distanza – proprio al Piper ebbe luogo uno dei primi concerti dei Pink Floyd in Italia nell’aprile del 1968. La mostra racconta quale fu il ruolo della band nel cruciale passaggio culturale dagli anni sessanta in poi. Grazie al suo approccio sperimentale – che rese il gruppo inglese esponente di spicco del movimento psichedelico che cambiò per sempre l’idea della musica in quegli anni – la band venne riconosciuta come uno dei fenomeni più importanti della scena musicale contemporanea.

I Pink Floyd hanno prodotto alcune delle immagini più leggendarie della cultura pop: dalle mucche al prisma di The Dark Side of the Moon, fino al maiale rosa sopra la Battersea Power Station e ai “Marching Hammers”. La loro personale visione del mondo si è realizzata grazie a creativi come il moderno surrealista e collaboratore di lunga data Storm Thorgerson, l’illustratore satirico Gerald Scarfe e il pioniere dell’illuminazione psichedelica Peter Wynne-Wilson.

Il percorso espositivo che guida il visitatore seguendo un ordine cronologico, è sempre accompagnato dalla musica e dalle voci dei membri passati e presenti dei Pink Floyd, tra cui Syd Barrett, Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason e David Gilmour. Il momento culminante è la Performance Zone, in cui i visitatori entrano in uno spazio audiovisivo immersivo, che comprende la ricreazione dell’ultimo concerto dei quattro membri della band al Live 8 del 2005 con Comfortably Numb, appositamente mixata con l’avanguardistica tecnologia audio AMBEO 3D della Sennheiser, oltre al video, in esclusiva per Roma, di One Of These Days, tratto dalla storica esibizione del gruppo a Pompei.

The Pink Floyd Exhibition è prodotta e organizzata dalla Concert Productions International B.V. di Michael Cohl, da Mondo Mostre e da Live Nation. È curata dal direttore creativo dei Pink Floyd, Aubrey ‘Po’ Powell (dello studio graficoHipgnosis) e da Paula Webb Stainton, che ha lavorato a stretto contatto con membri del gruppo tra cui Nick Mason (consulente per i Pink Floyd), con il contributo di Victoria Broackes del Victoria and Albert Museum. La mostra è in collaborazione con lo studio Stufish, uno dei maggiori studi di architetti d’intrattenimento e progettisti di lunga data dei palchi della band, e con gli interpretativi exhibition designer di Real Studios.

Il libro ufficiale per i 50 anni della band è edito da Skira ed è già disponibile nelle librerie.

Informazioni

Luogo

MACRO Via Nizza
Orario
Dal 19 gennaio all’ 1 luglio 2018
Per dettagli su orari e costo biglietti vai su www.museomacro.it

Tipo

Mostra

Prenotazione obbligatoria:

No
Altre informazioni

Una mostra Concert Productions International B.V.

Promossa da
Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale

In collaborazione con
Azienda Speciale Palaexpo
MondoMostre
Live Nation

Sound Experience By Sennheiser

 

È morta Dolores O’Riordan, la cantante dei Cranberries

A dare la notizia l’agente della cantante irlandese da tempo ammalata. Si spegne una delle migliori voci degli ultimi decenni.

 

Questa la sua BIO

Dolores O’Riordan entra a far parte dei Cranberries nel 1990 in sostituzione del cantante Niall Quinn, che lascia il gruppo che aveva contribuito a fondare nel 1989 assieme a Noel e Mike Hogan e Fergal Patrick Lawler.

La band pubblicherà tre album: Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We? (1993), No Need to Argue (1994), l’album contenente la canzone Zombie premiata agli MTV Awards come migliore canzone del 1995, e To the Faithful Departed (1996). Il 12 settembre 1995, Dolores O’Riordan è sul palco a duettare con Luciano Pavarotti. Nel 1999 esce il nuovo album, Bury the Hatchet, a cui seguirà un tour. Dopo altre due pubblicazioni, Wake Up and Smell the Coffee e il loro Greatest hits Stars – The Best of 1992 – 2002, i componenti della band si separano, senza molto clamore e senza dichiarare ufficialmente lo scioglimento, nel 2003.

