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WORLD PRESS PHOTO – FOTOGRAFIA DEL MONDO

È strano pensare che una fotografia non colga che una frazione di secondo di ciò che è stato, eppure finisce spesso per diventare emblema di un evento, di una storia, di una vita.

È altrettanto strano pensare che un fotografo passi ore, mesi, anni a cercare quel momento perfetto, e che grazie a questa dedizione potremo continuare ad avere memoria in forma di immagine di eventi che, pur avendoci colpito nell’immediatezza, finiranno per svanire nel calderone dei nostri ricordi accumulati di eventi, forse sentiti ma non vissuti.

Sono sicura che dei tanti episodi che hanno costellato lo scorso anno, molti siano già finiti nel dimenticatoio. Servirebbero delle fotografie d’impatto a lasciare il segno. E sicuramente lo sono tutte quelle esposte fino al 27 maggio alle pareti del Palazzo delle Esposizioni, per la mostra World Press Photo.

Il Premio World Press Photo è uno dei più importanti riconoscimenti nell’ambito del fotogiornalismo. Ogni anno, da più di 60 anni, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata ad esprimersi su migliaia di domande di partecipazione inviate alla Fondazione World Press Photo di Amsterdam da fotogiornalisti provenienti da tutto il mondo.
Per l’edizione 2018 la giuria, che ha suddiviso i lavori in otto categorie, tra cui la nuova categoria sull’ambiente, ha nominato 42 fotografi provenienti da 22 paesi.

Foto dell’anno, scelta nella categoria Spot News, è di Ronaldo Schemidt (Caracas, 1971), fotografo venezuelano dell’Agence France Presse. Ad essere premiato, uno scatto che ritrae un ragazzo in fuga, avvolto dalle fiamme, durante una manifestazione nel maggio del 2017, contro il presidente Nicolás Maduro, a Caracas. Magdalena Herrera, presidente della giuria e photo editor di Geo France, ha così commentato: “È una foto classica, ma che possiede un’energia fortemente dinamica. I colori, il movimento e la forza della composizione trasmettono un’emozione istantanea”.

Il primo premio della categoria Foto Singole è di Neil Aldridge ed è un’emozione pura: immortala un giovane esemplare di rinoceronte bianco, sedato e bendato, in procinto di essere rilasciato nell’ambiente nel suo ambiente naturale in Botswana. Il rinoceronte bianco meridionale è classificato come specie quasi minacciata di estinzione e il suo corno, ridotto in polvere, è molto richiesto soprattutto in Vietnam e Cina per le sue presunte qualità medicinali. Waiting For Freedom è un titolo che sprigiona energia.

L’esposizione del World Press Photo 2018 non è soltanto una galleria di immagini sensazionali, ma è un documento storico che permette di rivivere gli eventi cruciali del nostro tempo. Dagli attentati di Londra alla malavita statunitense, dalla tragedia dei migranti alle manifestazioni più violente.

Ma oltre a questo, il suo carattere internazionale, le centinaia di migliaia di persone che ogni anno nel mondo visitano la mostra, sono la dimostrazione della capacità che le immagini hanno di trascendere differenze culturali e linguistiche per raggiungere livelli altissimi e immediati di comunicazione.

Sembra quasi un quadro di un moderno e orientale Van Gogh, ai limiti del commovente, la fotografia di Li Huaifeng. Rappresenta due fratelli che vivono in una tradizionale yaodong (casa-grotta) scavata nel fianco di una collina sull’altopiano del Loess, nella Cina centrale. I muri, rivestiti in terra, hanno buone proprietà isolanti e consentono agli abitanti di sopravvivere al freddo invernale. I fratelli, entrambi scapoli, hanno vissuto gran parte della loro vita in questa yaodong.

Perché in fondo poi una fotografia va ben oltre le qualità tecniche, la fama, un premio giornalistico. Una buona fotografia è una bella storia, è persone, è luoghi, è eventi, è stati d’animo. È il libro di pagine di pagine di chi preferisce raccontare per immagini piuttosto che a parole.

Anime. Capolavori del cinema d’animazione giapponese

In occasione della mostra Mangasia, al Palazzo delle Esposizioni di Roma una selezione di capolavori animati giapponesi esprime l’immaginario sorprendente creato da Miyazaki, Takahata – fondatori della mitica casa di produzione Studio Ghibli – e altri grandi autori nipponici, che affrontano tematiche universali quali l’amore, l’incomunicabilità, l’innocenza perduta, il dolore della distanza, il rapporto con la natura e il destino dell’umanità. Un’esperienza emozionante, coinvolgente e rivelatoria anche per quel pubblico che raramente si avvicina all’animazione.
Ecco la prima parte del programma delle proiezioni, fino al 26 ottobre:

• 19 ottobre, ore 21.00
Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay
di Francesco Chiatante. Italia, 2015, 93’ – documentario, presentano il regista e Luca Raffaelli

• 20 ottobre, ore 21.00
Nausicaä della valle del vento
di Hayao Miyazaki. Giappone, 1984, 117’

• 21 ottobre, ore 21.00
Laputa – il castello nel cielo
di Hayao Miyazaki. Giappone, 1986, 125’

• 22 ottobre, ore 21.00
La tomba delle lucciole
di Isao Takahata. Giappone, 1988, 89’

• 25 ottobre, ore 21.00
Akira
di Katsuhiro Otomo. Giappone, 1988, 124’

• 26 ottobre, ore 21.00
Pom Poko
di Isao Takahata. Giappone, 1994, 119’

INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI
Sala Cinema, scalinata di via Milano 9 a
I posti verranno assegnati a partire da un’ora prima dell’inizio di ogni incontro.
Possibilità di prenotare riservata ai soli possessori della membership card.
L’ingresso non sarà consentito a evento iniziato.
Consultate l’intero programma all’indirizzo:
https://www.palazzoesposizioni.it/pagine/rassegna-cinematografica-anime-mangasia