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Chi è e cosa pensa Jair Bolsonaro, il nuovo Presidente del Brasile

Bolsonaro è stato eletto nuovo Presidente del Brasile, il quinto Paese più grande del globo. Nei suoi intenti vi è la promessa di sostituire la Bibbia al marxismo latino. Non ha dimenticato di ringraziare Dio per aver superato l’attentato di un mese fa che lo ha tenuto lontano dalla campagna elettorale per un po’ di tempo e che gli ha impedito di partecipare ai dibattiti televisivi con gli altri candidati. Ha affermato a caldo che “Sono molto felice per questa missione di Dio, e una missione non si discute né si sceglie, ma si compie. Insieme compiremo la missione di riscattare il nostro paese”.

Garantendo di voler seguire la Costituzione e di rispettare la democrazia e la libertà, ha affermato di voler garantire la governabilità del paese, ma che la burocrazia verrà tagliata così come anche i privilegi e gli sprechi, per permettere ai cittadini di avere un futuro. Un altro suo punto forte è la decentralizzazione amministrativa: “Più Brasile, meno Brasilia”, ha affermato Bolsonaro.

 

RELIGIONE –  Le Sacre Scritture, prontamente citate nel discorso della vittoria, verranno interpretate per spiegare il suo operato in una maniera che soddisfi i decisivi elettori cattolici ed evangelici. Nella vittoria di Bolsorano vi è anche la sconfitta di Francesco, Vescovo di Roma, e di quella che comunemente viene chiamata Teologia della Liberazione, poiché nei risultati brasiliani si propaga l’immensa potenza del tradizionalismo e dell’uomo bianco impaurito, marginalizzato per anni dalla relativizzazione nella Chiesa di Roma e dall’avanzata del marxismo (vedi il Venezuela) in Sud America.

POLITICA ESTERA – In politica estera la priorità di Bolsonaro, che sostiene il presidente degli Stati Uniti da prima che quest’ultimo vincesse le elezioni, sarà riavvicinare il Brasile agli Usa e ridurre l’influenza della Cina, diventata da qualche anno primo partner commerciale di Brasilia.

Pechino che ha rappresentato un valido appiglio per sganciare, durante la Presidenza Lula, il Brasile dalle onnipresenti scelte di Washington. Washington, che mal digerisce nel proprio emisfero la possibilità di emersione a leader e potenza globale di un’altra nazione.  Con la sua fame di materie prime, Pechino ha determinato un aumento dei prezzi delle stesse che ha contribuito al rafforzamento del real, acuito la dipendenza dalle esportazioni di risorse naturali e in ultima istanza rallentato lo sviluppo di settori più avanzati.

E’ certo nel frattempo l’appoggio a Israele nel cambio di sede d’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Un passo quasi obbligato ormai per tutti i Paesi a trazione conservatrice nel mondo, a eccezione europea.

SUD AMERICA – Bolsonaro, che entrerà in carica il 1° gennaio 2019 per quattro anni, non ha intenzione di risolvere alla radice la debolezza economica del Brasile. Spera piuttosto che l’allineamento geopolitico a Washington produca i benefici che una Cina in rallentamento non può garantire. Ad oggi è nella partita per il Venezuela che una ritrovata sintonia con Washington potrebbe inserirsi il Brasile. Se da un lato la vittoria del liberalismo sul socialismo rivoluzionario nel breve medio periodo potrebbe relegare sempre sotto l’influenza statunitense il Sud America, una forte partnership con gli Stati Uniti d’America, potrebbe rendere Brasilia l’unica vera potenza regionale, con il placet questa volta di Washington.

POLITICA ECONOMICA – La politica economica del Paese sarà affidata all’economista Paulo Guedes. Nato a Rio de Janeiro nel 1949, Guedes è considerato un discepolo dei Chicago boys, i riformisti liberali americani guidati da Milton Friedman. Il suo pensiero economico e politico è spiegato negli articoli che regolarmente pubblica sul quotidiano O Globo. Crede nella “morte della vecchia politica” e la nascita di “una nuova grande società aperta”. Guedes è molto critico della gestione del Partito dei Lavoratori, che dal 2015 ha portato l’economia brasiliana in recessione. Il suo programma prevede la privatizzazione di tutte le imprese statali, tra cui la Banca del Brasile e la petrolifera Petrobras. Guedes ricorda che il Brasile ha un debito enorme (77,3% del Pil) e paga circa 88 miliardi di euro all’anno di interessi. Ma, senza espansionismo economico pubblico e debito le riforme sociali non si sarebbero potute fare in Brasile, il PCI nel 1975 insegna. Ma, il programma di Bolsorano assomiglia economicamente in Italia a quello di +Europa, una ricetta di neo liberismo contro il debito e per l’austerità.

“La centralizzazione di risorse e poteri corrompe la politica e frena l’economia. È uno stato che è in tutto e interviene ovunque, perché è minimo nella consegna e massimo nel consumo”, ha scritto Guedes. L’economista ha l’intenzione di eliminare completamente e riformare il sistema di assistenza sociale e il sistema di pensioni. Vuole rendere quest’ultimo un regime di capitalizzazione individuale. Secondo Guedes, i contributi “riducono la competitività delle imprese, fabbricano diseguaglianze sociali e minacciano la crescita dell’economia”.

Ora la sfida per il Brasile è o prendersi il ruolo che dimensioni e posizione gli potrebbero concedere o rischiare di finire nel baratro economico come l’Argentina di Macrì, laddove le ricette neo-liberiste hanno prodotto un effetto inverso sulla lotta la debito e una macelleria sociale, priva di crescita economica.