Il 25 agosto 2009, durante un’intervista sul suo secondo album pubblicato nel mondo lo stesso giorno, la O’Riordan annuncia la riunione del gruppo. Prima e durante il Reunion Tour della band, prende corpo e si concretizza un nuovo album. Il 21 febbraio 2012, infatti, segna la data di uscita, in esclusiva in Italia, di Roses, distribuito in tutto il mondo il 27 febbraio successivo.

La sua canzone Black Widow, è destinata a comparire nella colonna sonora di Spider-Man 2, ma per ragioni dovute al taglio di alcune scene il progetto non va in porto. La sua prima uscita solista è del 2004, per la colonna sonora del film di Mel Gibson La passione di Cristo; per promuovere questa sua prima prova è anche ospite al Festival di Sanremo lo stesso anno.

Nel 2004 compare nell’album Zu & Co. di Zucchero Fornaciari, con la canzone Pure Love, eseguita anche dal vivo in duetto nello Zu & Co. Tour, e nella colonna sonora del film Evilenko. Recita inoltre in un cameo nel film di Adam Sandler Cambia la tua vita con un click, uscito il 23 giugno 2006, interpretando se stessa e cantando la sua hit Linger in una versione completamente rinnovata.

Nell’ottobre del 2007 Dolores O’Riordan duetta con Giuliano Sangiorgi (leader dei Negramaro) nel brano intitolato Senza fiato. La canzone fa parte della colonna sonora di Cemento armato, film che segna l’esordio da regista dello sceneggiatore Marco Martani. Senza fiato è stata scritta dal cantante dei Negramaro e dalla ex voce dei Cranberries. Nel gennaio 2009 è stato rilanciato il suo sito web ufficiale con notizie, video e foto recenti ed una webradio.

Il suo primo album da solista, intitolato Are You Listening?, viene pubblicato il 4 maggio 2007 dalla Sanctuary Records, poco prima della sua unione alla Universal music. L’album è preceduto dal singolo Ordinary Day, reso disponibile dal 16 marzo. Alla realizzazione del disco partecipa come batterista l’ex dei Therapy? Graham Hopkins, il bassista Marco Mendoza, il chitarrista Steve Demarchi, e Denny Demarchi alle tastiere e ai fiati. In un’intervista radiofonica del 15 marzo descrive le tracce come più sperimentali ed elettroniche delle sue precedenti.

L’album è formato da dodici tracce molto varie; una delle prime canzoni dell’album, Black Widow, è stata composta nel 2003 dopo la morte per cancro della suocera; questa canzone ha segnato il punto di svolta dell’album, volgendolo ai ritmi più aggressivi di In the Garden e Loser, ed escludendo altre tracce più lente scritte in precedenza come Letting Go, anche questa sulla morte della suocera, e Without You, sulla nostalgia per la famiglia. Il primo singolo è Ordinary Day, dedicato alla figlia Dakota. Nell’agosto 2007 esce il secondo singolo estratto dall’album, When We Were Young, canzone più ritmica e “fresca” rispetto alla precedente Ordinary Day.

Il secondo album solista di Dolores O’Riordan è No Baggage, pubblicato il 25 agosto 2009; contiene dieci brani inediti più una nuova versione di Apple of My Eye, canzone contenuta nell’album precedente. L’album viene anticipato a giugno dal singolo The Journey. Il video della canzone è girato nella baia di Howth, in Irlanda.

Magnifico Blue Monday

Oggi, lunedì 15 gennaio è il «Blue Monday» ossia il giorno più triste nell’arco dei 12 mesi . Tale ricorrenza si celebra il terzo lunedì di gennaio di ogni anno. A calcolare la data del «fatidico lunedì» è stato quasi per scherzo, nei primi anni 2000, Cliff Arnall, uno psicologo dell’Università di Cardiff, che tramite una complicata equazione di fattori economici, climatici e comportamentali ha calcolato che questo è proprio il giorno più «nero» dell’anno.  Oltre al meteo, a rendere questo il giorno più triste dell’anno inciderebbero anche le spese accumulate durante il precedente periodo natalizio, la mancanza di soldi in attesa del prossimo stipendio, la presa di coscienza dei propositi per l’anno nuovo.

