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ItaliaDoc alla Casa del Cinema

La dodicesima edizione di ItaliaDoc approda alla Casa del Cinema con una selezione dei migliori documentari del 2017. In programma dal 6 marzo al 17 aprile dieci film dedicati al racconto del reale. Tra ritratti d’autore e analisi di fenomeni sociali

Giunta alla sua dodicesima edizione la rassegna ItaliaDoc, curata da Maurizio Di Rienzo, torna alla Casa del Cinema (sito ufficiale) con un focus di ritratti individuali dedicati ad affascinanti personalità della cultura e una serie di documentari che passano in rassegna eventi, fenomeni e riti sociali della realtà odierna.

Grazie alla programmazione di questa edizione, che si svilupperà dal 6 marzo al 17 aprile, si avrà l’opportunità di conoscere da vicino personaggi decisivi per la storia dell’arte e del cinema come Julian Schnabel, Giuseppe Bertolucci, Sandra Milo e Marco Ferreri, si ripercorrerà l’intensa carriera musicale del compianto Pino Daniele o si affronteranno temi delicati come la malattia nel racconto struggente del giornalista Toni De Marchi. E ancora si conoscerà da vicino il percorso controverso dell’architetto di regime Piero Portaluppi e si analizzeranno importanti fenomeni sociali come la crescita e l’affermazione dell’automobile all’interno delle varie epoche storiche, l’impatto avuto dal terremoto sulle popolazioni dell’Umbria e la preparazione della stagione estiva sulla spiaggia di Mondello, tra riti abitudinari e lotte di classe.

I film selezionati quest’anno verranno proiettati ogni martedì e giovedì (con l’eccezione de La cena di Toni che sarà in programma mercoledì 11 aprile) e replicati nelle successive domeniche. Nell’arco di un mese si potranno conoscere 8 documentari che verranno integrati da altri 2 film previsti nella giornata evento di giovedì 15 marzo. In questa occasione, infatti, ItaliaDoc proporrà, in collaborazione con SNGCI, i due film premiati con il Nastro d’Argento durante la serata ufficiale dello scorso 1 marzo: Pino Daniele. Il tempo resterà di Giorgio Verdelli e La lucida follia di Marco Ferreri di Anselma Dell’Olio. Ad arricchire l’evento la presenza dei due registi prima delle rispettive proiezioni.

Ad aprire la rassegna sarà, martedì 6 marzo, Pappi Corsicato che attraverso il suo doc L’arte viva di Julian Schnabel racconterà l’attività instancabile del newyorkese ‘larger than life’ Schnabel, pittore e scultore d’impatto assoluto e regista dallo sguardo sorprendente (Basquiat, Lo scafandro e la farfalla). A seguire, giovedì 8 marzo, sarà la volta di Giorgia Wurth che con Salvatrice – Sandra Milo si racconta coglierà con discrezione la versatilità, l’ironia e la saggezza della musa felliniana. Terzo appuntamento, martedì 13 marzo, con Evviva Giuseppe di Stefano Consiglio, film che inquadrerà l’articolata personalità di un autore originalissimo e fratello ‘minore’ per eccellenza del nostro cinema (e oltre): Giuseppe Bertolucci. La rassegna proseguirà poi con la giornata evento del 15 marzo durante la quale verranno presentati i due film vincitori del Nastro d’Argento 2018: Pino Daniele il tempo resterà di Giorgio Verdelli, che ripercorrerà con un approccio giornalistico il percorso musicale del cantautore partenopeo e il racconto di Anselma Dell’Olio sul maestro Marco Ferreri – La lucida follia di Marco Ferreri –, un intenso ritratto che attraverso lo sguardo dell’autore, le sue battute e le scene dei suoi film delineerà le trasformazioni umane e sociali di un’intera epoca.

Dopo i ritratti di personaggi illustri prenderanno forma le altre strade del documentario. Con La botta grossa il regista Sandro Baldoni (martedì 27 marzo) racconterà la sua comunità umbra all’indomani del sisma del 2016, la scossa più forte degli ultimi 40 anni. I’m in love with my car di Michele Mellara e Alessandro Rossi (giovedì 29 marzo) ci porterà indietro di 120 anni, all’invenzione dell’automobile, per ripercorrere le tappe di una rivoluzione sensoriale e sociologica che continua ancora oggi. Happy winter di Giovanni Totaro (martedì 3 aprile) trasmetterà le sensazioni, le relazioni, le sorprese, le attese della promiscua comunità di bagnanti palermitani durante un’estate sulla spiaggia di Mondello. A concludere il percorso La cena di Toni di Elisabetta Pandimiglio (mercoledì 11 aprile), la storia di uomo in piena attività che, colpito da una malattia invalidante, reagisce con spirito costruttivo, rendendo la sua casa luogo di cene esemplari e L’amatore (martedì 17 aprile), il documentario dedicato da Maria Mauti al talento rigoroso dell’architetto di regime Piero Portaluppi, inventivo personaggio che operò nel controverso ventennio fascista e nell’immediato dopoguerra.

PROGRAMMA

 

Martedì 6 marzo ore 17.30

Replica domenica 11 marzo, ore 16.00

L’ARTE VIVA DI JULIAN SCHNABEL di Pappi Corsicato 84’

Mentre Julian Schnabel sta preparando la sua retrospettiva alla fondazione Peter Brant in Connecticut, il suo amico Lou Reed muore. Il dolore provocato da questo evento si ripercuote necessariamente nella vita di Julian e diventa il fulcro centrale del documentario. Scavando nel passato dell’artista emergono le origini familiari, gli inizi di carriera, l’arrivo sulla scena artistica della fertilissima e polimorfa New York degli anni ’80, il suo crescente desiderio di fare film, e anche le sue crisi da uomo e artista. Tutti elementi approfonditi attraverso video dell’artista e sull’artista, racconti di Julian stesso e dei suoi familiari e la sua turbolenta relazione lavorativa con Mary Boone, sua prima gallerista. E per cogliere la vera essenza di Julian Schnabel, ecco le fondamentali testimonianze dei suoi amici Al Pacino, Christopher Walken, Jeff Koons e David La Chapelle, le minuziose preparazioni delle mostre, lo spaccato della vita privata di Julian e del suo rapporto con i figli.

 

Giovedì 8 marzo ore 17.30

Replica domenica 11 marzo, ore 18.00

SALVATRICE – SANDRA MILO SI RACCONTA di Giorgia Wurth 60’

Il viaggio di Salvatrice Elena Greco parte da Tunisi nel 1933, e da lì non si ferma più. Tra successi, amori, sconfitte, incontri, processi, luci, silenzi e kebab, il ritratto di una donna che tutti credono di conoscere, ma che in pochi hanno capito davvero: Sandra Milo. La sua figura negli anni ‘60 ha catalizzato l’attenzione del pubblico, in particolar modo quello maschile, grazie alla sua sensualità. E’ la stessa regista Giorgia Wurth ad accompagnare la diva del secolo scorso nel viaggio dagli albori della carriera ai suoi ultimi atti. Tutti i momenti più singolari e significativi della sua vita sono racchiusi all’interno di un antico baule, che Sandra Milo apre senza indugi, ripescando ad uno ad uno i molteplici articoli di giornale e le numerosissime foto che ritraggono episodi dei suoi anni di gloria. Scopriamo così anche sue eccezionali amicizie. Poi si va a Cinecittà ove Sandra Milo è pervasa dai ricordi per un racconto sempre più personale e intimo, dal temporaneo abbandono del mondo dello spettacolo al lungo amore per Federico Fellini.

