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Dicono di lei approda al Teatro Bella Monaca

Al Teatro Tor Bella Monaca approda dal 12 al 14 ottobre DICONO DI LEI, di Roberta Calandra, con Nadia Perciabosco e la regia di Massimiliano Vado.

Presentato dall’Associazione Culturale Attrici Clandestine e dalla Casa Internazionale delle Donne al centro dello spettacolo troviamo Anita Marzo, famosa attrice immaginaria, che fa perdere le sue tracce mentre altri cinque personaggi si interrogano sulla sua fine…Morte, suicidio, capriccio, amore, insoddisfazione professionale, stanchezza, voglia di stupire o solo normalità… la madre borghese, la sorella vagamente ottusa, la sedicente rivale in amore e palco, l’energica manager, la figlia smarrita e assetata di normalità compilano ipotesi senza risposta. DICONO DI LEI non è solo un testo teatrale, ma una collezione maniacale di informazioni, un museo teorico intitolato ad un’attrice, una confessione di impotenza del genere umano, una contraddizione fitta come un gomitolo di corda che nessuno può riuscire a sciogliere.

La sfida intellettuale dell’autrice Roberta Calandra è di disegnare una persona senza mai farla vedere – e ovviamente senza mai sentirla parlare – affidando ogni confessione a chi le stava accanto, per vocazione, per legame familiare o anche solo per invidia professionale quanto umana. La protagonista, una famosa attrice contemporanea, non si vedrà mai, ma compariranno in scena solo le voci familiari che cercano, anche attraverso paradossali contraddittori, di codificarla. Una donna ironica ed ottusa, depressa e iperattiva, una donna di grande fascino e insicura, ci ricorda l’immensa fatica di essere se stessi in una società sempre meno privata e insieme l’irrefrenabile bisogno di piacere per esistere, una donna che, malgrado sia così speciale, assomiglia terribilmente ad ognuno di noi.

dicono di lei

Info

Teatro Tor Bella Monaca, via Bruno Cirino | 00133, Roma
all’angolo di viale Duilio Cambellotti con via di Tor Bella Monaca

Prenotazioni: tel 06 2010579

Botteghino: feriali ore 18-21.30, festivi ore 15-18.30

promozione@teatrotorbellamonaca.it

www.teatrotorbellamonaca.itwww.teatriincomune.roma.it

Biglietto intero 10,50 Euro- ridotto 8,50 Euro

Venerdì 12 e sabato 13 ottobre ore 21.00

Domenica 14 ottobre ore 18.00

Egitto: catturato Hisham al Ashmawy, uno dei miliziani islamisti più pericolosi del Nord Africa

Le forze di sicurezza libiche hanno catturato Hisham al Ashmawy, uno dei miliziani islamisti radicali più pericolosi di tutto il Nord Africa. Ashmawy è un ex agente delle forze speciali egiziane con legami con al Qaida: da tempo organizzava operazioni per colpire le forze di sicurezza egiziane e destabilizzare il paese. Alcuni funzionari egiziani lo hanno descritto in passato come uno degli uomini più ricercati di tutto l’Egitto.

 

Le autorità egiziane ritengono che al-Ashmawi sia la “mente” dietro l’attacco con colpi di mortaio contro la polizia dello scorso 20 ottobre ad al-Wahat, nel quale morirono 58 uomini della sicurezza egiziana, di cui 23 ufficiali. Ex ufficiale delle forze speciali egiziane, al-Ashmawi si è addestrato negli Stati Uniti e per 10 anni ha servito il Paese nei commando egiziani operativi in Sinai. Il punto di svolta nella sua vita – come racconta il sito Egypt Independent – risale al 2005 con la scomparsa del padre Ali. E’ di questo periodo l’avvicinamento ad alcuni estremisti che reclutavano giovani nelle moschee. Nel 2007 un tribunale militare trasferì al-Ashmawi a un incarico amministrativo. Nel 2012 fu espulso dall’esercito e viaggiò due volte in Siria attraverso la Turchia. L’anno successivo l’ex-ufficiale delle forze speciali si spostò nel Sinai dove divenne uno dei leader di Ansar Bait al-Maqdis, gruppo terroristico che giurò fedeltà al sedicente Stato islamico (Is) e dal quale pochi anni dopo al-Ashmawi prese le distanze.

Costellazione Cancro: una sfida lanciata al futuro dal Nuovo Teatro Orione

COSTELLAZIONE CANCRO SPESSO IL CAMMINO DELLE PERSONE CHE AFFRONTANO IL CANCRO È COLMO DI IMPRECISIONI, INFORMAZIONI FRAMMENTARIE MA SOPRATTUTTO POCA ATTENZIONE AL MODO IN CUI IL MONDO PROGREDISCE.

Costellazione Cancro è un’idea nata da un’esperienza di vita diffusa. Sono le difficoltà a spingere l’essere umano a trovare soluzioni e l’esperienza può fornirne diverse. Siamo qua per condividerle, trovarne di nuove e soprattutto reagire. Spesso il cammino delle persone che affrontano il cancro è colmo di imprecisioni, informazioni frammentarie ma soprattutto poca attenzione al modo in cui il mondo progredisce. Il tumore è una realtà diffusa, ostile e mal gestita. Un rigore maggiore sui metodi e sulle varianti di cura offrirebbe un ventaglio di opportunità ampio sulle prospettive di guarigione di ogni singolo paziente. Vogliamo proporre a tutti una serie di incontri gratuiti, che rispetteranno il seguente calendario e le rispettive tematiche:

31 gennaio 2019 – Nutrizione oncologica
13 febbraio 2019 – Psiconcologia
13 marzo 2019 – Le nuove terapie
17 aprile 2019 – Il Sistema Sanitario Nazionale è efficace nella lotta al tumore?

Il Nuovo Teatro Orione vuol provare a tracciare una guida, un modo di barcamenarsi in una sanità purtroppo confusa che non si rende conto di ciò che può davvero fare. Ci piacerebbe cambiare qualche finale di molte storie, dare un contributo attraverso una divulgazione libera e trasparente.


