Home / Tag Archives: news (page 4)

Tag Archives: news

Touring Club Italiano. Bandiere Arancioni compie 20 anni

L’iniziativa Bandiere Arancioni de il Touring Club Italiano compie 20 anni. La sua torta è l’Italia, non ci sono candeline ma bandiere e sono ben 227. Si festeggia l’Italia dei borghi e lo sviluppo turistico sostenibile.

Il Touring Club Italiano ha annunciato lo scorso 22 gennaio di aver raggiunto un traguardo eccezionale, aggiudicandosi ben 227 Bandiere Arancioni, 19 in più rispetto al 2015. Si festeggia l’Italia dei borghi e per l’occasione è stata organizzata una cerimonia alla presenza di oltre 150 Sindaci.

Bandiere Arancioni è il primo programma di sviluppo e valorizzazione turistica dei borghi in Italia, l’unico dedicato esclusivamente a comuni con meno di 15.000 abitanti dell’entroterra. L’iniziativa nasce in Liguria, grazie anche al contributo dell’Assessorato al Turismo della Regione, e ha come obiettivo la maggiore valorizzazione dell’entroterra, del suo paesaggio, della sua storia, cultura e tipicità, per avviare un percorso di miglioramento e di crescita economica sostenibile, riconoscendo il ruolo centrale delle comunità locali. Il progetto si è sviluppato a livello nazionale, in tutte le regioni. La più arancione d’Italia è la Toscana che ha ottenuto 38 riconoscimenti, seguita dal Piemonte che ne ha ricevuti 28 e dalle Marche con 21.

Il Touring Club Italiano,vanta nella sua storia il talento di aver saputo anticipare stili e tendenze in tema di turismo e viaggio, non si è smentito quando per primo ha colto ed evidenziato il potenziale turistico dei piccoli centri dell’entroterra. Questi vent’anni fa erano esclusi da ogni tipo di riflessione e politica di sviluppo turistico. Insieme a Regioni, Comuni e altre reti, ha contribuito a mutare radicalmente consapevolezza, percezione e modello di sviluppo dell’Italia interna, dei borghi e dei piccoli comuni. La sfida era quella di trasformarli da realtà marginali a destinazioni di tendenza.

La Bandiera arancione è concepita pensando al punto di vista del viaggiatore e alla sua esperienza di visita: viene assegnata alle località che non solo godono di un patrimonio storico, culturale e ambientale di pregio, ma che sanno offrire al turista un’accoglienza di qualità. Il marchio ha una validità temporanea, ogni tre anni i Comuni devono ripresentare la candidatura ed essere sottoposti all’analisi del TCI che verifica la sussistenza degli standard previsti e garantisce così ai viaggiatori un costante monitoraggio della qualità dell’offerta turistica e alle amministrazioni uno stimolo al miglioramento continuo.

Al termine dell’ultima fase d’analisi e verifica che si è conclusa a dicembre 2017, il Touring Club Italiano assegna oggi 227 Bandiere arancioni per premiare e promuovere uno sviluppo turistico sostenibile. La Bandiera è molto ambita e per ottenerla bisogna meritarla e rispettare standard di eccellenza. Nel corso di questi 20 anni le candidature sono state più di 2.800 ma solo l’8% ha ottenuto il riconoscimento. 

L’attività del Turing Club Italiano però non è volta solo alla premiazione e valorizzazione dei migliori ma attraverso dei piani di miglioramento su misura, aiuta i territori che aspirano alla Bandiera verso l’innalzamento della qualità dell’offerta. Sono 30 i Comuni che hanno ricevuto la Bandiera arancione in seconda istanza, dopo aver attuato i suggerimenti ricevuti. 

La Bandiera arancione è motivo di vanto e non solo, porta benefici reali e tangibili (+ 45% arrivi e + 83% di strutture ricettive in media, dall’anno di assegnazione) inoltre supporta un vero e proprio “circolo virtuoso” restituendo un quadro estremamente positivo, in molti casi in controtendenza rispetto al resto del Paese. La valorizzazione è il miglior modo di tutelare quando porta beneficio a cittadini e ai visitatori, assicura una economia locale che diviene opportunità di presidio territoriale, anche in termini di contrasto al dissesto e all’abbandono, favorendo occupazione e rivitalizzazione locale. 

 

Sogno ma forse no al Teatro dei Documenti

Sogno ma forse no… La soluzione al dubbio? Andare a teatro!

Sogno ma forse no è lo spettacolo teatrale, per la regia di Vittoria Faro, che andrà in scena dal 23 al 25 febbraio al Teatro dei Documenti nella zona Testaccio a Roma. Il testo è di Luigi Pirandello e nel cast: Vittoria Faro, Ivan Giambirtone e Elisabetta Ventura.

Lo Spettacolo

Una camera da letto. (O forse un salotto)

Una Giovane Signora(Vittoria Faro) giace su un letto. (O forse un divano).

Tutto galleggia in un’atmosfera sospesa e onirica, ottenebrata appena da una luce innaturale che proietta ombre inquietanti.

Domina la scena un grande specchio. (O forse una finestra. O forse la finestra è solo riflessa nello specchio).

Nella tenebra, dall’ombra angosciante di un uomo dall’aspetto stravolto, orribile maschera d’incubo, emerge un Uomo in frak (Ivan Giambirtone), presenza (forse) reale dell’amante, del quale però la Giovane donna, ambiziosa e vanesia, è stanca: attratta, si direbbe, da un antico innamorato, tornato in patria con un cospicuo patrimonio.