 

MARTEDÌ 13 MARZO ore 17.30

Replica domenica 18 marzo, ore 16.00

EVVIVA GIUSEPPE di Stefano Consiglio 90’

Viaggio nella vita e nei vari talenti preziosi di Giuseppe Bertolucci: regista di cinema, teatro e televisione; scrittore, poeta, talent scout, organizzatore culturale. Raccontato attraverso la voce del padre Attilio – che evoca il “doloroso privilegio” del suo essere fratello minore – di quella del fratello maggiore Bernardo – che racconta con struggente dolcezza la sua nascita e i giochi di quand’erano adolescenti, fino al desiderio di contagiarlo con la malattia del cinema – e le testimonianze di Lidia Ravera, Mimmo Rafele, Marco Tullio Giordana, Nanni Moretti, e i ricordi di alcune tra le sue attrici predilette: Stefania Sandrelli, Laura Morante, Sonia Bergamasco. Con il contributo di Gian Luca Farinelli – direttore della Cineteca di Bologna di cui Giuseppe fu Presidente per 11 anni – la partecipazione di Fabrizio Gifuni che interpreta testi di Giuseppe, di Emanuele Trevi che legge un suo racconto sugli ultimi giorni di Giuseppe, di Aldo Nove e con un inedito monologo scritto e interpretato da Roberto Benigni in omaggio all’amico di sempre. E soprattutto, corpo e voce di Giuseppe fra interviste, backstage, dibattiti e nella sua ultima commovente performance teatrale “A mio padre – Una vita in versi”

 

GIOVEDÌ 15 MARZO

In collaborazione con SNGCI – Nastri d’Argento 2018 al Documentario Italiano

Breve presentazione degli autori prima delle proiezioni

Ore 16.00 | PINO DANIELE IL TEMPO RESTERA’ di Giorgio Verdelli 108’

Viaggio attraverso musica, concerti, vita del grande artista partenopeo, uomo unico tra appocundria, musica e poesia: un nero a metà, un Masaniello in blues capace di parlare a tutti grazie alla relazione empatica e straordinaria con la sua terra. Film con straordinarie immagini – molte inedite – testimonianze e performance musicali, di produzione Sudovest con Rai Cinema distribuita da Nexo Digital. Tanto del materiale è stato selezionato dal regista attraverso lunghe ricerche e la consulenza del figlio di Pino Daniele, Alessandro, per 15 anni stretto collaboratore artistico del padre. Voce narrante del film è quella dello stesso Pino Daniele supportato dal contributo di Claudio Amendola. Fra le testimonianze: Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo (i musicisti della storica band di “Vaimò” con cui Pino Daniele si riunì nel 2008 ) Arbore, Bollani, Bosso, Jovanotti, Clapton, De Gregori, Giorgia, Gragnaniello, Mannoia, Metheny, Ranieri, Vasco, Sangiorgi e l’amico del cuore Massimo Troisi.

Ore 18.00 | LA LUCIDA FOLLIA DI MARCO FERRERI di Anselma Dell’Olio 77’

Il cosmo unico – inclassificabile – di un autore fra i più originali del nostro cinema. Che abbandonò gli studi di veterinaria ma mai gli animali, scegliendo di occuparsi principalmente dell’essere umano nella sua essenzialità corporea e desiderante. Per avvicinare a noi il mondo frastagliato, genuino, scompaginante e per alcuni ostico di Ferreri, il film offre clip dei suoi film spagnoli, italiani e francesi, tra cui El cochecito, La cagna, L’ultima donna, Dillinger è morto, La grande abbuffata, Chiedo Asilo, Ciao maschio, Storia di Piera, La donna scimmia. Il regista

riflette sulla nomea di “provocatore” che l’ha sempre seguito, perennemente accompagnato da censure, scandali, contestazioni, accuse velenose. Il documentario compone, come in un mosaico, l’arte, il carattere, la poesia, il pensiero e la visionarietà di un autore inclassificabile. Ecco testimonianze ironiche e taglienti, sue e dei suoi ‘compagni’ più affezionati: Mastroianni, Tognazzi, Piccoli, Noiret, in filmati e backstages dell’Istituto Luce, RaiTeche e archivi francesi, alcuni inediti in Italia. E testimonianze nuove, illuminanti sul suo modo di dirigere gli attori, di protagonisti quali Benigni, Schygulla, Huppert, Ferreol, Muti, il musicista Sarde, il regista Mihaileanu, lo scenografo Ferretti. Arguta e penetrante la poesia-prologo dedicata a Ferreri, scritta e recitata da Benigni.

 

MARTEDÌ 27 MARZO ore 17.00

Replica domenica 1 aprile, ore 16.00

LA BOTTA GROSSA di Sandro Baldoni 82’

Il 30 ottobre 2016 il terremoto ha colpito nuovamente il Centro Italia, già piegato dal sisma di agosto ad Amatrice, con la scossa più forte registrata in Italia negli ultimi 40 anni: magnitudo 6,5, con epicentro tra le province di Perugia e Macerata, in Umbria e nelle Marche, e un raggio d’azione che ha devastato tutta la zona dei Monti Sibillini, dove il regista è nato e cresciuto. Partendo dalla sua casa distrutta e dal suo personale stato d’animo, Baldoni compie un viaggio “da dentro” l’esperienza del terremoto, per cogliere le paure profonde, i traumi, le ansie, le rabbie, le speranze delle persone colpite

 

GIOVEDÌ 29 MARZO ore 17.30

Replica domenica 1 aprile, ore 18.00

I’M IN LOVE WITH MY CAR di Mellara&Rossi 72’

L’automobile ha segnato più di un secolo di storia umana. Il suo utilizzo ha cambiato il modo di vivere, di nutrirsi, di muoversi, di immaginare, delle società umane. L’automobile più di ogni altro oggetto ha modificato antropologicamente l’essere umano, ha cambiato la sua percezione del mondo. Attraverso i Cinque Sensi entriamo in contatto con gli oggetti e la realtà. Udito, olfatto, tatto, vista, gusto non sono soltanto la risposta biologica a necessità fisiologiche, sono l’essenza di ogni individuo. Cioè la natura biologica umana ridefinita, plasmata da quanto le automobili ci hanno imposto radicalmente. E ora che il modello sociale fondato sull’autovettura è in crisi per inquinamento, crisi economica, aumento dei costi dei carburanti, danni alla salute, l’affermazione di nuovi modelli di sostenibilità urbana stanno accelerando tale processo di trasformazione sociale. Ci avviciniamo a un complesso cambiamento di vastissima portata in cui tutti dovremo ripensare al nostro modo di muoversi, di viaggiare, quindi di vivere.

 

MARTEDÌ 3 APRILE ore 17.30

Replica domencica 15 aprile, ore 16.00

HAPPY WINTER di Angelo Totaro 90’

Ogni anno d’estate sulla spiaggia di Mondello a Palermo vengono costruite centinaia di cabine pronte ad ospitare altrettanti nuclei di bagnanti che vi passeranno la stagione. Per queste persone le capanne sono lo scenario perfetto per nascondersi dietro al ricordo di uno status sociale che la crisi degli ultimi anni ha minato. Una famiglia s’indebita per fare le vacanze al mare e apparire benestante tra i bagnanti; tre donne si abbronzano per sentirsi ancora giovani e diventare le star dell’estate, mentre nella stessa spiaggia un barista pensa a guadagnare più soldi possibili per superare l’inverno. Tutti aspettano la notte di ferragosto per vivere da protagonisti la fiera della vanità estiva e continuare a fare finta che la crisi economica non esista.

 

MERCOLEDI 11 APRILE ore 17.30

Replica domenica 15 aprile, ore 18.00

LA CENA DI TONI di Elisabetta Pandimiglio 68’

Tutto cambia per Toni quando una visita inopportuna si affaccia alla sua porta. Ha solo 53 anni e un passato di soddisfazioni, rapporti umani, conoscenza, scelte fatte con determinazione e

libertà. Difficile rallentare in corsa un viaggio che sembrava procedere senza ostacoli e, ancora più difficile, non lasciarsi vincere dal disagio accumulato in settimane, mesi, anni, ormai tanti, dalla scoperta della malattia. La cena di Toni racconta i tre anni in attesa del rimedio, un farmaco “immorale” che potrebbe finalmente dare una svolta. Tra speranze, attesa, indecifrabile burocrazia, preparando la cena per festeggiare con gli amici.