Referenti medici del progetto saranno il Dr. Andrea Mancuso e la Dtt.ssa Veronica Varchetta. Una sfida lanciata anche attraverso una lettera aperta al ministro Giulia Grillo:

“Egregio Ministro, sono Carlo Oldani, ho 29 anni e vivo a Roma. Le scrivo per manifestarLe un
malessere così denso e torbido che mi impedisce una vita serena. Come molte persone ho una
storia da raccontare, una voce che ne racchiude tante altre, un grido…”

Da questa frase, da questa lettera diretta alle istituzioni, nasce il progetto Costellazione
Cancro; un’idea scaturita da un’esperienza di vita diffusa che da gennaio 2019 prenderà vita
grazie al Nuovo teatro Orione di Roma, alla consulenza medica del dott. Andrea Mancuso –
Specialista in Oncologia Medica di Ricerca e Biologia Molecolare applicata ai Tumori Solidi,
al suo staff e all’importante sostegno di B-MAT ILAB e della Clinica Sanatrix.
Spesso il cammino delle persone che affrontano il cancro è colmo di imprecisioni e
informazioni frammentarie, con poca attenzione al modo in cui il mondo progredisce.
L’obiettivo principale di questo ambizioso progetto è dare un contributo divulgativo libero e
trasparente, con un’attenzione particolare ai metodi, alle varianti di cura e alla sofferenza
psicologica del paziente e di chi gli sta attorno.
Ancora una volta al Nuovo Teatro Orione la cultura entra al cuore dei suoi visitatori, utenti e amici.

Costellazione Cancro

#CostellazioneCancro | Informare, sensibilizzare, condividere.📍 "Alla cortese attenzione del Ministro Giulia Grillo…"

Pubblicato da Nuovo Teatro Orione su Martedì 25 settembre 2018

Una serie di incontri in teatro che fanno del Nuovo Teatro Orione una realtà socialmente responsabile. Poiché tutti hanno una stella presa dalla costellazione del cancro. Poiché nessun male è curabile, se si persiste nell’indifferenza.

Il ritorno dei Metallica in Europa nel 2019

I Metallica hanno rilasciato i dettagli del prossimo tour europeo 2019, incluso il concerto a Milano.

Le icone del Metal saranno supportate dalle band di appoggio Ghost e Bokassa, che sono stati precedentemente descritti dal batterista Lars Ulrich come la sua “band preferita”.  Nel frattempo è uscita l’indiscrezione sulla data di vendita dei biglietti incomincerà venerdì 28 settembre. Ma, vi sono importanti novità per i fans storici.

Infatti i biglietti saranno disponibili in anteprima per il Fan Club a partire dalle ore 10.00 di martedì 25 settembre (per maggiori informazioni cliccare qui), per i possessori di carta American Express a partire dalle ore 10.00 di mercoledì 26 (per 48 ore) e per gli iscritti a MyLiveNation su www.livenation.it a partire dalle ore 10.00 di giovedì 27. La messa in vendita generale partirà invece dalle ore 10.00 di venerdì 28 settembre su www.ticketmaster.it, www.ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.

La band ha inoltre annunciato anche il ritorno a Manchester, dopo esser divenuti una delle prime band a suonare alla Manchester Arena dopo la riapertura seguita all’attacco terroristico del 2017. Attacco dove rimasero uccise 22 persone. In quell’occasione suonarono il celebre brano simbolo degli Oasis ‘Do not Look Back In Anger, che è divenuto un inno di resistenza e forza all’indomani dell’attacco.

L’acquisto dei ticket del concerto garantirà una copia fisica in edizione standard dell’album Hardwire…To Self-Destruct  o una copia digitale del disco (a discrezione del consumatore). Ancora una volta tutti i biglietti includeranno lo scaricamento gratuito in MP3 dello show a cui si è partecipato, mixato e masterizzato dal team dietro la creazione di Hardwired…To Self-Destruct. Per scaricare l’audio dello show basta scannerizzare o inserire il barcode contenuto nel biglietto su LiveMetallica.com/scan.

Culinaria 2018: i sapori dell’arte e l’arte della cucina

L’11esima edizione di “Culinaria – Il gusto dell’Identità” presenta la prima “Biennale di arte e cibo”, un incontro tra chef e artisti in programma il 29 e 30 settembre nello spazio Wegil di Roma

 

Artisti e chef uniti in un’unica dimensione creativa, uno scambio di idee sul fronte artistico e su quello gastronomico: l’11esima edizione di “Culinaria – Il gusto dell’Identità” – organizzata dallo chef romano Francesco Pesce e Fabrizio Darini, curata da GMGProgettoCultura e con il contributo di Regione Lazio, Arsial e Car – è una “Biennale di arte e cibo”, in esposizione sabato 29 e domenica 30 settembre nello spazio Wegil di Roma (Largo Ascianghi 5), nel cuore di Trastevere. Quest’anno la manifestazione – che richiama da sempre nella Capitale il gotha dell’enogastronomia italiana e internazionale – propone un percorso con omaggi degli artisti agli chef e viceversa. Opere e piatti, sul filo di suggestioni e ispirazioni reciproche, daranno vita a realizzazioni inedite e originali, con incontri, installazioni, video, foto: una mostra ispirata dai sapori d’arte e di cucina, ricca di contaminazioni, percorsi percettivi e degustazioni.

 

L’evento vuole celebrare lo slancio creativo dell’arte, della cucina e la trasformazione della materia secondo processi che si basano su regole e conoscenze precise, ma anche sull’intuizione e sulla riflessione concettuale: fattori che accomunano la realizzazione delle opere d’arte a quella dei piatti dei grandi chef. Ed è per raccontare questo scambio di visioni e di interpretazioni che la kermesse presenterà performance dal vivo e realizzazioni in cui la poetica degli artisti viaggerà in parallelo a quella degli chef coinvolti, attraverso interazioni da cui far emergere un preciso “stile personale”, leitmotiv di tutta la manifestazione.

Il percorso creativo, con la curatela di GMGProgettoCultura, ruota intorno a quattro filoni tematici che sono il risultato di 16 incontri tra chef italiani e internazionali con artisti di fama mondiale, i quali, confrontandosi gli uni con gli altri, hanno ideato espressioni artistiche che in modo del tutto spontaneo hanno fatto perno su: l’elemento spirituale, la profondità del mare, la condivisione e l’interazione dell’opera con il pubblico. Da ricerche in comune sulle loro storie e sui linguaggi personali, è nata così una mappa sul senso profondo del nutrire e del nutrirsi, fatta di memorie, identità e nodi interiori, che emerge dalle opere pensate insieme e grazie ad esibizioni sul palco in sessioni di 45 minuti.