Punto focale del dramma una preziosa collana di perle che l’Uomo in frak vorrebbe regalare alla sua Giovane Signora ma che invece le sarà inviata in dono dall’altro uomo.

L’amante deluso e furioso strangolerà la donna per gelosia? Sì, forse, o almeno così accade nel sogno angoscioso della Giovane signora.

I due personaggi si attraggono e si respingono in un gioco spietato, a volte brutale, che solo alla fine si ricompone e si congela in un quadro surreale e angosciante. I due appaiono e scompaiono: sulla scena incorrono come in un sogno le loro voci che si propagano come rievocate in uno spazio irreale ( o forse vero?)

La Cameriera (Elisabetta Ventura), muta, ha il ruolo di testimone degli accadimenti e di una verità che verrà chiarita solo sul finale quando finalmente si udirà la sua voce.

Il sogno descritto come la proiezione di una realtà vissuta tra sensi di colpa e timori: un’immersione nella coscienza di una donna annoiata e imprigionata dalla forma della vita borghese.

Sogno (ma forse no) è un atto unico del ’28 poco rappresentato, che Pirandello ha scritto e messo in scena per la prima volta a Lisbona. La grande influenza surrealista del periodo e alcuni temi tipici della sua poetica fanno della piéce un piccolo gioiello di inganni: una moltiplicazione di piani che si intersecano e si sviluppano in un groviglio di verità e finzioni. I personaggi sognano accadimenti che noi scopriremo reali, ma con prospettive diverse dalla realtà, tanto da lasciare anche lo spettatore nel dubbio di cosa sia realmente avvenuto e cosa sia invece il frutto di un incubo.

La Regia

La regia di taglio prettamente cinematografico ha continui richiami all’espressionismo tedesco, per riassumerla in un termine unico “caligarica”: ricrea infatti un’allucinante atmosfera di orrore e di angoscia con tagli di luci ed ombre che mantengono intatta la drammaticità della situazione con netti riferimenti al cinema muto degli anni ’20.

Lo spettacolo interamente costruito su di una partitura musicale, ricrea momenti di poesia e altri di orrore dettati dalle sonorizzazioni delle porte che scricchiolano o dalle urla della Giovane Signora.

Uno specchio/finestra  incombe al centro della scena: una porta di passaggio tra sogno e realtà.

“La Faro costruisce lo spettacolo su una partitura musicale ed interseca con maestria il tema pirandelliano del sogno e della realtà. Il ricorso all’espressionismo tedesco è indiscutibile: la regia infatti recupera i trucchi del vecchio cinema delle attrazioni che, nel richiamare modelli irreali, distorti e allucinanti, sostituiscono la percezione della realtà.” (Luigi Mula)

Vittoria Faro

Agrigentina, classe 1984, studia danza, musica e teatro. Conseguito il diploma di maturità classica si trasferisce a Roma dove attualmente vive.

Nel 2009 supera le prove di ammissione all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma dove si diploma con il massimo dei voti nel 2012. Nel corso degli studi ha modo di approfondire il suo percorso formativo nei laboratori di Mario Ferrero, Paolo Giuranna, Giuseppe Bevilacqua, Anna Marchesini, Michele Monetta, Rosa Masciopinto, Nicolaj Karpov, Sergio Rubini, Daniela Bortignoni, Arturo Cirillo, Valentino Villa, Lorenzo Salveti.

Partecipa a workshop internazionali fra cui: Workshop a S.Cristina con il maestro Luca Ronconi; Workshop di Site specific and sound acoustic voice con Charlotte Munksø (SceneKunstSkole, Copenaghen);

Nel 2008 entra a far parte del collettivo di TestaccioLab di Roma, partecipando alla produzione di progetti culturali in diverse discipline artistiche. Dal 2012 è responsabile del settore Arti Performative dell’associazione, in seno alla quale approfondisce la sua ricerca artistica producendo:

2017 Metamorfosys, progetto di ricerca teatrale su Le Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone

2014 SPEXIFIC#INVASION, progetto di site specific su drammaturgia originale di interpretazione e lettura dell’architettura contemporanea;

2013 Destruction, recital performativo di testi classici e contemporanei;

2015 Poe Suite, letture su partitura musicale dei racconti più celebri di Edgar Allan Poe, con il jazzista Raffaele Pallozzi;

2015 [M:DEA] performance elettronica sul mito di Medea;

2016 Vanessa, thriller teatrale dai tratti di fumetto noir;

PREMI

Premio Siae 2012;

Borsa di Studio Andrea Biondo di Palermo 2012 ,come migliore attrice siciliana;

Menzione speciale Premio Siae 2015 con un suo monologo;

Premio Ignazio Buttitta Sezione Teatro 2015;

Premio Pippo Montalbano 2017.

INFO

 

venerdì 23 Febbraio ore 21.00

sabato 24 Febbraio ore 21.00

domenica 25 Febbraio ore 18.00

Dove:

TEATRO DEI DOCUMENTI, Via Nicola Zabaglia 42 (Zona Testaccio)

Ingresso:

Intero 12 + 3 Euro Tessera Associativa

Ridotto 10 + 3 Euro Tessera Associativa

 

Info & Prenotazioni: 3358160566 (anche whatsapp)

Creative Incubator. AAA Creativi cercasi

Creative Incubator: Designing new agency models

Pi School e l’ Art Directos Club of Europe stanno lanciando un programma di insegnamento unico dedicato alle migliori menti creative dell’industria, con l’obiettivo di formare i futuri modelli di agenzie pubblicitarie. Il programma è diviso in 3 moduli che si svilupperanno a Roma, Barcellona e Berlino. Il risultato sarà presentato a novembre durante la quinta edizione del ADCE Festival. Il primo modulo inizierà l’1 marzo a Roma, presso la sede della Pi School. Situata nell’area start-up del Pi Campus, la Scuola diverrà il punto d’incontro per tutti i più importanti professionisti dell’industria creativa, che discuteranno dei futuri modelli di lavoro e troveranno soluzioni innovative per essere pronti per il futuro, attirando e gestendo talenti.