 

MARTEDÌ 17 APRILE ore 17.00

Replica Domenica 22 Aprile Ore 18

L’AMATORE di Maria Mauti 85’

Viaggio dentro le pieghe intime di uno degli architetti di fama del ventennio fascista, Piero Portaluppi, attraverso la riscoperta della sua opera nel presente e del suo diario filmico, un archivio inedito in 16mm girato e montato dall’architetto. Uomo di fascino e potere, Portaluppi attraversa questa epoca grandiosa e tragica con distacco e ironia, danzando sulle cose e creando bellezza. La Storia intanto cammina implacabile accanto alle vicende dell’uomo.

L’arte mette a nudo

All’ Atelier Montez non perdetevi l’evento di  inaugurazione di L’arte mette a nudo, la mostra e performance live di Davide Cocozza.

L’arte mette a nudo è una mostra/performance di action painting e digital art di Davide Cocozza.

L’artista intende innanzi tutto esprimere un concetto a lui caro, maturato durante l’esperienza che lo ha fatto divenire arteterapeuta, ovvero che l’arte mette a nudo, che ognuno attraverso il supporto, il colore, il segno e gli altri elementi che contraddistinguono l’azione artistica, come la scelta dei soggetti o lo spazio dove la stessa azione avviene, sono sintomi, espressione, e vera essenza dell’artista stesso. Quest’ultimo attraverso tale operazione rivela e trasforma la sua forma in purezza, le sue patalogie, le sue turbe, i suoi stati d’animo; linguaggi inconsci, a volte simbolici, come i sogni, mondi interni che parlano all’artista o al visitatore oltre l’apparente visione delle opere. Vero specchio emotivo dell’artista.
E’ quindi quale forma piu’ vera di presentarsi alla rivelazione della tela se non totalmente nudi, puri, veri, spogliati da strati di tessuti, che dividono la pelle, che l’allontanano dallo specchio. Così l’artista si spoglia lentamente dinanzi la sua modella, anch’essa compiendo la stessa azione, si denuda, guadagna fiducia. Solo allora una volta nudi, il dipinto comincia dal vero, in questo turbine emotivo che ha la durata di un amplesso.

In un’epoca come la nostra, in cui i nuovi media, le app e i social network moltiplicano i contatti ma rendono effimeri i rapporti,  l’artista mantiene la tensione emotiva con il soggetto rappresentato. Così lo spazio virtuale diviene vera e prorpia camera dove vivere il momento topico dell’atto pittorico.

L’artista

Davide Cocozza, classe ’82, è un artista, docente d’arte ed Arteterapeuta. Vive e lavora fra Roma, Bari, Pescara e Bologna, è ideatore e curatore di SAVEBIENNALE.

Dove

Atelier Montez, Via di Pietralata 147 A/B, Roma

Quando

Giovedì 8 marzo alle ore 18.00

Ghouta: L’inferno in terra

La parte orientale di Ghouta appare essere l’inferno in terra, distrutta dai cosiddetti “ribelli” e bombardata da mesi dalle forze governative e della Federazione Russa. E’ singolare come la parola “Ghouta” in arabo ”الغوطة‎, al-ġūṭa  significhi oasi, designando le terre coltivate che circondano la città di Damasco e costituiscono un’oasi nel deserto siriano. In realtà dall’inizio della cosiddetta “primavera araba” è il più grande girone dell’inferno in terra.

L’ATTACCO CHIMICO DEL 2013 –  L’area di Ghouta è composta da sobborghi densamente popolati a est e a sud di Damasco, facenti parte della provincia di Rif Dimashq 1. Ghouta è una regione sunnita prevalentemente conservatrice che sin dall’inizio della guerra civile, soprattutto nella parte orientale, ha visto la popolazione schierarsi in gran parte con l’opposizione al governo siriano. L’opposizione ha controllato gran parte della Ghouta orientale dal 2012, in parte tagliando fuori Damasco dalle campagne e imponendo da subito le sue regole.

Alle prime ore del 21 agosto 2013 le due zone controllate dall’opposizione dei ribelli nei sobborghi di Damasco, in Siria, furono colpite da razzi contenenti l’agente chimico sarin. Provocando la morte di centinaia di persone, le cui stime variano da almeno 281 persone 2 a 1.729.

Gli ispettori della Missione delle Nazioni Unite già in Siria per indagare su un presunto attacco di armi chimiche ebbero il permesso di visitare i luoghi tre giorni dopo. Il team investigativo delle Nazioni Unite confermò “prove chiare e convincenti” dell’uso del sarin fornito dai razzi superficie-superficie, e un rapporto 2014 del Consiglio dei diritti umani dell’ONU ha rilevato che “sono state utilizzate quantità significative di sarin in un attacco indiscriminato ben pianificato che ha colpito zone abitate da civili, causando vittime di massa. Le prove disponibili riguardo alla natura, qualità e quantità degli agenti utilizzati il ​​21 agosto hanno indicato che i perpetratori avrebbero probabilmente avuto accesso alle scorte di armi chimiche dell’esercito siriano, così come l’esperienza e le attrezzature necessarie per manipolare in sicurezza una grande quantità di agenti chimici 3.

 

L’opposizione siriana insieme alla Lega araba e l’Unione europea dichiararono che l’attacco fosse stato opera delle forze del presidente siriano Bashar al-Assad. I governi siriano e russo hanno accusato l’opposizione per l’attacco, il governo russo ha definito l’attacco un’operazione di bandiera falsa da parte dell’opposizione per attirare le potenze straniere nella guerra civile dalla parte dei ribelli 4. Åke Sellström, il leader della Missione delle Nazioni Unite, descrisse le spiegazioni del governo sull’acquisizione di armi chimiche ribelli come carenti, basandosi in parte su “teorie povere”.

Diversi paesi, tra cui Francia, Regno Unito e Stati Uniti discussero sull’opportunità d’intervenire militarmente contro le forze governative siriane. Il 6 settembre 2013, il Senato degli Stati Uniti autorizzò l’uso della forza militare contro l’esercito siriano in risposta all’attacco Ghouta 5. Il 10 settembre 2013, l’intervento militare fu scongiurato, anche grazie all’intervento del Vaticano, quando il governo siriano accettò un accordo negoziato tra Stati Uniti e Russia per consegnare “ogni singolo pezzo” delle scorte di armi chimiche alfine di distruggerle, dichiarando inoltre l’intenzione di aderire alla Convenzione sulle armi chimiche 6-7.

 

LA SHAHARIA DEI “RIBELLI” E LE COLPE OCCIDENTALI – Con il tempo, come avvisato e annotato dagli esperti di geopolitica, il fronte dei ribelli si dimostrò per quel che realmente era ed è: una costellazione paramilitare intrisa nel fondamentalismo islamico. Eccezion fatta per il fronte Curdo.

Nelle fotografie sottostanti noterete gabbie su cui sono stati caricati centinaia di civili, specie donne e bambini, la maggior parte catturata sin dal 2013. E’ a fine 2015, come avvenuto nella Ruhr, che le vittime sottostanti vennero ingabbiate e fatte sfilare per le strade di Ghouta tra due ali di folla festante. L’unica colpa di molti di loro era la fede alawita, ovvero l’appartenenza alla stessa minoranza religiosa di Bashar Assad.