LA KERMESSE. Negli spazi di “Culinaria 2018 – Biennale di arte e cibo”, come in un museo temporaneo, si alterneranno esibizioni ed eventi artistici e gastronomici. Durante la manifestazione il fotografo parigino Thomas Duval presenterà per la prima volta in Italia le foto del progetto “Bondage Vegetale”. Oltre alle aree dedicate alle esposizioni delle opere, nell’auditorium “Spazio d’azione” verranno accolti gli incontri live tra chef e artisti, nella sala “Gestualità” verranno ospitate videoinstallazioni relative alle eccellenze gastronomiche del Lazio, e nello spazio all’aperto “Teatro delle braci”, tra fuochi, gesti primordiali e improvvisazioni, verranno proposte cotture arcaiche e dimenticate.

“La nuova edizione di Culinaria è un’installazione sempre in movimento, la cui ambizione è quella di rendere i visitatori partecipi dell’esperienza narrativa che si cela dietro la realizzazione di ogni opera di alta cucina e di produzione artistica – spiegano gli organizzatori Francesco Pesce e Fabrizio Darini –. Abbiamo l’obiettivo di lanciare uno sguardo sul futuro della gastronomia per anticiparne le possibili interazioni che, nei prossimi anni, si svilupperanno con le diverse espressioni artistiche. Roma, città che può contare su secoli di storia e cultura, è oggi un contenitore aperto a collettivi artistici dove la proposta di nuove sinergie può trovare terreno fertile. E lo spazio Wegil, con lo stile razionalista dell’ex palazzo Gil, dove è accolto, pienamente esaltato dal restauro col quale è stato reso di nuovo accessibile al pubblico, è una location dal forte impatto visivo perfetta per accogliere lo spirito di una mostra di arte e cucina”.

CHEF & ARTISTI – Narratore poetico della cucina di mare, Gianfranco Pascucci del Pascucci al Porticciolo di Fiumicino (1 stella Michelin) e l’artista Ria Lussi, dalla poetica intensa e luminosa,propongonoopere fotografiche e vitree ispirate al mondo marino, da cui la cucina identitaria dello chef e l’opera permanente e fragile dell’artista traggono la loro materia prima principale. Anthony Genovese, chef de Il Pagliaccio di Roma (2 stelle Michelin),eBarbara Salvucci, nota per le sue sculture in resina e trame di metallo,presentano un’installazione realizzata a quattro mani, esaltando sapori e forme in un unico scenario essenziale, dove l’opera simula uno spazio sacro.Andrea Tortora, alla guida della pasticceria del St. Hubertus (3 stelle Michelin) del Rosa Alpina Hotel & Spa di San Cassiano (Val Badia), maestro dei lievitati d’autore, si confronta sul tema del principio di sottrazione e dell’acqua con Pere Gifre, artista e ingegnere spagnolo con base a San Francisco specializzato in progetti di scultura, scenografia, interior design e architettura industriale: una massa lievitante creata da Tortora si insinuerà e attraverserà, durante i giorni della manifestazione, un’installazione scultorea cromata pensata da Gifre, rappresentando così un pasto dove il nutrimento è dato dal tempo, fermato ed espanso secondo il volere della natura.

Ritratto dello chef Mauro Uliassi scattato da Lorenzo Cicconi Massi - Diritti Riservati Cicconi Massi

Instancabile sperimentatore, Roy Caceres, chef del ristorante Metamorfosi di Roma (1 stella Michelin), propone con Franco Losvizzero, video-artista e maestro nelle sculture meccaniche, l’installazione Finestra-Minestra, creata per l’occasione e pensata per l’interazione con il pubblico. Francesco Apreda, chef dell’Imàgo dell’Hassler Hotel di Roma (1 stella Michelin), presenta per la prima volta la lingua in sanguinaccio di ricci di mare, un piatto pensato in passato ma mai proposto, in attesa del giusto momento, nell’ambito dell’installazione Vulcano pensata dall’artistaMatteo Giuntini: una stanza intima, fatta di luce soffusa su oggetti e dialoghi visivi, che parla di creatività e stupore, di idee, sogni, esperienze e viaggi con suggestioni legate al mondo della magia. Il minimalismo della cucina modernistadi Giuseppe Iannotti del Krèsios di Telese Terme (Benevento, 1 stella Michelin) trova in un’elaborazione sull’idea di bellezza tra Oriente e Occidente un punto d’incontro con la ricerca sul vuoto su cui si fondano le tessoforme in filo metallico di Giuseppe Guanci: lo chef e l’artista propongono una performance in cui una Venere sdraiata è coperta da una veste di pietanze che vengono lentamente sottratte, in un crescendo esperienziale in cui, mentre si gusta il cibo, la bellezza della scultura viene disvelata. L’artista Davide Dormino– la cui ricerca con materiali come il marmo, il bronzo e il ferro è incentrata sulla monumentalità del processo esecutivo e su tematiche imprescindibili per l’Uomo – dialoga con la poliedrica chef Cristina Bowerman, che a Trastevere è di casa col Glass Hostaria (1 stella Michelin), in una performance in cui il pubblico presente prende parte ad una cena in uno stretto rapporto di condivisione ed equilibrio.

Adriano Baldassarre de Il Tordomatto di Roma (1 stella Michelin) – chef romantico che unisce classicità e tecnica di rigore francese a un’elaborazione creativa, intima e familiare – collabora con Carlo Carfagni, artista, regista e videomaker.L’americano Tim Butler, protagonista della nuova scena culinaria thailandese con il ristorante Eat Me di Bangkok, si confronta con la poetica dell’architetto, pittore e scultore romano Massimo Catalanisul tema dei mammiferi marini e del più umile dei pesci in cui traspare la testimonianza del sentimento di amore per il pianeta. Mauro Uliassi, del ristorante Uliassi di Senigallia (Ancona, 2 stelle Michelin), presenta un’introspettiva con l’affermato fotografo Lorenzo Cicconi Massi. Cristiano Tomei, re del ristorante L’imbuto (1 stella Michelin) del Lucca Center of Contemporary Art, dove gli ospiti mangiano circondati dalle opere in mostra, omaggia l’arte di Andrea Salvetti, tragicamente scomparso nel 2017 dopo anni di collaborazioni con i più grandi nomi della cucina italiana.

