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Italia18 – Elezioni politiche 2018: come si vota?

E’ arrivato il 4 marzo e gli Italiani saranno chiamati alle urne per esprimere il loro voto per l’elezione di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. La nuova legge elettorale, che prevede un sistema misto tra proporzionale e maggioritario, vedrà una ripartizione dei collegi su base territoriale e nazionale. Questa la guida al voto:

Domenica 4 marzo, dalle ore 7 alle ore 23, si svolgeranno le operazioni di voto per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.

Nelle medesime date si svolgeranno anche le elezioni del Presidente e del Consiglio regionale di Lombardia e Lazio.

Lo scrutinio avrà inizio al termine delle operazioni di voto e di riscontro dei votanti, cominciando dallo spoglio delle schede per l’elezione del Senato. Successivamente, dalle ore 14 di lunedì 5 marzo, nelle regioni interessate, si svolgeranno gli scrutini per le elezioni regionali.

Elezioni politiche 2018

COME SI VOTA

La nuova legge prevede un sistema elettorale misto sia alla Camera che al Senato: un terzo dei seggi è assegnato con il sistema maggioritario e due terzi con il sistema proporzionale.

Con il sistema maggioritario in ciascun collegio viene eletto un solo candidato: quello che ottiene più voti. Con il sistema proporzionale a ciascuna lista o coalizione di liste sono assegnati i seggi in proporzione ai voti ottenuti, calcolati a livello nazionale e poi redistribuiti nelle singole circoscrizioni territoriali.

Ogni candidato che concorre con sistema maggioritario è identificato sulla scheda elettorale perché il suo nome è scritto dentro un rettangolo che non presenta simboli ed è collocato in alto rispetto alla lista o alle liste collegate. Ogni lista o coalizione di liste è collegata a un solo candidato.

Con il sistema maggioritario sono assegnati 232 seggi alla Camera e 116 seggi al Senato.

L’assegnazione dei restanti seggi del territorio nazionale (386 alla Camera e 193 al Senato) avviene con il metodo proporzionale in collegi plurinominali.

Per l’elezione della Camera possono votare i cittadini che alla data di domenica 4 marzo hanno compiuto diciotto anni; per l’elezione del Senato possono votare i cittadini che alla data di domenica 4 marzo hanno compiuto il venticinquesimo anno di età.

Per l’elezione della Camera dei deputati la scheda è rosa. Per l’elezione del Senato della Repubblica la scheda è gialla.

Ogni scheda è dotata di un apposito tagliando rimovibile, “tagliando antifrode”, dotato di un codice progressivo alfanumerico, che sarà annotato al momento dell’identificazione dell’elettore. Espresso il voto l’elettore consegna la scheda al presidente del seggio. E’ il presidente che stacca il “tagliando antifrode” e, solo dopo aver verificato la corrispondenza del numero del codice con quello annotato al momento della consegna della scheda, la inserisce nell’urna.

Ciascuna scheda – in un rettangolo – ha il nome e il cognome del candidato nel collegio uninominale. Nel rettangolo o nei rettangoli sottostanti, sono riportati il simbolo della lista o delle liste, collegate al candidato uninominale, con a fianco i nomi e i cognomi dei candidati (da un minimo di 2 a un massimo di 4) nel collegio plurinominale, secondo il rispettivo ordine di presentazione.

L’elettore potrà votare apponendo un segno sulla lista prescelta e il voto si estenderà anche al candidato uninominale collegato; oppure potrà apporre un segno su un candidato uninominale e il voto si estenderà alla lista o alle liste collegate in misura proporzionale ai voti ottenuti nel collegio da ogni singola lista.

Il voto è valido anche se si appone il segno sia sul candidato uninominale che sulla lista o su una delle liste collegate; non è possibile il voto disgiunto, cioè votare un candidato uninominale e una lista collegata a un altro candidato uninominale.

E’ vietato scrivere sulla scheda il nominativo dei candidati e qualsiasi altra indicazione.

Nella regione Valle d’Aosta (per la Camera e per il Senato) l’elettore esprime il voto tracciando con la matita un segno sul contrassegno del candidato prescelto o comunque nel rettangolo che lo contiene.

CORPO ELETTORALE

Gli elettori sul territorio nazionale, sulla base dei dati riferiti al quindicesimo giorno antecedente la data delle elezioni, sono, per la Camera dei Deputati, 46.604.925, di cui 22.430.202 maschi e 24.174.723 femmine, per il Senato della Repubblica 42.871.428, di cui 20.509.631 maschi e 22.361.797 femmine, che eleggeranno 618 deputati e 309 senatori. Le sezioni saranno 61.552.

Gli elettori della circoscrizione estero, sulla base dei dati dell’apposito elenco definitivo, sono, per la Camera dei Deputati 4.177.725, e per il Senato della Repubblica 3.791.774, ed eleggeranno, rispettivamente, 12 deputati e 6 senatori.

TESSERA ELETTORALE

Il Ministero dell’interno ricorda che gli elettori, per poter esercitare il diritto di voto presso gli uffici elettorali di sezione nelle cui liste risultano iscritti, dovranno esibire, oltre ad un documento di riconoscimento valido, la tessera elettorale.

Chi avesse smarrito la propria tessera, potrà chiederne il duplicato agli uffici comunali, che a tal fine saranno aperti da martedì 27 febbraio a sabato 3 marzo, dalle ore 9 alle ore 19, e domenica 4 marzo, giorno della votazione, per tutta la durata delle operazioni di voto.

Gli elettori sono invitati a voler verificare sin d’ora se siano in possesso di tale documento e, in mancanza, a richiedere al più presto il rilascio del duplicato, evitando di concentrare tali richieste nei giorni di votazione.

#EAST – Intervista a Benedetta Ristori

Benedetta Ristori è una fotografa freelance attualmente residente a Roma. Il suo lavoro si concentra sulla tensione che esiste tra forma e spazio. Concetti cruciali della sua ricerca stilistica sono: la decadenza, l’abbandono, il vuoto e il nuovo approccio alla bellezza classica.

Questa la nostra intervista alla giovane e promettente fotografa romana.

Hai da poco lanciato la tua campagna per la pubblicazione del libro “East”, quali sono gli obiettivi dell’edizione?

L’obiettivo finale è quello di poter produrre un’edizione di 300 copie del libro “East”. Il prototipo è già pronto, si tratta di un volume a copertina rigida che conterrà una selezione di 60 foto dal progetto inziale – che ne comprende circa 120. Oltre alle immagini ci saranno due testi introduttivi a cura di due autrici, Gaia Palombo e Sasha Raspopina, e nel finale del libro delle didascalie che andranno ad approfondire la storia di alcuni scatti. Oltre a questo, in occasione del crowdfunding, ho creato un’edizione limitata di 100 copie che oltre al libro, comprende un cofanetto e tre stampe 13×18 di alcune foto non inserite nella selezione e, una ulteriore opzione che include una stampa 50×70 firmata e la pubblicazione del proprio nome nei ringraziamenti finali del libro.