Jamshid Alamuti, CEO e Co-Founder della Pi School, ha ideato il progetto sulla base di un approccio innovativo al dibattito sul futuro dell’industria localizzando ogni modulo in una diversa città europea, in 3 giornate intensive.

“Noi stiamo risolvendo i problemi di domani, mescolando tecnologia, imprenditoria e creatività”

ha detto Alamauti alla presentazione del programma durante la scorsa edizione dell’ADCE Festival.

I partecipanti avranno l’opportunità per riflettere nuovamente e lavorare sul cambiamento dell’industria, condividendo esperienze e connettendosi con gli altri professionisti del settore. Allo stesso tempo, i partecipanti produrranno modelli di progettazione organizzativa e offriranno soluzioni che saranno sviluppate nei loro posti di lavoro.

I workshops saranno condotti da nomi molto noti nel settore come Fernanda Romano – Founder and Strategy e Creative partner Malagueta Group, Axel Quack – Strategy Director  Frog Design, Julio Obelleiro – Co-Founder e CEO Wildbytes, Kris Hoet – Global Head of Innovation FCB Global, Patrizia Boglione – Strategic e Creative Director Angelini Design e Jamshid Alamuti, CEO e Cofondatore Pi School, che è appunto l’ideatore e il principale coach dei workshops.                                                  L’ advisory board sarà guidato da alcuni dei più incredibili creative come Ami Hassan – Presidente di ADCE e Presidente di Hasan & Partners, Johannes Newrkla – CEO Melicek & Grossebner, Till Diestel – Dirigente direttore creativo BBDO Berlin, e Zélia Sakhi –  Capo Design e Creative Director Mobiento/Deloitte Digital.

 

Pi School, insieme all’ ADCE, offrirà 30 borse di studio per modulo, coprendo più dell’80% del totale dei costi del programma. Sono ancora disponibili alcune borse di studio e le applications sono aperte.

Nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale, la consulenza nonché la progettazione di prodotti e servizi sono alcuni dei più grandi trend nell’industria creativa, diventa sempre più essenziale essere preparati ed integrati al cambiamento e all’innovazione, come una strada per avere fortuna e successo nelle industrie della pubblicità e della progettazione.

 

Per maggiori informazioni e registrarsi: http://picampus-school.com/programme/creative-incubator/

 Agenda:

1-3 Marzo, Roma:

  • Disruption of the current models and challenge the ideas of the companies of the future: No CEO, no boss, managed by blockchain
  • Decentralized Autonomous Organization
  • Contracts and Value Vs People and Roles
  • Flexibility and Agility to innovate
  • Case Study (four different Agency models and their approach to Product and Service Design) observation and analysis of their Org. Structure
  • Fundamentals of Innovation
  • Innovation Process: from Ideation to Execution
  • Preto-Typing
  • Creative Consulting – Consulting through Design
  • Organizational Design

 

 MENTORS AND LECTURERS:

  • Axel Quack (Strategy Director, Frog Design)
  • Kris Hoet (Global Head of Innovation, FCB Global)
  • Luis Villa (Strategy Director, Fjord / Accenture Spain)
  • Patrizia Boglione (Strategy e Creative Director, Angelini Design)
  • Jamshid Alamuti (CEO e Co-Founder, Pi School)

 

Moduli seguenti:

10-12 Maggio, Barcellona

6-8- Settempre, Berlino

Magda all’Ex Dogana w / Kontakt

Magda possiede una personalità eccentrica, dalla produzione di tequila di alta qualità alle collaborazioni tecnologiche, alla moda e all’arte, rende ogni cosa uno. Un continuum e una creatività slegata dal marketing e sostenuta da una forte capacità creativa. Un personaggio fuori dai canoni dell’icona esclusivamente a servizio del mercato. Questo aspetto il pubblico lo riconosce e se ne fa promotore.

Il 9 febbraio Roma tornerà a cimentarsi con il suono e l’energia dell’esplosiva Magdalena Chojnacka, in arte Magda. Magda unisce uno stile puro, legato ai suoi minimal della techno, con punte di creatività di new wave che riescono a trasportare il pubblico per ore, senza farlo mai fermare. Nata in Polonia è un’icona mondiale e non per la sua bellezza estetica, ma per la capacità di saper suonare. Il luogo che l’ha cambiata è stato il Texas e l’altare della sua proclamazione a icona non poteva che essere “La Mecca” dell’elettronica ossia Detroit.

Magdalena Chojnacka ha dimostrato nel tempo una forte coerenza,  una ricerca non banale per la qualità unite all’abilità di portare tracce insieme in modi inaspettati. I riconoscimenti ottenuti sono svariati, ma val la pena ricordare l’Essential Mix della BBC per il live streaming del Timewarp. ‘She’s A Dancing Machine’, uscita nel 2006 attraverso l’etichetta Minus, è stato un passo determinante per la dj polacca.

Magda djset

Ammetto di non essere un amante della minimal e ritengo con forza che abbia in parte distrutto il tessuto artistico e il mood della città dove per scelta vivo ossia Roma. Ma, allo stesso tempo e modo non posso esimermi dall’affermare che ‘From The Fallen Page’, album di Magda del 2010, sia stato e rimarrà per sempre una pietra miliare della techno. In ‘From The Fallen Page’ l’artista residente a Berlino ha saldato il suo amore per la composizione horror italiana, il futurismo techno di Detroit e la funzionalità di dancefloor straight-forward in un corpo di lavoro di qualità che sembra ancora fresco oggi.