I dolci di Walter Musco della pasticceria Bompiani di Roma – lui stesso ex gallerista e sperimentatore di contaminazioni con l’arte in linee di dessert ispirati alla pittura, alla scultura e al design – incontrano Francesca Romana Pinzari, artista che lavora con video, installazioni, performance, scultura e pittura in opere polimateriche, caratterizzate per l’utilizzo di elementi organici, che indagano il rapporto tra uomo e natura. Fabrizio Mantovani, chef e patron del FM con Gusto dello storico Hotel Vittoria di Faenza (Ravenna), e Matteo Monti, anima negli ultimi anni del Rebelot di Milano, incontrano il collettivo Kitchen Super ERo (composto daTania Zoffoli, Enrico De Luigi, Donato D’Antonio, Paolo Geminiani).Gli chef Benedetto Rullo, Lorenzo Stefanini e Stefano Terigi del Giglio di Lucca, con la loro cucina fatta di contaminazioni e contrasti dirompenti, esplorano le connessioni tra cibo e fashion con Nicoletta Lanati, titolare della Starlight di Luisago (Como), società attiva nel mondo del tessile da più di trent’anni: in un’esibizione dal vivo verrà presentato Ostrica al rogo, il piatto creato dagli chef sul tema Donne in guerra della prima edizione del trend-book foodINfashion, di cui la Lanati è art director. Si gioca in famiglia la proposta dell’astro nascente della gastronomia austriaca Lukas Mraz,del Mraz & Sohn di Vienna (2 stelle Michelin), che collabora con suo fratello Manuel Mraz, pittore, in una performance dal vivo su un piatto della tradizione romana rivisitato. Paolo Lopriore de Il Portico di Appiano Gentile (Como), con lo storico della gastronomia Luca Govoni(docente di Storia e cultura della cucina italiana ad ALMA, la scuola internazionale di cucina italiana),impegnati insieme in una ricerca comune sulle radici antropologiche del nostro stare a tavola, illustrano la cucina circadiana con pesi artigianali, in un percorso verso il rispetto dei ritmi fisiologici dell’organismo.

Culinaria 2018 - WeGil - Polinice.org

LA LOCATION. L’edificio adiacente a Viale di Trastevere, realizzato dall’architetto Luigi Walter Moretti nel 1933 e chiuso nel 1976, è stato riaperto alla fine dello scorso anno come hub polivalente per accogliere mostre, convegni, eventi e come punto di riferimento per la nascita e lo sviluppo della creatività, della riscoperta delle eccellenze culturali ed enogastronomiche. Una location ideale, nel rione cittadino storicamente più legato alle sperimentazioni dei gruppi artistici della Capitale, che nei suoi spazi durante i due giorni di Culinaria 2018 ospiterà anche aziende selezionate tra i produttori Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio) e le loro proposte per le degustazioni. Nell’area dedicata allo street food sarà infine possibile assaporare piatti e diverse specialità birrarie dagli espositori presenti: Steccolecco, The Bbq & Smoke Project, Interbrau, Maccheroni Express, Opificio del Sapore.

Non mi hai amata e la forza delle donne. L’ultimo singolo di Symo

Non mi hai amata è da oggi su tutte le piattaforme online! L’ultimo singolo di Symo è un messaggio per le donne, un inno alla loro forza perché non è mai troppo tardi per essere libere. In occasione del lancio del brano abbiamo fatto a Symo qualche domanda!

Quante volte capita a noi donne di rimanere incastrate in relazioni che non ci fanno bene, per insicurezza, pazienza o per poco amore di noi stesse come se quel babbeo lì che ci fa quasi la “grazia” di accompagnarci fosse davvero il meglio per noi. Pensiamo troppo spesso che in fondo siamo fortunate se c’è lui “perché uno come me quando ti ricapita?” e allora chiudiamo un occhio e pure l’altro. Non mi hai amata è l’ultimo singolo di Symo, cantautrice romana che ha l’Africa nel sangue. Il brano, uscito oggi in tutti gli store digitali e sulle piattaforme online per la Honiro Ent. è un messaggio di forza per tutte le donne. Ascoltandola ci si possono ritrovare in molte e questo è il goal di Symo ovvero che ci si riconosca nelle storie che racconta. Non mi hai amata non parla di una donna quindi ma di tante, tutte quelle che pensano di non potercela fare da sole ma che poi credono nella loro energia e tirano fuori tutta la loro potenza trovando il coraggio di dire basta e andare avanti. La resilienza è il vero tema di questa canzone.

Nata a Roma, classe 1991, da mamma etiope e papà eritreo, intrattiene con la musica un rapporto speciale fin da bambina, avendo sempre ben chiaro il suo obiettivo. Le prime influenze musicali sono Stevie Wonder, Michael Jackson e la musica nera in generale, gli artisti preferiti dai genitori insomma e poi crescendo scopre nuove voci da Erykah Badu a Lauryn Hill, le TLC, le Destiny’s Child, e l’RnB degli anni ’90. Nel 2005 il fidanzato di sua sorella Michael Calandra, in arte Ringo Redstar, metà di La Squadra: un duo che si muove nella scena rap della Capitale vuole duettare con lei in 3 brani del suo album “Punto di fuga” (coprodotto da Tommaso “Piotta” Zanello). La squadra si scioglie e Symo accantona per un po’ la musica ma solo finchè non incontra il DJ e producer Francesco “CukiMan” Cucchi che riaccende la miccia. Più matura e consapevole, Symo vuole scrivere le proprie canzoni e raccontare storie, lo fa muovendosi su sonorità RnB, new soul e afro, sostenuta dai beat creati da CukiMan, sui quali stende melodie e parole. Africa, Prototipo e Come se fosse un sogno sono i primi frutti della sua creatività e di quest’incontro artistico.

“Mi considero una cantautrice, desidero che chi mi ascolterà si riconosca nelle storie che racconto”

L’interesse dei media non tarda ad arrivare e così si parla di lei nella rubrica “TG2 Storie”, nella rubrica “Fuori Linea” del TG3 e nel programma “DoReCiakGulp” di Vincenzo Mollica su Rai Uno; è ospite di Fiorello in “Edicola Fiore”, dove canta “Africa”; e presenta “Donna allo specchio”, una sua canzone che tratta il tema della violenza sulle donne, durante un importante convegno tenuto al Senato della Repubblica.

Una favola musicale  quella di Symo, notata da Antonello Venditti e chiamata ad aprire lo scorso 8 marzo 2017 il suo concerto evento romano dedicato alle donne. Davanti ad un Palaottomatica strapieno, Symo ha interpretato Sora Rosa, il celebre successo del cantautore del 1974 e L’amore non ha padroni. Un’emozione unica raccontato al Tg2 Storie insieme ad Antonello Venditti.

Oggi Symo torna a far parlare di se con il suo ultimo singolo Non mi hai amata e per l’occasione le abbiamo fatto qualche domanda!

Come é nato Non mi hai amata ?

L’intenzione è stata quella di scrivere una canzone che potesse creare dal primo istante un’ attenzione e un interesse per essere ascoltata interamente.