Scrive su Il Giornale Gian Micalessin

 

“ Altri erano sunniti accusati di complicità con il regime per aver lavorato nei ranghi dell’amministrazione governativa. A chiuderli in gabbia con lo scopo dichiarato di usarli come «scudi umani» erano stati i militanti di Jaysh al- Islam, il gruppo ribelle che ancora oggi controlla vaste aree di questa zona. “

 

Le colpe dell’occidente, se così definibile in quanto aggregato unico in geopolitica, risiedono nell’aver finanziato e armato indirettamente gruppi quali: Harakat Ahrar al-Sham al-Islamiyya (alleato a lungo di Al – Nusra, una costola di AlQaida 8) o Hayʼat Tahrir al-Sham / Organization for the Liberation of the Levant la sezione di AlQaida in Siria, per cui il Qatar è stato accusato di favoreggiamento da parte dell’Arabia Saudita in fase di promozione dell’embargo del 2017.

 

Nell’ultima settimana si è giunti a un accordo su (un presunto e solo formale) cessate il fuoco. Ma, ciò a quanto pare non vale per Ghouta.  Dal cessate il fuoco sono esclusi gli attacchi contro Isis, al Qaeda, al Nusra e altri “gruppi, individui e entità” affiliati con terroristi. Una richiesta di Mosca che dal 2011, anno in cui iniziò la guerra civile, aveva posto undici volte il veto su risoluzioni riguardanti la Siria.

 

Quel che invece resta è la sofferenza dei Siriani. I bambini morti. I troppi bambini morti. Le donne stuprate e la sharia. Le bombe russe, americane, francesi, canadesi, degli Emirati, d’Israele. Le donne sfruttate sessualmente da alcuni “operatori” delle più importanti ONG. E soprattutto la nostra infamia di persone che chiuso con un clic la pagina di un sito torniamo a pensare alle miserie e banalità delle nostre semi-agiate vite occidentali. Come recitava uno striscione alla Sapienza “Le vostre guerre, il nostro sangue ”, ma se non faremo nulla saremo complici difronte la storia. Ghouta nel frattempo che scegliamo come fare è l’inferno in terra.

 

  1. “Veneer of peace over cradle of horror in Damascus, Syria”. Australian. Associated Press. 28 August0 2013. Postato nuovamente il 18 Maggio 2015.
  2. “Final report”(PDF). United Nations Mission to Investigate Alleged Uses of Chemical Weapons in the Syrian Arab Republic. 13 December 2013
  3. “7th Report of Commission of Inquiry on Syria – A/HRC/25/65”(PDF). United Nations Human Rights Council. 12 Febbraio 2014. p. 19. Retrieved 1 April 2016.
  4. ab Winfield, Gwyn (February 2014). “Modern Warfare” (PDF). CBRNe World. Retrieved 28 April 2015.
  5. ^Cox, Ramsey (6 September 2013). “Reid files resolution to authorize force against Syria”. Retrieved 9 September 2013.
  6. ^Gordts, Eline (10 September 2013). “Syria Will Sign Chemical Weapons Convention, Declare Arsenal, Foreign Ministry Says”The Huffington Post. Retrieved 18 September 2013.
  7. ^Borger, Julian; Wintour, Patrick (9 September 2013). “Russia calls on Syria to hand over chemical weapons”. The Guardian. Retrieved 9 May2015.
  8. Joscelyn, Thomas (25 October 2015). “Al Nusrah Front, Ahrar al Sham, Ajnad al Sham form anti-Russian alliance in Damascus countryside”Long War Journal.

Gli Arctic Monkeys annunciano due concerti in Italia

Sono passati ben quattro anni dall’ultima apparizione in pubblico per la band più seguita d’oltremanica. Gli Arctic Monkeys hanno annunciato il loto ritorno in Italia. Nome di spicco del post punk revival si esibiranno il 26 maggio al Roma Summer Fest, il nuovo Festival dell’Auditorium Parco della Musica, nella Cavea che per la prima volta avrà un parterre con soli posti in piedi, e il 4 giugno a Milano, al Mediolanum Forum.

Parliamoci chiaro, esulando dal valore tecnico, gli Arctic Monkeys sono i 5 Stelle della musica. Infatti, il gruppo è spesso citato come esempio di band emersa dal web, una delle primissime emerse in questo modo, in questo senso essi hanno plasmato la possibilità di un cambiamento nel modo in cui i gruppi ottengono attenzioni e promuovono la loro musica. Il grosso del lavoro su internet è stato fatto dai loro amici e fan, mentre il gruppo si è limitato a dare gratuitamente dei demo ai loro concerti. Una mossa che li ha resi celebri e li ha portati nell’olimpo della sfera musicale indie rock, anche se successivamente ha cambiato nettamente stile ad ogni album, un tratto distintivo della band.

AM, l’ultimo album della band, è uscito nel 2013, è stato l’album che ha emancipato la formazione dai perenni e nostalgici accostamenti con il Brit Pop.  L’ultima volta che li vidi dal vivo fecero saltare per ore ed ore Rock in Roma a Capannelle.

La notizia del nuovo tour, e conseguente album, è arrivata da una fonte inaspettata, il magazine di moto For the Ride, che ha scattato alcune foto al bassista Nick O’Malley “il giorno prima dell’inizio delle registrazioni del sesto disco, iniziate in una location segreta a settembre”.

Special guest di Arctic Monkeys sarà l’australiano Cameron Avery, l’ultima volta erano stati i The Vaccines ad accompagnarli. Ma, ne varrà comunque la pena. A produrre sarà Live Nation Italia.

Ricordiamo che sia i biglietti per il concerto di Roma che quelli per il concerto di Milano saranno in vendita dalle ore 10 di venerdì 9 marzo: quelli per la data romana potranno essere acquistati su Ticketone, quelli per la data milanese su Ticketone e Ticketmaster. Sempre dalle ore 10 di venerdì 9 i biglietti saranno disponibili anche presso tutti i punti vendita autorizzati.

Italia18 – Elezioni politiche 2018: come si vota?

E’ arrivato il 4 marzo e gli Italiani saranno chiamati alle urne per esprimere il loro voto per l’elezione di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. La nuova legge elettorale, che prevede un sistema misto tra proporzionale e maggioritario, vedrà una ripartizione dei collegi su base territoriale e nazionale. Questa la guida al voto:

Domenica 4 marzo, dalle ore 7 alle ore 23, si svolgeranno le operazioni di voto per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.

Nelle medesime date si svolgeranno anche le elezioni del Presidente e del Consiglio regionale di Lombardia e Lazio.

Lo scrutinio avrà inizio al termine delle operazioni di voto e di riscontro dei votanti, cominciando dallo spoglio delle schede per l’elezione del Senato. Successivamente, dalle ore 14 di lunedì 5 marzo, nelle regioni interessate, si svolgeranno gli scrutini per le elezioni regionali.

Elezioni politiche 2018

COME SI VOTA

La nuova legge prevede un sistema elettorale misto sia alla Camera che al Senato: un terzo dei seggi è assegnato con il sistema maggioritario e due terzi con il sistema proporzionale.

Con il sistema maggioritario in ciascun collegio viene eletto un solo candidato: quello che ottiene più voti. Con il sistema proporzionale a ciascuna lista o coalizione di liste sono assegnati i seggi in proporzione ai voti ottenuti, calcolati a livello nazionale e poi redistribuiti nelle singole circoscrizioni territoriali.

Ogni candidato che concorre con sistema maggioritario è identificato sulla scheda elettorale perché il suo nome è scritto dentro un rettangolo che non presenta simboli ed è collocato in alto rispetto alla lista o alle liste collegate. Ogni lista o coalizione di liste è collegata a un solo candidato.

Con il sistema maggioritario sono assegnati 232 seggi alla Camera e 116 seggi al Senato.

L’assegnazione dei restanti seggi del territorio nazionale (386 alla Camera e 193 al Senato) avviene con il metodo proporzionale in collegi plurinominali.

Per l’elezione della Camera possono votare i cittadini che alla data di domenica 4 marzo hanno compiuto diciotto anni; per l’elezione del Senato possono votare i cittadini che alla data di domenica 4 marzo hanno compiuto il venticinquesimo anno di età.