Quella del 9 febbraio sarà una serata speciale all’Ex Dogana, che con il sostegno del party Kontakt, non lascerà il pubblico alla solita festa di carnevale.

Una platea romana che deve sostenere il movimento generato dall’Ex Dogana e Kontakt per non lamentarsi del deserto culturale lasciato da molti. 

Un appuntamento al quale parteciperanno altri dj come: Dumfound, Viktor Martini & Frank Master, Martin e, soprattutto, il padrone e cerimoniere del party più famoso di Roma ossia Riccardo Morra.

Sanremo 2018: tutte le canzoni in gara e cosa aspettarsi

Tra poche ore inizierà la sessantottesima edizione del Festival della Canzone Italiana. Un format unico, fortemente invidiato nel mondo. Un premio che negli anni ha spesso dato più spazio e lustro a ospiti e tempi televisivi a discapito della musica. Un’edizione che sarà condotta da un cantante romano Claudio Baglioni, il quale verrà accompagnato da una bellezza svizzera Michelle Hunziker. Eppure, Sanremo con il suo carico di celebrazioni e polemiche rappresenta l’altare della musica italiana. Un’Italia che in momenti come questi dovrebbe lasciare gli hypster pariolini a Monti o al Pigneto con i loro anatemi sulla manifestazione sonora per ritrovarsi comunità. Un sentiero quello sanremese che farà rivivere Lucio Dalla con una canzone da lui scritta e che sarà interpretata da Ron. Con punte di novità, successi sicuri (Fabrizio Moro) e qualche sorpresa che dovrebbe provenire dalle “nuove proposte”. Il resto sarà routine. Una routine che porta un senso di familiarità e calore e di cui abbiamo un disperato bisogno.

Annalisa, “Il mondo prima di te” (Alessandro Raina/Davide Simonetta/Annalisa Scarrone)

Ron, “Almeno pensami” (Lucio Dalla)

Renzo Rubino, “Custodire” (Renzo Rubino)

Enzo Avitabile e Peppe Servillo, “Il coraggio di ogni giorno”(Pacifico/Enzo Avitabile/Peppe Servillo)

Luca Barbarossa, “Passame er sale” (Luca Barbarossa)

Mario Biondi, “Rivederti” (Mario Biondi/Giuseppe Furnari/Mario Fisicaro)

Red Canzian, “Ognuno ha il suo racconto” (Red Canzian/Miki Porru)

Diodato e Roy Paci, “Adesso” (Antonio Diodato)

Elio e le storie tese, “Arrivedorci” (Sergio Conforti/Elio/Davide Civaschi/Nicola Fasani)

Giovanni Caccamo, “Eterno” (Cheope/Giovanni Caccamo)

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, “Il segreto del tempo”  (Pacifico/Roby Facchinetti)

Decibel, “Lettera dal Duca” (Silvio Capeccia/Enrico Ruggeri/Fulvio Muzio)

Lo Stato Sociale, “Una vita in vacanza” (Lodovico Guenzi, Alberto Cazzola, Francesco Draicchio, Matteo Romagnoli, Alberto Guidetti, Enrico Roberto)

Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico, “Imparare ad amarsi”(Bungaro/Pacifico/Cesare Chiodo/Antonio Fresa)

Le Vibrazioni, “Così sbagliato” (Francesco Sarcina, Andrea Bonomo, Luca Chiaravalli, Davide Simonetta)

Max Gazzé, “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” (Francesco Gazzé/Max Gazzé/Francesco De Benedittis)

The Kolors, “Frida” (Davide Petrella/Dario Faini/Alessandro Raina/Stash Fiordispino)

Ermal Meta e Fabrizio Moro, “Non mi avete fatto niente” (Ermal Meta-Fabrizio Moro/Andrea Febo)

Noemi, “Non smettere mai di cercarmi” (Diego Calvetti/Massimiliano Pelan/Noemi/Fabio De Martino/ Veronica Scopeliti)

Nina Zilli, “Senza appartenere” (Giordana Angi/Antonio Iammarino/Nina Zilli)

 Categoria “Nuove Proposte”:

Lorenzo Baglioni, “Il congiuntivo” (L. Baglioni, M. Baglioni, L. Piscopo)

Mirkoeilcane, “Stiamo tutti bene” (M. Mancini)

Eva, “Cosa ti salverà” (A. Di Martino, A. Filippelli)

Giulia Casieri, “Come stai” (G. Casieri, A. Ravasio)

Mudimbi, “Il mago” (M. Mudimbi, A. Bonomo, M. Zangirolami, A. Bavo, F. Vaccari, P. Miano)

Ultimo, “Il ballo delle incertezze” (N. Moriconi)

Leonardo Monteiro, “Bianca” (M. Ciappelli, V. Tosetto)

Alice Caioli, “Specchi rotti” (A. Caioli, P. Muscolino)

Vivere “L’ora più buia” di una nazione, attraverso gli occhi di Winston Churchill

Irascibile, anticonformista, determinato o più semplicemente Winston Churchill. L’ora più buia di Joe Wright, offre un autentica lezione di Leadership.

Maggio 1940. L’Europa è sull’orlo del baratro. Uno ad uno, i liberi Stati europei cadono dinanzi l’impeto della furia nazista. A otto mesi dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l’idea che la potenza tedesca sia inarrestabile è ormai un’opinione diffusa tra le file del Parlamento del Regno Unito. L’Olanda e il Belgio si sono arresi, la capitolazione della Francia è ormai prossima e le forze britanniche sono impantanate sulle spiagge di Dunkerque. La situazione è disperata.