 

 Con la campagna di crowdfunding rendi la collettività e il tuo pubblico protagonisti del progetto. Quali sono le sensazioni che stai ottenendo in questa prima fase di campagna?

 E’ passata poco più di una settimana dall’inizio della campagna e sto ricevendo dei feedback molto positivi. Ho ricevuto contributi da Stati Uniti, Australia, Giappone e varie parti d’Europa. Sono molto contenta che il progetto piaccia ed  incontri i gusti di un pubblico così vasto a livello geografico e culturale.

 

Il progetto si concentra su Paesi dell’est europeo. Terre unite dalla geografia e dalla storia dove risiedono lingue, alfabeti e religioni differenti. Qual è il tuo sguardo nell’affrontare realtà così complesse?

 Il mio è uno sguardo discreto e poco invadente. Le nazioni che ho scelto di ritrarre hanno un legame con le dittature socialiste (Tito in ex Jugoslavia, Hoxa in Albania, Ceaușescu in Romania) e con l’ex Unione Sovietica (Moldavia, attuale Transnistria, Zivkov in Bulgaria) questo però non è un elemento mostrato in maniera esplicita nelle foto, questo segno distintivo viene messo in luce dalla scelta stessa delle nazioni e attraverso alcuni memoriali e strutture che ci raccontano  quell’epoca.

Non ho voluto approfondire storie personali o affrontare particolari temi a livello sociale proprio per evitare di dare una visione troppo categorica di questi paesi. Non mi occupo di fotografia d’inchiesta o di fotogiornalismo.

Quello che ho voluto fare è raccontare parte della storia di questi paesi attraverso un viaggio “on the road” che percorre diverse stagioni; nella maggior parte delle foto sono immortalati edifici, monumenti o cittadine che hanno una particolare storia e legame con il passato. Per questo l’obiettivo principale del progetto è stato fin dall’inizio, quello di racchiudere il materiale in un libro, così da avere la possibilità di raccontare anche il senso di alcuni scatti che per molti spettatori possono apparire senza significato.

 Nel tuo racconto vi è una cura per la ricerca dell’essenza nitida e quasi minimale dell’architettura dei luoghi. Quali sono le forme e i tratti che ricerchi nello spazio urbano e negli edifici?

 Vengo sempre molto incuriosita dalle linee geometriche e dalle simmetrie; in particolare sono una grande appassionata del lavoro di Le Corbusier. Per questo alcuni luoghi che ho ritratto in “East” mi hanno inizialmente attratto, in molti di questi paesi infatti sono presenti architetture che seguono questo stile e ne sono rimasta molto affascinata. 

 Sul tuo sito personale vi è un richiamo forte alle “Città Invisibili” di Calvino. Qual è il tuo rapporto con l’attuale concetto di città globale, strutturato e teorizzato da Saskia Sassen?

 Ho affrontato questa tematica attraverso il mio progetto Lay Off, una serie che documenta la vita dei lavoratori notturni in Giappone. Attraverso questa chiave ho analizzato il rapporto tra società, città e individuo contemporaneo, mettendo in luce una delle caratteristiche che a mio parere contraddistingue la nostra epoca: la solitudine. Come teorizza la Sassen, il nuovo modello di mercato finanziario ha posto le basi per l’evoluzione del commercio nelle grandi capitali globali. La mia esperienza mi ha portato a rappresentare delle realtà in cui questo tipo di assetto porta alla perdita del valore del singolo.

 

Fotografi momenti della quotidianità delle persone. Semplici e perciò complessi da immortalare e raccontare. Cosa ricerchi prevalentemente nella quotidianità?

Nella quotidianità cerco principalmente la spontaneità e al tempo stesso la poesia. Trovo che nella realtà quotidiana siamo costantemente circondati da gesti, colori ed espressioni di grande armonia e potenza. Trovo nella semplicità e nella “banalità” di alcuni istanti, come può essere un semplice bagno al mare, o una macchina parcheggiata in un determinato luogo, elementi di bellezza e grazia infinita.

 

Quali sono state le tue ispirazioni per il progetto?

 Per quanto riguarda questo progetto non ho avuto dei riferimenti ben precisi. Posso dire che sono una grande appassionata del lavoro dei grandi fotografi americani degli anni ’70 e ‘80, che hanno raccontato il loro paese attraverso una chiave estetica a mio parere unica.  Tra questi posso sicuramente menzionare Richard Misrach e Stephen Shore.

MGMT – Little Dark Age: un capolavoro eclettico

Estate 2008, su una nave che mi riporta dalla Spagna con Lorenzo, Gregorio, Jacopo e Tommaso il “brano maggiormente riprodotto” dell’ormai arcaico e leggendario I-pod è Time To Pretend degli MGMT. Sarà che nonostante ci fossero le avvisaglie del crollo finanziario mondiale e dei subprime, la mia mente rifletteva maggiormente sulle musiche (e ragazze) del Fellini di Barcellona che sul collasso che avrebbe travolto il mondo. Logicamente in quel locale, tra una Donna Summer e Bjork, la selezione propose le musiche del duo di New York.

Al magnifico Oracular Spectacular hanno fatto seguito Congratulations del 2010 e MGMT del 2012. Così, nonostante un pubblico che li sostenesse con proverbiale attenzione gli MGMT si sono fatti attendere a lungo. La storia del lancio del nuovo Little Dark Age potrebbe essere una sorta di manifesto della mia generazione liquida, che tra un passo indietro e tre in avanti, flutta nel mare dell’omologiazione e della volontà di lasciare un tratto nella cultura e storia dell’umanità. E’ il giorno di Santo Stefano del 2015 quando attraverso Twitter, la band annunciò il proprio ritorno nel 2016. Mesi di silenzio e un’estate ad attende il duo di Brooklyn e a settembre 2016 la band annuncia che bisognerà attendere l’anno successivo. Finalmente lo scorso maggio la band MGMT si è esibita al Beale Street Music Festival di Memphis suonando quattro nuove tracce, divenute successivamente singoli: Little Dark Age, James, Me and Michael e When You DieI. L’affaire MGMT non si è concluso in quell’occasione e solamente il 16 gennaio su Instagram e Twitter è stato reso noto che l’album, coprodotto da Dave Fridmann (già produttore di Oracular Spectacular e di MGMT) e da Patrick Wimberly (Chairlift), sarebbe stato rilasciato il 9 febbraio.