Per l’elezione della Camera dei deputati la scheda è rosa. Per l’elezione del Senato della Repubblica la scheda è gialla.

Ogni scheda è dotata di un apposito tagliando rimovibile, “tagliando antifrode”, dotato di un codice progressivo alfanumerico, che sarà annotato al momento dell’identificazione dell’elettore. Espresso il voto l’elettore consegna la scheda al presidente del seggio. E’ il presidente che stacca il “tagliando antifrode” e, solo dopo aver verificato la corrispondenza del numero del codice con quello annotato al momento della consegna della scheda, la inserisce nell’urna.

Ciascuna scheda – in un rettangolo – ha il nome e il cognome del candidato nel collegio uninominale. Nel rettangolo o nei rettangoli sottostanti, sono riportati il simbolo della lista o delle liste, collegate al candidato uninominale, con a fianco i nomi e i cognomi dei candidati (da un minimo di 2 a un massimo di 4) nel collegio plurinominale, secondo il rispettivo ordine di presentazione.

L’elettore potrà votare apponendo un segno sulla lista prescelta e il voto si estenderà anche al candidato uninominale collegato; oppure potrà apporre un segno su un candidato uninominale e il voto si estenderà alla lista o alle liste collegate in misura proporzionale ai voti ottenuti nel collegio da ogni singola lista.

Il voto è valido anche se si appone il segno sia sul candidato uninominale che sulla lista o su una delle liste collegate; non è possibile il voto disgiunto, cioè votare un candidato uninominale e una lista collegata a un altro candidato uninominale.

E’ vietato scrivere sulla scheda il nominativo dei candidati e qualsiasi altra indicazione.

Nella regione Valle d’Aosta (per la Camera e per il Senato) l’elettore esprime il voto tracciando con la matita un segno sul contrassegno del candidato prescelto o comunque nel rettangolo che lo contiene.

CORPO ELETTORALE

Gli elettori sul territorio nazionale, sulla base dei dati riferiti al quindicesimo giorno antecedente la data delle elezioni, sono, per la Camera dei Deputati, 46.604.925, di cui 22.430.202 maschi e 24.174.723 femmine, per il Senato della Repubblica 42.871.428, di cui 20.509.631 maschi e 22.361.797 femmine, che eleggeranno 618 deputati e 309 senatori. Le sezioni saranno 61.552.

Gli elettori della circoscrizione estero, sulla base dei dati dell’apposito elenco definitivo, sono, per la Camera dei Deputati 4.177.725, e per il Senato della Repubblica 3.791.774, ed eleggeranno, rispettivamente, 12 deputati e 6 senatori.

TESSERA ELETTORALE

Il Ministero dell’interno ricorda che gli elettori, per poter esercitare il diritto di voto presso gli uffici elettorali di sezione nelle cui liste risultano iscritti, dovranno esibire, oltre ad un documento di riconoscimento valido, la tessera elettorale.

Chi avesse smarrito la propria tessera, potrà chiederne il duplicato agli uffici comunali, che a tal fine saranno aperti da martedì 27 febbraio a sabato 3 marzo, dalle ore 9 alle ore 19, e domenica 4 marzo, giorno della votazione, per tutta la durata delle operazioni di voto.

Gli elettori sono invitati a voler verificare sin d’ora se siano in possesso di tale documento e, in mancanza, a richiedere al più presto il rilascio del duplicato, evitando di concentrare tali richieste nei giorni di votazione.

#EAST – Intervista a Benedetta Ristori

Benedetta Ristori è una fotografa freelance attualmente residente a Roma. Il suo lavoro si concentra sulla tensione che esiste tra forma e spazio. Concetti cruciali della sua ricerca stilistica sono: la decadenza, l’abbandono, il vuoto e il nuovo approccio alla bellezza classica.

Questa la nostra intervista alla giovane e promettente fotografa romana.

Hai da poco lanciato la tua campagna per la pubblicazione del libro “East”, quali sono gli obiettivi dell’edizione?

L’obiettivo finale è quello di poter produrre un’edizione di 300 copie del libro “East”. Il prototipo è già pronto, si tratta di un volume a copertina rigida che conterrà una selezione di 60 foto dal progetto inziale – che ne comprende circa 120. Oltre alle immagini ci saranno due testi introduttivi a cura di due autrici, Gaia Palombo e Sasha Raspopina, e nel finale del libro delle didascalie che andranno ad approfondire la storia di alcuni scatti. Oltre a questo, in occasione del crowdfunding, ho creato un’edizione limitata di 100 copie che oltre al libro, comprende un cofanetto e tre stampe 13×18 di alcune foto non inserite nella selezione e, una ulteriore opzione che include una stampa 50×70 firmata e la pubblicazione del proprio nome nei ringraziamenti finali del libro.

 

 Con la campagna di crowdfunding rendi la collettività e il tuo pubblico protagonisti del progetto. Quali sono le sensazioni che stai ottenendo in questa prima fase di campagna?

 E’ passata poco più di una settimana dall’inizio della campagna e sto ricevendo dei feedback molto positivi. Ho ricevuto contributi da Stati Uniti, Australia, Giappone e varie parti d’Europa. Sono molto contenta che il progetto piaccia ed  incontri i gusti di un pubblico così vasto a livello geografico e culturale.

 

Il progetto si concentra su Paesi dell’est europeo. Terre unite dalla geografia e dalla storia dove risiedono lingue, alfabeti e religioni differenti. Qual è il tuo sguardo nell’affrontare realtà così complesse?

 Il mio è uno sguardo discreto e poco invadente. Le nazioni che ho scelto di ritrarre hanno un legame con le dittature socialiste (Tito in ex Jugoslavia, Hoxa in Albania, Ceaușescu in Romania) e con l’ex Unione Sovietica (Moldavia, attuale Transnistria, Zivkov in Bulgaria) questo però non è un elemento mostrato in maniera esplicita nelle foto, questo segno distintivo viene messo in luce dalla scelta stessa delle nazioni e attraverso alcuni memoriali e strutture che ci raccontano  quell’epoca.

Non ho voluto approfondire storie personali o affrontare particolari temi a livello sociale proprio per evitare di dare una visione troppo categorica di questi paesi. Non mi occupo di fotografia d’inchiesta o di fotogiornalismo.

Quello che ho voluto fare è raccontare parte della storia di questi paesi attraverso un viaggio “on the road” che percorre diverse stagioni; nella maggior parte delle foto sono immortalati edifici, monumenti o cittadine che hanno una particolare storia e legame con il passato. Per questo l’obiettivo principale del progetto è stato fin dall’inizio, quello di racchiudere il materiale in un libro, così da avere la possibilità di raccontare anche il senso di alcuni scatti che per molti spettatori possono apparire senza significato.

 Nel tuo racconto vi è una cura per la ricerca dell’essenza nitida e quasi minimale dell’architettura dei luoghi. Quali sono le forme e i tratti che ricerchi nello spazio urbano e negli edifici?

 Vengo sempre molto incuriosita dalle linee geometriche e dalle simmetrie; in particolare sono una grande appassionata del lavoro di Le Corbusier. Per questo alcuni luoghi che ho ritratto in “East” mi hanno inizialmente attratto, in molti di questi paesi infatti sono presenti architetture che seguono questo stile e ne sono rimasta molto affascinata. 

 Sul tuo sito personale vi è un richiamo forte alle “Città Invisibili” di Calvino. Qual è il tuo rapporto con l’attuale concetto di città globale, strutturato e teorizzato da Saskia Sassen?

 Ho affrontato questa tematica attraverso il mio progetto Lay Off, una serie che documenta la vita dei lavoratori notturni in Giappone. Attraverso questa chiave ho analizzato il rapporto tra società, città e individuo contemporaneo, mettendo in luce una delle caratteristiche che a mio parere contraddistingue la nostra epoca: la solitudine. Come teorizza la Sassen, il nuovo modello di mercato finanziario ha posto le basi per l’evoluzione del commercio nelle grandi capitali globali. La mia esperienza mi ha portato a rappresentare delle realtà in cui questo tipo di assetto porta alla perdita del valore del singolo.