La Gran Bretagna è l’ultimo baluardo a difesa della democrazia. Ma è debole, smarrita e soprattutto divisa politicamente. Accusato di essere il principale responsabile di questa deriva, il Primo Ministro Neville Chamberlain (Ronald Pickup) viene costretto alle dimissioni, lasciando così al Re Giorgio VI (Ben Mendelsohn) l’amaro compito di nominare un nuovo capo di governo. In un primo momento il favorito sembra essere il visconte Halifax (Stephen Dillane), il quale, consapevole delle responsabilità e dei rischi associati a tale posizione, declina prontamente l’offerta. Nello sgomento generale il re si vede quindi costretto ad affidare la guida del paese all’allora sessantacinquenne Wiston Churchill (Gary Oldman).

Vecchio, goffo, irascibile, con un passato tutt’altro che glorioso e con un serio problema d’alcolismo, Winston Churchill sembra essere tutto fuorché la scelta vincente. La sua nomina risponde infatti ad una precisa strategia politica messa appunto dagli stessi Chamberlain e Halifax, i quali vedono in lui sia l’uomo capace di tenere a freno il parlamento che  il candidato ideale al quale addossare le colpe nel caso in cui il Regno Unito dovesse venire meno. In sostanza, un vero e proprio agnello sacrificale da utilizzare a seconda delle necessità, anche nel caso in cui si decidesse di portare avanti un negoziato di pace con la Germania. Una prospettiva che con la crescente  minaccia di un’imminente invasione da parte delle forze di Hitler diventa sempre più concreta.

Malgrado i categorici rifiuti inziali, Churchill, frastornato dalla drammaticità della guerra e dalla possibili terribili sofferenze che le sue decisioni potrebbero causare al popolo, comincia a valutare l’ipotesi di un accordo con il Führer. Ha così inizio un dramma esistenziale, in cui paure e timori si scontrano con i valori e gli ideali della libertà. Piegarsi per avere la certezza, o quasi, di  scongiurare la distruzione del paese o combattere fino alla fine, andando incontro al proprio destino a testa alta?

Il 4 giugno del 1940, Winston Churchill ruppe gli indugi, respingendo ogni ipotesi di trattativa e rivolgendo alla nazione uno dei discorsi più celebri di tutti i tempi:

«Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e gli oceani; combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell’aria. Difenderemo la nostra isola qualunque possa esserne il costo. Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai.»

Utilizzando quella che allora sembrava essere l’unica arma a sua disposizione, la parola, seppe far leva sui sentimenti e sullo spirito patriottico del suo popolo, esortandolo così a combattere contro un nemico apparentemente invincibile.

Come scrisse il filoso greco Gorgia, più di 2.500 anni fa:

«La parola è un gran dominatore che, pur dotato di corpo piccolissimo e invisibile, compie le opere più divine.»

Mediante l’arte della retorica Winston Churchill fu in grado di guidare il Regno Unito fuori dalla sua ora più buia. Nella sua trasposizione cinematografica Joe Wright, andando di fatto oltre la semplice la narrazione di uno spaccato di vita di uomo, offre allo spettatore una sorta di elogio alla “parola” e al potere illimitato che essa esercita sugli individui. Una chiave narrativa che seppur vincente non può essere considerata del tutto originale. Per gli amanti del genere l’accostamento tra l’opera di Wright  e il film di Tom Hooper Il discorso del re, risulta essere quasi automatico.

Sebbene analizzino due figure profondamente diverse, entrambi i film mettono in luce un aspetto fondamentale: l’importanza della comunicazione politica. Ne Il discorso del re, il protagonista Giorgio VI (Colin Firth) in quanto balbuziente non è in grado di esprimersi adeguatamente difronte al pubblico. Nell’Ora più buia invece, Winston Churchill pur possedendo le qualità di un sublime oratore ha difficoltà ad essere ascoltato. Da entrambe le pellicole emerge il ritratto di due uomini lacerati dai dubbi, quasi schiacciati dal peso delle responsabilità e ridotti all’angolo dall’incalzare degli eventi, ma che, nonostante tutto, seppero trovare il coraggio di presentarsi davanti al proprio paese, per convincere, ispirar ed instillare nel cuore del popolo britannico la speranza.

Rimane da chiedersi se l’ora più buia di Wright sarà in grado di replicare il successo ottenuto da Il discorso del re agli Oscar 2011. Con ben sei nomination la pellicola non può che accaparrarsi qualche statuetta.

Nomination:

  • miglior film
  • miglior attore protagonista
  • miglior costumi
  • miglior trucchi ed acconciature
  • miglior scenografia
  • miglior fotografia

Sarà difficile che la magistrale interpretazione di Gary Oldman e l’incredibile lavoro dei make up Artist passino inosservate!

Petrolio – Gli USA sorpassano l’Arabia Saudita

Gli Stati Uniti d’America, grazie alla tecnologia sviluppata nello shale oil, hanno superato la produzione petrolifera dell’Arabia Saudita. Il primo articolo di questo magazine e di questa rubrica parlava del radioso futuro della produzione petrolifera statunitense. Per shale oil, in italiano olio di scisto o petrolio di scisto, s’intende un petrolio non convenzionale prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso mediante i processi di pirolisi, idrogenazione o dissoluzione termica. Questi processi convertono la materia organica all’interno della roccia (cherogene) in petrolio e gas. Il petrolio risultante può essere usato immediatamente come combustibile o arricchito per soddisfare le specifiche delle materie prime delle raffinerie.