Da quella data ho iniziato ad ascoltare senza fine il nuovo album per comprenderne direzione e sensazioni. Senza alcun timore si può affermare che Little Dark Age è un capolavoro eclettico. O forse un casino. Un album fuori dagli schemi di un’industria commerciale dominata dai singoli, priva di ponti e album compiuti. E così, eccoci qui, a un decennio da Oracular Spectacular, con gli MGMT evidentemente più radicati nel pop elettronico mainstream della metà degli anni ottanta rispetto a qualsiasi altro album registrato dal duo newyorchese.

Little Dark Age potrebbe essere la colonna sonora di un remake di Miami Vice o di un film sugli anni ottanta. Un decennio che da una crisi economica senza precedenti rispose con i colori e synth in ogni dove, a differenza del moralismo e noia oscura degli anni dieci. Gli MGMT anche in questo si discostano dalla noia dell’attuale panorama musicale. Nel nuovo album vi è da sottolineare il meraviglioso sospiro malinconico di Hand It Over. Me and Michael potrebbe farvi ritornare in mente The Smith, il Brian Eno anni ottanta e, soprattutto, i Pet Shop Boys.

La band che non fa mistero riguardo alla collaborazione del LSD durante la composizione dell’album solleva l’ascoltare in un vortice vintage e psichedelico, in cui si nota la forte presenza di Ariel Pink. Pink è considerato tra i più eclettici ed innovativi artisti in ambito underground ed i suoi dischi, composti prevalentemente di materiale rielaboorato ricavato dalla tradizione della musica pop, lo hanno portato ad essere inserito al primo posto dei migliori cinquanta album degli anni duemila con l’album The Doldrums pubblicato a nome Ariel Pink’s Haunted Graffiti nel 2004.

Little Dark Age - MGMT 2018

In una recente intervista per Rolling Stone Usa, la coppia ha parlato di creare “installazioni artistiche immersive” e “paesaggi musicali”, invece di brani. L’avversione ai nostri tempi è palese, ma in questo tempo gli MGMT ci vivono e producono.

Get ready to have some fun

è un leitmotiv che fin da subito vi farà capire lo stile di Little Dark Age. La stessa cosa ripeto ai miei amici ormai trentenni, a quasi dieci anni dall’estate 2008. All’I-pod si è sostituito uno smartphone e nonostante il concentrato degli MGMT di musica psichedelica, so che  ciò non  basterà a farmi piacere il contesto.

 

 

Meglio Tacere! Al teatro Ar.Ma di Roma

«Meglio Tacere! è la nuova brillante commedia scritta e diretta da Alessandro Martorelli in scena al Teatro Ar.Ma di Roma»

Teatranti Tra Tanti presentano Meglio Tacere! La nuova entusiasmante commedia scritta e diretta da Alessandro Martorelli Con Luca Avallone, Alessandro Martorelli, Antonio Pellegrini, Gianluca Zanellato, Chiara Della Rossa e Chiara David. Lo spettacolo andrà in scena al Teatro Ar.Ma (Pag. FaceBook) di Roma sabato 24 febbraio alle ore 21:00 e domenica 25 febbraio alle ore 18:00.

Lo Spettacolo:

Il detective Rothery viene assoldato dalla bellissima e affascinante vedova Miss Hogarth per scoprire chi ha ucciso suo marito Frank Mosley. Solo uno dei componenti della splendida villa di Los Angeles è il vero assassino ma per il detective non sarà così facile scoprirlo … O almeno questa dovrebbe essere la storia da raccontare a meno che gli attori della commedia non comincino a mettere in piazza le loro stesse vite…Una destrutturazione dell’attore che da professionista deve immedesimarsi nell’attore improvvisato e goffo che, incurante dello spettacolo, mette avanti i suoi problemi personali con i suoi colleghi dando vita al più puro metateatro. Una commedia coinvolgente e carica di ironia che ha conquistato il pubblico al suo debutto.

Teatranti Tra Tanti:

La compagnia “Teatranti Tra Tanti” è la naturale conclusione di un percorso artistico avviatosi nel lontano 1998 tra persone di età diverse ed esperienze eterogenee.

I componenti, inizialmente, si sono fatti conoscere come la proposta teatrale di un’Associazione Culturale locale, mettendo in scena commedie di grande impatto sul pubblico, quali:

  • Non tutti i ladri vengono per nuocere – di Dario Fo (1999)
  • L’Importanza di chiamarsi Ernesto – di Oscar Wilde (2000)
  • Le pillole d’Ercole – di C. M. Hennequin & P. Bilhaud (2001)
  • Taxì a due piazze – di Ray Cooney (2002)
  • Miseria e Nobiltà – di E. Scarpetta (2003)
  • Caviale e Lenticchie – di Scanicci e Tarabusi (2004)
  • Rugantino – di Garinei e Giovannini (2005-2006)

Nel 2007 la compagnia si sgancia dall’Associazione Culturale per fondare un gruppo teatrale autonomo.

Nasce così la Compagnia Teatrale Amatoriale “Teatranti Tra Tanti” che si presenta al suo pubblico con la commedia:

E’ una caratteristica di famiglia – di Ray Cooney (2007-2008).

La compagnia dei T.T.T. per gli anni 2010-2012 ha portato in scena la commedia brillante del duo comico romano Lillo & Greg:

Il mistero dell’assassino misterioso

con la quale ha vinto i seguenti premi: Premio Gradimento del Pubblico al concorso “Passaggio a Teatro” svoltosi a Passaggio di Bettona (Pg), Miglior allestimento scenografico al concorso “Il Confetto d’Oro” svoltosi a Sulmona (Aq).

Nel 2013 la compagnia è stata attiva su vari fronti attraverso la produzione e la realizzazione di due spettacoli:

Anche i Pink Floyd possono sbagliare
un monologo con musica dal vivo di e con Alessandro Martorelli, con il gruppo Dark Side Theater e la regia di Silvia De Grandis

Doppie Punte
due atti unici di Fabio Salvati con la regia di Virgilio Scafati

Nel 2014 i T.T.T. presentano al suo pubblico una nuova commedia brillante scritta da Alessandro Martorelli

Follia d’Ufficio

Una nuova commedia brillante scritta da Alessandro Martorelli, che si è aggiudicata il terzo premio del Concorso Nazionale per Autori Teatrali “Parole in Scena” indetto dalla F.I.T.A. di Messina. Inoltre lo spettacolo è stato vincitore dei i seguenti premi al concorso “Confetto D’Oro” di Sulmona AQ:
• Miglior Attore Protagonista
• Miglior Commedia Giuria dei Giovani

Nel 2015/16 i Teatranti realizzano due nuove produzioni:

Effetti Collaterali
Commedia in due atti di Alessandro Martorelli, seconda classificata al concorso nazionale Teatrin100, che vede la partecipazione di Luca Avallone (Fiction Rai Un’altra vita,Melevisione ecc.) per la regia di Alessandro Martorelli.