Cosa rappresenta Non mi hai amata per te?

Rappresenta una rinascita. È la storia di una donna che trova la forza di riprendere la sua vita in mano dopo una relazione non proprio sana e stabile e prende coscienza di non essere mai stata amata dal suo uomo.

Quanto c’è di autobiografico nel testo?

In realtà l’ho scritta per tutte le donne che a un certo punto perdono fiducia in loro stesse e non riescono a liberarsi dalle loro relazioni perché completamente dipendenti dai loro uomini.

Non mi hai amata lo dedichi a qualcuno?

A chiunque si trovi in questa situazione, è un messaggio per le donne.

Parlaci del videoclip

Il videoclip è stato girato da Tahir Hussein un regista molto giovane in vari luoghi di Roma. Più che sul racconto della storia il video si concentra su di me. È girato appunto nella città dove sono nata e cresciuta e abbiamo cercato di riprendere a tratti anche un po’ lo stile Rnb degli anni 90 attraverso gli outfit e il make up, uno stile al quale sono legata, mi ricorda tutta la mia infanzia.

Chi ha creduto in te?

Mio padre crede in me da sempre. E la mia famiglia in generale, se non avessi avuto loro molto probabilmente avrei ceduto ai primi no.

 Come sei approdata alla Honiro Ent.?

Mi sono iscritta ad un contest organizzato da loro precisamente una Rap Battle, con il dubbio di poter risultare un pesce fuor d’acqua. Arrivata lì mi sono accorta di non essere l’unica cantante e mi sono rilassata. Alla fine ho vinto il premio a cui puntavo ovvero la realizzazione del video.

Un modello musicale, a chi ti ispiri?

Ascolto molta musica. Ho vari artisti che magari mi hanno influenzato musicalmente. Sono molto legata al RNB, ma ultimamente ho capito che prendo molta ispirazione da me e dalle storie della mia vita e di chi mi sta attorno proprio come hanno fatto i più grandi cantautori italiani e non.

Progetti futuri

Sono chiusa in studio con dei veri musicisti e scrivendo sto scoprendo molte cose su di me che non vedo l’ora di condividere con il grande pubblico.

 

Cecilia Gaudenzi

 

Macron vuole la Libia. La guerra per il Mediterraneo con l’Italia

Macron vuole la Libia. Il Paese nordafricano rappresenta la guerra per il Mediterraneo. Vuol sostituirsi all’Italia nel contesto libico, seguendo le orme del progetto di Sarkozy. Scordatevi le frasi sull’Unione Europea premio Nobel per la Pace, sulla fratellanza dei due popoli: in Libia Italia e Francia perseguono lo stesso scopo e sono pronte a tutto per ottenerlo. Attualmente finanziano milizie opposte, intrattengono rapporti privilegiati con tribù differenti e la loro posizione in Libia ricalca geograficamente la distribuzione delle tribù tra Tripolitania e Cirenaica.

Vi è subito da evidenziare che il Presidente Macron, nonostante le sue invettive al Parlamento Europeo sui rischi della fascinazione di Putin, in Libia persegue i suoi obiettivi in sintesi con la Russia. Mentre l’Italia, che ha accettato sanzioni alla Russia economicamente devastanti per alcuni suoi settori produttivi, è rimasta fedele all’alleato statunitense.

Dopo un governo della durata di un lustro guidato da una forza politica filofrancese ossia il Partito Democratico (la crisi libica del 2011 fu uno degli elementi propedeutici alle dimissioni di Berlusconi) il Bel Paese ha perso posizioni nel difficile scacchiere libico.

 

IL VERTICE DI PARIGI –  Il vertice organizzato lo scorso martedì a Parigi da Emmanuel Macron è un’iniziativa sostanzialmente unilaterale che scalza l’Italia dal suo tradizionale ruolo di interlocutore privilegiato e sancisce il ruolo della Francia come il più influente mediatore per la Libia. L’intesa raggiunta tra i più importanti leader libici, peraltro senza una firma ufficiale e senza il consenso di 13 importanti milizie della Tripolitania, è una dichiarazione di intenti che attende la ratifica delle prossime elezioni fissate al 10 dicembre prossimo.

 

AL SARRAJ E HAFTR ALL’ELISEO – Già lo scorso 25 luglio, solo due mesi dopo essersi insediato all’Eliseo, Macron aveva colto di sorpresa il mondo invitando i due leader rivali della Libia nel castello di Celle-Saint-Cloud, alle porte di Parigi. Per la prima volta Fayez al-Sarraj, premier di quel Governo di accordo nazionale (Gnc) sostenuto dalla Comunità Internazionale, e il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, trovarono un accordo. L’esclusione dell’Italia, fino a quel momento protagonista dei negoziati insieme all’Onu, aveva provocato il disappunto di Roma. Roma che però all’epoca viveva attraverso il suo Governo una sostanziale subalternità e senso di prostrazione nei confronti francesi, per ovvi motivi politici interni.

L’invito di Haftar nel luglio 2017 rappresentò lo sdoganamento del generale ribelle e in parte secessionista alleato e uomo forte di Parigi.

Pur cercando assiduamente di portare i due rivali al tavolo dei negoziati, l’Italia ha sempre sostenuto le autorità di Tripoli. Non è peraltro irrilevante il fatto che la maggior parte dei giacimenti dove opera l’Eni si trovi proprio in Tripolitania. Parigi non stava a guardare. Sotto la presidenza di François Hollande, forze speciali francesi si erano già insediate in Cirenaica.

 

PERCHE’ MACRON VUOLE LA LIBIA . Con un abile equilibrismo diplomatico Parigi sosteneva ufficialmente il Gnc, ma al contempo, stava al fianco del suo nemico. Di nascosto. Fino al 20 luglio 2016, quando la morte di tre soldati francesi precipitati con un elicottero nei pressi di Bengasi, dove Haftar stava combattendo contro milizie islamiste, costrinse il ministero francese della Difesa a uscire allo scoperto: la Francia aveva inviato forze speciali in Libia. A fianco di chi, è facile immaginarlo. Il bottino sarebbero i pozzi petroliferi da strappare alla nostra ENI. 

Macron sembra aver rafforzato i rapporti con Haftar, e con il suo alleato, l’Egitto. Cogliendo una straordinaria occasione durante la visita a Parigi del presidente americano Donald Trump, il 13 luglio scorso. «Il presidente Trump ed io condividiamo le stesse intenzioni riguardo alla Libia», aveva ribadito.