SORPASSO USA E INDIPENDENZA ENERGETICA – Il sorpasso nei confronti di Riad era previsto da parte di Washington nell’attuale produzione mese di febbraio, ma grazie al raggiungimento di una produzione pari a 10 milioni di barili al giorno, ciò è accaduto a novembre 2017. Un sorpasso che vede un continuum decisionale, anche a livello politico e strategico, tra l’amministrazione Trump e quelle passate di Barack Obama. Era dai tempi della Guerra Fredda, nel 1970, che gli Stati Uniti d’America non estraevano tanto greggio. Per precisione l’output ha raggiunto i 10,038 mbg, stando ai dati forniti dalll’Energy Information Administration (Eia), che rende conto al dipartimento dell’Energia.

Si deve evidenziare come il picco attuale raggiunto della produzione statunitense negli ultimi dieci anni rappresenti un deciso cambiamento per un Paese che per decenni è stato il più grande importatore mondiale di greggio. Ruolo che ne ha condizionato spesso geopolitica e innalzato a testo vangelico l’insegnamento di Nicholas John Spykman. Ciò non solo ha ribaltato il preconcetto che vedeva Washington destinata a un futuro dipendente dalle forniture estere, ma ha anche potenziato l’economia statunitense, creando decine di migliaia di posti di lavoro.

MOSCA E RIAD CHE FANNO? – Va annotato che il sorpasso nei confronti di Riad non preoccupa gli altri due grandi player della geoeconomia pertrolifera mondiale. Primariamente si segnala piena coscienza e previsione della corsa statunitense da parte di Sauditi e Russi, i quali stanno tagliando volontariamente l’output. Il nuovo patto Opec Plus dello scorso dicembre, che vede sedersi la potenza russa accanto a quella Sunnita, ha esplicitamente affermato e sottoscritto una politica di produzione energetica tesa a un rallentamento della produzione per far in modo che il prezzo del greggio si mantenga stabilmente su alti livelli. La cosiddetta l’Opec Plus continuerà a tagliare la produzione, fino al termine del 2018 e se necessario anche oltre. L’obiettivo economico è quello di assicurare il settore nel lungo termine e gli agenti finanziari. Portando linfa vitale al settore di sviluppo tecnologico nei paesi. Infine, l’obiettivo interno per Mosca è compensare le sanzioni, degli indipendenti Usa e dipendenti energeticamente Unionisti Europei, grazie alla produzione di greggio. Ben si ricorda Putin i problemi di austerità legati alla crisi del prezzo del greggio.

E’ certo che l’alleanza petrolifera sia vincente. Infatti, nonostante i minori volumi di greggio, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, i Paesi Opec avrebbero guadagnato 362 milioni di dollari in più al giorno nel 2017.

 

LA BCE GUARDIANA DELL’UE – Utilizzando la risultante del grafico posto al di sotto del paragrafo si evidenzia il successo nell’ultima decade dello shale oil statunitense. Sebbene sia lontano dalle competenze di gestione dell’autorità di vigilanza e gestione monetaria europea, l’andamento del prezzo petrolifero rappresenta una variabile discostante che influenza fortemente l’andamento dell’inflazione. Ciò aiuta a comprendere il motivo per cui l’istituto di Francoforte guidato da Mario Draghi abbia dedicato recentemente un approfondimento nel suo ultimo bollettino economico alla produzione petrolifera del Paese guidato da Trump. L’Unione Europea, nonostante le farneticazioni ideologiche, vede un fortissimo contrasto tra Francia e Italia in Libia e in ogni contesto di approvvigionamento petrolifero.

Shall Oil Usa - BCE

Ora, quel che resta dalla presente analisi è un quadro globale che vede le grandi potenze petrolifere e geopolitiche sorridere agli attuali livelli di produzione petrolifera e il resto del mondo arrancare dietro le decisioni dietro le grandi potenze.

#GrammyAwards 2018: vincitori, dominio del rap e tanta ipocrisia

La scorsa notte si sono svolti i Grammy Awards. Seguirli è una dell’esperienze più mortificanti e affascinanti per coloro che seguono e lavorano nella musica. Lo show televisivo, presentato da James Corden al Madison Square Garden, prevede una lunghissima maratona pubblicitaria e un red carpet che tanto allude agli Oscar, quanto ne è lontano per fattura degli abiti.

 

L’EDIZIONE 2018 – Leggendo la lista dei vincitori dell’edizione 2018 appare certo come il rock sia ormai escluso dalla musica che incide sul mercato e nei temi di rilevanza politica.  Tant’è che è stato Kendrick Lamar, insieme a Kesha, a incidere sull’agenda setting del movimento musicale statunitense.

 

Kendrick, invece, si è presentato con un medley delle tracce più politiche di DAMN., accompagnato dagli U2 – che si sono esibiti anche da soli, suonando Get Out of Your Own Way davanti alla Statua della Libertà – e dal comico Dave Chappelle.

 

«Questo è un premio speciale perché ha a che fare con il rap», ha detto l’artista di Compton. «Il rap mi ha portato su questo palco e in giro per il mondo, e mi ha fatto capire cosa vuol dire essere un vero artista. All’inizio pensavo ai fan, alle macchine e ai vestiti, ma la cosa più importante è esprimere chi sei davvero, e farlo per la prossima generazione. Questo è quello che mi ha dato l’hip-hop».

 

E’ indubbio che il rap, r’n’b e l’urban nella musica equivalgono a Usa, Cina e Russia in geopolitica.