Generazioni Scorrette
Brevi monologhi o dialoghi intervallati e accompagnati da commenti musicali ad hoc.
Generazioni Scorrette è un format e ciò fa sì che ogni sera lo spettacolo sia diverso dalla sera precedente: ogni rappresentazione infatti viene arricchita con ospiti che hanno libertà di esprimersi con la propria arte, interpretando i temi trattati.

Il tessuto connettivo dei Teatranti Tra Tanti è dato dall’amicizia che, ad ogni spettacolo, si manifesta sul palco in una mirabile intesa artistica.

Insieme al talento di ogni componente della compagnia, maturata anche attraverso studi personali, va sicuramente menzionata la capacità di saper raccogliere la sfida delle imprese più difficili.

L’esperienza fatta di Teatri, Piazze e Concorsi, in questi anni, ha creato una fidelizzazione del  pubblico sempre maggiore, che alla fine risulta essere la miglior gratificazione per il lavoro svolto dalla compagnia.

Quando si assiste ad una commedia brillante messa in scena dai Teatranti Tra Tanti ci si dimentica di essere  in presenza di attori non professionisti, avvolti dalla magia del teatro.

 

Info

Dove: AR.MA TEATRO, Via Ruggero de Lauria 22 (Zona Prati)

Quando: Sabato 24 febbraio ore 21:00 e Domenica 25 febbraio ore 18:00

Intero 12 Euro – Ridotto 10 Euro

Il popolo della pace di ieri e il “Non mi avete fatto niente” di oggi

«Non mi avete fatto niente è una canzone che ci obbliga a riflettere, sul presente e inevitabilmente sul passato. Ci porta indietro a quando tutto questo sangue poteva evitarsi, a quando, quel 15 febbraio del 2003 milioni di persone, il popolo della pace, scesero in tutte le piazze del mondo per gridare il loro NO alla guerra. Sono passati 15 anni da quella manifestazione globale ed oggi più che mai è forte il bisogno pace.»

E questo corpo enorme che noi chiamiamo Terra ferito nei suoi organi dall’Asia all’Inghilterra cantano così Ermal Meta e Fabrizio Moro nella loro canzone Non mi avete fatto niente, che ha vinto l’ultima edizione di Sanremo. A vincere non è stata solo una canzone ma un vero e proprio messaggio di pace. Il brano non è altro che una fotografia del periodo storico che viviamo da quasi vent’anni, dominato a livello globale dal terrorismo che noi chiamiamo “moderno”, quello impersonale, a struttura triangolare, aggira il vero oggetto della sua ostilità, colpita indirettamente; parsimonioso, rispetto agli strumenti e ai modi della guerra ordinaria, la minaccia e l’uso del terrore rappresentano infatti una soluzione “economica”, casuale, indiscriminato e universalmente disponibile. In questi anni tutto quello che ci è familiare, vicino, normale è diventato pericoloso. Andare ad un concerto, visitare un museo, fare un viaggio o prendere la metro. Ad inaugurare questa stagione gli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e al Pentagono, il prima attacco subito dagli USA nel loro territorio, non da parte di uno Stato, si trattava di una entità diversa, non individuabile.

ArtWork by Giorgio Ferdinandi

Ad essere colpito non era stato solo il popolo americano, anche il senso di sicurezza di tutti. Ma come dice la canzone di Meta e Moro Non esiste bomba pacifista. Frase che l’allora Presidente americano G. W. Bush non avrebbe sposato. La sua risposta fu la guerra al terrorismo, prima sulle tracce di bin Laden in Afghanistan, poi il cambio di strategia e l’elaborazione della dottrina della guerra preventiva da esercitarsi nei confronti di chiunque rappresentasse una minaccia per gli Stati Uniti. L’operazione in Afghanistan non era bastata per ripristinare il senso di invulnerabilità e il pericolo, secondo il Presidente americano ora veniva dal regime di Saddam Hussein accusato di riarmarsi e di dare ospitalità ai terroristi. Motivi che necessitavano secondo l’amministrazione Usa, di un intervento armato. Ma, se per l’operazione Enduring Freedom, Bush aveva goduto del consenso internazionale, dell’opinione pubblica e dell’avallo dell’Onu, questi adesso mancavano. Nessuno voleva la guerra e il Consiglio di Sicurezza riteneva che le Risoluzioni approvate al tempo della Prima Guerra del Golfo non fossero sufficienti per autorizzare alcun intervento armato. Nonostante ciò l’ONU decise con la Risoluzione 1441 di inviare ispettori in Iraq per verificare la consistenza delle accuse americane. Gli esiti delle missioni degli ispettori non confermarono l’esistenza di armi di distruzione di massa né legami con al- Qa’ ida.  Questo e i tentativi di Bush di falsificare le prove, aumentarono la diffidenza dell’opinione pubblica nei confronti dell’amministrazione americana, alimentando la protesta.

In Italia il governo Berlusconi era da mesi oggetto di critiche e contestazioni. Numerose le manifestazioni di protesta da parte dei sindacati e dei girotondi. Giustizia, legalità, diritti, venivano reclamati con insistenza. La piazza era calda e pronta ad accogliere la giornata del 15 febbraio 2003. Pochi mesi prima, i fatti del G8 di Genova con l’uccisione di Carlo Giuliani, i pestaggi nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto avevano inasprito il confronto con i movimenti sociali. Il Governo, nei confronti della minacciata guerra in Iraq fu “costretto” a mantenere una posizione di non belligeranza nonostante Berlusconi ripetesse spesso di essere il più fedele alleato degli Stati Uniti. I limiti posti dall’art.11 della Costituzione, la pressione dell’opinione pubblica e i ripetuti appelli del Papa e l’intensa attività diplomatica della Santa sede non permisero al Governo di compiere passi ulteriori dopo aver concesso il sorvolo del nostro spazio aereo e l’uso delle basi miliari statunitensi sul nostro territorio. L’Italia avrebbe avuto poi un coinvolgimento nell’ambito dell’operazione Antica Babilonia. Si trattava di un’operazione post-conflict di peace-building e di tipo “umanitario” volta alla salvaguardia dei beni culturali e della ricostruzione dell’Iraq.

Ma non esiste bomba pacifista e se Bush non lo condivideva il popolo della pace sì, un movimento capace di organizzare una manifestazione globale. Lo stesso giorno, il 15 febbraio 2003, in sette continenti, in 54 paesi, in 600 città, 110 milioni di persone nel mondo scesero in piazza per esprimere il loro No alla guerra in Iraq, ritenuta ingiusta e illegittima. Si trattò della più grande manifestazione nella storia dell’umanità, come venne definita dagli osservatori, dagli studiosi e dagli attivisti. In effetti un evento del genere non era mai accaduto prima e ancora non si è ripetuto. Le manifestazioni cominciarono in Australia e si susseguirono in tutto il mondo, seguendo il corso del sole.