Roma ora necessita di ritrovare il suo ruolo primario, magari contando sull’alleato e protettore americano (viste le ultime due settimane) in Libia e nel Mediterraneo. Esulando dal patto Sarkozy-Merkel che voleva in Europa a sud-ovest del Reno l’influenza francese e a nord-est quella tedesca. D’altronde il Mediterraneo o torna a essere Mare Nostrum oppure l’Italia morirà.

Starmale. La rivista fenomeno del web di Emanuele Martorelli

Starmale è l’esilarante “mensile di cose brutte, malessere e disagi”. Satirico, ironico e giustamente scorretto è diventato, dal 2010 ad oggi, un vero e proprio fenomeno del web. Il merito? Di Emanuele Martorelli, irriverente direttore della rivista che abbiamo intervistato per voi.

Emanuele Martorelli è il direttore di Starmale (Sito ufficiale, pag. Fb), la rivista online dedicata al malessere e al disagio contemporaneo. Anzi no, Emanuele Martorelli non è proprio un vero direttore di Starmale perché in effetti non è una vera e propria rivista. E la figata è proprio questa! Nel 2010 il romano Emanuele Martorelli, musicista, videomaker e scrittore, poi anche autore, articolista e vignettista, nonché direttore artistico ha deciso di mettere nero su bianco il suo poco collocabile umorismo. Così è nata l’idea di Starmale. Un finto mensile che fa della satira e dell’ironia il suo tutto. Finto perché in realtà non esiste, vive “solo” delle sue esilaranti copertine e dei suoi inserti. In questa più sostanza che forma ha fatto un vero e proprio boom, creando anche un po’ di sana confusione visto che moltissimi credevano si trattasse di un magazine da poter acquistare. L’ansia collettiva è un affare, sembra scontato dirlo oggi ma Emanuele lo aveva capito con qualche anno di anticipo e così forte dei suoi studi in psicologia e antropologia culturale ha fatto un esperimento vincente. In un momento in cui siamo ossessionati dal benessere a tutti i costi, anche a quello di stamparci un sorriso che come direbbe Calcutta è una “parentesi se vedi bene” ha saputo giocare con fisse e paranoie sociali, ansia e disagio. Il risultato è una parodia esilarante del linguaggio pubblicitario e giornalistico che porta il discorso su ego e personalità all’interno della satira in rete. Noi ci siamo innamorati del suo progetto Starmale e tra una risata e l’altra, anche se con qualche tempo di ritardo gli abbiamo chiesto di parlarcene!

Starmale

Ciao Emanuele, ci racconti di Starmale e della sua genesi?

Starmale è frutto di un umorismo poco collocabile. Sembra assurdo, ma otto anni fa (l’idea è nata nel 2010) non era così semplice far passare contenuti relativi alla sfera del malessere sulle riviste per le quali scrivevo. Così ho cominciato a pubblicare in rete alcune finte copertine sulla scia delle riviste di benessere. Quando le persone sono andate in edicola a chiederle, ho creato un contenitore dove simulare una redazione completa: (in)direttore, stagisti, editor e legali, che nel settore artistico servono sempre. In un’epoca che spinge verso l’individualismo ho puntato su un soliloquio corale. Credo sia stato un modo per dare uno statuto di professionalità a piccoli stati dissociativi che mi porto dietro da tempo. Ad oggi fatico a capire chi o cosa di questa redazione sia reale, quanti siamo all’effettivo. Questo crea sempre qualche intoppo nei pagamenti.

Fai del sarcasmo circa tutto quello che ci ossessiona nella realtà. L’apparire in un certo modo, la ricerca esasperata del benessere, il giudizio degli altri, il disagio dilagante. Ridiamo per non piangere?

A volte è utile ridere per capire di cosa si sta piangendo. O viceversa. Ironia e sarcasmo possono essere terapeutici a patto di non usarli come rifugio. Il conto prima o poi arriva: su un certo tipo di risata va sempre calcolata l’IVA (imposta sul valore autoinferto).

Starmale ha avuto un seguito incredibile, te lo aspettavi?

Non mi aspettavo che fosse recepito trasversalmente e in ambienti tanto vari, compresi quelli che la rivista prende di mira. Starmale nasce come una parodia intrinseca del linguaggio pubblicitario e di quello giornalistico. Quando è uscito il libro per Chiarelettere alcuni librai non sapevano come catalogare il volume: sono finito tra psicologia, new age, sociologia e manualistica. Autostima, ipocondria, rapporto con l’altro: è una satira di stampo psicologico. Credevo fosse una nicchia. Si è rivelata più ampia del previsto.

Starmale

La copertina che ti ha divertito di più?

Non ce n’è una in particolare. La numero quindici, “Ipocondr’Io” è stata come giocare in casa, con strilli come “Eludere secoli di progressi medici con l’autodiagnosi in rete”. Nel numero sul femminile c’è uno di quelli che preferisco e riguarda le relazioni interpersonali: “Percepirsi in superiorità numerica dentro un rapporto a due”. In un momento di lucidità ho poi interrotto le copertine per concentrarmi su altri contenuti. Sono nate rubriche, libri, zodiaco. Al momento guardo con attenzione a Raffaele Morelli, una personalità collocabile tra pre-psicologia, paternalismo e romanzo Harmony. Ho trasformato “Riza Psicosomatica” in “Resa Psicosomatica”. I Social sono ormai una vetrina per lo sfoggio incondizionato di sé. Così il suo titolo “Fidati di te”, è diventato “Evidentemente abbiamo esagerato con l’autostima: ricomincia a sottovalutarti”. A volte l’infimo è una delle poche certezze che ci si porta dietro con una certa stabilità.

Quanto è importante per te, lavoro a parte, l’ironia nella vita?

L’ironia è spesso un’attitudine. Semplicemente ti ci ritrovi dentro. In alcuni casi può rivelarsi illusoria. Per quanto mi riguarda è fondamentale, prima di tutto perché permette di giocare con margini non definiti(vi). Oggi si cerca spesso una divisione netta tra vero e falso. A me piace il verosimile, offre un’idea ampia delle cose.

 Sei stato da poco al Festival della Disperazione, insieme a molti altri ospiti illustri. Intanto come è andata e poi chi sono i veri disperati?