 

Fotografi momenti della quotidianità delle persone. Semplici e perciò complessi da immortalare e raccontare. Cosa ricerchi prevalentemente nella quotidianità?

Nella quotidianità cerco principalmente la spontaneità e al tempo stesso la poesia. Trovo che nella realtà quotidiana siamo costantemente circondati da gesti, colori ed espressioni di grande armonia e potenza. Trovo nella semplicità e nella “banalità” di alcuni istanti, come può essere un semplice bagno al mare, o una macchina parcheggiata in un determinato luogo, elementi di bellezza e grazia infinita.

 

Quali sono state le tue ispirazioni per il progetto?

 Per quanto riguarda questo progetto non ho avuto dei riferimenti ben precisi. Posso dire che sono una grande appassionata del lavoro dei grandi fotografi americani degli anni ’70 e ‘80, che hanno raccontato il loro paese attraverso una chiave estetica a mio parere unica.  Tra questi posso sicuramente menzionare Richard Misrach e Stephen Shore.

Cipro, Eni rinuncia: la nave Saipem fa dietrofront. Media greci: “I turchi hanno minacciato di speronarla”

La nave dell’Eni, costruita allo scopo di effettuare ricerche petrolifere, Saipem 12000 ha abbandonato l’area di mare a Sud Est di Cipro dove era stata bloccata dalla marina militare turca e si prepara a spostarsi verso il Marocco. Secondo i media greci e greco-ciprioti, questa mattina i turchi avrebbero costretto la “Saipem 12000” a cambiare rotta dopo averla minacciata di speronamento. Secondo questa versione  il comandante della “Saipem 12000”, in un ultimo tentativo di raggiungere la zona di esplorazione a lui assegnata, avrebbe messo i motori al massimo e provato ad aggirare il blocco di 5 unità militari turche. Ma una motovedetta turca ha iniziato ad avvicinarsi alla Saipem. Secondo la versione del Ministero della Difesa italiano non ci sarebbe stato tentativo di speronamento: la fregata Zeffiro della Marina Militare era in zona ed ha seguito gli eventi.

 

MGMT – Little Dark Age: un capolavoro eclettico

Estate 2008, su una nave che mi riporta dalla Spagna con Lorenzo, Gregorio, Jacopo e Tommaso il “brano maggiormente riprodotto” dell’ormai arcaico e leggendario I-pod è Time To Pretend degli MGMT. Sarà che nonostante ci fossero le avvisaglie del crollo finanziario mondiale e dei subprime, la mia mente rifletteva maggiormente sulle musiche (e ragazze) del Fellini di Barcellona che sul collasso che avrebbe travolto il mondo. Logicamente in quel locale, tra una Donna Summer e Bjork, la selezione propose le musiche del duo di New York.

Al magnifico Oracular Spectacular hanno fatto seguito Congratulations del 2010 e MGMT del 2012. Così, nonostante un pubblico che li sostenesse con proverbiale attenzione gli MGMT si sono fatti attendere a lungo. La storia del lancio del nuovo Little Dark Age potrebbe essere una sorta di manifesto della mia generazione liquida, che tra un passo indietro e tre in avanti, flutta nel mare dell’omologiazione e della volontà di lasciare un tratto nella cultura e storia dell’umanità. E’ il giorno di Santo Stefano del 2015 quando attraverso Twitter, la band annunciò il proprio ritorno nel 2016. Mesi di silenzio e un’estate ad attende il duo di Brooklyn e a settembre 2016 la band annuncia che bisognerà attendere l’anno successivo. Finalmente lo scorso maggio la band MGMT si è esibita al Beale Street Music Festival di Memphis suonando quattro nuove tracce, divenute successivamente singoli: Little Dark Age, James, Me and Michael e When You DieI. L’affaire MGMT non si è concluso in quell’occasione e solamente il 16 gennaio su Instagram e Twitter è stato reso noto che l’album, coprodotto da Dave Fridmann (già produttore di Oracular Spectacular e di MGMT) e da Patrick Wimberly (Chairlift), sarebbe stato rilasciato il 9 febbraio.

Da quella data ho iniziato ad ascoltare senza fine il nuovo album per comprenderne direzione e sensazioni. Senza alcun timore si può affermare che Little Dark Age è un capolavoro eclettico. O forse un casino. Un album fuori dagli schemi di un’industria commerciale dominata dai singoli, priva di ponti e album compiuti. E così, eccoci qui, a un decennio da Oracular Spectacular, con gli MGMT evidentemente più radicati nel pop elettronico mainstream della metà degli anni ottanta rispetto a qualsiasi altro album registrato dal duo newyorchese.

Little Dark Age potrebbe essere la colonna sonora di un remake di Miami Vice o di un film sugli anni ottanta. Un decennio che da una crisi economica senza precedenti rispose con i colori e synth in ogni dove, a differenza del moralismo e noia oscura degli anni dieci. Gli MGMT anche in questo si discostano dalla noia dell’attuale panorama musicale. Nel nuovo album vi è da sottolineare il meraviglioso sospiro malinconico di Hand It Over. Me and Michael potrebbe farvi ritornare in mente The Smith, il Brian Eno anni ottanta e, soprattutto, i Pet Shop Boys.

La band che non fa mistero riguardo alla collaborazione del LSD durante la composizione dell’album solleva l’ascoltare in un vortice vintage e psichedelico, in cui si nota la forte presenza di Ariel Pink. Pink è considerato tra i più eclettici ed innovativi artisti in ambito underground ed i suoi dischi, composti prevalentemente di materiale rielaboorato ricavato dalla tradizione della musica pop, lo hanno portato ad essere inserito al primo posto dei migliori cinquanta album degli anni duemila con l’album The Doldrums pubblicato a nome Ariel Pink’s Haunted Graffiti nel 2004.

Little Dark Age - MGMT 2018

In una recente intervista per Rolling Stone Usa, la coppia ha parlato di creare “installazioni artistiche immersive” e “paesaggi musicali”, invece di brani. L’avversione ai nostri tempi è palese, ma in questo tempo gli MGMT ci vivono e producono.

Get ready to have some fun

è un leitmotiv che fin da subito vi farà capire lo stile di Little Dark Age. La stessa cosa ripeto ai miei amici ormai trentenni, a quasi dieci anni dall’estate 2008. All’I-pod si è sostituito uno smartphone e nonostante il concentrato degli MGMT di musica psichedelica, so che  ciò non  basterà a farmi piacere il contesto.

 

 

Meglio Tacere! Al teatro Ar.Ma di Roma

«Meglio Tacere! è la nuova brillante commedia scritta e diretta da Alessandro Martorelli in scena al Teatro Ar.Ma di Roma»

Teatranti Tra Tanti presentano Meglio Tacere! La nuova entusiasmante commedia scritta e diretta da Alessandro Martorelli Con Luca Avallone, Alessandro Martorelli, Antonio Pellegrini, Gianluca Zanellato, Chiara Della Rossa e Chiara David. Lo spettacolo andrà in scena al Teatro Ar.Ma (Pag. FaceBook) di Roma sabato 24 febbraio alle ore 21:00 e domenica 25 febbraio alle ore 18:00.

Lo Spettacolo:

Il detective Rothery viene assoldato dalla bellissima e affascinante vedova Miss Hogarth per scoprire chi ha ucciso suo marito Frank Mosley. Solo uno dei componenti della splendida villa di Los Angeles è il vero assassino ma per il detective non sarà così facile scoprirlo … O almeno questa dovrebbe essere la storia da raccontare a meno che gli attori della commedia non comincino a mettere in piazza le loro stesse vite…Una destrutturazione dell’attore che da professionista deve immedesimarsi nell’attore improvvisato e goffo che, incurante dello spettacolo, mette avanti i suoi problemi personali con i suoi colleghi dando vita al più puro metateatro. Una commedia coinvolgente e carica di ironia che ha conquistato il pubblico al suo debutto.