Anche l’Italia partecipò a questa mobilitazione. Dimostrazioni, azioni di protesta nonviolenta, manifestazioni si svolsero in tutto il paese. A Roma, quella che in assoluto raccolse il maggior numero di partecipanti nel mondo. 3 milioni di persone per un corteo lungo dieci chilometri. La composizione del popolo della pace sceso in piazza a Roma era eterogenea. Un terzo di loro era alla prima manifestazione. Tanti i giovani, le famiglie con bambini. La maggior parte faceva riferimento a partiti, sindacati e organizzazioni di sinistra. Vi erano le chiese, associazioni culturali, organizzazioni religiose e i movimenti sociali. La componente pacifista e non violenta era una fra le tante. Due le dinamiche che caratterizzavano quell’azione collettiva: la prima, legata direttamente ai temi della pace, dimostrata dal forte peso dei manifestanti che avevano avuto già esperienze di quel tipo e la seconda, dovuta all’integrazione del pacifismo con tematiche di tipo sociale, sindacale o proprie dell’era della globalizzazione. Tantissime le bandiere della pace, simbolo della protesta grazie alla campagna “Pace da tutti i balconi” lanciata nel mese di settembre a Bologna e che fu un successo.

Ph: Massimo Sambucetti

A San Giovanni, punto di approdo del corteo, due mega schermi trasmettevano le immagini delle altre proteste nel mondo, per dimostrare l’interconnessione del movimento nel mondo ma soprattutto la forza e la consistenza di quel no globale alla guerra. Sul palco, gli organizzatori non avevano voluto politici o vip per lasciare spazio al racconto di chi la guerra la conosceva o l’aveva vissuta. Per sottolineare il senso di vicinanza alle vittime della guerra, le popolazioni civili, vennero distribuiti migliaia di volantini con le foto di bambini, donne e uomini iracheni. Sul palco il breve intervento dell’ex presidente della Repubblica Scalfaro e dell’ex presidente della Camera Ingrao. Colpì il messaggio del sub-comandante Marcos, leader del Movimento Zapatista in Messico, affidato alla lettura di Heidi Giuliani, la madre di Carlo. Una parola, no, e una azione: ribellione questo il messaggio. Era singolare che ad una manifestazione per la pace venisse letto il saluto di un personaggio che non poteva certo essere definito un pacifista.  Analoga considerazione sul fatto che nel manifesto unitario, letto al termine della giornata venisse ricordata la vicenda di Ocalan, leader del PKK, il partito Curdo, noto per aver compiuto anche atti terroristici, invocandone la libertà.

Ph: Plinio Lepri

Questo dimostrava che in realtà, quella grande manifestazione, non esauriva nel pacifismo il suo significato. Si trattava di una mobilitazione dei movimenti sociali globali contro la guerra. La consapevolezza della eterogeneità di composizione e di vedute veniva resa evidente nel manifesto unitario dove si ribadiva la necessità di restare uniti per poter vincere la battaglia. Quella caratteristica era considerata il punto di forza della mobilitazione. La contaminazione del movimento pacifista con i movimenti sociali aveva avuto l’effetto di allargare la platea dei partecipanti raggiungendo persone prima lontane.

Il popolo della pace però non evitò il conflitto. La notte del 20 marzo vennero sganciate le prime bombe su Baghdad. Il movimento pacifista considerava comunque un successo l’aver scalfito il muro di indifferenza ed aver raggiunto milioni di persone nel mondo. Grazie alla pressione dell’opinione pubblica, Bush era rimasto isolato all’Onu e molti governi, compreso quello italiano erano stati limitati nella loro azione ufficiale. Il popolo della pace aveva aumentato il suo potere grazie alla capacità di produrre un ampio raggio di legami sociali, creando terreno fertile per le future azioni e mobilitazioni. La vera novità però fu nella congiunzione fra movimenti pacifisti e sociali globali. Novità che evidenziava anche il limite dell’azione del movimento.

Ph: Damir Sagoli

 

La dimensione della protesta contro la guerra sembrava avere una capacità di raccogliere consenso molto più forte della “pace positiva” nella quotidianità dell’azione sociale collettiva. Il pacifismo, dunque, sembrava essere un movimento attivo nei momenti di frattura e di rottura dell’ordine dato ma che rimaneva sotterraneo di fronte alla stabilità, all’equilibrio, interno o internazionale. Come se avesse bisogno di un “nemico”, della “guerra” per alimentarsi, come se senza guerra non ci potesse essere una mobilitazione per la pace. La fragilità del movimento per la pace sembrava confermata in base alle tesi che individuano il peccato originale del pacifismo nell’essere un movimento in grado di strutturarsi nei momenti di crisi, quando dimostra la capacità di unire e coagulare forze diverse per un unico scopo senza riuscire però a costituirsi definitivamente in soggetto politico con una propria leadership. In quell’occasione però il movimento ci andò molto vicino, uno dei più famosi quotidiani, il The New York Times, lo aveva definito, subito dopo la giornata di protesta globale, come “la nuova superpotenza”, l’unica in grado di fronteggiare e contrastare il colosso americano. Ancora oggi scontiamo la pena delle guerre Ma contro ogni terrore che ostacola il cammino il mondo si rialza col sorriso di un bambino… Dicono Meta e Moro…Non mi avete fatto niente Non mi avete tolto niente Questa è la mia vita che va avanti Oltre tutto, oltre la gente…perché tutto va oltre le vostre inutili guerre..

VideoClip Non Mi Avete Fatto Niente

 

Special Thanks to Giorgio Ferdinandi for the amazing Artwork, follow him on Instagram: https://www.instagram.com/420mara/

Touring Club Italiano. Bandiere Arancioni compie 20 anni

L’iniziativa Bandiere Arancioni de il Touring Club Italiano compie 20 anni. La sua torta è l’Italia, non ci sono candeline ma bandiere e sono ben 227. Si festeggia l’Italia dei borghi e lo sviluppo turistico sostenibile.

Il Touring Club Italiano ha annunciato lo scorso 22 gennaio di aver raggiunto un traguardo eccezionale, aggiudicandosi ben 227 Bandiere Arancioni, 19 in più rispetto al 2015. Si festeggia l’Italia dei borghi e per l’occasione è stata organizzata una cerimonia alla presenza di oltre 150 Sindaci.

Bandiere Arancioni è il primo programma di sviluppo e valorizzazione turistica dei borghi in Italia, l’unico dedicato esclusivamente a comuni con meno di 15.000 abitanti dell’entroterra. L’iniziativa nasce in Liguria, grazie anche al contributo dell’Assessorato al Turismo della Regione, e ha come obiettivo la maggiore valorizzazione dell’entroterra, del suo paesaggio, della sua storia, cultura e tipicità, per avviare un percorso di miglioramento e di crescita economica sostenibile, riconoscendo il ruolo centrale delle comunità locali. Il progetto si è sviluppato a livello nazionale, in tutte le regioni. La più arancione d’Italia è la Toscana che ha ottenuto 38 riconoscimenti, seguita dal Piemonte che ne ha ricevuti 28 e dalle Marche con 21.