Eppure il lunedì nero per alcuni, per gli amanti della musica parla di uno splendido ricordo. Forse, dell’inizio del movimento dei rave, la fine del rock indie da trent’anni in mano alle major ( non me ne vogliano gli Hypster chic della Piazzetta di S.Maria in Monti a Roma) e la rigenerazione di uno dei gruppi più importanti della storia.

I NEW ORDERE’ il 1981 e i New Order prendono le mosse da un patto tra i quattro componenti dei Joy Division: se uno di loro fosse uscito dal gruppo, i rimanenti tre avrebbero dovuto cambiare nome e genere musicale. Nel maggio dell’anno prima a togliersi la vita fu il leader Ian Curtis, un personaggio che partendo dalla propria malattia e depressione  scrisse alcuni die brani più belli della storia musicali, degli antidoti alle nubi intrisi di puro romanticismo e lotta interiore. E’ il 1982 quando l’espressione Blue Monday diventa la carica per qualsiasi ragazzo o ragazza d’Europa. Sono infatti i New Order a creare l’inno degli anni ottanta ossia “Blue Monday/586” (1983) il quale si basava esclusivamente sui sample della celeberrima drum-machine Oberheim DMX, dalla quale Steve Morris preleva e sovrappone in un crescendo di complessità le più svariate soluzioni ritmiche disponibili.

TRA GUERRA E MUSICA – Sebbene sia uno dei brani più ballati della storia. Nonostante sia l’antidoto al grigio e tetro panorama di gennaio, esso rappresenta anche un testo no banale. Infatti, con rara finezza estetica e pragmatica,  Sumner scrive un testo riferito alla guerra delle Falkland che riflette perfettamente la sensazione dell’ascoltatore di venire frustato dall’incedere della batteria: “How does it feel/ to treat me like you do/ when you’ve your hands upon me/ and told me who you are” . La strofa diverrà una delle più cantate e apprezzate del decennio.

 

Così il Blue Monday è per gli amanti della musica, del clubbing e del mondo post-indie un inno di felicità e di lotta. Come negli anni ottanta la Gran Bretagna appare lontana. Vicina è la sua generazione tornata nelle terrace, a creare subculture e a spingersi contro la guerra del mercato che li ha resi poveri prima interiormente e poi economicamente. Si riparte dall’ultima crisi di fine novecento per affrontare quella di inizio duemila. Così il Blue Monday diventa giorno triste e di speranza. Si balla per sconfiggere i tempi distorti di una musica ormai arida. Come a dire ” Magnifico Blue Monday”.

 

LOOPS. Quando l’arte è esperienza

LOOPS è un evento ma prima di tutto è esperienza. Visiva, sonora, sensoriale. Artistica. Tre artisti per due performance per due momenti unici in uno spazio tanto non convenzionale da sembrare surreale.

Siamo stati al LOOPS, l’evento prodotto da Artchivio + Cultrise e ve lo raccontiamo.

Ci avevano incuriositi con la promessa di un’ambiente surreale, un’esperienza, un viaggio verso un universo parallelo così non abbiamo potuto che fare i bagagli e partire alla volta del LOOPS. Le premesse ci sono tutte, a partire dall’ingresso. Già fuori il portone del Popping Club si respirava infatti un’aria particolare, come sospesa, qualcosa stava accadendo all’interno. All’inizio sotto voce per poi non parlare più, le luci soffuse, l’ambiente è avvolto nella penombra ma presto, il buio. Dei fasci di luce ci guidano verso il LOOP 1. Viviamo così la prima performance dell’evento.