Ora tornando alla kermesse il sette che è il numero della perfezione, ha incoronato Bruno Mars. Il cantante è riuscito vincitore in tutte le sette categorie nelle quali era candidato. Tra i vari, il cantante dell’Atlantic Records, ha portato a casa anche il titolo per miglior album (“24K Magic”), “Record of the year” e miglior canzone (“That’s What I Like”).

 

L’IPOCRISIA DELLO SHOWBIZ – Seguendo il trend lanciato dal caso molestie e dal movimento #metoo e la polemica contro Trump, anche i Grammy hanno rispettato il copione del moralismo incoerente. Oltre a ricordare che Weinstein è stato un grande sostenitore e finanziatore delle campagne democratiche, intendo evidenziare che non una sola campagna di donazioni a favore dei più fragili del mondo è stata posta in essere dalla sessantesima edizione dei primi

Il movimento #metoo rappresenta la giusta causa di molte donne, soprattuto di quelle che non sono venute a patti con le molestie per lavorare, però, i Grammy rimangono una cerimonia dove le donne sono storicamente sottorappresentate. Basta pensare che solamente il 9,3% dei nominati degli ultimi sei anni è di sesso femminile. Quest’anno solo due donne hanno vinto un premio: Rihanna – che lo condivide con Kendrick Lamar – e Alessia Cara, premiata come Best New Artist.

I VINCITORI DEI GRAMMY 2018 – Ecco l’elenco dei vincitori dei Grammy Awards 2018:

 

Record of the Year: 24K Magic — Bruno Mars

Album of the Year: 24K Magic — Bruno Mars

Song of the Year: That’s What I Like

Best New Artist: Alessia Cara

Best Pop Solo Performance: Shape of You — Ed Sheeran

Best Pop Duo/Group Performance: Feel It Still — Portugal. The Man

Best Pop Vocal Album: ÷ — Ed Sheeran

Best Dance Recording: Tonite — LCD Soundsystem

Best Dance/Electronic Album: 3-D The Catalogue — Kraftwerk

Best Contemporary Instrumental Album: Prototype — Jeff Lorber Fusion

Best Rock Performance: You Want It Darker — Leonard Cohen

Best Metal Performance: Sultan’s Curse — Mastodon

Best Rock Song: Run — Foo Fighters, songwriters

Best Rock Album: A Deeper Understanding — The War on Drugs

Best Alternative Music Album: Sleep Well Beast — The National

Best R&B Performance: That’s What I Like — Bruno Mars

Best Traditional R&B Performance: Redbone — Childish Gambino

Best R&B Song: That’s What I Like — Bruno Mars

Best Urban Contemporary Album: Starboy — The Weeknd

Best R&B Album: 24K Magic — Bruno Mars

Best Rap Performance: HUMBLE. — Kendrick Lamar

Best Rap/Sung Performance: LOYALTY. — Kendrick Lamar featuring Rihanna

Best Rap Song: HUMBLE. — Kendrick Lamar

Best Rap Album: DAMN. — Kendrick Lamar

Best Country Solo Performance: Either Way — Chris Stapleton

Best Country Duo/Group Performance: Better Man — Little Big Town

Best Country Song: Broken Halos — Chris Stapleton

Best Country Album: From a Room: Volume 1 — Chris Stapleton

Best New Age Album: Dancing on Water — Peter Kater

Best Improvised Jazz Solo: Miles Beyond — John McLaughlin

Best Jazz Vocal Album: Dreams and Daggers — Cécile McLorin Salvant

Best Jazz Instrumental Album: Rebirth — Billy Childs

Best Large Jazz Ensemble Album: Bringin’ It — Christian McBride Big Band

Best Latin Jazz Album: Jazz Tango — Pablo Ziegler Trio

Best Gospel Performance/Song: Never Have to Be Alone — CeCe Winans; Dwan Hill & Alvin Love III

Best Contemporary Christian Music Performance/Song: What a Beautiful Name — Hillsong Worship; Ben Fielding & Brooke Ligertwood, songwriters

Best Gospel Album: Let Them Fall in Love — CeCe Winans

Best Contemporary Christian Music Album: Chain Breaker — Zach Williams

Best Roots Gospel Album: Sing It Now: Songs of Faith & Hope — Reba McEntire

Best Latin Pop Album: El Dorado — Shakira

Best Latin Rock, Urban or Alternative Album: Residente — Residente

Best Regional Mexican Music Album (Including Tejano): Arriero Somos Versiones Acústicas — Aida Cuevas

Best Tropical Latin Album: Salsa Big Band — Rubén Blades con Roberto Delgado y Orquesta

Best American Roots Performance: Killer Diller Blues — Alabama Shakes

Best American Roots Song: If We Were Vampires — Jason Isbell and the 400 Unit

 

INQUERCIATA VOL. III

Da non perdere la terza edizione di Inquerciata che si terrà il prossimo venerdì 2 febbraio al Nuovo Cinema Palazzo di Roma

Inquerciata è una manifestazione artistica itinerante, la terza edizione si svolgerà a Nuovo Cinema Palazzo (pag. Fb)(Piazza Dei Sanniti, 9a) e Communia (Pag. Fb) (Via dello Scalo S. Lorenzo, 33).

Cuercia, un collettivo multidisciplinare romano composto da musicisti, fotografi, videomaker, pittori e grafici.

Il nostro obiettivo è quello di riqualificare gli spazi sociali attraverso rassegne, eventi e incontri che coinvolgano artisti di ogni genere e provenienza tramite collaborazioni, progetti collettivi e personali

Al piano inferiore il main stage ospiterà sette gruppi provenienti da realtà musicali italiane affermate ed emergenti. Il percorso musicale è stato pensato in relazione alla mostra così come la mostra è strettamente legata al concerto. Queste due parti convivranno per tutta la durata della rassegna.