Il Touring Club Italiano,vanta nella sua storia il talento di aver saputo anticipare stili e tendenze in tema di turismo e viaggio, non si è smentito quando per primo ha colto ed evidenziato il potenziale turistico dei piccoli centri dell’entroterra. Questi vent’anni fa erano esclusi da ogni tipo di riflessione e politica di sviluppo turistico. Insieme a Regioni, Comuni e altre reti, ha contribuito a mutare radicalmente consapevolezza, percezione e modello di sviluppo dell’Italia interna, dei borghi e dei piccoli comuni. La sfida era quella di trasformarli da realtà marginali a destinazioni di tendenza.

La Bandiera arancione è concepita pensando al punto di vista del viaggiatore e alla sua esperienza di visita: viene assegnata alle località che non solo godono di un patrimonio storico, culturale e ambientale di pregio, ma che sanno offrire al turista un’accoglienza di qualità. Il marchio ha una validità temporanea, ogni tre anni i Comuni devono ripresentare la candidatura ed essere sottoposti all’analisi del TCI che verifica la sussistenza degli standard previsti e garantisce così ai viaggiatori un costante monitoraggio della qualità dell’offerta turistica e alle amministrazioni uno stimolo al miglioramento continuo.

Al termine dell’ultima fase d’analisi e verifica che si è conclusa a dicembre 2017, il Touring Club Italiano assegna oggi 227 Bandiere arancioni per premiare e promuovere uno sviluppo turistico sostenibile. La Bandiera è molto ambita e per ottenerla bisogna meritarla e rispettare standard di eccellenza. Nel corso di questi 20 anni le candidature sono state più di 2.800 ma solo l’8% ha ottenuto il riconoscimento. 

L’attività del Turing Club Italiano però non è volta solo alla premiazione e valorizzazione dei migliori ma attraverso dei piani di miglioramento su misura, aiuta i territori che aspirano alla Bandiera verso l’innalzamento della qualità dell’offerta. Sono 30 i Comuni che hanno ricevuto la Bandiera arancione in seconda istanza, dopo aver attuato i suggerimenti ricevuti. 

La Bandiera arancione è motivo di vanto e non solo, porta benefici reali e tangibili (+ 45% arrivi e + 83% di strutture ricettive in media, dall’anno di assegnazione) inoltre supporta un vero e proprio “circolo virtuoso” restituendo un quadro estremamente positivo, in molti casi in controtendenza rispetto al resto del Paese. La valorizzazione è il miglior modo di tutelare quando porta beneficio a cittadini e ai visitatori, assicura una economia locale che diviene opportunità di presidio territoriale, anche in termini di contrasto al dissesto e all’abbandono, favorendo occupazione e rivitalizzazione locale. 

 

Sogno ma forse no al Teatro dei Documenti

Sogno ma forse no… La soluzione al dubbio? Andare a teatro!

Sogno ma forse no è lo spettacolo teatrale, per la regia di Vittoria Faro, che andrà in scena dal 23 al 25 febbraio al Teatro dei Documenti nella zona Testaccio a Roma. Il testo è di Luigi Pirandello e nel cast: Vittoria Faro, Ivan Giambirtone e Elisabetta Ventura.

Lo Spettacolo

Una camera da letto. (O forse un salotto)

Una Giovane Signora(Vittoria Faro) giace su un letto. (O forse un divano).

Tutto galleggia in un’atmosfera sospesa e onirica, ottenebrata appena da una luce innaturale che proietta ombre inquietanti.

Domina la scena un grande specchio. (O forse una finestra. O forse la finestra è solo riflessa nello specchio).

Nella tenebra, dall’ombra angosciante di un uomo dall’aspetto stravolto, orribile maschera d’incubo, emerge un Uomo in frak (Ivan Giambirtone), presenza (forse) reale dell’amante, del quale però la Giovane donna, ambiziosa e vanesia, è stanca: attratta, si direbbe, da un antico innamorato, tornato in patria con un cospicuo patrimonio.

Punto focale del dramma una preziosa collana di perle che l’Uomo in frak vorrebbe regalare alla sua Giovane Signora ma che invece le sarà inviata in dono dall’altro uomo.

L’amante deluso e furioso strangolerà la donna per gelosia? Sì, forse, o almeno così accade nel sogno angoscioso della Giovane signora.

I due personaggi si attraggono e si respingono in un gioco spietato, a volte brutale, che solo alla fine si ricompone e si congela in un quadro surreale e angosciante. I due appaiono e scompaiono: sulla scena incorrono come in un sogno le loro voci che si propagano come rievocate in uno spazio irreale ( o forse vero?)

La Cameriera (Elisabetta Ventura), muta, ha il ruolo di testimone degli accadimenti e di una verità che verrà chiarita solo sul finale quando finalmente si udirà la sua voce.

Il sogno descritto come la proiezione di una realtà vissuta tra sensi di colpa e timori: un’immersione nella coscienza di una donna annoiata e imprigionata dalla forma della vita borghese.

Sogno (ma forse no) è un atto unico del ’28 poco rappresentato, che Pirandello ha scritto e messo in scena per la prima volta a Lisbona. La grande influenza surrealista del periodo e alcuni temi tipici della sua poetica fanno della piéce un piccolo gioiello di inganni: una moltiplicazione di piani che si intersecano e si sviluppano in un groviglio di verità e finzioni. I personaggi sognano accadimenti che noi scopriremo reali, ma con prospettive diverse dalla realtà, tanto da lasciare anche lo spettatore nel dubbio di cosa sia realmente avvenuto e cosa sia invece il frutto di un incubo.

La Regia

La regia di taglio prettamente cinematografico ha continui richiami all’espressionismo tedesco, per riassumerla in un termine unico “caligarica”: ricrea infatti un’allucinante atmosfera di orrore e di angoscia con tagli di luci ed ombre che mantengono intatta la drammaticità della situazione con netti riferimenti al cinema muto degli anni ’20.

Lo spettacolo interamente costruito su di una partitura musicale, ricrea momenti di poesia e altri di orrore dettati dalle sonorizzazioni delle porte che scricchiolano o dalle urla della Giovane Signora.

Uno specchio/finestra  incombe al centro della scena: una porta di passaggio tra sogno e realtà.

“La Faro costruisce lo spettacolo su una partitura musicale ed interseca con maestria il tema pirandelliano del sogno e della realtà. Il ricorso all’espressionismo tedesco è indiscutibile: la regia infatti recupera i trucchi del vecchio cinema delle attrazioni che, nel richiamare modelli irreali, distorti e allucinanti, sostituiscono la percezione della realtà.” (Luigi Mula)

Vittoria Faro

Agrigentina, classe 1984, studia danza, musica e teatro. Conseguito il diploma di maturità classica si trasferisce a Roma dove attualmente vive.