Ci troviamo su un piano rialzato, questo è tutto quello che si riesce a percepire. Quanto sia grande la sala, quante persone ci siano è impossibile da capire. La musica è penetrante, il fumo ci avvolge e il buio è rotto da proiezioni luminose. Si tratta di VEGA. Davanti a noi e dietro le macchine c’è il duo artistico Meta- composto da Simone Giudice e Luigi Calfa, autori appunto di VEGA. La loro collaborazione comincia nel 2014 dedicandosi alla musica elettronica sperimentale e alla musica ambient. La peculiarità del duo sta nella loro formazione professionale, entrambi infatti hanno alle spalle gli studi al conservatorio.

VEGA è una live performance in tutto e per tutto, la musica è suonata dal vivo così come gli effetti luce creati sul momento. L’intensità è crescente, sia quella musicale che luminosa seguono un climax.L’inconsistenza della luce prende forma e viene resa tridimensionale grazie al fumo. Come una bambina l’impulso di alzare la mano per provare ad afferrarla è più forte di me. 

L’intento degli artisti è quello di permettere allo spettatore di percorrere un viaggio, che non deve essere uguale per tutti ma che deve essere il risultato delle emozioni e sensazioni di ognuno rispetto alla performance. Il luogo è importante, tanto che l’esibizione è stata costruita su misura per la location ma allo stesso tempo non deve essere determinante. Lo spettatore deve infatti poter intraprendere il proprio viaggio libero da qualsiasi “condizionamento” all’insegna della propria immaginazione e percezione. Un gioco di luci strobo ci risveglia e dal viaggio ci riporta alla realtà. VEGA è finito ma è la volta di un’altra esperienza artistica, ci prepariamo al LOOP 2.

Luce, suono e colore sono le cifre di INTERCONNESSIONI, l’esposizione artistica di Mario Carlo Iusi, giovane artista sperimentatore. Studente di Filosofia, la sua ricerca spazia dalla pittura al cinema, alla Street Art, ispirato da Paul Klee, elabora un linguaggio espressivo del tutto originale e personalissimo.

Alle pareti ci sono le sue opere, quadri corposi e densi, colorati, le pennellate vigorose danno vita all’acrilico che sembra uscire dalla cornice. Elemento importantissimo perché oltre ad essere decorativo ha una funzionalità ben precisa. Rendere lo spettatore parte attiva dell’opera, coinvolgerlo. Di sua ideazione, le cornici sono dotate di un sistema di illuminazione a led capace di interagire in maniera inedita sia con l’opera che con il pubblico. Quattro pulsanti infatti, permettono di illuminare indipendentemente i quattro lati del quadro o anche nessuno. Il tutto a discrezione dello spettatore che si connette in questo modo con l’opera. Luce, colore ma anche musica. Colonna sonora dell’esposizione il sound di Riccardo Gasparini. A rendere unica l’esposizione è la presenza dell’autore stesso che con un’energia invidiabile ti accompagna alla scoperta delle sue opere.

Insomma dicevamo..quando l’arte è esperienza, la nostra che viviamo l’evento in prima persona, prendendo parte alla performance e degli artisti, che la mettono a nostra disposizione.

 

 

 

 

 

Emmanuel Macron – Nuovo Imperatore d’Europa

Quando la Francia negli ultimi seicento anni non ha governato in Europa, perché sempre più debole della perfetta macchina economica tedesca o degli Imperi (Britannico e Asburgico), ha scelto la via della guerra. Poi con il Trattato di Roma (mi spiace tanto per Severgnini che non lo abbiano sottoscritto a Milano) le cose si sono modificate.

Da quel momento è iniziato il lungo e tortuoso processo che ha portato alla costituzione e formazione dell’ente sovranazionale denominato attualmente Unione Europea. La Francia ne è stata tra le fondatrici e alle volte, guidata dal suo Padre, il generale De Gaulle ne ha condizionato tempi e struttura.

La storiografia racconta che siano stati dei funzionari francesi ad aver imposto il tetto del 3% del deficit.