Timmeline Nuovo Cinema Palazzo:

Ore 18.00 – Inizio Mostra [Fotografia/Pittura/Scultura/Visual Mapping/Installazioni/Illustrazioni] Ore 19.00-21.00– Apericena Sociale a base di canapa a cura di “Società Agricola Antichi Grani
Ore 19.00 -20.00– Concerto Cuercia Jazz Quartet
Ore 21.00 – 1.00 – Concerti

  • Cernit – Alternative Rock
  • Inesatto – Post Hardcore
  • Moblon – Art Rock
  • Super Dog Party – Rock ‘n Roll
  • Antares – Speed Rock
  • The Bone Machine – Wild Rockabilly

Cernit
Quattro i Cernit, solo due primogeniti, partoriti umidi da tre madri differenti.
Ruvidi, irregolari, pesanti. Noise, fuzz, inquietudine e fischi.

Inesatto
Post hardcore a pedali, riff spaziali.
Sono queste le armi da battaglia di questo giovane power trio romano mai banale. Hanno all’attivo diverse produzioni in studio e live di pregio.

Moblon
Moblon è un trio art-rock romano.
Tra retaggi grunge e tensioni jazz, il Moblon fissa il suo esordio il 16 giugno 2017, uscendo con l’album “t.i.n.a.” (“tutti i nostri alieni”/ “there is no alternative”) per Bravo Dischi.

Super Dog Party
Una miscela incendiaria di Rock & Roll Blues iniettata di Funk, Punk e Hardcore.
Reduci dal tour californiano sono pronti a spettinarci per bene.

ANTARES
Power trio Punk Rock dall’entroterra pesarese. Ben sette studio album, più un pugno di altri dischi tra Ep, compilation e demo.
Non hanno bisogno di tante presentazioni…sono gli ANTARES.

THE BONE MACHINE
La diabolica perversione del Rock’n’Roll nasce nella palude nell’anno del signore 1999.
Dal vivo non c’è spazio per i convenevoli, per le inutili chiacchiere, per le belle parole: The Bone Machine non è un intrattenitore spiritoso da balera, non è una scimmia ammaestrata da circo. The Bone Machine è un provocatore psicotico, antipatico e diabolico che suona per chi e con chi si rende partecipe e artefice e non semplice spettatore.
Ascoltare The Bone Machine è come fumare Marijuana che ha radici all’Inferno.

La balconata che affaccia sul palco ospiterà le visioni di più di trenta artisti provenienti da diversi ambienti romani e non.

Lo spazio espositivo curato dal collettivo Cuercia, avvolto in un mosaico di opere, prenderà la forma di un vero e proprio percorso nell’arte.
Lo spettatore potrà intraprendere un viaggio nell’introspezione del singolo artista rimanendo coinvolto nella totalità dell’ evento.

Saranno presenti lavori inediti tra cui una serie di scatti a tiratura unica realizzati per il “Pinhole Project”, oltre che dipinti, fotografie, installazioni, illustrazioni, stampe, sculture e nuovi mezzi di comunicazione visiva come visual mapping e proiezioni. Più di trenta artisti parteciperanno all’esposizione e saranno presenti durante l’evento poiché il progetto Cuercia Factory mira anche a creare un interazione tra l’artista e lo spettatore.

Finita la rassegna musicale partirà dal Nuovo Cinema Palazzo una migrazione circense.
Alla testa del corteo Eddy Harper ci guiderà verso Communia a tempo di beatbox, dove continuerà il dj set di “Mondocane” (Balkan, Afro Tekno Kinshasa, Global bass).

Verranno proiettati visual a cura di Cuercia Factory ed esposta una Ziqqurat creata con materiali di scarto.

 

INGRESSO:

Nuovo Cinema Palazzo:  5 euro con bicchiere di vino per chi arriva prima delle 21.00

Communia: 2 euro. Gratuito per chi viene dal Nuovo Cinema Palazzo

CONTATTI: cuerciafactory@gmail.com

EVENTO FACEBOOK: www.facebook.com/events/159965821443585/?active_tab=about

Media Partner: Lab-tv

 

Dumfound & Ayamoon al The Sanctuary Eco Retreat

Nel viaggio c’è un certo sapore di libertà, di semplicità… un certo fascino dell’orizzonte senza limiti, del percorso senza ritorno, delle notte senza tetto, della vita senza superfluo.

Questo il manifesto programmatico del Sanctuary Eco Retreat di Roma. Un locale che vive nella commistione di un design esotico nel cuore della Roma imperiale. La scelta di unire più discipline e aree culturali è il vero fulcro di un luogo insolito e allo stesso modo vincente. Vincente per esser uscito dal culto del minimale a ogni costo, per aver saputo coniugare stili lontani con l’anima romana. Vincente poiché ha scelto la difficile via di una Roma capitale della musica e intrattenimento, nonostante quel che mormorano i media.

Questo venerdì infiammeranno la notte romana i dj-set di Ayamoon, di Chelasea Como e Dumfound. Dumfound è un progetto romano che dopo esser stato protagonista della Boiler Room con Black Coffee nel 2015 e aver nel tempo suonato con Carl Cox e Fatboy Slim, si appresta a far uscire il suo Ep in primavera. Un connubio di sonorità differenti, in un luogo che tutto mescola e unisce. Attraverso la musica e l’intrattenimento. Una formula di cui la sacra Urbe ha disperatamente necessità per ripartire.