Teatranti Tra Tanti:

La compagnia “Teatranti Tra Tanti” è la naturale conclusione di un percorso artistico avviatosi nel lontano 1998 tra persone di età diverse ed esperienze eterogenee.

I componenti, inizialmente, si sono fatti conoscere come la proposta teatrale di un’Associazione Culturale locale, mettendo in scena commedie di grande impatto sul pubblico, quali:

  • Non tutti i ladri vengono per nuocere – di Dario Fo (1999)
  • L’Importanza di chiamarsi Ernesto – di Oscar Wilde (2000)
  • Le pillole d’Ercole – di C. M. Hennequin & P. Bilhaud (2001)
  • Taxì a due piazze – di Ray Cooney (2002)
  • Miseria e Nobiltà – di E. Scarpetta (2003)
  • Caviale e Lenticchie – di Scanicci e Tarabusi (2004)
  • Rugantino – di Garinei e Giovannini (2005-2006)

Nel 2007 la compagnia si sgancia dall’Associazione Culturale per fondare un gruppo teatrale autonomo.

Nasce così la Compagnia Teatrale Amatoriale “Teatranti Tra Tanti” che si presenta al suo pubblico con la commedia:

E’ una caratteristica di famiglia – di Ray Cooney (2007-2008).

La compagnia dei T.T.T. per gli anni 2010-2012 ha portato in scena la commedia brillante del duo comico romano Lillo & Greg:

Il mistero dell’assassino misterioso

con la quale ha vinto i seguenti premi: Premio Gradimento del Pubblico al concorso “Passaggio a Teatro” svoltosi a Passaggio di Bettona (Pg), Miglior allestimento scenografico al concorso “Il Confetto d’Oro” svoltosi a Sulmona (Aq).

Nel 2013 la compagnia è stata attiva su vari fronti attraverso la produzione e la realizzazione di due spettacoli:

Anche i Pink Floyd possono sbagliare
un monologo con musica dal vivo di e con Alessandro Martorelli, con il gruppo Dark Side Theater e la regia di Silvia De Grandis

Doppie Punte
due atti unici di Fabio Salvati con la regia di Virgilio Scafati

Nel 2014 i T.T.T. presentano al suo pubblico una nuova commedia brillante scritta da Alessandro Martorelli

Follia d’Ufficio

Una nuova commedia brillante scritta da Alessandro Martorelli, che si è aggiudicata il terzo premio del Concorso Nazionale per Autori Teatrali “Parole in Scena” indetto dalla F.I.T.A. di Messina. Inoltre lo spettacolo è stato vincitore dei i seguenti premi al concorso “Confetto D’Oro” di Sulmona AQ:
• Miglior Attore Protagonista
• Miglior Commedia Giuria dei Giovani

Nel 2015/16 i Teatranti realizzano due nuove produzioni:

Effetti Collaterali
Commedia in due atti di Alessandro Martorelli, seconda classificata al concorso nazionale Teatrin100, che vede la partecipazione di Luca Avallone (Fiction Rai Un’altra vita,Melevisione ecc.) per la regia di Alessandro Martorelli.

Generazioni Scorrette
Brevi monologhi o dialoghi intervallati e accompagnati da commenti musicali ad hoc.
Generazioni Scorrette è un format e ciò fa sì che ogni sera lo spettacolo sia diverso dalla sera precedente: ogni rappresentazione infatti viene arricchita con ospiti che hanno libertà di esprimersi con la propria arte, interpretando i temi trattati.

Il tessuto connettivo dei Teatranti Tra Tanti è dato dall’amicizia che, ad ogni spettacolo, si manifesta sul palco in una mirabile intesa artistica.

Insieme al talento di ogni componente della compagnia, maturata anche attraverso studi personali, va sicuramente menzionata la capacità di saper raccogliere la sfida delle imprese più difficili.

L’esperienza fatta di Teatri, Piazze e Concorsi, in questi anni, ha creato una fidelizzazione del  pubblico sempre maggiore, che alla fine risulta essere la miglior gratificazione per il lavoro svolto dalla compagnia.

Quando si assiste ad una commedia brillante messa in scena dai Teatranti Tra Tanti ci si dimentica di essere  in presenza di attori non professionisti, avvolti dalla magia del teatro.

 

Info

Dove: AR.MA TEATRO, Via Ruggero de Lauria 22 (Zona Prati)

Quando: Sabato 24 febbraio ore 21:00 e Domenica 25 febbraio ore 18:00

Intero 12 Euro – Ridotto 10 Euro

Il popolo della pace di ieri e il “Non mi avete fatto niente” di oggi

«Non mi avete fatto niente è una canzone che ci obbliga a riflettere, sul presente e inevitabilmente sul passato. Ci porta indietro a quando tutto questo sangue poteva evitarsi, a quando, quel 15 febbraio del 2003 milioni di persone, il popolo della pace, scesero in tutte le piazze del mondo per gridare il loro NO alla guerra. Sono passati 15 anni da quella manifestazione globale ed oggi più che mai è forte il bisogno pace.»

E questo corpo enorme che noi chiamiamo Terra ferito nei suoi organi dall’Asia all’Inghilterra cantano così Ermal Meta e Fabrizio Moro nella loro canzone Non mi avete fatto niente, che ha vinto l’ultima edizione di Sanremo. A vincere non è stata solo una canzone ma un vero e proprio messaggio di pace. Il brano non è altro che una fotografia del periodo storico che viviamo da quasi vent’anni, dominato a livello globale dal terrorismo che noi chiamiamo “moderno”, quello impersonale, a struttura triangolare, aggira il vero oggetto della sua ostilità, colpita indirettamente; parsimonioso, rispetto agli strumenti e ai modi della guerra ordinaria, la minaccia e l’uso del terrore rappresentano infatti una soluzione “economica”, casuale, indiscriminato e universalmente disponibile. In questi anni tutto quello che ci è familiare, vicino, normale è diventato pericoloso. Andare ad un concerto, visitare un museo, fare un viaggio o prendere la metro. Ad inaugurare questa stagione gli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e al Pentagono, il prima attacco subito dagli USA nel loro territorio, non da parte di uno Stato, si trattava di una entità diversa, non individuabile.

ArtWork by Giorgio Ferdinandi

Ad essere colpito non era stato solo il popolo americano, anche il senso di sicurezza di tutti. Ma come dice la canzone di Meta e Moro Non esiste bomba pacifista. Frase che l’allora Presidente americano G. W. Bush non avrebbe sposato. La sua risposta fu la guerra al terrorismo, prima sulle tracce di bin Laden in Afghanistan, poi il cambio di strategia e l’elaborazione della dottrina della guerra preventiva da esercitarsi nei confronti di chiunque rappresentasse una minaccia per gli Stati Uniti. L’operazione in Afghanistan non era bastata per ripristinare il senso di invulnerabilità e il pericolo, secondo il Presidente americano ora veniva dal regime di Saddam Hussein accusato di riarmarsi e di dare ospitalità ai terroristi. Motivi che necessitavano secondo l’amministrazione Usa, di un intervento armato. Ma, se per l’operazione Enduring Freedom, Bush aveva goduto del consenso internazionale, dell’opinione pubblica e dell’avallo dell’Onu, questi adesso mancavano. Nessuno voleva la guerra e il Consiglio di Sicurezza riteneva che le Risoluzioni approvate al tempo della Prima Guerra del Golfo non fossero sufficienti per autorizzare alcun intervento armato. Nonostante ciò l’ONU decise con la Risoluzione 1441 di inviare ispettori in Iraq per verificare la consistenza delle accuse americane. Gli esiti delle missioni degli ispettori non confermarono l’esistenza di armi di distruzione di massa né legami con al- Qa’ ida.  Questo e i tentativi di Bush di falsificare le prove, aumentarono la diffidenza dell’opinione pubblica nei confronti dell’amministrazione americana, alimentando la protesta.