Nel 2009 supera le prove di ammissione all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma dove si diploma con il massimo dei voti nel 2012. Nel corso degli studi ha modo di approfondire il suo percorso formativo nei laboratori di Mario Ferrero, Paolo Giuranna, Giuseppe Bevilacqua, Anna Marchesini, Michele Monetta, Rosa Masciopinto, Nicolaj Karpov, Sergio Rubini, Daniela Bortignoni, Arturo Cirillo, Valentino Villa, Lorenzo Salveti.

Partecipa a workshop internazionali fra cui: Workshop a S.Cristina con il maestro Luca Ronconi; Workshop di Site specific and sound acoustic voice con Charlotte Munksø (SceneKunstSkole, Copenaghen);

Nel 2008 entra a far parte del collettivo di TestaccioLab di Roma, partecipando alla produzione di progetti culturali in diverse discipline artistiche. Dal 2012 è responsabile del settore Arti Performative dell’associazione, in seno alla quale approfondisce la sua ricerca artistica producendo:

2017 Metamorfosys, progetto di ricerca teatrale su Le Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone

2014 SPEXIFIC#INVASION, progetto di site specific su drammaturgia originale di interpretazione e lettura dell’architettura contemporanea;

2013 Destruction, recital performativo di testi classici e contemporanei;

2015 Poe Suite, letture su partitura musicale dei racconti più celebri di Edgar Allan Poe, con il jazzista Raffaele Pallozzi;

2015 [M:DEA] performance elettronica sul mito di Medea;

2016 Vanessa, thriller teatrale dai tratti di fumetto noir;

PREMI

Premio Siae 2012;

Borsa di Studio Andrea Biondo di Palermo 2012 ,come migliore attrice siciliana;

Menzione speciale Premio Siae 2015 con un suo monologo;

Premio Ignazio Buttitta Sezione Teatro 2015;

Premio Pippo Montalbano 2017.

INFO

 

venerdì 23 Febbraio ore 21.00

sabato 24 Febbraio ore 21.00

domenica 25 Febbraio ore 18.00

Dove:

TEATRO DEI DOCUMENTI, Via Nicola Zabaglia 42 (Zona Testaccio)

Ingresso:

Intero 12 + 3 Euro Tessera Associativa

Ridotto 10 + 3 Euro Tessera Associativa

 

Info & Prenotazioni: 3358160566 (anche whatsapp)

Creative Incubator. AAA Creativi cercasi

Creative Incubator: Designing new agency models

Pi School e l’ Art Directos Club of Europe stanno lanciando un programma di insegnamento unico dedicato alle migliori menti creative dell’industria, con l’obiettivo di formare i futuri modelli di agenzie pubblicitarie. Il programma è diviso in 3 moduli che si svilupperanno a Roma, Barcellona e Berlino. Il risultato sarà presentato a novembre durante la quinta edizione del ADCE Festival. Il primo modulo inizierà l’1 marzo a Roma, presso la sede della Pi School. Situata nell’area start-up del Pi Campus, la Scuola diverrà il punto d’incontro per tutti i più importanti professionisti dell’industria creativa, che discuteranno dei futuri modelli di lavoro e troveranno soluzioni innovative per essere pronti per il futuro, attirando e gestendo talenti.

Jamshid Alamuti, CEO e Co-Founder della Pi School, ha ideato il progetto sulla base di un approccio innovativo al dibattito sul futuro dell’industria localizzando ogni modulo in una diversa città europea, in 3 giornate intensive.

“Noi stiamo risolvendo i problemi di domani, mescolando tecnologia, imprenditoria e creatività”

ha detto Alamauti alla presentazione del programma durante la scorsa edizione dell’ADCE Festival.

I partecipanti avranno l’opportunità per riflettere nuovamente e lavorare sul cambiamento dell’industria, condividendo esperienze e connettendosi con gli altri professionisti del settore. Allo stesso tempo, i partecipanti produrranno modelli di progettazione organizzativa e offriranno soluzioni che saranno sviluppate nei loro posti di lavoro.

I workshops saranno condotti da nomi molto noti nel settore come Fernanda Romano – Founder and Strategy e Creative partner Malagueta Group, Axel Quack – Strategy Director  Frog Design, Julio Obelleiro – Co-Founder e CEO Wildbytes, Kris Hoet – Global Head of Innovation FCB Global, Patrizia Boglione – Strategic e Creative Director Angelini Design e Jamshid Alamuti, CEO e Cofondatore Pi School, che è appunto l’ideatore e il principale coach dei workshops.                                                  L’ advisory board sarà guidato da alcuni dei più incredibili creative come Ami Hassan – Presidente di ADCE e Presidente di Hasan & Partners, Johannes Newrkla – CEO Melicek & Grossebner, Till Diestel – Dirigente direttore creativo BBDO Berlin, e Zélia Sakhi –  Capo Design e Creative Director Mobiento/Deloitte Digital.

 

Pi School, insieme all’ ADCE, offrirà 30 borse di studio per modulo, coprendo più dell’80% del totale dei costi del programma. Sono ancora disponibili alcune borse di studio e le applications sono aperte.

Nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale, la consulenza nonché la progettazione di prodotti e servizi sono alcuni dei più grandi trend nell’industria creativa, diventa sempre più essenziale essere preparati ed integrati al cambiamento e all’innovazione, come una strada per avere fortuna e successo nelle industrie della pubblicità e della progettazione.

 

Per maggiori informazioni e registrarsi: http://picampus-school.com/programme/creative-incubator/

 Agenda:

1-3 Marzo, Roma:

  • Disruption of the current models and challenge the ideas of the companies of the future: No CEO, no boss, managed by blockchain
  • Decentralized Autonomous Organization
  • Contracts and Value Vs People and Roles
  • Flexibility and Agility to innovate
  • Case Study (four different Agency models and their approach to Product and Service Design) observation and analysis of their Org. Structure
  • Fundamentals of Innovation
  • Innovation Process: from Ideation to Execution
  • Preto-Typing
  • Creative Consulting – Consulting through Design
  • Organizational Design

 

 MENTORS AND LECTURERS:

  • Axel Quack (Strategy Director, Frog Design)
  • Kris Hoet (Global Head of Innovation, FCB Global)
  • Luis Villa (Strategy Director, Fjord / Accenture Spain)
  • Patrizia Boglione (Strategy e Creative Director, Angelini Design)
  • Jamshid Alamuti (CEO e Co-Founder, Pi School)

 

Moduli seguenti:

10-12 Maggio, Barcellona

6-8- Settempre, Berlino

Magda all’Ex Dogana w / Kontakt

Magda possiede una personalità eccentrica, dalla produzione di tequila di alta qualità alle collaborazioni tecnologiche, alla moda e all’arte, rende ogni cosa uno. Un continuum e una creatività slegata dal marketing e sostenuta da una forte capacità creativa. Un personaggio fuori dai canoni dell’icona esclusivamente a servizio del mercato. Questo aspetto il pubblico lo riconosce e se ne fa promotore.

