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Frida Escobedo: il nuovo Serpentine Pavilion

Il 9 Febbraio è stato annunciato che Frida Escobedo, architetto messicano classe 1979, sarà l’autrice del nuovo Serpentine Gallery Pavilion, che aprirà a Kensinton Gardens il 15 di Giugno. La Escobedo è il più giovane architetto chiamato a progettare il padiglione da quando, nel 2000, la Serpentine ha dato il via all’iniziativa con l’opera di Zaha Hadid.

Frida Escobedo – La Tallera
Frida Escobedo – La Tallera

Il lavoro della Escobedo, che ha fondato l’omonimo studio a Città del Messico nel 2006, ha avuto negli ultimi anni un sempre crescente eco: dal successo alla Ibero-American Biennale of Architecture and Urbanism Prize, tenutasi nel 2014 in argentina, alla più recente nomina negli Emerging Voices Awards, assegnati nel 2017 dall’Architectural League of New York. Se nei primi anni successivi alla fondazione dello studio il lavoro della Escobedo si è concentrato su piccole opere con programmi privati, dal 2010 le opere dell’architetto messicano segnano una decisa virata in direzione dello spazio pubblico. Con la realizzazione de La Tallera, un centro museale realizzato a partire dalla residenza del muralista David Alfaro Siqueiros, iniziano ad emergere le qualità caratterizzanti dello studio messicano: un’elegante attenzione alla matericità dell’architettura in cui i confini tra interno ed esterno si sfumano attraverso l’utilizzo sapiente di tecniche costruttive tradizionali, il ricorrente utilizzo di superfici specchianti che moltiplicano i punti di vista e la forte presenza dell’arte come elemento galvanizzante e connettivo. La continua tensione tra il recupero di una tradizione costruttiva e linguistica di lungo corso nella cultura messicana e la creazione di spazi contemporanei è evidente nel progetto de La Tallera: i due grandi murales dell’artista messicano, recuperati e ricollocati per servire da fondo nella quinta che determina l’ingresso all’edificio, dialogano con la trama in cemento, fortemente geometrica e contemporanea, che caratterizza l’edificio principale. La stessa tensione emerge chiaramente dal progetto del 2015 per il padiglione estivo del Victoria & Albert Museum a Londra: attraverso un sistema di piattaforme specchiate, la Escobedo crea un paesaggio molteplice e contraddittorio, che rievoca l’antica città azteca di Tenochtitlán.

Frida Escobedo – V&A Pavilion 2015
Frida Escobedo – Serpentine Pavilion 2018

La moltiplicazione dei punti di vista attraverso la riflessione e l’utilizzo di tecniche tradizionali risemantizzate in un’ottica contemporanea sono i due concetti che guidano il progetto per il nuovo Serpentine Pavilion. L’impianto planimetrico è caratterizzato da un doppio precinto rettangolare, in cui una giacitura è determinata da quella della Serpentine Gallery ed un’altra segue invece la direzione del Meridiano di Greenwich. I setti che determinano gli spazi sono realizzati attraverso un sistema di tegole in cemento sovrapposte che costituiscono un filtro permeabile, richiamando il tradizionale sistema costruttivo della celosia messicana. Il sistema di permeabilità sfuma i confini tra spazio interno e spazio esterno, fondendo il padiglione con l’ambiente. Ancora una volta è il tema della riflessione a determinare l’interesse percettivo dell’architettura della Escobedo: la grande pensilina che segna l’ingresso al padiglione è composta da una superficie specchiata che, a distanza, dialoga con una piscina triangolare posizionata sulla pavimentazione cementizia, moltiplicando le presenze all’interno del precinto. I due sistemi, di riflessione e di filtro, sono stati pensati per esaltare il passaggio del tempo nel corso della giornata: le diverse condizioni di illuminazione mutano costantemente l’atmosfera dell’intero/esterno che caratterizza il padiglione, che diventa così una sorta di meridiana architettonica. Una meridiana che non segna solo il passare del tempo, ma anche quello dei suoi visitatori, i cui punti di vista sono moltiplicati e contraddetti, perché, come dice la stessa Escobedo citando il Giulio Cesare di Shakespeare, “You know, you cannot see yourself so well as by reflection”.