In Italia il governo Berlusconi era da mesi oggetto di critiche e contestazioni. Numerose le manifestazioni di protesta da parte dei sindacati e dei girotondi. Giustizia, legalità, diritti, venivano reclamati con insistenza. La piazza era calda e pronta ad accogliere la giornata del 15 febbraio 2003. Pochi mesi prima, i fatti del G8 di Genova con l’uccisione di Carlo Giuliani, i pestaggi nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto avevano inasprito il confronto con i movimenti sociali. Il Governo, nei confronti della minacciata guerra in Iraq fu “costretto” a mantenere una posizione di non belligeranza nonostante Berlusconi ripetesse spesso di essere il più fedele alleato degli Stati Uniti. I limiti posti dall’art.11 della Costituzione, la pressione dell’opinione pubblica e i ripetuti appelli del Papa e l’intensa attività diplomatica della Santa sede non permisero al Governo di compiere passi ulteriori dopo aver concesso il sorvolo del nostro spazio aereo e l’uso delle basi miliari statunitensi sul nostro territorio. L’Italia avrebbe avuto poi un coinvolgimento nell’ambito dell’operazione Antica Babilonia. Si trattava di un’operazione post-conflict di peace-building e di tipo “umanitario” volta alla salvaguardia dei beni culturali e della ricostruzione dell’Iraq.

Ma non esiste bomba pacifista e se Bush non lo condivideva il popolo della pace sì, un movimento capace di organizzare una manifestazione globale. Lo stesso giorno, il 15 febbraio 2003, in sette continenti, in 54 paesi, in 600 città, 110 milioni di persone nel mondo scesero in piazza per esprimere il loro No alla guerra in Iraq, ritenuta ingiusta e illegittima. Si trattò della più grande manifestazione nella storia dell’umanità, come venne definita dagli osservatori, dagli studiosi e dagli attivisti. In effetti un evento del genere non era mai accaduto prima e ancora non si è ripetuto. Le manifestazioni cominciarono in Australia e si susseguirono in tutto il mondo, seguendo il corso del sole.

Anche l’Italia partecipò a questa mobilitazione. Dimostrazioni, azioni di protesta nonviolenta, manifestazioni si svolsero in tutto il paese. A Roma, quella che in assoluto raccolse il maggior numero di partecipanti nel mondo. 3 milioni di persone per un corteo lungo dieci chilometri. La composizione del popolo della pace sceso in piazza a Roma era eterogenea. Un terzo di loro era alla prima manifestazione. Tanti i giovani, le famiglie con bambini. La maggior parte faceva riferimento a partiti, sindacati e organizzazioni di sinistra. Vi erano le chiese, associazioni culturali, organizzazioni religiose e i movimenti sociali. La componente pacifista e non violenta era una fra le tante. Due le dinamiche che caratterizzavano quell’azione collettiva: la prima, legata direttamente ai temi della pace, dimostrata dal forte peso dei manifestanti che avevano avuto già esperienze di quel tipo e la seconda, dovuta all’integrazione del pacifismo con tematiche di tipo sociale, sindacale o proprie dell’era della globalizzazione. Tantissime le bandiere della pace, simbolo della protesta grazie alla campagna “Pace da tutti i balconi” lanciata nel mese di settembre a Bologna e che fu un successo.

Ph: Massimo Sambucetti

A San Giovanni, punto di approdo del corteo, due mega schermi trasmettevano le immagini delle altre proteste nel mondo, per dimostrare l’interconnessione del movimento nel mondo ma soprattutto la forza e la consistenza di quel no globale alla guerra. Sul palco, gli organizzatori non avevano voluto politici o vip per lasciare spazio al racconto di chi la guerra la conosceva o l’aveva vissuta. Per sottolineare il senso di vicinanza alle vittime della guerra, le popolazioni civili, vennero distribuiti migliaia di volantini con le foto di bambini, donne e uomini iracheni. Sul palco il breve intervento dell’ex presidente della Repubblica Scalfaro e dell’ex presidente della Camera Ingrao. Colpì il messaggio del sub-comandante Marcos, leader del Movimento Zapatista in Messico, affidato alla lettura di Heidi Giuliani, la madre di Carlo. Una parola, no, e una azione: ribellione questo il messaggio. Era singolare che ad una manifestazione per la pace venisse letto il saluto di un personaggio che non poteva certo essere definito un pacifista.  Analoga considerazione sul fatto che nel manifesto unitario, letto al termine della giornata venisse ricordata la vicenda di Ocalan, leader del PKK, il partito Curdo, noto per aver compiuto anche atti terroristici, invocandone la libertà.

Ph: Plinio Lepri

Questo dimostrava che in realtà, quella grande manifestazione, non esauriva nel pacifismo il suo significato. Si trattava di una mobilitazione dei movimenti sociali globali contro la guerra. La consapevolezza della eterogeneità di composizione e di vedute veniva resa evidente nel manifesto unitario dove si ribadiva la necessità di restare uniti per poter vincere la battaglia. Quella caratteristica era considerata il punto di forza della mobilitazione. La contaminazione del movimento pacifista con i movimenti sociali aveva avuto l’effetto di allargare la platea dei partecipanti raggiungendo persone prima lontane.

Il popolo della pace però non evitò il conflitto. La notte del 20 marzo vennero sganciate le prime bombe su Baghdad. Il movimento pacifista considerava comunque un successo l’aver scalfito il muro di indifferenza ed aver raggiunto milioni di persone nel mondo. Grazie alla pressione dell’opinione pubblica, Bush era rimasto isolato all’Onu e molti governi, compreso quello italiano erano stati limitati nella loro azione ufficiale. Il popolo della pace aveva aumentato il suo potere grazie alla capacità di produrre un ampio raggio di legami sociali, creando terreno fertile per le future azioni e mobilitazioni. La vera novità però fu nella congiunzione fra movimenti pacifisti e sociali globali. Novità che evidenziava anche il limite dell’azione del movimento.

Ph: Damir Sagoli

 

La dimensione della protesta contro la guerra sembrava avere una capacità di raccogliere consenso molto più forte della “pace positiva” nella quotidianità dell’azione sociale collettiva. Il pacifismo, dunque, sembrava essere un movimento attivo nei momenti di frattura e di rottura dell’ordine dato ma che rimaneva sotterraneo di fronte alla stabilità, all’equilibrio, interno o internazionale. Come se avesse bisogno di un “nemico”, della “guerra” per alimentarsi, come se senza guerra non ci potesse essere una mobilitazione per la pace. La fragilità del movimento per la pace sembrava confermata in base alle tesi che individuano il peccato originale del pacifismo nell’essere un movimento in grado di strutturarsi nei momenti di crisi, quando dimostra la capacità di unire e coagulare forze diverse per un unico scopo senza riuscire però a costituirsi definitivamente in soggetto politico con una propria leadership. In quell’occasione però il movimento ci andò molto vicino, uno dei più famosi quotidiani, il The New York Times, lo aveva definito, subito dopo la giornata di protesta globale, come “la nuova superpotenza”, l’unica in grado di fronteggiare e contrastare il colosso americano. Ancora oggi scontiamo la pena delle guerre Ma contro ogni terrore che ostacola il cammino il mondo si rialza col sorriso di un bambino… Dicono Meta e Moro…Non mi avete fatto niente Non mi avete tolto niente Questa è la mia vita che va avanti Oltre tutto, oltre la gente…perché tutto va oltre le vostre inutili guerre..

VideoClip Non Mi Avete Fatto Niente

 

Special Thanks to Giorgio Ferdinandi for the amazing Artwork, follow him on Instagram: https://www.instagram.com/420mara/