Il 2017 sarebbe dovuto esser l’anno della conferma della stabilità tedesca e del magma incerto francese, alle prese entrambi con le votazioni per il rinnovo del potere esecutivo nazionale. Ebbene, se la Große Koalition, che solamente oggi ha ancora visto una risoluzione al vuoto di potere in Germania, i transalpini hanno incoronato come loro leader l’ambizioso Emmanuel Macron. Allo stesso tempo e modo la Francia, da cui nacquero le moderne destra e sinistra, nella contemporaneità ha distrutto i paradigmi del passato in nome del pragmatismo e della società liquida ha nuovamente segnato la strada che verrà nei processi decisionali collettivi.

Il giovane presidente ha fatto della bilateralità e degli stretti rapporti internazionali, si badi non per l’Unione Europea, la chiave del proprio successo personale.

Solamente in questo mese Emmanuel Macron è stato in Cina per rinsaldare i ricchi rapporti che rendono la Francia il player europeo d’eccellenza. L’approccio che caratterizza Macron è certamente il pragmatismo, che l’analista Tian Dongdong di Xinhua sintetizza in un’uscita del francese: quando durante la campagna elettorale gli fu chiesto di commentare la divisione tra sinistra e destra, l’allora candidato di En Marche rispose che

 “non importa se il gatto è nero o bianco, a patto che catturi i topi”, ossia usò una famosa massima del leader cinese Deng Xiaoping.

 

A dicembre Macron ha risolto la complicata e, in parte ancor oggi misteriosa, questione Ḥarīrī. Il quale il 4 novembre 2017 ha annunciato le sue dimissioni durante una visita di Stato in Arabia Saudita, denunciando una forte interferenza dell’Iran (che supporta Hezbollah, a sua volta una delle forze politiche a sostegno del Governo Ḥarīrī) in Libano ed ha dichiarato di sentirsi in pericolo di vita. Dopo aver avuto colloqui in Francia con il presidente Emmanuel Macron, è rientrato nel paese dei cedri il 22 novembre e, su richiesta di Aoun, ha sospeso le dimissioni, per poi revocarle definitivamente il 5 dicembre. Il Libano vede la Missione di pace sotto l’effige ONU guidata da Italia e Francia. Ma, se la prima è in scia, la seconda ne trae benefici.

E’ palese come durante l’ultima legislatura italiana appena conclusa, la Francia si sia impossessata degli asset del Bel Paese di maggior valore: da Telecom, a parte di Mediaset, fino ad arrivare a Luxottica. Senza scordare il possesso di quella che fu la Banca Nazionale del Lavoro e le intenzioni di prenderci Generali.

In questo quadro se la sponda con i sauditi è salda, Macron nel vuoto di carisma degli altri grandi è volato recentemente in Qatar. Nei giorni in cui il mondo discuteva sull’opportunità di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, la Francia ha guidato il fronte contrario a tal decisione. Al contempo il presidente francese Emmanuel Macron, in visita a Doha, ha firmato contratti per il valore di 14 miliardi di dollari con il piccolo ma ancora ricchissimo Emirato del Qatar, potenza mondiale del gas naturale liquefatto. Qatar proprietario anche del PSG. Nella fattispecie si è trattato di contratti per l’acquisto di almeno 12 caccia Rafale e 50 aerei passeggeri Airbus A-321.

Se questo non bastasse la Francia di Macron ha strappato i contratti maggiormente vantaggiosi dall’accordo con l’Iran, piazzando la Total e la Renault.

Il mondo europeo, nell’attesa che l’eterna potenza del mare si riorganizzi, ha ritrovato nella Francia la sua guida. Giusta o sbagliata che sia, la Francia di Macron si è ripresa un ruolo che gli mancava dal 1870 e lo ha fatto a dicembre. D’altronde ai francesi è sempre piaciuto farsi imperatori sotto Natale.  

LOOPS | Artchivio – Cultrise. Un’esperienza surreale

La sera dell’11 gennaio tre artisti ci invitano a varcare la soglia di un ambiente surreale. Un’ex rimessa dell’ATAC, nel cuore del rione Monti, diventerà la sede di un’esperienza visiva e sonora che ti trasporterà in un universo parallelo.