Il 9 febbraio Roma tornerà a cimentarsi con il suono e l’energia dell’esplosiva Magdalena Chojnacka, in arte Magda. Magda unisce uno stile puro, legato ai suoi minimal della techno, con punte di creatività di new wave che riescono a trasportare il pubblico per ore, senza farlo mai fermare. Nata in Polonia è un’icona mondiale e non per la sua bellezza estetica, ma per la capacità di saper suonare. Il luogo che l’ha cambiata è stato il Texas e l’altare della sua proclamazione a icona non poteva che essere “La Mecca” dell’elettronica ossia Detroit.

Magdalena Chojnacka ha dimostrato nel tempo una forte coerenza,  una ricerca non banale per la qualità unite all’abilità di portare tracce insieme in modi inaspettati. I riconoscimenti ottenuti sono svariati, ma val la pena ricordare l’Essential Mix della BBC per il live streaming del Timewarp. ‘She’s A Dancing Machine’, uscita nel 2006 attraverso l’etichetta Minus, è stato un passo determinante per la dj polacca.

Magda djset

Ammetto di non essere un amante della minimal e ritengo con forza che abbia in parte distrutto il tessuto artistico e il mood della città dove per scelta vivo ossia Roma. Ma, allo stesso tempo e modo non posso esimermi dall’affermare che ‘From The Fallen Page’, album di Magda del 2010, sia stato e rimarrà per sempre una pietra miliare della techno. In ‘From The Fallen Page’ l’artista residente a Berlino ha saldato il suo amore per la composizione horror italiana, il futurismo techno di Detroit e la funzionalità di dancefloor straight-forward in un corpo di lavoro di qualità che sembra ancora fresco oggi.

Quella del 9 febbraio sarà una serata speciale all’Ex Dogana, che con il sostegno del party Kontakt, non lascerà il pubblico alla solita festa di carnevale.

Una platea romana che deve sostenere il movimento generato dall’Ex Dogana e Kontakt per non lamentarsi del deserto culturale lasciato da molti. 

Un appuntamento al quale parteciperanno altri dj come: Dumfound, Viktor Martini & Frank Master, Martin e, soprattutto, il padrone e cerimoniere del party più famoso di Roma ossia Riccardo Morra.

Sanremo 2018: tutte le canzoni in gara e cosa aspettarsi

Tra poche ore inizierà la sessantottesima edizione del Festival della Canzone Italiana. Un format unico, fortemente invidiato nel mondo. Un premio che negli anni ha spesso dato più spazio e lustro a ospiti e tempi televisivi a discapito della musica. Un’edizione che sarà condotta da un cantante romano Claudio Baglioni, il quale verrà accompagnato da una bellezza svizzera Michelle Hunziker. Eppure, Sanremo con il suo carico di celebrazioni e polemiche rappresenta l’altare della musica italiana. Un’Italia che in momenti come questi dovrebbe lasciare gli hypster pariolini a Monti o al Pigneto con i loro anatemi sulla manifestazione sonora per ritrovarsi comunità. Un sentiero quello sanremese che farà rivivere Lucio Dalla con una canzone da lui scritta e che sarà interpretata da Ron. Con punte di novità, successi sicuri (Fabrizio Moro) e qualche sorpresa che dovrebbe provenire dalle “nuove proposte”. Il resto sarà routine. Una routine che porta un senso di familiarità e calore e di cui abbiamo un disperato bisogno.

Annalisa, “Il mondo prima di te” (Alessandro Raina/Davide Simonetta/Annalisa Scarrone)

Ron, “Almeno pensami” (Lucio Dalla)

Renzo Rubino, “Custodire” (Renzo Rubino)

Enzo Avitabile e Peppe Servillo, “Il coraggio di ogni giorno”(Pacifico/Enzo Avitabile/Peppe Servillo)

Luca Barbarossa, “Passame er sale” (Luca Barbarossa)

Mario Biondi, “Rivederti” (Mario Biondi/Giuseppe Furnari/Mario Fisicaro)

Red Canzian, “Ognuno ha il suo racconto” (Red Canzian/Miki Porru)

Diodato e Roy Paci, “Adesso” (Antonio Diodato)

Elio e le storie tese, “Arrivedorci” (Sergio Conforti/Elio/Davide Civaschi/Nicola Fasani)

Giovanni Caccamo, “Eterno” (Cheope/Giovanni Caccamo)

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, “Il segreto del tempo”  (Pacifico/Roby Facchinetti)

Decibel, “Lettera dal Duca” (Silvio Capeccia/Enrico Ruggeri/Fulvio Muzio)

Lo Stato Sociale, “Una vita in vacanza” (Lodovico Guenzi, Alberto Cazzola, Francesco Draicchio, Matteo Romagnoli, Alberto Guidetti, Enrico Roberto)

Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico, “Imparare ad amarsi”(Bungaro/Pacifico/Cesare Chiodo/Antonio Fresa)

Le Vibrazioni, “Così sbagliato” (Francesco Sarcina, Andrea Bonomo, Luca Chiaravalli, Davide Simonetta)

Max Gazzé, “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” (Francesco Gazzé/Max Gazzé/Francesco De Benedittis)

The Kolors, “Frida” (Davide Petrella/Dario Faini/Alessandro Raina/Stash Fiordispino)

Ermal Meta e Fabrizio Moro, “Non mi avete fatto niente” (Ermal Meta-Fabrizio Moro/Andrea Febo)

Noemi, “Non smettere mai di cercarmi” (Diego Calvetti/Massimiliano Pelan/Noemi/Fabio De Martino/ Veronica Scopeliti)

Nina Zilli, “Senza appartenere” (Giordana Angi/Antonio Iammarino/Nina Zilli)

 Categoria “Nuove Proposte”:

Lorenzo Baglioni, “Il congiuntivo” (L. Baglioni, M. Baglioni, L. Piscopo)

Mirkoeilcane, “Stiamo tutti bene” (M. Mancini)

Eva, “Cosa ti salverà” (A. Di Martino, A. Filippelli)

Giulia Casieri, “Come stai” (G. Casieri, A. Ravasio)

Mudimbi, “Il mago” (M. Mudimbi, A. Bonomo, M. Zangirolami, A. Bavo, F. Vaccari, P. Miano)

Ultimo, “Il ballo delle incertezze” (N. Moriconi)

Leonardo Monteiro, “Bianca” (M. Ciappelli, V. Tosetto)

Alice Caioli, “Specchi rotti” (A. Caioli, P. Muscolino)