È un Festival che guarda alla fase risolutiva della disperazione, il momento in cui sfocia nell’atto creativo. La tratta come genere letterario. Mi è sembrato affine al discorso che faccio su Starmale, che non è mai autocommiserazione ma in qualche modo tende a sviscerare delle dinamiche. È stata un’ottima uscita, l’ultima di un giro autunnale che mi ha portato per locali, alla Facoltà di Psicologia di Roma e nel posto in cui, da musicista, mai avrei pensato di arrivare: al Conservatorio di Milano. Tutto questo mi permette di esplorare la dimensione dal vivo del progetto nelle sue varie sfaccettature. I primi anni ho fatto molta fatica a trovare i giusti contenitori, a far capire cosa stavo facendo. Ora sembra più semplice, comincio persino a capirlo anch’io. L’ultimo intervento è “DiSperare in meglio”. La vera disperazione è quella fine a se stessa, quella che non trova sbocchi.

Starmale

Sulla scia del successo di Starmale sono nate molte pagine e siti simili. Hai lanciato un trend?

Non ho di certo inventato l’idea delle copertine, già fatta a suo tempo su riviste come il Male. Credo invece di aver sdoganato un certo tipo di linguaggio, cercando di portare il discorso su ego e personalità all’interno della satira in rete. Un modo diverso di dialogare con gli utenti senza ammiccare. La rivista è comunque uscita al momento giusto. Oggi sarei già fuori tempo massimo. In questo periodo c’è un abuso dilagante di una certa terminologia: ansia, disagio, sono ormai parole quasi svuotate di senso, dette con leggerezza in cerca di approvazione. L’editoria lo ha capito e adesso molti personaggi noti, giocatosi tutto, si rigiocano i malanni. Collana “il mio disagio messo a nudo”. L’ansia è l’affare del momento. Il prossimo trend sarà l’ennesima, tragica contro ondata di benessere. Su Starmale ho sempre cercato di trattare certi temi con rispetto, puntando a far diventare la rivista una sorta di inchiesta scomposta sul malessere contemporaneo. Bricolage emotivo, frutto di un vissuto. Far ridere è spesso l’ultimo dei miei problemi. Credo sia il tratto che mi ripara dalle imitazioni che circolano in rete.

A te cosa crea malessere?

I pantaloni a cavallo basso e la mancanza di parsimonia con cui si investe sulle idee.

C’è una canzone di Brunori Sas che dice che il dolore serve proprio come serve la felicità e che morire serve anche a rinascere. Potremmo dire che il malessere ci serve per avere un po’ di benessere?

Il malessere è parte integrante del Sé, a tratti contiene un potenziale enorme. Tanto vale farsene un’idea, e nei casi migliori dargli una forma. Correndo il rischio di arrivare a capirsi.

Sin volver la cara. La passione del flamenco

La passione del Flamenco arriva all’Auditorio Parco della Musica con Sin volver la cara, il nuovo spettacolo della Compagnia Algeciras Flamenco, frutto di collaborazioni che come sempre arricchiscono e stimolano la creazione di una pièce, della performance.

Sin volver la cara nasce dall’esigenza di trattare temi attuali, continua la volontà di dare vita non solo a concerti o composizioni coreografiche, ma a spettacoli teatrali con spunti narrativi mediati dal flamenco. “Senza voltarsi”, lasciandosi alle spalle ciò da cui ci si separa, portandone memoria, iniziare un nuovo percorso e dare vita ad una nuova realtà. Questo è ciò che racconta Sin volver la cara. Attraverso diversi tableaux, vengono descritte le emozioni che immaginiamo pervadano gli Esseri Umani nelle diverse occasioni di separazione: dalla tradizione, dalla madre, dall’amore, dalla propria Terra. La separazione per eccellenza è la Nascita: da questo viaggio e dalla relativa e necessaria separazione dal grembo materno germoglia una diversa esistenza. La Nascita è fonte di dolori, gioie, paure, speranze, inquietudini, aspettative, dubbi, desideri.

sin volver la cara

Il Flamenco fa da comun denominatore all’interno dello spettacolo, in cui convivono contaminandosi anche altre forme di musica, di danza e di espressione. Il flamenco, per sua stessa natura, è il risultato di influenze varie, legate anche alle migrazioni che hanno portato all’incontro di culture diverse, musiche e danze, dall’India (secondo alcuni studiosi di Flamencologia) fino allo stanziarsi dei Gitani in Andalusia, la regione della Spagna considerata la culla del flamenco. Nuovi eventi hanno portato altre influenze: l’influenza araba, la scoperta delle Americhe, lo sviluppo canoro, lo sviluppo della tecnica musicale e della danza, el baile, che ha fatto il suo ingresso in teatro e vi ha trovato nuove ed infinite possibilità, anche attraverso l’incontro con altre forme espressive. La musica non soltanto accompagna, ma fa parte integrante del flamenco. Una storia ricca di separazioni e di ritorni, di viaggi, di ricchezza che appartiene al grande tesoro culturale del Mediterraneo. L’andata ed il ritorno (la ida y vuelta) possono avere tregua solo quando ciascuna cosa trova la propria collocazione, il naturale approdo, dopo tanto vagare, ad una condizione migliore.

Sin volver la cara Sin volver la cara

Sin volver la cara

Ideazione, Coreografie e Regia di FRANCISCA BERTON.

BRUNO MAROCCHINI Electronic music, SERGIO VARCASIA Chitarra, RICCARDO GARCIA RUBI Chitarra, JOSÉ SALGUERO Cante flamenco, PAOLO MONALDI Percussioni, CLAUDIO MERICO Violino, ENRICO GALLO Tamburello, CATERINA LUCIA COSTA Bailaora ospite, FRANCISCA BERTON Solista, CHIARA CANDIDI Teatro e pizzica, FLAVIA LUCHENTI-GIULIA PETTINARI Corpo di ballo, PAOLO DE PASCALE Testi e narrazione.

Costumi di Daniela Catone  – Scultura Toro-Chitarra di Alessandro D’Ercole   – Versi di Luigi De Pascalis

Sin volver la cara

INFO

Dove: AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICAVia Pietro De Coubertin, 30 – Roma

Quando: Mercoledì 23 Maggio 2018 ore 21:00

Prenotazioni: Associazione Culturale Algeciras Flamenco www.algecirasflamenco.com Tel. +39 331 5973316  info@algecirasflamenco.com  algecirasflamenco@gmail.com

 

04-05-’98: Strage in Vaticano – Quando il teatro sostiene la cronaca

Dal 2 al 6 maggio andrà in scena al teatro dei Documenti di Roma “04-05-’98: STRAGE IN VATICANO” lo spettacolo ispirato ai fatti di sangue avvenuti in Vaticano vent’anni fa in cui morirono tre persone. Ne abbiamo parlato con il regista Paolo Orlandelli.