Loops è un evento prodotto da Artchivio e Cultrise. L’evento avrà luogo giovedì 11 gennaio nei suggestivi spazi del Popping Club di via Baccina a Roma, un’ex rimessa dell’ATAC oggi adibita a spazio espositivo. Il momento centrale della serata è una performance audiovisiva di Meta-, seguito dall’esposizione delle opere del giovanissimo Mario Carlo Iusi. Questi due momenti si situeranno in momenti diversi della serata e in parti diverse dello spazio, ma formeranno un insieme omogeneo che avvolgerà lo spettatore a mano a mano che l’evento procede. Tramite l’unione di arti visive e sonore, Loops propone al pubblico un’esperienza sensoriale dal carattere immersivo inedita nel panorama romano. L’evento aprirà alle 19:00, e per partecipare sarà necessario registrarsi ad una lista di accredito. Il costo del biglietto è di 10 euro e include un open bar di vino e un rinfresco.
Loops è cerchio, circolo, ciclo, sequenza, ripetizione. Loops è al tempo stesso un’immersione e un’evasione dalla circolarità del tempo.
Meta- è un duo di musica elettronica sperimentale attivo dal 2014, composto da Simone Giudice e Luigi Calfa. I due musicisti si sono formati tra studi di composizione in conservatorio e live performances in club ed eventi. Ad oggi hanno al loro attivo la pubblicazione di una release (Ambienti vol. I – Kabalion Records) e la presentazione di una live performance multimediale intitolata “Nova” (presentata al Centro di Ricerche per le Arti Contemporanee di Lamezia Terme). Negli ultimi anni si sono esibiti in tutta Italia, e nel 2017. Per Loops, Meta- propone una performance inedita e site-specific, costruita appositamente per valorizzare le suggestione offerte dagli spazi dell’ex rimessa dell’ATAC. Tramite l’interazione continua tra suono e immagine, il duo punta a creare uno spazio di ascolto e di visione in grado di trasportare lo spettatore in un ambiente percettivo alternativo.
Mario Carlo Iusi, ventiduenne originario di Alatri e attualmente studente di filosofia, è un artista poliedrico che spazia dalla pittura al cinema. La sua ricerca artistica affonda le proprie radici nel terreno della Street art. Ispirato dalla lettura di Paul Klee, Iusi elabora un linguaggio espressivo originale e approfondisce la tecnica pittorica e il disegno. Il frutto della sua ricerca più recente è l’ideazione di cornici dotate di un sistema di illuminazione a led capaci di interagire in maniera inedita sia con l’opera sia con il pubblico. Nel 2017 è il più giovane pittore ad esporre le sue opere alla Rome Art Week, e in questi giorni le sue opere sono esposte presso la galleria la Nuvola di Via Margutta accanto ai grandi nomi dell’arte contemporanea. Collaborando con Meta- per Loops, Iusi esplorerà le molteplici possibilità di dialogo tra luce, suono e colore, dando vita a scenari perturbanti ed immersivi capaci di abbracciare completamente lo spettatore.
L’evento è prodotto da Artchivio e Cultrise, due realtà emergenti sulla scena artistica Romana che condividono l’obiettivo di promuovere la creatività. Nato nel 2017, Artchivio è un nuova rete di artisti e professionisti creativi. Il sito www.artchivioweb.com ospita un network tramite il quale tutti i creativi possono condividere il proprio portfolio, entrare in contatto tra loro e sviluppare progetti. Artchivio è anche una casa di produzione che produce eventi e contenuti originali, con l’intento di dare visibilità e opportunità a tutti i giovani professionisti della creatività. CultRise nasce nel 2014 con l’obiettivo di promuovere giovani talenti, collettivi artistici e menti creative attivi in diversi settori dell’arte e della cultura. Ad oggi l’associazione vanta numerose collaborazioni artistiche e un ricco portfolio di mostre ed eventi curati a Roma e in alcune delle maggiori manifestazioni culturali nazionali.
11 gennaio 2018
via Baccina 84 Rione Monti
h 19.00 Enter the Loop
h 20.00 Loop 1
h 21.00 Loop 2