Sarà in scena al Teatro Di Documenti dal 2 al 6  maggio lo spettacolo 4-05-’98: STRAGE IN VATICANO di Fabio Croce e per la regia di Paolo Orlandelli. In scena: Giuseppe Alagna, Antonietta D’Angelo, Emanuele Linfatti. Lo spettacolo è ispirato al triplice delitto avvenuto il 4 maggio del 1998 nella palazzina delle guardie svizzere presso la Città del Vaticano, nel quale perirono il neo-comandante dell’esercito pontificio Aloys Estermann, sua moglie Gladys Meza Romero e il giovane vice-caporale Cédric Tornay. La versione ufficiale fornita dalla Santa Sede poche ore dopo la strage e confermata con la chiusura dell’inchiesta (svolta senza il coinvolgimento della polizia italiana e degli avvocati dei familiari delle vittime), accusa il vice-caporale Cédric Tornay di omicidio-suicidio.

La magistratura vaticana ha respinto la richiesta di ricorso della famiglia di Tornay, basata sui risultati di una seconda autopsia effettuata sul corpo del vice-caporale presso l’Istituto di Medicina Legale di Losanna e di una perizia grafologica condotta sulla presunta lettera d’addio del giovane elvetico, i quali portano a credere ad un complotto volto ad eliminare il neoeletto comandante della Guardia Svizzera, con il Tornay utilizzato come capro espiatorio, colpevole solo di essersi trovato a portata di mano degli assassini.

A venti anni dalla strage, Fabio Croce e Paolo Orlandelli riportano l’attenzione su questo caso di insabbiamento e chiedono a Papa Francesco, tramite una petizione su Change.org, la riapertura del caso e la dichiarazione d’innocenza di Cédric Tornay.

 -Ciao Paolo, ci racconti la genesi dello spettacolo?

 L’idea è stata di Fabio Croce, editore romano che aveva pubblicato il libro di uno storico dell’arte che aveva conosciuto una delle vittime della strage. Nel 2008 Fabio mi chiese di lavorare insieme al progetto di uno spettacolo sul triplice delitto in Vaticano, in occasione del decennale. È stata la mia prima esperienza di teatro di denuncia. In seguito abbiamo realizzato altri due spettacoli insieme; “Vite Violate: Crimini sessuali nella Chiesa Cattolica” e “Il Cardinal Mia Cara”.

-Perché la scelta di un tema così spinoso?

Quando mettemmo in scena lo spettacolo per la prima volta, ricorreva il decimo anniversario della strage. Purtroppo ci ricordiamo del passato solo nelle ricorrenze. In realtà il tempo non passa mai quando si tratta di ingiustizie clamorose che turbano le coscienze dei cittadini, impotenti di fronte all’arroganza dei poteri forti. Non si dimenticano mai un figlio, un fratello o un amico morto, o un semplice cittadino sacrificato per logiche di convenienza. I cittadini onesti non dimenticano e chiedono, responsabilmente e democraticamente, unendo le loro voci per essere sentiti, che venga sempre ricercata la verità e vengano perseguiti i responsabili delle malefatte.

-Dato il tema scottante, ti è successo di incontrare difficoltà durante lo sviluppo del progetto?

Assolutamente no, la strategia del Vaticano è di ignorare completamente queste iniziative. Se esprimesse un qualunque parere su di esse, contribuirebbe a dare risalto all’operazione.

-La scelta di riproporre questo spettacolo a 10 anni dalla sua nascita, si connette con altri scandali di possibile insabbiamento ora molto caldi come quelli che riguardano Cucchi o Regeni?

Non proprio, ma ho fatto una esperienza molto positiva nel 2014 con uno spettacolo sul caso di Emanuele Scieri, l’allievo paracadutista morto a Pisa nel 1999, vittima di un atto di nonnismo. Tramite una petizione su Change.org, abbiamo interessato l’allora Ministro della Difesa Roberta Pinotti e provocato un movimento d’opinione che è sfociato nella istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta e nella richiesta di riapertura del caso presso la Procura di Pisa. Così abbiamo pensato di tentare il binomio spettacolo-petizione anche per la strage in Vaticano. Ci auguriamo che gli spettatori prendano posizione contro una palese ingiustizia e firmino la petizione a Papa Francesco e al Promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano affinché venga accolto il ricorso presentato dai legali della madre di Tornay e, ammesse le prove a discolpa del giovane vice-caporale, questi venga dichiarato innocente. Ecco il link della petizione: https://www.change.org/p/papa-francesco-verità-sulla-strage-in-vaticano

 -Ti sei avvalso di di esperti e professionisti in indagini/forensi per sviluppare la trama?

Una delle fonti principali del testo di Fabio è “Bugie di sangue in Vaticano” (Kaos edizioni, 1999) un libro scritto dai “Discepoli di Verità” un gruppo di ecclesiastici e laici residenti nello Stato della Città del Vaticano, che pubblicano informazioni sottaciute dalla Santa Sede. In questo libro, che riporta i risultati della seconda autopsia effettuata sul corpo del presunto omicida-suicida Cédric Tornay, si parla chiaramente di un complotto volto ad eliminare il neo-eletto comandante del Corpo della Guardia Svizzera Aloys Estermann, con il vice-caporale Tornay utilizzato come capro espiatorio.

-Dall’intrattenimento all’informazione. Qual è il valore del teatro?

Entrambe le cose, ma mai una sola di esse. È fondamentale che la società riservi degli spazi, oltre che per il divertimento, anche per la satira, la critica, la denuncia e l’approfondimento.

-Lo scopo è quello di convincere il Papa a riaprire questo discorso. Possibilità concreta o utopia?

Un sogno, direi. Noi ci proviamo…

INFO

Dove: Teatro Di Documenti, via Nicola Zabaglia, 42 – 00153 Roma

Quando: 2-6 MAGGIO 2018

Orario Spettacoli: da mercoledì a sabato ore 21.00 – domenica ore 18.00

Biglietti: intero € 12,00 –  ridotti  € 7,00 Tessera € 3,00

PRENOTAZIONI  da lunedí a venerdí dalle 10.30 alle 18.30  – tel. 06/5744034 – 06/5741622 – 328 8475891 www.teatrodidocumenti.it – teatrodidocumenti@libero.it

 04-05-’98: STRAGE IN VATICANO

di Fabio Croce

regia Paolo Orlandelli

con Giuseppe Alagna, Antonietta D’Angelo, Emanuele Linfatti

Aiuto regista Antonio Vulpiani

Movimenti di scena Roberta Lutrario

luci e audio Marco Di Campli San Vito

video editingVitamin Cor